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Full text of "Storia della guerra d'America fra Chilì, il Perù e la Bolivia, dell'avvocato Tommasso Caivano .."

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STORIA 


DELLA 


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«      i 


FRA 


.  CHILI,  IL  PERÙ  E  LA  BOLIVIA 


dell'  avvoca  ro 


rOMMASO  CAI\  ANO 


CON    CNA    CARTA     GEOGRAFICA 


1  ORINO 

ERMANNO    LOESCHER 

ROMA   -    FIRENZE 
1882 


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e  O  X  T  H  A  M  M  1 U  A  m ,  I  O     U .   M  I  G  U  ti  L      G  R  A  IT 


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X     STORIA  "^^ 


DELLA 


GUERRA  D'AMERICA 


FRA 


IL  CfflLI.  IL  PERÙ  E  LA  BOLIVIA 


deix'avvocato 


TOMMASO  CAIVANO 


CON    UNA    CARTA     GEOGRAFICA 


TORINO    '■* ^ 

ERMANNO  LOESCHER 

ROMA   -    FIRENZE 
1882 


PROPRIETÀ   LXTTERARU 
Diritti  di  riproduiient  t  Iradtaieiu  riiervati 


-  Fircnu,  Tip.  deU'ARc  dilU  Stam[M,  Vii  Pindol 


ALLA 


MIA    DILETTISSIMA    FIGLIA 


BLANCA-LUISA 


PREFAZIONE 


noi  europei,  per  la  generalità 
meno,  l'America,  quella  del  Sud 
rincipalmente,  è  sempre  il  nuovo 
londo;  ossia  un  qualche  cosa 
di  lontano  e  d'ignoto,  d'incomprensibile,  di 
fantastico,   di   cui   siamo   predisposti   a  cre- 
dere tutto  quello  che  ci  si  dica,  per  quanto 
ci  appaia  e  sia  in  realtà  strano  ed  assurdo  ; 
un  paese  infine,  di  cui  abbiamo  poca  o  nes- 
suna stima,  e  che  perciò  nessuno  si  sorprende 
di  trovare  ora  nobile  e  grande,  ora  piccolo, 
triviale,  meschino,  ridicolo. 


PREFAZIONE 


E  tutto  ciò  perche  e  un  paese  che  poco 
o  malamente  si  conosce  ;  perchè  generalmente 
l'America  non  è  nota  che  per  le  insulse  e 
false  relazioni  che  ventilano  al  loro  ritorno 
in  patria  i  più  rozzi  e  volgari  emigranti  eu- 
ropei ;  i  quali,  nulla  realmente  conoscendo  di 
essa,  nella  quale  vissero  più  o  meno  da  quei 
tapini  che  erano,  desiderosi  di  darsi  una  certa 
importanza  coi  loro  racconti,  o  inventano 
assurde  fole  che  spacciano  come  altrettante 
verità,  ovvero  parlano  ingenuamente,  alla 
rinfusa,  di  cose  che  videro  appena  e  male,  e 
che  non  seppero  né  potevano  comprendere. 

Nondimeno,  scoperta  da  ben  oltre  quattro 
secoli,  è  già  un  pezzo  che  l'America  ha  ces- 
sato di  essere  un  paese  nuovo.  Essa  ha,  con 
poche  differenze,  il  medesimo  organismo  so- 
ciale della  nostra  vecchia  Europa,  le  mede- 
sime abitudini,  le  medesime  virtù  ed  i  me- 
desimi vizi,  salvo  la  gradazione  più  o  meno 
manifesta  di  questa  o  quell'altra  speciale 
abitudine  o  costumanza,  di  questa  o  quell'al- 
tra qualità  buona  o  cattiva. 


PREFAZIONE 


Nel  SUO  insieme,  l'America  non  è  che  un 
semplice  riflesso  dell'  Europa  ;  ed  era  ben  natu- 
rale, anzi  necessario  che  cosi  e  non  altrimenti 
fosse,  tenuto  calcolo  delle  intime  e  continue 
relazioni  che  essa  ha  ed  ha  sempre  avuto  col- 
r Europa,  fino  dall'epoca  della  sua  discoperta. 

^Questa  odierna  civiltà,  di  cui  l'Europa  è 
giustamente  tanto  fiera,  e  che  dovè  crearsi 
da  se  con  un  lavorio  necessariamente  lento 
e  faticoso,  l' America  l' ebbe  tutta  beli'  e  fatta, 
e  senza  che  le  costasse  fatica  alcuna,  importata 
qual  essa  fu  dalla  stessa  Europa;  e  se  in  qual- 
che sua  parte  la  si  trova  più  o  meno  svisata  o 
incompleta,  è  per  ciò  appunto  che  trapiantata 
colà  tutta  d' un  pezzo,  non  ebbe  il  tempo  suf- 
ficiente di  andar  man  mano  preparando  gli 
animi  dapprima,  per  quindi  posarsi  su  solida 
base.  Come  tutte  le  cose  fatte  alla  lesta,  l' as- 
similazione non  potè  riuscire  uniforme  e  com- 
pleta a  primo  getto,  e  rimasero  qua  e  là  dei 
vuoti,  delle  false  pieghe  che  il  tempo  ed  il 
lavoro  proprio  dell'esperienza  andranno  a 
poco  a  poco  colmando  e  raddrizzando. 


IO  PREFAZIONE 


L'immigrazione  europea,  i  libri  e  gli  in- 
segnanti europei,  e  le  frequenti  visite  che  gli 
americani  fecero  e  fanno  sempre  all'Europa, 
sia  per  semplice  svago  e  curiosità  di  vedere, 
sia  per  educarsi  ed  istruirsi  nei  collegi  e 
nelle   università   europee,    furono    da    gran 

tempo  e  sono  oggi  ancora  le  tre  grandi  cor- 
renti, per  mezzo  delle  quali  la  civiltà  europea 
si  diffuse  e  si  diffonde  giornalmente  nelle 
vaste  regioni  dell'America;  sicché  per  col- 
locarsi alla  stessa  altezza,  o  press' a  poco, 
dei  popoli  europei,  quei  d'America  non  do- 
verono fare  altro  che  educarsi  alla  scuola  di 
quelli. 

Per  poter  convenientemente  seguire  e  com- 
prendere lo  svolgimento  della  Guerra  del 
Pacifico  in  tutte  le  sue  diverse  fasi,  princi- 
piando dalle  cause  che  la  originarono,  bisogna 
quindi  cominciare  innanzi  tutto  col  fare  mag- 
giore stima  di  quella  che  generalmente  si  fa 
in  Europa  delle  repubbliche  belligeranti;  e 
smettere  una  volta  per  sempre  l' erronea  pre- 
venzione  che   sia   lecito   di  accettare  come 


PREFAZIONE  1 1 


possibile  e  come  vero  tutto  quanto  di  più 
strano  ed  inverosimile  si  dica  di  esse. 

La  Guerra  del  Pacifico  offre  aspetti  com- 
pletamente diversi  ed  opposti,  secondo  il  di- 
\erso  punto  di  vista  nel  quale  si  collochi 
l'osservatore. 

Per  colui  che  solo  si  arresta  alla  super- 
ficie delle  cose,  che  si  contenta  di  leggere  da 
lontano  le  spesso  erronee  relazioni  dei  gior- 
nali sui  movimenti  e  gli  scontri  degli  eser- 
citi combattenti,  senza  occuparsi  d' altro,  non 
è  che  un  semplice  cattivo  giuoco  infantile, 
nel  quale  hanno  trovato  posto  a  vicenda 
piccole  scene  di  valore,  di  audacia,  di  cru- 
deltà, di  insipienza,  d' inettezza,  di  confusione. 

Per  chi  poi  sereno  e  riflessivo  si  faccia  a 
studiare  le  cause  generali  e  le  speciali  dei 
singoli  avvenimenti,  la  cosa  muta  completa- 
mente d' aspetto  ;  e  si  troverà  che  la  Guerra 
del  Pacifico  contiene  in  se  grandi  e  positivi 
insegnamenti,  che  i  popoli  tutti  di  Europa 
e  d'  America  farebbero  bene  a  non  dimenti- 
care giammai. 


12  PREFAZIONE 


Noi  che  abitammo  per  più  anni  1^  America, 
che  avemmo  occasione  di  conoscere  e  stu- 
diare intimamente  i  paesi  dei  quali  siamo 
per  parlare,  che  li  visitammo  ancora  una 
volta  con  animo  attento  e  investigatore  du- 
rante lo  scorso  periodo  della  loro  lunga  e 
funesta  guerra,  non  ancora  spenta  del  tutto; 
noi  che  abbiamo  potuto  apprendere  da  vicino 
e  quasi  toccar  con  mano  la  grande  impor- 
tanza che  quei  paesi  hanno  ed  avranno  ogni 
giorno  di  più  per  V  Europa,  per  i  tanti  suoi 
figli  che  questa  vi  ha  e  vi  manda  tutti  gli  anni, 
e  pei  tanti  e  cosi  gravi  interessi  commerciali 
che  esistono  fra  ambi  i  continenti  e  che  il 
tempo  è  chiamato  ad  allargare  e  rafforzare 
continuamente,  abbiamo  fede  di  rendere  non 
lieve  servigio  a  tutti  coloro  cui  le  cose  d'Ame- 
rica sono  a  cuore,  riferendo  in  succinto,  ma 
con  tutta  esattezza  e  verità,  la  storia  della  guerra 
che  ha  desolato  e  desola  quelle  contrade. 

Diverse  e  complicate  quali  sono  le  cause 
da  cui  nacque  il  conflitto  fra  le  tre  repub- 
bliche, andrebbe  assi  errato  colui  che  credesse 


PREFAZIONE  13 


di  vederle  in  delerminati  avvenimenti  più  o 
meno  incidentali  e  prossimi  alla  rottura  delle 
ostilità.  Esse  scaturiscono  invece  da  una  serie 
di  fatti  e  prossimi  e  remoti,  di  cui  bisogna 
cercar  la  fonte  nel  carattere,  nelle  tendenze 
e  nelle  speciali  condizioni  di  ciascuno  dei  tre 
paesi;  e  solamente  colla  scorta  di  un  accu- 
rato esame  della  vita  sociale,  economica  e 
politica  di  quelli,  di  qualcuno  principalmente, 
puossi  arrivare  alla  conoscenza  certa  e  sicura 
di  dette  cause.  Questo  appunto  è  quello  che 
noi  ci  proponiamo  di  fare  nei  primi  quattro 
capitoli  del  presente  lavoro,  dopo  di  aver 
discorso  dei  semplici  pretesti  del  momento, 
solo  per  convincerci  della  loro  insussistenza, 
che  a  prima  vista  potrebbero  prendere  il  posto 
di  quelle. 

Nei  capitoli  restanti  ci  occuperemo  della 
guerra  propriamente  detta,  senza  farci  troppo 
distrarre  dagli  spesso  insignificanti  movimenti 
degli  eserciti,  per  concentrare  di  preferenza  la 
nostra  attenzione  sui  veri  fattori  delle  vittorie 
e  delle  disfatte. 


14  PREFAZIONE 


E  poiché  la  guerra  non  può  dirsi  defini- 
tivamente terminata  per  anco,  non  ancora 
essendo  apparso  il  Trattato  di  pace  che  deve 
chiudere  la  trista  sua  epoca,  porremo  ter- 
mine per  ora  alla  nostra  Storia  colla  resa 
di  Lima. 

Saranno  poi  argomento  ad  altro  volume 
gli  avvenimenti  posteriori  alla  resa  di  Lima 
fino  alla  conclusione  del  trattato  di  pace, 
nonché  la  nuova  sorte  che  verrà  fatta  a  quei 
paesi  dall'esito  finale  della  guerra,  e  il  pro- 
babile loro  avvenire. 

Picerno,  aprile  1882. 

Avv.  Tommaso  Caivano. 


# 


causs  della  guerra  fra  !l  chiù 

E   La    BOLIVIA 


SOHMARIO 

I.  Maoifesto  del  Governo  del  Chili  per  l'occupazione  di  uds 
ptrte  del  territotio  boliTinno  e  Contro-Maaifesto  delta  Bo- 
Imi.  -  Limiti  delle  Colonie  spagonoU  fino  al  iSio.  -  Silua- 
lionc  del  deferto  boliviano  di  Atacam»  fra  il  Perù  e  il  Chili  - 
Piove  storiche  e  geDgrafiche  del  confine  del  Chili  al  fiume 
Papoio  0  Salato,  glui^ta  il  princìpio  AeW  uli  peisidclis  ameri- 
Caao.  -  L'  Atacama  fa  legittimamente  posseduto  dalla  Kolivia 
fino  al  1842.  -•  Come  il  Chili  nsurpò  tina  parte  del  deserto 
di  Atacama  nel  1S42,  -  Vane  rimostranie  della  Bolivia  e 
pnmo  Trattato  di  confini.  -  Società  fra  il  Chili  e  la  Bolivia 
togli  utili  di  esportazione  del  guano  e  dei  minerali,  a  vantag- 
ffo  del  Chili.  -  Nuovo  Trattato  del  1874  e  1875,  pure  vantag- 
pma  al  Chili.  -  g.  z.  Il  governo  illegale  di  Melgareio  concede 
l'oso  di  una  parte  del  deserto  di  Atacama  alla  Seàtdad  Esplo- 
tiétra.  -  L'Assemblea  Naiionale  anoutla  gli  alti  di  Melga- 
lejotqubtionie  richiaini  che  ne  nascono  con  le  Società  succeue 


CAUSE  DELLA  GUERRA 


alla  prima.  -  TraDsazione  ed  imposta  di  i 
n^one.  -  La  Soctetì  ricorre  al  Chili.  ~  Negoziati  Ira  la  Bo- 
livia ed  il  Chili.  -  Quittioae  dell' arbitrato.  -  Negata  dalla 
Società  Esploladora  \  imposla  arretrata,  la  Bolivia  dichiara  re- 
scissa la  Ttansuione,  e  decreta  che  sia  reso  libero  il  terreno 
occupato.  -  La  Societ.\  non  se  De  richiama  ai  Tribunali.  —  Il 
Chili  dichiara  rotto  il  Trattalo  di  confine:  immediata  occupa- 
lione  d'Anlofagssta.  -  Come  il  ChiI!  ia  giustificn.  -  La  Bolivia 
DOD  provoca  il  Chili  nelle  trattative  coq  la  Società.  -  Ragione 
dell'  occupanione  d'Aiitofagasla.  —  Il  titolo  specioso  di  riiren- 
dkatisiu  non  regge,  pcichi  il  Cbin  non  ebbe  mai  il  dominio 
di  quella  regione. 


L  Manifesto  del  i8  febbraio   1879,  col 
quale  il  Ministro  degli  Affari  Esteri  del 
ChiPi  esponeva  alle  Nazioni  amiche  i  mo- 
tivi che  avevano  in  Jotto  il  suo  Governo  a 
rompere  le  amichevoli  relazioni  col  Go- 
verno di  Bolivia,  comincia  colle  seguenti  parole:  «  Il  12 
del  presente  mese  S.  E.  il  Presidente  della  Repubblica 
ordinò  che  alcune  forze  nazionali  si  trasferissero  sulla 
costa  del  deserto  di  Atacama,  per  rivendicare  ùd  occu- 
pare in  nome  del  Chili,  i  territorii  che  possedeva  prima 
di  conchiudere  con  la  Bolivia  i  Trattati  di  limiti  del  1 866 

e  del  1874 *  «  Cinquanta  ore  più  tardi  (il  i4  febbraio) 

la  legge  chilena  imperava  in  quella  regione,  ponendo 
sotto  la  sua  protezione  gì'  interessi  chileni  e  stranieri, 
senza  spargere  una  sola  goccia  di  sangue....  d 

Il  Contro-Manifesto  che  a  sua  volta  dirigeva  alle  Po- 
tenze amiche,  in  marzo  dello  stesso  anno,  il  Ministro 
degli  Affari  Esteri  di  Bolivia,  principia:  «  1  gravi  avve- 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVIA  17 

nimenti  del  i4  febbraio  ultimo,  di  tanta  importanza 
pel  Continente  Americano,  mi  pongono  nella  penosa 
necessità  di  dirigermi  alla  S.  V.  per  manifestarle  l' in- 
giustizia e  V  oltraggiarne  violenza  con  che  il  Governo 
del  Chili  occupò  a  mano  armata  la  parte  del  litorale 
boliviano  compreso  fra  i  gradi  23  e  24  di  latitudine 
australe,  impossessandosi  delle  importanti  località  di  An- 
tofagasca,  Mejiliones  e  Caracoles,  tre  fonti  di  ricchezza 
pei  loro  prodotti  naturali  di  salnitro,  guano,  metalli  di 
argento  e  di  rame,  ed  altro....  L' aggressione  del  Chili 
in  piena  pace,  senza  previa  dichiarazione  di  guerra  né 
altro  tramite,  e  pendenti  ancora  le  trattative  iniziate 
in  questa  città  dal  signor  Incaricato  d'Affari  del  Governo 
chileno,  non  poteva  che  sorprendere  il  mio  Governo  e 
trovarlo  in  una  completa  imprevisione....  » 


§1 

PRIME  ORIGINI 

Quando  nel  primo  quarto  del  secolo,  le  diverse  Co- 
Ionie  delPAmerica  spagnuola  scossero  il  giogo  iberico 
per  erigersi  in  Repubbliche  indipendenti,  ciascuna 
di  queste  accettò  come  suoi  confini  naturali,  quei 
medesimi  che  nel  lungo  periodo  coloniale  erano  as- 
segnati dalla  Spagna  alla  rispettiva  Colonia  da  cui  era 
sorta.  E  poiché  l'anno  1810  fu  l'ultimo  nel  quale 
la  Spagna  esercitò  incontrastato  il  suo  dominio  colo- 
niale, le  novelle  Repubbliche  americane  adottarono  come 
loro  diritto  pubblico,  in  fatto  di  limiti.  Muti  possidetis 


i8  CAUSE  DELLA  GUERRA 


del  detto  anno  1810;  secondo  il  quale,  come  è  detto 
dalla  Cancelleria  di  Santiago:  «  Le  Repubbliche  ame- 
ricane ebbero  per  limiti,  quei  medesimi  che  corrispon- 
devano alle  delimitazioni  coloniali  da  cui  si  forma- 
rono (i).  » 

Le  Repubbliche  dell'Argentina,  del  Perù  e  del  Chili, 
venute  dai  Vice-Reami  di  Buenos-Ayres  e  del  Perù  e 
dalla  Capitanìa  Generale  del  Chili,  riconobbero  rispet- 
tivamente come  proprii  confini,  quelli  che  tali  do- 
minii  spagnuoli  godevano  nel  18 io.  La  Repubblica  di 
Bolivia,  nata  posteriormente  da  due  frazioni  delle  Re- 
pubbliche del  Perù  e  dell'Argentina,  ossia  dei  due  Vice- 
Reami  del  Perù,  e  di  Buenos-Ayres,  ebbe  per  proprii 
limiti  al  sud,  nel  versante  del  Pacifico,  quelli  dell'an- 
tico Vice-Reame  del  Perù,  confinanti  coU'antica  Capi- 
tanìa Generale  o  Regno  del  Chili,  ed  entrò  perciò, 
rispetto  alla  Repubblica  del  Chili,  sotto  l'impero  del 
diritto  pubblico  eimQrìcano  déiV  uti possidetis  dtl  18 io. 

Quali  erano  nel  1810  i  limiti  che  separavano  il  Vice- 
Reame  del  Perù  dal  Regno  o  Capitanìa  Generale  del 
Chili,  divenuti  dipoi  i  limili  reciproci  delle  Repubbliche 
della  Bolivia  e  del  Chili? 

Anzitutto  conviene  qui  avvertire  che  il  deserto  di 
Atacama  è  una  vasta  estensione  di  terra,  che  si  pro- 
lunga sulla  costa  dell'Oceano  Pacifico  dal  fiume  Loa 
al  fiume  Salato,  fra  i  paralleli  21®  3o'  e  25®  3o'  ap- 
prossimativamente; e  che   prende  il  suo  nome  dalla 


(i)  Manifesto  del  Governo  del  Chili,  18  febbraio  1879. 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVIA  19 

piccola  città  Boliviana  di  Atacama,  sita  al  nord  del 
Loa,  in  prossimità  del  deserto. 

Le  famose  Capitolazioni  della  Corona  di  Spagna  con 
i  primi  conquistatori  dell'America  del  Pacifico,  Pizarro 
ed  Almagro,  determinavano  che  il  Vice-Reame  del  Perù 
si  estenderebbe  fino  alla  località  di  Copiapó,  da  dove 
comincerebbe  la  Capitanìa  Generale  del  Chili;  sicché 
rimaneva  designata  la  linea  che  dava  principio  alla 
valle  di  Copiapó,  sita  nel  grado  27^  di  latitudine  au- 
strale, come  ultimo  limite  reciprocamente  delle  due 
Colonie  spagnuole.  Questa  stessa  delimitazione  fu  ri- 
petuta posteriormente  dalla  Spagna,  nella  prima  prov- 
visorie che  La-Gasca  faceva  a  favore  di  Valdivia  del 
territorio  del  Chili:  ma  in  seguito,  nella  seconda  jttov- 
visione  fatta  dal  medesimo  La-Gasca,  piacquegli  di 
estenderne  i  confini  al  nord  di  Copiapó  fino  al  Pa- 
poso,  miserabile  casale  posto  sulla  sponda  meridionale 
àdFìume  Salato;  rimanendo  perciò  WàtixoFiume  Salato 
oPaposo,  che  così  si  chiamò  pure,  come  ultimo  limite 
rispettivamente  delle  due  Colonie  del  Perù  e  del  Chili, 
che  si  estendevano  P  una  al  nord  e  l' altra  al  sud  di 
esso  (i).  I>on  Pedro  de  Valdivia,  fondatore  di  Santiago 
del  Chili,  nella  lettera  colla  quale  faceva  air  Impera- 
tore Carlo  V  la  relazione  della  sua  spedizione  al  Chili, 
diceva  fra  le  altre  cose:  «  Camminai  dal  Cuzco  fino 
alla  valle  di  Copiapó,  che  è  il  principio  di  questa  terra, 
passato  il  gran  deserto  di  Atacama  (2).  » 


(i)  Questi  dati  li  abbiamo  presi   dal  Manifesto    sulla   Guerra 
della  Cancelleria  di  Bolivia,  31   marzo   1879. 
(2)  Collez.  Docum.  Ined.  Mendoza,  tomo  4,  pag.  6. 


20  CAUSE  DELLA  GUERRA 

Questa  linea  di  delimitazione  non  fu  mai  più  in  nes- 
sun senso  modificata  dalia  Spagna.  Anzi,  essendo  av- 
venuto che  sulla  fine  del  secolo  xviii  la  Capitanìa  Ge- 
nerale del  Chili  fondasse  al  di  là  del  Fiume  Salato, 
nel  territorio  del  Vice-Reame  del  Perù,  una  stazione 
di  Missionarii,  dipendente  dal  Vescovado  di  Santiago^ 
la  Corona  di  Spagna  ordinò,  con  Real  Cedola  del  io  ot- 
tobre i8o3,  che  detto  territorio,  abusivamente  messo 
sotto  la  dipendenza  delle  Autorità  di  Santiago,  dovesse 
reincorporarsi  al  Vice-Reame  del  Perù,  al  quale  appar- 
teneva, fino  al  Fiume  Salato,  o  Paposo.  11  Chili  non 
nega  V  esistenza  di  questa  Real  Cedola  :  dice  solamente, 
nel  citato  Manifesto  del  i8  febbraio  1879,  che  essa  non 
fu  eseguita,  e  che  perciò  devesi  considerare  come  non 
data.  Ma  ciò  non  è  che  una  semplice  asserzione  gra- 
tuita, non  corroborata  da  nessuna  prova. 

Se  poi  lasciamo  da  un  lato  i  dati  ufficiali  per  ri- 
correre alla  storia,  troviamo  che  questa  ci  parla  assai 
più  chiaro  ancora. 

Alonso  Ovalle,  celebre  gesuita  chileno,  nella  sua  Re- 
lazione Storica  del  Regno  del  Chili,  stampata  a  Roma 
Tanno  i64i,  dice:  a  II  Regno  del  Chili  comincia  nel 
25^  grado,  ai  suoi  confini  col  Perù,  dal  fiume  che  chia- 
mano Salato.  1  Capit.  8,  p.  20. 

Il  P.  Pedro  Murillo  Valverde  della  Compagnia  di 
Gesù,  nella  sua  Geografia  Historica,  stampata  a  Madrid 
l'anno  1762,  scrive:  «  Il  Chili  confina  colle  Charcas  ed 
il  Perù,  da  cui  lo  separa  il  Fiume  Salato,  che  si  sca- 
rica fra  Copiapó  e  Atacama.  »  (Cap.  g^  p.  3oi).  Poco 
appresso  alla  pagina  3i4,  soggiunge:  «  Nella  costa  dal 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVL\  21 

nord  al  sud  si  trova  il  fiume  del  sale,  o   Salato,  nel 
25">  lai.  dove  finisce  il  Chili.  » 

Don  Bernardo  Carrasco,  Vescovo  di  Santiago,  nella 
5ua  Lettera  Pastorale  del  1688,  stampata  a  Lima 
Tanno  1764,  diceva:  t  Noi  abbiamo  visitato  personal- 
mente tutto  il  nostro  Vescovado,  che  ha  una  lunghezza 
di  oltre  3oo  leghe,  dall'isola  del  Maule  che  è  al  sud, 
fino  alla  provincia  di  Copiapó,  situata  al  nord  e  con- 
finante col  Perù.  > 

Antonio  Alcedo,  nel  Diccionario  de  las  Indias  Oxci- 
dentales,  Madrid  1781,  cosi  si  esprime:  «  Atacama  — 
provincia  e  distretto  del  Perù,  al  sud,  nel  quale  è 
un  deserto  fino  a  Copiapó,  confina  col  Regno  del 
Chili.  . 

Ecbard,  nell'appendice  al  tomo  i^  del  Diccionario 
GeograficOj  edizione  di  Madrid  dell'anno  1795,  dice: 
•  Atacama  —  deserto  dell'America  meridionale,  nel  Re- 
gno del  Perù,  verso  quello  del  Chili.  » 

J.  Pouchet,  Dictionnaire  Universel  de  la  Géographie 
Commercante,  Paris  1800,  Articolo  Chili:  f  II  Chili  si 
trova  limitato  al  nord  dal  Fiume  Salato,  che  lo  separa 
dal  Perù....  Dalla  Baia  di  Nostra  Signora  (dove  sbocca 
li  fiume  Salato)  che  separa  il  Perù  dal  Chili,  vi  sono 
nno  a  Copiapó  33  leghe.  » 

Juan  Mackenna,  nella  Memoria  presentata  nel  no- 
vembre 181  o  al  Municipio  di  Santiago,  da  cui  aveva 
ricevuto  incarico  di  studiare  un  Piano  di  difesa  del 
Onlìy  così  parla  :  «  Il  Regno  del  Chili  è  compreso  fra 
i  gradi  25**  3o'  e  53®  3o'.  I  suoi  confini  sono  i  seguenti: 
al  nord,  il  deserto  di  Atacama;  al  sud....  i  Juan  Mac- 


22  CAUSE  DELLA  GUKRRA 

kenna  fu  uno  dei  più  illustri  fondatori  della  Repubblica 
del  Chili,  padre  del  vivente  Benjamin  Vicufia  Mac- 
kenna,  uno  dei  più  belli  ingegni  di  quel  paese. 

Melchor  Martinez,  nella  sua  Memoria  Historìca 
sobre  la  Revolucion  de  Chile,  scritta  nel  i8i5  per  or- 
dine del  Capitano  Generale  del  Chili,  dice:  «  I  limiti 
del  Chili  sono  al  25®  grado,  là  dove  è  il  fiume  Salato, 
e  dove  comincia  il  deserto  di  Atacama.  > 

Il  documento  storico  di  maggiore  importanza  invo- 
cato dal  Chili  nel  Manifesto  sulla  guerra,  è  la  Carta 
sferica  delle  coste  del  Onltj  rilevata  nel  1790  e  presen- 
tata al  Re  di  Spagna  nel  1799  dal  Segretario  di  Stato 
per  gli  Affari  di  Marina,  nella  quale  i  limiti  del  Chili 
trovansi  segnati  ai  gradi  22°  e  38**.  Ma  è  da  avvertire, 
come  dice  lo  stesso  suo  titolo,  che  non  trattasi  se  non 
di  una  semplice  carta  idrografica,  il  cui  unico  scopo 
è  quello  di  fissare  la  configurazione  delle  coste  per  uso 
dei  marini;  e  che  perciò,  non  essendo  destinata  a  se- 
gnare i  limiti  territoriali,  se  non  come  un  semplice 
particolare  di  nessuna  importanza  per  essa,  l'autore 
non  vi  pose  nessuna  cura,  da  cui  nacque  l'errore;  er- 
rore che  implicitamente  riconosce  lo  stesso  Chili,  poi- 
ché i  suoi  limiti  boreali,  stando  a  tale  carta,  correreb- 
bero fino  al  parallelo  22^,  ossia  più  in  là  ancora  delle 
stesse  sue  pretensioni  rivendicatone. 

Ma  avvi  di  più:  a  fronte  di  questa  semplice  carta 
idrografica  trovansi  le  carte  geografiche  di  maggior 
credito,  cosi  antiche  come  moderne,  che  tutte  d'ac- 
coralo collocano  i  limiti  tra  il  Perù  ed  il  Chili  nel  fa- 
moso Fiume  Salato,  da  esse  tutte  posto,  colla  diffe- 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLrVL\  23 

reoza  di  qualche  secondo  Tuna  dall'  altra,  nel  grado  25^ 
e  2S''  4o'.  Citeremo  fra  le  tante: 

La  Carta  del  Chili,  pubblicata  nel  i656  da  M.  Sam- 
son  d'Abberville,  geografo  del  Re  di  Francia. 

n  grande  Atlante  Storico  di  M.  Gueudeville,  Am- 
sterdam 1732. 

La  Gran  Carta  di  Sud-America,  eseguita  per  ordine 
del  Re  di  Spagna  da  Don  Juan  Cruz  Cano  e  Olmedilla 
nel  1775,  generalmente  considerata  come  quasi  ufficiale. 
Le  Carte  dell'Istituto  Geografico  di  Weimar,  pub- 
blicate nel  1809  ^  1823. 

La  Gran  Carta  di  Sud-America  pubblicata  a  Londra 
da  Arrowsmith  nel  1810,  ossia  nell'anno  medesimo 
dell'  uti  possidetis  americano. 

Il  grande  Atlante  Universale  di  Vandermaelen  -  Bru- 
xelles, 1827.  E  così  tante  e  tante  altre  che  sarebbe 
luogo  citare,  e  che  tutte  unanimemente  pongono  al 
Fiume  Salato  i  limiti  del  Chili. 

Il  deserto  di  Atacama  è  un  solo  e  indivisibile  terri- 
torio. In  tutta  la  sua  lunga  estensione  di  quattro  gradi 
astronomici  non  vi  è  un  solo  fiume,  non  un  semplice 
burrone,  canale  o  linea  apparente  qualsiasi  che  potesse 
servire  C9me  segnale  di  qualche  sua  divisione.  Esso 
non   ha  che  due  soli  e  meschinissimi  fiumi  ai  suoi 
due  estremi:  il  fiume  Loa  al  nord,  ed  il  fiume  Pa- 
poso  o   Salado  al  sud.  Il  Loa,  da   dove  comincia  il 
deserto,  forma  la  linea  di  confine  tra  il  Perù  e  la  Bo- 
livia; ed  il  Paposo  o  Salado,  dove  esso  deserto  termina, 
costituì  sempre  indisputato  ed  indisputabilmente  fino 
al  i842,  la  lìnea  divisoria  tra  la  Bolivia  ed  il  Chili  ; 

2.  —  OiVAKO,  Giurra  if  America. 


24  CAUSE  DELLA  GUERRA 

quella  stessa  linea  di  confine  cioè  che,  durante  la  do- 
minazione spagnuola,  divideva  il  Vice-Reame  del  Perù 
dalla  Capitanìa  Generale  del  Chili.  A  prescindere  an- 
che dai  documenti  ufficiali  già  menzionati,  che  pone- 
vano nel  Vice-Reame  del  Perù  tutto  il  deserto  di  Ata- 
cama,  a  qual  prò  avrebbe  dovuto  la  Spagna  dividere 
fra  le  due  sue  colonie  del  Perù  e  del  Chili,  composte 
entrambe  di  immensi  territorii  per  nove  decimi  e  mezzo 
disabitati,  una  vasta  estensione  di  deserto  inabitabile 
che  non  ofifriva  nessuna  utilità,  e  che  non  si  prestava 
a  divisione  alcuna?  Questa  indivisibilità  del  deserto 
di  Atacama  è  tanto  certa  e  patente  che,  quando  più 
tardi,  per  cedere  alle  pretensioni  del  Chili  oggi  rinno- 
vate, si  pensò  dividerlo  fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  come 
diremo  appresso,  fu  necessario  ricorrere  al  cielo  per 
trovare  una  linea  divisoria,  e  fissarla  nientemeno  che  in 
quella  completamente  astratta  per  la  terra,  di  un  pa- 
rallelo. 

Il  fìume  SalatOf  o  Paposo,  fu  adunque  fuori  di  ogni 
dubbio  la  linea  di  confine  data  dalla  Spagna  alle  sue 
colonie  del  Perù  e  del  Chili  fino  al  1810,  il  cui  statu 
quo  costituisce  rwft'j^o^^irfe^t^  adottato  dalle  Repubbli- 
che americane.  Ciò  è  tanto  certo  che  la  stessa  Repub- 
blica del  Chili  fu  la  prima  a  riconoscere  un  tale  ordine 
di  cose  nella  Carta  fondamentale  dello  Stato,  fin  dal 
primo  suo  sorgere  alla  vita  autonomica  di  Nazione  li- 
bera e  indipendente. 

La  prima  Costituzione  della  Repubblica  del  Chili, 
dell'anno  1822,  dice:  t  II  territorio  del  Chili  conosce 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVIA  25 

per  limiti  naturali,  al  sud  il  Capo  di  Homo,  al  nord 
il  deserto  di  Atacama.  > 

Seconda  Costituzione  dell'anno  i823:  e  II  territorio 
del  Chili  comprende  dal  Capo  di  Homo  fino  al  de- 
serto di  Atacama.  > 

Nella  Relazione  della  Commissione  che  compilò  la 
Costituzione  del  1828  è  detto:  e  La  Nazione  Chilena 
si  escende  in  un  vasto  territorio  limitato  al  nord  dal 
deseno  di  Atacama.  » 

La  Costituzione  vigente  del  i833,  dice:  e  II  territo- 
rio del  Chili  si  estende  dal  deserto  di  Atacama  fino 
al  Capo  di  Homo.  » 

Nella  sua  poco  invidiabile  qualità  di  deserto,  per  se 
stesso  inabitabile,  quello  di  Atacama  non  fu  altrimenti 
considerato,  fino  al  i842,  che  come  un  pezzo  di  terra 
maledetta,  da  cui  ognuno  era  obbligato  a  fuggire:  in 
tutta  la  sua  vasta  estensione  di  più  gradi  geografici,  non 
ospitava  che  appena  cinque  meschinissime  borgate,  due 
nel  cosi  detto  Atacama  alto,  Calama  e  Chiuchiù,  e  tre 
ntìSL  Atacama  basso,  che  scende  al  mare,  Cobija,  Toco- 
piUa  e  Mejillones,  poste  sulle  piccole  baie  dello  stesso 
nome:  Antofagasta  e  Caracoles  sorsero  dipoi.  La  Re- 
pubblica di  Bolivia  vi  esercitò  senza  contrasto  fino 
al  i842,  tutti  quegli  atti  di  giurisdizione  nazionale 
eh'  eraoo  possibili  su  di  un  territorio  in  massima  parte 
disabitato;  e  l'autorità  boliviana  di  San  Fedro  de  Ata- 
cama (anticamente  San  Francisco),  borgata  posta  sul 
Loa  e  capitale  della  provincia  di  Atacama,  aveva 
sotto  la  sua  giurisdizione  Calama,  Chiuchiù  e  tutta  la 
pane  di  Atacama  aliOy  mentre  dall'  altra  autorità  boli- 


26  CAUSE  DELLA  GUERRA 

viana  di  Cobija  dipendevano  Tocopilla,  Mejillones  e 
tutto  YAtacama  basso;  sicché  il  possesso  dèi  deserto, 
quest'unico  segno  esterno  della  proprietà,  non  fu  te- 
nuto fìno  al  i842  che  dalla  sola  Bolivia. 

Ma  ecco  che  nell'anno  i842,  dopo  la  famosa  sco- 
perta del  guano  del  Perù,  che  tanta  gelosa  invidia  su- 
scitava nei  più  o  meno  poveri  vicini,  una  voce,  prima 
di  semplice  desiderio,  poi  di  affermazioni  più  o  meno 
sicure  si  diffonde  nel  Chili,  che  simili  depositi  di  guano 
erano  pure  in  abbondanza  su  tutta  l'arida  costa  chi- 
lena,  che  da  Caldera  s*  inoltra  fìno  ai  confini  di  Boli- 
via. Il  Governo  della  Repubblica,  premuroso  sempre  di 
aumentare  le  fonti  della  pubblica  ricchezza,  non  rimase 
sordo  a  questa  voce:  e  spedì  prontamente  un'apposita 
Commissione  nei  luoghi  indicati,  onde  sapere  a  che 
attenersi. 

Questa  Commissione,  con  quello  spirito  di  ricerca  e 
d'avventura  tanto  pronunziato  del  carattere  chileno, 
partendo  da  Caldera,  andò  sempre  innanzi  su  di  una 
costa  disabitata,  nella  quale  nessuno  poteva  trattenere 
i  suoi  passi,  fìno  a  che  ebbe  trovato  dei  depositi  di 
guano,  senza  punto  curarsi  di  sapere  se  il  suolo  che 
calcava  era  o  no  chileno  :  entrata  senza  contrasto  nel 
solitario  deserto  di  Atacama,  giunse  per  tal  modo 
fino  al  Morrò  di  Mejillones,  nel  grado  23°  6'  di  latitu- 
dine australe.  E  poco  più  tardi  una  legge  della  Re« 
pubblica,  del  3i  ottobre  i842,  dichiarava  proprietà  dello 
Stato  tutti  i  depositi  di  guano  esistenti  sulla  costa  del 
deserto  di  Atacama;  legge  alla  quale  tenne  dietro  al> 
tra  che  aggiungendo  una  nuova  Provincia  alle  dodici 


FRA  IL  CHlLt  E  LA  BOLIVIA  27 

di  cui  prima  si  componeva  la  Repubblica,  creava  la 
COSI  detta  Provincia  di  Atacama. 

Il  Governo  di  Bolivia,  non  appena  ne  ebbe  notizia,  re- 
clamò vivamente  contro  l'usurpazione  di  territorio  consu- 
mata a  suo  danno  con  siffatte  leggi,  alle  quali  seguirono 
presto  le  vie  di  fatto:  ne  altro  poteva  fare  pel  momento; 
poiché  disgraziatamente  per  la  Bolivia,  la  situazione  to- 
pografica del  deserto  di  Atacama  è  tale  da  rendere  quasi 
impossibile  la  difesa  delle  sue  coste,  fuorché  dalla  parte 
del  mare,  per  mezzo  di  una  fiotta.  Distanti  dal  centro  della 
Repubblica  di  oltre  200  leghe,  delle  quali  un  centinaio  e 
più  di  deserto  impraticabile  e  mancante  di  ogni  qualsiasi 
risorsa,  principalmente  d'acqua,  un  esercito  non  vi  si  po- 
trebbe recare  che  con  grandi  sacrifizi  e  grandi  spese,  assai 
superiori  alle  forze  della  Bolivia.  E  poiché  questa  non 
aveva  allora,  come  non  ebbe  mai,  neanche  il  più  me- 
schino legno  da  guerra,  trovavasi  compl^mente  im- 
potente a  difenderlo  contro  il  Chili,  il  quale  sfruttava 
alla  meglio,  sotto  la  protezione  della  propria  flotta,  i 
depositi  di  guano  di  cui  erasi  impossessato  (i).  Limi- 
tossi  quindi  ad  avvivare  sempre  più  i  suoi  reclami  di- 
plomatici, che  la  Cancellerìa  di  Santiago  menava  con- 
tinuamente per  le  lunghe;  fino  a  che,  rigettata  da  questa 
la  proposta  più  volte  ripetuta  dai  Plenipotenziarii  boli- 
viani di  sottomettere  la  vertenza  alla  decisione  di  arbitri, 
il  Congresso  di  Bolivia  ordinò  al  Governo  con  legge  del 


(i)  Dal  1842  al  1857,  la  sola  dogana  chilena  di  Valparaiso, 
seaza  contare  le  altre,  rilasciò  113  licenze  a  legni  di  diverse 
nazionalità  per  caricar  guano  nelle  varie  rade  della  costa  del  de- 
serto di  Atacama. 


28  CAUSE  DELLA  GUERRA 

25  giugno  i863,  di  dichiarare  la  guerra  al  Chili,  «  per 
la  commessa  usurpazione  di  territorio  dal  Papx)so,  o 
tìume  Salato,  a  Mejillones;  »  ossia  dal  grado  25^  3o'  ap- 
prossimativamente, fino  al  23°. 

Questa  minaccia  di  guerra  non  fu  portata  ad  effetto. 
Sopravvennero  le  complicazioni  colla  Spagna,  che  ob- 
bligarono le  Repubbliche  del  Pacifico  a  stringersi  in 
alleanza  fra  loro,  onde  resistere  ad  un  nemico  comune; 
e  sotto  r  influenza  di  queste  nuove  circostanze,  furono 
riprese  le  amichevoli  trattative  fra  le  Repubbliche  di 
Bolivia  e  del  Chili;  trattative  da  cui  nacque  il  io  ago- 
sto i866  un  Trattato  di  limiti  che  chiuse  ogni  vertenza 
a  questo  riguardo,  determinando  il  parallelo  2^^  dì  la- 
titudine meridionale  come  limite  inalterabile  fra  le  due 
Repubbliche;  sicché  fu  giuocofòrza  al  Chili  abbando- 
nare ogni  pretensione  e  ritirarsi  dal  territorio  compreso 
fra  i  gradi. 24°  e  23°,  fin  dove  era  corsa  la  sua  usur- 
pazione dell'anno  1 842.  Nondimeno,  non  senza  ripor- 
tare grossi  e  positivi  guadagni  esso  firmava  un  tale 
Trattato,  dovuto  piii  che  altro  alla  quasi  impossibilità 
nella  quale  si  trovava  la  Bolivia  di  fargli  la  guerra,  ed 
alla  speciale  natura  del  Governo  con  cui  trattò  :  il 
Governo  dittatoriale  del  generale  Melgarejo,  nato  da 
una  rivoluzione  di  quartiere,  e  che  poco  o  nulla  sì 
preoccupava  dei  veri  interessi  della  Nazione  (i). 


(i)  La  conclusione  di  questo  Trattato  fruttò  a  Melgarejo  la 
nomina  di  Generale  di  Divisione  del  Chili,  e  la  protezione  del 
Governo  chileno  contro  i  nemici  interni  di  Bolivia,  per  mante^ 
nersi  nell'usurpato  potere.  (Vedi:  JULlo  Mendez,  Rtalidad  dil 
Equilibrio  Hispano- Americano,  p.  48.) 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVIA  29 

Coli' articolo  secondo  di  questo  medesimo  Trattato  si 
stabiliva  pure  che  il  Chili  e  la  Bolivia  dividerebbero  in 
pani  uguali  fra  loro  i  prodotti  doganali  dell'  esporta- 
zione del  guano  e  dei  minerali  estratti  dalla  zona  di 
territorio  compresa  fra  i  gradi  23^  e  23°;  costituendosi 
così  fra  i  due  paesi  una  specie  di  società  di  utili  e 
profitti,  nella  quale  ciascuno  di  essi  poneva  un  grado 
del  proprio  territorio  :  la  Bolivia  dal  grado  23°  al  24°,  ed 
il  Chili  dal  24°  al  25^ 

Il  Chili  adunque,  oltre  ad  aver  guadagnato  tutto  il 
territorio  compreso  fra  i  gradi  24  e  25,  che  era  pro- 
prio ed  esclusivo  di  Bolivia,  giusta  il  principio  ame- 
ricano dell'  uti  possideiiSj  aveva  pure  guadagnato  per 
soprappiù  di  entrare  in  società  con  quella,  sui  pro- 
venti fiscali  di  tutta  la  zona  del  deserto,  compresa 
fra  i  gradi  23°  e  25°:  società  nella  quale  esso  non  con- 
tribuiva se  non  col  grado  medesimo  di  territorio  tolto 
alla  Bolivia,  e  che  era  affatto  improduttivo,  mentre  le 
ricchezze  fino  allora  scoperte  del  deserto,  erano  tutte 
situate  nel  territorio  rimasto  alla  Bolivia  fino  al  grado 
24^;  sicché  il  Chili,  anche  riguardo  alla  società,  rice- 
veva senza  dare  (i). 


(i)  Il  giornale  La  Tribuna  di  Buenos-Ayres,  nel  far  la  storia 
àt\  Trattato  del  1866,  diceva  in  un  notevole  articolo  del  27  feb- 
braio 1879:  «  ...Poco  lavoro  costò  l'ammansire  Melgarejo  e  go- 
vernarlo con  redini  d'oro....  Ecco  l'origine  del  Trattato  del  1866. 
Questo  Trattato  consegnò  al  Chili  in  pieno  dominio  tre  gradi  del 
littoiale  boliviano  (stando  ai  primi  limiti  chileni  fìssati  nel  grado  27) 
con  un  quarto  grado  in  società  di  profitti;  e  così  il  Chili  per- 
venne a  legalizzare  innanzi  alla  diplomazia,  non  innanzi  alla  co- 


30  CAUSE  DELLA  GUERRA 

Ma  questo  strano  patto  di  società,  che  alcuno  fra  i 
più  distinti  uomini  politici  del  Chili  chiamava  V  ultima 
espressione  deW  assurdoy  divenne  fino  dai  primi  mo- 
menti, per  la  sua  diffìcile  attuazione,  una  fonte  inesau- 
ribile di  reclami  e  di  discordia  fra  i  due  paesi;  i  quali 
convennero  finalmente  di  addivenire  ad  un  nuovo  Trat- 
tato che  riformasse  quello  del  1866. 

Di  questo  nuovo  Trattato,  che  porta  la  data  dell'ago- 
sto 1874,  trascriveremo  qui  gli  articoli  principali: 

€  Art.  i^  —  Il  parallelo  del  grado  24®,  dal  mare  fino 
alla  Cordigliera  delle  Ande  nel  divortia  aquarum,  è  il 
limite  fra  le  Repubbliche  di  Bolivia  e  del  Chili.  > 

«  Art.  4^  —  I  dritti  di  esportazione  che  s' impongano 
sui  minerali  estratti  dalla  zona  dì  terreno,  di  cui  par- 
lano gli  articoli  precedenti  (fra  i  gradi  23°  e  25®  della 
società,  in  parte  mantenuta  del  Trattato  del  1866)  non 
eccederanno  la  quota  che  attualmente  si  esige;  e  le 
persone,  le  industrie  e  i  capitali  chileni  non  andranno 
soggetti  ad  altre  contribuzioni,  quale  che  sia  la  loro 
classe,  oltre  quelle  che  esistono  presentemente.  La  stipu- 
lazione contenuta  in  questo  articolo  durerà  pel  termine 
di  25  anni.  » 

Trattato  complementare  del  1875  :  «  Art.  2®  —  Tutte 
le  questioni  a  cui  dessero  luogo  la  interpetrazione  e  la 
esecuzione  del  Trattato  del  6  agosto  1874,  dovranno 
sottomettersi  ad  arbitrato.  > 


scienza  del  mondo,  la  spogliazione  dei  desiderati  quattro  gradi.... 
Questo  Trattato  fu  strappato  a  Melgarejo  in  una  notte  di  ubbria- 
chezza....  Atacama  è  storicamente,  politicamente  e  geograficamente 
delia  Bolivia.  » 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOLIVIA  3  i 

Come  apparisce  da  sé,  questa  volta  ancora  il  Chili 
sì  aggiudicava  la  parte  del  leone,  assicurando  ai  suoi 
nazionali  su  di  una  zona  del  territorio  boliviano,  pri- 
vilegi che  né  esso  né  nessuna  Nazione  accorda  giammai 
in  casa  propria,  neppure  ai  propri  figli. 

Ma  indipendentemente  da  tutto  ciò,  sono  però  da  no- 
tare due  cose  essenzialissime  in  detto  Trattato:  1°  Che 
il  limite  fra  le  due  Repubbliche  è  fissato  al  parallelo  24^ 
eoa  termini  netti  e  precisi,  senza  fare  neanche  la  ^iù 
lontana  allusione  a  dritti  veri  o  supposti  di  alcuno  dei 
due  paesi  sul  territorio  delF altro:  2®  Che  i  privilegi 
accordati  ai  nazionali  chileni  sulla  zona  compresa  fra 
i  paralleli  23^  e  26^  non  sono  punto  una  conseguenza 
della  fissazione  del  limite  in  uno  anziché  in  altro  punto. 


CAUSE  OCCASIONALI 


Nel  settembre  1866,  il  Governo  dittatoriale  del  ge- 
nerale Melgarejo,  che  allora  reggeva  i  destini  della  Bo- 
livia, fece  concessione  di  cinque  leghe  di  terreno  nel 
deserto  di  Atacama,  per  la  elaborazione  di  salnitro,  a 
due  cittadini  chileni.  Ossa  e  Puelma;  concessione  che  fu 
seguita  nel  1868  da  quella  a  favore  della  Sociedad  explo- 
tadora  deldesierto  de  Atacama^  fondata  dagli  stessi  Ossa 
e  Puelma  e  del  privilegio  esclusivo  durante  i5  anni  per 
la  elaborazione  e  libera  esportazione  del  salnitro  nel  de- 
serto di  Atacama.  »  Malauguratamente,  il  Governo  di 
Melgarejo  che  aveva  fatte  tali  concessioni,  non  era  un 


32  CAUSE  DELLA  GUERRA 

Governo  legale;  e  la  concessione  stessa  del  privilegio  a 
favore  della  precitata  società,  fu  fatta  senza  punto  assog- 
gettarla alle  prescrizioni  della  legge  sui  privilegi,  allora 
vigente  nella  Repubblica;  sicché,  caduta  la  Dittatura 
Melgarejo,  l'Assemblea  nazionale  decretò,  con  leggi  del- 
l'agosto  1871,  la  nullità  di  tutti  gli  atti  compiuti  dal 
caduto  Governo  illegale,  e  specialmente  poi  quella  di 
tutte  le  concessioni  fatte  da  Melgarejo  senza  attenersi  al 
disposto  dalle  leggi  vigenti,  imponendo  ai  concessionarii 
V  obbligo  di  giustificare  innanzi  ai  Tribunali  della  Re- 
pubblica, la  legittimità  dei  diritti  acquisiti. 

I  signori  Milbourne  e  Clark,  successori  della  Sociedad 
explotadora,  non  avendo  punto  curato  dì  fare  innanzi 
ai  Tribunali  la  giustificazione  ordinata  dalle  precitate 
leggi,  il  Governo  dichiarò  nulle  e  decadute,  con  de- 
creto del  gennaio  1 872,  le  concessioni  fatte  alla  Sociedad 
explotadora  dalla  dittatura  Melgarejo.  Si  scossero  allora  ; 
e  dopo  varie  loro  pratiche  infruttuose  presso  il  Governo 
di  Bolivia,  questo  accondiscese  a  stipulare  una  transa- 
zione nel  novembre  del  1873,  colla  Compagnia  anonima 
di  salnitro  e  ferrovia  di  Antofagasta,  succeduta  ad  essi 
Milbourne  e  Clark. 

Per  procedere  a  sififatta  transazione,  il  Governo  aveva 
agito  in  virtù  di  una  speciale  legge  del  Congresso,  che 
lo  autorizzava  a  transigere  su  tutti  i  reclami  e  questioni 
pendenti,  coW  obbligo  di  darne  conto  al  prossimo  Con- 
gressOy  ossia  riserbandosi  il  diritto  di  approvare  o  no  il 
suo  operato.  Ma  il  prossimo  Congresso  del  1874,  alla  cui 
approvazione  fu  sottoposta  dal  Governo  la  riferita  tran- 
sazione, un  poco  perchè  distratto  in  altri  lavori  più  ur- 


FRA  IL  CHILI  E  LA  BOLIVIA  33 

genti,  ed  un  poco  per  la  xrattiva  sua  organizzazione, 
(^rto  non  unico  nei  Congressi  americani)  si  chiuse 
senza  prendere  su  di  essa  nessuna  determinazione,  e 
senza  neanche  udire  il  relativo  rapporto  della  Com- 
missione, che  fu  poi  presentato  al  Congresso  susse- 
guente; il  quale,  grazie  ai  continui  rivolgimenti  poli- 
tici cui  va  soggetto  il  paese,  si  riunì  appena  nel  1878. 
Ceno,  il  suo  voto  arrivava  con  molto  ritardo,  ma  per 
caiisa  di  un  ordine  di  fatti  assai  comune  in  America, 
di  cui  un  americano  non  ha  punto  il  diritto  di  que- 
relarsi! 

Il  Congresso  del  1878  adunque,  chiamato  a  discu- 
tere l'anzidetta  transazione,  dettò  nel  i4  febbraio  dello 
stesso  anno  la  legge  seguente  :  «  Articolo  Unico.  —  Si 
approva  la  transazione  conclusa  dailV  Esecutivo  nel 
27  novembre  1873,  col  rappresentante  della  Compagnia 
anonima  di  salnitro  e  ferrovia  di  Antofagastay  a  condi- 
zione di  far  effettiva  una  imposta  di  dieci  centesimi, 
come  minimo,  per  ogni  quintale  di  salnitro  che  si 
esporta.  > 

Fra  i  varii  motivi  che  indussero  il  Congresso  a  vo- 
tare questa  legge,  era  quello  che,  essendosi  ampliata 
la  sfera  di  azione  del)a  Compagnia  colla  costruzione 
di  una  ferrovia,  che  le  si  permise  di  portare  assai  più 
oltre  del  limite  primamente  accordato,  con  grave  danno 
della  ferrovia  dello  Stato  che  stavasi  costruendo  in 
Mejillones  e  che  dovette  abbandonarsi  colla  perdita  di 
okre  due  milioni  di  pezzi  forti  già  spesi,  la  scessa  Com- 
pagnia aveva  offerto  al  Governo  di  rilasciare  a  favore 
dello  Stato,  il  dieci  per  cento  dei  benefici  liquidi  della 


34  CAUSE  DELLA  GUERRA 

intera  impresa  di  salnitro  e  ferrovia  :  dieci  per  cento  che 
il  Congresso  convertì  e  ridusse  nei  dieci  centesimi  à^ìm- 
posta  per  ogni  quintale  di  salnitro  che  si  esporterebbe. 
Ma  dair  offerta  fatta  dalla  Compagnia  Anonima  quando 
sollecitava  nuovi  favori  dal  Governo,  alla  legge  che  or- 
dinava la  lieve  imposta  quando  già  i  favori  erano  stati 
ottenuti  e  dimenticati,  la  distanza  era  troppo  lunga. 

Non  appena  pubblicata  questa  legge,  e  prima  ancora 
che  il  Governo  si  occupasse  della  sua  attuazione,  il 
Gerente  della  Compagnia  Anonima,  senza  neanche  pro- 
muovere una  qualsiasi  pratica  presso  le  Autorità  boli- 
viane,  invocò  immediatamente  la  protezione  del  Governo 
chileno;  il  quale,  a  sua  volta,  iniziò  subito  reclamo  di- 
plomatico presso  quello  di  Bolivia,  con  Nota  del  2  lu- 
glio 1878,  fondandolo  nell'art.  4®  del  Trattato  del  1874, 
che  vietava  al  Governo  di  Bolivia  d' imporre  maggiori 
contribuzioni  di  quelle  allora  esistenti  sulle  persone, 
industrie  e  capitali  chileni. 

A  ciò  la  Cancelleria  di  Bolivia  rispondeva  :  Che  l'im- 
posta dei  dieci  centesimi  cui  si  riferiva  la  legge  del 
i4  febbraio,  non  era  punto  una  vera  imposta  di  carattere 
generale,  e  perciò  tale  da  cadere  sotto  il  dettato  del- 
l' art.  4°  dell'  invocato  Trattato;  ma  di  carattere  essen- 
zialmente privato  che  usciva  dai  limiti  del  Trattato, 
poiché  non  era  altro  che  la  condizione,  in  virtù  della 
quale  il  Congresso  approvava  una  convenzione  privata, 
avvenuta  fra  il  Governo  e  la  Compagnia  Anonima;  ap- 
provazione che  il  Congresso  erasi  espressamente  riser- 
bato di  dare  o  negare,  allorché  autorizzava  il  Governo 


FRA  IL  CHiLt  E  LA  BOLIVIA  35 

a  contrattare  colla  Compagnia,  e  senza  della  quale  la 
riferita  transazione  del  1873  non  era  punto  completa: 
Che  bisognava  bene  ricordare,  che,  già   colpiti  una 
prima  volta  di   nullità  i  dritti  che   i  primi  fondatori 
della  Compagnia  Anonima  carpirono  ad  un  Governo 
illegale,  laveria  ammessa  ai  benefìci  di  una  transazione 
fu  una  vera  grazia  del  Congresso  Nazionale;  e  che  come 
una  seconda  grazia  del  medesimo  doveva  anche  con- 
siderarsi il  lieve  gravame  di  io  centesimi,  imposto  come 
unica  condizione  per  approvare  una  cosidetta  transa- 
zìooe,  che  avrebbe  potuto  e  dovuto  dichiarare  irrita  e 
nulla,  per  le  enormi  ed  illegali  concessioni  che  a  ti- 
tolo gratuito  si  facevano  in  essa  alla  Compagnia;  la 
quale  sfruttava  come  in  casa  propria,  tutti  i  ricchi  de- 
positi di  salnitro  esistenti  in  centinaia  di  chilometri 
quadrati  di  territorio,  senza  pagare  né  aver  pagato  mai 
un  solo  centesimo  allo  Stato,  tranne  il  dritto  di  tassa 
della  prima  scrittura:  Che  in  ultimo,  anche  nella  non 
ammessa  ipotesi  che  la  legge  del  i4  febbraio  dovesse 
subordinarsi  al  disposto  dell'art.  4®  del  Trattato,  questo 
non  si  riferiva  che  a  persone,  industrie  e  capitali  chi- 
leni;  e  nulla  provava  che  la  Compagnia  anonima  di 
salnitro  e  ferrovìa  di  Antofagasta  fosse  una  industria 
cbilena,  riguardante  persone  o  capitali  chileni;  poiché 
nella  sua  qualità  di  Compagnia   anonima  non  aveva, 
né  poteva  avere  altra  nazionalità,  secondo  una  legge 
speciale  boliviana,  oltre  quella  di  Bolivia  nei  cui  re- 
gistri era  iscritta;  e  perché  essendo  composta  di  azioni 
al  portatore,  nessuno  poteva  dire  in  quali  mani  queste 


36  CAUSE  DELLA  GUERRA 

si  trovassero,  fino  a  che  non  venissero  legalmente  esi- 
bite (i). 

Ciò  nonostante  il  Gabinetto  di  Santiago,  insistendo 
più  che  mai  nei  suo  reclamo,  .scriveva  al  proprio  In- 
caricato d'Affari  nella  Pace,  il  di  8  novembre,  con  or- 
dine di  farla  leggere  a  quel  Ministro  degli  Affari  Esteri, 
una  Nota  nella  quale  si  diceva:  a  Domandi  al  Governo 
di  Bolivia  la  sospensione  definitiva  di  ogni  contribu- 
zione posteriore  al  Trattato....  La  negativa  del  Governo 
di  Bolivia  ad  una  esigenza  così  giusta  come  dimostrata, 
collocherà  il  mio  nel  caso  di  dichiarare  nullo  il  Trat- 
tato di  limiti  che  ci  lega  con  cotesto  paese.  » 

Di  fronte  a  quest'  alternativa  cosi  duramente  espressa, 
ed  il  cui  secondo  estremo  era  considerato  dal  Governo 
di  Bolivia  come  la  più  flagrante  violazione  del  Trat- 
tato che  s'invocava,  il  quale,  ammesso  anche  che  avesse 
potuto  entrare  in  giuoco,  imponeva  il  dovere  di  sotto- 
mettere la  questione  ad  arbitrato,  e  non  mai  di  la- 
sciarla alla  decisione  di  una  sola  delle  due  Potenze  in- 
teressate, esso  Governo  stimò  che  ragioni  di  giustizia 
e  di  decoro  nazionale  gì' imponevano  il  dovere  di  non 
aderire  alla  chiesta  sospensione;  ed  il  17  di  dicembre 


(i)  In  effetto,  la  Compagnia  anonima  di  salnitro  e  ferrovia  di 
Antofagasta,  organizzata  completamente  alla  inglese,  si  fondò  eoo 
un  capitale  di  tre  milioni  di  scudi  da  Edwards  e  Gibbs  —  ame^ 
ricano  del  nord  il  primo,  inglese  il  secondo.  Solamente  nel  1879. 
quando  già  era  cominciata  la  guerra,  il  capitale  sociale  fu  aumen- 
tato di  altri  due  milioni  che  si  divisero  in  tante  azioni  da  ven- 
dersi al  pubblico.  Questi  dati  li  avemmo  da  un  distinto  personaggio 
chileno  che  fu  lungamente  ministro  delle  finanze  nel  suo  paese. 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVLV  37 


ordinava  ai  Prefetto  di  Cobija  V  esecuzione  della  pre- 
citata legge  del  i4  febbraio,  con  ingiunzione  di  porre  ad 
effetto  V  esazione  dell*  imposta  a  cominciare  dal  giorno 
della  promulgazione  di  essa  legge;  sicché  il  citato  Pre- 
fetto iniziò  il  relativo  giudizio  esecutivo  contro  la  Com- 
pagnia, pel  pagamento  della  imposta  arretrata  dei  dieci 
centesimi. 

In  vista  di  ciò  il  Governo  del  Chili  diede  un  passo 
indietro;  e  per  mezzo  del  suo  Incaricato  d'Affari  fece 
proporre  al  Governo  di  Bolivia,  con  Nota  del  20  gen- 
naio 1879,  di  sottomettere  la  questione  ad  arbitrato,  sotto 
la  condizione  del  previo  ritiro  dell'  ordine  di  esecuzione 
della  legge. 

Ma  in  tal  frattempo  era  sopravvenuta  una  circostanza 
che  mutava  completamente  lo  stato  delle  cose.  Il  rap- 
presentante della  Compagnia  Anonima,  per  mezzo  di 
analogo  ricorso  al  Governo  di  Bolivia  e  di  un  atto  di 
protesta  passato  innanzi  Notaio,  si  era  opposto  al  giu- 
dizio coattivo  iniziato  contro  di  lui,  dichiarando  che 
non  intendeva  riconoscere  e  che  non  accettava  in  nulla 
e  per  nulla  la  legge  del  i4  febbraio.  Arrivate  tali  pro- 
teste al  Governo  di  Bolivia  —  prima  volta  che  la  Com- 
pagnia Anonima  si  dirigeva  a  lui  su  tale  argomento  — 
fece  esso  il  seguente  ragionamento  :  Poiché  la  Com- 
pagnia Anonima,  che  era  una  delle  parti  contrattanti, 
non  accetta  il  gravame  imposto  dalla  legge  del  i4  feb- 
braio, detto  gravame  non  può  essere  obbligatorio  per 
essa;  essendoché  la  transazione  é  il  risultato  della  vo" 
lontà  reciproca  delle  parti,  su  tutte  e  ciascuna  delle 
dausule  del  contratto:  però  mancando  il  consenso  di 


38  CAUSE  DELLA  GUERRA 


una  delle  parti  contrattanti  su  di  una  clausula  essen- 
ziale della  transazione,  questa  non  è  completa,  non 
esìste:  dunque,  la  transazione  del  27  novembre  1873 
conclusa  dal  Governo  e  modificata  dal  mandante,  ossia 
dal  Congresso,  che  si  era  riserbata  la  facoltà  della  re- 
visione, rimane  di  pieno  diritto  senza  effetto,  per  la  non 
avvenuta  accettazione  dalla  controparte  della  modifi- 
cazione apportatavi  da  esso  mandante.  E  fondandosi  in 
queste  ed  altre  considerazioni  di  dritto  privato  interno, 
emise  il  i^  febbraio  1879  il  decreto  che  segue  :  e  Conside- 
rando.... Si  dichiara  rescissa  e  senza  effetti  la  convenzione 
del  27  novembre  1873  fra  il  Governo  e  la  Compagnia 
di  salnitro  di  Antofagasta  :  in  merito  di  ciò,  sospendansi 
gli  effetti  della  legge  del  i4  febbraio  1878.  Il  Ministro 
del  ramo  darà  gli  ordini  opportuni  per  la  rivendicazione 
dei  terreni  salnitrali  occupati  dalla  Compagnia.  » 

Come  abbiamo  detto  dianzi,  la  questione  aveva  mu- 
tato completamente  d' aspetto.  Sospesa  definitivamente, 
o  meglio  tolta  di  mezzo  la  legge  del  i4  febbraio  1878 
che  creava  l' imposta  dei  i  o  centesimi,  per  cui  il  Ga- 
binetto di  Santiago  aveva  inoltrato  il  suo  reclamo  di- 
plomatico, in  seguito  al  quale  aveva  primariamente  mi- 
nacciato di  dichiarar  rotto  il  Trattato  del  1874,  e  poi 
proposto  l'arbitrato  —  V  azione  diplomatica  del  Chili 
doveva  considerarsi  come  terminata  pacificamente,  poi- 
ché erasi  rimossa  la  causa  che  le  aveva  dato  vita,  os- 
sia la  legge  del  i4  febbraio  che  ordinava  l'imposta; 
il  che  era  quanto  il  Chili  domandava. 

Sorgeva  invece  un  nuovo  e  diverso  ordine  di  cose. 
Decretata  dal  Governo  di  Bolivia  la  rescissione  della 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOLIVIA  39 


transazione  del  1873  —  bene  o  male  che  ciò  sia,  non 
tocca  a  noi  il  discuterlo  —  nasceva  una  questione  emi- 
nentemente privata,  fra  il  Governo  e  la  Compagnia  ano- 
nima, ventilabile  innanzi  i  Tribunali  di  giustizia  di  Bo- 
livia, giusta  il  disposto  delle  leggi  interne  dello  Stato. 
Alla  Compagnia  anonima  rimaneva  una  sola  via:  quella 
di  reclamare  contro  il  decreto  di  rescissione  dato  dal 
Governo,  innanzi  la  Corte  Suprema  di  Bolivia,  che 
r art.  Ili  della  Costituzione  della  Repubblica  chiama 
a  risolvere  tutte  le  questioni  cui  dessero  luogo  i  decreti 
e  risoluzioni  del  Governo;  e  solo  nel  caso  di  denegata 
giustizia,  o  di  notoria  ingiustizia  per  parte  della  Corte 
Suprema,  rimaneva  aperto  l'adito  ad  un  reclamo  di- 
plomatico ;  prima  no,  poiché  avrebbe  arrestato  ed  of- 
feso il  corso  naturale  della  legislazione  interna  della 
Repubblica. 

Né  era  a  temersi  che  la  Compagnia  salnitriera  sof- 
frisse danno  alcuno  durante  e  fino  al  termine  del 
giudizio  che  avrebbe  potuto  e  dovuto  incoare  innanzi 
alla  Corte  Suprema  di  Bolivia,  per  reclamare  contro  il 
decreto  di  rescissione  dato  dal  Governo;  poiché  nel 
frattempo  le  cose  sarebbero  necessariamente  rimaste, 
per  solo  effetto  della  legge,  nello  stato  in  cui  allora  si 
trovavano.  La  sola  esistenza  di  un  giudizio  pendente 
sulla  legalità  del  decreto  di  rescissione,  avrebbe  collo- 
cato il  Governo  nella  impossibilità  di  procedere  ad  atto 
alcuno  contro  la  Compagnia  ed  i  suoi  stabilimenti  sai- 
niu-ieri. 

Contrariamente  a  tutto  ciò,  la  Compagnia  anonima 
tacque,  e  P  Incaricato  d'Affari  del  Chili  nella  pace  di- 

ì  —  Caiva!<o,  Guerra  tt America. 


40  CAUSE  DELLA  GUERRA 


resse  con  data  8  febbraio  al  Governo  di  Bolivia  una 
specie  di  Nota  ultimatum,  nella  quale  lo  comminava 
a  rispondere  nel  termine  di  48  ore,  se  accettava  o  no 
di  sottomettere  ad  arbitrato  la  nuova  questione  sorta 
col  decreto  del  i^ febbraio^  che  dichiarava  la  rescissione 
della  transazione  del  1878;  nuova  questione  che  non 
era  virtualmente  nata  se  non  da  otto  giorni  appena,  e 
che  non  era  stata  per  ancora  né  discussa,  né  elevata, 
essendoché  la  riferita  Nota  comminatoria  delP  8  feb- 
braio era  quella  nella  quale  per  la  prima  volta  si  par- 
lava dì  essa. 

Il  Governo  di  Bolivia  non  rispose  a  siffatta  Nota;  ed 
il  giorno  12  dello  stesso  mese  l'Incaricato  d'Affari  del 
Chili  dichiarava  rotto  il  Trattato  di  limiti  del  1874. 

Strana  coincidenza  i  in  quello  stesso  giorno  1 2,  usci- 
vano dal  porto  di  Caldera  le  corazzate  chilene,  con  a 
bordo  le  truppe  che  il  giorno  i4  occuparono  in  nome 
del  Chili  la  Città  boliviana,  Antofagasta,  porto  princi- 
pale e  centro  di  tutto  il  movimento  commerciale  del 
deserto  di  Atacama.  E  diciamo  strana  coincidenza, 
perché  non  essendovi  telegrafo  fra  la  Bolovia  ed  il  Chili, 
questa  simultaneità  di  avvenimenti  non  potè  essere  af- 
fatto r  opera  di  un  immediato  concerto  fra  il  Gabinetto 
di  Santiago  ed  il  suo  Rappresentante  nella  pace.  O  fu 
una  coincidenza  puramente  fortuita,  o  fu  l'effetto  di 
concerti  presi  assai  prima,  non  a  motivo  del  decreto  di 
rescissione,  non  ancora  dato  dal  Governo  di  Bolivia^ 
né  prevedibile,  ma  in  esecuzione  di  fini  determinati  che 
dovevano  compiersi  in  ogni  evento,  qualunque  cosa 
fosse  per  succedere. 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOLIVIA  41 


Ripetiamo,  fra  la  Bolivia  ed  il  Chili  non  v*è  tele- 
grafo. Il  telegrafo  più  prossimo  di  cui  la  Bolivia  possa 
giovarsi  per  corrispondere  col  Chili,  è  quello  da  Tacna 
ad  Arica,  dove  può  innestarsi  col  filo  sottomarino  che 
va  a  Valparaiso.  Ma  per  portare  un  dispaccio  dalla 
Pace  a  Tacna,  una  buona  staffetta  non  impiega  meno 
di  cinque  giorni,  dovendo  percorrere  83  leghe  di  cat- 
tivissima ed  alpestre  strada  ;  sicché,  senza  tener  conto 
dei  non  improbabili  ritardi  cui  possa  dar  luogo  la  spe- 
dizione del  telegramma  da  Tacna  a  Santiago,  dovendo 
cambiar  due  volte  di  linea  ed  ufficio,  in  Arica  ed  in 
Valparaiso,  un  dispaccio  spedito  dalla  Pace  non  può 
arrivare  a  Santiago,  o  viceversa,  se  non  nel  termine 
minimo  di  cinque  giorni. 

Or  da  tutto  ciò  risulta:  i^'Che  la  Nota  dell' 8  feb- 
braio, colla  quale  F  Incaricato  d'Affari  del  Chili  doman- 
dava imperiosamente  nel  termine  perentorio  di  48  ore 
al  Governo  dì  Bolivia,  una  risposta  definitiva  sull'accet- 
tazione o  no  della  proposta  di  sottoporre  ad  arbitrato  la 
nuova  questione  derivante  dal  decreto  del  i^  febbraio, 
non  poteva  esser  punto  il  resultato  di  speciali  istru- 
zioni ricevute  dal  suo  Governo;  perchè,  supposto  anche 
che  si  fosse  fatto  uso  del  telegrafo,  i  sette  giorni  decorsi 
dal  fo  all'  8  febbraio  non  potevano  essere  sufficienti  per 
comunicare  al  suo  Governo  il  decreto  del  i<>  febbraio, 
e  ricevere  le  opportune  istruzioni  ;  ciò  del  resto  è  tanto 
vero,  che  la  stessa  Cancelleria  di  Santiago  dichiara  nel 
suo  Manifesto  alle  Nazioni  amiche,  di  aver  ricevuto 
il  giorno  1 1  appena,  il  telegramma  del  proprio  Inca- 
ricato d'afifari,  nel  quale  le  partecipava  il  riferito  de- 


42  CAUSE  DELLA  GUERRA 


creto  del  i»  febbraio.  — 2'>  Che  la  proposta  dell'arbi- 
trato fatta  dal  suddetto  Incaricato  d'Affari  il  giorno  8, 
non  aveva  nessun   carattere  di  serietà;  poiché   am- 
messo che  il  Governo  di  Bolivia  avesse  risposto  affer- 
mativamente nel  concessogli  termine  di  48  ore,  ossia 
il  giorno  IO,  tale  risposta  non  sarebbe  arrivata  a  San- 
tiago che  il  giorno   i5   al  più  presto;  e  quindi  non 
avrebbe  affatto  impedita  l'occupazione  militare  di  An- 
tofagasta,  consumata  dalle  truppe  chilene  il  giorno  i4, 
ed  ordinata  dal  Gabinetto  di  Santiago  in  quello  stesso 
giorno  12,  nel  quale  il  suo  Rappresentante  nella  Pace 
dichiarava  dar  per  rotto  il  Trattato  del  1874.  Cosicché 
non  riesce  affatto  possibile  il  comprendere  il  vero  pen- 
siero del  Ministro  del  Chili,  quando,  dopo  aver  par- 
lato a  suo  modo  del  succitato  decreto  del  1°  febbraio 
del  Governo  di  Bolivia,  dice  nel  suo  manifesto  sui  mo- 
tivi della  Guerra:  e  E  tuttavia,  dopo  questo  atto  in- 
giustificabile, il  Ministro  chileno,  dominando  i  nobili 
impulsi   del  suo  animo,   domanda  la  revoca  di    esso 
decreto  e  tratta  con  sollecito  impegno   (per  me{:{0 
di  una  sola  Nota  di  cui  non  si  attese  la  risposta)  per 
ottenere  che  si  sottoponga  al  giudizio  di  arbitri,  senza 
essere  ascoltato.  »  Se  tutto  ciò  non  fosse  costato  tanto 
e  tanto  sangue,  si  direbbe  una  buffonesca  parodia  ! 

Per  giustificare  l'inusitata  violenza  dei  suoi  atti,  co- 
ronata dalla  invasione  del  territorio  boliviano,  il  Ga- 
binetto di  Santiago,  parlando  alle  Nazioni  amiche  nel 
citato  manifesto  del  18  febbraio  1879,  dice:  a  Un  te- 
legramma ricevuto  l'undici  del  presente  dalla  Lega^ 
zione  del  ChiFi  in  Bolivia,  partecipa  al  mio  Governo 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOLIVIA  43 

che  quello  di  Bolivia  aveva  emesso  un  decreto  che 
spogliava  la  Compagnia  chilena  di  salnitro  delle  sue 
proprietà,  e  dei  suoi  diritti,  dichiarandosi  padrone 
esclusivo  di  quei  beni  che  importano  più  di  sei  mi- 
iioDi  di  scudi....  La  Cancelleria  chilena  reclamava  e 
domandava  la  sospensione  definitiva  dei  decreti  coi 
quali  si  pretendeva  espropriare,  a  titolo  d'imposta  (i), 
r  industria  ed  il  capitale  chileno,  in  contravvenzione 
al  Patto  del  1874;  ed  il  Governo  di  Bolivia  sospende 
la  spogliazione  parziale  e  la  ordina  in  massa,  e  si  di- 
chiara padrone  e  possessore  dei  beni  dei  nostri  com- 
patriotti,  non  altro  invocando  che  Pavidità  ed  il  suo 
potere  (2).  In  presenza  di  fatti  cosi  inauditi,  che  forse 
non  ha  giammai  registrato  la  storia  delle  Nazioni  civili, 
non  restava  se  non  un  solo  cammino  che  ponesse  in 
salvo  gì'  interessi  chileni  e  la  dignità  del  paese.  S.  E.  il 
Presidente  ordinò  quindi  che  alcune  forze  di  mare  e  di 
terra  occupassero  immediatamente  il  deserto  di  Ata- 
cama....  Cinquanta  ore  più  tardi  la  legge  chilena  im- 
perava in  quella  regione.  • 


(i)  L'imposta  di  dùci  centesimi  per  ogni  quintale  di  salaitro 
che  si  esportasse.  Oggi  che  il  Chili  occupa  da  padrone  il  deserto 
di  Atacama,  la  &mosa  Compagnia  di  salnitro  per  la  quale  era 
tanto  tenero  allora,  paga  a  lui,  al  Chili,  l'imposta  di  uno  scudo 
e  mezzo,  ossia  di  centocinquanta  centesimi  per  ogni  quintale  di 
salnitro;  sì  come  tutti  gli  altri  produttori  della  stessa  merce. 

(2)  Sarà  bene  ricordare  che  per  le  sue  convenzioni  col  Go- 
verno  di  Bolivia,  la  Compagnia  di  cui  si  parla  non  aveva  la  pro- 
prietà dei  terreni  di  salnitro,  ma  il  semplice  diritto  di  uso  per 
quindici  anni,  dei  quali  erano  già  decorsi  più  che  parecchi. 


44  CAUSE  DELLA  GUERRA 

Qual  esso  fosse  il  decreto  spogliatorio  che  tanto  im- 
pensieriva il  Gabinetto  di  Santiago,  lo  sappiamo  già; 
e  bene  sarà  ripeterlo  ancora  :  «  Si  dichiara  rescissa  e 
senza  effetti  la  convenzione  del  27  novembre  1873 
fra  il  Governo  e  la  Compagnia  di  salnitro  di  Amo- 
fagasta:  in  merito  di  ciò,  sospendansi  gli  effetti  della 
legge  del  1 5  febbraio  1 878.  Il  Ministro  del  ramo  darà 
gli  opportuni  ordini  per  la  rivendicazione  dei  terreni 
salnitrali  occupati  dalla  Compagnia.  » 

Questo  decreto,  come  si  vede,  non  era  poi  tanto  ter- 
ribile qual  vorrebbe  farlo  credere  il  Ministro  chileno. 
La  rescissione  da  esso  dichiarata  rimaneva  per  ancora 
nella  semplice  sfera  astratta  del  diritto,  nella  quale  la 
Compagnia  avrebbe  potuto  trattenerlo  forse  per  anni 
ed  anni  —  cosa  assai  comune  in  America  —  colla  ini- 
ziazione del  rispettivo  giudizio  innanzi  la  Corte  Su- 
prema di  Bolivia  :  né  erasi  disposto  dal  Governo  pro- 
cedimento alcuno  di  fatto  contro  la  Compagnia,  come 
farebbe  supporre  il  linguaggio  del  Ministro  del  Chili. 
La  sola  misura  presa  dal  Governo  di  Bolivia,  in  re- 
lazione all'  ultimo  inciso  di  esso  decreto,  consisteva  nel 
disporre  —  attesa  la  delicata  situazione  creata  dal  Chili 
—  che  il  primo  Ministro  del  suo  Gabinetto  si  portasse 
ad  Antofagasta  in  qualità  di  delegato  straordinario,  per 
entrare  in  accomodamenti  amichevoli  colla  Com- 
pagnia, ed  in  loro  difetto,  adottare  le  misure  legali 
che  fossero  del  caso.  E  qui  è  da  avvertire  che  né  il 
Ministro  delegato  erasi  tuttavia  mosso  dalla  sua  re- 
sidenza, né  il  decreto  stesso  che  dichiarava  la  rescis- 
sione del  contratto  era  per  ancora  arrivato  al  Prefetto 


FRA  IL  CHILt  E  LA  BOLIVL\  45 


di  Antofagasta,  quando  avvenne  V  invasione  chilena 
del  i4.  Tanta  era  la  fretta  che  aveva  il  Chili  di  in- 
vadere il  territorio  boliviano  di  Atacama  a  qualunque 
costo! 

La  posta  che  portava  al  Prefetto  del  Dipartimento 
la  comunicazione  ufficiale  del  decreto  del  i^  febbraio, 
non  arrivò  ad  Antofagasta  che  col  vapore  del  16  dello 
stesso  mese  :  insieme  al  decreto  andavano  pure  le  istru- 
zioni che  il  Ministro  delegato  dava  al  Prefetto,  sulla 
condotta  da  tenere  fino  al  suo  arrivo.  Esse  erano: 

i.^  Far  notificare  al  Gerente  della  Compagnia  ano- 
nima il  decreto  di  rescbsione  dato  il  i^  febbraio: 

2.0  Soprassedere  dal  giudizio  coattivo  iniziato  contro 
la  Compagnia  anonima  pel  pagamanto  dell*  imposta 
di  dieci  centesimi,  già  sospesa,  e  sciogliere  il  sequestro 
praticato  a  tale  effetto. 

3.0  Nel  caso  di  protesta  od  altro  reclamo  della  Com- 
pagnia, provvedere  come  appresso:  «  Avendo  questa 
Prefettura  avviso  ufficiale  che  il  Supremo  Governo 
invia  in  questo  Dipartimento  uno  dei  suoi  Ministri  di 
Stato  in  qualità  di  Delegato  straordinario,  riservisi  il 
presente  ricorso,  per  sottometterlo  alla  considerazione 
del  detto  signor  Ministro  delegato  (i).  » 

La  posta  che  portava  queste  istruzioni,  insieme  al 
decreto  stesso  del  i»  febbraio,  giunse  ad  Antofagasta, 
come  s' è  detto,  col  vapore  del  16,  e  venne  perciò  nelle 
mani  delle  Autorità  militari  chilene  che  da  due  giorni 

(  1  )  NotOrManifestQ  dtl  Mmisiro  PUnipotensiario  di  Bolivia  nel 
Perù,   15  aprile  1879. 


46  CAUSE  DELLA  GUERRA 

si  erano  impadronite  di  Antofagasta.  Il  Gabinetto  di 
Bolivia  ha  sfidato  quello  del  Chili  a  negare,  se  poteva^ 
che  tali  e  non  altre  erano  le  istruzioni  spedite  ad  An- 
tofagasta, invitandolo  a  mostrare  gli  Ufficii  caduti  in 
sue  mani:  e  poiché  nulla  di  ciò  è  stato  praticato  dal 
Governo  del  Chili,  il  tenore  di  queste  istruzioni,  oltre 
ogni  altra  ragione  e  la  non  esistenza  di  ogni  qualsiasi 
prova  in  contrario,  deve  ritenersi  quaP  è  stato  manife- 
stato dal  Governo  di  Bolivia. 

Da  tutto  l'anzidetto  risulta  quindi  che  le  cause  della 
guerra  promossa  dal  Chili  contro  la  Bolivia,  non  pos- 
sono trovarsi  né  nella  voluta  infrazione  dell'art.  4  del 
Trattato  del  1874,  perchè  la  legge  del  i4  febbraio  1878 
che  ne  faceva  da  causale  o  pretesto,  era  già  ritirata 
o  sospesa  definitivamente;  né  nel  posteriore  decreto 
del  i»  febbraio  1879.  dato  anche  che  fosse  stato  in- 
giusto, a  tutela  degl'  interessi  dei  suoi  connazionali, 
perchè  non  ancora  eransi  esauriti  né  intentati  i  mezzi 
legali  che  la  legislazione  di  Bolivia  accordava  per  com- 
batterlo  innanzi  ai  Tribunali  ;  e  perchè  infine  non  erasi 
proceduto  per  parte  della  Bolivia,  né  disposto  neanche  di 
procedere,  a  misura  alcuna  o  via  di  fatto,  che  potesse 
menomamente  compromettere  o  danneggiare  gì'  inte- 
ressi della  Compagnia  anonima  di  salnitro  e  ferrovia 
di  Antofagasta. 

(1  Governo  del  Chili  aveva  da  più  tempo  meditata 
e  preparata  l'usurpazione  del  territorio  boliviano  di 
Atacama  —  come  lo  dicevano  anche  i  preparativi  mi- 
litari anticipatamente  concentrati  in  Caldera,  dove  mai 
ne  ebbe  pel  passato;  —  e  non  aspettava  se  non   una 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOUVIA  47 


occasione  qualunque  che  gli  servisse  di  pretesto  per  at- 
tuare i  suoi  progetti.  Questa  occasione  credè  di  trovarla 
dapprima  nella  nota  imposta  dei  dieci  centesimi  :  mo- 
tivo, pel  quale  inacerbì  tanto  la  discussione  diploma- 
tica a  questo  riguardo;  discussione  che  ebbe  sempre 
a  compagna,  da  principio  a  fine,  la  minaccia  che  ve- 
niva dalla  presenza  di  una  corazzata  chilena,  la  Bianco- 
Encaladay  nelle  acque  della  indifesa  Antofagasta.  E 
quando  poi  vide  che  un  tal  pretesto  gli  sfuggiva  di 
mano,  pel  decreto  del  1°  febbraio  che  sospendeva  de- 
finitivamente detta  imposta,  si  afferrò  alla  supposta 
spogliazione  ordinata  con  quel  medesimo  decreto,  ossia 
alla  rescissione  non  per  anco  incominciata  a  tradursi 
in  atto  della  transazione  del  iSyS:  e  senza  aspettare 
che  detta  questione  fossesi  pacificamente  discussa  e 
terminata,  come  certo  sarebbe  avvenuto,  stando  ai  pre- 
cedenti della  materia;  anzi  senza  neanche  aspettare 
che  la  p^e  interessata,  la  Compagnia  anonima,  avesse 
avuto  notìzia  di  un  tale  decreto  (i),  corse  in  fretta  e 
furia  e  si  precipitò  colle  forze  già  da  lungo  tempo  pre- 
parate in  Caldera,  suU'  indifeso  territorio  nemico,  t  per 
rivendicare  ed  occupare  in  nome  del  Chili,  i  territori 
che  possedeva  prima  di  conchiudere  con  la  Bolivia  i 
Trattati  di  limiti  del  t866  e  del  1874.  »  Queste  sono 
le  testuali  parole  usate  dalla  Cancelleria  chilena   nel 


(i)  Quando  il  Governo  del  Chili  diede  l'ordine  di  occupare 
Antofagasta,  il  12  febbraio,  la  Compagnia  anonima  non  poteva 
ancora  conoscere,  ammenoché  per  telegramma,  il  famoso  decreto 
dato  il  \^  febbraio  nella  Pace. 


48  CAUSE  DELLA  GUERRA 


Manifesto  sui  motivi  della  guerra:  e  da  questa  sua 
esplicita  dichiarazione  emerge  chiaramente,  senza' bi- 
sogno di  ricorrere  ad  altro,  che  non  fu  già  il  p)ensiero 
di  far  rispettare  i  Trattati  del  1866  e  del  1874,  né  la 
semplice  tutela  degl'  interessi  dei  nazionali  chileni  che 
la  spinse  ad  invadere  il  territorio  indifeso  di  Bolivia; 
ma  il  deliberato  proposito  di  impadronirsi  a  titolo  di 
rivendicas{ione  di  una  parte  del  territorio  boliviano; 
del  che  troveremo  altre  e  più  sicure  prove  nel  corso 
di  questa  narrazione. 

Quale  poi  sia  il  valore  che  puossi  e  devesi  dare  alla 
invocata  rivendicazione^  abbiamo  già  visto  nel  fare  la 
storia  dei  limiti  che  dividono  le  due  Repubbliche. 

Il  deserto  di  Atacama  non  appartenne  mai  al  Chili, 
né  prima  del  181  o,  quando  questo  paese  era  una  sem- 
plice Colonia  spagnuola,  sotto  il  nome  di  Regno  o 
Capitanìa  Generale  del  Chili;  né  dopo  siffatta  epoca, 
quando  divenne  Repubblica  indipendente.  Esso  appar- 
tenne sempre  di  dritto  e  di  fatto  alla  circoscrizione 
politica  che  oggi  costituisce  la  Repubblica  di  Bolivia, 
eccetto  unicamente  il  corto  periodo  di  tempo  decorso 
dal  i842  al  1866,  nel  quale  fu  occupato  in  parte  dal 
Chili  per  un  abuso  di  forza,  ed  a  cui  pose  termine 
il  Trattato  di  limiti  del  1866,  che  fissava  definitiva- 
mente nel  24^  parallelo  il  limite  rispettivo  delle  due 
Repubbliche.  E  questo  Trattato  del  1866,  riconfer- 
mato da  quello  del  1874,  regalava  al  Chili,  come  si 
sa,  tutta  la  parte  del  deserto  che  corre  dal  grado  24® 
al  grado  25^  o  25^  3o',  nella  quale  la  Bolivia  aveva 


FRA  IL  CHILÌ  E  LA  BOLIVIA  49 


dei  diritti  indisputabili  non  mai  messi  in  dubbio  fino 
al  i842  (i). 

Rivendicare   importa  ricuperare  ciò  che   legittima- 
mente è  proprio,  e  di  cui  fu  abbandonato  o  perduto 
immeritamente  il  giusto  possesso.  Ma  il  deserto  di  Ata- 
cama,  fino  al  parallelo  24^  per  lo  meno,  non  fu  mai 
del  Chili  ;  quindi  sarebbe  un  colossale  assurdo  il  chia- 
mare rivendicazione  l'acquisto  di  una  cosa  di  cui  mai 
si  fu  padroni.  Ciò  è  tanto  vero,  che  lo  stesso  Chili  non 
ha  punto  detto  che  intendeva  rivendicare  territorii  che 
un  tempo  furono  suoi;  no,   perchè  sa  che  non  lo  fu- 
rono oaai.  Dice  invece  :    a  I  territorii  che  possedeva 
prima  di  concludere  con  la  Bolivia  i  Trattati  di  limiti 
del  1866  e  del  1874,  0  riferendosi  al  possesso  materiale 
che  col  solo  uso  delia  forza  si  procurò  dal  i842  al  1866. 
Ma  chi   non  sa,  che  ciò  che  fu  illegittimamente  pos* 
seduto,  si  considera  come  non  posseduto  mai  in  quanto 
agli  effetti  giuridici  del  possesso?  Da  un  delitto  potrà 
nascere  una  responsabilità,  ma  giamniai  un  diritto. 

Supposto  anche  che  il  dominio  del  deserto  di  Ata- 
cama  fosse  stato  questionabile  prima  del  1866  fra  la 
Bolivia  ed  il  Chili,  detta  questionabilità  spari  piena- 
mente coi  Trattati  di  limiti  del  1866  e  del  1874,  che 
/issavano  irrevocabilmente  nel  parallelo  24®  i  limiti  ri- 

(i)  «  Il  Chili  ha  sempre  esteso  il  suo  impero  e  la  sua  giuri- 
sdizione nel  nord,  fino  ai  territorio  del  Paposo  e  baia  di  Nostra 
Signora  »  (ossia  al  limitare  del  deserto).  Lastakria,  La  Consti' 
tucion  de  CkiU  Comendada,  Edizione  2^  del  1865,  pag.  209.  Il 
■ignor  Lastarria  è  uno  dei  più  distinti  pubblicisti  del  Chili. 


50  CAUSE  DELLA  GUERRA,  ECC. 


spettivi  delle  due  Repubbliche,  senza  riconoscere  a  fa- 
vore di  nessuna  delle  due,  sul  territorio  dell'altra,  diritti 
anteriori  o  posteriori  a  tali  Trattati;  e  per  conseguenza 
nessuno  dei  due  paesi  poteva  più,  sotto  nessuna  scusa 
o  pretesto,  dopo  tali  Trattati,  riparlare  di  diritti  e  pre- 
tensioni sul  territorio  riconosciuto  come  proprio  del- 
l' altro.  Se  non  fosse  così,  se  i  Trattati  di  limiti  doves- 
sero rimanere  eternamente  soggetti  al  capriccio  più  o 
meno  scusabile  delle  Nazioni  che  li  firmarono,  il  diritto 
pubblico  internazionale  verrebbe  meno  nella  sua  stessa 
base  ;  e  tutte  le  Nazioni  della  terra  sarebbero  costrette 
a  vivere  sotto  una  perpetua  minaccia  di  guerra  colle 
loro  vicine. 

La  pretesa  rivendicazione  in  questo  caso,  non  è  che 
semplice  usurpazione  o  conquista. 

Vedremo  più  innanzi  i  veri  moventi  che  spinsero  il 
Chili  su  di  una  via  tanto  riprovata  dalla  moderna 
civiltà. 


II 


CAUSE  APPARENTI 
DELLA  GUERRA  FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILI 


SOMMARIO 

Il  Perù  si  offre  mediatore  fra  la  Bolivia  e  il  Chili  -  Come  fosse 
ricevi:to  il  PleDÌpotenziario  peruviano  a  Valparaiso  :  docamenti 
ufficiali.  -  Istruzioni  date  dal  Perù  al  Plenipotenziario  per  la 
mediazione.  —  Il  Chili,  cambiata  la  questione,  non  accetta  i 
buoni  affici  del  Perù,  se  non  a  condizione  di  mantenere  l' oc- 
cnpazione  fino  al  pronunciato  degli  arbitri.  -  Il  Plenipoten- 
ziario, sulla  nuova  quistione  di  limiti,  non  aveva  istruzioni.  — 
Perchè  non  poteva  averle.  -  É  interrogato  circa  al  Trattato 
d'  alleanza  con  la  Bolivia.  —  Decreto  del  Governo  della  Bo- 
iiTia  che  provvede  allo  stato  di  guerra  creato  dall'  invasione 
Chilena  del  tenitorio  nazionale.  -  II  Chili  lo  considera  spe- 
ciosamente come  una  prima  dichiarazione  di  guerra,  e  fa  la 
parte  del  provocato.  -  Don  Domingo  Santa  Maria  :  sua  con- 
dotta col  Plenipotenziario  peruviano.  -  Il  Chili  richiede  neu- 
tralità al  Perù  :  condizioni  inaccettabili  :  negoziati  in  proposito. 
—  Il  rappresentante  del  Chili  a  Lima  insiste  sulla  neutralità  : 


2       CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

riipoiU  del  governo  peraviano.  -  Sulla  lospensivi  del  Perù, 
dDianle  i  negoziali,  il  Chili  dichiara  rotte  le  amichevoli  le- 
laiioni.  —  Su^^tiont  e  minacele  al  Perù  per  la  neutralità 
imoiediata.  -  n  PI  cu  {potenti  aria  del  Perù  apiega  al  govcnio 
chìleso  il  concetto  del  Trattato  d'  alleanza  colla  Bolivia.  - 
Dichiarazione  di  guerra  fatta  dal  Chili  :  eccessi  del  popolo  di 
Valparaiso.  —  Dispariti  nelle  ragioni  della  di  chi  a  razione  dì 
guerra  addotte  dal  Governo  chileno  e  dal  suo  Ministro  a  Lima. 
—  Esame  dei  pretesti  della  guerra  addotti  come  ragioni  dal 
Chili.  -  Perchì  ritardasse  il  Perù  a  dichiarare  la  sua  neutra- 
lità. -  Non  è  vero,  come  volle  !1  Chili,  che  il  Peri  non  po- 
tesse dichiararli  neutrale  :  non  gli  fii  lascialo  tempo.  -  Esame 
del  Trattato  d'  alleania.  -  La  condotta  del  Chili  ne  giustificava 
il  disposto.  -  Gli  armamenti  del  Perù  e  i  soccorsi  dati  alla 
Bolivia  faro»  pretesti.  -  Il  Perù,  anche  neutrale,  aveva  di- 
ritto d' armanL  —  Il  Perù  non  era  in  condizioni  da  voler   la 


appena  avuta  notizia,  nei  primi  di  gen- 
aio  1879,  della  forte  tensione  delle  re- 
i zi oni  diplomatiche  fra  il  Chili  e  la  60- 
via,  il  governo  del  Perù,  sollecito  di 
lantenere  inalterata  la  pace  fra  ì  due 
paesi  amici  e  vicini,  ordinò  ai  proprii  Rappresentanti  in 
Bolivia  e  nel  Chili,  che  al  primo  affacciarsi  di  un  qual- 
siasi indizio  di  prossima  rottura  fra  le  due  Repubbliche, 
si  affrettassero  ad  interporre  i  buoni  uffici  del  Perii,  e 
di  cercare  con  tutti  i  mezzi  possibili  l'allontanamento 
o  la  sospensione  di  qualunque  atto  ostile. 

L'annunzio  che  al  bisogno  il  Perù  avrebbe  offerto  i 
suoi  buoni  uffici,  fatto  dall'Incaricato  d'affari  del  Perù 
al  Presidente  del  Chili,  fu  da  questi  accolto  favorevol- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  53 


mente.  Ma  quando  sì  trattò  di  tradurli  in  atto,  quando, 
saputa  la  determinazione  di  occupare  Antofagasta,  il 
Rappresentante  peruviano,  offrendo  i  buoni  uffici  del 
suo  Governo,  domandava  alla  Cancelleria  chilena  la 
momentanea  sospensione  degli  ordini  dati  in  proposito, 
se  non  altro,  pel  breve  tempo  necessario  a  darne  tele- 
graficamente avviso  al  proprio  Governo  e  riceverne 
riscontro,  gli  offerti  buoni  uffici  furono  respinti,  man- 
tenendosi fermi  gli  ordini  di  invasione  del  territorio 
boliviano,  che  già  sappiamo  con  quanta  sollecitudine 
furono  adempiuti. 

Ciò  nonostante,  avvenuta  l'occupazione  di  Antofa- 
gasta,  il  Gabinetto  di  Lima  non  volle  risparmiarsi 
sforzo  alcuno  per  ottenere  il  ritorno  delle  buone  re- 
lazioni fra  la  Bolivia  ed  il  Chili,  e  spedi  presso  il 
Governo  di  questa  Repubblica  il  signor  Lavalle  in 
qualità  di  Inviato  straordinario  e  Ministro  plenipoten- 
ziario, air  oggetto  di  offrire  l' amichevole  medias^ione 
del  Perù. 

Il  Plenipotenziario  peruviano,  partito  da  Lima  il 
22  febbraio  1879,  arrivò  il  4  marzo  a  Valparaiso,  dalla 
cut  popolazione  fu  assai  malamente  ricevuto.  La  sua 
partenza  da  Lima  era  stata  immediatamente  annun- 
ziata per  telegrafo  al  Governo  del  Chili  dal  proprio 
Rappresentante  in  Lima,  insieme  allo  scopo  della  sua 
missione.  Tale  notizia  fu  presto  divulgata  ;  e  la  popo- 
iaziooe  di  Valparaiso,  dove  doveva  sbarcare  il  Pleni- 
potenziario peruviano,  signor  Lavalle,  per  recarsi  a  San- 
tiago, si  preparò  da  parecchi  giorni  innanzi  a  riceverlo 
nella  maniera  che  fece. 


54  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

Quale  sia  stato  questo  ricevimento  ce  lo  dirà  la  Nota 
ufficiale,  data  8  marzo,  del  Console  generale  del  Perù 
in  Valparaiso: 

a  Signor  Ministro Ho  già  anteriormente  mani- 
festato a  V.  S.  che  questa  popolazione  guardava  con  pro- 
fonda avversione  la  missione  conciliatrice  del  signor  Mi* 
nistro  Lavalle;  che  il  desiderio  della  guerra  contro  il 
Perù  è  veemente  in  tutti  i  circoli  sociali  del  Chili,  e 
che  il  linguaggio  della  stampa  di  Valparaiso  e  di  San- 
tiago, rivela  la  determinazione  di  compromettere  il  no- 
stro paese  nella  guerra  promossa  contro  la  Bolivia.  Gli 
istigatori  della  guerra,   temendo  che  questo  Governo 
possa  cedere  alle  pacifiche  premure  della  mediazione 
peruviana,  decisero  di  spingere  il  popolo   ad  oltrag- 
giare i  Rappresentanti  del  Perù,  e  specialmente  il  no- 
stro Plenipotenziario  nel  giorno  del  suo  arrivo  a  Val- 
paraiso, come  mezzo  sicuro  e  spicciativo  di  rompere 
ogni  relazione  fra  il  Perù  ed  il  Chili.  —  Con   piena 
certezza  di  questo  proposito,  mi  diressi  il  giorno  3  ai 
signor  Intendente  di  questa  provincia,  manifestandogli  la 
enormità  dell'  ingiuria  che  si  preparava,  e  domandan- 
dogli che  facesse  conservare  al  signor  Ministro  Lavalle 
tutto  il  rispetto  dovutogli.  Il  signor  Intendente  mi  rispose 
che  aveva  già  notizia  dell'attentato  che  si  pretendeva 
commettere;  che  aveva  consigliato  ai   promotori   del 
disordine  di  non  porlo   nel  caso   di   far  sciabolare  e 
fucilare  il  popolo;  e  che  mi  garantiva  che  l'oltraggio 
non  si  verificherebbe.  —  Il  giorno  4,  fin   dalle  prime 
ore  del  mattino,  da  tre  a  quattromila  uomini  della  più 
bassa  sfera,  si  accalcavano  sulla  spianata  e  piazza  della 


FRA  IL  PERC  ed  il  CHILI  55 


Dogana,  aspettando  lo  sbarco  del  Plenipotenziario  pe- 
ruviano. Appena  si  vide  approdare  il  vapore,  una  co- 
lonna di  duecento  soldati  di  linea  ed   una  numerosa 
compagnia  di  agenti  di  polizia  segreta,  s' introdussero 
fra  la  turba,  coprendo  il    fronte  dello  sbarcatoio .... 
All'una  pom.  ritornammo  dal   vapore   in  compagnia 
del  Plenipotenziario  del  Perù  (che  tutto   il  personale 
del  Consolato   era   andato   a   ricevere  a  bordo)  e  dal 
molo  eLÌVHótel  Central  avemmo  a  camminare  fra  due 
file  di  guardie  di  ]X>lizia,  stretti  ad  ogni  passo  da  una 
moltitudine  nemica  e  minacciosa,  come  rei  condotti  al 
patibolo,  il  signor  Ministro  Lavalle  partì  col  treno  delle 
5  pom.  per  Santiago.  —  In   quella   stessa   sera   ebbe 
iaogo  il  meeting,  al  quale  era  stato  invitato  il  popolo 
il  giorno  innanzi,  di  protesta  e  indignazione  contro  la 
missione  peruviana.  Dopo  i  più  grossolani  e  indecenti 
insulti  contro  il   Perù  ed  i  suoi  rappresentanti,    lan- 
ciati da  una  turba  di  sei  a  ottomila  persone,  gruppi 
considerevoli  si  diressero  alV Hotel  Central  y  in  cerca 
Jel  signor  Plenipotenziario  Lavalle.  Saputo  là  che  era 
già  partito  per  Santiago,  s'incamminarono  alla  volta 
del    Consolato,    che   attaccarono   a   colpi  di    pietre, 

con  gridi  di  morte   contro   lo  scrivente Essendo 

stata  nuovamente  attaccata  la  mia  casa  nella  notte 
seguente  da  un  piccolo  gruppo  d*  individui  che  vole- 
vano attentare  contro  la  mia  persona,  e  che  furono  re- 
spinti da  due  persone  armate  che  custodivano  il  Conso- 
lato, risolvetti  di  trasportare  l'officio  in  altro  posto  più 
centrale  della  città  ...  —  U  Console  generale  del  Perù 
L  Marquez.  » 

4.  —  CajVano,  Guerra  if  America, 


56  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


A  questo  documento  è  bene  aggiungere  anche  il  se- 
guente : 

«  Repubblica  del  Chili  —  Ministero  degli  Affari  esteri 
—  Telegramma  ricevuto  da  Valparaisoil  5  marzo  1879, 
jore  12  e  45  di  notte   —    Signor  Ministro,  Ieri   sera 
4Kebbe  luogo  sulla  piazza  dell*  Intendenza  il  meeting  an- 
nunziato. Stando  a  ciò  che  in  parte  vidi  ed  a  ciò  che 
mi  si  è  detto,  gli  oratori  discorsero  sulla  necessità  dì 
non  accettare  la  mediazione  che  suppongono  venga  ad 
offrire  il  signor  Ministro  del  Perù.  Terminati  i  discorsi,  il 
popolo  si  ritirava  apparentemente  tranquillo.  Era  im- 
possibile prevedere  che  un  gruppo  si   fermerebbe   in- 
nanzi alla  casa  del  signor  Console  generale  del  Perù,  per 
emettere  gridi  di  odio  e  lanciar  pietre  alla  porta.  Tro- 
va vasi  in  vicinanza  l' aiutante  Espindola  della  guardia 
di  sicurezza,  e  corse  a  proteggere  la  casa  delsig.  Console 
generale  del  Perù  ;  ma  siccome  il  gruppo  di  gente  au- 
mentava e  non  obbediva  alle  sue  intimazioni,   lasciò 
alcuni  soldati  di  polizia  a  custodia  della  porta  e  corse 
a  darmi  avviso.  Mi  portai  immediatamente  alla  casa 
del  signor  Console  con  molti  gentiluomini  che  erano  con 
me,  e  trovammo  ancora  un  gruppo  considerevole  di 
gente,  però  già  tranquilla.  Le  si  ingiunse   di  allonta- 
narsi ;  e  non  facendolo  subito,  domandai  un  picchetto 
di  16  soldati  a  cavallo,  e  con  ciò  la  gente  si  ritirò. 
E.  Altamirano  (Intendente  di  Valparaiso).  » 

I  gravissimi  fatti  riferiti  in  questi  documenti,  1'  uno 
dei  quali  è  delia  stessa  autorità  chilena,  dicono  chia- 
ramente che,  prima  ancora  dell'  arrivo  del  Plenipo- 
tenziario peruviano  portatore  della  mediazione,  si   era 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHiLt  57 

già  formata  nel  Chili  un'atmosfera  nemica  al  Perù,  e 
che  si  cercava  coi  mezzi  più  violenti  di  provocarlo  ad 
un  conflitto.  Nel  Chili,  benché  paese  repubblicano,  le 
escandescenze  popolari  non  sono  punto  comuni  e  fre- 
quenti, come  negli  altri  Stati  americani.  Retto  da  un 
governo  forte  ed  intollerante,  per  mezzo  di  una  poli* 
zia  numerosa  e  bene  organizzata,  il  popolo  chileno  sa 
che  non  si  può  muovere,  e  non  sì  muove,  se  non  nella 
sfera  d'azione  consentita  dal  Governo;  il  quale,  se 
non  si  fa  nessuno  scrupolo  di  usare  a  larga  mano 
dello  staffile  pei  più  semplici  reati  di  polizia  (i),  se 
ne  fa  molto  meno  ancora  di  sciabolare  e  fucilare 
ia  plebaglia  nelle  grandi  occasioni,  secondo  la  locu- 
zione usata  dall'Intendente  di  Valparaiso  nella  confe- 
renza col  Console  del  Perù.  Tutto  quindi  fa  supporre 
che  nei  riferiti  disordini  di  Valparaiso  che  è  la  seconda 
città  del  Chili,  tanto,  e  politicamente  forse  più  impor- 
tante della  stessa  capitale,  le  autorità,  che  già  ne  erano 
informate  anticipatamente,  fossero  più  o  meno  com- 
plici della  plebaglia  posta  in  fermento.  A  quale  scopo 
poi,  lo  vedremo  più  tardi. 

Il  Plenipotenziario  peruviano,  nondimeno,  fu  ricevuto 
coi  maggiori  riguardi  dal  Gabinetto  dì  Santiago;  il 
quale  non  tralasciò  punto  di  lamentare  con  lui  ia  ri- 
provevole condotta  del  popolo  di  Valparaiso,  e  di  far- 
gliene le  debite  scuse. 

(i)  La  pena  dello  staffile  nel  Chili  è  autorizzata  dalle  leggi 
dì  polizia,  e  forma  il  pane  quotidiano  dei  suoi  carceri.  S'è  visto 
finanche  dei  giornalisti  vergognosamente  staffilati  nelle  pubbliche 
piazze,  sul  semplice  ordine  di  un  agente  superiore  di  polizia. 


58       CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


Apparentemente  terminato  questo  incidente  —  seb- 
bene la  stampa  tutta  del  Chili  non   smettesse  affatto 
quel  tono  acre  ed  ingiurioso  pel  Perù,  che  era  Tespres- 
sione  più  o  meno  fedele  della  pubblica  opinione  —  il 
Plenipotenziario  peruviano  si  affrettò  ad  esporre,  così 
al  Presidente  della  Repubblica  come  al  Ministro  degli 
affari  esteri  (quando  glie  ne  fu  dato  campo,  dopo  sette 
giorni),  in  confidenziali  conferenze  avute  con  essi  loro 
il  giorno  1 1  marzo,  le  prime  basi  della  mediazione  che 
egli  veniva  loro  ad  offrire  in  nome  del  Perù,  confor- 
memente alle  istruzioni  ricevute  dalla  propria  Cancel- 
leria ;  le  quali  dicevano  :  a  Apparendo  la  occupazione 
del  liitorale  boliviano  operata  dalle  truppe  chìlene,  come 
una  conseguenza  del  decreto  emesso  dal  Governo  di  Bo- 
livia, col  quale  si  rescinde  il  contratto  della  Compagnia 
di  salnitro  e  ferrovia  di  Antofagasta  ;  e  non  essendo  de- 
coroso, e  perciò  possibile,  cosi  pel  Chili  come  per  Bo- 
livia, entrare  in  un  qualsiasi  accomodamento  pacifico, 
se  prima  non  venissero  rimossi  da  ambe  le  parti  così 
gravi  inconvenienti,  V.   S.   proporrà  al  Governo  del 
Chili,  venendo  accettata  la  mediazione,  il  ritorno  delle 
cose  allo  stato  nel  quale  si  trovavano  prima  degli  ul- 
timi avvenimenti;  ossia:  la  disoccupazione  per  parte 
del  Chili  del  territorio  della  Bolivia,  semprechè  que- 
sta Repubblica  acconsenta  dal   suo   canto   a   sospen- 
dere il  sopradetto  decreto  di  rescissione  e  la  legge  del 
i4  febbraio    1878,  che  gravava   con  una   imposta    di 
dieci  centesimi   la   esportazione  di    ogni  quintale    di 
salnitro  che  facesse  la  Compagnia  di  Antofagasta  ;    e 
quindi,  la  conseguente   sottomissione  di  queste  que- 


FRA  IL  PERO  ED  IT.  CtìlXA  59 

stioni  all'arbitrato  scelto  e  costituito  da  ambo  i  Go- 
verni (i).  » 

Effettivamente,  nella  sessione  segreta  tenuta  dal  Se- 
nato del  Chili  il  24  marzo  1879,  il  Ministro  chileno 
degli  affari  esteri  dichiarava:  f  La  legazione  peruviana 
ìndica  V  idea  di  disoccupare  il  territorio  compreso  fra 
i  paralelli  23*  e  24®,  di  retrotrarre  le  cose  allo  stato  in 
cui  si  trovavano  il  i3  febbraio  ultimo,  e  di  sottomet- 
tere ad  arbitrato  la  questione  se  la  Bolivia  ha  o  no 
il  diritto  di  imporre  le  tasse  reclamate.  Questa  è  la 
base  unica  che  comprendono  le  istruzioni  del  signor 
Lavalte.  d 

Se  veramente  all'invadere  il  territorio  boliviano,  il 
Chili  non  avesse  avuto  altro  scopo  che  quello  di  far 
rispettare  il  Trattato  del  1874,  ch'egli  credeva  leso 
dalla  legge  boliviana  (già  sospesa  peraltro)  che  creava 


(i)  Nota  di  istruzioDÌ  del  Miaistro  degli  affari  esteri  del  Perù, 
al  Ministro  pleDipotenzìario  Lavalle.Lima,  22  febbraio  1879. 

Al  parlare  delle  basi  della  mediazione  offerta  dal  Perù,  dice 
Io  storico  chileno  Barros'Araiia,  a  pag.  74  della  sua  Historia 
de  la  Guerra  del  Pacifico:  «  Il  Rappresentante  del  Perù  offriva 
la  mediazione  del  suo  Governo,  esigendo  come  primo  passo  che 
il  Chili  ritirasse  le  sne  truppe  da  Antofagasta  per  tranquillizzare 
U  Bolivia,  onde  accettasse  volentieri  i  buoni  ufHci  del  media- 
tore: conseguentemente  il  Chili  doveva  disfare  il  già  fatto,  ri» 
tirare  le  sue  dichiarazioni  e  lasciar  sussistenti  gli  atti  depreda- 
torii  della  Bolivia  (quali  non  si  sa^y  prima  di  sapere,  se  non  altro, 
sotto  che  basi  accetterebbe  questa  Repubblica  la  mediazione.  « 

Come  si  fa  la  storia  nel  Chili  I  Ben  è  vero  che  il  signor  Bar" 
^yS'Araua  non  si  dà  mai  la  pena  di  citare  un  documento  uf- 
ficiale. 


6o      CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

r  imposta  dei  dieci  centesimi,  e  di  tutelare  grinteressi 
della  Compagnia  salnitriera  di  Antofagasta,  che  suppo- 
neva ingiustamente  minacciati  dal  decreto  di  rescis- 
sione del  I»  febbraio;  se  questi  fossero  stati  i  soli  mo- 
venti della  violenza  usata  contro  la  Bolivia,  le  basi  della 
mediazione  offerta  dal  Perù  non  avrebbero  potuto  essere 
più  lusinghiere  pel  Chili;  poiché  sodisfacevano  a  tutte 
le  sue  esigenze,  giuste  o  non  giuste  ch'esse  fossero, 
quali  erano  quelle  d' impedire  che  la  Bolivia  praticasse 
innovazione  alcuna  contro  il  Trattato  del  1874,  o  che 
in  qualsiasi  modo  procedesse  a  danno  della  Compagnia 
salnitriera  di  Antofagasta,  prima  che  fosse  deciso  dalFar- 
bitrato  chi  dei  due  aveva  ragione:  ed  a  lui  perciò 
non  doveva  costare  sacrifizio  alcuno  il  ritirarsi  dal  ter- 
ritorio invaso,  poiché  sarebbesi  ritirato  col  maggiore 
onore,  ossia  a  causa  vinta,  e  dop>o  avere  ottenuto  dal 
suo  atto  di  forza  tutto  quel  pieno  effetto  che  se  ne  ri- 
prometteva. 

Disgraziatamente,  non  erano  punto  queste  le  inten- 
zioni del  Chili.  E  le  cose  si  presentarono  al  Plenipo- 
tenziario peruviano  sotto  un  aspetto  completamente  di- 
verso da  quello  che  era  stato  previsto  dalla  Cancelleria 
di  Lima,  nel  formulare  le  istruzioni  alle  quali  doveva 
egli  attenersi;  sicché,   come  egli  scriveva  al  proprio 
Governo  da  Santiago,  con  Note  del  7,  11  e  1 3  marzo, 
la  questione  non  versava  più  sulle  violazioni  vere   o 
false  commesse  dal  Governo   boliviano   contro  i  patti 
conchiusi  col  Governo  del  Chili  o  con  i  cittadini  chi- 
leni;  ma  sul  diritto  stesso  al  territorio  occupato    cial 
Chìri,  e  che  questo  reclamava  come  suo.  Dal  che  na- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  6i 


sceva  che  l'arbitrato  proposto  dalla  mediazione  pe- 
ruviana doveva  ricadere,  non  più  sulla  prima  questione 
—  se  il  Governo  della  Bolivia  aveva  o  no  il  diritto  di  re- 
scindere il  suo  contratto  colla  Compagnia  salnitriera 
di  Amofagasta,  od  anche  sulF  altra  anteriore,  già  finita^ 
se  aveva  o  no  il  diritto  d'imporre  il  gravame  di  dieci 
centesimi  sopra  ogni  quintale  di  salnitro  che  detta  Com- 
pagnia esportasse  ;  —  ma  invece,  su  di  una  questione 
tutta  nuova  proposta  dal  Chili,  se  cioè  la  Bolivia  aveva  o 
no  diritto  al  possesso  e  dominio  del  territorio  compreso 
fra  i  paralelii  23*^  e  24^  che  il  Chili  aveva  fatto  e  di- 
ceva suo;  perchè,  avendo  esso  dichiarato  nullo  e  de- 
caduto per  mancanza  di  esatto  compimento  da  parte 
della  Bolivia  il  Trattato  di  limiti  del  1874,  e  con  questa 
l'altro  precedente  del  1866,  considerava  retratte  le  cose 
fino  allo  stato  nel  quale  si  trovavano  innanzi  del  primo 
Trattato  di  limiti  del  1866. 

Il  Chili  dunque  dava  di  propria  autorità  come  riso- 
luta a  suo  favore  la  prima  questione,  se  la  Bolivia  aveva 
0  no  infranto  il  Trattato  del  1874;  dava  anche  di  pro- 
pria autorità  come  nullo  e  decaduto  esso  Trattato 
del  1874,  in  seguito  alla  pretesa  infrazione  commessane 
dalla  Bolivia,  con  una  legge  che  aveva  già  ritirata  ; 
e  dando,  sempre  di  propria  autorità,  come  inclusa  nella 
nullità  del  Trattato  del  1874,  quella  ancora  del  prece- 
dente Trattato  di  limiti  del  1866,  col  quale  si  fissavano  i 
limiti  della  Bolivia  nel  parallelo  24°,  retrotraeva  le  cose 
allo  stato  in  cui  si  trovavano  prima  di  questo  Trat- 
tato del  1866,  quando  esso  pretendeva  di  esser  padrone 
del  deserto  di  Atacama  fino  al  paralello  23°,  e  voleva 


62  CAUSE  APPARENTI  J)ELLA  GUERRA 


che  questo  e  non  altro  si  dovesse  sottoporre  ad  arbi- 
trato :  a  chi  dei  due  appartenesse  la  zona  del  deserto 
di  Atacama  tra  i  paralleli  23'*  e  24°,  di  cui  esso  erasi 
impossessato  a  viva  forza  a  titolo  di  rivendicazione, 
se  cioè  alla  Bolivia  od  al  Chili. 

Ciò  posto,  e  il  Presidente  della  Repubblica  e  il  Mini- 
stro degli  affari  esteri  dichiaravano  T  uno  dopo  T  altro 
al  Plenipotenziario  La  valle,  nelle  anzidette  conferenze 
deir  1 1  marzo,  che  essi  non  potevano  affatto  aderire 
alle  premure  del  Perù,  di  retrotrarre  le  cose  fino  allo 
stato  in  cui  si  trovavano  il  i4  febbraio,  prima  dello 
sbarco  delle  truppe  chilene  ad  Antofagasta;  ossia  di  di- 
soccupare il  territorio  boliviano,  se  la  Bolivia  accon- 
sentiva a  sospendere  gli  effetti  del  decreto  di  rescissione 
del  suo  contratto  colla  Compagnia  salnitriera  di  An- 
tofagasta, e  quelli  della  precedente  legge  d'imposta  sul 
salnitro,  per  sottomettere  tali  questioni  ad  arbitrato; 
perchè  non  era  più  di  ciò  di  cui  ora  si  trattava.  Stando 
alla  nuova  e  diversa  questione  dal  Chili  posta  innanzi, 
essi,  per  far  buon  viso  all'amichevole  mediazione  del 
Perù,  non  si  negavano  punto  di  sottomettere  ad  arbi- 
trato detta  nuova   questione,  a   chi  cioè  si   apparte- 
nesse il  territorio  compreso  nel  grado  23°  che  le  truppe 
chilene  avevano  occupato,  ma  sotto  la  condizione  sine 
qua  non  che  conservasse  il  Chili  il  possesso  del  terri- 
torio in  questione,  fino  all'ultimo  verdetto  degli  arbitri. 

Trovando  dunque  che  la  questione  pendente  fra  il 
Chili  e  la  Bolivia  non  era  più  quella  in  vista  della 
quale  il  suo  Governo  lo  aveva  investito  di  poteri  per 
offrire  la  mediazione  del  Perù,  ma  una  questione  as- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILI  63 

sai  più  grave  e  tutta  nuova  che  si  affacciava  allora 
per  la  prima  volta,  il  Plenipotenziario  peruviano  non 
aveva  più  facoltà  per  continuare  a  trattare  sulla  me- 
diazione col  Chili;  e  doveva  sospendere  ogni  tratta- 
tiva, fino  a  che  non  fosse  stato  munito  dal  proprio 
Governo  di  nuove  istruzioni.  Effettivamente,  ciò  di- 
chiarava egli  al  Presidente  della  Repubblica  del  Chili 
ed  al  Ministro  degli  affari  esteri,  nelle  precitate  con- 
ferenze del  dì  undici  marzo;  e  da  quel  momento  le 
sue  relazioni  colla  Cancelleria  chilena  non  ebbero,  od 
almeno  non  dovevano  avere,  che  un  carattere  pura- 
mente confidenziale,  fino  a  quando  non  gli  arrivassero 
le  nuove  istruzioni  del  suo  Governo. 

Come  poi  fosse  avvenuto  che  il  Gabinetto  di  Lima 
considerò  il  conflitto  fra  il  Chili  e  la  Bolivia  ben  al- 
trimenti da  quello  che  era  in  realtà,  dando  al  suo  Rap- 
presentante istruzioni  insufficienti  e  che  non  facevano 
al  caso,  non  è  difficile  spiegare. 

Per  poter  dare  le  necessarie  istruzioni  al  suo  Pleni- 
potenziario, che  doveva  partire  e  parti  il  22  febbraio 
alla  volta  del  Chifi,  il  Gabinetto  di  Lima  interpellò  il 
giorno  20,  circa  i  motivi  dello  sbarco  delle  truppe  chi- 
Iene  sul  territorio  boliviano,  il  Ministro  Plenipotenzia- 
rio del  Chili  nel  Perù;  il  quale  rispondeva  evasiva- 
mente con  Nota  del  23,  dicendo:  a  II  mio  Governo 
non  tarderà  a  dirigersi  a  quelli  delle  Nazioni  amiche, 
dando  loro  conto  con  una  particolareggiata  esposizione, 
della  rottura  delle  sue  amichevoli  relazioni  con  la  Boli- 
via. In  quella  esposizione  che  arriverà  a  mani  di  V.  E. 
non  dopo  che  ad  alcun' altra  Cancelleria,  vedrà  V.  E. 


64       CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


incontrovertibilmente  dimostrati  i  motivi  dei  successi 
la  cui  conoscenza  ufficiale  è  desiderata  dal  suo  Go- 
verno (i).  •  Quando  adunque  partiva  il  Plenipotenzia- 
rio Lavalle  pel  Chili,  la  Cancelleria  di  Lima  ignorava 
completamente  le  pretensioni  rivendicaiorie  manifestate 
più  tardi  dal  Gabinetto  di  Santiago  ;  e  giudicando  da 
ciò  che  solamente  era  a  sua  conoscenza  fino  a  quel 
momento,  ossia  dalle  questioni'  che  formarono  oggetto 
di  discussione  tra  il  Chili  e  la  Bolivia,  fino  all'inva- 
sione del  territorio  boliviano,  il  conflitto  provocato  dal 
Chili  non  poteva  esser  motivato  che  da  quelle  mede- 
sime questioni;  e  quindi  a  quelle  e  non  ad  altre  po- 
tevano e  dovevano  riferirsi  le  istruzioni  che  diede  al 
proprio  Plenipotenziario  pel  disimpegno  della  missione 
affidatagli. 

Al  terminare  della  conferenza  del  giorno  undici,  il 
ministro  degli  affari  esteri  del  Chili  manifestava  pure 
al  Plenipotenziario  peruviano  che  il  suo  Governo  aveva 
notizia,  comunque  non  molto  sicura,  della  esistenza  di 
un  Trattato  segreto  di  alleanza,  concluso  Tanno  1873, 
fra  le  Repubbliche  del  Perù  e  di  Bolivia,  domandan- 
dogli cosa  ne  fosse  di  certo;  al  che  il  Plenipotenziario 
peruviano  rispose  che  ignorava  completamente  l'esi- 


(i^  Questa  promessa  esposizione,  o  manifesto  della  Cancelleria 
chilena  sui  motivi  della  guerra  contro  la  Bolivia,  abbenchè  porti 
la  data  del  18  febbraio,  non  iu  però  consegnata  al  Rappresen- 
tante del  Perù  nel  Chili,  perchè  la  trasmettesse  al  proprio  Oo- 
verno,  se  non  il  giorno  undici  marzoy  come  risulta  dalle  relative 
Note  di  trasmissione;  sicché  solamente  arrivò  alle  mani  del  Mi- 
nistro  degli  nffari  esteri  del  Perù  nella  seconda  meti  di  marzo. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  65 


stenza  di  un  siffatto  Trattato,  e  che  ragioni  tutte  sue 
personali  gli  facevano  credere  che  non  esistesse;  ma 
che,  avendo  inteso  parlare  di  un  tale  Trattato  fin  dal  suo 
primo  arrivare  al  Chili,  aveva  già  chiesto  infornnazìoni 
sul  proposito  al  proprio  Governo.  Il  Trattato  però  esi- 
steva effettivamente  fin  dall' anno  1873,  come  diceva  il 
Ministro  chileno;  e  la  Cancelleria  di  Lima,  prevedendo 
tale  domanda  da  parte  di  quella  di  Santiago  —  dopo 
aver  saputo  estra-ufficialmente  i  veri  fini  della  spedi- 
zione del  Chili  contro  la  Bolivia  —  aveva  già  scritto  al 
proprio  Plenipotenziario  in  data  8  marzo  :  <  E  molto 
probabile  che  il  Governo  del  Chili  domandi  a  V.  S.  se 
realmente  esiste  un  Trattato  segreto  di  alleanza  fra  il 
Perù  e  la  Bolivia.  Se  ciò  avviene,  V.  S.  deve  manifestare 
che  realmente  il  Trattato  esiste;  ma  che  se  il  Chili  ri- 
tira le  sue  forze  dal  littorale  boliviano,  ciò  che  forma  la 
condizione  essenziale  della  nostra  mediazione,  il  Perù 
non  si  vedrebbe  obbligato  all'adempimento  di  esso;  che 
anzi  troverebbesi  in  condizioni  di  facilitare  un  accomo* 
damento  decoroso  ed  equo  fra  il  Chili  e  la  Bolivia.  »  Ma 
questa  Nota,  come  dice  la  sua  data,  non  l' aveva  ancor 
ricevuta  il  giorno  undici  il  Plenipotenziario  Lavalle. 

Il  17  marzo,  il  Gabinetto  di  Santiago  fu  informato  che 
il  Presidente  di  Bolivia  aveva  dato  fuori,  colla  data  del 
1®  di  detto  mese,  il  decreto  seguente  : 

e  Considerando  :  Che  il  Governo  del  Chili  ha  invaso 
di  fatto  il  territorio  nazionale,  senza  osservare  le  regole 
del  diritto  delle  genti  né  le  pratiche  dei  popoli  civili, 
espellendo  violentemente  le  autorità  ed  i  nazionali  resi- 
denti nel  dipartimento  di  Cobija:  Che  il  Governo  di  Bo- 


66  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


livia  si  trova  nel  dovere  di  dettare  le  misure  energiche 
che  esige  la  situazione,  senza  però  allontanarsi  dai  prin- 
cìpi! consacrati  dal  diritto  pubblico  delle  Nazioni  -  De- 
creta -  Art.  1°:  Rimane  troncato  ogni  commercio  e  co- 
municazione colla  Repubblica  del  Chili,  mentre  dura  la 
guerra  che  ha  promosso  alia  Bolivia,  An.  2^:  I  chilent 
residenti  nel  territorio  bolivianosaranno  obbligati  a  disoc- 
cuparlo nel  termine  di  dieci  giorni  contati  dalla  notifica- 
zione.... »  (seguono  altre  prescrizioni  contro  i  chilenì). 

Questo  decreto  che,  come  dice  da  sé,  non  fa  che  det- 
tare alcune  misure  relative  allo  stato  di  guerra  nel 
quale  trovavasi  già  di  fatto  la  Bolivia  col  Chili,  per 
la  invasione  operata  da  quest'ultimo  di  una  parte  del 
territorio  boliviano,  e  come  testualmente  è  specificato 
in  esso,  mentre  dura  la  guerra  che  il  Chili  ha  pro- 
mosso alla  Bolivia,  fu  interpetrato  dal  Chili  in  una  ma- 
niera affatto  curiosa. 

Il  Governo  del  Chili  disse  che  quel  decreto  conteneva 
una  dichiarazione  di  guerra  lanciata  di  moto  proprio 
dalla  Bolivia  contro  il  Chili;  che  lo  stato  di  guerra 
fra  il  Chili  e  la  Bolivia  cominciava  allora  solamente, 
in  virtù  di  quel  decreto  col  quale  la  hoVivvà  provocava 
il  Chili  alla  lotta;  e  che  perciò,  essendo  il  Chili  Vag- 
gredìtOy  procedeva  ad  invadere  per  rappresaglia  il  ter- 
ritorio dello  Stato  aggressore,  E  detto  fatto;  ordinò 
telegraficamente  alla  squadra  ed  all'esercito  che  trenta 
giorni  prima  si  erano  impadroniti  in  piena  pace  di  An- 
tofagasta,  Mejillones  e  Caracoles  con  buon  altra  parte 
del  territorio  boliviano,  di  invadere  ancora  ed  occu- 
pare tutti  i  porti  e  terre  rimanenti  di  Bolivia,  fino  ai 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  67 


confini  del  Perù.  E  poiché  il  supposto  Stato  aggres- 
sore,  ossia  la  Bolivia,  non  aveva  nei  suoi  miseri  e  lon- 
tani porti  Tocopilla  e  Cobija,  ultimi  che  gli  rimane- 
vano, senonchè  appena  qualche  decina  di  soldati  facienti 
da  forza  di  polizia,  le  corazzate  chilene  non  ebbero  che 
a  presentarsi  e  sbarcare  una  compagnia  di  linea,  per 
impadronirsene  :  altre  poche  compagnie  di  linea  mos- 
sero in  pari  tempo  da  Caracoles,  ed  a  loro  volta  im- 
padronironsi  della  borgata  interna  Calama,  posta  nel- 
rAlto-Atacama;  sicché  tutto  il  deserto  di  Atacama 
rimase  in  poche  ore  in  potere  del  Chili  —  ben  s'intende, 
senza  colpo  ferire,  tranne  pochi  spari  di  fucile  in  Ca- 
lama,  ove  fra  mille  stenti  e  privazioni,  principalmente 
di  acqua  e  di  scarpe,  eransi  rifugiati  e  raccolti  i  pochi 
soldati  boliviani  successivamente  scacciati  da  Antofa- 
gasta,  Mejillones,  Caracoles,  Tocopilla  e  Cobija  (1). 

Il  Chili  infine,  sol  perché  aveva  iniziata  una  strana 
guerra  contro  la  Bolivia,  senza  precedente  dichiara- 
zione scritta  né  verbale,  procedendo  di  sorpresa  ad  in- 
vadere il  i4  febbraio  il  territorio  indifeso  dell'amico, 
sotto  pretesto  di  rivendicare  cosa  propria;  od  in  altri 
termini,  sol  perché  la  sua  aggressione  del  i4  febbraio 
contro  la  Bolivia  era  stata  piò  o  meno  proditoria,  ri- 
teneva che  quello  non  fosse  punto  un  principio  di 

(i)  Nella  Histiria  de  la  Guarà  del  Pacifico,  scriUa  dallo  sto- 
rico chileno  Diego  Barros-Arcuui,  coli'  aiuto  ed  ispirazione  del 
Governo  chileno,  parlando  di  questi  fatti  e  del  famoso  decreto 
del  Presidente  di  Bolivia,  General  Daza,  si  dice  :  «  Poiché  il  Ge- 
neral Daza  aveva  dichiarato  la  guerra  al  Chili....  circa  500  uo- 
mini delle  tre  armi  uscirono  da  Caracoles ...»  p.  68. 


68      CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


guerra,  e  neanche  semplice  provocazione  a  fatto  di  tal 
genere.  Supposto  anche,  come  lontana  ipotesi,  che  il 
Chili  avesse  avuto  delle  buone  ragioni  per  esercitare 
un  diritto  di  rivendicazione  su  di  un  territorio  che  la  Bo- 
livia possedeva  pacificamente,  ed  il  cui  dominio  erale 
stato  per  ben  due  volte  riconosciuto  dallo  stesso  Chili 
—  è  forse  con  una  brutale  invasione  di  detto  territorio 
fetta   improvvisamente,   quando  si  vive  sotto  la  fede 
della  pace  assicurata  dal  diritto  internazionale,   che 
esso  diritto  rivendicatorio  può  e  deve  esercitarsi,  per 
poter  poi  dire  che  quella  invasione  a  mano  armata  del 
territorio  dell'  amico  non  sia  un  atto  di  guerra  e  della 
peggiore  di  tutte  le  guerre?  (i)  Nondimeno  il  Chili,  ar- 
mato di  una  logica  araucana  tutta  propria,  diceva  che 
quella  non  costituiva  né  un  atto  di  guerra,  né  una  suffi- 
ciente provocazione  a  fatti  di  guerra.  Chiamava  invece 
provocazione  e  dichiarazione  di  guerra  il  decreto  anzi- 
detto del  Presidente  di  Bolivia,  la  cui  diversa  natura  si 
rivela  da  se  a  chiunque  non  sia  sfornito  di  senso  co- 
mune; e  prendeva  occasione  da  quello,  per  estendere 
la  sua  prima  invasione  del  i4  febbraio  a  tutto  il  de- 
serto di  Atacama,  ossia  a  tutta  quella  parte  del  terri- 
torio boliviano  che  aveva  in  animo  di  conquistare.  Fin 
dove  possono  arrivare  lo  spirito  di  prepotenza  e  l'ac- 
ciecamento  della  passione! 


(i)  e  Secondo  le  pratiche  del  diritto  interDazionale,  può  ini- 
ziarsi la  guerra  tanto  con  una  formale  dichiarazione,  quanto  per 
mezzo  di  atti  che  inequivocamente  la  stabiliscono.  » 

Parole  del  Senatore  Vergara  nella  seduta  segreta  tenuta  dal 
Senato  chileno  il  26  marzo  1879. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  69 


E  tutto  ciò,  mentre  si  ascoltavano  e  si  tenevano  a 
bada  le  gestioni  della  mediazione  interposta  dal  Perù, 
per  terminare  amichevolmente  i  disaccordi  con  la  Bo- 
livia. 

Dal  giorno  11  al  19  marzo,  tra  il  Plenipotenziario 
del  Perù  e  la  Cancelleria  di  Santiago  non  vi  fu  nes- 
suno scambio  di  idee,  direttamente  almeno.  Ci  spinge 
a  fare  questa  riserva  la  singolare  condotta  di  uno  dei 
più  alti  ed  influenti  personaggi  dei  circoli  politici  di 
Santiago,  D.  Domingo  Santa  Maria,  vecchio  amico 
del  Plenipotenziario  peruviano,  al  quale  fece  visita  fìn 
dal  primo  suo  arrivo  a  Santiago,  ed  alle  cui  calcagna 
stette  sempre  e  continuamente,  durante  quasi  tutto  il 
tempo  della  sua  permanenza  ivi,  conversando  e  discu- 
tendo familiarmente  con  lui  sullo  scopo  della  sua  mis- 
sione e  su  tutte  le  più  vitali  questioni  d'  attualità.  Il 
Santa  Maria,  come  più  volte  piacquegli  dichiarare  : 
a  non  si  mischiava  in  questi  affari  che  a  titolo  di 
amico  del  Perù,  del  Plenipotenziario  Lavalle  e  del  si- 
gnor Pinto,  Presidente  del  Chili,  da  cui  era  espressa- 
mente autorizzato  a  ciò^  ma  senza  carattere  ufficiale 
alcuno  (i).  »  Ora,  benché  non  avesse  carattere  ufficiale 
alcuno,  V  espressa  autorizzazione  del  Presidente  del 
Chili  gli  dava  per  lo  meno  un  certo  carattere  semi- 
ufficiale^  che  gli  dava  facoltà,  e  fino  ad  un  certo  punto 
lo  obbligava,  a  far  da  portavoce  fra  il  Presidente  del 
ChiB  ed  il  Plenipotenziario  del  Perù.  A  ciò,  pare,  que- 


(1)  Queste  notizie  le  abbiamo   raccolte  dalla  corrispondenza 
nfEdale  del  Plenipotenziario  Lavalle  col  proprio  Governo. 


70  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

st*  ultimo  non  badò  affatto  :  e  fece  assai  spesso  all'amico 
confidenze  che  non  avrebbe  mai  fatte  a  persona  rive- 
stita di  carattere  ufficiale;  come  quella,  ad  esempio,  di 
cui  parla  la  sua  Nota  i3  marzo  al  proprio  Governo, 
che  cioè,  avendogli  domandato  il  Santa  Maria  :  «  se  a 
suo  credere,  e  parlandogli  francamente  da  amico  ad 
amico,  il  mal  esito  dei  negoziati  di  cui  era  incaricato, 
darebbe  come  risultato  inevitabile  la  guerra  fra  il  Perù 
ed  il  Chili,  egli  rispose  senza  esitare  che  sì.  » 

Noi  non  supponiamo  punto  che  il  Santa  Maria,  per- 
sona altamente  rispettabile,  abusasse  volontariamente 
di  tali  confidenze.  Ma  comunque  sia,  il  Plenipotenziario 
peruviano  non  avrebbe  dovuto  giammai  dimenticare  il 
suo  carattere  semi-ufficiale,  e  prevedere  la  non  lontana 
probabilità  che,  anche  inconsciamente  e  senza  met- 
tervi nessuna  mala  intenzione,  poteva  egli  permettere 
qualche  volta  alP  intermediario  semi-ufficiale,  o  auto- 
rfffjto,  di  ascoltare  ciò  che  solo  era  detto  all'amico. 
Del  resto,  il  Macchiavelli  diceva  che  in  politica  non 
si  hanno  amici  :  forse  la  sentenza  è  troppo  assoluta. 
ma  è  bene  non  dimenticarla. 

11  19  marzo  adunque,  il  Plenipotenziario  peruviano 
ebbe  una  seconda  conferenza  col  Ministro  degli  Affari 
Esteri  del  Chili,  il  quale,  dopo  le  più  grandi  manife- 
stazioni di  simpatia  pel  Perù,  che  arrivarono   fino    a 
fargli  dire  :  e  Giammai  il  Chili  dichiarerebbe  la  guerra 
al  Perù,  e  solamente  si  limiterebbe  a  difendersi  se  fosse 
aggredito,  considerando  ciò  come  la  più  dolorosa  ne- 
cessità alla  quale  potrebbe  vedersi  esposto  »  ;  e  dopo 
aver  reiterata  la  prima  dichiarazione  della  iinpos^ibi- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  71 

lità  dì  disoccupare  il  littorale  boliviano,  come  base 
deir  arbitrato  proposto  dal  Perù,  non  potendo  abban- 
donare i  cittadini  chileni  che  lo  abitavano,  al  dispo- 
tismo ed  alla  perpetua  anarchia  della  Bolivia^  gli  ma- 
nifestò: i**  il  disegno  del  Governo  chileno  di  tentare 
colla  mediazione  del  Perù  un  accomodamento  diretto 
ed  immediato  con  la  Bolivia  ;  2°  di  trasportare  i  ne- 
goziati a  Lima,  onde  amichevolmente  potersi  discutere 
le  basi  di  esso  accomodamento  con  l' intervenzione  del 
Ministro  degli  AfiFari  Esteri  del  Perù,  tra  i  Plenipo- 
tenziari del  Chili  e  di  Bolivia  ;  S"»  che  il  Plenipoten- 
ziario del  Chili  sarebbe  il  D.  Domingo  Santa  Maria, 
sul  quale  potrebbe  contarsi,  comunque  non  si  fosse 
ancora  deciso  ad  accettare  Pincarico;  ^  che  bisognava 
tenere  tutto  ciò  nel  massimo  segreto.  E  qui  è  da  av- 
vertire che  questo  progetto  che  il  Ministro  chileno 
svolgeva  ufficialmente,  come  entrato  già  nelle  convin- 
zioni del  suo  Governo,  era  venuto  su  a  poco  a  poco 
nei  giorni  innanzi,  nelle  confidenziali  discussioni  fra 
il  Plenipotenziario  Lavalle  ed  il  suo  amico  Santa  Maria. 
Il  giorno  seguente,  20  marzo,  il  Plenipotenziario  del 
Perù  ebbe  la  solita  visita  del  Santa  Maria,  il  quale  gli 
espose  che  era  stato  sollecitato  dal  Presidente  per  re- 
carsi al  Perù,  e  che  aveva  risposto  affermativamente, 
tuttoché  fosse  un  vero  sacrifizio  per  lui  l' allontanarsi 
in  quei  momenti  da  Santiago,  unicamente  pel  suo  gran 
desiderio  di  assicurare  la  pace  fra  il  Chili  ed  il  Perù; 
ma  che  nondimeno  temeva  fosse  già  troppo  tardi,  ed 
il  suo  sacrifizio  sterile,  poiché  l' attitudine  del  Perù  coi 
suoi  armamenti  e  colF invio  di  duemila  uomini  alla 

5.  —  Caivamo,  Gurrra  ^America, 


72  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


frontiera  di  Bolivia,  era  molto  sospettosa  e  minacciante 
pel  Chili.  Comunque  sia,  si  rimase  d'accordo  che  il 
Santa  Maria  partirebbe  pel  Perù  col  vapore  del  29  dello 
stesso  mese,  se  nulla  succedeva  in  contrario  nei  frat- 
tempo. 

Il  giorno  appresso,  21  marzo,  ritornò  Santa  Maria 
dal  Plenipotenziario  Lavalle,  per  dirgli  che,  dopo  ma- 
turo esame  ed  una  lunga  conferenza  col  Presidente  della 
Repubblica,  aveva  deciso  di  non  andare  al  Perù  ;  per- 
chè temeva  di  arrivar  troppo  tardi,  e  non  ad  altro  che 
a  veder  sparare  i  primi  colpi  di  cannone. 

Poco  più  tardi,  nel  corso  della  medesima  giornata, 
il  Plenipotenziario  del  Perù  si  recò,  precedentemente 
invitato,  dal  Presidente  della  Repubblica;  dal  quale, 
oltre  la  conferma  di  quanto  aveagli  detto  Santa  Maria 
sul  suo  disegno  di  portarsi  a  Lima,  apprese:  e  Che  il 
suo  più  vivo  desiderio  era  la  conservazione  della  pace 
col  Perù,  ed  il  ritorno,  colla  mediazione  peruviana,  a 
quella  con  la  Bolivia;  ma  che  l'attitudine  del  Perù  era 
molto  allarmante;  che  i  suoi  uffici  di  mediatore  erano 
difficilmente  attuabili,  mentre  sembrava  prossimo  e  di- 
sposto a  farsi  belligerante;  e  che  per  il  bene  della  pace 
desiderava  sapere  se  il  Perù  sarebbe  neutrale  o  no  nella 
guerra  fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  già  dichiarata  da  que- 
sfulHma{i),  »  A  ciò  il  Plenipotenziario  peruviano  rispose 
che,  inviato  dal  suo  Governo  per  offrire  l'amichevole 
mediazione  del  Perù,  non  aveva  ricevuto  autorizzazione 


(1)  Riferendosi  al  Decreto    i®  marzo,   del   Presidente   di   Boli- 
via, di  cui  abbiamo  discorso  innanzi. 


FRA  IL  PERO  ED  IL  CHILÌ  73 


ne  istruzione  alcuna  per  dire  quale  sarebbe  la  con- 
rotta  del  suo  Governo  nel  caso  in  cui  non  fosse  pos- 
sibile riuscire  ad  un  amichevole  accomodamento  fra 
il  ChiFi  e  la  Bolivia  ;  e  che  a  suo  credere,  riteneva  : 
1",  che  il  Perù  non  potrebbe  giammai  fare  una  dichia- 
razione di  neutralità  a  priori^  trattandosi  di  una  guerra 
ira  vicini  nella  quale  da  un  momento  all'altro  potreb- 
bero trovarsi  compromessi  i  suoi  proprii  interessi;  2°,  che 
solo  potrebbe  dichiararsi  neutrale  sotto  condi\ione^  ossia 
nel  caso  che  il  Chili  ammettesse  delle  basi  di  media- 
zione per  poterle  sottomettere  all'accettazione  della  Boli- 
via; e  che  perciò,  avendo  il  Chili  rigettate  le  basi  da 
esso  presentate  a  nome  del  Perù,  lo  eccitava  a  pre- 
sentarne delle  nuove  che  egli  si  affretterebbe  a  tra- 
smettere al  proprio  Governo,  nel  qual  caso  forse  si  de- 
ciderebbe quest'ultimo  a  dichiarare  la  propria  neutralità. 
Riprendendo  dopo  ciò  la  parola  il  Presidente  del  Chili, 
soggiunse:  «Che  pel  momento  non  poteva  proporre  che 
queste  basi:  i*^,  mantenere  lo  statu  quo,  ossia  l'occu- 
pazione militare  del  Chili  nel  deserto  di  Atacama; 
2%  la  retroazione  della  questione  di  limiti  al  punto  nel 
quale  si  trovava  Tanno  1866;  3^,  sottomettere  ad  un 
arbitrato  la  questione  del  dominio  reale  del  deserto 
di  Atacama;  ma  che  però  tutto  ciò  non  poteva  aver 
luogo  se  non  dopo  che  il  Perù  si  fosse  dichiarato  neu- 
trale. »  Basi  essenziali  erano  infine  che  il  Perù  dichia- 
rasse innanzi  tutto  la  propria  neutralità,  e  che  fino  alla 
decisione  degli  arbitri,  che  poteva  ritardarsi  indefini- 
tamente, il  Chili  rimanesse  nel  possesso  del  territorio 
che  aveva  occupato  colla  forza:  occupazione  che  nei 


74  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

giorni  anteriori,  come  s^  è  detto,  aveva  estesa  a  tutto 
il  deserto  di  Atacama  fino  ai  confini  del  Perù,  ossia 
molto  al  di  là  ancora  del  grado  23®  ove  erasi  fermato 
il  i4  febbraio. 

Nonostante  la  inaccettabilità  di  queste  basi,  alle  quali 
la  Bolivia  non  avrebbe  dato  giammai  il  proprio  assenti- 
mento, il  Plenipotenziario  del  Perù  aderì  a  trasmetterle 
al  proprio  Governo  in  Lima;  e  fra  lui  ed  il  Presidente 
Pinto  si  convenne  che  sarebbesi  trattato  telegraficamente, 
e  che  per  ovviare  qualunque  possibile  inesattezza  da 
sua  parte,  il  telegramma  sarebbe  stato  redatto  dallo 
stesso  Presidente,  il  quale  si  impegnò  a  mandargliene  la 
bozza  nel  corso  della  giornata,  bozza  che  non  mandò 
né  quel  giorno,  né  mai  (i). 

Un  passo  indietro.  11  Rappresentante  del  Chili  in 
Lima,  con  Nota  del  17  marzo,  dopo  aver  parlato  dei 
preparativi  bellici  che  si  stavano  facendo  dal  Governo 
del  Perù,  e  dell'invio  di  una  divisione  dì  2000  soldati 
ad  Iquique,  nonché  dei  sentimenti  ostili  al  Chili  mani- 
festati dalla  stampa  di  Lima,  conchiudeva  domandando 
al  Perù  la  dichiarazione  di  neutralità,  nei  seguenti  ter- 
mini :  «  Il  Governo  del  Chili,  perchè  la  sua  azione  sia 
più  libera  rispetto  al  Governo  di  Bolivia,  crede  proprio 
di  cerff  tararsi  seriamente  se  quello  di  V.  E.  ha  la  inten- 
zione, come  I  suoi  doveri  suggeriscono,  di  rimanere 
neutrale,  in  presenza  degli  avvenimenti  che  hanno  avuto 


(i)  Tutto  quanto  si  riferisce  a  queste  conferenze  del  19  e  21, 
Io  abbiamo  ricavato  dalle  Note  Ufficiali  del  Plenipotenziario  pe- 
ruviano al  proprio  Governo,  del  20  e  2X   marzo. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  75 


ed  avranno  luogo,  mentre  il  Chili  difende  colle  armi 
la  rioccupazione  del  territorio  littoraie  al  sud  del  pa- 
ralello  23^  1 

Il  Gabinetto  di  Lima  però  non  aveva  ancora  rice- 
vutO;  fino  a  quel  momento,  da  quello  di  Santiago  nes- 
suna partecipazione  ufficiale  suir  occupazione  del  ter- 
ritorio boliviano,  avvenuta  il  i4  febbraio,  che  per  la 
prima  volta  sentiva  chiamare  rioccupa:{ione  del  terri- 
torio littoraie;  sicché  a  buon  diritto  non  gli  era  possi- 
bile il  dichiarare  qual  sarebbe  la  sua  condotta  riguardo 
ad  avvenimenti  di  cui  non  conosceva  la  vera  portata 
e  significazione  (i).  E,  tra  per  ciò,  tra  perchè  scosso 
dall'altisonante  acrimonia  che  spirava  la  Nota  del  Mi- 
nistro chileno,  rispondevagli  che  avendo  accreditata 
presso  la  Cancelleria  di  Santiago   una   Missione  spe- 


(i)  L'Esposizione  della  CaDcelleria  chilena  sui  fatti  del  14  feb- 
^o,  che  solamente  fu  consegnata  al  Plenipotenziario  del  Perii 
in  Santiago  l' undici  marzo,  per  esser  rimessa  al  proprio  Governo, 
non  era  ancora,  né  poteva  essergli  pervenuta  il  giorno   17. 

II  servizio  postale  tra  il  Chili  ed  il  Perù  è  fatto  dai  vapori 
della  Compagnia  inglese  del  Pacifico,  ì  quali  da  Valparaiso  al 
Caiiao  e  viceversa,  impiegano  ordinariamente  dai  9  ai  12  giorni, 
secondo  il  maggiore  o  minor  numero  di  porti  che  toccano  per 
▼ia;  e  partono,  così  dal  Callao  come  da  Valparaiso,  quando  una 
quando  due  volte  per  settimana.  Da  Santiago  a  Valparaiso  e  dal 
Callao  a  Lima,  la  posta  è  portata  da  treni  ferroviarii  che  im- 
piegano  a  percorrere  le  rispettive  distanze,  i  primi  5  ore,  ed  i 
secondi  30  minuti.  A  ciò  bisogna  aggiungere  il  tempo  che  di- 
vorano r  imbarco  e  lo  sbarco  nei  porti,  gli  orarii  postali,  e  le 
coincidenze  tra  gli  arrivi  e  partenze,  rispettivamente,  dei  treni  e 
dei  vapori  ;  più,  i  giorni  che  bisogna  aspettare  (ino  alla  più  pros- 
sima partenza  di  un  vapore. 


76  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


cialmente  incaricata  di  trattare  su  tutti  gli  incideuti 
cui  potesse  dar  luogo  tale  materia,  darebbe  alla  stessa 
le  debite  istruzioni  per  informare  quel  Governo  sui  di- 
versi punti  contenuti  in  detta  Nota.  Ciò  per  iscritto. 

Ma  in  una  conferenza  verbale  che  il  Plenipotenziario 
chileno  ebbe  il  giorno  20  col  Presidente  del  Perù,  que- 
sti gli  espose:  tChe  non  gli  era  possibile  di  formulare 
in  espressioni  precise  quale  sarebbe  più  tardi  la  sua  de- 
cisione; ghe  il  suo  Governo,  legato  da  più  tempo  a 
quello  della  Bolivia  con  un  Trattato  segreto  di  alleanza 
offensiva  e  difensiva  (i),  dovrebbe  forzatamente  far 
causa  comune  con  quel  paese,  se  non  si  ristabilissero 
le  relazioni  di  amicizia  fra  la  Bolivia  ed  il  Chili,  o  se 
il  Congresso  del  Perù,  che  sarà  in  breve  convocato  a 
sessioni  straordinarie,  non  autorizzasse  il  non  compi- 
mento di  detto  Trattato....  In  conclusione,  il  suo  Go- 
verno non  avrebbe  preso  risoluzione  alcuna,  se  non 
dopo  aver  conosciuto  1'  esito  della  Missione  affidata 
al  signor  Lavalle  (sulla  mediazione)  e  dopo  avere  inter- 
rogato il  paese  per  mezzo  del  Congresso  (2).  »  In  se- 
guito di  ciò,  il  giorno  seguente,  21  marzo,  il  Ministro 
chileno  spediva  al  proprio  Governo  in  Santiago  il  se- 
guente telegramma:  e  La  mìa  Nota  morfer^fa  doman- 
dando dichiarazione   neutralità   sarà  riscontrata    oggi. 


(i)  L'alleanza  era  semplicemente  difensiva,  e  non  offensive, 
come  erroneamente  dice  il  Ministro  chileno  avergli  assicurato  il 
Presidente  del  Perù. 

(2)  Dalla  Nota  che  il  Plenipotenziario  del  Chili  in  Lima  di- 
rigeva al  proprio  Governo  il  22  marzo  1879. 


FRA  IL  PERD  ed  il  CHILÌ  77 


Presidente  mi  espose  ieri  non  potersi  decidere,  aver 
Trattato  alleanza  con  Bolivia,  convocar  Congresso  per 
decidere,  e  incaricar  Lavalle  spiegarsi  con  nostro  Go- 
verno (i).  » 

Queste  spiegazioni  che,  con  Nota  del  26  marzo,  il 
Gabinetto  di  Lima  largamente  dava  al  proprio  Pleni- 
potenziario in  Santiago,  perché  le  comunicasse  alla 
Cancelleria  chilena,  non  furono  punto  attese  da  que- 
sta, la  quale  dichiarò  la  rottura  delle  amichevoli  re- 
lazioni col  Perù,  prima  che  detta  Nota  arrivasse  a 
Santiago. 

Il  24  marzo,  il  Presidente  del  Chili  ed  il  Plenipo- 
tenziario peruviano  ebbero  una  nuova  conferenza,  che 
il  primo  iniziò  colle  parole;  Sono  profondamente  di- 
sgustato,  perchè  termino  di  prendere  alcune  misure  re- 
lative alla  guerra  col  Perù;  per  poi  venir  a  dire:  che 
Tattitadine  del  Perù,  il  quale  si  presentava  come  me- 
diatore armato  e  prossimo  a  divenire  belligerante,  di- 
mandava una  pronta  risoluzione  da  parte  sua;  che 
r opinione  pubblica  lo  premeva  a  ciò,  e  che  i  marini 
e  uomini  di  guerra  del  Chili  credevano  fosse  quello 
il  momento  più  opportuno  per  attaccare  il  Perù,  per 
trovarsi  questo  meno  forte  del  Chili,  il  che  poteva  mu- 
tare più  tardi;  ma  che  in  sostanza  non  essendovi  nessuna 
causa  di  guerra  fra  il  Chili  ed  il  Perù,  i  cui  comuni 
interessi  volevano  che  andassero  sempre  d'accordo, 
egli  non  sapeva  ()ercbè  si  dovrebbe  arrivare  a  cosi 
dolorosi  estremi,  e  che  tutto  ciò  poteva  evitarsi  colla 


(i)  Dalla  medesima  Nota  anteriore. 


78  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

•  semplice  dichiaratone  di  neutralità  per  parte  del  Perù: 
che  a  tale  scopo  aveva  già  incaricato  il  suo  Rappresen- 
tante  in  Lima  di  domandare  a  quella  Cancellerìa  sif- 
fatta dichiarazione,  e  che  desiderava  che  questa  stessa 
domanda  fissse  anche  ripetuta  dal  Plenipotenziario  La- 
valle,  per  mezzo  di  un  telegramma  di  cui  egli  mede- 
simo avea  preparata  la  bozza  scritta,  e  che  diceva: 
e  La  situazione  incerta  del  Perù  è  un  ostacolo  insu- 
perabile per  i  negoziati.  La  dichiarazione  di  neutralità 
tranquillizzerebbe  gli  spiriti  qui,  come  nel  Perù  e  Bo- 
livia. Prof)osizioni  che  potrebbero  essere  accettabili 
stando  gli  animi  tranquilli,  non  possono  ora  discutersi.  » 
Rispose  il  Plenipotenziario  peruviano,  che  non  trala- 
scierebbe  di  dirigere  siffatto  telegramma  al  suo  Governo, 
onde  soddisfare  ai  desiderii  espressi  dal  Presidente  ;  ma 
che,  comunque  senza  istruzioni  speciali  a  questo  ri- 
guardo, si  credeva  nel  caso  di  potergli  ripetere  ciò  che 
^ià  aveagli  detto  altra  volta,  che  il  Perù  non  poteva 
dichiararsi  neutrale  come  si  pretendeva,  a  priori  ed 
incondizionatamente y  in  una  guerra  fra  vicini  che  po- 
tava compromettere  da  un  momento  all'altro  i  proprii 
interessi;  e  che  se  il  Perù  aveva  assunto  il  carattere 
di  mediatore  e  faceva  ogni  sforzo  per  evitare  la  guerra 
fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  era  appunto  perchè,  convinto 
della  impossibilità  di  mantenersi  neutrale,  voleva  evi- 
tare la  necessità  di  divenire  belligerante. 

Riprese  allora  a  dire  il  Presidente  del  Chili:  a  1°  che 
non  comprendeva  quali  fossero  i  forti  motivi  che  le- 
gavano il  Perù  alia  Bolivia;  che  il  Chili  gli  darebbe 
ogni  sorta  di  garanzia,  se  di  alcuna  avesse  bisogno, 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  79 

! — 

a  causa  deir occupazione  del  littorale  boliviano;  e  che 
se  per  la  sua  dichiarazione  di  neutralità,  la  Bolivia 
movesse  guerra  al  Perù,  il  Perù  poteva  fare  assegna- 
mento sull^  aUeanza  del  Chili  e  su  di  un  esercito  chi- 
leno  che  servirebbe  sotto  i  suoi  ordini  :  2^  che  se  scop- 
piasse la  guerra  fra  il  Chili  ed  il  Perù,  non  sarebbe 
strano  che  terminasse  con  una  guerra  fra  il  Perù  e  la 
Bolivia,  alleata  col  Chili  ;  perchè  oggi  stesso  (diceva) 
potrebbe  ti  Chili  firmar  la  pace  con  la  Bolivia^  con  danno 
del  Perù,  cosa  che  egli  non  farebbe  mai  ;  e  che  per 
evitare  la  guerra  fra  il  Chili  ed  il  Perù,  era  necessa* 
rio  che  il  P.erù  dichiarasse  sollecitamente  la  sua  neu- 
tralità (i).  » 

Il  giorno  seguente,  25  marzo,  ritornando  su  quanto 
erasi  detto  fra  lui  ed  il  Plenipotenziario  peruviano  nel- 
r anteriore  conferenza,  il  Presidente  del  Chili  scriveva 
air  altro  la  seguente  lettera  autografa: 

t  Santiago,  25  marzo  1879  -  Signor  D.  losé  Antonio 
Lavalle.  -  Mio  stimato  Signore  -  Credo  che  non  sa- 
rebbe superfluo  il  dire  che,  dichiarata  la  neutralità,  le 
negoziazioni  potrebbero  continuarsi  in  Lima,  dove  po- 
trebbero trattarsi  con  maggiore  attività  che  in  Santiago. 
Credo  che  dichiarata  la  neutralità,  potremmo  ottenere 
che  Santa  Maria  si  portasse  a  Lima  -  A.  Pinto.  » 

Battendo  sempre  sulla  dichiarazione  di  neutralità  del 
Perù,  che  doveva  essere  il  punto  di  partenza  di  ogni 
trattativa,  il  Presidente  del  Chili  tornava  una  seconda 


(i)  Dalla  Nota  nf&ciale  del  Plenipotenziario  peruviano  al  pro- 
prio Governo,  del  25  marzo. 


8o       CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

volta  sul  progetto  dei  giorni  19,  20  e  21,  di  far  discu- 
tere in  Litna  dal  Santa  Maria  un  progetto  di  amiche- 
vole accomodamento  con  la  Bolivia. 

Ma  stando  cosi  le  cose,  il  28  marzo  fu  riferito  ai 
Lavalle  che  il  Governo  del  Chili  aveva  dato  ordine 
alla  squadra  di  tenersi  pronta  per  operare  al  primo 
avviso  contro  i  porti  e  forze  navali  del  Perù. 

Il  3i  marzo,  ricevuta  dal  proprio  Governo  una  co- 
pia del  Trattato  d'alleanza  esistente  fra  II  Perù  e  la 
Bolivia  dall'  anno  1873,  il  Plenipotenziario  del  Perù  ne 
diede  lettura  al  Ministro  degli  Affari  Esteri  del  Chili, 
facendogli  notare,  come  del  resto  dalla  semplice  sua 
lettura  appariva,  che  non  aveva  nessun  carattere  di 
ostilità  contro  il  Chili  ;  unicamente  trattandosi  di  un 
patto  generale  di  alleanza  difensiva,  più  che  altro  do- 
vuto alla  necessità  di  consolidare,  in  un  momento  in 
cui  sembravano  pericolanti,  le  buone  relazioni  con  la 
Bolivia,  tanto  necessarie  allo  sviluppo  commerciale  e.i 
economico  dei  due  paesi,  per  la  loro  rispettiva  posi- 
zione geografica. 

Effettivamente,  non  potendo  servirsi  la  Bolivia  dei 
suoi  proprii  porti,  siti  sulla  costa  del  deserto  di  Au- 
cama,  se  non  per  i  soli  bisogni  di  una  limitata  regione 
del  paese,  è  necessariamente  obbligata  a  valersi,  per  gli 
usi  commerciali  della  più  gran  parte  della  Repubblica, 
dei  porti  peruviani  di  Arica  e  MoUendo.  Da  ciò  con- 
tinue difficoltà  di  ordine  daziario  fra  la  Bolivia  e  il  Perù, 
ed  a  volta  a  volta,  tensione  di  relazioni  diplomatiche 
e  disaccordi  più  o  meno  passeggieri,  arrivandosi,  quando 
più  quando  meno  stentatamente,  a  speciali  Trattati  do- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  8i 


ganali,  quasi  sempre  tardivi  rìmedii  o  cause  di  scom- 
piglio e  turbamento  degr  interessi  commerciali  di  ambo 
i  paesi.  Col  Trattato  di  alleanza  si  credè  porre  un  ar- 
gine a  queste  frequenti  e  dannose  dissensioni  fra  le  due 
Repubbliche,  facendole  solidali  in  una  sincera  e  dura- 
tura amicizia. 

II  IO  aprile  i  giornali  di  Santiago  pubblicavano  la 
notizia  che  il  Governo  aveva  domandata  T  autorizza- 
zione del  Consiglio  di  Stato  per  dichiarare  la  guerra 
al  Perù.  £  quella  sera  stessa  il  popolaccio  di  Valpa- 
raiso,  sotto  gli  occhi  della  polizia  che  rimase  spetta- 
trice indifferente,  dato  V  assalto  al  Consolato  del  Perù, 
ne  staccava  violentemente  lo  scudo  colle  armi  di  quella 
Nazione,  prima  per  romperlo  in  frantumi  sul  lastrico 
della  strada,  e  poi  per  farne  un  auto-da-fè  innanzi 
alla  chiesa  della  Merced. 

In  quel  medesimo  primo  giorno  di  aprile,  il  Plenipo- 
tenziario peruviano  si  sollecitava  a  trasmettere  una  nota 
alla  Cancelleria  chilena,  domandandole  schiarimenti  su 
quanto  veniva  riferito  dai  giornali  intorno  alla  dichia- 
razione di  guerra  al  Perù,  con  preghiera,  in  caso  af- 
fermativo, di  rimettergli  i  suoi  passaporti:  e  rimasta 
questa  senza  risposta,  ne  dirigeva  altra  più  premurosa 
nelle  prime  ore  del  3;  nel  pomeriggio  del  qual  giorno 
riceveva  da  quel  Ministro  degli  Affari  Esteri,  colla  data 
del  2  aprile,  la  nota  seguente  : 

«  La  manifestazione  fatta  in  questi  giorni  al  Mini- 
stro chileno  dal  Governo  di  V.  S.  che  non  poteva  di- 
chiararsi neutrale  nella  nostra  guerra  con  la  Bolivia, 
perchè  aveva  un  patto  di  alleanza  difensiva,  che  V.  S. 


82  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

mi  lesse  nella  conferenza  avuta  il  3i  del  passato,  ha 
fatto  comprendere  al  mio  Governo  che  è  impossibile 
mantenere  relazioni  amichevoli  con  quello  del  Perù. 
Attenendomi  alla  risposta  che  V.  S.  mi  diede  nella 
prima  conferenza  che  avemmo  l' undici  di  marzo  ul- 
timo, rispondendo  alla  interrogazione  che  le  feci  sopra 
la  esistenza  o  no  di  quel  patto,  e  della  quale  V.  S.  mi 
assicurò  che  non  aveva  notizia,  che  credeva  che  non 
esistesse....  il  mio  Governo  vede  che  quello  di  V.  S. 
occultando  il  patto  a  V.  S.  ed  a  questo  Governo,  si  è 
collocato  in  una  situazione  profondamente  irregolare. 
U  mio  Governo  si  è  sorpreso  al  sapere  che  quello  del 
Perù  progettasse  e  sottoscrivesse  quel  ps^tto,  in  mo- 
menti nei  quali  manifestava  verso  il  Chili  sentimenti 
di  cordiale  amicizia.  A  questo  atto  misterioso  nel 
quale  si  pattuì  la  riserva  più  assoluta,  il  Governo  del 
Chili  risponde  con  elevata  franchezza,  che  dichiara 
rotte  le  relazioni  col  Governo  del  Perù,  e  lo  consi- 
dera belligerante.  Neil' inviare  a  V.  S.  i  suoi  passa- 
porti.... > 

In  quel  medesimo  giorno,  3  aprile,  il  Ministro  Ple- 
nipotenziario del  Chili  in  Lima,  Joaquin  Godoy^  fa- 
ceva a  nome  del  proprio  Governo  altra  dichiarazione 
di  guerra  a  quello  del  Perù,  e  domandava  i  suoi  pas- 
saporti. Trascritta  come  abbiamo  già  quella  fatta  dal 
Ministro  degli  Affari  Esteri  del  Chili  al  Plenipoten- 
ziario del  Perù,  dovrebbe  tornare  oziosa  la  trascrizione 
di  quest'altra:  nondimeno,  senza  regalarla  per  intero 
ai  nostri  lettori,  ne  riporteremo  gli  squarci  principali, 
tanto  per  la  loro  curiosa  originalità,  come  per  i  diversi 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  83 


e  nuovi  motivi,  nei  quali  lo  spiritoso  Godoy  fonda  la 
dichiarazione  di  guerra. 

€  Allo  scoppio  del  conflitto  che,  sen\a  provocas^ione 
del  Governo  del  Chili  e  con  grande  suo  dolore,  ha 
interrotto  le  amichevoli  relazioni  che  legavano  il  ChiFi 
con  la  Bolivia,  collocando  le  due  Nazioni  in  istato  di 
guerra,  la  più  perfetta  armonia  regnava  fra  il  Chili  ed 
il  Perù....  (i)  In  questa  situazione,  naturale  era  sperare 
che  la  causa  del  Chili  neir  indicato  conflitto,  causUj  al 
cui  lato  militano  la  ragione  e  la  gìusti:{iay  la  civiltà 
e  la  buona  fede  (!),  avesse  trovato  nel  popolo  e  nel 
Governo  del  Perù,  nobili  adesioni  ed  ardenti  simpa- 
tie.... Impossibile  è  per  tanto  esprimere  il  sentimento 
di  maraviglia  e  di  sorpresa,  con  che  il  Governo  del 
ChiFiela  Nazione  intera  hanno  preso  nota  dell'attitudine 
assunta  dal  Perù....  Nessuna  precauzione  è  stata  baste- 
vole per  occultare  più  a  lungo  la  esistenza  del  Trattato 
segreto  di  alleanza,  che  conclusero  nel  1873  la  Bolivia 
ed  il  Perù  (2).  Secondo  questo  patto,  conchiuso  quando 
il  Chili  riposava  nella  fiducia  che  una  profonda  pace 
regnasse  nelle  sue  relazioni  con  questo  paese,  con  la 
Bolivia  e  con  tutte  le  Nazioni,  il  Perù  rimase  formal- 


(i)  Il  Cbilì  comincia  la  guerra  ix  abtupio  contro  la  Bolivia, 
invadendo  in  piena  pace  il  territorio  di  quest'  altima,  ed  il  suo 
Plenipotenziario  dice  che  scoppiò  il  conflitto  senza  provocazione  del 
Governo  chileno  ! 

(2)  É  a  ricordare  che  egli  stesso  aveva  scritto  al  proprio  Go- 
verno che  il  Presidente  del  Perù  gli  manifestò  1'  esistenza  del 
Trattato  con  la  Bolivia,  la  prima  volta  che  se  ne  presentò  1'  oc- 
casiooe,  neUa  conferenza  del  20  marzo. 


84  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


mente  obbligato  a  costituirsi,  dato  il  conflitto  oggi  esi- 
stente, in  nemico  del  Chili,  ed  a  compromettere  in  suo 
danno  le  sue  navi,  i  suoi  eserciti  ed  i  suoi  tesori.  Non 
solo  esiste  questo  impegno  contenuto  nel  patto  segreto 
del  1873:  il  Governo  dell' infrascritto  sa  che  quello  di 
V.  E.  ha  cominciato  a  dargli  compimento,  sommini- 
strando direttamente,  sebbene  occultamente,  a  quello 
di  Bolivia,  armi  e  munizioni  da  guerra.  Profondamente 
offeso  il  Chili  dair  attitudine  del  Perù  rivelata  in  que- 
sti  fatti   concreti,  potè   fin  dal    principio  sconoscere 
il  carattere  di  neutrale  che  pretende  di  conservare 
questa  Nazione,  e  trattarla  da  nemica....  Non  ignora 
V.  E.  che  r  infrascritto  ebbe  il  dolore  di  sapere,  nelle 
avute  conferenze,  che  non  otterrebbe  dal  Governo  pe- 
ruviano la  dichiarazione  di  neutralità,  che  era  legato 
da  un  patto  di  alleanza  con  la  Bolivia,  e  che  nessuna 
considerazione  era  tanto  potente  da  indurlo  alla  rot- 
tura di  quello  (i).  Il  carattere  di   belligerante   assunto 
adunque  deliberatamente  dal  Governo  del  Perù,  col 
fatto  di  essersi  negato  a  fare  la  dichiarazione  di  neu- 
tralità che  gli  fu  domandata.  colPaver  dato  per  fonda- 
mento della  sua   negativa  l'esistenza  di  un'alleanza 
avvenuta  con  uno  dei  belligeranti,  coli' aver   sommi- 
nistrato a  quest'  ultimo  soccorsi  diretti  di  armi  e  muni- 
zioni, e  coir  attitudine  bellica  che  rivelano  dopo  questi 


(i)  Egli  stesso  aveva  scritto  al  proprio  Governo  che  il  Pre- 
sidente del  Perù  aveagli  dichiarato  non  potersi  decidere  nella  do- 
manda di  neutralità,  se  non  dopo  terminata  la  missione  I^valie 
sulla  mediazione,  e  dopo  il  voto  del  Congresso. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  85 


antecedenti, gli  anivi  apparecchi  che  l'infrascritto  men- 
zionò nel  suo  citato  dispaccio  del  17  marzo,  e  che 
hanno  continuato  e  continuano  con  inusitata  solleci- 
tudine; tutto  questo  fa  vedere  che  non  è  compatibile 
colla  dignità  del  Chili  il  mantenimento  di  questa  Le- 
gazione.... L' infrascritto  dichiara  terminata  la  sua  mis- 
sione di  pace....  » 

Come  la  semplice  loro  lettura  lo  dice,  le  due  dichia- 
razioni di  guerra,  uscite,  V  una  direttamente  dalla 
Cancelleria  chilena,  e  1'  altra  dalla  sua  Legazione  in 
Lima,  non  sono  punto  uniformi. 

La  prima  che,  per  la  fonte  dalla  quale  emana,  ha 
diritto  ad  essere  considerata  come  la  più  seria,  fonda 
la  dichiarazione  di  guerra  in  due  motivi:  1°,  nell'avere 
il  Governo  peruviano  tenuto  occulto  il  Trattato  d'  al- 
leanza che  aveva  con  la  Bolivia;  2^,  nell'  aver  sotto- 
scritto quel  Trattato  in  momenti  nei  quali  manifestava 
sentimenti  di  cordiale  amicizia  verso  il  Chili;  dando 
con  ciò  a  credere  la  Cancelleria  chilena  che  riteneva 
quel  Trattato  come  un  atto  ostile  al  Chili;  e  che  gli 
è  bastato  sapere  che  un  tale  trattato  esistesse,  per  an- 
dare a  viso  scoperto  contro  il  Perù,  e  dichiarargli  fran- 
camente una  guerra,  che  cercava  e  preparava  segreta- 
mente da  gran  tempo. 

Questi  però,  possiamo  dirlo  senza  tema  d'ingannarci, 
non  furono  ì  veri  motivi  che  spinsero  il  Chili  a  di- 
chiarare la  guerra  al  Perù. 

Quanto  alla  pretesa  occultazione  del  Trattato  d'al- 
leanza, fondata  nella  risposta  negativa  data  dal  Pleni- 
potenziario Lavalle,  non  la  si  può  a  buona   ragione 


86  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


chiamar  tale;  perchè  la  Cancelleria  di  Lima,  che  spe- 
diva  un  Plenipotenziario  col  fine  speciale  di  ofifrire  la 
mediazione  del  Perù  nel  conflitto  chileno-bollviano, 
sorto,  come  credeva  il  Perù,  a  motivo  della  diversa 
intelligenza  che  il  Chili  e  la  Bolivia  davano  a  certi 
atti  di  quest'  ultima  relativamente  ad  un  Trattato  esi- 
stente fra  di  loro,  e  che  non  impegnava  punto  l'alleanza 
Perù-boliviana  che  aveva  obbiettivi  assai  diversi,  non 
aveva  obbligo  alcuno  di  mettere  a  conoscenza  del  suo 
Plenipotenziario  un  fatto  completamente  estraneo  alla 
sua  missione;  e  molto  meno  poi,  di  prevedere  che  sa* 
rebbesi  a  lui  rivolta  tale  dimanda,  e  quindi  di  dargli 
le  debite  istruzioni  pel  caso  in  cui  ciò  avvenisse  (i). 
Se  air  accreditare  un  Plenipotenziario  presso  una  Na- 
zione, si  dovessero  da  ciascuna  Cancelleria  prevedere 


(i)  Come  abbiamo  detto  innanzi,  il  Gabinetto  di  Lima,  a  cui 
quello  di  Santiago  non  aveva  ancora  palesato  il  vero  scopo  della 
occupazione  del  littorale  boliviano,  riteneva,  standosi  ai  prece- 
denti, che  il  Chili  non  avesse  inteso  far  altro  che  esercitare  una 
certa  pressione  sul  Governo  della  Bolivia,  onde  ritirasse  la  legge 
del  14  febbraio  1878  ed  il  Decreto  del  i®  febbraio  1879,  che 
considerava  contrarli  al  Trattato  del  1874;  nel  qual  caso,  riti- 
rando il  Chili  le  proprie  forze  dal  territorio  boliviano,  e  sospen- 
dendo la  Bolivia  la  legge  ed  il  decreto  anzidetti  fino  a  che  gli 
arbitri  decidessero  chi  def  due  aveva  ragione,  ciò  che  costituiva 
appunto  la  base  della  mediazione  offerta  dal  Perù,  1'  alleanza 
Perù-boliviana  non  entrava  punto  in  giuoco.  Questa  non  era  che 
pei  casi  di  guerre  dirette  a  spogliare  una  delle  due  Repubbliche 
di  una  parte  del  proprio  territorio,  e  per  altri  casi  analoghi  espres- 
samente indicati;  ed  il  22  febbraio  la  Cancelleria  di  Lima  non 
sapeva  affatto  che  fossero  queste  appunto  le  intenzioni  del  Chili. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  87 


tutte  le  dimande  che  gli  si  potrebbero  rivolgere,  anche 
non  pertinenti  alla  missione  di  cui  è  incaricato,  sarebbe 
tal  cosa  questa  da  superare  le  umane  facoltà.  Rima- 
nendo i  Plenipotenziarii  in  continua  corrispondenza  coi 
proprii  Governi,  sono  sempre  in  caso  di  domandare  e 
ricevere  nuove  istruzioni  a  misura  che  se  ne  presenta 
il  bisogno;  e  nessun  Governo  si  dà  per  offeso  quando 
il  Rappresentante  di  una  Nazione  amica  non  può  ri- 
spondere, per  mancanza  d'istruzioni,  ad  una  interro- 
gazione fattagli.  Allora  solamente  comincia  la  colpa, 
quando,  trascorso  il  tempo  necessario  per  domandare 
e  ricevere  le  debite  istruzioni,  la  chiesta  risposta  si 
lascia  ancora  attendere;  perchè  allora  solamente  in- 
comincia a  manifestarsi  l'intenzione  di  non  dare  gli 
schiarimenti  chiesti,  o,  come  direbbe  la  Cancelleria  di 
Santiago,  di  occultare  ì  fatti  e  circostanze,  oggetto  della 

interpellazione. 

Bastava  quindi  che  il  Plenipotenziario  peruviano 
avesse  detto,  come  disse,  che  non  aveva  istruzioni  del 
suo  Governo  a  questo  riguardo  e  che  le  aveva  già  chie- 
ste, inquantochè*  egli  stesso  aveva  inteso  parlare  di 
un  tale  Trattato  nel  Chili,  perchè  il  Gabinetto  di  San- 
tiago non  se  ne  desse  per  offeso,  come  non  se  ne  diede 
allora,  e  che  aspettasse  tranquillamente  la  risposta  della 
Cancellarìa  di  Lima.  Se  il  Governo  chileno  avesse  de- 
siderato siffatta  risposta  con  urgenza,  non  aveva  che 
a  sollecitare  il  Plenipotenziario  peruviano,  come  fece 
in  altre  occasioni,  onde  dimandasse  telegraficamente 
al  proprio  Governo  le  istruzioni  in  parola:  e  non  avendo 
fatto  ciò,  doveva  bene  rassegnarsi  ad  aspettare  i  venti 

^-  —  Caivako,  Guerra  <V America* 


88  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


e  più  giorni  necessariì  per  avere  una  risposta  da  Lima 
coli' ordinario  mezzo  della  posta.  Certo,  il  Plenipoten- 
ziario del  Perù,  dopo  aver  detto  che  mancava  dUstru- 
zioniy  e  che  le  aveva  già  chieste  in  previsione  di  una 
interrogazione,  fece  molto  male  a  spogliarsi  della  veste 
diplomatica  ed  ufficiale,  per  entrar  a  dire  le  ragioni 
tutte  sue  personali  che,  ignorando  egli  l'esistenza  di 
un  tale  Trattato,  lo  portavano  a  credere  che  detto  Trat- 
tato non  esistesse  affatto.  Ma  queste  spiegazioni  pura- 
mente personali,  ripetiamo,  dovute  solo  alla  poca  perìzia 
nel  maneggio  degli  affari  diplomatici  ed  alla  eccessiva 
voglia  di  aggradare,  coli' esporre  francamente  tutto  il 
proprio  pensiero,  non  mutano  per  nulla  la  sostanza  della 
cosa;  né  possono  essere  ragione  sufficiente  per  accu- 
sare di  doppiezza  il  Gabinetto  di  Lima,  completamente 
estraneo  a  tali  fatti. 

Che  il  Governo  del  Perù  non  abbia  avuto  neanche 
per  un  solo  momento  l'idea  di  nascondere  l'alleanza 
con  la  Bolivia  —  alleanza  puramente  difensiva  e  per  casi 
speciali,  che  in  principio  supponevasi  non  aver  nulla 
che  fare  col  conflitto  chileno-boHviano  —  lo  prova  il  fatto 
che,  non  appena  fu  interpellato  su  di  essa  dal  Rap- 
presentante chileno  in  Lima,  gli  manifestò  immedia- 
tamente, nonché  l'esistenza  del  Trattato,  la  natura  di 
esso,  e  tutta  la  portata  che  poteva  avere  ;  di  che  è  prova 
la  Nota  del  Rappresentante  chileno,  ed  il  telegramma 
che  egli  spediva  al  proprio  Governo  il  21  marzo.  Ma 
lasciamo  ciò,  che  abbiamo  detto  anche  troppo. 

Se  il  Gabinetto  di  Santiago  avesse  dichiarato  la  guerra 
al  Perù,  più  che  altro  per  la  sorpresa  che  gli   cagio- 


FRA  IL  PERO  ED  IL  CHILt  89 


nava  l'avere  il  Perù  sottoscritto  quel  Trattato  con  la 
Bolivia  mentre  era  in  perfetta  pace  col  Chili,  come 
vorrebbe  lasciar  credere  nel  secondo  dei  due  motivi  in 
esame,  tale  dichiarazione  l'avrebbe  fatta  non  appena 
ebbe  la  prima  notizia  ufficiale  dell'  esistenza  di  esso 
Tranato.  E  poiché  questa  prima  notizia  ufficiale  l'ebbe 
per  mezzo  del  proprio  Rappresentante  il  21  marzo,  non 
vediamo  perchè  avesse  dovuto  contenere  il  corruccio 
del  suo  animo,  fino  al  momento  in  cui  questa  mede- 
sima notizia  veni  vagli  data  dal  Plenipotenziario  peru- 
viano il  3i  marzo.  Forse  per  attendere,  trattandosi  di 
cosa  tanto  grave,  le  spiegazioni  che,  come  gli  avvisava 
il  proprio  Rappresentante,  doveva  dargli  sulla  domanda 
di  neutralità  quello  del  Perù  ?  Ma  oltreché  in  tal  caso 
non  sarebbe  stata  più  né  la  pretesa   occultazione  del 
patto  d'alleanza  né  la  sorpresa  che  gli  cagionava  la 
notizia  della  sua  esistenza,  che  decidevanlo  a  dichiarar 
la  guerra,  è  da  notarsi   che  dette   spiegazioni  non  le 
attese  punto;  e  che,  come  dice   nelle  prime  linee  la 
Nota  in  esame,  si  attenne  alla  semplice  manifestazione 
fatta  al  suo  Rappresentante  in  Lima  da  quel  Gabi- 
netto. La  lettura  del  Trattato  che  gli  fu  fatta  dal  Pleni- 
potenziario peruviano  il  3i,  non  ebbe  nessuna  influenza. 
In  ogni  modo,  quel  generoso  corruccio  che  facevalo 
irrompere  il  3  aprile  in  una   tremenda   dichiarazione 
di  guerra,  avrebbe  dovuto  per  lo  meno,  abbenchè  for- 
temente contenuto  dal  21  al  3 1  marzo^  farlo  astenere 
da  qualunque  trattativa  col  Plenipotenziario  peruviano. 
Ma  noi  sappiamo  invece  che  fu  precisamente  nei  dieci 
giorni  decorsi  dal  21  al  3i  marzo,  quando  più  attiva- 


90  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


mente  s'impegnò  il  Presidente  del  Chili  col  Plenipo- 
tenziario peruviano,  per  slegare  il  Perù  dalia  Bolivia, 
ed  ottenere  una  sua  dichiarazione  di  neutralità  incon- 
dizionata. Dunque  abbiamo  piena  ragione  di  dire  che 
il  corruccio  provocato  dalla  pretesa  occultazione  del 
Trattato  di  alleanza  con  la  Bolivia  e  dalla  notizia  stessa 
dell'esistenza  dì  esso  Trattato,  non  fu  che  un  mero 
pretesto,  e  non  la  causa  vera  della  dichiarazione  di 
guerra  al  Perù. 

D' altra  parte,  è  pur  troppo  risaputo  che  gli  uomini 
politici  del  Chili  conoscevano  l'esistenza  e  la  natura 
di  questo  Trattato,  fin  dallo  stesso  anno  in  cui  fu  con- 
cluso; fatto  che  rimase  pienamente  comprovato  nella 
sessione  segreta  tenuta  dal  Senato chileno  il  2  aprile  1879, 
nella  quale  si  venne  a  scoprire  che,  chi  più  chi  meno, 
quasi  tutti  i  signori  Senatori  ne  sapevano  qualche  cosa 
da  gran  tempo;  e  nella  quale  il  senatore  Ybauez  di- 
chiarava che  essendo  egli  Ministro  degli  Esteri  nel  1873, 
seppe  r  esistenza  del  Trattato  d' alleanza  Perù-boliviana 
dai  Ministri  Chileni  residenti  nel  Perù  e  nella  Repub- 
blica Argentina,  nonché  da  altre  vie  ancora,  e  che  fu 
appunto  in  vista  di  tale  notizia  che  il  Gabinetto  chi- 
leno ordinò  allora,  nonostante  le  strettezze  finanziarie 
della  Repubblica,  la  costruzione  delle  due  forti  coraz- 
zate chilene  Blanco-Encaiada  e  Lord-Cochrane.  A  ciò 
possiamo  aggiungere  anche  che  fu  pure  nel  1873,  dopo 
avere  appreso  la  esistenza  del  Trattato  d'alleanza  h'a 
il  Perù  e  la  Bolivia,  che  il  Chili  fece  acquistare  in 
Europa  dall' allora  Colonnello  Sotomayor,  il  forte  ar- 
mamento militare  col  quale  iniziò  la  guerra. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  91 

La  vera  cagione  della  dichiarazione  dì  guerra  po- 
trebbe forse  trovarsi,  comunque  non  sia  là  che  la  ri- 
ponga il  Gabinetto  di  Santiago,  nelle  prime  parole  della 
Nota  in  esame:  e  La  manifestazione  fatta  in  questi  ul- 
timi giorni  dal  Governo  di  V.  S.  che  non  poteva  di- 
chiararsi  neutrale  nella  nostra  guerra  con  la  Bolivia...  » 
ossia  nella  negativa  del  Perù  a  fare  la  sollecitata  di- 
chiarazione di  neutralità:  motivo  che  è  poi  chiaramente 
espresso  nella  dichiaratoria  di  guerra  fatta  dal  Pieni* 
potenziano  chileno  in  Lima.  E  qui,  innanzi  tutto,  è 
egli  certo  che  il  Gabinetto  di  Lima  manifestasse  al  Rap- 
presentante chileno  che,  non  poteva  dichiararsi  neu- 
trale nella  guerra  chileno-bolivianaFLei  risposta  ce  la 
darà  la  stessa  Nota  del  Plenipotenziario  del  Chili,  data 
22  marzo,  colla  quale  informava  egli  il  proprio  Go- 
verno su  tale  argomento.  Essa  dice: 

«Legazione  del  Chili  nel  Perù:  Lima  22  marzo  1879- 
Signor  Ministro  -  Se  come  presumo  ha  ricevuto  la  mia 
precedente  comunicazione,  V.  S.  deve  conoscere  già 
in  che  modo  ho  proceduto,  in  adempimento  delle  sue 
istruzioni,  per  dimandare  a  questo  Governo  una  im- 
mediata dichiarazione  di  neutralità.  La  copia  che  ac- 
compagnai alla  citata  comunicazione,  avrà  manifestato 
a  V.  S.  nei  suoi  termini  testuali  il  dispaccio  che  di- 
ressi il  17  del  corrente,  sul  particolare,  al  signor  Yri- 
goyen,  Ministro  degli  Affari  Esteri.  Ricevuto  questo  di- 
spaccio la  sera  del  17,  si  riunì  il  giorno  seguente  il 
Consiglio  dei  Ministri  per  prenderlo  in  considerazione  ; 
però  in  quella  sessione  non  si  giunse  a  risoluzione  al- 
cuna. In  quella  che  ebbe  luogo  il  giorno  appresso,  se  le 


92  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

notizie  che  ho  non  sono  inesatte,  il  signor  Yrigoyen  pre- 
sentò un  progetto  di  risposta  in  termini  di  assoluta  ne- 
gativa alla  mia  domanda,  progetto  che  non  fu  accettato, 
e  che  per  questa  circostanza  diede  motivo  a  che  il  si- 
gnor Ministro  tentasse  dimettersi.  Il  20,  disponendomi  a 
parlare  con  S.  E.  il  General  Prado,  ricevei  un  suo  invito 
collo  stesso  scopo,  ed  ebbe  luogo  la  conferenza  della  quale 
passo  a  dar  conto  a  V.  S....  S.  E.  (il  Presidente  della  Re- 
pubblica) mi  dichiarò  che  non  gli  era  possibile  formulare 
in  espressioni  precise  quale  sarebbe  più  tardi  la  sua  deci- 
sione.... che  il  suo  Governo,  legato  anticipatamente  alla 
Bolivia  con  un  Trattato  segreto  di  alleanza  offensiva  (i) 
e  difensiva,  dovrebbe  forzatamente  far  causa  comune 
con  quel  paese,  se  non  si  ristabilissero  le  relazioni  di 
amicizia  fra  lui  ed  il  Chili,  o  se  il  Congresso  del  Perù, 
che  sarà  convocato  straordinariamente,  non  autorizzi 
il  non  compimento  di  esso  Trattato....  In  conclusione, 
mi  disse  che  il  suo  Governo  non  avrebbe  preso  riso- 
luzione alcuna,  se  non  dopo  aver  conosciuto  V  esito 
della  missione  affidata  al  signor  Lavalle,  e  dopo  di 
avere  interrogato  il  paese  per  mezzo  del  Congresso.... 

(i)  Ciò  h  inesatto;  difensivo  solamente,  e  non  offensivo. 

Oggi  ancora  che  questo  famoso  Trattato  d'  alleanza  è  stato 
pubblicato  ai  quattro  venti  in  documenti  ufficiali  ed  in  giornali, 
sicché  tutti  possono  leggerlot  e  sapere  che  parla  unicamente  di 
alleanza  difensiva^  oggi  ancora,  ripetiamo,  lo  storico  chileno  Barros- 
Arana  dice  nella  sua  cosidetta  Hi  storia  de  la  Guerra  del  Paci- 
fico, a  pag.  31  e  73,  che  era  un  Trattato  di  alleanza  ofiensiva  e 
difensiva.  Questo  può  dare  una  idea  del  modo  come  si  interpre- 
tano e  riferiscono  i  fatti  nel  Chili,  e  di  come  si  faccia  la  storia 
in  quel  paese. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILt  93 


Ieri,  21,  mi  affrettai  a  dirìgere  a  V.  S.  il  telegramma 
seguente:  La  mia  Nota  moderata  domandando  dichia- 
razione neutralità  sarà  riscontrata  oggi.  Presidente  mi 
rispose  ieri  non  potersi  decidere,  e  incaricare  Lavalle 
spiegarsi  con  nostro  Governo....  J.  Godoy.  » 

Ricevuto  il  precedente  telegramma,  il  Gabinetto  di 
Santiago  telegrafava  il  giorno  25  al  proprio  Rappre- 
sentante in  Lima:  a  Dichiarazione  neutralità  deve  ri- 
solversi immediatamente  in  Lima,  accompagnata  da 
sospensione  di  armamento.  Non  accettiamo  che  questo 
affare  si  tratti  nel  Chili.  Domandi  manifestazione  patto 
segreto.  Investighi  se  è  approvato  dal  Congresso,  e  se  il 
Governo  si  risolve  ad  abrogarlo  immediatamente.  Con- 
ferisca oggi  con  Presidente  e  Ministri,  e  risponda  oggi, 
e  se  non  fosse  possibile,  domani.  r> 

Con  Nota  del  26  marzo,  rispondendo  al  precedente 
telegramma  ricevuto  il  giorno  innanzi,  il  rappresen- 
tante chileno  scriveva  al  suo  Governo:  «  Rispetto  alla 
dichiarazione  di  neutralità  mi  hanno  risposto,  tanto  il 
signor  Presidente  come  il  signor  Ministro,  che  questo 
è  un  atto  che  il  loro  Governo  non  eseguirà,  se  non 
dopo  la  decisione  del  Congresso  peruviano,  recente- 
mente convocato  pel  24  del  prossimo  aprile....  Molto 
prima  che  questo  ufficio  arrivi  alle  mani  di  V.  S.  il 
telegramma  che  mi  propongo  dirìgerle  domani  le  darà 
sufficiente  conoscenza  dell'  affare....  Godoy.  > 

Questa  nota,  il  Gabinetto  di  Santiago  non  la  ricevè 
che  dopo  la  dichiarazione  di  guerra  al  Perù;  ma  ri- 
cevè però  il  telegramma,  è  da  supporsi  almeno,  che 
gli  prometteva  il  suo  Rappresentante. 


94  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

Queste  adunque  e  non  altre  sono  le  manifestazioni 
fatte  dal  Gabinetto  di  Lima  al  Ministro  chileno;  quelle 
manifestazioni  alle  quali  si  riferisce  la  Cancellerìa  di 
Santiago  nella  precitata  dichiarazione  di  guerra  ;  e  come 
si  vede,  è  completamente  inesatto  che  il  Governo  del 
Perù  manifestasse  in  modo  assoluto  dì  non  potersi  di- 
chiarare neutrale^  come  asserisce  il  Gabinetto  del  Chili. 
11  Governo  peruviano  diceva  invece  che  non  poteva 
prendere  pel  momento  nessuna  determinazione  a  questo 
riguardo;  e  che  non  ne  prenderebbe  una  se  non  in 
vista  dell'  esito  definitivo  della  missione  affidata  al 
Plenipotenziario  Lavalle  sulla  mediazione,  e  dopo  avere 
ascoltato  il  voto  delle  Camere  Legislative,  già  convo- 
cate straordinariamente.  Il  Governo  del  Perù,  in  so- 
stanza, dichiarava  che  non  toccava  a  lui  di  prendere 
una  risoluzione  di  tanta  importanza,  ma  alP  unico 
potere  dello  Stato  che  ne  aveva  la  facoltà,  ossia  al 
Congresso  nazionale  già  convocato  a  ciò;  e  che  si 
riserbava  di  dare  la  risposta  che  il  Chili  attendeva  da 
lui,  dopo  che  il  Congresso  avesse  deciso  il  da  farsi. 

Perchè  non  rimanesse  dubbio  alcuno  su  tutto  ciò, 
abbiamo  preferito  attenerci  ai  documenti  chileni,  come 
s'è  visto. 

Dunque  non  fu  nemmeno  la  dichiarazione  del  Perù 
che  non  poteva  dichiararsi  neutrale  -  dichiarazione 
che  non  fu  fatta  -  quella  che  spinse  il  Chili  alla  guerra. 

Andiamo  più  innanzi  ancora.  Aveva  il  Chili  il  di- 
ritto di  esigere  dal  Perù  una  immediata  dichiarazione 
di  neutralità?  Dice  Hautefeuille:  a  I^  dichiarazioni 
di  neutralità  debbono  essere  spontanee.  Nessuna    Na- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  95 


zione,  per  potente  che  sia,  può  esigerle  colla  minaccia 
0  colla  forza.  Non  v'è  dubbio,  come  osserva  Galiani, 
che  è  lecito  scandagliare  le  intenzioni  degli  altri  Stati, 
iovestigare  sulle  loro  disposizioni  e  provocare  la  ma- 
nifestazione della  loro  volontà  ;  però  è  contrario  al 
diritto  l'impiego  della  violenza  per  ottenere  una  di- 
chiarazione. Il  paese  interrogato  può  rispondere  o  man- 
tenersi in  silenzio,  secondo  Io  stimi  più  conveniente 
ai  propri  interessi,  senza  che  il  belligerante  abbia  mo* 
tivo  di  offendersi  per  la  negativa  »  Non  abbiamo  bi- 
sogno d' aggiungere,  che  questa  è  l'opinione  ricevuta 
da  tutti  i  migliori  pubblicisti. 

Nella  dichiarazione  di  guerra,  fatta  direttamente  al 
Govemo  del  Perù  dal  Plenipotenziario  del  Chili,  si 
^^g^^^o  ai  precedenti,  come  abbiamo  visto,  tre  nuovi 
motivi,  che  sono  :  10  L' esistenza  del  trattato  d'alleanza 
con  la  Bolivia,  e  secondo  il  quale,  dice  il  Plenipoten- 
ziario chileno,  il  Perù  rimase  formalmente  obbligato 
a  costituirsi,  dato  il  conflitto  oggi  esistente,  in  nemico 
del  Chili  »  ;  2°  L' avere  il  Perù  somministrato  alla  Bo- 
livia, dopo  la  rottura  col  Chili,  soccorsi  diretti  di  armi 
e  munizioni  ;  3^  Gli  attivi  apparecchi  bellici  che  faceva 
il  Perù. 

Il  trattato  di  alleanza  difensiva,  sottoscritto  il  1873 
tra  il  Perù  e  la  Bolivia,  obbligava  forse  il  primo,  vo- 
lente o  no,  per  esser  fedele  ai  patti,  ad  abbracciare  la 
causa  della  seconda  contro  il  Chili?  Dice  il  trattato  : 

«  Art.  i<>:  Le  alte  parti  contrattanti  (Perù  e  Bolivia) 
si  legano  ed  uniscono  per  garentire  mutuamente  la 
loro  indipendenza,  la  loro  sovranità  e  la  integrità  dei 


96  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

loro  rispettivi  territori!,  obbligandosi  nei  termini  del 
presente  trattato  a  difendersi  contro  ogni  aggressione 
straniera,  sia  di  altro  o  di  altri  Stati  indipendenti,  sia 
di  forze  senza  bandiera  che  non  obbediscano  a  nessun 
potere  riconosciuto.  -  Art.  2°: L'alleanza  sarà  effettiva 
per  conservare  i  diritti  espressi  nelP  articolo  precedente, 
in  atti  di  offesa  che  consistano:   i»  In   atti   diretti  a 
privare  alcuna  delle  alte  parti  contrattanti  di  una  por- 
zione del  proprio  territorio,  con  animo  di  appropriar- 
sene il  dominio  o  di  cederlo  ad  altra  potenza.  2^  In 
atti  diretti  a  sottomettere  qualunque  delle  alte   parti 
contrattanti  a  protettorato,  vendita  o  cessione  di  terri- 
torio, od  a  stabilire  su  di  essa  qualsiasi  superiorità, 
diritto  o  preminenza  che  diminuisca  od  offenda  l'eser- 
cizio pieno  e  completo  della  sua  sovranità  ed  indipen- 
denza. -  Art.  3^  :  Riconoscendo  ambe  le  parti  contrat- 
tanti, che  ogni  legittimo  atto  di  alleanza  si  fonda  nella 
giustizia,  si  stabilisce  per  ciascheduna  di  esse,  rispet- 
tivamente, il  diritto  di  decidere  se  l' offesa  ricevuta  dal- 
l' altra  si  trova  compresa  fra  le  designate  nell'articolo 
anteriore.  -  Art.  8«>:Le  alte  parti  contrattanti  si  obbli- 
gano anche  a  impiegare  di  preferenza,  sempre  che  sia 
possibile,  tutti  i  mezzi  concilianti  atti  ad  evitare  una 
rottura,  od  a  terminare  la  guerra,  se  la  rottura  avesse 
avuto  luogo,  considerando  come  più  efficace  l'arbitrato 
di  una  terza  potenza.  » 

Basta  la  semplice  lettura  dei  precedenti  articoli  del 
Trattato,  per  comprendere  che  esso  non  fu  fatto  con- 
tro il  Chili,  e  che  in  nessun  modo  poteva  la  Bolivia 
pretendere  che  il  Perù,  in  esecuzione  del  detto  Trat- 


FRA  IL  PERO  ED  IL  CHILI  97 

tato,  si  associasse  a  lei  contro  il  Chili,  nel  caso  in  cui 
la  guerra  promossale  da  quest'  ultimo,  fosse  stata  una 
guerra  giusta,  come  il  Chili  doveva  credere.  L' al- 
leanza non  era  che  pei  casi  di  guerra  notoriamente  in* 
giusta  contro  uno  dei  due  paesi  alleati;  e  per  dirlo  in 
franche  parole,  per  le  guerre  di  conquista,  sia  di  ter- 
ritorio, sia  di  diritti  e  supremazie,  contro  uno  di  essi. 
Se  dunque  il  Chili  non  aveva  promosso  alla  Bolivia 
una  guerra  notoriamente  ingiusta  ;  se  il  Chili  non  in- 
tendeva di  fare  contro  la  Bolivia  una  condannata  guerra 
di  conquista,  esso  non  aveva  nulla  da  temere  dal  Perù  ; 
il  quale  non  si  sarebbe  trovato  per  nulla  astretto  dal  suo 
Trattato  d' alleanza  con  la  Bolivia  a  prendere  le  armi 
contro  il  ChiFi. 

La  Bolivia  infatti  aveva  già  inviato  in  Lima  un  suo 
ministro  Plenipotenziario  fin  dal  febbraio,  per  diman- 
dare al  Governo  del  Perù  che,  in  esecuzione  del  Trat- 
tato, dichiarasse  arrivato  il  casus  foederis.  Ma  il  Ga- 
binetto di  Lima,  punto  accedendo  alle  istanze  della  sua 
alleata,  sospendeva  ogni  discussione  a  questo  riguardo; 
primamente  per  esaurire  tutti  i  mezzi  amichevoli  con- 
ducenti ad  ottenere  una  pacifica  conciliazione  della 
venenza  fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  al  quale  intento  of- 
fri la  propria  mediazione  ai  Governi  di  ambo  i  paesi; 
ed  ia  ultimo  caso,  se  la  mediazione  da  lui  offerta  riu- 
scisse infruttuosa,  per  decidere,  in  vista  dei  motivi  al- 
iegati  dal  Chili  a  giustificazione  del  suo  operato  sul 
territorio  boliviano,  se  veramente  era  o  no  obbligato 
il  Perù,  in  virtù  del  Trattato  di  alleanza,  ad  associarsi 
alla  Bolivia  contro  il  Chili. 


9»  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


Chi  invece  dichiarò  arrivato  il  casus  foederìs  (u  il 
Chili  e  non  il  Perà,  dichiarando  la  guerra  a  quest'ul- 
timo, perchè  aveva  un  Trattato  d' alleanza  con  la  Bo- 
livia. Supposto  adunque  che  questo  non  fosse  stato  un 
semplice  pretesto  da  sua  parte,  come  gli  anteriori,  il 
Chili  si  fece  giustizia  da  se,  dichiarando  implicitamente 
che  la  sua  guerra  contro  la  Bolivia  era  ingiusta,  e  che 
altro  non  era  se  non  una  scandalosa  guerra  di  con- 
quista; poiché,  come  s'è  visto,  era  questo  il  solo  caso 
nel  quale  una  guerra  contro  la  Bolivia  poteva  obbli- 
gare il  Perù,  in  virtù  dell'antico  patto  d' alleanza  con 
quest'ultima,  a  prendere  le  armi  a  suo  favore. 

D'altra  parte  poiché,  all'aver  notizia  del  Decreto 
i^  marzo  del  Presidente  della  Bolivia  già  esaminato 
innanzi,  aveva  il  Chili  controvertite  le  parti  fra  sé  e 
la  Bolivia  a  mercè  della  speciosa  sua  logica,  venti- 
lando che  chi  dichiarava  e  proclamava  la  guerra  fra 
i  due  paesi  era  la  Bolivia  e  non  il  Chili  ;  e  poiché  nella 
sua  supposta  qualità  d'aggredito,  si  era  egli  creduto 
nel  diritto  di  invadere  anche  quell'altra  parte  del  de- 
serto di  Atacama,  che  aveva  rispettata  nella  sua  prima 
invasione  del  i4  febbraio,  per  esser  logico  con  sé  stesso, 
bisognava  che  almeno  non  considerasse  affatto  il  Perù 
come  obbligato  a  far  causa  comune  con  quella  Bolivia 
da  lui  stranamente  presentata  come  iniziatrice  della 
guerra;  poiché  il  Trattato  non  era  punto  di  alleanza 
offensiva  e  difensiva,  ma  solamente  difensiva.  Del  re- 
sto, questa  é  la  sorte  di  tutti  i  pretesti  o  falsi  motivi  : 
quella  cioè  di  menare  alle  più  patenti  contradizioni,  e 
di  svelarsi  da  sé  medesimi  per  ciò  che  veramente  sono. 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  99 

Quanto  poi  al  secondo  motivo,  di  avere  il  Perù  som- 
ministrato armi  e  munizioni  alla  Bolivia,  esso  fu  so- 
lennemente smentito  dal  Ministro  degli  Affari  Esteri  del 
Perù  nella  sua  Nota  di  risposta  del  4  aprile,  nei  se- 
guenti termini  :  a  L' aTermazione   fatta  da  V.  E.  che 
il  Governo  dell'  infrascritto  ha  cominciato  a  dare  ese- 
cuzione al  menzionato  Trattato  di  alleanza  difensiva, 
somministrando  direttamente,  comunque  occultamente, 
armi  e  munizioni  da  guerra  alla  Bolivia,  manca  asso- 
lutamente  di   fondamento,   ed   è  offensiva  alla  lealtà 
giammai  smentita   del   Perù.  »  Oltre  ciò,  è  un   fatto 
pubblico  e  notorio  che  noi  abbianio  appreso  personal- 
mente sopra  luogo  da  tutti  coloro,  in  massima  parte 
stranieri  assai  bene  informati,  cui  abbiamo  rivolta  tale 
interrogazione,   che  il  Perù  non  somministrò  alla  Bo- 
livia in  quel  frattempo  nessun  soccorso  di  tal  genere. 
Ma  avvi  di  più  ancora:  i^Una  delle  principali  ra- 
gioni per  cui  la  Bolivia  non  potè  mai  avere  un  discreto 
armamento,  consiste  nelle  grandi  difficoltà  da  superare 
per  introdurlo  in  un  paese  perduto  dietro  la  gigante- 
sca catena  delle  Ande ,  ed  anche  volendo  e  potendo  il 
Perù   superare   queste   grandi   difficoltà  per   fare  un 
siffatto  regalo  alla  Bolivia,  non  gli  sarebbe  riuscito  pos- 
sibile di  nascondere  le  tante  operazioni  a  tal  uopo  ne- 
cessarie; ciò  che  avrebbe  permesso  al  Gabinetto  chi- 
leno,  cosi  bene  informato  sempre  anche  delle  più  minute 
cose,  di  indicarne  una  sola  almeno;  il  che  non  fece. 
2^  Mai  poteva  il  Perù  prestare  armi  e  munizioni  alla 
Bolivia,  quando  non  ne  aveva  neppur  per  sé;  ciò  che 
conosceva  perfettamente  il  Chili,  e  mise  poi  in  piena 


loo  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 

■ 

evidenza  il  sopravvenuto  suo  stato  di  guerra.  3*  Se  que- 
sti immaginarii  soccorsi  di  armi  e  munizioni  avessero 
veramente  avuto  luogo,  non  avrebbe  certamente  omesso 
di  significarli  la  Cancelleria  chilena,  nella  dichiara- 
zione di  guerra  che  direttamente  comunicava  al  Ple- 
nipotenziario peruviano  in  Santiago:  ne  si  dirà  che 
questo  fatto,  sconosciuto  al  lontano  Gabinetto  di  San- 
tiago, poteva  invece  esser  noto  al  suo  Rappresentante 
in  Lima,  e  che  questi  non  avesse  ancora  avuto  il  tempo 
di  comunicarglielo;  poiché  il  Plenipotenziario  chileno 
in  Lima  diceva  invece  che  era  dal  suo  Governo  che 
apprendeva  tali  cose,  colle  parole  :  Il  Governo  deWin- 
frascritto  sa,... 

E  qui  è  bene  aggiungere  ancora  che  nella  sessione 
segreta  tenuta  dal  Senato  chileno  il  24  marzo  1879,  ìi 
Ministro  degli  esteri  dichiarava  che  fino  a  quel  mo- 
mento non  aveva  ricevuto  notizia  alcuna  che  accen- 
nasse a  somministrazioni  di  armi  alla  Bolivia  per  parte 
del  Perù,  e  che  aveva  telegrafato  al  signor  Godoy  in 
Lima  perchè  prendesse  informazioni  su  tale  proposito. 

Riguardo  agli  apparecchi  bellici  del  Perù,  infine,  il 
Plenipotenziario  chileno  non  entra  in  nessun  partico- 
lare; ma  si  riferisce  a  quelli  esposti  anteriormente 
nella  sua  Nota  del  17  marzo,  nella  quale  diceva  al  Mi- 
nistro del  Perù  :  a  Sono  noti  gli  apparecchi  bellici  che 
ha  cominciato  a  fare  il  Governo  di  V.  E.  fin  da  che 
scoppiò  il  conflitto  chileno-boli Viano:  l' esercito  ha  ri- 
cevuto considerevole  aumento,  prosegue  ad  aumentarsi, 
e  si  eleva  già  ad  una  cifra  che  sorpassa  di  molto  quelli 
che  in  istato  di  pace  è  dimandata  dal  servizio  ordina- 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  loi 


rio;  una  forte  divisione  (2000  uomini)  bene  armata  e 
copiosamente  provvista  di  munizi(»ii,  è  stata  appros- 
simata al  territorio  che  probabilmente  sarà  teatro  della 
battaglia,  che  le  forze  boliviane  si  dispongono  a  dare  a 
quelle  del  Chili  (i);  le  navi  che  compogono  la  squa- 
dra peruviana,  si  concentrano  e  si  preparano  come 
per  aprire  una  campagna,  aumentando  acceleratamente 
gli  equipaggi,  rinforzando  il  loro  armamento,  imbar- 
cando munizioni,  viveri  e  combustibile,  e  dandosi  a 
frequenti  e  non  usuali  esercizi!  ;  nuove  corazzate  sono 
state  richieste  con  urgenza  alP  Europa  per  ingrossare 
la  flotta  che,  durante  molti  anni  di  pace  internazionale, 
si  è  considerata  suiBcientemente  potente  ;  le  fortezze 
che  difendono  la  piazza  del  Callao  si  armano,  si  prov- 
vedono di  materiali,  esercitano  diligentemente  la  loro 
artiglierìa  e  si  apparecchiano,  in  una  parola,  a  soste- 
ner battaglia.  » 

Questa  poetica  descrizione  del  Plenipotenziario  chi- 
leno  dice  piuttosto  quello  che  il  Perù  avrebbe  dovuto 
lare,  anziché  quello  che  realmente  fece,  come  i  fatti  lo 
provarono  più  tardi.  E  per  avere  una  giusta  misura 
dell'  attività  spiegata  dal  Perù  in  tale  circostanza,  non 
abbiamo  che  a  riferire  le  parole  che  il  medesimo  Ple- 
nipotenziario chileno  scriveva  al  proprio  Governo,  con 


(i)  Il  17  marzo,  1'  esercito  boliviano  che  doveva  uscire  in  cam- 
pagna, non  esisteva  ancora.  Raggranellati,  Dio  sa  come,  un  quat- 
tromila uomini  negli  ultimi  di  marzo  e  primi  di  aprile,  questo 
famoso  esercito  usciva  appena  il  i  7  aprile  dalla  Capitale  boli- 
nana,  per  non  arrivare,  come  non  arrivò  mai,  al  deserto  di 
Atacama. 


IO*  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


Nota  del  i^  marzo:  e  E  alla  portata  della  mia  perce- 
zione (diceva  egli)  che  il  Governo  del  Perù  sta  facendo 
preparativi  bellici,  se  non  con  molta  attività,  con  quella 
almeno  che  i  suoi  scarsi  mezzi  permettono.  >  In  se- 
guito, dopo  aver  fatta  una  minuta  descrizione  delle  va- 
rie navi  che  componevano  la  flotta  peruviana,  diceva 
nella  stessa  Nqta:  e  Tutte  queste  forze  però,  sono  im- 
potenti a  lottare  con  probabilità  di  esito  contro  la  no- 
stra squadra,  e  tale  è  la  coscienza  del  Governo,  fon- 
data neir  opinione  dei  suoi  più  serii  marini.  > 

Ma  ammesso  anche  che  i  preparativi  del  Perù  fos- 
sero stati  quali  descrive  il  Plenipotenziario  chileno  nella 
sua  Nota  del  17  marzo,  essi  non  autorizzavano  punto 
il  Chili  a  dubitare  della  neutralità  del  Perù,  che  tanto 
attivamente  s' impegnava  perchè  si  ristabilisse  la  pace 
tra  il  Chili  e  la  Bolivia. 

Prescindendo  anche  dal  diritto  che  hanno  in  generale 
tutti  gli  Stati  di  un  medesimo  Continente,  quando  due 
o  più  di  essi  si  trovano  in  guerra,  di  armarsi  alla  me- 
glio per  poter  difendere  in  caso  necessario  la  propria 
neutralità,  la  speciale  condizione  del  Perù  era  tale  che, 
volendo  conservare 'detta  sua  neutralità  nella  lotta  im- 
pegnata fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  essa  non  poteva  es- 
sere altra  che  quella  chiamata  neutral'tà  armata  dalla 
scienza  internazionale. 

Oltrecjbè  uno  dei  belligeranti  era  suo  vicino  —  cir- 
costanza sempre  imperiosa,  perchè  uno  Stato  neutrale 
assicuri  i  suoi  interessi  armandosi  —  a  teatro  della 
guerra  era  stato  prescelto,  non  solamente  il  territorio 


FRA  IL  PERC  ed  il  CHILt  103 

vici  sao  vicino,  ma  quella  parte  precisamente  di  esso 
territorio  che  confinava  col  suo  proprio  ;  sicché  la  sorte 
delle  armi  fra  i  due  Stati  contendenti,  doveva  decidersi 
di  confini  stessi  del  Perù,  fin  dove  il  Chili  aveva  pro- 
tratta la  sua  invasione  nella  seconda   metà  di  marzo. 
Aggiungasi  a  ciò,  che  queste  terre  limitrofe  dei  Perù  in 
prossimità  delle  quali  doveva  ardere  la  trista  face  delia 
guerra,  erano  la  pane  più  ricca  del  territorio  peruviano, 
ossia  il  deserto  di  Tarapacà,  Iquique,  Pisagua  ed  i  suoi 
famosi  depositi  di  salnitro:  si  aggiunga  inoltre  chela 
popolazione   di  Iquique  era  in  buona  parte  composta 
da  operai    chileni  e  boliviani  addetti  ai  grandi  lavori 
del  salnitro,  che  da   un   momento  all'altro  potevano 
promuovere  dei  seri!  disordini  fra  loro,  e  si  vegga  poi 
quanta  ragione,  anzi  assoluta  necessità  aveva  il  Perù 
di  armarsi  e  di  bene  assicurarsi  ai  suoi   confini.  La 
pìccola  divisione  di  duemila  soldati  spedita  ad  Iquique, 
era    principalmente   destinata  a  prevenire  e  contenere 
le  lotte  che  gli  operai  chUeni  e  boliviani,  dato  II  loro 
peculiar  carattere,  avrebbero  quasi  sicuramente  impe- 
gnato fra  loro,  e  che  per  soprappiu,  potevano  servire 
d'incentivo  e  di  facile  pretesto  all'entrata  sul  territo- 
rio  peruviano  di  uno  o  di  entrambi  gli  eserciti  com- 
t^ttenti  al  di  là  del  Loa.  Chi  non  sa  fin  dove  talvolta 
può   lasciarsi  trasportare  il  condottiero  di  un  esercito 
invasore^  dallo  sviscerato  amore  pei  suoi  connazionali 
posti  a  due  passi  da  lui,  che  con  ragione  o  senza  in- 
vochino il  suo  aiuto;  massime  se  questo  fortunato  con- 
dottiero appartenga  ad  una  Nazione  che  diede  sempre 

7.  —   Caivano,  Guerra  tt America, 


I04  CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


prove  non  equivoche  di  soverchia  tenere^^a  pei  suoi 
figli  residenti  alV estero?  {\) 

Non  è  tutto  ancora.  La  Bolivia  che  trovavasi  com- 
pletamente sfornita  di  un  buon  armamento,  la  Bolivia 
che  non  ebbe  mai  un  cannone  neppure  come  semplice 
oggetto  di  curiosità,  non  poteva  battersi  col  Chili  senza 
prima  armarsi  qual  si  conveniva,  ponendo  da  un  lato 
i  suoi  vecchi  fucili  rugginosi  di  trenta  o  quaranta  anni 
fa.  Ma  un  armamento  non  poteva  riceverlo  che  da  due 
sole  vie:  o  dair  Atlantico,  attraversando  la  Repubblica 
Argentina,  via  assai  lunga  e  difficile,  per  non  dire  im- 
possibile; ovvero  dal  Pacifico,  sbarcandolo  in  un  porto 
del  Perù,  per  poi  introdurlo  in  casa  propria  passando 
pel  territorio  di  quest'ultimo;  giacché  la  costa  propria 
del  deserto  di  Atacama  era  tutta  in  potere  del  Cbin. 
Di  una  terza  via  pei  confini  del  Brasile,  non  è  a  di- 
scorrere neanche. 


(i)  Il  giornale  ufficiale  del  Perù,  Ei  Peruofto^  pubblicava  il 
7  marzo  la  seguente  notizia  :  «  É  partita  oggi  una  divisione  di 
soldati  pel  sud  della  Repubblica.  Due  ragioni  hanno  dettato  que- 
sta misura  al  Governo  :  la  naturale  previdenza  riguardo  ad  av- 
venimenti che  potrebbero  sopravvenire  nelle  nostre  frontiere,  t 
la  necessità  di  conservare  l'ordine  pubblico  in  alcuni  paesi  del 
sud,  dove,  giusta  le  informazioni  che  il  Governo  ha  ricevuto  dij 
quelle  autorit<^,  si  comincia  a  sentire  una  certa  agitazione  fra  U 
colonia  chilena  e  la  boliviana.  •  Al  pubblicare  posteri ormeoie  la 
notizia  dell'arrivo  di  tali  truppe  ad  Iquique,  lo  stesso  giornale 
ufficiale  soggiungeva:  «  In  Iquique  e  suoi  dintorni  sono  attuai' 
mente  da  dodici  a  quindicimila  fra  chileni  e  boliviani,  i  quali 
laddove  mancasse  una  forza  competente,  non  conterrebbero  ■ 
fatto  i  loro  impeti  bellicosi  :  ecco  evitato  un  primo  pericolo.  » 


FRA  IL  PERÙ  ED  Ih  CHILÌ  105 


La  Bolivia,  è  vero,  non  aveva  marina;  ma  poteva 
dar  patenti  di  corsari,  come  effettivamente  le  diede  il 
26  marzo  ;  poteva  acquistare  qualche  legno  da  guerra, 
una  0  due  corazzate,  od  anche  semplici  vapori  mer- 
cantili armati   all'occasione,  cose   tutte  possibili;  ed 
allora  il  Perù  si  sarebbe  trovato  seriamente  minacciato. 
La  Bolivia  avrebbe  sicuramente  forzato  i  suoi  porti, 
per  provvedersi  di  un  armamento;   ed   invece  di  far 
discendere  i  proprii  eserciti  fino  al  teatro  della  guerra 
prescelto  dal  Chili,  attraverso  le  Cordigliere  ed  il  de- 
serto di  Atacama,  per  luoghi  quasi  assolutamente  im- 
praticabili e  deficienti  di   tutto,  di  viveri,  di  acqua  e 
foraggi,  essa  avrebbe  preferito  la  via  relativamente  fa- 
cile e  spianata  del  Perù  ;  lanciandoli   cioè  sulla  via 
usuale  da  La  Paz  a  Tacna,  per  poi  imbarcarli  in  Arica, 
come  fece  sempre  in  tempi  di  pace  col  consenso  del 
Perù,  per  rinnovare  le  piccole  guarnigioni  dei  suoi  porti 
del  deserto  di  Atacama,  Antofagasta,  Mejillones,  Cobija. 
In  vista  di  tante  e  tanto  possibili  emergenze,  chi  non 
iscorge  la  necessità  pel  Perù  di  tenersi  bene  armato 
per  far  rispettare   la  propria  neutralità,  e  mettersi  al 
coperto  da  ogni  qualsiasi  sorpresa,  che  poteva  da  un 
momento  all'altro  compromettere  i  proprii  interessi  e 
la  stessa  integrità  del  suolo  nazionale? 

In  ultimo  poi  bisogna  non  dimenticare  le  significan- 
tissime parole  dette  dal  medesimo  Presidente  del  Chili 
al  Plenipotenziario  peruviano,  nella  conferenza  del 
24  marzo,  che  cioè  :  «  Oggi  stesso  potrebbe  il  Chili 
firmar  la  pace  con  la  Bolivia^  con  danno  del  Perii..,.  » 
cosa,  eoa  molto  altro  di  assai  peggio  ancora,  che  il 


io6      CAUSE  APPARENTI  DELLA  GUERRA 


Perù  sapeva  fìn  da  gran  tempo,  come  diremo  a  suo 
luogo;  e  giudichisi  da  lutto  ciò,  se  poteva  il  Perù  ri- 
manersene in  una  neutralità  inerme,  in  momenti  e  cir- 
costanze in  cui  tutto  era  minaccia  per  lui. 

Che  il  Perù  non  volesse  la  guerra,  lo  dicono  abba- 
stanza, oltre  i  grandi  e  ripetuti  sforzi  che  fece  per  ri- 
stabilire le  buone  relazioni  di  armonia  fra  il  Chili  e 
la  Bolivia,  il  proprio  malessere,  e  la  quasi  impossibi- 
lità materiale  e  morale  nella  quale  sì  trovava  di  lan- 
ciarsi in  una  impresa  di  tal  genere;  al  che  si  aggiunge 
che  la  guerra  col  Chili,  a  cui  era  da  ogni  parte  invi- 
tato e  provocato,  non  gli  offriva  che  la  più  sconfor- 
tante prospettiva  :  quella  cioè  di  aver  molto  a  perdere 
in  una  disfatta,  mentre  la  vittoria  anche  più  completa 
non  poteva  offrirgli  nulla  di  positivo,  oltre  la  sterile  sod- 
disfazione della  vittoria  stessa. 

Che  cosa  avrebbe  avuto  il  Perù  da  domandare  al 
Chili  dopo  la  vittoria?  Nulla:  non  terre,  perchè  quelle 
del  Chili,  anche  le  migliori,  sarebbero  state  per  lui 
un  inutile  peso,  e  perchè  non  le  ha  da  nessun  lato 
ai  suoi  confini;  e  non  danaro  nemmeno,  perchè  sa- 
rebbe stato  anche  troppo  se  il  Chili  avesse  potuto  pa- 
gare, dopo  anni  ed  anni,  lo  strettamente  speso  nella 
guerra  ;  sicché  questa,  anche  nel  più  favorevole  esito, 
non  poteva  che  peggiorare  la  già  tristissima  sua  posi- 
zione economica,  senza  apportargli  vantaggio  alcuno. 
La  guerra,  pel  Perù,  non  avrebbe  avuto  altro  scopo, 
che  quello  di  comprare  a  caro  prezzo  un  po' di  pace; 
e  certo  non  era  nei  suoi  interessi  di  rompere  la  pace 
che  cercava  e  di  cui  aveva  tanto  bisogno,  unicamente 


FRA  IL  PERÙ  ED  IL  CHILÌ  107 


per  averla  poi  a  comprare  al  prezzo  di  pesanti  e  dolo- 
rosi sacrifizii. 

* 

Come  assai  bene  sapeva  il  Chili,  il  Perù  traversava 
in  quei  momenti   uno  dei   più  difficili   periodi  della 
sua  vita  politica  ed  economica.  I  suoi  ricchi  depositi 
di  guano  erano  già  da  più  tempo  divenuti  per   lui, 
come  esporremo  a  suo  luogo,  anziché  fonti  di  risorse, 
un  sarcasmo  ed  una  soma.  I   suoi   non   meno  ricchi 
depositi  di  salnitro  di  Tarapacà  -  impegnati  in  piani 
economici,    che   la  mala   fede   di  mestatori  politici  e 
commerciali  fece  completamente  rovinosi  -  correvano 
egual  sone  dei  primi.  Pieno  di    debiti  -  unico  risul- 
tato positivo   dei   suoi   tesori   guaniferi  e  salnitrali  - 
senza  credito  all'estero,  e  senz' altre  risorse  all'interno 
che  le  insufficienti  rendite  doganali  ;  ridotto  da  più 
anni,  per  sopperire  ai  più  urgenti  bisogni  dell'ammi- 
nistrazione dello  Stato,  a  ricorrere  alla  circolazione 
forzosa  della  moneta  cartacea,  che  correva  tutti  i  giorni 
a  marcia  forzata  sul  cammino  della  deprezzazione(i); 
involto  da  più  anni  ancora  in  una  spaventevole  crisi 
commerciale,  che  si  manifestava  a  ripetuti  e  grossi 
colpi  col  fallimento  delle  più  grandi  case  locali  di 
commercio,  ridotte  a  tanto  dalla  sopravvenuta   insol- 
venza dei  numerosi  loro  debitori  -  il  Perù,  economi- 
camente parlando,  giaceva  su  di  un    vero    letto  di 
spine. 

(i)  Nel  marzo  1879,  ^'  ^S^o  sul!'  argento  era  del  90  per  cento; 
e  per  le  cambiali  in  oro  all'  estero,  il  sol  in  carta,  del  valore 
nominale  di  48  penicchi^  non  era  calcolato  che  per  20  ptnicchi 
appena. 


VERE    CAUSE 
DELLA  DICHIARAZIONE  DI  GUERRA  AL  PERÙ 


■  I.  Pcrchi  il  Chili  volle  ad  ogni  costo  la  gueira  conUo  il  Perù. 
-  Il  Chili  sapeva  che  il  Peiù  non  era  pronto  alla  guerra.  — 
Lo  stato  ecoDomìco  del  Chili  non  era  florido.  -  Il  Chili  volle 
pio6ltare  delle  sfavorevoli  condiiioni  del  Peri.  -  Superioril.\ 
delle  forze  namli  del  Chili  ■  come  preparate.  —  Il  Chili  ap- 
profitta della  deboleua  ilei  Perù  iTascuiando  ogni  uso  di  pra- 
tiche diplomatiche.  -  A  che  tendessero  le  pressioni  chilene 
per  la  dichiarazione  ioimediata  dì  neulralilà.  —  Durezza  della 
vili  dei  Chileni  e  toro  governa  oligarchico.  —  Tendenze  atta 
conqiustjt.  —  It  Chili  liceltx  i  fuorusciti  di  altre  nationi,  e  ali- 
menta le  rivalili  fra  di  esse.  -  Come  tentò  di  inimicare  la 
Bolivia  col  Peri  ;  n  qual  fine  lo  facesse.  -  Antiche  asplra- 
àoal  del  ChìIÌ  alla  conquista.  -  Il  Chili  e  il  generale  Que- 
»edo  e  la  Bolivia.  —  Conseguente  che  sarebbero  derivate  dalla 
Benlralità  del  Perii.  —  La  guerra  intrapresa  a  danno  delln 
Bolivia,  era  in  effetlo  diretta  contro  il  l'erù.  -  Doeamenli.  - 
§  a.  La  popnlazione  chilena  si  divide  in  due  classe:  la  classe 


Il  VERE  CAUSE  DELLA  DICmABAZIONE 

media  non  ha  parte  importante.  -  La  plebe  ì  divisa  in  ptemtt, 
iuquilÌHOi,  Irabajùdcrcs  dt  minai,  -  I  pttnti.  -  Gli  mguili- 
nes.  -  I  trOajadorei  di  minat.  -  Il  XKtii.  -  Prodotti  del  ChiD. 

-  L'ArauciDia.  —  Aumento  di  popolaiione.  —  Commercio  d'ìm- 
portEuioDe  e  di  eiportuioDe.  -  Maleiiete  economico  del  Chili. 

-  La  produzione  dei  grani  del  Chilt  e  loro  esportuioDC.  - 
l'roduiione  del  rame.  —  I  Chileoì  accorrono  io  folla  nei  de- 
serti di  Tarapacì  e  di  Atacama,  -  Il  Perù  prima  non  cura, 
poi  riduce  a  privativa  dello  Stato  I'  eipoitaiione  del  nitro,  - 
EmigradoDC  del  ^11/0  chlleno.  -  Crisi  economica  del  Chili.  - 
La  conquista  fu.  credula  l' unico  modo  d' uacir  dalle  stretteuc 

-  La  gelosìa  non  fìi  1'  ultima  cauia  della  guerra.  -  Pcrchi  an- 
che le  donne  chilene  acclamasseio  alla  guerra. 


§1 
A  CHE  MIRASSE  IL  CHILI 

abbiamo  visto  nel  capitolo  prcce- 

nte,  mentre  il  Perù  feceva  tutti  gli 

rrzi  possibili  per  ottenere  un  ravvici- 

meiito  fra  il  Chili  e  la  Bolivia,  ed 

ilare  una  guerra  nella  quale  presto 

o  tardi  sarebbe  stato  forse  obbligato  a  prender  parte, 

il  Chili  dal  suo  canto  si  appigliò  a  quanti  pretesti  gli 

caddero  sotto  mano  per  trascinarlo  al  pia  presto  nella 

lotta.  Perché  ahi 

Se  il  Cbiri  aveva  delle  ragioni  per  temere  che  il 
Perì),  frustrati  i  suoi  tentativi  di  conciliazione,  si  sa- 
rebbe schieralo  contro  di  lui  come  alleato  della  Boli- 
via, perchè  non  attese  che  quello  sì  decidesse  a  tanto 
da  se  medesimo? 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  II3 


Mercè  la  sorpresa  del  i4  febbraio,  egli  era  già  in 
possesso  di  quel  deserto  di  Atacama  che  formava  l'og- 
geno  delle  sue  aspirazioni,  senza  che  il  cannone  avesse 
tuonato  ancora,  e  senza  che  il  nemico  vero,  la  Boli- 
via, si  fosse  mosso  tuttavia  a  contenderglielo  :  perchè 
dunque  precipitò  così  gli  avvenimenti  ^  Perchè  chiamò 
egli  stesso  a  raccolta  il  naturale  ed  il  possibile  difensore 
della  sua  preda,  onde  si  affrettassero  a  disputargliela  ? 

All'invadere  il  deseno  boliviano  di  Atacama,  il  Chili 
era  intimamente  convinto  che  se  la  usurpazione  o  con- 
quista di  SI  ricco  territorio  doveva  costargli  una  guerra, 
una  vera  e  positi  <ra  guerra,  questa  non  avrebbe  avuto 
mai  a  sostenerla  con  la  Bolivia  solaniente,  ma  con  la 
Bolivia  e  il  Perù  insieme. 

Confinata  dietro  la  immensa  catena  delle  Ande,  nella 
quasi  impossibilità  di  scendere  con  un  esercito  sulla 
costa  del  deserto  attraverso  il  proprio  territorio,  per  le 
grandi  difficoltà  topografiche  da  vincere,  e  per  le  ingenti 
spese  che  ciò  avrebbe  occasionato;  senza  porti  proprii 
ne  buoni  né  cattivi,  perduti  i  soli  che  aveva  nel  deserto 
stesso;  senza  nessun  principio  di  fiotta,  senza  armamento, 
e  deficiente  di  mezzi  per  provvedersi  di  tutto  ciò,  la  Bo- 
livia, lasciata  sola  contro  il  Chili,  o  non  si  sarebbe  im- 
panata in  una  guerra,  senonchè  a  parole,  ricorrendo 
come  nella  prima  usurpazione  chilena  del  i842  ai  sem- 
plici mezzi  diplomatici,  o  avrebbe  opposta  al  Chili,  de- 
cìdendosi davvero  ad  una  guerra,  una  cosi  debole  resi- 
stenza da  render  certa  e  sicura  la  vittoria  di  quest'ultimo 
senza  sforzo  alcuno,  non  ad  altro  servendo  un  cotal  simu- 
lacro di  lotta  armata,  che  ad  assicurar  definitivamente  a 


114  VERE  CAUSE  DELLA  DICHL\R AZIONE 

quello  il  dominio  e  la  proprietà  del  deserto,  se  non  altro, 
a  titolo  d'indennità  di  guerra  che  in  nessun  altro  modo 
avrebbe  potuto  la  Bolivia  sodisfare.  Sicché  il  Chili 
avrebbe  avuto  in  ogni  caso  partita  vinta,  rimanendo  con 
poco  o  nessun  sacrifìzio  padrone  delP  ambito  deserto 
di  Atacama  ;  e  tale  era  appunto  il  pensiero  del  Governo 
e  del  paese. 

A  convincersi  della  piena  esattezza  di  quanto  diciamo, 
basta  discorrere  su  tale  argomento  con  qualunque  chi- 
leno  bene  informato,  che  non  abbia  V  astuzia  o  la  di- 
gnità necessaria  per  saper  tacere  delle  verità  poco  lu- 
singhiere pel  proprio  paese.  Lo  scrittore  chileno  scmi- 
uflBciale,  Barro^-Arancu,  uno  dei  meglio  informati  e  che 
è  bene  addentro  nei  pensieri  del  suo  Governo,  dopo  aver 
parlato  della  invasione  del  deserto  di  Atacama  comin- 
ciata il  i4  febbraio  e  compiuta  nella  seconda  metà  di 
marzo,  scrive  :  «  I  chileni  rimasero  per  tal  modo  pa- 
droni di  tutto  il  deserto  di  Atacama,  fino  ai  confini  del 
Perù.  La  guerra  con  la  Bolivia  era  terminata  di  fatto. 
Il  Chili  non  pretendeva  fare  una  spedizione  nelF  in- 
terno di  quel  paese,  pel  solo  piacere  di  fare  una  cam- 
pagna difficoltosissima  e  senza  alcun  risultato  pratico. 
La  Bolivia,  per  parte  sua,  a  causa  della  singolare  con- 
figurazione del  suo  territorio  e  delle  invincibili  diffi- 
coltà che  le  opponevano  le  montagne  ed  i  deserti,  non 
poteva  portare  le  sue  truppe  fino  al  littorale.  Questa 
situazione  sarebbe  durata  chi  sa  quanto  tempo,  senza 
l'azione  del  Perù....  (i)  » 


(i)  Barkos-Arana,  Hisloria  de  la  Guerra  dil  Pacifico,  pag.  70» 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  115 


Se  la  conquista  del  deserto  di  Atacama,  ripetiamo, 
poteva  e  doveva  costargli  una  guerra,  solo  avrebbe 
avuto  il  Chili  a  sostenerla  con  la  Bolivia  e  il  Perù  in- 
sieme, o  meglio  col  Perù,  non  potendo  considerarsi 
la  Bolivia  che  appena  una  semplice  forza  coadiu- 
vante; poiché  mancando  di  flotta,  di  armamento  e  di 
danaro,  tutte  le  quali  cose  doveva  fornirle  il  Perù, 
altro  non  poteva  dare,  come  più  tardi  fu  dimostrato 
dai  fatti,  che  un  contingente  più  o  meno  scarso  di  uo- 
mini, che  il  Perù  doveva  armare  e  vettovagliare.  Il 
Chili  sapeva  ciò  assai  bene  quando  invase  il  deserto 
di  Atacama  ;  e  sapeva  pure  che  assai  difficilmente 
avrebbe  potuto  evitare  una  guerra  col  Perù:  il  quale, 
a  prescindere  anche  dalla  sua  alleanza  con  la  Bolivia, 
doveva  necessariamente  vedere  nelle  tendenze  del  Chili 
e  nella  violenza  colla  quale  le  poneva  in  pratica,  una 
gravissima  minaccia  contro  se  stesso. 

Alla  guerra  col  Perù  il  Chili  si  trovava  da  lungo 
tempo  preparato  e  deciso  :  quindi  non  gli  faceva  gran 
paura.  Nondimeno,  potendolo,  senza  ritirarsi  dall' Ata- 
cama, l'avrebbe  evitata  con  gioia  ;  e  non  già  perchè 
gli  dolesse  averlo  a  nemico  e  misurarsi  con  lui.  Tutto 
al  contrario;  una  guerra  col  Perù,  che  terminasse  colla 
sconfìtta  di  quest'ultimo,  è  stato  sempre  il  sogno  do- 
rato del  Chili,  fìno  dall'epoca  della  indipendenza;  so- 
gno dorato  che  ha  rifatto  e  rivestito  con  cplori  sempre  più 
brillanti  in  diverseepoche  ed  occasioni,  dal  1825  al  1879. 

Pienamente  informato  dell'  alleanza  Perù-boliviana,  e 
del  forte  e  giustificato  interesse  che  aveva  il  Perù  a 
tenerlo  lontano  dai  proprii  confini,  il  Chili  sapeva  non- 


Ii6  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


dimeno  che  il  Governo  del  Perù  non  voleva  la  guerra, 
alla  quale  non  si  sentiva  affatto  preparato;  e  che  so- 
lamente V  avrebbe  accettata  come  una  dura  necessità, 
dopo  aver  messo  in  opra  ogni  mezzo  per  evitarla.  Ma 
sapeva  pure,  come  senza  nessun  velo  fu  detto  dallo 
stesso  Presidènte  del  Chili  al  Plenipotenziario  peru- 
viano, che  era  quello  il  miglior  momento  per  misurarsi 
contro  il  Perù  (i);  il  quale  trovavasi  eccezionalmente 
nelle  peggiori  condizioni  possibili,  e  quindi  estrema- 
mente debole,  come  giammai  era  stato  f>er  lo  addietro, 
e  come  forse  giammai  più  sarebbe  tornato  ad  esser 
nell'  avvenire  :  ossia  con  una  squadra  poverissima,  in- 
sufficiente a  resistere  alla  propria  che  mai  fu  più  flo- 
rida; senza  esercito,  senza  armamento,  senza  mezzi  e 
senza  credito  in  Europa  per  procurarseli,  e  per  ultima 
lacerato  dalle  rivalità  di  partiti,  da  una  guerra  civile 
latente,  pronta  a  scoppiare  da  un  momento  alP altro; 
sicché  non  avrebbe  potuto  concentrare  nella  guerra 
tutte  le  forze  vive  del  paese,  d'ordinario  tanto  supe- 
riori a  quelle  del  Chili,  così  materiali  come  morali  (2). 


(i)  Vedi  a  pagina  77. 

(2)  Ascoltiamo  a  questo  proposito  la  voce  dello  storico  chi- 
leno,  e  saremmo  quasi  per  dire,  del  Governo  chileno  : 

«  Il  Perù  attraversava  in  quei  momenti  (marzo  ed  aprile  1879) 
una  situazione  poco  favorevole  per  imbarcarsi  in  avventure  di 
guerra.  A  parte  le  difficoltà  finanziarie,  ogni  giorno  più  incal- 
zantit  la  pace  interna,  minacciata  poco  prima  dall'  assassìnio  del- 
l' ex-Presidente  Pardo  sulle  porte  del  Senato,  era  così  poco  so- 
lida  che  il  Governo  credeva  non  poter  vivere  se  non  sotto  il 
regime  delle  facoltà  straordinarie  e  della  sospensione  della  costitu- 
zione. »  Barros-Arana,  Historia  de  la  Guerra  del  Pacifico,  pag.  71 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  117 


Nonostante  ciò,  e  per  più  che  si  sentisse  per  proprio 
conto  preparato  e  sicuro  del  suo  fatto,  una  guerra 
contro  il  Perù  non  lasciava  d' impensierire  alquanto  il 
Chifi.  Prevedeva  facilmente  che,  anche  andandogli  tutto 
bene,  sarebbe  stata  una  guerra  lunga,  difficile,  dispen- 
diosa, e  le  sue  finanze  non  erano  tanto  prospere  a 
segno  da  promettergli  facilmente  tutti  i  fondi  di  cui 
avrebbe  avuto  bisogno:  tutto  all'inverso,  il  paese  con- 
torcevasi  penosamente  in  una  crisi  finanziaria  comin- 
ciata ed  in  continuo  incremento  da  più  anni  indietro,  e 
le  casse  dello  Stato  si  trovavano  in  vera  penuria.  Go- 
deva, è  vero,  di  un  qualche  credito  all'  estero,  per  la 
puntualità  colla  quale,  in  vista  dei  suoi  progetti  bel- 
lici ed  a  forza  di  sacrifìzii  e  strettezze  interne,  coprì 
sempre  gl'interessi  del  suo  debito  estemo;  e  forse  non 
gli  sarebbe  riuscito  difficile  il  procurarsi  con  maggiori 
0  minori  sacrifizi,  le  somme  necessarie  fino  ad  un 
certo  punto.  Ma  era  sempre  una  grossa  partita  che 
avrebbe  giuocato(i). 

Il  fatto  ha  provato  che  senza  le  grandi  risorse  che 
il  Chili  seppe  procurarsi  dai  ricchi  depositi  di  guano 

(i)  Tnttochè  il  Perù  non  abbia  opposto  che  un'  assai  debole 
resistenza,  e  che  il  Chili  sia  stato  accompagnato  da  una  for- 
tana  di  cui  è  rimasto  esso  stesso  sorpreso  e  spaventato,  sono  già 
decorsi  due  anni,  e  la  guerra  dura  ancora. 

A  proposito  della  lunga  durata  della  guerra,  che  nonostante 
le  tante  vittorie,  sta  convertendosi  in  una  vera  cancrena  pel 
Chili,  U  giornale  La  Nacicti  di  Valparaiso  in  un  notevole  arti- 
cob  del  7  maggio  18S1  diretto  a  censurare  il  Governo  chileno 
per  non  aver  saputo  arrivare  ad  un  trattato  di  pace  dopo  la  resa 
di  Lima,  dice  :  «  I  nostri   condottieri   si   erano  imbattuti    nella 


ii8  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


e  di  salnitro  del  Perù,  di  cui  s'impossessò  a  tempo, 
difficilmente  avrebbe  potuto  continuare  la  guerra  fino 
alle  sue  ultime  fasi,  e  molto  tneno  spiegare  tutto  quel 
lusso  di  eserciti,  armamenti, ,  trasporti  e  facilitazioni 
di  ogni  genere,  cui  in  gran  parte  è  debitore  delle  sue 
vittorie.  Nel  discorso  letto  al  Congresso  Nazionale  dal 
Presidente  del  Chili,  il  i^  giugno  1881,  troviamo: 
<  Si  sono  ottenuti  valori  considerevoli  dalla  vendita 
dei  salnitri  di  Tarapacà  (del  Perù)  che  il  Governo  fece 
elaborare  per  suo  conto  fino  al  2  ottobre  1880,  pro- 
cedendo prima  per  vendite  in  subasta  pubblica,  ed 
affidandoli  poi  alla  consigna:{ione  di  una  casa  rispet- 
tabile che  ha  corrisposto  alla  fiducia  che  in  essa  si 
pose....  La  esportazione  del  guano  solo  ha  potuto  ef- 
fettuarsi limitatamente,  non  avendo  ecceduto  fino  ad 
oggi  di  quarantamila  tonnellate.  >  Con  tutto  ciò,  ob- 
bligato fin  dal  principio  della  guerra  a  ricorrere  alla 
moneta  cartacea  di  corso  forzoso  -  di  cui  si  trovavano 
in  circolazione  il  i®  giugno  1881,  come  apprendiamo 
dallo  stesso  discorso  presidenziale,  ben  venticinque  mi- 
lioni dì  pezzi  forti;  senza  contare  inoltre  altri  i5  o  18  mi- 
lioni in  buoni  del  tesoro^  e  senza  contare  neanche  t 
parecchi  milioni  messi  in  circolazione,  di  moneta  d^  ar- 
gento di   scarso  valore  (i),  o  alterata,  né  le  grosse 


vittoria  senza  saper  come,  e  con  quella  facilità  che  la  fortuna 
comunica  ai  suoi  favoriti,  crederono  che  dopo  la  vittoria  colla 
quale  si  erano  incontrati  a  caso,  doveva  anche  presentarsi  la  pace 
a  riceverli  colle  braccia  aperte.  * 

(i)  «  La  fabbricazione  di  moneta  di  òassa  Ugge,  non  solo  ha  sod- 
disfatte pienamente  le  urgenti  esigenze  del   mercato,    resistendo 


DI  GUERRA  AL  PERO  119 


somme  impegnate  nell'  acqubto  dell'  armamento,  e  che, 
grazie  al  suo  credito  in  Inghilterra,  non  ha  soddisfatte 
ancora  (i®  giugno  1881)  eccettuati  piccoli  acconti  -  sif- 
fatta moneta  fiduciaria  era  talmente  caduta  di  valore  fin 
dal  principio,  che  in  quello  stesso  i^  giugno  1881  sof- 
friva ancora  un  aggio  del  60  per  cento  :  quando  cioè 
tTzno  già  quattro  mesi  e  mezzo  che  le  truppe  chilene 
occupavano  la  Capitale  del  Perù,  e  che  la  guerra  sempre 
felice  pel  Chili  poteva  dirsi  terminata,  almeno  per  le 
spese;  mantenendosi  in  gran  j)arte  l'esercito  di  opera- 
zione colle  imposte  di  guerra  e  le  rendite  doganali  del 
Perù,  come  è  detto  nel  medesimo  discorso  presiden- 
ziale anzi  citato,  nel  quale  si  legge:  e  Coli' avanzarsi 
delle  nostre  armi,  si  è  andato  impiantando  il  regime 
doganale  nei  territorii  occupati,  afiSnchè  la  guerra  cer- 
casse in  se  stessa  il  proprio  alimento.  > 

Onde  i  nostri  lettori  possano  formarsi  un  giusto  cri- 
terio dello  stato  economico  del  Chili,  prima  e  dopo 
della  guerra,  ossia  fino  al  i^  giugno  1881,  nel  quale 
questa  era  da  più  mesi  terminata  di  fatto,  ricorreremo 
ancora  una  volta  alla  voce  ufficiale  per  eccellenza,  al 
surriferito  discorso  del  Presidente  del  Chili,  che  dice  : 
<  Per  valutare  con  alcuna  esattezza  la  situazione  finan- 
ziaria della  Repubblica,  giudico  opportuno  manifestare 
che  le  entrate  ordinarie  dello  Stato  hanno  raggiunto 


alle  Yiolente  alterazioni  che  ha  sofferto  il  cambio,  ma  ha  dato 
anche  al  tesoro  nazionale  una  grossa  somma  di  danaro  per  si- 
stemare le  considerevoli  spese  della  guerra.  » 

Mtm9ria  presentata  dal  Ministro  delle  Finanze  al   Congresso 
del  Chili,  nel  giugno  1880. 

g.  —  Caivano,  Guerra  eF America. 


120  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONK 

nel  1880  (ossia  nel  secondo  anno  della  guerra)  la  somma 
di  27,992,584  pezzi.  E  vero  che  figurano  in  questa 
somma  circa  2,3oo,ooo  pezzi  di  entrata  eventuale  pro- 
dotta dalla  redenzione  dei  censi.  Figura  pure  il  pro- 
dotto della  vendita  del  salnitro  (del  Perù)  per  una 
somma  che  eccede  i  4,ooo,ooo  di  pezzi;  però  questo 
prodotto  cominciò  ad  essere  sostituito,  dall'ottobre,  dal 
diritto  di  esportazione  che,  senza  essere  inferiore  in- 
dubitatamente, offre  il  considerevole  vantaggio  della  fa- 
cilità della  sua  percezione,  senza  gl'inconvenienti  ai 
quali  sono  esposte  le  operazioni  mercantili.  La  sola 
rendita  doganale  superò  di  circa  4,ooo,ooo  di  pezzi 
quella  dell'anno  1879  (dell'anno  in  cui  cominciò  la 
guerra)  e  questo  progresso  non  si  è  arrestato  nell'anno 
corrente,  essendo  degno  di  notarsi  che  esso  è  dovuto 
alla  estensione  dei  mercati,  all'aumento  della  produ- 
zione ed  al  conseguente  sviluppo  dei  consumi.  >  (Con- 
seguenze tutte  del  buon  esito  della  guerra  fin  dal  suo 
cominciare). 

Dedotti  da  queste  cosidette  rendite  ordinarie  del- 
l'anno 1880,  lo  straordinarissimo  prodotto  mai  più  ri- 
petibile della  redenzione  dei  censi  e  quello  dei  quattro 
milioni  della  vendita  del  salnitro  del  Perù,  nonché  gli 
altri  quattro  milioni  di  aumento  sulle  rendite  doganali 
-  dovuto  esclusivamente  alle  dogane  tolte  alla  Boli- 
via -  dette  rendite  ordinarie  del  Chili  si  riducono  ap- 
pena a  17  milioni  in  circa  di  pezzi  forti.  Per  poter 
comprendere  e  vagliare  con  giustezza  la  condotta  del 
Chili  negli  avvenimenti  che  descriviamo,  è  bene  non 
dimenticare  questi  dati  statistici. 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  121 

Il  Chili  adunque,  fermo  sempre  nel  proposito  di  porre 
a  profitto  le  eccezionali  condizioni  del  Però,  che  rende- 
vanlo  momentaneamente  inferiore  a  lui  nella  lotta,  per 
assicurarsi  la  conquista  del  ricco  deserto  di  Atacama, 
il  quale  non  doveva  essere  se  non  il  primo  passo  di 
una  conquista  maggiore,  come  diremo  appresso;  e  de- 
sideroso di  esporre  sé  medesimo  al  minor  numero  pos- 
sibile di  rischi,  avrebbe  risparmiato  volentieri  la  guerra 
al  Perù,  quale  alleato  della  Bolivia  :  ma  a  condizione 
che  esso,  venendo  meno  alla  sua  alleanza  con  que- 
st'ultima, avessegli  lasciata  piena  libertà  di  azione  contro 
di  essa,  dichiarandosi  neutrale  nel  conflitto  chìleno-boli- 
viano  ;  condotta  che  avrebbe  segnata  la  rovina  del  Perù, 
e  che  conseguentemente  avrebbe  assicurato  il  trionfo 
di  tutti  i  progetti  chileni  di  proprio  ingrandimento  e 
pel  presente  e  per  l'avvenire,  come  vedremo  più  tardi. 

Urgeva  però  al  Chili;  per  la  buona  riuscita  di  que- 
sti suoi  segreti  disegni,  che  la  dichiarazione  di  neutra- 
lità del  Perù  arrivasse  pronta,  sollecita,  immediata, 
onde  non  dargli  tempo  di  armarsi  e  di  uscire  dalle 
difficili  condizioni  del  momento,  che,  fino  ad  un  certo 
punto,  lo  ponevano  a  sua  discrezione;  nel  qual  caso 
tutto  sarebbe  andato  perduto  per  lui. 

La  principale  superiorità  del  Chili  sul  Perù  veniva 
dalla  inquestionabìle  superiorità  della  sua  flotta  su 
quella  dell'altro:  e  questa  sua  superiorità,  che  era  di 
una  importanza  quasi  decisiva  in  una  guerra,  biso- 
gnava non  perderla  ;  bisognava  sfruttarla  prima  che  il 
Perù  la  facesse  sparire  con  un  aumento  assai  proba- 
bile delle  sue  forze  navali. 


122  VERE  CAUSE  DELLA  CttCHIARAZIONE 

In  una  guerra  fra  i  due  paesi,  sopra  immensi  terri- 
torii  in  massima  parte  disabitati,  e  tutta  la  cui  vita* 
lità  risiede  sulla  estesissima  spiaggia  dell' oceano,  in 
tanti  piccoli  e  grandi  centri  separati  gli  uni  dagli 
altri  da  grandi  estensioni  di  arenales,  di  terreni  are- 
nari di  difficilissimo  transito,  privi  di  vegetazione  e  di 
acqua  —  il  movimento  degli  eserciti  con  tutte  le  loro 
dipendenze  è  di  una  difficoltà  e  lentezza  senza  pari  e 
solo  può  operarsi  vantaggiosamente  seguendo  la  via 
dell'oceano  che  bagna  siffatte  spiaggie;  sicché  può 
dirsi  con  ogni  sicurezza  di  apporsi,  che  F  esito  dì  una 
guerra  dipende  dalle  flotte  per  un  settanta  per  cento 
almeno. 

Oltre  la  certezza  che  nasce  dalla  semplice  conoscenza 
dei  luoghi,  ciò  fu  pienamente  provato  dalla  guerra 
della  indipendenza  americana  contro  la  Spagna;  la 
quale,  tuttoché  avesse  più  numeroso  e  migliore  eser- 
cito delle  sue  Colonie,  si  per  istruzione,  come  per  di- 
sciplina e  armamento,  non  potè  più  sostenersi,  e  cam- 
minò sempre  di  disfatta  in  dis&tta,  dal  momento  che 
divenne  inferiore  a  quelle  nelle  fòrze  marittime.  Men- 
tre la  Spagna  era  obbligata  a  muovere  difficilmente  ì 
suoi  eserciti,  con  lunghe  e  faticose  marcie,  ed  a  fra* 
zionarli  assai  spesso  onde  poterli  con  meno  difficoltà 
vettovagliare,  l' esercitò  sempre  compatto  delle  Colonie, 
o  della  indipendenza,  approfittava  della  comodità  e  ra- 
pidità di  movimenti  che  gli  offriva  la  via  marittima,  per 
separarli,  coglierli  alla  spicciolata  e  tagliarli  a  pezzi. 

La  preponderanza  militare  fra  le  Repubbliche  del 
Pacifico  risiede  nelle  forze  marittime,  e  non  negli  eser- 


DI  GUERRA  AL  PERO  123 

—■■Il  I  \  u         -       -  -  m— 

citL  Questo  non  fu  mai  un  segreto  pel  Chili,  fin  dal 
suo  primo  esordire  alla  vita  autonomica  ;  e  poiché  il 
possesso  di  questa  preponderanza  fu  sempre  una  delle 
priacipali  sue  aspirazioni,  s'affaticò  sempre  in  tutti  i 
modi  possibili  di  toglierla  al  Perù,  cui  toccava  di  di- 
ritto per  la  sua  maggiore  importanza  territoriale  ed 
economica,  prima  col  privarlo  di  flotta,  e  poi  col  crearsi 
esso  stesso  una  flotta  d' assai  superiore.  Lo  privava  una 
prima  volta  di  flotta,  con  un  atto  di  prepotenza  (i),  in 
queir  epoca  medesima  di  maggiore  fratellanza,  in  cui 
combattevano  insieme  contro  la  Spagna  le  guerre  della 
comune  indipendenza.  E  posteriormente  nel  i836,  men- 
tre il  Chili  disponevasi  segretamente  a  portar  la  face 
della  guerra  nel  Perù,  si  prevalse  anzi  tutto,  come  atto 
preparatorio,  della  piena  pace  esistente  fra  i  due  paesi, 
per  sorprendere  la  flotta  del  futuro  nemico  ed  impa- 
dronirsene (2).  Più  tardi  il  ChiFi  trovò  una  via  migliore 


(1)  «  Lord  Cochrane  (ammiraglio  della  squadra  chilena)  che 
aveva  percoiso  i  porti  di  Colombia  e  del  Messico  per  dar  la  cac- 
cia alle  naW  spagnaole*  seppe  al  ritomo  da  una  spedjsione  tanto 
penosa  quanto  sterile,  che  le  dette  navi  si  erano  arrese  al  Perù 
Reclamandole  come  sue,  sol  perchè  le  aveva  perseguitate  inde- 
fessamente,  s' impossessò  a  viva  forza  della  nave  Venganza,  che 
si  trovava  nelle  acque  di  Guayaquil....  ed  arrivato  al  Callao  si 
impossessò  dell'altra  nave  MonUzuma^  e  sostituì  alla  bandiera 
del  Pern  quella  del  Chili.  > 

S.  LoKENTE,  Historia  del  Perù,  T.  i,  p.  66. 

(2)  *  La  circolare  diplomatica  nella  quale  Santa-Cruz  (Capo 
della  Confederazione  Perù-boliviana)  manifesta  i  suoi  sentimenti 
pacifici,  è  del  ao  agosto  1836.  Immaginisi  qual  fìx  la  sua  sor- 
presa al  sapere  che  nella  notte  del  giorno  seguente  11  brigan- 


124  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

per  preponderare  sul  Perù  nel  mare;  e  costruì  con 
sacrifizii  forse  di  molto  superiori  ai  proprii  mezzi,  le 
due  forti  corazzate  la  Cochrane  e  la  Blanco-Encaladay 
che  possiede  attualmente.  Ciò  nondimeno  non  dimen- 
ticò del  tutto  le  gesta  del  1822  e  del  i836,  come  ve- 
dremo in  appresso. 

La  flotta  del  Perù  nel  marzo  1879,  come  più  volte 
s'è  detto,  era  per  se  stessa  dì  gran  lunga  inferiore  a 


tino  Aquiles  (legno  da  guerra  chileno)  si  era  impossessato  di 
tutti  i  legni  da  guerra  del  Perù  esistenti  nella  baia  del  Callao. 
Victorino  Garrido  era  arrivato  a  quel  porto  (a  bordo  àxXVAquiUs) 
la  mattina  del  21  agosto....  ed  era  passato  a  visitare  il  Coman- 
dante di  marina,  per  accertarsi  dello  stato  indifeso  dei  legni  pe- 
ruviani,  e  dare  con  sicurezza  1'  assalto  notturno  che  meditava.. . 
Alle  12  della  notte  del  2t  agosto  1836,  ottanta  marinai  diretti 
dal  comandante  Angulo  (dell'Aquiles)  si  lanciavano  sulla  coperta 
dei  solitarii  legni  peruviani,  e  senza  nessuna  resistenza  li  condu- 
cevano fuori  della  portata  dei  cannoni  dei  castelli.  Alle  due  del 
mattino,  quel  disonorevole  attentato,  che  allora  si  vantò  come 
una  prodezza  eroica,  era  consumato  ;  e  l' emissario  del  Chili  si 
trovava  nel  caso  di  ritornare  orgoglioso  colla  sua  preda....  « 

Bbntamin  Vicuna  Mackenna  (Storico  chileno).  Don  Vùgo 
PortaUs.  Seconda  parte,  p.  77  a  79. 

«  U Aquiles  ed  il  Colocolo,  sole  navi  da  guerra  che  aveva  il 
Chili,  presentaronsi  amichevolmente  nei  porti  del  Callao  e  di 
Arica,  poiché  il  Perù  ed  il  Chili  stavano  in  pace  ;  ed  i  loro  Ca- 
pitani ed  Ufficiali  furono  ben  ricevuti  e  festeggiati  :  ma  neU'alta 
notte,  simultaneamente  sorprendono  nelle  loro  barche  i  pochi 
uomini  che  si  trovavano  a  bordo  delle  navi  peruviane  disarmate, 
e  se  le  portano  via.  S' impossessarono  cosi  di  tutta  la  flotta 
del  Perù.  » 

PRUVONENA,  Memorie  e  Documenti  per  la  Storia  del  Perù, 
T.   I,  p.  410. 


t)I  GUERRA  AL  PERÙ  12^ 


quella  del  Chili,  anche  indipendentemente  dal  cattivo 
stato  nel  quale  accidentalmente  si  trovava.  Ma  il  Go- 
verno di  Lima  aveva  già  dato  incarico  per  acquistare 
in  Europa  una  o  due  corazzate,  che  potessero  tener 
fronte  a  quelle  del  Chili  ;  cosa  che  il  Plenipotenziario 
cbileno  in  Lima  conosceva  pienamente  —  grazie  alla 
poca  abitudine  che  si  ha  in  quel  paese  di  saper  con- 
servare un  segreto  —  e  di  cui  aveva  sollecitamente 
informato  il  proprio  Governo.  Il  Perù,  è  vero,  non 
aveva  né  mezzi  sp>editi  né  sufRciente  credito,  per  fere 
tale  acquisto  colla  stessa  facilità  colla  quale  ne  aveva 
dato  la  commissione  :  ma  oltreché  non  sarebbe  stato 
punto  difficile  ottenerli  dai  fortunati  possessori  del  suo 
guano  —  cui  premeva  più  che  ad  ogni  altro  che  esso 
non  soffrisse  alcun  rovescio,  onde  potesse  conserv^irli 
nel  possesso  del  loro  grosso  tesoro  —  é  pur  troppo  ri- 
saputo che  soltanto  nella  spazzatura  delle  grandi  case 
si  trova  assai  spesso  più  che  nello  scrigno  del  povero: 
inoltre  sarebbe  bastato  al  Perù,  come  in  altre  oc- 
casioni, feire  un  appello  alle  nobili  e  generose  sue 
donne,  domandando  ad  ognuna,  come  soccorso  alla  pa- 
tria in  pericolo,  il  più  meschino  dei  suoi  gioielli,  per 
trovare  ad  esuberanza  i  fondi  di  cui  aveva  bisogno  (i). 
A  tutto  ciò  é  mestieri  aggiungere  infine  che,  uscendo 


(i)  Quando  più  tardi,  nell'  ottobre  1879,  il  Governo  del  Perù 
e  la  stampa  si  rivolsero  alle  signore  peruviane  per  avere  i  fondi 
necessari!  all'acquisto  di  una  corazzata,  che  grazie  alla  inettezza 
degli  uomini  di  Governo  non  fu  mai  comperata,  le  loro  elargi- 
xioDÌ  ammontarono  in  meno  di  15  giorni  alla  somma  di  circa 
ni  miiwni  di  lire  italiane. 


126  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

dal  campo  delle  ipotesi,  il  Rappresentante  del  ChiTi  in 
Lima  partecipava  al  proprio  Governo  con  Nota  del 
i5  marzo,  che  aveva  delle  buone  ragioni  per  credere 
che  un  signor  Canevaro^  incaricato  dal  Governo  del 
Perù  di  acquistare  le  corazzate,  aveva  già  trovato  in 
Parigi,  probabilmente  dai  detentori  del  guano,  i  fondi 
a  tale  scopo  necessarii. 

Premeva  quindi  al  Chili,  per  non  perdere  P  occa- 
sione lungamente  attesa  e  preparata,  di  non  lasciare 
al  Perù  il  tempo  necessario  di  migliorare  le  sue  forze 
marittime;  e  quindi  di  chiamarlo  sollecitamente  sui 
campi  di  battaglia,  se  non  si  decideva  immediatamente 
a  segnare  la  propria  rovina  colla  dichiarazione  della 
sua  neutralità.  Bisognava  far  presto,  onde  ottenere  so- 
prattutto che  i  Governi  neutrali  d'Europa,  supposto  che 
il  Perù  avesse  già  acquistato  le  sognate  corazzate,  non 
le  lasciassero  uscire  dai  loro  porti.  L'ora  della  grande 
impresa  era  suonata;  ed  il  dilemma  propostosi  dal 
Chili  non  ammetteva  mezzi  termini:  o  doveva  bat- 
tere l' alleanza  Perù-boliviana  alla  spicciolata  e  per 
mezzo  de}l'  alleanza  stessa,  dichiarandosi  il  Perù  neu- 
trale; o  doveva  batterla  tutta  d'un  fascio  allor  allora, 
nel  solo  momento  proprio  nel  quale  essa  era  inferiore 
a  lui. 

Contro  questo  segreto  disegno  del  Chili  da  gran 
tempo  maturato,  prima  che  il  Perù  assumesse  il  ca- 
rattere di  mediatore  e  prima  che  quello  invadesse  il 
territorio  boliviano,  il  che  fu  conseguenza  e  non  causa, 
non  si  elevava  che  un  solo  ostacolo  :  la  lentezza  delle 
forme    ammesse    dagli   usi  diplomatici.   Ma  queste, 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  127 

come  s^  è  visto,  non  potevano  essere  un  serio  ostacolo 
per  un  paese  che  non  si  era  fatto  scrupolo  alcuno  di 
entrare  audacemente  in  una  guerra  di  conquista,  sotto 
il  più  futile  dei  pretesti,  colla  invasione  del  deserto  di 
Atacama:  deserto  da  cui  non  volle  uscire  a  nessun 
costo,  neppur  quando  la  mediazione  peruviana  gli 
offriva  di  fargli  dar  causa  vinta  dalla  Bolivia  su  tutti 
i  pretesti  che  mise  innanzi  per  impossessarsene.  Per 
chi  si  accontenta  di  pretesti,  questi  non  fanno  mai 
difetto. 

Il  Governo  del  Chili  comprendeva  perfettamente  il 
grande  e  positivo  interesse  che  aveva  il  Perù  dMmpe- 
dire  la  sua  conquista  dell' Atacama;  e  conscio  della 
▼era  condizione  del  Perù  e  di  tutto  quanto  si  passava 
in  Lima,  sapeva  fin  dal  febbraio,  per  mezzo  del  suo 
Rappresentante  ivi  accreditato,  che  (come  questi  gli 
telegrafava  ancora  in  quel  medesimo  4  marzo,  in  cui  il 
Plenipotenziario  peruviano  arrivava  a  Valparaiso  per 
offrire  la  mediazione  del  suo  Governo)  «  il  Governo  pe- 
raviano  aveva  timore  della  guerra;  ma  che  eccitato 
dalla  opinione  pubblica,  iaceva  apparecchi  senza  deci* 
dersi.  »  Ed  affinchè  questo  timore  della  guerra,  aumen- 
tato dalla  quasi  certezza  ed  imminenza  del  pericolo,  si 
sovrapponesse  ad  ogni  altra  considerazione  nell'animo 
dei  governanti  del  Perù,  preparò  sotto  mano,  o  lasciò 
preparare,  il  minaccioso  ricevimento  che  il  Plenipoten- 
ziario peruviano  si  ebbe  al  suo  arrivo  a  Valparaiso, 
seguito  dal  grave  attentato  contro  il  Consolato  del 
Perù;  fotti,  che  da  per  sé  soli  ayrebbero  forse  ba* 
stato  io  altre  circostanze  a  spingere  il  Perù  alla  guerra. 


128  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


Non  contento  di  ciò,  sappiamo  pure  che  lo  stesso  Pre- 
sidente del  Ghiri  ebbe  a  dire  al  surriferito  Plenipoten- 
ziario in  due  occasioni,  e  quando  appunto  più  viva- 
mente lo  sollecitava  perchè  il  Perù  dichiarasse  la  propria 
neutralità,  che  i  suoi  uomini  di  guerra  lo  sollecitavano 
ad  un  rompimento  col  Perii  che  consideravano  in  quei 
momenti  meno  forte  del  Chili;  e  poscia  :  che  terminava 
di  prendere  alcune  determinas^ioni  intomo  alla  guerra 
col  Perii,  guerra  dì  cui  non  era  parola  ancora,  e  di  cui, 
nello  stato  delle  cose  e  pel  carattere  di  amichevole  me- 
diatore che  aveva  assunto  ed  esercitava  con  piena  buona 
fede  il  Perù,  non  avrebbe  dovuto  esser  neanche  il  so- 
spetto. 

Come  abbiamo  detto,  tutto  ciò  non  aveva  che  un  solo 
scopo  :  quello  di  esercitare  una  pressione  col  timore  di 
una  prossima  e  certa  guerra,  nella  quale  il  Perù  avrebbe 
avuto  a  soccombere,  neir  animo  del  Plenipotenziario  pe- 
ruviano, e  per  esso  dei  governanti  del  Perù,  onde  deci- 
derli a  dare  prontamente  la  chiesta  dichiarazione  di 
neutralità.  E  per  rendere  loro  ancora  più  facile  il  cam- 
mino su  questa  via  della  neutralità,  al  timore  del  pe- 
ricolo aggiungeva  anche  il  Governo  chileno  la  lusinga 
di  mostrarsi  animato  dalle  migliori  intenzioni  verso  la 
Bolivia,  e  principalmente  poi  verso  il  Perù,  una  volta 
che  questo  si  fosse  dichiarato  neutrale.  A  tale  scopo 
tendevano:  primo,  i  progetti  di  amichevole  concilia- 
zione con  la  Bolivia,  colla  mediazione  del  Perù,  messi 
innanzi  dal  Santa-Maria  e  poi  dal  Presidente  e  dal  Mi- 
nistro degli  Affari  Esteri,  e  quindi  ritirati  bruscamente, 
per  poi  ritornare  a  parlar  di  essi  come  cosa  più  che 


D£  GUERRA  AL  PERÙ  129 

fattibile  anzi  certa  quasi,  dopo  che  il  Perù  si  fosse 
dichiarato  neutrale,  nella  calma  e  tranquillità  degli 
animi:  secondo,  le  esplicite  offerte  che  spontaneamente 
faceva  il  Presidente  del  Chili  al  Plenipotenziario  pe- 
raviano,  di  soccorrere  il  Perù  cogli  eserciti  chileni,  nel 
caso  in  cui  per  la  sua  dichiarazione  di  neutralità  o  per 
altro  motivo  qualunque,  dovesse  un  giorno  trovarsi  in 
guerra  con  la  Bolivia. 

In  ultimo,  a  compimento  di  tutto  ciò  e  della  doppia 
pressione,  del  timore  e  della  lusinga,  ricorderanno  an- 
che i  nostri  lettori  la  prospettiva  di  un  tradimento  da 
parte  della  Bolivia,  che  il  Presidente  chileno  fece  ba- 
lenare agli  occhi  del  Plenipotenziario  peruviano;  ossia 
la  possibilità  che  la  Bolivia  si  ponesse  d'accordo  col 
Chili,  per  procedere  insieme  contro  il  Perù. 

Tutto  ciò,  ripetiamo,  mirava  a  stringere  il  Perù  da 
tutti  i  lati,  per  strappargli  una  dichiarazione  di  neu- 
tralità nel  conflitto  chileno-boliviano;  dichiarazione 
che,  come  s*è  detto  innanzi,  sarebbe  stata  la  rovina 
del  Perù. 

Per  poter  comprendere  tutta  la  gravità  che  avrebbe 
avuta  pel  Perù  la  dichiarazione  di  neutralità  incondi- 
zionata che  sollecitava  da  lui  il  Chili,  bisogna  cono- 
scere anzitutto  certi  precedenti  indispensabili,  che  cer- 
cheremo di  esporre  colla  maggior  brevità  possibile. 

Come  nell'epoca  coloniale,  la  Capitania  Generale  del 
Chili  era  la  più  povera  Colonia  che  la  Spagna  avesse 
nelle  Americhe  —  la  sola  dalla  quale  non  ritraesse  al- 
cun profìtto  e  che,  non  bastando  neppure  a  se  stessa, 
era  invece  obbligata  a  soccorrere  ;  al  quale  scopo  cu- 


I30  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

rava  che  tutti  gli  anni  le  fossero  inviati  dal  Viceré  del 
Perù  trecentomila  pezzi  forti,  che  ordinariamente  si  tra- 
smettevano in  tanto  tabacco  —  così  la  Repubblica  del 
Chili,  dopo  la  indipendenza,  fu  del  pari  la  più  povera 
fra  le  sue  consorelle  del  Pacifico  (i). 

La  povenà  che,  in  un  certo  stadio  della  vita  del- 
l' uomo  come  dei  popoli,  è  un  beneficio  —  quando  cioè 
non  arrivati  ancora  a  quel  grado  di  civiltà  in  cui  le 
ricchezze  tendono  principalmente  a  nobilitare  le  forze 
delP  anima,  aprendo  nuovi  e  più  vasti  campi  alla  loro 
attività,  servirebbero  invece  ad  infiacchirle  ed  invilirle 
sempre  più  nel  lurido  pantano  di  un  ozio  seminato  di 
vizii  —  obbligò  i  chileni  a  cercare,  in  un  lavoro  assi- 
duo e  pesante  per  la  poca  fertilità  del  suolo,  i  mezzi 
della  giornaliera  sussistenza. 

E,  poiché  quando  si  è  obbligati  a  lavorar  bene  e 
meglio  per  vivere,  non  si  ha  il  tempo  né  i  mezzi  di 
addarsi  al  triste  giuoco  delle  rivoluzioni  ed  altri  intemi 
pettegolezzi,  massime  se  i  soli  che  possono  fornire  gli 
elementi  del  lavoro,  e  quindi  della  vita,  sono  quei  po- 
chi appunto  nelle  cui  mani  é  concentrata  tutta  la  somma 
del  potere  pubblico,  come  avvenne  da  principio  nel 
Chili -la  sua  popolazione  si  accostumò  di  buon'ora  ad 
una  vita  ordinata  e  laboriosa. 

Come  s' e  accennato,  la  somma  del  potere  pubblico 
nel  Chili  è  concentrata  in  poche  mani.  Questo  è  un  fatto 


(i)  Nei  primi  anni  della  vita  politica  del  Chili,  il  bilancio 
dello  Stato  non  oltrepassava  i  600,000  pezzi,  ossia  tre  milioni 
di  lire  italiane. 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  131 

che  nessuno  saprebbe  negare.  Le  poche  famiglie  di 
origine  spagnuola,  che  nei  tempi  coloniali  si  stabilirono 
definitivamente  nel  Chili,  s'impadronirono  a  tempo 
della  sola  ricchezza  che  allora  offriva  il  paese  :  le 
terre.  Trovatesi  perciò,  quando  fu  proclamata  la  Re- 
pubblica, le  sole  proprietarie  del  suolo,  da  cui  biso- 
gnava procacciarsi  col  lavoro  il  pane  quotidiano  ;  ed 
oltre  a  ciò  le  sole  che  godessero  di  una  certa  civiltà, 
il  resto  della  popolazione  trovandosi  involta  in  una 
quasi  barbarie  che  in  gran  parte  dura  tuttavia  —  non 
fìi  loro  difficile  di  organizzare  ira  di  esse,  sotto  il  nome 
di  repubblica,  una  specie  di  oligarchia  mascherata,  che 
le  stesse  cagioni,  potentemente  coadiuvate  da  un  si- 
stema di  governo  forte  ed  estremamente  rigido,  hanno 
prolungato  fino  ad  oggi  (i). 

Liberi  dall'  incubo  dissolvente  delle  rivoluzioni  ende- 
miche, i  governanti  del  Chili  attesero  assiduamente  a 
migliorare  con  qualunque  mezzo  le  condizioni  del  paese. 
E  scorgendo  i  vicini  Stati  continuamente  involti  in 
disordini  intemi,  su  di  essi  principalmente  rivolsero 
le  loro  mire;   sapendo  bene  che,  come  in  generale 


(i)  Fino  air  epoca  della  sua  indipendenza,  il  Chili  non  ebbe 
che  un  ristrettissimo  numero  di  Scuole  elementari,  un  meschino 
Seminario,  un  ancor  più  meschino  Collegio  nei  chiostri  di  un  mo- 
nastero, ed  una  piccola  Università  molto  povera  di  professori, 
ad  uso  esclusivo  dei  6gli  e  discendenti  dei  coloni  spagnuoli  ;  e 
ciò  dalla  metà  appena  del  secolo  XVIII.  La  prima  tipografìa 
che  salutò  il  Chili,  fu  sbarcata  nel  porto  dì  Valparaiso  Y  anno 
1812.  n  Perù  ed  il  Messico  invece  ebbero  tipografie  fin  dal 
secolo  XVI. 


132  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


avviene  di  tutti  quelli  che  sono  lacerati  da  fazioni  po- 
litiche, 1  loro  Governi  dovevano  necessariamente  essere 
poco  curanti  dei  veri  interessi  nazionali  e  sommamente 
deboli  all'estero. 

Prima  loro  aspirazione  fu  la  preponderanza  nel  Pa- 
cifico, onde  assicurare  al  commercio  nazionale,  con  più 
o  meno  discapito  dei  vicini,  i  maggiori  vantaggi  pos- 
sibili; e  la  prima  manifestazione  positiva  di  questa  loro 
aspirazione  successe  l'anno  iSBy,  a  motivo  della  G)n- 
federazione  Perù-boliviana,  creata  dal  generale  Santa- 
Cruz.  Colto  il  pretesto  che  alcuni  profughi  peruviani 
invocavano  in  Santiago  il  soccorso  del  Chili  per  rì- 
staurare  la  forma  del  governo  patrio,  che  si  diceva  com- 
promesso dal  dispotismo  di  Santa-Cruz,  il  Governo 
chileno  invase  due  volte  il  territorio  del  Perù  :  prima 
con  un  piccolo  esercito  che  ritornò  indietro  quasi  im- 
mediatamente, dopo  aver  conchiuso  col  Governo  fede- 
rale un  Trattato  di  pace  che  esso  disapprovò;  e  poi  con 
un  esercito  più  numeroso,  composto  in  parte  di  pro- 
fughi e  malcontenti  peruviani.  Quando  questo  secondo 
esercito  sbarcava  in  prossimità  di  Lima,  trovò  che  la 
Confederazione  era  stata  già  disciolta  dal  Presidente 
del  Perù,  il  quale  lo  invitava  perciò  a  ritirarsi,  per 
esser  cessato  il  suo  scopo,  quello  almeno  sotto  il  cui 
pretesto  erasi  mosso  dal  Chili.  Nonpertanto,  anziché 
ritirarsi,  esso  si  battè  col  piccolo  esercito  di  quest'ul- 
timo cui  vinse,  e  che  poi  incorporò  nelle  sue  file  per 
battere  insieme  l' antico  esercito  della  Confederazione, 
tuttavia  esistente,  ossia  di  Santa-Cruz,  e  collocare  alla 
presidenza  del  Perù  il  generale  Gamarra,  capo  dei  prò- 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  133 

fughi  e  malcontenti  peruviani  che  avevano  invocato 
r  aiuto  chileno. 

I  veri  scopi  del  Chili  in  questa  guerra  erano  due  :  di- 
struggere nel  suo  nascere  la  Confederazione  Perù-boli- 
viana,  contro  la  quale  non  avrebbe  potuto  mai  più  lot- 
tare una  volta  che  si  fosse  consolidata,  ed  esìgere  dal 
Perù  l'abolizione  di  due  leggi  che  danneggiavano  gran- 
demente il  commercio  chileno  ;  l' una  cioè  che  dichiarava 
Anca  porto  franco,  e  T  altra  che  imponeva  ai  bastimenti 
commerciali  di  provenienza  europea  una  doppia  tariffa, 
che  per  quanto  fosse  modica  per  quelli  che  arrivavano 
ai  poni  peruviani  senza  aver  fatto  scalo  in  quelli  del 
Chili,  altrenanto  era  gravosa  nel  caso  contrario  :  ed  al- 
lora solamente  l'esercito  chileno  ritornò  in  patria,  quando 
ebbe  raggiunto  entrambi  questi  due  scopi. 

D'allora  in  poi  il  Chili  non  lasciò  mai  più  di  prendere 
una  parte  molto  attiva,  sebbene  indiretta,  negli  affari  in- 
temi del  Perù  e  della  Bolivia,  fomentando  sempre  con 
tutte  le  sue  fòrze,  e  quella  rivalità  fra  i  due  paesi  che  fu 
runico  retaggio  della  estinta  Confederazione,  e  le  in- 
teme discordie  dei  partiti  con  le  conseguenti  guerre  inte- 
stine di  entrambi. 

Dopo  il  Gamarra,  iu  sempre  nel  Chili,  dove  erano 
amorevolmente  accolti  e  secondati  nelle  loro  mire,  che 
rifugiaronsi  costantemente  tutti  i  malcontenti  e  rivoltosi 
così  del  Perù  come  della  Bolivia.  Per  non  parlare  che 
dei  casi  più  notevoli,  appunto  nel  Chili,  dove  poi  ricevè 
il  grado  di  generale  chileno,  si  rifugiò  Panno  1868 
fallora  colonnello  pemviano  M.  I.  Prado,  che  una  ri- 
voluzione sbalzava  dalla  presidenza  del  Perù,  alla  quale 


134  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

era  arrivato  per  mezzo  di  una  dittatura  da  lui  stesso 
due  anni  innanzi  guadagnata  sui  campi  rivoluzionarìL 
Fu  nel  Chili  dove  si  organizzò,  colla  connivenza  e  prote- 
zione del  Governo  chileno,  e  da  dove  partì  Panno  1872 
la  spedizione  del  generale  boliviano  Quevedo,  che  do- 
veva portare  e  portò  per  la  centesima  volta  la  trista 
&ce  della  rivoluzione  nella  Repubblica  di  Bolivia.  Fu 
nel  Chili  dove  si  ricovrò  dal  1872  al  1879  l'instanca- 
bile rivoluzionario  peruviano  Nicolas  de  Pierola;  in 
quel  Chili,  dove,  sotto  gli  occhi  e  col  beneplacito  delle 
autorità  locali,  organizzò  le  tante  rivoluzioni  colle  quali 
afflisse  e  sconquassò  il  Perù,  durante  quei  setti  anni, 
e  che  furono  una  delle  principali  cause  per  cui  il  Perù 
si  trovasse  così  disorganizzato  e  impotente  al  sorgere 
del  conflitto  chileno-boliviano,  nel  quale  fu  per  la  sola 
accidentale  impotenza  travolto. 

Mentre  fomentava  le  discordie  interne  che  dovevano 
debilitare  sempre  più  di  giorno  in  giorno  il  Perù  e  la 
Bolivia,  il  ChiFi  dava  pure  continuo  alimento  alla  ri- 
valità fra  i  due  paesi,  che  ambi  ereditarono  dalla  effi- 
mera loro  Confederazione;  e  ciò  per  poterli  poi  battere 
a  suo  bell'agio,  sia  separatamente,  sia  colf  alleanza  ogni 
volta  di  uno  dei  due,  per  indi  fare  lo  stesso  coll'altro^ 
onde  arrivare  al  sodisfacimento  di  tutte  le  sue  aspira- 
zioni di  molto  cresciute  per  via,  e  che  non  furono  mai 
un  mistero  per  chiunque  volle  saperle. 

Ingigantito  dal  primo  successo  della  campagna  ini- 
ziata l'anno  1837,  ^^  ^^'^^  °^^  ^^  accontentava  più  dei 
semplici  vantaggi  commerciali  allora  ottenuti.  Cominciò 
la  febbre  della  conquista,  per  dare  uno  sfogo  ed  un  la* 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  135 

voro  più  proficuo  alla  sua  popolazione  che  intisichiva 
sulle  proprie  terre,  ed  aumentare  insieme  le  scarse  ren- 
dite dello  Stato;  e  fu  a  quella  che  dedicò  tutte  le  sue 
cure.  Dopo  i  fatti  già  narrati  del  i842,  venne  la  voglia 
d' impadronirsi  del  ricco  deserto  boliviano  di  Atacama. 
Più  tardi,  dopo  la  scoperta  del  carbon  fossile  sotto  le  nevi 
della  costa  patagonica,  sullo  stretto  di  Magellano,  fu 
assalito  da  una  seconda  voglia,  non  meno  tenace  ed 
ardente,  di  strappare  alla  Repubblica  Argentina  T  im- 
menso territorio  della  Patagonia  fin  allora  tenuto  da 
quella  dimenticato.  E  finalmente,  più  tardi  ancora,  messi 
gli  occhi  sui  ricchissimi  depositi  di  salnitro  del  deserto 
peruviano  di  Tarapacà,  confinante  con  quello  di  Ata- 
cama, non  potè  resistere  ad  una  terza  voglia  di  porlo 
all'ombra  della  bandiera  chilena,  se  non  altro,  per  li- 
berarlo dal  perpetuo  sgoverno  del  Perù,  sì  come  inten- 
deva appropriarsi  l'Atacama  j?er  sottrarlo^  in  beneficio 
del  commercio  chileno  e  straniero,  dalla  perpetua  anar- 
chia della  Bolivia  (i). 

La  Repubblica  della  Bolivia,  s'è  detto  più  volte,  è  uno 
stragrande  territorio  posto  dietro  V  immensa  catena  delle 
Ande,  nella  parte  centrale  del  continente,  senz^  altra 
uscita  al  mare  che  quella  pur  troppo  meschina  e  in- 
felice del  deserto  di  Atacama;  sicché  pei  bisogni  di 
due  terzi  almeno  del  suo  commercio  è  obbligata  a  va- 
lersi del  porto  peruviano  di  Arica  ;  ciò  che,  fino  ad  un 


(i)  Pensiero  espresso  dal  Presidente  del  Chili  il  19  marzo  1879, 
al  Plenipotenziario  del  Perù,  come  si  legge  nella  corrispondenza 
officiale  di  quest'ultimo  del  20  marzo  1S79. 

',    —  e  AI  VANO,  Guerra  d'America, 


136  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


certo  punto,  la  colloca  in  uno  stato  di  perpetua  ser- 
vitù verso  il  Perù;  il  quale  non  avrebbe  che  a  negare 
il  transito  sul  proprio  territorio  alla  merce  boliviana, 
perchè  quella  rimanesse  quasi  sequestrata  in  casa  sua. 
Ed  ecco  appunto  l'arma  di  cui  si  servì  il  Chili  dal  i842 
in  poi,  per  cercar  di  convertire  la  Bolivia  in  acerrima 
nemica  del  Perù. 

La  Bolivia,  dicevano  gli  uomini  politici  del  ChiFi  a 
quei  di  quel  paese,  ed  in  ispecie  ai  rivoluzionarii  che 
accoglievano  e  favorivano  in  casa  propria,  non  già 
dello  sterile  ed  inservibile  deserto  di  Atacama  ha  bi- 
sogno, ma  della  provincia  peruviana  di  Tacna  col  suo 
magnifico  porto  di  Arica;  questo  è  innegabile:  chela 
Bolivia  adunque  ceda  l'inutile  deserto  di  Atacama  al 
Chili,  e  cerchi  di  acquistare  colP  appoggio  e  P  alleanza 
di  quesf  ultimo,  la  provincia  peruviana  di  Tacna  col 
suo  porto  di  Arica  ;  ecco  la  sola,  la  vera  rettificazione 
di  confini  che  la  giustizia  e  gì'  interessi  di  Bolivia  re- 
clamano. 

Sarebbe  forse  difficile  rinvenire  un  solo  uomo  poli- 
tico di  Bolivia,  che  una  volta  almeno  non  si  sia  in- 
teso susurrare  negli  orecchi  siffatto  progetto  da  quelli 
del  Chili;  progetto  appunto  al  quale  riferivasi  il  Pre- 
sidente del  Chili,  con  una  semplice  trasposizione  dei 
verbi  potere  e  volere,  quando  diceva  al  Plenipoten- 
ziario peruviano,  come  già  sappiamo,  che  poteva  ii 
Chili  far  la  pace  con  la  Bolivia  a  danno  del  Perù,  se 
così  avesse  voluto. 

Nondimeno  in  quel  progetto  non  si  manifestava  che 
una  parte  solamente  delle  vere  intenzioni  del  Chili; 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  137 

l'altra,  forse  la  più  importante,  rimaneva  nascosta  fra 
le  pieghe,  per  mostrarsi  quando  il  Chili  e  la  Bolivia 
si  sarebbero  trovati  colle  armi  alla  mano  contro  il  Perù. 
Fra  il  deserto  di  Atacama,  che  il  Chili  diceva  apertamente 
di  voler  far  suo,  e  la  provincia  peruviana  di  Tacna,  che 
intendeva  dare  alla  Bolivia,  trovasi  l'appetitoso  deserto 
peruviano  di  Tarapacà,  che  tanti  milioni  ha  dato,  dà  e 
darà  col  suo  salnitro.  Poiché  si  trattava  di  rettificare 
i  confini,  non  era  del  caso  di  lasciare  al  Perù  un  pezzo 
di  territorio  che  sarebbe  rimasto  al  di  là  della  sua  nuova 
linea  di  confine  con  la  Bolivia;  e  poiché  questa,  d'altro 
non  avea  bisogno  per  porsi  in  comunicazione  coU'oceano, 
che  della  sola  provincia  di  Tacna  col  suo  porto  di  Arica, 
veniva  in  conseguenza  che  il  deserto  peruviano  di  Tara- 
pacà, come  quello  di  Atacama  popolato  di  chileni,  toc- 
cava di  diritto  al  Chili,  se  non  per  ragione,  per  for^a 
almeno,  come  é  detto  nel  motto  della  divisa  della  Re- 
pubblica, scritto  sulla  propria  moneta:  «  por  la  razon 

O  LA  FUERZA.    > 

Il  giornale  più  autorevole  del  Chili,  El  Ferrocarril, 
che  si  stampa  in  Santiago,  scriveva  nelle  sue  colonne 
editoriali  nel  settembre  del  1872:  a  Fra  il  Chili  e  la 
Bolivia  non  vi  é  antagonismo  d'interessi,  né  vi  sono 
questioni  utili  di  frontiera.  Queste  questioni  esistono 
solamente  fra  la  Bolivia  ed  il  Perù.  E  la  Bolivia  quella 
che  può  guadagnare,  acquistando  una  parte  del  litto- 
rale  peruviano.  Al  Chili  non  fa  bisogno  il  littorale  di 
nessuno  (!).  Ecco  la  verità.  Perciò,  se  la  Bolivia  desidera 
rettificare  le  sue  frontierey  deve  essere  nostra  alleata  e 
non  nostra  nemica^  invece  di  farsi  l'alleata  del  Perù  e 


138  VERK  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

la  nemica  del  Chili,  che  nulla  guadagna  e  nulla  perde 
se  la  Bolivia  ha  dei  buoni  o  cattivi  porti,  e  se  sta  vicina 
o  lontana  dal  mare  per  fare  le  sue  esportazioni.  « 

Ecco  lo  schizzo  della  politica  chilena.  Qui  appresso 
ne  vedremo  la  fotografia. 

Nello  stesso  anno  1872  e  nello  stesso  mese  di  set- 
tembre, un  insigne  pubblicista  boliviano,  Julio  Mende^y 
scriveva  nel  giornale  La  Patria  di  Lima  una  serie  di 
dotti  articoli  sugi*  interessi  generali  dell' America  me- 
ridionale, e  sulle  tendenze  dei  suoi  diversi  Stati.  Da 
uno  di  essi  togliamo  le  parole  seguenti  :  or  11  Chili  ha 
compreso  che  passando  il  fiume  PaposOy  opera  contro 
la  stabilità  della  Bolivia  e  del  Perù.  La  Legazione  che 
negoziò  il  Trattato  di  limiti  del   1866  con  Melgarejo. 
lasciò  nell'  animo  del  Dittatore  boliviano  T  incessante 
conato  di  romperla  col  Perù.  Melgarejo  terminava  gli 
accessi  delP  ubbriachezza  (assai  frequenti)  lanciando  la 
sua  vacillante  persona  in  campagna  contro  il  Perù,  in 
cerca  di  quella  rettifica\ione  di  frontiere  che  il  Chili 
consiglia  alla  Bolivia,  da  che  col  famoso  Trattato  di  li- 
miti del  1866  le  tolse  il  suo  territorio  ed  i  suoi  tesori. 
La  erezione  delle  dittature  di  Bolivia  e  del  Perù,  alla 
cui  ombra  intrigò  nel  1866,  hanno  insegnato  al  Chili 
di  omologare  la  guerra  civile  in  ambo  i  paesi.  Le  cro- 
ciate partiranno  nell'avvenire  dal  Chili  sopra  ambo  i 
centri;  ed  il  motore  che  deve  mutar  la  scena  in  Bo- 
livia non  entrerà  in  azione,  se  non  dopo  aver  cambiata 
quella  che  gli  sia  avversa  nel  Perù....  La  scuola  inter- 
nazionale che  è  sorta  nel  Chili  vuole  che  la  Bolivia, 
dopo  di  aver  ceduto  al  Chili  il  suo  deseno  di  Atacama. 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  139 


si  faccia  sua  alleata  per  smembrare  il  Però,  onde  venga 
ad  essere  il  Chili  T  unico  gigante  del  Pacifico.  > 

Come  si  vede,  le  antiche  aspirazioni  del  Chili,  più 
0  meno  realizzate  colla  vittoria  delle  sue  armi  conqui- 
statrici, non  erano  un  segreto  per  nessuno  fin  dal  1872; 
poiché  si  discutevano  pubblicamente  nei  giornali  da 
chileni  e  boliviani,  nel  Chili  e  nel  Perù,  come  la  più 
semplice  cosa  del  mondo. 

In  quell'anno  1872,  che  a  quanto  sembra  fu  l'epoca 
nella  quale  le  antiche  aspirazioni  del  Chili,  vestendo 
la  loro  forma  più  semplice  e  determinata,  divennero 
anche  più  ardenti  e  più  attive,  gli  uomini  di  Governo 
del  Chili  s'affaticarono  più  che  mai  in  tutti  i  sensi  e 
modi,  per  fare  accettare  i  loro  progetti  dagli  uomini 
politici  della  Bolivia  di  tutti  i  partiti  :  ossia  tanto  dalla 
fazione  dominante  che  aveva  nelle  mani  le  redini  dello 
Stato,  quanto  dalla  fazione  avversa,  i  cui  capi,  come 
al  solito,  stavano  organizzando  nel  Chili  una  delle  tante 
rivoluzioni  che  insanguinarono  la  Bolivia  -  quella  stessa 
appunto  che  capitanava  il  generale  Quevedo  di  cui  par- 
lammo già. 

Non  potendo  sapersi  anticipatamente  da  parte  di  chi 
rimarrebbe  la  vittoria  nella  lotta  che  era  per  impegnare 
nella  Bolivia  la  rivoluzione,  che  col  favore  del  Chili 
stava  preparando  in  Valparaiso  il  general  Quevedo,  i 
politicanti  chileni  crederono  prudente  trarre  separata- 
mente neUe  loro  idee  e  il  Rappresentante  ufficiale  del 
Governo  boliviano  e  il  capo  della  rivoluzione;  e  ciò 
facevano  essi  tanto  per  vincere  sempre,  se  era  possi- 
bile, sia  col  Governo  sia  colla  rivoluzione,  quanto  per 


I40  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


poter  determinare  la  misura  delle  simpatie  che  biso- 
gnava accordare  a  ciascheduno  dei  due.  È  questo  ud 
fatto  tanto  grave  come  criterio  di  moralità  politica,  che 
noi,  punto  partigiani  del  sistema  delle  doppiezze,  non 
ci  saremmo  creduti  affatto  autorizzati  a  dargli  posto 
in  queste  nostre  pagine,  se  oltre  le  assicurazioni  rac- 
colte sopra  luogo  da  stimabilissime  individualità  molto 
bene  informate,  non  ne  avessimo  fra  le  mani  la  prova 
scritta  in  documenti  di  carattere  ufficiale,  che  i  no- 
stri lettori  troveranno  in  appendice  in  fondo  al  pa- 
ragrafo. (*) 

Gli  uomini  politici  della  Bolivia  di  tutti  i  partiti, 
quei  medesimi  che  invocavano  l'aiuto  del  Chili,  per 
organizzare  le  loro  guerre  intestine,  non  si  prestarono 
mai  a  dividere  e  secondare  i  segreti  maneggi  chileni. 
Fedeli  ai  patti  intemazionali,  in  mezzo  a  tutti  i  loro 
dissidii  interni,  essi  si  studiavano  di  conservare  il  pro- 
prio, senza  mai  desiderare  V  altrui.  Ciò  però  non  servì 
punto  d' esempio  ai  politicanti  chileni,  ne  valse  mai  a 
farli  desistere  dalla  tanto  insidiosa  propaganda  contro 
il  Perù:  essi  che,  per  collocare  il  proprio  paese  al  di- 
sopra dei  vicini  nella  stima  del  mondo,  menano  con- 
tinuamente strepitoso  vanto  dell'assenza  in  casa  loro 
di  quelle  guerre  civili  che  sono  la  rovina  degli  altri 
-  il  che  per  altro  non  è  punto  un  merito,  come  si  sa, 
ma  il  necessario  risultato  di  un  poco  invidiabile  stato 
di  cose  -  non  lasciarono  mai  di  tendere  agguati  alla 
moralità  internazionale  della  tanto  vilipesa  Bolivia;  e 
le  antiche  suggestioni  dirette  ad  armare  la  Bolivia  con- 
tro il  Perù,  trovarono  ancora  la  via  di  far  sentire  la 


DI  GUERRA  AL  PERO  141 

loro  insidiosa  voce,  quando  già  tuonava  superbo  il  can- 
none della  conquista. 

Il  progetto  di  un'  alleanza  chileno-boliviana,  che  do- 
veva fruttare  alla  Bolivia  non  solamente  la  provincia 
di  Tacna,  ma  tutto  il  dipartimento  peruviano  di  Mo- 
quegua,  con  ì  porti  di  Arica  e  Islay,  era  quasi  uffi- 
cialmente proposto  al  Presidente  della  Bolivia,  generale 
Hilarion  Daza,  dall' ex-Console  del  Chili  in  Bolivia,  con 
lettere  amichevoli  dei  giorni  8  e  11  aprile  1879.  Dette 
lettere  che  i  nostri  lettori  troveranno  in  appendice  (**) 
in  fine  del  paragrafo,  divennero  presto  di  pubblica  ra- 
gione, ed  il  Presidente  della  Bolivia,  onde  allontanare 
ogni  sospetto  contro  di  sé,  ne  Eaceva  trasmettere  copia 
al  Governo  del  Perù  per  mezzo  della  Legazione  boli- 
viana.  E  qui  è  da  avvertire:  primo,  che  T ex-Console 
chileno  Justiniano  Sotomayor,  autore  di  dette  lettere, 
era  stretto  congiunto  di  due  altri  Sotomayor  che  figu- 
ravano, uno  massimamente,  tra  i  principali  direttori 
della  politica  chilena;  secondo,  che  in  queste  lettere, 
come  notava  il  Plenipotenziario  boliviano  al  rimetterle 
al  Gabinetto  di  Lima,  all' offrirsi  alla  Bolivia  una  parte 
del  territorio  peruviano,  si  lasciava  fuori,  e  quindi  im- 
plicitamentCf  pel  Chili,  come  dicemmo  innanzi,  il  ricco 
deserto  peruviano  di  Tarapacà  posto  fra  l'offerto  di- 
partimento di  Moquegua  ed  il  deserto  boliviano  di  Ata- 
cama  che  il  Chili  faceva  suo;  terzo,  che  detta  proposta, 
riprodotta  nell'aprile  1879,  quando  già  il  Perù  era  stato 
trascinato  nella  guerra  a  solo  titolo  di  alleato  della  Bo- 
livia, importava  per  quest'  ultima,  laddove,  affascinata 
dal  forte  guadagno  che  le  si  prometteva,  P  avesse  accet- 


142  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


tata,  non  più  una  combinazione  politica  più  o  meno  di 
mala  fede,  ma  il  più  iniquo  forse  di  tutti  i  tradimenti  che 
giammai  insozzarono  il  mondo. 

Ne  ciò  spaventi  i  nostri  lettori  ;  perchè  di  questi  tristi 
maneggi  ne  sentiremo  ancora  a  parlare  più  tardi  sui 
campi  di  battaglia,  quando  una  colpevole  ritirata  del  Pre- 
sidente della  Bolivia,  general  Daza,  colPesercito  che  aveva 
ai  suoi  ordini,  lasciava  facilmente  vincere  al  Chili  quella 
prima  battaglia  campale  di  Dolores^  o  San  Francisco,  che 
decise  dell'esito  della  guerra. 

Le  parole  più  volte  ricordate,  che  il  Presidente  del 
Chili  lanciava  a  brucia  pelo  sul  viso  del  Plenipotenzia- 
rio peruviano,  che  cioè  avrebbe  potuto  far  la  pace  con 
la  Bolivia  a  danno  del  Perù,  se  avesse  voluto,  non  erano 
adunque  che  la  fedele  espressione  del  principale  obbiet- 
tivo della  politica  chilena;  solo  dovendosi  toglier  fuori 
quel  se  avesse  voluto,  poiché  non  fu  la  volontà  che 
mancò  mai,  ma  il  potere,  per  la  mancata  acquiescenza 
da  parte  della  Bolivia. 

Ritornando  ora  alla  dichiarazione  di  neutralità  del 
Perù,  che  si  instantemente  sollecitava  il  Gabinetto  di 
Santiago,  non  è  difficile  comprendere  tutto  ciò  che  sif- 
fatta domanda  avea  di  subdolo,  per  le  gravissime  con- 
seguenze che  avrebbe  tratte  seco  a  danno  del  Perù. 

Non  avendo  a  lottare  che  con  la  sola  Bolivia,  ripe- 
tiamo, la  vittoria  del  Chili  sarebbe  stata  non  solo  sì- 
cura,  quanto  a  buon  mercato,  con  poco  o  nessun  sa- 
crifizio cosi  di  persone  come  di  danaro.  Ma  non  era 
questo  il  solo  vantaggio  che  il  Chili  pensava  trarre 
dalla  neutralità  del  Perù,  né  il  più  importante.  Il  vero 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  143 

e  principale  vantaggio  consisteva  nell'  odio  e  nel  de- 
siderio di  vendetta,  che  avrebbe  necessariamente  inge- 
nerato in  ogni  animo  boliviano  contro  il  Perù  la  neu- 
tralità di  quest'ultimo,  già  legato  alla  Bolivia  da  un 
trattato  di  alleanza  difensiva. 

Abbandonata  dal  Perù,  a  dispetto  dell'  antico  patto 
d^  alleanza,  nella  lotta  disuguale  provocata  dal  Chili, 
la  Bolivia  avrebbe  alfine  indubitatamente  accettato  gli 
insktenti  progetti  del  Chili  -  che  offerti  sulla  punta  della 
spada  del  vincitore  si  sarebbero  presentati  come  una  ne- 
cessità ed  una  salvazione  -  di  far  causa  comune  con  lui 
contro  il  Perù:  e  certo  ne  avrebbe  avute  tutte  le  ragioni 
possibili,  tanto  per  vendicarsi  dell'  offesa,  o  meglio  del 
tradimento  di  cui  sarebbe  stata  vittima,  quanto  per  ri- 
parare con  usura,  a  spese  del  traditore,  il  danno  per  sua 
colpa  riportato  dalla  guerra  contro  il  Chili,  nella  quale 
sarebbe  stata  tanto  slealmente  lasciata  sola. 

Relativamente  inetta  in  una  guerra  contro  il  Chili, 
alleata  con  quest'ultimo,  la  Bolivia  sarebbe  stata  di  un 
gran  peso  in  una  guerra  contro  il  Perù,  potendo  colla 
massima  facilità  invadere  le  provincie  limitrofe  di  Tacna 
diTarapacà,diMoquegua,  mentre  il  Chili  oprerebbe  per 
mare  e  su  questi  stessi  e  sugli  altri  punti  della  Repub- 
blica; la  quale,  obbligata  a  dividere  le  sue  forze  ed  a 
lottare  contro  nemici  di  molto  superiori  in  numero, 
avrebbe  dovuto  necessariamente  soccombere. 

Ecco  adunque  pienamente  spiegata  la  condotta  del 
Chifì;  e  le  grandi  premure  per  strappare  al  Perù  una 
dichiarazione  di  neutralità  nel  suo  conflitto  con  la  Bo- 
livia; e  la  precipitazione  colla  quale  lo  involse  in  tale 


144  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


conflitto,  quando  s'accorse  che  non  gli  era  possibile 
avere  siffatta  dichiarazione  colla  sollecitudine  che  de- 
siderava, e  che  forse  non  T  avrebbe  avuta  mai,  senza 
prima  abbandonare  le  sue  idee  di  conquista  sul  de- 
serto di  Atacama. 

La  guerra  intrapresa  dal  Chili  il   i4  febbraio  1879 
invadendo  il  territorio  boliviano,  era  contro  il  Perù  e  non 
contro  la  Bolivia.  Questo  è  ed  era  fin  d' allora  un  fette 
pienamente  noto  nel  Chili  e  fuori.  Non  avendo  potuto 
durante  lunghi  anni  decidere  la  Bolivia  ad  associarsi 
a  lui  contro  il  Perù,  cercò,  o  di  obbligarvela  colla 
forza,  o  di  servirsene  come  pretesto  per  trascinare  il 
Perù  sui  campi  di  battaglia  nella  opportuna  occasione 
in  cui  questo  trovavasi  sommamente  debole.  Il  dilemma 
posto  dal  Chili  era  dei  più  rigorosi,  e  non  poteva  non 
riuscire.  Aperta  la  guerra  contro  la  Bolivia  in  un  mo- 
mento tanto  difficile  pel  Perù,  o  questo,  vista  la  propria 
impotenza,  si  asteneva  di  correre  in  soccorso  della  sua 
alleata  dichiarandosi  neutrale,  nel  qual  caso  avrebbe 
avuto  poi  necessariamente  a  lottare  contro  la  Bolivia 
e  il  Chili  insieme;  o  si  negava  invece  a  dichiarare  la 
propria  neutralità,  ed  il  Chili  lo  avrebbe  battuto  come 
alleato  della  Bolivia,  nel   solo  momento   favorevole 
nel  quale  sperava  poterlo  fare  con  quasi  sicurezza  di 
esito. 

Affinchè  siffatto  dilemma  sortisse  tutti  i  suoi  effetti, 
bisognava  non  dare  al  Perù  il  tempo  di  migliorare  le 
anormali  sue  condizioni,  e  sopra  tutto  di  menomamente 
rafforzare  la  sua  flotta;  e  già  abbiamo  visto  come,  senza 
neppure  attendere  che  il  Perù  dichiarasse  se  voleva  ri- 


DI  GUERRA  AL  PERC  145 

maner  neutrale  o  no,  bastò  che  non  lo  facesse  immedia- 
tamente come  esigeva  il  Chiri,  perchè  questo  con  una 
precipitazione  senza  pari  ed  appigliandosi  ai  più  futili 
pretesti,  gli  dichiarasse  la  guerra. 

Che  la  guerra  intrapresa  a  danno  della  Bolivia  fosse 
principalmente  diretta  contro  il  Perù,  come  abbiamo 
detto,  lo  prova  anche  il  fatto  che  il  9  marzo  1879  - 
quando  cioè  regnava  ancora  la  più  perfetta  pace  fra  il 
Chili  ed  il  Perù,  e  non  erano  pur  cominciate  le  trat- 
tative sulla  mediazione  offerta  dal  Perù,  né  aveva  per 
anco  chiesto  il  Chili  la  sua  dichiarazione  di  neutralità 
-  il  Plenipotenziario  chileno  in  Lima  telegrafava  già  al 
suo  Governo  di  sorprendere  ed  impadronirsi  di  una 
pane  della  flotta  peruviana  colla  divisione  di  soldati 
che  menava  ad  Iquique.  Ciò  si  legge  assai  chiaramente 
in  una  Nota  ufficiale  che  colla  data  del  12  marzo  scri- 
veva il  citato  Plenipotenziario  del  Chili,  J.  Godoy,  al 
Ministro  degli  Afiari  Esteri  in  Santiago;  Nota  nella  quale 
si  dice  :  e  ....Nel  mio  telegramma  del  giorno  9  non  potei 
prescindere  di  manifestare  a  V.  S.  il  concetto  che  e'  in- 
teressa assaissimo  dì  precipitare  la  soluzione,  obbligando 
il  Perù  a  pronunziarsi  prima  che  esso  stesso  consideri 
arrivato  il  momento  di  pronunziarsi,  ossia  prima  che 
completi  la  organizzazione  dei  suoi  elementi  bellici. 
Portai  la  mia  idea  nel  telegramma  del  9  fino  a  credere 
conveniente  la  cattura  del  trasporto  «  Limefia  •  colle 
truppe  ed  armamento  che  portava  a  Iquique  ;  perchè 
prevedo  che  fortificandosi  quel  porto  con  un  esercito  che 
può  portarsi  a  quattromila  uomini,  la  sua  occupazione 
e'  imporrà  più  tardi  dei  grandi  sacrifìzii....  » 


146  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


Certo,  il  Plenipotenziario  chileno  non  si  sarebbe  punto 
permesso  di  scrivere  e  telegrafare  tali  cose  al  suo  Go- 
verno, quando  non  era  sorta  ancora  neppure  la  più 
leggiera  nube  che  minacciasse  rompere  la  pace  fra  il 
Chili  ed  il  Perù,  tranne  le  spontanee  ingiurìe  fattesi  in 
Valparaiso  al  Plenipotenziario  e  Consolato  del  Perii,  se 
non  avesse  pienamente  ed  ufficialmente  saputo  che  le 
intenzioni  del  suo  Governo  erano  appunto  di  romperla 
ad  ogni  costo  col  Perù.  La  condotta  del  Plenipotenziario 
chileno  non  sarebbe  punto  spiegabile  senza  un  precedente 
concerto  col  suo  Governo;  ciò  che  mostra  da  quanto  in- 
dietro venivano  i  disegni  in  così  brev'ora  sviluppali  poi 
contro  il  Perù. 

Le  parole  disopra  riportate  provano  anche  quanto 
fosse  antico  e  maturo  nella  politica  del  Chili  il  pro- 
getto d'impadronirsi  di  Iquique,  ossia  del  deserto  pe- 
ruviano di  Tarapacà;  e  provano  del  pari  che  non  erasi 
del  tutto  dimenticato  il  modo  col  quale  il  Chili  sMm- 
possesso  della  flotta  peruviana  l'anno  i836,  poiché  il 
Plenipotenziario  Godoy  domandavane  la  ripetizione. 


A  maggiore  intelligenza  di  quanto  s'è  detto,  è  bene  di 
non  omettere  la  lettura  dei  seguenti  importantissimi 
documenti  : 

(♦)  t  Legazione  di  Bolivia  nel  Perù  -  Al  signor  Mi- 
nistro degli  Affari  Esteri  del  Perii,  -  LimOj  2  2  apri- 
le 1879. 

« Riferendomi  alle  conferenze  avute  circa  i  passi 

ed  insinuazioni  del  Governo  del  Chili,  afiìnchè  la  Re- 


DI  GUERRA  AL  PERC  147 

pubblica  di  Bolivia  strappi  al  Perù  la  provincia  litto- 
rale  di  Tarapacà  ed  il  dipartimento  di  Moquegua,  an- 
nettendosi il  Chili  il  littorale  boliviano,  le  rimetto  due 
lettere  dei  signori  dott.  Mariano  D.  Munoz  e  colon- 
nello Juan  L.  Munoz,  personaggi  rispettabilissimi  ed 
attori  principali  nei  successi  che  hanno  dato  luogo  a 
una  delle  tante  manifestazioni  di  quei  propositi....  Fra 
i  tanti  altri  innumerevoli  casi,  e  prescindendo  da  quelli 
che  mi  sono  personali....  mi  limito  a  ricordare  la  serie 
di  identiche  insinuazioni  fatte  alP illustre  uomo  dì  Stato 
signor  Bustino j  Ministro  Plenipoteniiario  di  Bolivia^ 
dai  direttori  ufficiali  e  privati  della  politica  del  Chili 
Fanno  1872,...  • 

Z.  Flores 

Ministro  Plenip,  di  Bolivia. 

m 

«  Al  signor  D,  Zoilo  Flores^  Ministro  Plenipoten- 
^{iario  di  Bolivia  nel  Perii,  -  Lima,  20  aprile  187 g- 

«  Ho  ricevuto  la  sua  stimata  Nota  nella  quale  mi 
domanda  dei  dati  sulla  spedi:[ione  organizsata  in  Val- 
paraiso  dal  signor  general  Quevedo  in  agosto  1872, 
per  occupare  il  littorale  boliviano.  Come  fui  uno  dei 
capi  di  quella  spedizione,  posso  darle  i  ragguagli  che 
desidera,  senza  che  per  questo  io  creda  di  mancare  ai 
miei  doveri,  essendo  stati  quei  fatti  quasi  di  pubblica 
notorietà  in  Valparaiso.  Obbligato  il  general  Quevedo 
ad  allontanarsi  dal  Perù  ai  principii  del  1872,  se  ne 
andò  al  Chili  e  si  stabili  in  Valparaiso.  Avendo  riso- 
luto di  organizzare  la  spedizione  militare  cui  Ella  si 
riferisce,  chiamò  colà  tutti  gli  emigrati  risoluti  a  pren- 


148  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


der  parte  nella  campagna  che  egli  si  proponeva  intra- 
prendere nel  littorale  boliviano,  e  che  doveva  servirgli 
di  base  per  le  sue  operazioni  militari  nell* intemo,  col 
fine  di  demolire  la  dominazione  di  Morales  (Presidente 
di  Bolivia).  A  misura  che. arrivavano  gli  emigrati,  fui 
incaricato  nella  mia  qualità  di  Colonnello,  di  organiz- 
zare la  truppa  spedizionaria.  Riunito  il  numero  voluto, 
negoziato  l'armamento  e  le  munizioni,   arrivò  il  mo- 
mento d'imbarcarci  nel   legno  a  vela  MariorLuìsa 
comprato  espressamente.  In  queste  circostanze  fu  chia- 
mato con  urgenza  a  Santiago  il  general  Quevedo,  da 
D.  Nicomedo  Ossa,  che  gli  serviva  d' intermediario  col 
Presidente  del  Chili  signor  Errà^uris.  Partì  in  treno 
espresso  per  Santiago  e  ritornò  il  giorno  appresso,  ab- 
battuto e  disperato,  e  risoluto  a  sospendere  la  spedi- 
zione.... Seppi  che  tutto  dipendeva  dalV  aver  gli  proposto 
il  Presidente  Erràs^uriSy  come  condizione  del  proprio 
appoggio  nelle  sue  operazioni,  la  cessione  di  una  parte 
del  littorale  di  Bolivia,  offrendogli  in  cambio  di  aiu- 
tarlo con  tutto  il  potere  del  Chili  nelP  acquisto  del  litto- 
rale di  Arica  ed  Iquique  (appartenenti  al  Perù)  :  propo- 
sta che  aveva  respinto  senza  vacillare,  rinunziando  ad 
ogni  considerazione  privata  ed  allo  stesso  piano  di  spe- 
dizione, anziché  consentire  nell'  infamia  che  gli  si  pre- 
poneva. Ore  dopo   arrivò  da  Santiago  il  signor  Ossa 
ed  ebbero  una  lunga  conferenza....  Seppi  dal  Generale 
che  il  signor  Erràzuris  aveva  ritirato  definitivamente 
la  sua  proposta,  e  che  in  prova  di  ciò  gì'  inviò  col  si- 
gnor Ossa  un  officio  aperto  pel  signor  Intendente  di 
Valparaiso  D.  Francisco  Echaurrea,  nel  quale  gli  or- 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  .  149 

dinava  che  prestasse  al  Generale  il  più  deciso  appoggio, 
onde  potesse  effettuare  la  sua  spedizione,  imbarcando 
la  sua  gente  e  le  sue  armi.  Così  si  fece  eSettivamente, 
e  potemmo  verificare  l' imbarco  delle  armi  e  di  una 
parte  della  gente  nella  nave  Maria-Luisa,..,  > 

Juan  L.  Munoz. 

<  Al  signor  D.  Zoilo  Flores^  Ministro  Plenipoten- 
ziario di  Bolivia  nel  Perii  -  Lima,  21  aprile  iSjg, 

e ....  In  marzo  del  1866  fu  riconosciuto  in  La-Pa^ 
il  signor  Aniceto  Vergara- Albano  come  Inviato  straor- 
dinario e  Ministro  plenipotenziario  del  Chili  in  Boli- 
vìa,  per  negoziare  V  alleanza  offerta  (contro  la  Spagna) 
e  riannodare  le  conferenze  pendenti  sopra  limiti  fra  i 
due  paesi.  Sodisfatto  il  primo  scopo,  il  Plenipotenziario 
Vergara-Albano  ed  io,  nella  mia  qualità  di  Ministro 
degli  Affari  Esteri,  riaprimmo  tali  conferenze....  Fu  du- 
rante queste  conferenze  che  ebbi  occasione  di  ascol- 
tare dal  Rappresentante  del  Chili  la  seguente  proposta: 
<  che  la  Bolivia  acconsentisse  a  spogliarsi  di  ogni  diritto 
sulla  zona  disputata  dal  paralello  25  fino  al  Loa,  o 
almeno  fino  a  Mejillones  inclusivamente,  sotto  la  for- 
male promessa  che  il  ChiD  appoggerebbe  la  Bolivia 
nella  maniera  più  efficace  per  la  occupazione  armata 
del  littorale  peruviano  fino  al  Morrò  di  Sama,  in  com- 
penso di  quello  che  cederebbe  al  Chili,  per  essere  il 
porto  dì  Arica  la  sola  uscita  naturale  che  Bolivia  aveva 
sul  Pacifico.  >  Detta  proposta  mi  fu  fatta  più  volte  dal 
signor  Vergara-AIbano,  posso  dire  dalla  prima  fino  al- 
l'ultima  conferenza,  senza  avere  omesso  di  farla  an- 


I50  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


che  direttamente  al  generale   Melgarejo  (Dittatore)  il 
cui  animo  bellicoso  cercò  di  affascinare  coli' idea  di  una 
campagna  gloriosa  che  non  avevano  potuto  compiere 
i  suoi   predecessori.  Con  tenace  perseveranza  coadiu- 
vava Vergara-Albano  il  suo  segretario  Carlos  Walker- 
Martinez,  che  seppe  guadagnarsi  le  simpatie  intime  di 
Melgarejo,  da  cui  ottenne  un  brevetto  di  Maggiore  del- 
l'esercito,   per  servirgli  da  aiutante  nella  campagna 
contro  il  Perù,  a  che  entrambi  lo  incitavano.  Deve  con- 
stare questo  brevetto  nei  quadri  dell'  esercito  di  quella 
epoca....  Posteriormente,  trovandomi  in  missione  spe- 
ciale in  Santiago   nei   giorni   anteriori  alla  definitiva 
conclusione  del  Trattato  di  limiti,  sottoscritto  colà  il 
IO  agosto  1866  dai  Plenipotenziarii  D.  Alvaro  Covar- 
rubias  pel  Chili  e  D.  Juan  Munoz-Cabrera  per  la  Bolivia, 
il  signor  Covarrubias  insistè  attivamente  nella  delimi- 
tazione e  cambio  dì   littorali  che  mi  aveva  proposto 
Vergara-Albano:  e  non  fu  solo  Covarrubias  allora  Mi- 
nistro degli   Affari  Esteri  del  Chili,  ma  anche   molti 
altri  personaggi  notevoli  di  quella  Capitale,  che  ci  sug- 
gerivano la  stessa  idea  a  Munoz-Cabrera  ed  a  me,  in 
diversi  ragionamenti  ;  ma  tutti  nel  senso  di  persuaderci 
che  il  Chili  lavorava  a  favore  della  Bolivia,  e  si  pro- 
poneva unicamente  l' equilibrio  degli  Stati  del  Pacifico 
e  la  rettificazione  più  naturale  nei  limiti  dei  tre  paesi. 
Vivono  ancora  Vergara-Albano,  Covarrubias  e  Walker- 
Martinez,  come  molti   altri   cui  mi  riferisco:  che   mi 
smentiscano  se  possono....  • 

Mariano  D.  Munoz. 


DI  GUERRA  AL  PERC  151 

(*♦)  •  Legazione  di  Bolivia  nel  Perii  -  AlP  £'.*'^  si- 
gnor Ministro  degli  Affari  Esteri  del  Perii,  -  Lima, 
S  maggio  1879. 

e  In  confermazione  di  quanto  ebbi  l' onore  di  assicu- 
rare a  V.  E.  rispetto  al  perseverarne  lavoro  del  Chili 
nel  senso  di  unirsi  alla  Bolivia  per  smembrare  il  territo- 
rio del  Perù,  rimetto  in  copia  legalizzata  due  lettere  di- 
rette da  Santiago  colle  date  degli  8  e  1 1  aprile  p.  p.  al 
signor  Presidente  di  Bolivia  generale  D.  Hilarion  Daza 
dal  signor  Justiniano  Sotomayor,  ex-Console  del  Chili 
in  Corocoro  di  Bolivia^  fratello  del  colonnello  Emilio 
Sotomayor,  attualmente  Capo  dello  Stato  Maggiore  Ge- 
nerale  dell'esercito  del  Chili  in  campagna  contro  il 
Perù  e  la  Bolivia,  e  uomo  influente  nella  politica  del 
ChiR.  Mi  sia  permesso  anche  di  chiamare  l'attenzione 
di  V.  E.  sulla  innovazione  che  adesso  si  fo  nell'am- 
piezza dell'offerta,  con  che  il  Chili  ha  sempre  preteso 
sedurre  la  lealtà  della  Bolivia  colla  sua  sorella  ed  al- 
leata, la  Repubblica  del  Perù;   poiché  questa  offena 
reiterata  e  perseverante  ha  consistito  in  aiutare  la  Bo- 
livia a  conquistare  tutto  il  territorio  peruviano  fra  il 
fiume  Lea  ed  il   Morrò   di   Sama,   in  cambio  della 
cessione  che  la  Bolivia  dovea  fargli  del  suo  littorale 
fino  al  Loa,  mentre  nelle  lettere  aggiunte  si  esclude 
da  questa  offerta  la   provincia  di  Tarapacà,  e  si  li- 
mita al  solo  territorio  compreso  fra  i  porti  di  Arica  ed 
blay. 

ft  Quanto  all'  uso  che  questa  legazione  fa  di  tali  let- 
tere, il  cui  contenuto  ha  un  carattere  di  pubblica  no- 
to. — >  Caivano,  Gutrra  ^America, 


152  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


torietà  in  Bolivia,  Chili  e  Perù,  esse  escono  per  loro 
natura  dalla  sfera  confidenziale....  » 

Z.  Flores 

Ministro  Plenip,  di  Bolivia. 

€  Santiago  8  aprile  1870  -  Al  signor  D.  Hilarion 
Da^a. 

a  Stimato  amico  -  Mi  trovo  qui  da  un  mese,  e  non 
ho  bisogno  di  dirle  perchè  son  venuto.  La  rottura  delle 
relazioni  fra  la  Bolivia  ed  il  Chili  mi  è  stata  molto 
dolorosa;  perchè  sono  stato  sempre  d'opinione  che 
non  dovrebbero  essere  in  America  paesi  che  coltivas- 
sero più  strette  relazioni  di  amicizia.  Il  Perù  al  con- 
trario è  il  peggior  nemico  della  Bolivia,  è  quello  che 
la  soffoca  sotto  il  peso  delle  sue  difficoltà  doganali,  il 
Cerbero  della  libertà  industriale  e  commerciale  e,  fino 
ad  un  certo  punto,  politica  di  Bolivia.  Il  Chili  è  il 
solo  paese  che  può  liberare  la  Bolivia  dal  pesante 
giogo  col  quale  Topprime  il  Perù.  Il  Chili  è  anche  la 
nazione  che,  alleata  alla  Bolivia,  può  darle  ciò  che  le 
manca  per  essere  una  gran  nazione,  ossia  porti  pro- 
pri! e  vie  spedite  di  comunicazione.  -  Può  pensarsi 
seriamente  in  Bolivia  di  cercare  per  Cobija  ed  altri 
punti  del  suo  littorale,  una  uscita  pel  suo  commercio? 
Enorme  errore.  I  soli  porti  naturali  di  Bolivia  sono 
Arica,  Ilo  e  MoUendo  o  Islay.  -  Alleata  al  Perù  e 
facendo  la  guerra  al  Chili,  che  cosa  avverrà  alla  Bo*; 

I 

li  via,  se  il  Chili  rimarrà  vinto?  che  cadrà  in  mano  del 
Perù,  e  gemerà  come  prima  sotto  il  peso  delle  suej 
gabelle.  E  se  il  Chili  trionfasse,  che  cosa  guadagne- 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  153 

rebbero  gli  alleati  ?  Vincitrice  o  vinta,  la  Bolivia  re- 
sterebbe senza  porti  ed  annullata  come  nazione.  Pel 
contrario,  la  Bolivia  unita  al  Chili  non  avrebbe  la 
sicurezza  di  sconfiggere  il  Perù?  -  Una  cosa  ho  no- 
tato qui  fin  dal  naio  arrivo.  Non  vi  è  odio  alcuno 
contro  la  Bolivia,  si  sono  rispettati  i  beni  e  le  persone 
dei  boliviani  ;  la  guerra  alla  Bolivia  non  ha  commosso 
il  paese  :  salvo  qualche  movimento  di  truppa,  sembra- 
vamo stare  in  pace.  Però  arrivò  il  momento  di  dichia- 
rare la  guerra  al  Perù,  ed  il  paese  sì  alzò  in  massa 
come  un  solo  uomo....  Al  Perù  faremo  guerra  a  morte; 
la  Bolivia  non  possiamo  odiarla.  -  Perchè  andiamo 
facendo  guerre  che  non  ci  convengono,  e  contraendo 
alleanze  che  ci  convengono  molto  meno  ancora?  Sa- 
rebbe ancora  tempo  di  mettere  le  cose  in  ordine?  Perchè 
no  ?  Adesso  o  mai  deve  pensare  la  Bolivia  di  conqui- 
stare il  suo  posto  di  nazione.  Dopo  di  questa  guerra 
sarebbe  tardi  già:  il  Chili  vincitore  non  lo  consenti- 
rebbe, ammenoché  non  avesse  la  Bolivia  dalla  sua 
parte.  -  L' uomo  che  darà  alla  Bolivia  la  sua  indipen- 
denza dal  Perù,  sarà  più  grande  di  Bolivar  e  di  Sucre; 
perchè  quelli  le  diedero  un  simulacro  di  libertà,  e 
questo  le  darebbe  la  vita  reale  e  vera.  Era  riserbata 
a  Lei  così  colossale  impresa? 

7/  suo  affeùonatissimo  amico 
J.  SoTOMAYOR.  » 

«  Santiago  11  aprile  1879  ~  -^^  signor  D.  Hilarion 
Da\a  -  La  Pas[. 

«  Stimato  amico.  -  In  data  degli  8  del  corrente,  mi 
presi  la  libertà  di  dirigerle  una  letterina,  sottometten- 


154  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

dole  certe  idee  che,  spero,  avranno  meritato  alcuna 
attenzione  ;  perchè  non  deve  tardar  molto  ad  arrivare 
il  momento  in  cui  potrebbero  esser  portate  sul  terreno 
della  pratica....  Durante  la  mia  permanenza  in  Bolivia, 
ho  sempre  manifestato  il  mio  parere   che  la  Bolivia 
non  ha  migliore  amico  del  Chili,  né  peggior  nemico 
del  Perù.  Il  Perù  opprime  la  Bolivia  colle  sue  leggi 
di  transito  di  dogana;  e  nel  Chili  si  è  visto  con  do- 
lore questo  stato  di  cose,  e  si  sono  avute  simpatie  per 
le  aspirazioni  di  un  nobile  paese^  che  lotta  invano  per 
ottenere  vie  proprie  onde  porsi  in  relazione  col  resto 
del  mondo.  -  Per  la  Bolivia  non  vi  è  salvazione,  non 
vi  è  avvenire,  non  vi  è  speranza  di  progresso  fino  a 
che  non  sia  padrona  di  Ilo  e  Moquegua,  Tacna  ed 
Arica.  Che  Ella  s' immagini  la  Bolivia  in  possesso  di 
questi  territori  1  In  breve  una  linea  ferrea  unirebbe 
Tacna  a  La  Paz  ;  la  industria  ed  il  commercio  pren- 
derebbero un  grande  sviluppo....  La  Bolivia  potrebbe 
aver  marina  da  guerra  e  marina  mercantile....  L^  al- 
leanza col  Perù  e  la  disfatta  del  Chili  potrebbero  darle 
nulla  di  tutto  ciò?  Non  rimarrebbe  la  Bolivia  più  op- 
pressa di  prima  dal  Perù  ?  -  Il  Perù  che  è  stato  sleale 
col  Chili  e  con  la  Bolivia  in  ripetute  occasioni,   non 
tarderà  a  dare  a  Lei  qualche  motivo  di  lagnanza  che 
serva  di  punto  di  partenza  delV  alleanza  col   Chili, 
che  non  troverebbe  grandi  difficoltà  qui  per  essere  ac- 
cettata, secondo  Io  spirito  che  ho  potuto  osservare  nella 
generalità  della  popolazione,  la  quale,  se  odia  il  Perù, 
ha  avuto  piuttosto  simpatie  per  la  Bolivia.  -  Con  pia- 
cere leggerò  la  risposta  che  vorrà  darmi,  onde  seguir 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  155 

lavorando  per  la  diffusione  della  mia  idea,  dato  il  caso 
di  non  esser  quella  sfavorevole. 

Il  suo  affttionatisHmo  amico 

J.  Sotomàyor.  > 


§11 

CENNI  SULLO  STATO  ECONOMICO  E  SOCIALE  DEL  CHILI 

Dello  stato  sociale  ed  economico  del  Chili  abbiamo 
detto  un  poco  già:  nondimeno,  per  raggiungere  piena- 
mente il  nostro  scopo  e  penetrare  tutta  intera  la  rete 
delle  cause  che  spinse  il  Chili  a  chiamare  sui  campi 
di  battaglia  l'alleanza  Perù-boliviana,  è  bene  adden- 
trarci di  più  in  siffatto  studio,  che  servirà  anche  a 
farci  conoscere  i  caratteri  generali  del  soldato  chileno, 
di  cui  avremo  a  intrattenerci  più  tardi. 

Come  abbiamo  detto  altrove,  quando  nel  primo 
quarto  del  secolo  passò  il  Chili  a  costituirsi  da  Co- 
lonia spagnola  in  Repubblica  indipendente,  la  sua  po- 
polazione si  divideva  in  due  sole  classi:  l'una  assai 
ristretta  dei  proprietarii  del  suolo  -  ossia  degli  ha- 
cendados  e  mìneros  ~  e  l'altra  della  grande  maggio- 
ranza nullatenente  della  popolazione  indigena,  ossia 
della  plebe,  del  roto^  rotto,  scamiciato. 

La  classe  media  che  allora  non  esisteva  se  non  in 
una  maniera  appena  rudimentale,  non  è  sorta  vera- 
mente che  dopo  l'epoca  della  indipendenza;  sia  dalle 
grandi  famiglie  proprietarie  impoverite  col  tempo,  o 


156  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

separate  da  successive  divisioni  e  suddivisioni  del  pa* 
trimonio  avito;  sia  man  mano  dalla  plebe,  cominciando 
col  coprire  i  piccoli  impieghi  dello  Stato,  col  crescere 
lentamente  all'ombra  protettrice  delle  grandi  famiglie, 
col  lavoro  iniziale  per  conto  proprio  delle  piccole  mi- 
niere, od  infine  per  uno  di  quei  tanti  modi  di  lenta 
o  subitanea  elevazione,  che  sono  comuni  a  tutti  i  po- 
poli. 

Venuta  su  a  poco  a  poco,  questa  classe  media  che 
oggi  ancora  non  è  molto  numerosa  né  molto  innanzi 
in  civiltà,  non  disimpegna  che  una  parte  molto  secon- 
daria nella  economia  della  Repubblica.  Ne  disimpe- 
gnerà una  più  tardi,  e  forse  poco  buona  per  la  sua 
poca  educazione  e  per  la  sua  scarsa  o  nessuna  base 
in  una  solida  proprietà  fondiaria,  quando  essendo  più 
numerosa  vorrà  contare  anch'essa  per  qualche  cosa 
nel  maneggio  delle  grandi  faccende  dello  Stato:  e  cre- 
diamo non  andare  errati  opinando  che  la  guerra  dì 
cui  ci  occupiamo,  ha  probabilmente  avvicinato  di  molto 
questo  momento,  per  le  molte  ambizioni  che  ha  fatto 
germogliare,  e  per  la  molta  gente  che  ha  spostato  di 
centro,  come  diremo  più  tardi;  ma  pel  momento  non 
ha  che  una  parte  molto  secondaria,  e  non  occorre 
dirne  più  che  tanto. 

Della  frazione  aristocratica  -  aristocrazia  di  terre 
e  di  capitali  -  che  governa  lo  Stato,  abbiamo  parlato 
già.  Occupiamoci  della  plebe. 

Lasciando  da  un  lato  la  plebe  delle  città  e  dei  porti 
commerciali,  che  con  poche  differenze  è  più  o  meno 
la  stessa  dappertutto,  le  plebe  delle  campagne  che  co* 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  J57 


stituisce  da  sé  sola  le  grande  popolazione  rurale  del 
Chili,  va  divisa  in  tre  grandi  categorie  :  V  una  dei  cosi 
detti  peoneSj  la  seconda  dei  nomati  inquilinos^  e  la 
terza  dei  trabajadores  de  minaSj  che  vanno  poi  tutte 
comprese  nella  denominazione  generale  di  rotos,  in- 
sieme alla  plebe  delle  città  e  dei  porti. 

I  peones  sono  la  personificazione  vera  del  proleta- 
riato, secondo  la  moderna  accettazione  di  questa  parola: 
più  o  meno  slegati  da  ogni  vincolo  di  famiglia,  senza 
domicilio  fisso  e  senza  occupazione  determinata,  vivono 
alla  giornata  dove  possono  e  come  possono,  abbrac- 
ciando precariamente  tutti  gli  uffici  che  cascano  loro 
sotto  roano,  e  vaghi  di  correre  continuamente  di  qua 
e  di  là  nella  perpetua  ricerca  di  un  meglio,  che  non 
arrivano  mai,  o  quasi  mai,  almeno  come  regola  gene- 
rale, a  trovare  di  loro  aggradimento.  Un  paio  di  grosse 
scarpe,  un  paio  di  calzoni  e  una  camicia  in  uno  stato 
DCtfì  sempre  lodevole,  con  al  disopra  di  tutto  ciò  un 
grossolano  j70ixc/)0  (specie  di  coltre  con  un  taglio  longi- 
tudinale in  mezzo,  nel  quale  si  passa  il  collo)  che  del 
resto,  colla  sola  differenza  della  qualità  della  stoffa  è 
il  ferraiolo  nazionale  per  eccellenza,  cosi  del  ricco 
come  del  povero;  i  peones  si  trovano  per  ogni  dove 
sulla  superficie  del  Chili.  Della  loro  educazione  mo- 
rale non  occorre  parlare:  essa  non  va  più  in  là  di 
qualche  superstizione  cattolica  (i)  che  colla  promessa 


(i)  Bisogna  avvertire  che  il  clericalismo,  con  i  suoi  insepara- 
bili effetti,  ignoranza,  superstizione  e  bigottismo,  è  tra  le  piaghe 
sociali  che  più  fortemente  travagliano  il  Chili. 


158  VERE  CAUSE  DELLA  DICHLVRAZIONE 


di  un  facile  perdono  al  prezzo  dì  alcune  ore  passate 
in  chiesa  di  tanto  in  tanto,  lascia  loro  la  più  intera 
libertà  di  azione.  Quanto  alla  educazione  intellet- 
tuale, essa  è  completamente  nulla  nei  più,  mentre 
quella  dei  rimanenti  si  riduce  alla  semplice  lettura  dì 
qualche  pagina  dì  stampa,  senza  intenderla,  grazie  alle 
scuole  primarie  disseminate  dal  Governo  in  tutta  la 
Repubblica,  massime  nell'ultimo  decennio. 

Inquilinos^  inquilini,  sono  i  bifolchi  propriamente 
addetti  ai  lavori  dei  campi,  delle  haciendas;  e  pren- 
dono il  loro  nome  dMnquilini  dal  domicilio  stabile  che 
essi  godono  nei  grossi  latifondi  ai  quali  prestano  i  loro 
servigi.  Ciascun  inquilino  riceve  temporaneamente  dal 
proprietario  del  fondo,  il  diritto  di  uso  di  una  piccola 
estensione  di  terreno  che  può  lavorare  per  proprio 
conto,  e  nel  cui  centro  deve  costruire  l'umile  abita- 
zione per  sé  e  p)er  la  sua  famigliuola:  spesso,  non 
sempre,  ciò  che  dipende  dagli  usi  locali  e  dalla  qua- 
lità e  quantità  del  terreno  -  che  in  ogni  caso  non 
eccede  mai  di  quel  tanto  appena  bastevole  a  provve- 
dere una  piccola  famigliuola  di  legumi  e  verdure  - 
ha  diritto  anche  alla  somministrazione  dei  buoi  per 
la  sua  aratura.  In  cambio  di  ciò,  T inquilino  è  tenuto 
a  prestare  al  proprietario  una  determinata  quantità  di 
lavoro  non  rimunerato,  o  rimunerato  col  solo  vitto 
consistente  in  due  scodelle  di  fagiuoli  ed  un  pezzo 
di  pane  azzimo,  secondo  gli  usi  locali,  e  ad  accorrere 
inoltre  tutte  le  volte  che  è  chiamato  al  lavoro,  nel 
qual  caso  riceve  un  salario  giornaliero  ordinariamente 
assai  modico  o,  come  direbbesi,  a  prezzo  ridotto.  Questa 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  1 59 


servitù  di  lavoro  chiamata  tnquilìnajey  inquilinaggio, 
è  estensiva  a  tutti  i  componenti  maschili  della  fami- 
glia dell'inquilino,  piccoli  e  grandi. 

Un  fac-simile  degli  antichi  servi  della  gleba,  gl'in- 
quilini vegeuno  e  muoiono  ordinariamente  sulle  pro- 
prietà nelle  quali  nascono. 

Confinato  sotto  l'umile  tetto  di  paglia  o  di  legno 
grossolano  mal  connesso  della  misera  catapecchia  che 
Io  vide  nascere,  o  di  altra  non  dissimile  sorta  a  fianco 
a  quella,  ristretto  alla  sola  società  della  sua  famiglia  e 
dei  suoi  consimili  -  tranne  la  domenica  che  va  a  goz- 
zovigliare alla  più  vicina  bettola,  quando  ha  i  mezzi 
da  farlo  -  l'inquilino,  con  poca  o  nessuna  possibilità  di 
progresso,  trasmette  al  figlio  con  poca  o  nessuna  differenza 
lo  stesso  stato  di  semtbarbarie  che  ereditò  dal  padre;  ed 
e  forse  inferiore  al  peon  medesimo  che,  se  non  altro, 
cammina  e  vede. 

1  trahajadores  de  mtnasy  lavoratori  di  miniere,  infine, 
come  il  nome  stesso  lo  dice,  sono  quelli  specialmente 
addetti  ai  lavori  sommamente  difficili  e  foticosi  delle 
miniere,  che  spesso  s'inoltrano  per  più  centinaia  di 
metri  di  profondità  nelle  viscere  della  terra,  seguendo 
in  tutti  i  sensi  le  capricciose  giravolte  della  vena  me- 
tallica. Lavoratore  infaticabile,  mentre  si  trova  col  grosso 
piccone  di  dieci  a  quindici  libbre  nella  mano,  o  col  pe- 
sante fardello  di  minerale  sulle  spalle  negli  scabrosi 
andirivieni  delle  miniere,  da  cui  non  esce  se  non  per 
consumare  in  poche  ore  di  orgia  infernale  le  piccole 
economie  della  quindicina  o  del  mese  -  secondo  il  pe- 
riodo stabilito  dall'uso  locale  per  T aggiustamento  dei 


i6o  VERE  CAUSE  DELLA.  DICHIARAZIONE 

conti  -  il  minatore  è  il  vero  rappresentante  dell'  uomo- 
bruto. 

Sia  tssopeon,  inquilino  o  trabajador  de  minas,  il  roto 
chileno  è  eminentemente  lavoratore  e  sobrio,  fino  a  che 
è  stretto  dal  bisogno.  Lavora  dodici  ore  al  giorno  sem- 
pre colla  medesima  buona  lena  del  primo  momento,  e 
si  accontenta  come  unico  alimento,  di  un  pezzo  di  pane 
azzimo  con  qualche  scodella  dìporotos,  fagiuoli,  dì  cui 
abbonda  il  Chili;  ma  a  patto  di  poter  far  baldoria  dì 
tanto  in  tanto,  sia  nelle  bettole,  sia  in  jaranasy  ossia 
feste  di  famiglia,  immergendosi  fin  dove  lo  comportano 
le  forze  fisiche,  in  clamorose  orgie  che  a  volte  si  pro- 
lungano per  più  giorni  consecutivi,  fino  a  che  abbia 
speso  l'ultimo  centesimo  delle  sue  economie. 

Il  roto,  come  regola  generale,  non  è  punto  eco- 
nomo, né  pensa  mai  al  domani.  Il  danaro  non  ha  per 
lui  che  un  solo  valore  ;  quello  di  facilitargli  la  via  della 
bettola  o  della  jarana^  dell'  orgia  :  ed  è  per  questo  so- 
lamente che  gli  è  caro  e  lo  cerca  ;  escluso  ciò  non  sa- 
prebbe che  farne:  da  cui  nasce  che  sia  egli  sempre  po- 
vero, assorbendo  l'orgia  continuamente  tutto  quello  che 
guadagna  o  gli  capita  fra  mano.  Fino  a  che  gli  rimane 
un  soldo  in  tasca,  non  lavora;  e  tuttoché  abbia  degli 
altri  ed  urgenti  bisogni  da  sodisfare,  quel  soldo  è  ri- 
serbato di  preferenza  per  l' orgia,  nella  quale  consuma 
talora  delle  grosse  somme,  relativamente  parlando,  men- 
tre la  sua  famiglia  vada  coperta  di  stracci  ed  egli  stesso 
sia  tutto  lacero.  Egli  non  è  economo  se  non  per  lasciare 
all'  orgia  la  più  larga  parte  possibile.  Quando  due  rotos 
sono  a  querela  fra  loro,  cominciano  innanzi  tutto,  prima 


DI  GUERRA  AL  PERO  i6i 

dì  venire  alle  mani,  anche  neU' ubbriachezza,  col  to* 
gliersi  il  poncho  e  la  camicia,  onde  non  romperli  od 
ìnsadiciarli  di  sangue;  e  questa  economia  a  spese  delle 
proprie  carni  non  è  fatta,  ripetiamo,  che  a  solo  ed  esclu- 
sivo benefìcio  dell'orgia. 

Questa  forte  propensione  all'orgia,  aggiunta  alla  poca 
o  nessuna  educazione  morale,  fa  sì  che  il  roto  prefe- 
risca volentieri  il  furto  al  lavoro,  sempre  che  può,  per 
procurarsi  i  mezzi  di  sodisfare  a  tale  passione.  Ma 
a  ciò  ha  pensato  e  pensa  sempre  assiduamente  la  Po- 
lizia chìlena;  la  quale  accoppia  ad  una  forte  organiz- 
zazione, un  rigore  che  forse  non  sarebbe  stato  tollerato 
in  Europa  neppure  negli  Stati  più  dispotici  di  una  volta. 
Il  furto,  del  pari  che  qualsiasi  altra  infrazione  alle  leggi 
nazionali,  è  perseguitato  nella  persona  del  roto  con  una 
giustizia  più  o  meno  sommaria,  che  comincia  sempre 
nei  quartieri  di  polizia  con  una  forte  dose  di  staffilate. 

Lo  staffile  è  la  prima  legge  del  roto  ;  è  forse  la  sola 
che  gli  faccia  paura.  Ciò  viene  corroborato  anche  dal- 
l'osservazione  costante  che  il  roto  chileno,  tanto  do- 
cile ed  obbediente  nel  Chili  -  fatto  che  nessuno  saprebbe 
negare  -  non  ha  più  nessuna  di  queste  due  qualità  quando 
si  trova  fuori  di  casa  sua,  dove  non  abbia  più  a  temere 
la  dolorosa  pena  dello  staffile. 

U  roto  non  è  punto  coraggioso,  nel  vero  senso  di 
questa  parola ,  ma  è  feroce  per  indole,  o  meglio,  bru- 
tale, e  sómmamente  spavaldo.  Turbolento  e  facile  ad 
attaccar  briga,  se  vede  che  ha  da  fare  con  un  nemico 
che  non  lo  teme,  si  fa  umile  e  piccino  all' istante  ;  se 
poi  s'accorge  che  si  ha  paura  di  lui,  divenga  tracotante 


i62  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


e  si  spinge  anche  senza  cagione  fino  agli  ultimi  eccessi, 
per  semplice  millanteria  e  brutalità.  È  biscia  o  tigre, 
secondo  la  qualità  del  nemico  che  gli  sta  a  fronte. 

Due  classi  di  cui  difetta  quasi  assolutamente  il  Chili, 
e  di  cui  avrebbe  gran  bisogno,  sono  quelle  dei  piccoli 
proprietarii  rurali  che  diano  da  se  medesimi  valore 
alle  proprie  terre,  e  dei  fittaiuoli  agiati  che  al  lavoro 
personale  aggiungano  anche  capitali  sufficienti,  per 
coltivare  con  profitto  e  bene  i  molti  latifondi  dei  si- 
gnori che  abitano  la  Capitale.  Ai  vantaggi  che  ne  ri- 
porterebbe r  agricoltura,  si  unirebbe  V  altro  assai  più 
importante  d^  ordine  sociale,  che  siffatte  classi  servi- 
rebbero come  elemento  moralizzatore  della  grossissima 
popolazione  rurale,  elevandola  man  mano  coli'  esempio 
e  coir  influenza  che  direttamente  eserciterebbero  su  di 
essa,  dall'attuale  sua  abiezione. 

II  Chili  non  ha  manifatture  nel  vero  senso  dì  questa 
parola.  Tranne  una  lavorazione  diremmo  quasi  em- 
brionale, di  ordine  tutf  affatto  secondario,  esso  riceve 
tutto  dall'Europa.  Stoffe,  tele,  stoviglie,  cristalli,  vetri, 
chincaglierie,  cana  da  scrivere  e  da  stampa,  macchine, 
mobiglia  di  pregio,  strumenti  da  lavoro,  oggetti  di  lusso 
di  ogni  classe,  tutto,  tutto  riceve  d^ Europa.  11  com- 
mercio è  per  nove  decimi  almeno  in  mano  degli  stra- 
nieri. Valparaiso,  il  primo  porto  ed  il  centro  massimo 
del  commercio  chileno  è  una  vera  babilonia  in  fatto 
d'idiomi.  Vi  si  odono  tutte  le  lingue  d'Europa,  con 
predominio  notevole  della  inglese. 

I  prodotti  principali  del  Chili  sono  i  cereali  ed  il 
rame.  E  intorno  a  queste  due  produzioni  che  si  ag- 
gira, per  un  ottanta  per  cento  almeno,  l' attività  nazio- 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  163 

naie;  ed  è  su  di  esse  che  riposa  tutto  il  commercio 
di  esportazione  della  Repubblica.  Dipende  quindi  da 
esse  sole  T  equilibrio  tanto  necessario  fra  il  commercio 
di  esponazione  e  quello  di  importazione. 

A  cominciare  dall'  epoca  della  indipendenza,  quando 
il  Chili  non  contava  neanche  un  mezzo  milione  di 
abitanti,  la  sua  popolazione  indigena  è  andata  rapida- 
mente aumentandosi  di  mano  in  mano,  in  una  propor- 
zione che  eccede  di  molto  quella  generalmente  com- 
provata dalla  statistica  mondiale.  Ciò  è  dipeso  e  dipende 
in  massima  parte  dalla  vicinanza  àAYAraucania^  po- 
polata dai  resti  di  una  delle  tante  tribù  selvaggie  che 
abitavano  il  territorio  estremo  dell'America  meridio- 
nale, e  che  formarono  la  prima  popolazione  indigena 
del  ChiD,  dopo  la  conquista  spagnuola. 

Tribù  gagliarda,  belligera  e  feroce,  quella  degli  Arau- 
cani  sostenne  continue  ed  accanite  lotte  coi  conquista- 
tori iberici,  i  quali,  comunque  arrivassero  di  tratto  in 
tratto  a  sottometterne  delle  piccole  frazioni,  non  pote- 
rono mai  domarla  per  intero.  La  Repubblica  del  Chili, 
e  per  necessità  di  difesa  e  per  impossessarsi  delle  terre 
occupate  dai  selvaggi  Araucani,  continuò  e  continua 
contro  di  essi,  forse  con  maggior  costanza  ed  attività, 
la  guerra  iniziata  dai  conquistatori  spagnuoli,  perve- 
nendo spesso  spesso  come  quelli,  a  guadagnare  una 
parte  del  loro  territorio,  ed  a  ridurre  quelli  stessi  in 
frazioni  più  o  meno  grandi  alla  propria  obbedienza. 

Senz'andar  molto  lontano,  una  prova  di  questo  fatto 
ce  la  ofire  il  discorso  letto  dal  Presidente  del  Chili  al 
Congresso  nazicmale  il  i®  giugno  1881,  del  quale  ab- 
biamo già  fotto  parola  altra  volta.  «  Terminata  la  cam- 


164  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

pagna  di  Lima  -  dice  il  Presidente  chileno  -  e  non 
essendo  possibile  licenziare  in  una  volta  Tesercito  di 
riserva,  credei  che  potevano  utilizzarsi  i  servigi  dì 
questa  truppa  nelP  avanzamento  della  frontiera  che  ci 
separa  dalle  tribù  dell'Araucania....  In  questo  momento 
si  trovano  già  stabiliti  sette  nuovi  forti....  coi  quali  è 
rimasto  sottomesso  tutto  il  territorio  che  si  estende  dal 
Mediceo  al  Cautìn....  Stabilita  la  nostra  linea  di  firon- 
tiera  sul  Cautin^  ed  occupati  i  punti  che  ho  menzio- 
nato,  la  stretta  fascia  di  terra  compresa  fra  questo 
fiume  ed  il  Tolten  potrà  essere  sottomessa  air  impero 
delle  nostre  leggi  nel  momento  che  si  crederà  op- 
portuno. » 

I  selvaggi  abitatori  dell'Araucania,  che  dal  1820  fino 
ad  oggi  è  andato  continuamente  sottomettendo  il  Chin 
air  impero  delle  sue  leggi,  e  che  sono  passati  natural- 
mente ad  ingrossare  la  sua  lunga  classe  dei  ro/o5, 
sono  quelli  adunque  che  principalmente  hanno  concorso 
ad  aumentare  cosi  rapidamente  la  popolazione  della 
Repubblica;  la  quale,  se  nel  1820  difficilmente  arri- 
vava a  contare  5oo,ooo  abitanti,  ne  aveva  1,439,120 
nel  i854,  e  2,319,266  nel  1876,  come  risulta  dai  censi 
praticati  nei  rispettivi  anni. 

Com'  era  di  ragione,  col  rapido  aumento  di  popola- 
zione andarono  man  mano  aumentando  anche  e  i  suoi 
bisogni  e  la  sua  attività  produttrice  :  sicché  a  comin- 
ciare dair  epoca  nella  quale  il  Chili  principiò  ad  avere 
una  statistica  ben  formata,  ossia  dal  i843,  noi  vediamo, 
fino  al  1873  almeno,  un  continuo  aumento,  solamente 
intorrotto  a  salti  in  qualche  anno  eccezionale,  cosi  di 
consumo  come  di  produzione  ;  e  perciò,  così  nel  com- 


DI  GUERRA  AL  PERÙ 


165 


mercio  di  importazione  come  in  quello  di  esportazione, 
che  ne  sono  la  più  giusta  misura. 

Prendendo  ad  esame  il  primo  quinquennio,  a  comin- 
ciare dall'anno  i843,  il  doppio  commercio  d'importa- 
zione ed  esportazione  ci  dà  le  cifre  seguenti  : 


Anno 

Importazione 

Esportazione 

i844 
i845 
i846 
1847 
i848 

Pezzi      8,596,674 
»          9,104,764 
1         io,i49,i36 
»        10,068,849 
»          8,601,357 

6,087,023 
7,601,523 
8,115,288 
8,442,o85 
8,353,595 

L'anno  i854,  quando  la  popolazione  del  Chili  era  ar- 
rivata già  a  un  milione  e  mezzo  in  circa,  giusta  il  censo 
di  quell'anno,  T importazione  fu  di  pezzi  17,428,299  e 
l'esportazione  di  pezzi  i4,527,i56. 

Nell'ultimo  quinquennio  anteriore  alla  guerra,  in- 
iìne,  e  quando  la  popolazione  era  aumentata  ancora  di 
due  terzi  approssimativamente,  abbiamo: 


Anno 

Importazione 

Esportazione 

1874 
1875 
1876 

1877 
1878 

Pezzi    38,417,729 
»        38,1 37,500 
9        35,291, o4i 
»        29,212,764 
»        25,216,554 

36,54o,659 
35,927,592 
37, 848,5  06 
29,715,372 
31,695,859 

I66  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

Come  risulta  da  tutte  queste  cifre,  i  bisogni  del 
Chilì^  in  massima,  furono  sempre  superiori  alle  risorse 
fornite  dalla  sua  attività  :  consumava  più  di  quanto 
produceva.  Né  può  servire  a  distruggere  o  scemare  il 
rigore  di  questa  verità,  il  fatto  che  negli  ultimi  tre  anni 
del  quinquennio  dal  1873  a  tutto  il  1878  F  importa- 
zione sia  stata  inferiore  alla  esportazione;  perchè  non 
è  punto  quest'ultima  che  abbia  aumentato,  ma  la  prima 
che  ha  diminuito,  ciò  che  si  spiega  assai  facilmente, 
e  che  è  una  prova  maggiore  del  malessere  economico 
sempre  crescente  del  paese,  come  or  ora  vedremo. 

Tranne  il  piccolo  aumento  del  1876,  che  non  rag- 
giunse neanche  la  cifra  della  importazione  degli  anni 
anteriori,  l'esportazione  scemò  invece  notevolmente 
essa  stessa  negli  anni  1877  e  1878;  ciò  che  prova  una 
diminuzione  nella  produzione,  e  quindi  nella  ricchezza 
privata;  e  se  in  pari  tempo  diminuì  maggiormente  la 
importazione,  ciò  non  fu  che  una  semplice  conseguenza, 
ripetiamo,  del  malessere  economico  del  paese. 

Nei  nostri  paesi  europei,  tutti  più  o  meno  industriali 
e  manifatturieri,  l'abbassamento  della  importazione  non 
è  generalmente,  salvo  casi  eccezionali,  che  conseguenza 
del  progresso  delle  proprie  industrie  e  manifatture,  ie 
quali  diminuiscono  di  altrettanto  P  entrata  dei  prodotti 
della  industria  straniera,  per  quanto  più  avanzano  esse 
stesse  ed  arrivano  a  sodisfare  i  bisogni  del  consumo 
interno.  Ma  ciò  non  è  né  potrebbe  essere  applicabile 
al  Chifi,  il  quale,  come  s'è  detto,  non  ha  manifanura 
alcuna,  e  nessun'  altra  industria  di  una  qualche  im- 
portanza, tranne  quelle  delle  miniere  di  rame  e  della 


DI  GUERRA  AL  PERO  167 


agricoltura,  cui  può  aggiuog^^i  al  più,  T  altra  del  car- 
bon  fossile,  sebbene  di  mìnime  proporzioni. 

Eccetto  i  prodotti  agricoli  e  quelli  delle  sue  miniere, 
ripetiamo,  il  Chili  riceve  tutto  dall'estero.  Quindi  T ab- 
bassamento della  importazione  non  può  spiegarsi  che 
per  mezzo  di  due  sole  cause  :  o  perche  diminuiscano 
in  sé  stessi  i  bisogni,  o  perchè  manchino  i  mezzi  di 
sodisfarli. 

Chiosi  i  suoi  porti  alla  importazione  straniera,  la 
sua  popolazione  potrebbe  materialmente  vivere  col  pro- 
dotto delle  sue  terre,  ma  non  vivere  civilmente.  Co- 
minciando dalia  camicia  fino  agli  abbigliamenti  dì 
maggior  lusso,  dal  primo  all'ultimo  strumento  ed  uten- 
sile da  lavoro,  dal  più  necessario  al  più  superfluo  og- 
getto di  cui  si  circonda  l'uomo  civile,  tutto  riceve 
il  ChiPi  dall'estero.  Ciò  posto,  per  ammettere  una  dimi- 
nuzione di  bisogni  a  questo  riguardo,  bisognerebbe  an- 
zitutto ammettere  come  punto  di  partenza  una  dimi- 
nuzione di  consumazione,  dovuta  o  alla  diminuzione 
di  popolazione,  ossia  di  consumatori,  o  al  retrocedere 
di  essa  popolazione  sulla  via  della  civiltà.  Ma  se  da 
una  parte  è  provato  che  la  popolazione  del  Chili  au- 
menta tutti  i  giorni  straordinariamente,  è  dall'altra 
fborì  di  dubbio  che  essa  cammina  sempre  avanti, 
sebbene  più  o  meno  lentamente,  in  civiltà  e  pro- 
gresso. 

Quindi  non  sarebbe  punto  vero  né  verosimile  Pam- 
mettere  una  diminuzione  di  bisogni  ;  e  la  diminuzione 
ii  consumo  che  manifesta  l'abbassamento  della  im- 

)rtazioney  solamente  può  e  deve  attribuirsi  alla  dimi- 

ti.  — >  Cai  VA  NO,  Guerra  d^  America, 


I 


I 


|68  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

nuzione  dei  mezzi  necessarìi  per  sodisfare  tali  bisogni, 
ossia  al  malessere  economico  della  Repubblica. 

Fino  a  che  potè,  fino  a  che  ebbe  forze  vive  ed  esu- 
beranti, o  capitali  di  riserva,  visse  a  loro  spese,  e  pagò 
con  quelli  l'eccesso  di  consumo  che   non  arrivava  a 
coprire  il  prodotto  della  sua  esportazione.  In  appresso, 
come  d'ordinario  avviene  quando  si  è  nella  vìa  del 
benessere,  così  per  gì'  individui  come  per  i  popoli,  che 
allora  solamente  si  dà  un  passo  indietro  quando  si  è 
da  tutti  i  lati  stretti  dall'  impotenza,  esauriti  più  o  meno 
i  capitali  di  riserva,  le  forze  vive  esuberanti,  continuò 
ancora  a  vivere  sulla  stessa  via  a  spese  delle  sue  forze 
virtuali  o  dell'avvenire,  ossia  del  credito.  E  quando 
anche  questa  ultima  risorsa   per  se  medesima  tanto 
rovinosa  cominciò  a  venir  meno,  quando  l'impotenza 
principiò  a  stringerlo  da  tutti  i  lati,  allora  fu  gioco- 
forza ridursi  alla  privazione;   e  cominciò  ad    impor- 
tare e  quindi  a  consumar  meno,  lasciando  insodisfaita 
di  anno  in  anno  una  parte  sempre  maggiore  de^suoi 
bisogni. 

Uscendo  dall'ultimo  quinquennio  che  ci  ha  fornito 
i  dati  per  questo  esame,  troviamo  che  nell'anno  sus- 
seguente che  fu  il  primo  della  guerra,  1879,  l'impor- 
tazione scese  ancora  di  più,  fino  a  pezzi  22,794,608 
appena;  sicché  arrivò  ad  essere  per  oltre  due  quinti 
inferiore  a  quelle  degli  anni  1874  e  1876. 

Chi  non  sa  che  gli  anni  di  guerra,  e  di  una  guerra 
relativamente  colossale,  in  ispecie  per  i  piccoli  paesi, 
sono  anni  di  massima  economia  e  privazione?  Non- 
dimeno, come  risulta  dai  dati  statistici  summenzionati 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  169 


l'importazione  del   1879  non  fu  che  appena  di  due 
milioni  e  mezzo  incirca  inferiore  a  quella  del  prece- 
dente anno  di  pace  1878,  la  quale  era  stata  di  circa 
quattro  milioni  inferiore  a  quella  del  1877,  che  a  sua 
volta  fu  di  oltre  sei  milioni  al  disotto  della  precedente 
importazione  del  1876,  già  approssimativamente  discesa 
di  tre  milioni  da  quella  del  1875.  Ciò  prova  che  quando 
sopraggiunse  la  guerra,  che  per  le  immense  sue  pro- 
porzioni necessitò  il  concorso  di  tutte  le  forze  del  paese, 
questo  era  già  arrivato  per  gradi  successivi  quasi  al 
massimo  nella  scala  delle  possibili  economie  e  priva- 
zioni; sicché  furono  ben  poche  quelle  che  ancora  potè 
fare,  ed  inferiori  a  ciascuna  delle  precedenti  degli  an- 
teriori anni  di  pace.  Nonpertanto  la  importazione  di 
quell'anno  fu  con  poca  differenza  eguale  a  quella  del- 
l'anno 1860,  quando  la  sua  popolazione  era  di  un  terzo 
più  o  meno  inferiore  in  numero,  e  quindi  in  bisogni. 
Ora,  quindici  o  vent'anni  indietro,  i  grani  del  Chili 
fornivano  quasi  senza  concorrenza  i  porti  di  California, 
dell'Australia,  del  Rio  della  Piata,   del  Brasile,   del 
Perii.    Cominciati  subitamente   a   venir   meno   l'uno 
dopo  l'altro,  di  tutti  quei  porti  non  eran  loro  rimasti 
negli  aitimi  tempi  che  appena  quelli  del  Perù,  nei  quali 
soffrivano  per  giunta  la  competenza  dei  grani  di  Cali- 
fornia. Per  trovare  una  uscita  annua  a  circa  duecen- 
tocìnquanta  milioni  dì  litri  di  grano,  che  è  l' ammontare 
in  cui   approssimativamente  va  calcolata  l'eccedenza 
della   sua   produzione,  detratto  il  consumo  locale  sti- 
mato in  altri  cento  milioni^  il  Chili  ha  dovuto  ricor- 
rere ai  lontani  porti  europei,  a  quelli  principahnente 


I70  VERE  CAUSE  DELL^  DICHIARAZIONE 


dell'Inghilterra,  dove,  oltre  la  grossa  concorrenza  locale, 
quella  degli  Stati  Uniti  non  gli  lascia  godere  da  qual- 
che anno  in  qua  che  prezzi  relativamente  molto  mo- 
derati, i  quali  rimangono  in  buona  parte  assorbiti  dal 
forte  costo  del  trasporto.  Oltreché  producono  grano  in 
assai  maggiore  quantità  e  con  minore  spesa  del  Chili, 
per  la  miglior  qualità  delle  terre,  gii  Stati-Uniti  sop- 
portano d'altra  parte  anche  pel  trasporto  una  spesa 
assai  minore;  per  la  minor  lontananza  dai  porti  di 
consumo  (i). 

Il  rame  del  Chili,  fino  al  1868  ancora,  concorreva 
per  oltre  una  metà  nel  consumo  totale  che  di  questa 
merce  si  faceva  in  Europa.  Produceva  molto  e  veiv 
deva  caro;  perchè  essendo  il  maggior  produttore  im- 
poneva la  legge  al  prezzo.  D'allora  in  poi  è  avvenuto 
un  mutamento  assai  notevole:  la  produzione  del  rame 
essendo  aumentata  considerevolmente   altrove,    tanto 

I 

che  la  sola  Spagna  ne  produce  per  quattro  volte  al-j 
meno  più  del  Chili,  il  suo  prezzo  è  anche  disceso  dì| 
molto.  La  Barra  dì  rame  chileno  che  nei  mercati 
inglesi  si  vendeva  nel  1875  ancora  a  ottantuna  lire 
sterline,  scese  gradatamente  di  anno  in  anno,  per  ari 
rivare  a  sole  lire  cinquantotto  nel  1878. 

I  risultati  di  questo  doppio  ordine  di  avvenimenti  s 
fecero  presto  sentire.  Il  malessere  economico  più  o  meni 


(0  Nel  1878  gli  Suti-Uniti  produssero  150^151.778  cttolib 
di  grano;  produzione  che  va  sempre  in  aumento,  essendo  asc^s 
nel  1879  A  214,995,718  ettolitri,  e  nel  1880  ad  un  sette  p< 
cento  di  più  dell'anteriore. 


Di  GUERRA  AL  PERÙ  171 

sopportabile  che  non  aveva  mai  lasciato  di  sentirsi  in 
tutta  la  Repubblica,  si  aumentò  gradatamente  di  giorno 
in  giorno  sempre  più. 

Era  l'epoca  appunto  nella  quale  la  lavorazione  del 
salnitro,  ossia  nitrato  di  soda,  nella  provincia  e  deserto 
peruviano  diTarapacà  cominciava  ad  assumere  le  grandi 
proporzioni,  che  poi  prese  definitivamente  dal  1870  in 
avanti.  Eravi  lavoro  largamente  retribuito  per  tutte  le 
braccia,  e  utile  collocazione  per  tutti  i  capitali.  L'oc- 
casione non  poteva  presentarsi  più  propizia  ;  e  così  il 
rato  come  il  piccolo  capitalista,  fuggendo  il  malessere 
del  proprio  paese,  si  riversarono  a  poco  per  volta  nella 
vicina  costa  di  Tarapacà.  Il  gran  successo  ottenuto 
prontamente  dai  piccoli  capitali  ebbe  tosto  un'  eco  nel 
Chili,  e  chiamò  coli'  esempio  i  grossi  capitali  stranieri 
delle  case  di  commercio  stabilite  a  Valparaiso,  massi- 
mamente inglesi,  e  che  rimanevano  più  o  meno  oziosi 
per  la  tisi  sempre  crescente  del  commercio  ed  industrie 
locali. 

Come  nel  i842  pel  guano,  si  fecero  anche  delle  sol« 
lecite  ricerche  nel  più  prossimo  deseno  boliviano  di 
Atacama;  e,  sebbene  non  nella  medesima  proporzione 
e  ricchezza,  si  trovarono  anche  là  dei  depositi  di  sal- 
nitro. Una  nuova  corrente  si  formò  quindi  anche  per 
l'Atacama;  e  poiché  in  ogni  chileno  v'è  sempre  la 
stoffa  del  minerò^  tardarono  poco  a  scoprire  le  ingenti 
Tìccbezzc  minerali  dell'Atacama,  che  si  manifestarono 
d' ìixq>rovviso  con  quel  getto^  veramente  largo  e  sor- 
prendente per  due  o  tre  anni,  ddle  abbondanti  miniere 
argentifere  di  Caracoies. 


172  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

La  miniera  però,  lavoro  sempre  rischioso  e  più  che 
altro  di  fortuna,  di  pazienza  e  di  sacrifizio  personale, 
è  fatto  più  per  i  piccoli  che  per  i  grossi  capitali;  i 
quali,  amanti  come  sono  di  operazioni  solide  e  sicure, 
si  lasciano  più  facilmente  intimorire  dalla  probabilità 
di  un  insuccesso,  che  lusingare  dalla  sovente  rovinosa 
speranza  di  grossi  e  facili  guadagni.  Quindi,  mentre  i 
piccoli  capitali  chileni  correvano  tutti  più  o  meno  a 
rompicollo  verso  Caracoles,  che  dopo  il  primo  getto 
diede  più  dolori  che  gioie,  il  deserto  peruviano  di  Ta- 
rapacà  rimase  sempre  il  principale  obbiettivo  dei  grossi 
capitali  europei  stabiliti  in  Valparaiso. 

Non  prendendo  che  una  parte  meramente  indiretta 
nei  lavori  di  produzione  del  salnitro,  le  grandi  case 
straniere  di  Valparaiso  si  concentrarono  principalmente 
nelle  importanti  operazioni  mercantili  cui  esso  dava 
luogo.  Colle  abilita:(ioni,  od  anticipazioni  di  fondi  da 
esse  forniti  ai  produttori  -  ciò  che  dava  loro,  oltre  ai 
pingui  interessi,  il  diritto  di  preferenza  a  prezzi  ridotti 
nell'  acquisto  del  salnitro,  o  quello  per  lo  meno  di  es- 
sere i  soli  agenti  della  sua  vendita  -  monopolizzarono 
in  breve  nelle  loro  mani  quasi  tutto  il  salnitro  di  Ta- 
rapacà,  la  cui  piazza  commerciale,  pel  grosso  traffico 
che  di  esso  si  faceva  coi  mercati  europei  era,  non  già 
Iquique  o  qualsiasi  altra  città  peruviana,  ma   Valpa- 
raiso. 

A  Valparaiso  adunque  si  negoziavano  le  vendite  e 
tutte  le  molteplici  contrattazioni  cui  dava  luogo  il 
gran  commercio  del  salnitro  di  Tarapacà,  si  noleggia^ 
vano  e  facevano  le  loro  provviste  i  bastimenti  che  doi 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  173 


vevano  trasportarlo  in  Europa,  si  maneggiavano  e  ri- 
maneggiavano le  rilevanti  somme  messe  in  movimento 
da  una  industria  cotanto  vasta  e  produttiva.  Il  com- 
mercio di  Valparaiso  -  da  cui  dipende  la  vitalità  di  tutta 
quella  popolosa  città  di  centomila  abitanti,  e  la  cui 
influenza  si  fa  sentire  in  tutto  il  movimento  commer- 
ciale della  Repubblica  -  che  giaceva  in  un  languore  sem- 
pre crescente,  cominciò  subitamente  a  rianimarsi,  a 
rinascere  a  nuova  vita  al  calore  delle  innumerevoli 
negoziazioni  di  ogni  genere,  che  si  facevano  giornal- 
mente intorno,  ed  a  motivo  di  detto  salnitro,  fino  a 
che  col  grande  sviluppo  preso  da  questa  industria 
nel  1870,  il  suo  movimento  raggiunse  colossali  pro- 
porzioni, e  divenne  in  breve  tempo  il  secondo  porto 
del  Pacifico  ed  uno  dei  più  importanti  dell'America 
meridionale. 

Non  è  a  dire  la  grande  influenza  che  ciò  esercitasse 
in  tutta  r  economia  della  piccola  Repubblica  del  Chili, 
così  privata  come  pubblica.  Molte  fortune  cadenti 
si  ristorarono;  molte  braccia  una  volta  oziose  o  mal 
retribuite,  trovarono  un  lavoro  equamente  e  spesso  lar- 
gamente ricompensato;  e  le  stesse  finanze  dello  Stato 
oe  risentirono  un  sensibile  miglioramento.  Il  deserto 
peruviano  di  Tarapacà,  infine,  era  divenuto  una  vera 
risorsa  pel  Chili. 

Il  Però,  fin  che  fu  ricco,  chiuse  gli  occhi  e  lasciò 
fare  ;  senza  neppur  ricordarsi  che  Tarapacà  era  suo,  e 
sen^a  punto  accorgersi  che  lasciava  espandersi  al  difuori 
un  calore  al  quale  avrebbe  potuto  e  dovuto  egli  stesso 
riscaldarsi.  Ma  fu  ben  altrimenti  allorché  suonata  per 


174  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 


lui  P  ora  dei  malanni,  sentì  il  bisogno  di  fare  un  ap- 
pello a  tutte  le  proprie  fonti  di  vita  tenute  fin  allora 
in  dispregio. 

Quando  nel  1873  il  Perù  sottomise  ad  estango  il 
salnitro  di  Taf  apacà,  riducendo  la  sua  esportazione  a 
privativa  dello  Stato,  come  esporremo  a  suo  luogo,  le 
cose  mutarono  repentinamente  e  completamente  d'aspetto 
pel  Chil).  Tolto  il  monopolio  del  salnitro  dalle  mani  delle 
grandi  case  straniere  di  Valparaiso,  questo  porto  rimase 
in  un  subito  privo  di  tutto  quel  gran  movimenta  d'af- 
fari, cui  siffatto  monopolio  dava  luogo,  e  ritornò  im'aV 
tra  volta  al  suo  primo  languore,  alla  lenta  agonia  da 
cui  esso  avealo  cacciato  alcuni  anni  indietro;  ritomo 
che  naturalmente  assunse  caratteri  motto  più  seri!  ed 
allarmanti,  come  d'ordinario  avviene  d'ogni  qualsiasi 
male,  che  é  sempre  peggiore  in  una  seconda  sua  vi- 
sita, quando  già  il  paziente  s'era  addato  a  miglior  ge- 
nere di  vita.  Gli  affari   commerciali  in  generale,  che 
avevano  preso  un  certo  slancio  durante  i  floridi  tempi 
del  salnitro,  si  trovarono  di  colpo  paralizzati,  portando 
un  sen^bile  squilibrio  in  tutto  il  commercio  della  Re- 
pubblica ;  e  si  manifestò  quasi  istantaneamente  una  di 
quelle  forti  crisi  finanziarie  da  cui  un  piccolo  paese, 
povero  d'industrie  ed  obbligato  a   ricever  tutto  dal- 
l' estero,  non  può  rilevarsi  se  non  con  molta  difficoltà. 

Conseguenza  di  questa  crisi  sempre  crescente  fu  ap- 
punto la  diminuzione  sempre  continua  della  impetra- 
zione negli  anni  1876,  1877  e  1878,  senza  parlare  di 
quelli  della  guerra,  come  abbiamo  visto  già.  Altra  con- 
seguenza di  questa  medesima  crisi  fu  pure  la  cresciuta 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  175 

emigrazione  dd  ro/o5  per  le  vicine  Repubbliche  della 
Bolivia,  dd  Perù  e  della  Gxifederazione  Argentina,  ol- 
tre le  Ande. 

Come  abbiamo  detto  innanzi,  erano  già  più  anni  che 
le  due  industrie  prtndpaU  del  Chili,  l'agricola  e  la  me- 
taUifera,  sofirivano  nei  mercati  esteri  di  consumo  una 
tale  concorrensa  che  le  fiicevano  di  anno  in  anno  meno 
prcxlimive.  L' hacendado  ed  il  minerò^  i  proprietarii  dei 
latifondi  e  delle  miniere,  a  misura  che  diminuivano  le 
loro  entrate  pd  ribasso  di  prezzo  sempre  maggiore  dei 
prodotti  delle  loro  industrie,  ribassavano  a  loro  volta 
i  prezzi  della  mano  d'opera,  il  già  scarso  salario  dei 
lavoraiori  dei  campi  e  ddle  miniere,  del  n>io;  e  questi, 
vedendo  così  spacire  gradatamente  le  piccole  economie 
destinate  all'orgia,  all'obbiettivo  principale  della  sua 
vita,  cominciò  a  sentirsi  troppo  mak  in  casa  sua,  e 
quindi  ad  espatriare  in  molto  maggior  numero. 

L'emigrazione  del  roto  chileno,  a  parlar  giusto,  ri- 
sale fino  ai  tempi  della  febbre  d' oro  di  California  e 
della  costruzione  ddla  via  ferrea  dell'Istmo  di  Panama, 
dove  ne  peiì  un  qualche  migliaio.  Ma  mentre  pel  pas^ 
sato  erano  principalmente  i  peones,  di  per  se  nomadi  ed 
irrequieti,  quelli  che  aumentavano  siffatta  emigrazione, 
nelF  epoca  che  descrìviamo  vi  presero  parte  tutte  le  di- 
verse frazioni  del  roto^  ossia  quelli  ancora  addetti  ai 
lavori  dei  campi  e  delle  miniere,  ed  in  così  grandi  pro- 
porzioni che  la  crisi  economica  ne  venne  di  molto  ag- 
gravata. A  cominciare  dal  1875,  questa  emigrazione  va 
calcolata  in  ragione  di  i4  a  i5  mila  per  anno,  in  me* 
dia,  ciò  che  non  lascia  di  essere  veramente  straordi- 


176  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

nario  per  un  piccolo  paese  qual'è  il  Chifi,  e  che  ne- 
cessariamente doveva  esercitare,  come  in  effetto  esercitò, 
una  grande  influenza  sulla  doppia  industria  agrìcola  e 
metallurgica  della  Repubblica.  L' hacendado  ed  il  mi- 
nerò cominciarono  a  sentire  la  penuria  e  scarsezza  della 
mano  d'opera;  ciò  che  li  obbligava  a  limitare  le  loro 
industrie;  da  cui,  una  diminuzione  delle  loro  produ- 
zioni, con  una  diminuzione  sempre  crescente  delle  loro 
entrate  (i). 

Una  prova  di  ciò  la  troviamo  nel  notevole  abbassa* 
mento  della  esponazione  negli  anni  1877  e  1878^  ab- 
bassamento che  bisogna  considerare  sotto  un  doppio 
punto  di  vista:  ossia  tanto  nel  risultato  visibile  delle 
cifre,  quanto,  e  maggiormente  ancora,  relativamente 
al  continuo  aumento  di  popolazione  verificatosi  di  anno 
in  anno  nel  Chili,  come  s'è  detto  innanzi.  Se  invece 
r  esportazione  del  1876,  ossia  del  secondo  anno  della 
crisi,  arrivò  non  solamente  a  sostenersi,  ma  a  supe- 
rare di  qualche  poco  quella  dell'  anno  anteriore,  come 
appare  dalle  cifre  disopra  riportate,  ciò  trova  la  sua 
spiegazione  in  un  doppio  ordine  di  fatti  :  primo,  nel 
congegno  proprio  delle  surriferite  industrie,  i  cui  pro- 
dotti di  ciascun  anno,  in  buona  parte  almeno,  solo  si 
trovano  pronti  per  l'esportazione  nell'anno  susseguente; 
e  secondariamente  nelle  riserve  di  metalli  che  fieinno 
spesso  le  grosse  case  incettatrici,  per  attendere  un  rialzo 


(i)  Quando  scoppiò  la  guerra  col  Perù,  trovavansi  in  questo 
paese  oltre  a  40,000  chileni.  (Vedi  Barros-Arana,  Op.  cit.^  pa- 
gina  72). 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  177 


di  prezzo  che  a  volte  vien  meno,  come  successe  ap- 
punto nel  biennio  1875-76;  nel  qual  caso  si  è  obbligati 
non  di  rado  ad  aggiungere  danno  a  danno,  disfacen- 
dosi della  merce  a  qualunque  prezzo,  per  la  difficoltà 
di  tenere  lungamente  oziosi  forti  capitali. 

Si  comprende  di  leggieri  che  a  questa  crisi  econo- 
mica che  per  tanti  versi  involgeva  tutto  il  paese,  le 
casse  dello  Stato  non  potevano  affatto  sfuggire.  Furono 
anzi  le  prime  a  risentirne  gli  effetti  fin  dal  primo  suo 
annunziarsi;  ossia  fin  dall'anno  i865,  nel  quale  pre- 
sentarono un  deficit  che  fu  necessario  coprire  col  pro- 
dotto di  un  prestito.  A  cominciare  da  detto  anno  i865, 
i  bilanci  dello  Stato  per  sé  stessi  scarsissimi,  si  chiu- 
devano tutti  gli  anni  con  nuovi  deficit,  che  venivano 
metodicamente  coperti  da  nuovi  prestiti;  i  quali,  co- 
munque di  piccole  proporzioni  presi  separatamente,  au- 
mentavano per  via  anno  per  anno,  ed  in  numero  ed 
in  entità,  aumentando  ogni  volta  il  deficit  dell'  anno 
seguente. 

In  tutta  la  serie  dei  i4  anni  decorsi  dal  i865  al  1878 
inclusive,  non  si  contano  che  appena  quattro  anni  nei 
quali  si  andò  esenti  da  imprestiti;  ma  due  di  essi  rima- 
sero compensati  da  prestiti  maggiori  degli  anni  anteriori 
e  susseguenti,  e  gli  altri  due  da  quegli  anni  nei  quali 
vi  fu  un  doppio  prestito,  uno  intemo  e  l' altro  esterno  ; 
sicché  fra  interni  ed  esterni  si  arrivò  a  contrarre  nei 
detti  i4  anni  ben  iorfici  prestiti  successivi.  L'ammon- 
tare dei  prestiti  interni  fino  a  tutto  il  1878  fu  di 
pezzi  19,318,800;  e  quello  dei  prestiti  esterni  di  pezzi 
49,023,300  che  aggiunti  ai  5,8 10,000  di  prestiti  ante- 


178  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

riori  formano  la  cifra  complessiva  di  54,883,3oo  pezzi, 
ammontare  del  debito  estemo  del  Chili  nel  i®  gen- 
naio 1879.  Qui  però  è  bene  avvertire  che  da  questi 
55  milioni  circa  del  debito  estemo,  35  furono  impiegati 
nella  costruzione  di  ferrovie  attualmente  in  esercizio. 

L'ultimo  anno  di  pace,  1878,  nonostante  le  tante  eco- 
nomie introdottesi  in  tutti  i  rami  della  pubblica  ammi- 
nistrazione, si  dovè  ricorrere  a  un  prestito  di  3,960,000 
pezzi,  per  spingere  innanzi  la  pesante  barca  dello  Stato; 
ad  una  cifra  che  messa  in  relazione  con  un  bilancio 
annuo  che  arriva  appena  ai  i5  o  17  milioni,  era  più 
che  sufficiente  per  dar  da  pensare  e,  se  si  vuole,  per 
atterrire  gli  statisti  chileni  (i). 

Né  migliore  era  d' altra  parte  la  condizione  dei  Mu- 
nicipi!, come  lo  attesta  la  Memoria  che  ti  Ministro 

(i)  Perchè  i  nostri  lettori    possano   comprendere    fino  a  che 
punto  il  Governo   chileno   spingeva  le  sue  economie,    togliamo 
dalla  Memoria  presentata  dal  Ministro  di  giustizia  al  Congresso 
del  1 880,   il  seguente   brano  :    «  Continuano   vacanti  tm  posto 
di  Ministro   (Consigliere)   della  Corte  di  Appello    della  Serena 
fin  dalt  Agosto  del  1878,  e  quello   della  Giudicatura  di  Petorca 
dal  giugno  1879.  Comunque  al  non  provvedere  iìi\ora  ai   men- 
zionati posti  della  magistratura  si  abbia  avuto  in  vista  lo  scopo 
di  fare  una  economia  senza  danno  del  servizio  pubblico,  la    dr- 
costanza  che  questo  sicUo  di  cose  impone  un  carico  pesante  e  già 
molto  duraturo  agli  avvocati  chiamati  dalla  legge  a  supplire  le 
vacanze  della    Corte    della  Serena,  ed  i  frequenti  reclami   d^U 
abitanti  di  Petorca,  obbligheranno  forse  a  nominare  presto  le  per- 
sone che  debbono  coprire  tali  posti.  •  p.  6.  —  Come  si  vede,  cv  n- 
trariamente  a  quanto  asseriva  il  Ministro,  1*  economia  era  fatta  a 
discapito  del  servizio  pubblico,  e  fino  dalla  metà  deU'  ultimo  anno 
di  pace  1878. 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  179 

deir  Interno  presentava  al  Congresso  nazionale  del  Chili 
il  i5  giugno  1880;  memoria  nella  quale  si  legge  : 
a  Attesa  la  scarsezza  dei  loro  fondi,  i  Municipii  possono 
appena  attendere,  nonostante  il  soccorso  governativo, 
a  tutti  i  rami  del  proprio  servizio.  Molti  di  essi  sono 
gravati  da  prestiti  contratti  in  altre  epoche  in  beneficio 
del  mìglioratnento  locale,  colla  speranza  di  poterli  co- 
prire col  crescente  aumento  delle  loro  rendite.  Disgra- 
ziatamente queste  aspettative  sono  rimaste  ordinaria- 
mente burlate....  e  lo  Stato  è  corso  in  loro  aiuto;  al 
quale  effetto  il  Congresso  ha  votato  annualmente  al- 
cune somme  nella  discussione  dei  pubblici  bilanci.  > 

Stato,  Municipii,  commercio,  industrie  e  popolazione, 
tutti  contorcevansi  penosamente  al  sorger  del  1879  fra 
strettezze  economiche  sempre  più  incalzanti  ;  e  questo 
stato  di  cose  da  cui  si  voleva  uscire  ad  ogni  costo,  fu 
una  nuova  e  potente  spinta,  una  delle  cause  di  primo 
ordine  che  decisero  il  Chili,  Governo  e  popolo,  a  chiu- 
dere la  parabola  descritta  dalla  politica  nazionale,  col- 
r  unica  soluzione  da  tanto  tempo  attesa  e  preparata, 
di  migliorare  le  proprie  condizioni  a  spese  dei  deboli 
vicini,  Perù  e  Bolivia. 

Mentre  ì  ricchi  deserti  di  Atacama  e  di  Tarapacà, 
si  presentavano  agli  statisti  e  politicanti  chileni  come 
r  unico  porto  di  salute,  si  per  le  rovinose  finanze  dello 
Stato,  come  per  V  economia  generale  del  paese,  il  roto 
deliziavasi  già  anticipatamente  nella  prospettiva  del 
grosso  bottino  che  avrebbe  potuto  raccogliere  in  una 
felice  scorrerìa  sulle  ricche  terre  del  Perù;  di  quel  Perù 
che  non  aveva   mai  perduto  per  lui  l'antica  £Eima 


i8o  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

di  opulenza,  e  che  fra  le  privazioni  della  propria  mi- 
seria avea  sempre  guardato  coli' occhio  dell'invidia  e 
dell'  avidità. 

Non  appena  sparsosi  il  primo  rumore  di  una  pro- 
babilità di  guerra,  il  roto  di  oggi  ed  il  roto  di  ieri  - 
il  piccolo  impiegato  ed  il  nullatenente  della  nascente 
classe  media  -  non  vedevano  più  che  il  Perù  nei  loro 
sogni,  ed  arrivavano  a  veri  trasporti  di  gioia  ai  soli 
nomi  di  Lima  e  di  Chorrillos. 

Lima,   l'antica  città  dei  Viceré,   tutte  le  cui  case 
magnatizie  si  supponevano  zeppe  di  vasellerie  di  oro 
e  di  argento,  come  ai  tempi  delle  colonie;  Chorrillos, 
la  fastosa  villeggiatura  dei  signori  della  Capitale,  ove, 
oltre  alle  ricche  suppellettili,  la  fama  collocava  in  ogni 
Rancho^  o  casa,  interminabili  cantine  ripiene  dei  più 
squisiti  vini  d'Europa^  infiammarono  in  un  subito  tutte 
le  immaginazioni;  ed  in  tutto  il  Chili,  prima  a  voce 
più  o  meno  bassa,  durante  il  febbraio  e  marzo  1879, 
e  poi  a  voce  alta  e  stridente  dopo  la  dichiarazione  di 
guerra,  non  si  udivano  che  queste  due  parole:  A  Lima! 
a  Chorrillos  1 

Né  erano  solamente  il  roto  ed  il  nullatenente  della 
classe  media,  che  davano  in  queste  voci.  Altri  v^eran 
pure  che  a  sempre  più  incitarli  su  tale  via,  facevan 
coro  con  essi  ;  e  questi  altri  stavano  in  tutte  le  classi 
sociali.  La  stampa  giornalistica  di  tutte  le  classi  e  di 
tutti  i  partiti,  cominciando  da  quella  dei  preti  che  era 
la  più  furiosa,  non  parlava  che  di  ciò. 

Lima  e  Chorrillos  furono  sempre  oggetti  di  odio,  quasi 
per  ogni  chileno.  E  pur  troppo  risaputo,  che  V  invidia 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  i8i 


e  r  emulazione  sono  due  passioni  che  si  esercitano  quasi 
esclusivamente  a  danno  dei  più  prossimi,  sia  nello  spa- 
zio, sia  nei  vincoli  delle  relazioni  naturali  e  sociali.  Quel 
tapino  che  s' inchina  pieno  di  umile  e  strisciante  rive- 
renza innanzi  air  opulento  fasto  di  persona  che  non  co- 
nosce affatto,  o  di  nome  appena,  arde  d'invidia  alla 
semplice  vista  della  mediocre  agiatezza  del  suo  vicino; 
ed  egli  si  crederebbe  meno  infelice,  forse  felice  anche, 
sol  che  gli  fosse  concesso  di  vedere  V  odiato  vicino  da 
cui  non  ricevè  mai  offesa  alcuna,  altrettanto  o  più  ta- 
pino di  lui  medesimo;  e  comincia  a  poco  a  poco  ad 
odiarlo,  a  desiderargli  dei  male,  ad  affaticarsi  per  far- 
gliene. Quella  donna  che  va  in  estasi  d'ammirazione 
al  racconto  delle  gioie  che  la  bontà,  la  beltà  e  l'opu- 
lenza procurano  alle  lontane  figlie  di  Eva  che  giammai 
conobbe  ed  a  cui  nessun  vincolo  la  unisce,  è  presa  da 
un  furore  che  va  fino  allo  spasimo,  se  apprende  che 
queste  medesime  cose  riguardino  una  sua  parente,  amica 
o  vicina;  essa  l'odia  di  gelosa  invidia  fin  da  quel  primo 
istante,  e  darebbe  tutto  quanto  ha  dì  più  caro  al  mondo 
per  veder  distrutta  la  sua  felicità.  Fonunatamente,  dì 
questi  uomini  e  di  queste  donne,  speriamo  almeno,  non 
sia  pieno  il  mondo. 

Ecco  appunto  quel  che  avveniva  nel  Chili,  rispetto 
alla  Repubblica  vicina  e  sorella,  il  Perù,  fino  dall'epoca 
della  comune  indipendenza.  L' antica  opulenza  del  Perù 
aumentata  di  mano  in  mano,  prima  col  guano  e  poi 
col  salnitro,  era  il  dardo  che  segretamente  pungeva  la 
quasi  generalità  dei  chìleni.  Chorrillos,  il  luogo  di  de- 
lizia per  eccellenza  dell'  alta  società  di  Lima  nella  sta- 


i82  VERE  CAUSE  DELLA  DICHIARAZIONE 

giooe  dei  bagni,  era  l' incubo  doloroso  quasi  della  ge- 
neralità delle  donne  chilene. 

Come  tutti  i  giorni  aveva  occasione  d' intenderlo,  sia 
più  o  meno  velatamente  dai  numerosi  stranieri  che  vi- 
sitavano i  diversi  paesi  dell'America  meridionale,  sia 
senza  nessun  velame,  dai  cbileni  medesimi,  la  donna 
chilena  sapeva  di  essere  meno  buona,  meno  bella,  meno 
spiritosa  della  donna  limegna;  e  gelosa  dei  suoi  trionfi 
muliebri,  non  ardeva  che  di  un  solo  desiderio  :' veder 
distrutto  quel  Chorrillos,  dove  l' invidiata  limegna  im- 
perava durante  quattro  mesi  dell'anno  in  tutto  lo  splen- 
dore della  sua  bontà,  della  sua  bellezza  e  della  sua 
grazia. 

Ecco  perchè  tutti  ad  una  voce,  uomini  e  donne,  non 
facevano  che  ripetere  agli  orecchi  del  roto:  A  Linoa, 
a  Chorrillos....  a  Lima,  a  Chorrillos!  affinchè  il  rofó, 
attratto  sempre  più  dalla  doppia  illusione  del  bottino 
di  Lima  e  delP  orgia  di  Chorrillos,  superasse  intrepido 
tutti  gli  ostacoli  che  trovasse  sul  suo  cammino,  ed  ar- 
rivasse vittorioso  a  quella  Lima  ed  a  quel  Chorrillos 
che  doveva  distruggere  fino  dalle  fondamenta,  dopo 
aver  profanato  i  dorati  saloni  colle  luride  scene  delle 
sue  orgie  araucane(i). 

Ed  ecco  poste  in  luce  le  tante  diverse  cause  per  le 
quali  si  comprende  e  si  spiega  come  avvenne  che  la 
guerra  col  Perù,  abbenchè  senza  nessuna  vera  ragione 

(i)  Chorrillos  più  non  esiste,  e  Lima  fu  salvata  appena  dai- 
r  influenza  di  una  forsa  maggiore}  a  gran  dispetto  delle  sojda> 
tesche  chilene,  come  diremo  a  suo  luogo. 


DI  GUERRA  AL  PERÙ  183 


ostensibile,  fosse  pel  Chili  una  guerra  eminentemente 
nazionale,  da  tutti  desiderata  e  voluta,  e  da  tutti  spinta, 
con  un  ardore  ed  un  odio  mai  venuti  meno,  fino  agli 
ultimi  eccessi. 

La  guerra  contro  il  Perù  era  pel  Qiilì  una  questione 
complessa  di  bisogni  economici,  di  ambizione,  d'invida 
gelosia;  una  guerra  di  passioni  infine,  e  delle  più  forti 
e  violente. 


»•  —  Caitano,  Guerra  ^America, 


IV 


IL    PER  Ò 


SOMMARIO 


Prime  origini  delle  discordie  civili  al  Perù.  -  Il  Perù  ebbe  una 
civiltà  prima  della  dominazione  spagnuola.  —  Gli  Inca,  —  Come 
si  formarono  le  tre  razze,  causa  prima  dei  mali  del  Perù.  — 
Come  si  mescolarono  le  razze.  —  Varietà  provenienti   dagli 
mcrociamenti   delle   diverse    razze.   —  Popolazione   del  Perù 
distinta  per  razze,  nell'  anno  1796.  —  Famiglie  spagnuole  sta- 
bilite al  Perù.  —  Civiltà  e  coltura  che  esse  vi  portarono.  — 
Dopo  la  guerra  d' indipendenza  si  adotta  la  forma  di  governo 
di  repubblica  democratica.  -  Disordini   che   ne   nacquero.'  — 
Lima  e  sua  popolazione  eterogenea.  —  I  pronunciamUntos.  - 
Il  partito  militare.  -  Come  e  perchè  avvengono  le  rivoluzioni. 
-  I  caidos.  "  La  donna  peruviana  :  sue  qualità  ed  influenza. 
~  La  marina  peruviana  :   perchè    è   superiore  al  soldato   di 
terra.   -  Gli   affaristi   e   gì'  intriganti.  -•  Danni   derivati   allo 
Stato  dai  raggiri  degli  affaristi.  -  Il  partito  civilista,  -  Cause 
che  resero  vani  i  tentativi  del  dvilismo,  -  Il  Presidente  Pardo 


-  L«  Banche  e  la  moneta  cartacea.  -  Pieitito  allo  Stato,  t 
corso  forzato.  -  Jos^  Simeon  Tcjeda.  -  Il  generale  Fnda.  - 
AgitaiioDÌ  di  ordine  sociale.  -  Assassinio  di  Manuel  Pardo.  - 
Governo  debole  ed  essatotalo. 


KDOci  di  parlare  dello  stato  econo- 
I  del  Perù  in  una  seconda  parte 
presente  lavoro  nella  quale  tratte- 
I  del  suo  avvenire,  ci  limiteremo 
nomento  a  considerarlo  unicamente 
sotto  i  punti  di  vista   sociale  e  |>olitico,  onde  cono- 
scere le  vere  sue  condizioni  al  cominciare  della  guem, 
e  poter  quindi  portare  un  esatto  giudizio  sull'azione 
da  esso  spiegata  in  una  lotta,  nella   quale  erano  ìm-      . 
pegnati  i  più  vitali  suoi  interessi.  ' 

Si  è  tanto  parlato,  in  questi  ultimi  tempi  massima- 
mente, delle  discordie  e  delle  guerre  intestine  del  Perù,  ; 
che  forse  assai  difficilmente  si  troveti  fra  i  nostri  let- 
tori qualcuno  cui  tal  fotto  riesca  completamente  nuovo. 
Ma  ciò  che  i  più  ignorano  o  sanno  assai  imperfetta- 
mente, è  l'origine  e  la  natura  speciale  di  siSiatta  ano- 
malìa. 

La  disunione,  ossìa  la  causa  principale  e  generatrice 
di  tutte  le  altre  tante  da  cui  ebbero  ed  hanno  origine 
il  malessere  e  la  debolezza  sempre  crescente  del  Perii, 
in  mezzo  ai  tanti  suoi  elementi  di  prosperità  e  di  forza, 
nasce  anzitutto  dalla  mancanza  di  omogeneità  della 
sua  popolazione;  la  quale  è  un  aggregato  di  più  razze 
diverse  che  differiscono  immensamente  fra  lorcs  e  per 
carattere,  e  per  aspirazioni. 


IL  PERÙ  187 

Questa  strana  miscela  di  razze  non  è  punto  un  fatto 
di  ieri.  Essa  viene  da  più  secoli  indietro:  dai  lontani 
tempi  cioè  della  conquista  spagnuola,  e  della  lunga 
epoca  coloniale,  durante  la  quale  crebbe  e  si  formò. 

Come  tutti  sanno,  quando  il  famoso  conquistatore 
spagnuolo,  Francisco  Pizarro,  pose  per  la  prima  volta 
il  piede  sul  suolo  peruviano,  non  trovò  certo  una  terra 
incolta  e  disabitata,  o  semplicemente  popolata  da  no- 
madi tribù  di  selvaggi,  come  avvenne  in  altre  contrade 
del  nuovo  continente. 

Il  Perù  era  invece  un  vasto  e  popoloso  impero,  retto 
dalla  nobile  ed  antica  dinastia  degVIncas,  che  si  dice- 
vano discendenti  del  Sole,  che  avevano  una  sfarzosa 
corte  di  numerosa  e  possente  aristocrazia,  e  che  ave- 
vano elevata  la  grossa  popolazione,  che  governavano 
con  un  dispotismo  benevolo  e  quasi  patriarcale,  ad  un 
grado  di  civiltà  relativamente  maraviglioso  (i). 

Dall'uno  all'altro  estremo  dell'immenso  impero  de- 
gl'Incas  erano  grandi  e  fiorenti  città,  con  piazze,  pa- 
lagi e  templi  sontuosi  e  colossali  di  cui  ancora  veggonsi 
i  resti;  eranvi  scuole  per  i  nobili,  fortezze  di  diverso 
genere,  e  strade  militari  di  più  centinaia  di  leghe,  con 
numerose  case  di  fermata  pei  corrieri  imperiali,  che 
mantenevano  la  Corte  in  continua  relazione  colla  rete 
di  funzionarli  superiori  ed  inferiori  gerarchicamente 


(i)  «  La  stirpe  degi'/ncas,  che  dominò  il  Perù  durante  quattro 
secoli,  fondu  un  impero  vastissimo  il  cui  stato  di  cultura  e  la 
coi  organizzazione  sociale  e  politica  hanno  causato  l' ammirazione 
degli  storici.  • 

Mesa  y  Lkoupart  S/oria  di  America,  v.  i,  pag.  289. 


i88  IL  PERC 

costituiti.  Eranvi  estesi  campi  lavorati  col  sistema  d'ir- 
rigazione, giardini  incantevoli  per  ricchezza  di  natura 
e  d'arte,  miniere  d'oro,  d'argento  e  di  pietre  preziose 
in  continua  lavorazione,  fra  le  quali  una  ricchissima 
di  lapislazzuli,  di  cui  si  sono  perdute  le  traccie,  ma  di 
cui  esistono  ancora  i  ricordi.  Eranvi  fabbriche  di  sto- 
viglie, huacoSy  che  tanto  ricordano  i  nostri  pregiati 
avanzi  etruschi;  fabbriche  di  tele  e  di  stoffe  della  finis- 
sima lana  di  vicugna  dai  vivi  e  brillanti  colorì,  che 
tanto  si  rassomigliano  alle  chinesi,  e  che  oggi  ancora 
il  viaggiatore  curioso  ed  erudito  può  estrarre  da  sé 
dai  secolari  cimiteri  di  quei  tempi,  oggi  ancora  popò- 
lati  di  mummie  forse  meglio  conservate  delle  egiziane, 
e  con  processi  certamente  migliori  e  più  semplici  (i). 

Un  po' per  forza,  un  po' per  tradimento,  come  quello 
a  danno  dell'  ultimo  Inca  Atahualpa  -  tradimento  che, 
comunque  benedetto  dall'avida  stola  del  frate  dome- 
nicano Valverde,  rimarrà  sempre  nella  memoria  dei 
popoli  come  una  offesa  all'  umanità  -  il  conquistatore 
distrusse  ogni  cosa;  ed  il  docile,  laborioso  e  civile  peru- 
viano dell'  impero  Inca,  divenne  tosto  l'Indio  turbolento, 
infingardo  ed  abbrutito  della  colonia  spagnuola. 

L'indigeno  ridotto  a  servitù  e  lo  spagnuolo  conqui- 
statore fattosi  padrone,  formarono  le  due  prime  razze 
diverse:  ed  il  male  non  sarebbe  stato  poi  tanto,  se  le 
cose  fossero  rimaste  lì.  Ma  la  feracità  del  suolo  che 
dava  ad  esuberanza  quanto  gli  si  domandava,  fece 
venir  voglia  di  aumentare  i  prodotti  coli' aumento  delle 


(i)  Vedi  l'appendice  (*)  in  fondo  al  capitolo. 


IL  PERÙ  189 

braccia  che  doveaD  procacciarli,  e  non  pago  del  servo 
divenuto  pigro,  il  conquistatore  trasse  al  Però  lo  schiavo 
negro  dalle  coste  africane:  quindi  una  terza  razza; 
e  cominciò  di  qui  il  vero  male. 

Le  due  prime  razze,  la  spagnuola  e  l' indigena,  che 
col  tempo  si  sarebbero  a  poco  a  poco  amalgamate  in- 
sieme e  fuse  runa  neil'  altra,  si  divisero  ancor  maggior- 
mente runa  dall'altra,  allorché  una  terza  razza  d' assai 
inferiore  moralmente  e  troppo  diversa  nella  esteriorità 
fìsica,  si  pose  in  mezzo  a  loro.  La  differenza  di  razza, 
che  nel  primo  caso  sarebbe  rimasta  inavvertita  -  nes- 
suna delle  due  essendo  inferiore  all'altra  nell'origine, 
perchè  entrambe  libere,  e  non  essendovi  affatto  fra 
loro  tale  diversità  nelle  parvenze  fìsiche  da  non  dovere 
sparire  facilmente  dopo  i  primi  incrociamenti  -  si  raf- 
forzò sollecitamente  allorquando,  intromessasi  fra  loro 
una  terza  razza  colla  quale  ogni  fusione  era  per  sé  stessa 
degradante,  e  che  lasciava  lunghe  traccie  che  non  pote- 
vano sparire  se  non  a  capo  di  molte  generazioni,  eb- 
bero luogo  i  primi  incrociamenti  di  questo  genere. 

I^  prima  delle  due  razze  principali  che  cominciò  ad 
incrociarsi  colla  razza  schiava  dei  negri,  fu  ritenuta  dal- 
r  altra  come  indegna  della  propria  alleanza;  e  nacque 
così  l'idea  delia  diversità  di  razza  come  elemento  di  di- 
visione, che  prima  non  esisteva,  fra  la  spagnuola  e  l'in- 
digena ;  fra  queste  due  razze  primitive,  destinate  a  fon- 
dersi intimamente  P  una  nelF  altra,  e  che  già  avevano 
percorso  un  gran  cammino  su  questa  via,  coi  nume- 
rosi matrimonii  avvenuti  fra  spagnuoli  ed  indigeni  ap- 
partenenti alla  nobile  e  lunga  aristocrazia  Inca. 


I90  IL  PERÙ 

Compera  ben  naturale,  i  primi  incrociamenti  colla 
razza  nera  si  fecero  dalla  parte  più  rozza  ed  incivile 
della  razza  indigena,  la  quale,  compresa  tutta  intera 
di  fronte  alla  spagnuola  nella  riprovazione  attiratasi 
dalla  più  abbietta  sua  frazione,  si  separò  sempre  più 
da  quella,  accrescendo  e  rafforzando  così  sempre  più 
l'odio  che  la  conquista  avea  lasciato  nel  suo  animo; 
odio,  che  la  lunga  azione  del  tempo  non  ha  potuto 
distruggere  interamente,  e  che  solo  è  pervenuta  a  mi- 
tigare, trasformandolo  in  una  sorda  rivalità,  che  i  me- 
statori politici  hanno  assai  spesso  ravvivata,  massime 
durante  l'attuale  epoca  repubblicana,  per  servirsene 
come  arma  e  strumento  della  loro  personale  ambizione. 

Né  questo  è  tutto.  Sebbene  la  razza  negra,  rimasta 
nello  stato  di  schiavitù  fino  al  i854,  non  abbia  potuto 
giammai  rilevarsi  dalla  propria  degradazione  per  pre- 
tendere di  rivaleggiare  colle  altre  due,  fu  però  ancora 
causa  prima,  sebbene  indiretta,  di  un  nuovo  elemento 
di  discordia  e  di  una  nuova  rivalità,  per  mezzo  della 
libera  e  numerosa  razza  che  nacque  dai  suoi  molte- 
plici e  successivi  incrociamenti,  ossia  della  così  detta 
raj^a  mista,  o  dei  meticcL 

Classificare  distintamente  tutte  le  diverse  tìnte  o  ra- 
mificazioni di  questa  ra^a  mista  -  confuso  prodotto  dì 
tanti  e  così  diversi  in  crociamenti  -  sarebbe  opera  tanto 
difficile  da  divenire  quasi  impossibile.  E  qui  è  bene 
avvertire  anzitutto  che  lo  spagnuolo  istesso,  vinta  man 
mano  la  sua  prima  ripugnanza,  non  rimase  affatto  estra- 
neo col  tempo  a  questi  incrociamenti  cdla  razza  nera: 
se  lo  spagnuolo  di  sangue  blu  non  discese  se  non  ra- 


IL  PERÙ  191 

raxnente  fino  ad  essa,  non  avvenne  affatto  lo  stesso  a 
quello  delle  ultime  classi  sociali  ;  ed  occorse  spesso  a 
lui  medesimo,  per  dritto  o  per  rovescio,  di  lasciarsi 
sedurre  dalle  particolari  attrattive  di  una  discendenza 
africana  di  seconda,  terza  o  quarta  edizione. 

Tutti  sanno  che,  dato  un  primo  ed  unico  incrocia- 
mento della  razza  bianca  colla  nera,  i  segni  caratte- 
ristici di  quest'ultima  non  spariscono  che  lentamente 
dalla  prima  fino  alla  quinta  o  sesta  generazione;  senza 
parlare  dell'  atavismo,  ossia  del  possibile  ritorno  di  ve- 
stigi africani,  anche  quando  erano  già  spariti  del  tutto 
precedentemente.  Dicasi  lo  stesso  di  un  primo  ed  unico 
incrociamento  con  essa  razza  nera,  fatto  dalla  razza 
indigena;  i  cui  prodotti  portano  con  sé  certe  differenze 
da  quelli  dell'incrociamento  bianco-nero,  che  non  isfug- 
gono  certo  ad  un  occhio  esercitato,  sebbene  passino 
inavvertite  innanzi  agli  altri.  Ciò  nasce  dalle  origina- 
rie differenze  delle  razze  europee  da  quella  indigena 
del  Perù  ;  la  quale  si  diversifica  da  quelle  pel  note- 
vole abbronzamento  del  colorito,  per  la  rozza  ampiezza 
del  viso  e  della  cintura,  per  l'eleganza  e  piccolezza 
delle  estremità,  per  la  somma  morbidezza  e  soavità 
della  cute  indipendentemente  da  ogni  influenza  atmo- 
sferica, e  pei  lunghi  ed  abbondanti  capelli  di  un  nero 
'ebano  deciso. 

A  queste  differenze,  estensibili  in  diverso  grado  a 
più  generazioni  discendenti  da  un  primo  incrociamento 
delle  razze  europee  ed  indigena  colla  negra,  bisogna 
ora  aggiungere  quelle  proprie  dei  diversi  e  molteplici 
incrociamenti  fra  loro  di  questi  svariati  frutti  degl'in- 


192  IL  PERÙ 

crociamenti  primarii  e  secondarli,  e  solo  cosi  puossi 
arrivare  in  certo  qual  modo  a  darsi  ragione  delle  tante 
diverse  varietà  che  compongono  la  famiglia,  o  se  vuoisi, 
il  genere  delle  raf^é  miste,  ZambOy  sgambo  prietOy 
^ambo  cloro,  {ambo  cholo,  mulatto,  quarterone,  chino 
(che  qui  non  vuol  dir  punto  chinese)  chino  cholo,  chino 
claro,  e  via  via,  sono  tutti  nomi  in  massima  parte  in* 
traducibili,  dei  molteplici  e  confusi  prodotti  degl' incro- 
ciamenti primarii  e  secondarli,  che,  come  dicemmo  in- 
nanzi, formano  altrettante  varietà  diverse  e  distinte  fra 
loro,  le  quali  vanno  poi  tutte  insieme  comprese  sotto 
il  nome  generico  di  razze  miste  o  meticci. 

Or  bene,  questa  eterogenea  razza  di  meticci,  che,  in- 
dipendentemente anche  da  altre  cause  di  cui  parleremo 
or  ora,  cerca  di  nascondere  la  propria  origine  più  o 
meno  africana  col  lustro  di  un'alta  posizione  sociale, 
sovrapponendosi  alle  due  razze  primitive,  alla  spa- 
gnuolO'Creola  ed  alla  indigena,  costituì  una  terza  razza 
rivale,  quella  appunto  che  essendo  la  più  turbolenta 
e  la  più  pretendente  di  tutte,  concorse  maggiormente  a 
mantenere  sempre  acceso  il  fuoco  della  discordia  e 
della  rivalità  fra  tutte  e  tre. 

Dalla  Memoria  o  relazione  del  Viceré  di  Spagna 
Don  Francisco  Gii  de  Taboada  y  Lemos,  appren- 
diamo che,  secondo  il  censo  fatto  da  lui  praticare 
Tanno  1796,  ultimo  del  suo  governo,  la  popolazione  del 
Perù  si  componeva  In  quelF  epoca  di  1,076,122  abitanti, 
classificati  come  appresso:  1 35,755  spagnuoli-creoli, 
608,894  indigeni,  244,436  meticci,  4 1,2 5 6  negri  liberi, 
4o,336  negri  schiavi,  2,217  religiosi  e  1,261  religiose. 


IL  PERO  193 

Le  tre  razze,  spagnuolo-creola,  indigena  e  meticcia, 
erano  adunque  già  formate  nel   1796,   ossia  25   anni 
prima  della  proclamazione  della  Repubblica  indipen- 
dente  del  Perù;  e  fu  appunto  su  quelle  basi  che  essa 
si  organizzò.  Un  censo  così  esatto  e  particolareggiato 
come  quello  del  1796  non  si  è  mai  più  avuto  in  ap- 
presso; nondimeno,  stando  a  quello  praticato  nel  1876, 
che  dà  una  popolazione  di  2,699,106  abitanti,  pare  che 
dette  razze  serbino  fra  loro,  approssimativamente  al- 
meno, la  seguente  proporzione  :  cinque  decimi  la  razza 
indigena,  tre  la  razza  mista  o  meticcia,  e  due  la  spa- 
gnuolo-creola o  bianca;  ossia  la  medesima  relazione, 
con  lieve  differenza,  nella  quale  si  trovavano  l'anno  1796. 
Molti,  se  non  i  più  degli  spagnuoli  che  durante  il  re- 
gime coloniale  si  stabilirono  nel  Perù,  appartenevano 
alle  migliori  classi  sociali.  Nobili  ammiseriti  e  cadetti 
poveri  delle  grandi  famiglie  di  Spagna  sollecitavano 
con  istanza  dal  Governo  patrio  le  onorevoli  e  lucrose 
cariche  del  Vicereame  del  Perù,  onde  dorare  i  loro 
blasoni;  e  non  pochi  di  essi,  allorché  venivano  rimossi 
dai  loro  uffici  per  cedere  il  posto  ad  altri  che  si  tro- 
vavano in  eguali  condizioni,  dispiacenti  di  abbandonare 
le   delizie  della  vita  peruviana,  che  offrivano  larga- 
mente la  mitezza  del  clima  e  le  ricchezze  assai  facili 
ad  acquistare,  anziché  ritornare  in  patria,  vi  si  stabi- 
livano definitivamente,  dandosi  alle  ricche  industrie  del- 
l' agricoltura  e  delle  miniere,  che  a  loro  non  costavano 
altra  fatica,  fuor  quella  di  comandare;  poiché  quelli  che 
lavoravano  erano  lo  schiavo  negro  e  V  indigeno  più  o 
meno  servo.  La  prova  di  questo  fatto  si  riscontra  fa- 


194  ìL  perù 

cilmente  oggi  ancora  nelle  più  antiche  famiglie  peru- 
viane, fra  le  quali  si  trovano  i  più  grandi  nomi  dì 
Spagna  ;  e  non  solo  di  rami  collaterali,  ma  ben  anche 
di  tronchi  principali  che  sparirono  dalla  madre  patria 
iberica. 

In  un  registro  ufficiale  degli  ultimi  anni  del  regime 
coloniale,  troviamo  che,  a  cominciare  dalP  epoca  della 
conquista,  eransi  definitivamente  stabiliti  nel  Vicereame 
del  Perù,  creando  famiglie  che  divennero  e  rimasero 
peruviane,  un  Duca,  46  Marchesi  e  35  G)nti  dì  Spa- 
gna, oltre  un  estesissimo  numero  di  cadetti  senza  tìtolo 
delle  più  antiche  case  solarle  gas,  ossia  nobili  (i). 

Questi  magnati  della  immigrazione  spagnuola  sce- 
glievano ordinariamente  a  loro  residenza  la  Capitale 
del  vicereame,  ossia  Lima,  come  dice  anche  nella  sua 


(i)  e  Gli  alberi  generosi  della  nobiltà  più  chiara  di  Europa 
hanno  esteso  i  loro  nobilissimi  rami  nel  Perù,  che  avendo  le  ra- 
dici in  Castiglia  danno  fiori  in  Lima.  > 

D.  FRANasco  DE  EcHAVB  Y  Assù,  Caballero  de  la  Orden  de 
Santiago,  La  Estnlla  de  Urna,  stampato  in  Anversa,  l'anno  i6S&| 

e  La  nobiltà  della  città  di  Lima  ha  nelle  sue  vene  quanto  san* 
gue  gloriosamente  illustre  conservarono  le  montagne  di  Castig 
nella  invasione  africana,  per  rifare  col  suo  valore  ciò  che  ave 
perduto  per  sua  incuria,  e  ristabilire  la  monarchia  spagnuola  né 
ingiurie  del  tempo  e  dell'  invidia.  Non  vi  ^  tronco  di  casa  grai 
o  titolata  di  Spagna  che  non  riconosca  rami  legittimi  della  s 
radice  nelle  famiglie  di  quel  nuovo  regno,  nel  quale  si  arricc' 
rono  con  gloriosi   trofei   e    con   grandissimi   maiorascati    e 
dite.  * 

Don  Antonio  de  Montalvo,  naturai  de  SevìUa,   Ei  Sci 
Ptrùy  stampato  in  Roma  1'  anno  1683. 


i 


IL  PERÙ  195 

citata  Memoria  il  Viceré  de  Taboada  y  Lemos,  colle 
seguenti  parole  :  e  Siccome  Lima  fìi  dalla  sua  fonda- 
zione, verso  l'anno  i533,  la  capitale  di  questo  esteso 
impero  e  la  sede  dei  suoi  Viceré,  si  riunirono  in  essa 
come  nel  suo  centro,  non  solamente  i  primi  conqui- 
statori del  Perù  e  loro  discendenti,  e  quelli  cbe  ven- 
nero d^  Europa  colle  onorifiche  occupazioni  di  Magi- 
strati e  di  Giudici  per  amministrar  la  giustizia,  ma 
quelli  ancora  che  desiderosi  di  prender  parte  nelle  im- 
mense ricchezze  di  questo  regno,  solcano  i  mari  ani- 
mando V  industria  ed  il  commercio  (cap.  III).  » 

Educata  alla  migliore  civiltà  di  Spagna,  questa  gente 
non  poteva  affarsi  a  vivere  fra  le  tenebre  della  barbane, 
come  quella  che  piò  o  meno  assoluta  regnava  nelle 
altre  Coionie  americane,  e  si  occupò  con  tutta  la  sua 
potenza,  che  non  era  poca,  e  nella  Cone  dei  Re  di 
Spagna  e  presso  il  Governo  locale,  per  la  creazione 
di  numerosi  istituti  d*  istruzione  ;  sicché  Lima  ebbe  a 
godere  di  buon'ora  di  questi  ed  altri  molti  elementi 
di  diffusione  della  civiltà.  Ebbe  prima  due  Collegi  im- 
piantati sul  sistema  dei   migliori  di  Spagna,  e  poi 
nel  i53i  una  Università  dal  nome  di  S.  Marco,  con  i5 
cattedre,  che  divenne  presto  famosa,  accorrendosi  ad 
essa  da  tutte  le  altre  pani  dell'America  meridionale. 
Nel  lySSebbeunpiccolo  anfiteatro  anatomico,  e  nel  1796 
un'Accademia  nautica.  Nel  1791  vide  fondarsi  da  una 
società  di  letterati  peruviani  il  giornale  intitolato  El 
Mercurio  Peruano,  che  si  occupava  principalmente  di 
scienze  e  letteratura,  e  che  trovò  un'eco  di  simpatia 
fino  in  Europa;  e  nel  1793  vide  sorgere  anche  un  se- 


196  IL  PERÙ 

•  

condo  giornale,  polìtico-notiziario,  La  Gajeia  de  Lima: 
sicché  la  sua  civiltà  correva,  con  corta  differenza,  di 
pari  passo  con  quella  d'Europa,  alla  cui  luce  s^in- 
formava. 

La  popolazione  del  Perù,  adunque,  o  meglio  di  Lima, 
godeva  già  di  una  certa  istruzione  e  civiltà  fino  dai 
tempi  delle  colonie;  e  contava  fìra  i  suoi  figli  non 
pochi  uomini  veramente  eminenti  per  sapere  e  dot- 
trina, di  cui  rimane  ancor  vivo  il  ricordo,  quando  tutti 
gli  altri  paesi  d'America,  eccetto  il  Messico,  langui- 
vano ancora  nelle  tenebre  di  una  barbarie  piò  o  meno 
profonda. 

Venute  le  guerre  della  indipendenza  americana,  e 
proclamatasi  questa,  dove  prima,  dove  dopo,  in  tutte 
le  antiche  G>lonie  del  Continente,  il  Perù  adottò  come 
legge  fondamentale  dello  Stato  la  forma  democratica 
più  assoluta,  concedendo  così  in  diritto  come  in  fatto 
a  tutte  le  diverse  razze  e  classi  indistintamente,  meno 
la  schiava,  la  stessa  somma  di  diritti  politici;  ciò  che 
non  stava  affatto  in  relazione  col  diverso  grado  di  ci- 
viltà delle  medesime,  e  che  fu  l'effetto  di  due  dif- 
ferenti cause  :  della  mitezza  di  carattere  della  razza 
bianca,  o  spagnuolo-creola  snervata  dalle  mollezze  del- 
l'opulenza, come  osservava  il  Viceré  de  Taboada  y  Le- 
mos  nel  1796,  la  quale  non  si  affaticò  punto  a  fer 
valere  sulle  altre,  come  nel  Chili,  la  preponderanza 
che  le  davano  le  sue  ricchezze  e  la  sua  maggiore  ci- 
viltà ;  e  della  prevalente  opinione  dei  non  pochi  lette- 
rati dottrinari  di  Lima,  i  quali,  guidati  dalla  semplice 
illusione  dei  principii,  com'  é  proprio  dei  dottrinari  di 


IL  PERÙ  r97 

tutti  i  tempi  e  luoghi,  senza  punto  tener  calcolo  della 
loro  maggiore  o  minore  applicabilità  secondo  il  grado 
di  civiltà  dei  popoli,  credevano  trovare  nella  somma 
libertà  ed  uguaglianza  di  una  Repubblica  democratica 
per  eccellenza,  la  fonte  più  certa  e  sicura  di  prosperità 
e  progresso. 

Le  crociate,  si  nel  Perù  come  in  Bolivia,  Venezuela 
e  Colombia,  contro  le  tendenze  più  o  meno  monar- 
chiche di  Bolivar  e  di  San  Martin,  che  furono  i  prin- 
cipali e  veri  fattori  della  indipendenza  americana,  mos- 
sero e  furono  ardentemente  alimentate  sempre  dai 
dottrinari  di  Lima.  Nondimeno  è  fuori  di  dubbio  che 
una  saggia  monarchia  rappresentativa,  come  quella  che 
SI  felicemente  regge  i  destini  della  nostra  Italia,  sa- 
rebbe stata  P  àncora  di  salute  di  tutti  questi  paesi,  li- 
berandoli dalla  quasi  continua  anarchia  e  sgoverno, 
che  furono  le  sole  conseguenze  del  loro  esagerato  e 
male  inteso  liberalismo. 

I  dottrinari  di  Lima  però  tardarono  assai  poco  a 
raccogliere  il  frutto  delle  loro  illusioni.  Seminate  in 
terreno  non  ancor  preparato  a  riceverle,  fra  uomini  e 
razze  per  civiltà  disuguali,  la  somma  libertà  e  la  somma 
uguaglianza  si  convertirono  presto  in  somma  licenza 
ed  in  sommo  disordine.  Sorsero  immantinenti  le  am- 
bizioni smodate  della  feccia,  cui  tennero  dietro  le  ri- 
voluzioni sempre  più  incalzanti  ;  ed  essi,  i  dottrinari, 
furono  i  primi  a  percorrere  più  volte  il  triste  cammino 
deir  esilio. 

La  po^lazione  di  Lima  nel  1796,  come  si  rileva  dal 
censo  praticato  in  quell'  anno,  ascendeva  a  62,627  abi- 


198  IL  PERÙ 

tanti,  non  compresi  ì  sobborghi,  ed  era  così  divisa: 
spagnuoli-creoU  17,21 5;  indigeni  3i  19;  negri  89601  razza 
mista  o  meticci  23,333.  La  razza  mista  era  quindi  la 
preponderante  per  numero:  e  poiché  tutto  fa  supporre, 
argomentando  anche  da  quello  che  succede  oggigiorno, 
che  la  stessa  proporzione  esistesse  pure  ai  tempi  della 
proclamazione  della  Repubblica^  risulta  che  la  citata 
ra^!(a  mista  era  allora,  come  prima  e  dopo,  la  più 
numerosa  nella  capitale. 

Quali  poi  fossero  le  tendenze  e  le  aspirazioni  di  que- 
sta razza  mbta  e  di  tutte  le  altre,  ce  lo  dice  la  dianzi 
citata  Memoria  del  Viceré  de  Taboada  y  Lemos,  colle 
seguenti  parole:  «  Gli  spagnuoli originarli  del  Perù  sono 
amanti  del  fasto  e  dell'  opulenza  ;  T  indio  o  indigeno  è 
frugale,  più  per  la  sua  rozzezza  e  mancanza  di  civiltà 
che  per  carattere;  il  negro  e  le  razze  miste  sembrano 
animati  dai  medesimi  sentimenti  della  prima  classe,  alla 
quale  procurano  aggradare  colla   loro  servitù  ed  uti- 
lità (cap.  I).  »  Giudicando  da  quanto  oggi  stesso  avviene, 
il  Viceré  di  cui  abbiamo  riferito  le  parole,  non  poteva 
lasciarci  un  ritratto  morale  più  fedele,  nella  sua  elo- 
quente brevità,  della  tanto  eterogenea  popolazione  di 
Lima. 

La  razza  mista  o  dei  meticci,  mentre  aveva  la  stessa 
tendenza  al  fasto  ed  all' opulenza  della  spagnuolo-creola, 
era  però  obbligata  a  soffocarla  dentro  di  sé,  per  la  dop- 
pia ragione  della  sua  povertà  e  della  soggezione  neUa 
quale  era  tenuta  dal  regime  coloniale;  e  si  acconten- 
tava, per  sodisfarla  in  parte  almeno,  di  quel  poco  lusso 
riflesso  che  poteva  godere  all'ombra  delle  grandi  fa- 


IL  PERÙ  199 

miglie  spagnuolo-creole,  in  cambio  della  sua  obbedienza 
ed  attaccamento.  Per  avere  un'  idea,  se  non  altro,  ap- 
prossimativa, della  vita  fastosa  che  si  faceva  allora  in 
Lima,  basti  sapere,  come  apprendiamo  dalla  citata 
Memoria  vicereale,  che  vi  erano  ben  i4oo  vetture  par- 
ticolari, tra  carrozze  e  calessi,  che  affollavano  giornal- 
mente i  pubblici  passeggi. 

Venuta  la  Repubblica,  e  divenuta  la  razza  dei  me- 
ticci civilmente  e  politicamente  uguale  alla  bianca  o 
creola,  più  non  si  accontentò  del  poco  fasto  riflesso  che 
poteva  venirle  da  questa  a  forza  di  strisciare  ai  suoi 
piedi.  Volle  invece  affrancarsi  completamente  da  essa 
e  sovrapporsele,  tanto  per  rifarsi  della  sua  passata  umi- 
liazione e  disperderne  le  traccie,  quanto  per  godere  di 
un  fasto  proprio  e  di  una  propria  opulenza.  E  poiché 
trovava  a  ciò  un  invincibile  impedimento  nella  propria 
povertà,  non  vide  per  arrivarvi  sollecitamente  che  un 
solo  mezzo:  quello  di  impossessarsi  della  direzione  della 
nascente  Repubblica,  scalando,  or  coU'astuzia  ed  or  colla 
forza,  i  primi  posti  dello  Stato.  Di  astuzia  non  era  punto 
sfornita^  grazie  alla  naturale  sveltezza  di  spirito  di  cui 
è  generalmente  dotata,  ed  alla  semi-civiltà  cui  era  ar- 
rivata e  per  la  sua  servile  familiarità  colla  razza  prin- 
cipale, e  per  le  tante  vie  d' incivilimento  e  d'istruzione 
che  offriva  la  capitale  del  Vicereame,  come  s' è  visto. 
Di  forza  non  mancava   neanche,  e  assolutamente  per 
esser  la  razza  preponderante  di  numero  in  Lima,  e  re- 
lativamente per  la  mitezza  di  carattere  e  quasi  abban- 
dono della  propria  supremazia  fatto  dalla  razza  bianca 
o  creola. 

fj.  —  Cai  VANO,  Guerra  «t America. 


200  IL  PERÙ 

Lima  che^qual  capitale  del  vicereame,  esercitava  una 
grande  influenza  su  tutto  il  Perù  durante  il  regime  co- 
loniale, continuò  ad  esercitarla  egualmente  quando  da 
capitale  del  vicereame  passò  ad  essere  la  capitale  della 
Repubblica:  e  certo  non  senza  ragione,  perchè  era  là 
dove,  oltre  i  grandi  dignitari  e  le  prime  amministra- 
zioni dello  Stato,  si  trovava  concentrato  tutto  quanto 
vantava  di  meglio  il  paese.  Conseguentemente  non  fu 
difficile  agli  ambiziosi  meticci  di  Lima  l'acquistare  una 
certa  influenza  sui  loro  congeneri  sparsi  per  tutta  la 
Repubblica,  nonché  sulla  numerosa  razza  indigena  che 
durante  il  regime  coloniale  era  stata  la  più  maltrattata, 
e  colla  quale  la  propria  razza  aveva  maggiore  dime- 
stichezza ed  affinità  della  creola,  a  causa  di  trovarlesi 
assai  più  vicina  per  la  parità  di  condizione  che  cor- 
reva fra  loro.  Ed  uscendo  il  grosso  delle  milizie  della 
Repubblica,  com'era  naturale,  dalle  ultime  razzò  e  classi 
sociali,  fu  ai  meticci  di  Lima  assai  facile  iniziare  il 
tristo  sistema  delle  rivoluzioni  di  quartiere,  dei  pronun- 
ciamiéntos  di  battaglioni,  da  cui  cominciarono  quasi 
sempre  le  innumerevoli  rivoluzioni  del  Perù. 

Dopo  il  primo  esempio  dato  dai  meticci,  venne  la 
volta  della  razza  indigena;  ed  or  Tuna  or  l'altra  di 
queste  due  razze,  or  tutte  e  due  più  o  meno  fuse  in- 
sieme, non  lasciarono  mai  più  l'intrapreso  cammino 
delle  rivoluzioni,  sia  per  servire  ad  aspirazioni  di  razze, 
sia,  sotto  il  pretesto  o  no  di  quelle,  per  servire  a  interessi 
ed  ambizioni  personali,  ciò  che  avvenne  il  più  sovente. 

Sia  adunque  come  strumento  di  rivoluzione,  sia  come 
elemento  di  ordine  per  soffocarla  o  vincerla,  il  soldato 


IL  PERO  20 1 

divenne  l'arbitro  del  potere  pubblico;  e  nacque  cosi 
fino  dall'  instaurarsi  della  Repubblica  il  così  detto  par- 
tito militare:  partito  sui-generis,  che  meglio  conver- 
rebbe chiamare  partito  di  potere  e  di  rivoluzione,  es- 
sendo stato  mai  sempre  diviso  in  due  grandi  frazioni, 
una  delle  quali  era  al  potere  (i),  mentre  P  altra  lavo- 
rava a  scalzarla  e  faceva  la  rivoluzione. 

Questo  fatto  che  un  medesimo  partito  si  occupi  co- 
stantemente a  far  la  guerra  a  sé  stesso  -  ciò  che  di- 
sgraziatamente non  è  senza  esempio  in  altri  paesi  più 
antichi  in  civiltà,  e  che  il  lettore  italiano,  sia  esso  de- 
stro  0  sinistro^  può  facilmente  indovinare  -  nasce  dal 
carattere  tutto  personale  di  esso  partito;  ossia  dal  vizio 
fondamentale  di  ubbidire  non  alla  forza  di  una  idea  o 
principio,  come  il  nome  di  partito  vorrebbe  dire,  ma  a 
quella  invece  di  semplici  interessi  individuali,  i  quali 
furono  sempre  i  soli  suoi  fattori,  come  brevemente  spie- 
gheremo. 

Scoppiata  una  rivoluzione  col  pronunciamiento  o  sol- 
levazione di  uno  o  più  battaglioni,  il  capo  di  essa  si 
dedica  immediatamente  alla  organizzazione  di  un  eser- 
cito più  o  meno  numeroso,  capace  di  combattere  quello 
rimasto  fedele  al  Governo;  ed  avendo  0  no  dei  mili- 
tari alla  mano,  crea  nel  circolo  de'suoi  amici  e  di 
tutti  gli  sfaccendati  che  immediatamente  gli  corrono 
i'  intomo  colla  speranza  di  farsi  uno  stato,  un  quadro 


(i)  Solamente  bisogna  fare  una  eccezione  riguardo  al  qua- 
rìennio  corso  dall'agosto  1872  all'agosto  1876,  nel  quale  la 
'residenxa  della  Repubblica  fu  tenuta  da  nn  non  militare. 


202  IL  PERC 

sempre  abbondante  di  ufficiali  d'occasione;  i  quali, 
onde  assicurarsi  le  spalline  a  si  buon  prezzo  ricevute, 
si  danno  con  sollecito  ardore  a  reclutare  nelle  cam- 
pagne fra  le  più  basse  classi  sociali,  sia  colle  buone 
sia  colla  forza,  i  battaglioni  ed  i  reggimenti  che  deb- 
bono comandare.  Formato  così  l'esercito  della  rivolu- 
zione, se  questa  trionfa,  rimane  esso  l'esercito  dello 
Stato;  e  gli  ufficiali  improvvisati  fra  gli  amici  vecchi 
o  del  momento  del  rivoluzionario  vincitore,  sono  in- 
corporati definitivamente  ne' quadri  della  ufficialità 
dello  Stato. 

In  cambio  di  ciò,  gli  ufficiali  che  erano  prima  in 
servizio,  e  che  appartenevano  all'esercito  del  Governo 
rimasto  vinto,  sono  mandati  alle  loro  rispettive  case 
nella  qualità  di  indefinidoSy  comunemente  detti  caidos, 
caduti,  con  una  parte  di  soldo.  Questi  però  non  aspi- 
rano che  a  ritornare  in  attività  di  servizio,  per  godere 
un'altra  volta  di  tutto  il  soldo  del  loro  grado;  ed  alla 
prima  occasione  favorevole  che  si  presenta,  corrono 
sotto  le  armi,  e  formano  prestamente  un  esercito  nel 
quale  prendono  anzitutto  posto  gli  amici  del  preten- 
dente che  batte  a  raccolta,  non  altrimenti  che  si  formò 
l'esercito  una  volta  della  rivoluzione  e  poi  del  Governo 
che  debbono  combattere;  i  cui  ufficiali,  se  perdenti, 
passano  a  lor  volta  allo  stato  di  caidos^  per  quindi 
rimettersi  a  lor  volta  in  una  nuova  rivoluzione. 

Queste  ripetute  rivoluzioni  che  si  succedono  con 
poca  distanza  l'una  dall'altra,  ognuna  delle  quali 
crea  un  gran  numero  di  nuovi  ufficiali  presi  dalle 
classi  agricole  ed  operaie,  e  dei  nulla  facteuti  o  dì- 


IL  PERÙ  203 


soccupati,  che  gli  uni  dopo  gli  altri  vanno  tutti  man 
mano  ad  ingrossare  la  lunga  fila  degV indefinidos^  o 
caidoSj  per  poi  in  parte  risorgere  e  cadere  a  vicenda 
nelle   successive  rivoluzioni,   tanno   si  che  oltre  gli 
ufficiali  in  servizio,  vi  sia  sempre  in  tutta  la  Repub- 
blica, e  massimamente  in  Lima,  un   numero  dieci 
e  dodici  volte  maggiore  di  caidos;  i  quali,  vivendo 
completamente  oziosi  col  piccolo  soldo  di  indefinidos 
che  lor  paga  lo  Stato,  mentre  da  una  parte  gravano 
enormemente  i  bilanci  del  pubblico  erario,  sono  dal- 
Taltra  sempre   disposti  ad  entrare   in   rivoluzione,  a 
solo  scopo  di  guadagnare  l'attività  di   servizio  e  far 
carriera.  Si  trovano  perciò  sempre  pronti  al  primo  grido 
di  rivolta  lanciato  da  un  Generale  o  Colonnello  caido 
com'essi,  che  ha  dei  mezzi  proprii  o  d'altrui  per  or- 
ganizzare una  rivoluzione,  ed  abbracciano  la  sua  causa 
che  non  è  d'ordinario  se  non  puramente  personale, 
per  motivi  anch'essi  del  tutto  proprii  ed  individuali. 
E  sono  questi  appunto,  tutti  questi  ufficiali,  che  stanno 
continuamente  a  giuocar  l'altalena  fra  loro,  e  le  cui 
file  s'ingrossano  tutti  i  giorni,  quelli  che  formano  il 
così  detto  partito  militare;  partito  dissolvente  e  disor- 
ganizzatore, composto  in  massima  parte  di  gente  senza 
mestiere,  abituata  a  vivere  a  spese  dello  Stato,  senza 
fede  politica,  fannuUona  e  pretendente,  cui  ogni  pretesto 
è  buono  per  sollevare  la  bandiera  della  rivoluzione,  e 
che  mantiene  sempre  accesa  la  rivalità  delle  razze,  onde 
servirsene  come  strumento  di  sua  ambizione. 

Senza  la  sinistra  influenza  di  questo  strano  e  guasto 
militarismo,  è  fuor  di  dubbio  che  a  poco  a  poco  sa- 


204  IL  PERD 

rebbe  avvenuta  col  tempo,  se  non  una  piena  e  com- 
pleta fusione  fra  le  diverse  razze,  almeno  un'armonia 
sempre  crescente  e  apportatrice  di  una  non  lontana 
fusione;  poiché  eccetto  la  smodata  ambizione  di  pochi, 
militari  ed  altri  di  cui  parleremo  or  ora,  col  conse- 
guente seguito  di  vizi  che  porta  seco,  il  carattere  del 
peruviano,  a  qualunque  razza  e  classe  esso  appar- 
tenga, è  generalmente  buono  e  generoso:  qualità  che 
esso  deve  principalmente  alla  benefica  influenza  che 
esercita  su  di  lui  la  madre,  la  sposa,  la  figlia,  la  donna 
peruviana  infine,  che  insieme  alle  doti  fisiche,  raccoglie 
in  sé  qualità  morali  di  prim' ordine,  tanto  per  intelli- 
genza e  coltura  di  mente,  quanto  per  nobiltà  di  animo 
e  delicata  squisitezza  di  sentimenti. 

Sia  essa  creola,  indigena  o  meticcia,  e  quale  che 
sia  la  classe  sociale  nella  quale  si  trovi,  la  donna  peru- 
viana è  quasi  sempre  superiore  all'uomo  peruviano 
che  le  sta  a  fianco:  capace  di  ogni  virtù,  che  sovente 
spinge  fino  all'abnegazione,  essa  è  continuamente  in- 
tenta a  migliorare  ed  ingentilire  il  morale  deir  elemento 
maschile.  A  corroborare  siffatto  principio,  oltre  la  gior- 
naliera osservazione  diretta,  sorge  anche  quella  indi- 
retta; la  quale  mostra  che  tutti  coloro  i  quali  si  so- 
vrapposero alle  influenze  di  famiglia,  o  per  eccezione 
ebbero  cattiva  madre  o  cattiva  moglie,  sono  senza 
contrasto  poco  di  buono. 

I  cattivi  abiti  ed  i  deplorevoli  effetti  del  militarismo 
non  sono  punto  sconosciuti  nel  Perù;  ne  si  lasciò  mai 
di  declamare  contro  di  essi.  Ciò  è  tanto  vero,  che  co- 
munque la   carriera   militare   fosse   stata  considerala 


IL  PERÙ  205 

sempre,  per  ragioni  di  &tto,  come  la  sola  che  poteva 
portare  alla  suprema  magistratura  dello  Stato,  da  essa 
sola,  fuorché  pochi  casi,  essendo  usciti  sempre  i  Pre- 
sidenti della  Repubblica  ;  pure  è  stata  ed  è  sempre  la 
carriera  meno  stimata  nel  Perù,  da  cui  rifuggivano  con 
orrore,  salvo  rare  eccezioni,  tutti  i  figli  di  famiglie  rag- 
guardevoli, e  tuni  coloro  in  generale  che  facevano  una 
certa  stima  di  sé. 

Succede  per  la  carriera  militare  nel  Perù,  qualche 
cosa  di  peggio  che  per  quella  ecclesiastica  in  molte 
Provincie  d'Italia,  massime  nelle  meridionali,  ove  caduta 
qual  essa  trovasi  in  completo  dispregio,  solo  é  abbrac- 
ciata dalle  più  umili  classi  sociali,  come  scalino  di 
relativo  miglioramento  di  condizione. 

Ciò  però  non  é  riferibile  che  alla  sola  ufficialità  del- 
l'esercito  propriamente  detto;  poiché  riguardo  a  quella 
della  marina  é  tutf  altra  cosa.  Gli  ufficiali  di  marina 
dovendo  avere  una  speciale  istruzione  acquistata  da 
giovani  nei  collegi  ed  in  apposite  scuole,  e  non  poten- 
dosi così  facilmente  improvvisare  come  quelli  di  terra 
col  semplice  porsi  alla  cintura  una  spada  che  non  si 
sa  maneggiare,  non  potevano  uscire  e  non  uscirono 
mai  se  non  dal  seno  della  miglior  razza  e  classe 
sociale;  sicché  non  sono  punto  da  confondere  cogli 
altri  da  cui  li  divide  tutto  un  abisso,  come  se  ne 
ebbero  le  prove  nella  presente  guerra.  Negli  ufficiali 
di  marina  si  trovò  invece  istruzione,  coraggio  e  pa- 
triottismo vero,  non  di  parole;  e  certo  assai  diverso 
sarebbe  stato  l'esito  della  guerra,  se  avessero  avuto 
una  buona  o  almeno  discreta  Sotta  da  comandare. 


2o6  IL  PERÙ 

Per  quella  legge  naturale  di  concatenazione  di  av- 
venimenti, per  cui  succede  che  uno  ne  tragga  altri 
dietro  di  sé,  che  senza  di  quello  forse  non  avrebbero 
avuto  ragione  di  essere,  a  fianco  al  militarismo  sorse 
man  mano  un  circolo  di  affaristi  politici,  che  con  esso 
faceva  causa  comune  e  ne  divideva  le  sorti,  con  esso 
cadendo  e  risorgendo  per  frazioni,  secondo  il  vario  al- 
ternare delle  campagne  elettorali  o  rivoluzionarie. 

Divenuto  il  supremo  potere  dello  Stato  quasi  patri- 
monio di  militari  più  o  meno  fortunati  nei  campi  rivo- 
luzionarii,  gli  ambiziosi  non  militari  ricorsero  alla  par- 
tigianeria politica  per  avvicinarsi  al  soglio  presidenziale 
o  dittatoriale,  e  goderne  i  favori.  Dopo  aver  concorso  a 
preparare  il  terreno  alla  rivoluzione,  sia  colla  opposi- 
zione al  Governo  nelle  Camere  legislative,  sia  sommi- 
nistrando fondi  per  le  armi,  sia  colla  stampa,  colUiti- 
trigo  o  colla  cospirazione,  questi  affaristi  politici  si 
slanciavano  poi  come  sciacalli  affamati  addosso  al  trion- 
fatore arrivato  al  potere,  sia  per  dividerlo  con  lui  in 
qualità  di  ministri  od  altro,  sia  per  sollecitar  grossi 
favori;  ed  al  passeggiero  capo  dello  Stato  che  aveva 
trionfato  col  loro  aiuto  più  o  meno  efficace,  un  po'per 
gratitudine  e  principalmente  per  timore  di  vederli  en- 
trare in  nuovi  piani  rivoluzionarii  contro  di  lui,  era 
giuocoforza  subire  la  loro  legge.  Di  qui  le  grandi  mal- 
versazioni dei  fondi  pubblici  e  le  tante  operazioni  finan- 
ziarie a  danno  dello  Stato,  fatte  sempre,  a  loro  dire, 
ad  esclusivo  benefìzio  dell'  azienda  pubblica  ;  poiché,  a 
sentirli  parlare,  sono  sempre  là  a  sacrificarsi  per  la 
giustizia,  pel  bene  pubblico  e  per  quanto  v'ha  di  più 


IL  PERÙ  207 

sacro  al  mondo.  Del  resto,  questo  predicar  sempre 
a  squarciagola  giustizia,  lealtà,  abnegazione  e  via  via, 
al  tempo  stesso  che  sono  più  che  mai  occupati  a  fare 
orrendo  scempio  di  tutto  ciò,  è  proprio  di  tutti  gl'in- 
triganti di  tutti  i  tempi  e  luoghi  ;  sicché  non  può  arre- 
car meraviglia  ad  alcuno. 

Timorosi  di  veder  abbattuto  da  un  momento  alPal- 
tro  il  Governo  amico  da  cui  potevano  tutto  ottenere, 
questi  mestatori  politici  del  circolo  della  partigianeria 
avevano  sempre  gran  fretta  di  porre  a  profìtto  la  loro 
influenza,  onde  sfruttarla  in  tutti  i  sensi  e  modi  prima 
che  il  buon  momento  scappasse.  Patrocinavano  quindi, 
senza  neppur  guardarlo,  il  primo  grande  affare  che  uno 
speculatore  qualunque  poneva  loro  fra  mani:  e  non 
mirando  che  al  proprio  interesse  ed  alla  necessità  di 
far  presto,  spesso,  per  guadagnare  essi  una  miserabile 
frazione  di  dieci  o  venti,  facevano  perdere  allo  Stato 
cento  e  mille  in  una  rovinosa  operazione  finanziaria, 
che  altri  dopo  di  loro,  e  per  le  medesime  cagioni,  peg- 
gioravano ancora  di  più. 

Questa,  in  poche  parole,  è  la  storia  di  tutto  il  gran 
movimento  economico  del  Governo  peruviano,  salvo 
poche  eccezioni,  per  tutto  ciò  che  riguarda  prestiti, 
opere  pubbliche  e  alienazioni  di  beni  nazionali.  E  que- 
sta in  succinto  la  storia  del  guano;  di  questo  enorme 
tesoro  che  il  Perù  ha  visto  gradatamente  sparire  con 
poco  o  nessun  profìtto  suo,  per  andare  ad  arricchire 
i  grandi  speculatori  stranieri  ;  i  quali  altro  non  dove- 
ron  fare  per  impossessarsene,  che  lasciarne  cadere  delle 
meschine   particelle  nelle  mani  di  qualche  mestatore 


2o8  IL  PERO 

politico  del  circolo  della  partigianeria  :  e  questa  è  pure 
la  storia  della  febbre  ferroviaria  che  divorò  tanti  e 
tanti  milioni,  nonché  quella  del  salnitro  di  Tarapacà, 
da  cui  il  Perù  non  ha  ritratto  che  debiti. 

Il  danno  arrecato  al  paese  da  questo  circolo  di  affa- 
risti politici  portato  su  dal  militarismo,  è  indubitata- 
mente assai  maggiore  di  quello  operato  direttamente 
dal  militarismo  stesso;  il  quale,  venuto  dai  più  mo- 
desti strati  dell'organismo  sociale,  e  sfornito  di  ogni 
autorità  morale,  non  si  sarebbe  fatto  sentire  che  pei 
soli  danni  materiali  delle  rivoluzioni,  relativamente  in- 
significanti, se  arrivato  alla  testa  del  Governo  avesse 
trovato  sempre  nella  classe  civile  ed  istruita,  di  cui 
non  poteva  dispensarsi,  come  non  se  ne  dispensò  quasi 
mai  per  le  faccende  della  pubblica  amministrazione, 
ministri  e  consiglieri  integerrimi  unicamente  obbedienti 
ai  veri  interessi  del  paese  ed  alla  voce  del  proprio  do- 
vere. Tenendo  detta  classe  civile,  come  in  realtà  tenne 
quasi  sempre,  la  direzione  dei  pubblici  affari,  sotto  la 
supremazia  più  o  meno  nominale  del  generale  o  co- 
lonnello postosi  a  capo  della  Repubblica,  avrebbe  po- 
tuto assai  facilmente  imprimere  una  buona  direzione 
alla  barca  dello  Stato  e  mantenerla  coi  suoi  sforzi  sem- 
pre a  galla  in  mezzo  alle  ripetute  e  momentanee  oscil- 
lazioni delle  rivoluzioni  ;  i  cui  effetti  diretti  ed  imme- 
diati non  ad  altro  sarebbonsi  ridotti,  oltre  il  sacrificio 
delle  poche  somme  spese  dalla  rivoluzione,  che  a  mu- 
tare la  persona  rivestita  apparentemente  dell'autorità 
suprema^  insieme  al  cambio  della  ufficialità  preposta 
al  comando  dell'esercito. 


IL  PERO  209 

Disgraziatamente,  questo  posto  che  doveva  essere 
Decapato  dalla  parte  più  sana  della  miglior  classe  so- 
ciale,  fa  preso  d'assalto,  salvo  rare  e  lodevoli  ecce- 
zioni (i),  negli  ultimi  venti  anni  massimamente,  da 
quella  sua  frazione  appunto  che  non  ne  era  affatto  de^ 
gna;  ossia  dal  succitato  circolo  della  partigianeria  po- 
litica, composto  d' insaziabili  affaristi  reclutati  in  tutte 
le  razze  e  classi  sociali,  ed  il  cui  nucleo  principale 
usciva  appunto  da  essa  classe  migliore,  artificialmente 
ingrossata  negli  ultimi  tempi  da  non  pochi  figli  di  for- 
tunati commerciantucci  stranieri,  che  a  solo  scopo  di  ar- 
ruolarsi in  detto  circolo  di  alti  affaristi,  rinunziarono 
alla  nazionalità  patema,  ottando  quella  peruviana,  cui 
dava  loro  diritto  il  fatto  della  nascita  sul  suolo  della 
Repubblica. 

Il  partito  militare  ed  il  circolo  affine  della  partigia- 
neria politica  sono  adunque,  indipendentemente  dalla 
differenza  delle  razze  che  ne  fu  la  prima  causa,  le  due 
piaghe  sociali  del  Perù.  Vere  piaghe  cancerose,  il  mi- 
litarismo e  r  affarismo  lo  hanno  roso  e  lo  roderanno 
sempre  fino  a  lasciarlo  cadavere,  se  un  Governo  forte 
e  intransigente  non  perviene  a  infrenarli  ed  a  mora- 
lizzarli, tenendoli  lontani  dal  potere  e  da  ogni  inter- 
vento, «ia  diretto  sia  indiretto,  nel  maneggio  delle  pub- 
bliche faccende. 


(i)  Lcdevolissime  eccezioni  furono,  per  esempio,  i  dotti  e  in- 
tegerrimi magistrati  D.  Juan  Antonio  Ribeyro,  D.  Eusebio  Sanchez, 
D.  Teodoro  Larosa  ed  altri  che  in  diverse  epoche  furono  chiamati 
a  reggere  i  più  importanti  ministeri  del  Perù.  Ma  l'atmosfera  gover- 
nativa era  tanto  viziata,  che  nessuno  di  essi  potè  resistervi  a  lungo. 


2IO  IL  PERÙ 

Una  volta  distrutti  o  condannati  all'impotenza  questi 
due  elementi  di  disorganamento  sociale  -  il  militari- 
smo e  V  affarismo  -  non  sarebbe  punto  difficile  alia 
parte  sana  ed  eminentemente  ris]3ettabile  della  società 
peruviana,  che  esiste  numerosa,  e  che  le  succitate  cause 
tennero  quasi  sempre  lontano  dalla  direzione  dello  Stato, 
di  far  disparire  a  poco  a  poco  ogni  rivalità  di  razza, 
e  di  portare  il  Perù  a  quel  grado  di  prosperità  e  di 
grandezza,  cui  per  tanti  versi  è  chiamato. 

Un  tentativo  di  riforma  in  questo  senso  fu  già  por- 
tato ad  atto  una  volta  nel  1872,  dal  così  detto  j^jrtì/o 
civilista^  per  contrapposizione  al  militarismo.  La  lotta 
fu  lunga  ed  aspra  ;  e  terminò  colla  vittoria  del  civi- 
lismo^  dalle  cui  file  usci  il  Presidente  della  Repubblica 
nella  persona  del  distinto  cittadino  Don  Manuel  Pardo, 
uomo  pieno  d' ingegno  e  di  buon  volere  (che  cono- 
scemmo personalmente)  e  soprattutto  di  una  specchiata 
integrità. 

Disgraziatamente,  tre  cause  diverse  concorsero  non 
solo  a  frustrare  i  buoni  effetti  che  siffatto  tentativo 
doveva  produrre,  ma  a  renderlo  forse  più  dannoso 
che  utile: 

i^  Nel  momento  in  cui  il  Presidente  Pardo  assunse 
nelle  sue  mani  le  redini  dello  Stato,  le  pubbliche  finanze 
si  trovavano  già  in  una  piena  bancarotta,  solo  masche- 
rata fin  allora  dai  mille  rovinosi  sotterfugi  cui  si  era 
ricorso  dalla  precedente  amministrazione:  sicché  non 
appena  mise  egli  mano  a  fare  una  situazione  netta,  ed 
a  porre  un  limite  ai  tanti  disastrosi  ripieghi  che  au- 
mentavano ogni  giorno  le  deplorevoli  sue  condizioni, 


IL  PERÙ  211 

apparvero  queste  in  un  subito  come  la  più  tremenda 
realtà  agli  occhi  della  Nazione  che  si  credeva  nuotare 
neir  oro,  e  che  rimase  perplessa  tra  l' incredulità  e  lo 
sbalordimento,  prendendo  da  ciò  occasione  i  perpetui 
rivoltosi,  per  far  credere  al  pubblico  ignorante  che  tutto 
il  male  veniva  da  lui.  Durante  i  cinquant' anni  di  pre- 
sidenza militare,  dicevano  essi,  sapevamo  di  esser  ricchi 
e  lo  eravamo  difatto,  poiché  tutti  o  quasi  vivevamo 
dello  Stato:  oggi  che  è  venuto  il  civilismo  al  potere, 
invece  delle  passate  ricchezze  non  abbiamo  che  debiti 
e  povertà;  dunque  il  civilismo  è  la  nostra  rovina,  e 
bisogna  rovesciarlo.  Ciò  cagionò  a  Pardo  una  forte 
impopolarità  nelle  classi  inferiori,  e  le  tante  rivoluzioni 
da  cui  fu  tormentato. 

Né  ciò  deve  far  meraviglia  ad  alcuno  ;  poiché  sono 
queste  ordinariamente  le  conseguenze  di  tutte  le  cat- 
tive eredità.  L' antecessore  che  tutto  dilapidò,  nascon- 
dendo la  rovina  cui  si  andava  incontro,  era  pel  volgo 
una  cima  d^  uomo  ;  mentre  V  erede  che  soffre  e  lavora, 
mettendo  una  sosta  alle  dilapidazioni  per  arrestare  la 
corrente  rovinosa  prima  che  si  faccia  irrimediabile,  è 
un  perverso. 

2*  La  tentata  riforma  fii  in  sé  stessa  incompleta  ; 
perchè  diretta  a  combattere  il  nemico  più  manifesto,  il 
militarismo,  non  si  guardò  abbastanza  dall'  altro  molto 
più  pericoloso,  comunque  meno  visibile,  delP  affarismo, 
il  quale  ne  fu  quasi  la  forza  principale,  e  per  così 
dire  r  anima  e  la  vita.  La  frazione  del  circolo  della 
partigianeria  politica  che,  durante  la  precedente  ammi- 
nistrazione del  colonnello  Balta,  la  più  ricca  in  favori, 


212  IL  PERÙ 

era  rimasta  non  solo  lontana  dalla  mensa  della  dissi- 
pazione dei  pubblici  tesori,  quanto  danneggiata  dalla 
influenza  esercitata  dalla  fazione  allora  dominante,  in- 
tromessasi onde  prender  la  rivincita  in  mezzo  al  par- 
tito civilista  di  buona  fede,  composto  dalla  miglior 
gente  del  paese,  fu  quella  che,  nascondendo  le  sue 
vere  mire,  più  ardentemente  e  più  attivamente  lavorò 
per  la  sua  buona  riuscita.  Perciò,  quando  dopo  il  trionfo 
della  causa  civilista  la  parte  sana  del  partito,  che  non 
aveva  nessun  fine  personale,  ritornò  al  suo  normale 
stato  di  quiete,  essa  si  strinse  invece,  secondo  la  pro- 
pria abitudine,  assai  più  d' appresso  al  capo  dello  Stato; 
il  quale,  fidente  di  non  avere  intorno  a  sé  che  amici 
leali  animati  dagli  stessi  suoi  disinteressati  ed  onesti 
sentimenti,  ne  subì  lentamente  ed  inconsciamente  la 
trista  influenza. 

I  due  grandi  errori  commessi  da  Pardo  -  la  pub- 
blica manifestazione  fatta  nel  Congresso  delle  cattive 
condizioni  nelle  quali  aveva  trovato  le  finanze  dello 
Stato,  e  la  quasi  istituzione  della  moneta  cartacea  - 
non  furono  dovuti  appunto  che  alle  ispirazioni  di  questi 
segreti  affiliati  del  circolo  affarista. 

Mentre  all'  esporre  francamente  la  deplorevole  con- 
dizione economica  dello  Stato,  la  grande  anima  di  Pardo 
divisava  unicamente  fare  un  appello  al  paese,  onde 
uscendo  dal  vecchio  cammino  della  cieca  dissipazione 
comprendessero  tutti,  dall' un  canto  all'altro  della  Re- 
pubblica, la  necessità  di  entrare  sulla  buona  via  del- 
r  onestà,  del  lavoro  e  della  economia  -  essi,  gli  affa- 
risti che  lo  spinsero  a  tale  atto,  non  miravano  invece 


IL  PERÙ  213 

cbe  a  due  scopi  assai  più  concreti:  a  iniziare  la  guerra 
di  rappresaglia  contro  il  fortunato  contrattista  del  guano 
che  ai  tempi  del  Governo  Balta  lo  strappò  di  mano 
ai  loro  amici  e  cointeressati  ;  ed  ai  grossi  guadagni 
che  dovevano  lor  fruttare  le  operazioni  di  borsa  in 
Europa,  al  sapersi  la  quasi  bancarotta  del  Perù,  che 
essi  facevano  ventilare  senza  punto  credervi. 

Queste  operazioni  di  borsa  dovevano  consistere  nel- 
Facquisto  delle  azioni  del  debito  peruviano  col  gran 
ribasso  cbe  avrebbero  avuto  a  soffrire  all'arrivo  di  tale 
notizia,  per  poi  rivenderle  a  miglior  prezzo  quando,  sa- 
putosi che  detta  notizia  era  un  semplice  spauracchio, 
sarebbero  ritornate  al  primo  loro  corso.  Sventurata- 
mente pel  Perù,  il  suo  cattivo  stato  economico  essendo 
una  realtà,  le  dette  azioni  scesero  allora  e  sempre  senza 
mai  più  risalire;  sicché  colF enorme  danno  pubblico 
ne  venne  uno  a  quei  medesimi  che  lo  avevano  pro- 
vocato, e  che  rimasero  tutti  più  o  meno  rovinati  finan- 
ziariamente. E  poiché  é  ben  raro  che  qualunque  avve- 
nimento di  una  certa  importanza  rimanga  isolato,  la 
rovina  di  questi  tali  fu  la  prima  origine  della  crisi  mo- 
netaria che  assalì  il  paese  dal  1873  in  poi,  e  della  sus- 
seguente circolazione  forzosa  della  moneta  cartacea. 

Onde  far  fronte  alle  vistose  perdite  sofferte  in  Eu- 
ropa, i  sum mentovati  affaristi  che  di  proprio  non 
avevano  se  non  il  semplice  falso  lustro  di  una  ingan- 
nevole apparenza,  ricorsero  ai  capitali  di  certa  Banca 
di  emissione  del  Perù  che  era  il  centro  ed  il  covo  prin- 
cipale di  tutti  essi,  nonché  a  quelli  ancora  di  alcun'altra 
Banca,  della  cui  direzione  erano  pure  pervenuti  ad 


214  IL  PERÙ 

impossessarsi,  sicché  nel  corso  di  appena  pochi  mesi 
sparì  quasi  tutto  il  metallico  dianzi  circolante  in  Lima, 
il  quale,  tostochè  arrivava  nelle  casse  delle  succitate 
banche,  veniva  da  esse  spedito  in  Europa,  e  quindi 
sostituito  in  piazza  dai  loro  biglietti  di  circolazione 
fiduciaria,  la  cui  emissione  aumentava  sempre  di  giorno 
in  giorno. 

Nondimeno,  dopo  aver  camminato  per  benino  du- 
rante circa  due  anni,  questo  cattivo  giuoco  delle  Banche 
era  lì  per  arrivare   alla   meritata  catastrofe  di  un  fal- 
limento vergognoso,  che    ne  avrebbe  necessariamente 
svelate  tutte  le  magagne.  11  pubblico  cominciò  un  bel 
giorno  a  rifiutare  i  loro  biglietti;  e  gF interessati  affa- 
risti non  videro  che  un   solo  rimedio  per  evitare  la 
rovina  delle  Banche,  che  in  realtà  non  serebbe  stata 
se  non  la  completa  rovina  di  essi  pochi,  colla  salva- 
zione del  pubblico:  quello  cioè  di  ricorrere    al  Go- 
verno per  far  dichiarare  di  circolazione   forzosa  quei 
medesimi  biglietti  al  portatore,  che  il  pubblico  più  non 
voleva  ricevere.  Ciò  non  era  molto   facile,  e  sarebbe 
staio  forse  del  tutto  impossibile  se  tante  diverse  cir- 
costanze non  fossero  venute  in  loro  aiuto. 

Quasi  tutti  i  piccoli  prestiti  interni  del  Perù  erano 
stati  fin  allora  contratti  nella  più  rovinosa  maniera 
che  si  potesse  immaginare;  ossia  pagando  il  più  so- 
vente l'interesse  dell'uno  o  due  per  cento  al  mese, 
con  di  più  una  commissione  o  diritto  di  mediazione, 
che  a  volte  arrivò  fino  al  tre  per  cento:  e  ciò  senza 
tener  conto  che  coloro,  che  ordinariamente  facevano 
tali  prestiti  -  alcuni  consegnatarii  del  guano  --  non 


IL  PERC  21  S 

prestavano  al  Perù  che  i  suoi  danari  medesimi;  ossia 
il  prodotto  del  suo  guano  già  venduto  e  non  ancora 
passatogli  in  conto.  In  quel  frattempo  appunto,  ossia 
nel  1875,  il  Governo  sì  trovava  nella  più  imperiosa 
necessità  di  contrarre  un  prestito  a  qualunque  costo; 
e  mal  soffrendo  il  Presidente  Pardo  di  ricorrere  al- 
l'antico sistema,  escogitava  una  via  migliore  che  non- 
dimeno non  gli  si  presentava,  quando  gli  si  offrì  un 
prestito  relativamente  vantaggioso,  a  nome  e  per  parte 
delle  succitate  Banche,  cui  già  lo  Stato  era  debitore 
di  qualche  somma,  purché  venissero  esse  esonerate 
per  un  determinato  tempo  (che  posteriormente  fu  reso 
illimitato)  dall' obbligo  di  pagare  in  metallico  i  loro 
biglietti  al  portatore:  ciò  che  significava  e  significò  di 
latto  la  circolazione  forzosa  dei  medesimi. 

Stretto  dall'urgenza,  oppresso  dai  moti  rivoluzionarìi, 
fidente  ne'  suoi  elevati  piani  finanziarli  da  cui  sperava 
dover  ritrarre  lo  Stato  tali  vantaggi  Che  potessero  facil- 
mente risanare  tutte  le  ferite  del  momento,  persuaso  che, 
come  gli  si  faceva  credere,  il  deplorevole  stato  delle 
Banche  venisse  appunto  dai  prestiti  fatti  al  Governo^ 
il  Presidente  accettò  l'offerta;  ed  i  mascherati  affaristi 
poterono  cosi  riparare  i  propri!  malanni  a  spese  degli 
abitanti  tutti  del  Perù,  e  nazionali  e  stranieri,  che  colla 
crescente  deprezzazione  della  carta-moneta,  oggi  ridotta 
quasi  a  nulla,  han  visto  man  mano  scemata  e  quasi 
distrutta  ogni  loro  fortuna  (i). 

(i)  Dopo  qualche  tempo,  il  Governo  susseguente  di  Prado 
fece  propria  dello  Stato  tutta  l'emissione  cartacea  delle  Banche, 
pagando  in  questo  modo  il  debito  che  aveva  verso  di  loro.  Au- 

M*  —  Caitano,  Gìurra  fTAmtrica, 


21 6  IL  PERÙ 


>r< 


3®  Mancò  a  Pardo  e  il  tempo  di  svolgere  j>ersonal- 
mente  i  suoi  vasti  disegni  economici,  e  un  successore 
degno  di  lui  che  ne  continuasse  l'opera.  Al  terminare 
il  quatriennio  della  sua  Presidenza,  il  suo  più  gran- 
dioso piano  finanziario  riguardante  il  salnitro  di  Ta- 
rapacà,  aveva  cominciato  appena  a  ricevere  esecuzione; 
ed  il  suo  successore,  General  Prado,  uomo  di  viste 
assai  corte,  per  quanto  dabbene,  lasciatosi  abbindo- 
lare dal  solito  circolo  degli  affaristi  politici,  permise 
che  questi  ultimi,  facendo  del  salnitro  di  Tarapacà  un 
vergognoso  albero  di  cuccagna  per  tutti  loro,  conver- 
tissero l'appena  iniziato  progetto  di  Pardo,  che  indubita- 
tamente era  destinato  a  ristorare  le  pubbliche  finanze, 
in  una  nuova  fonte  di  dissesti  per  P  erario. 

Gii  avvenimenti  s' intralciano  talora  sifiattamente 
fra  loro,  anche  quelli  per  nulla  soggetti  all'umano 
volere,  quasi  avessero  mente  e  vita  propria,  per 
disporsi  in  modo  da  produrre  un  determinato  risul- 
tato: e  fu  ciò  appunto  che  fece  sorgere  nei  nostri  lon- 
tani progenitori  delle  prime  epoche  dell'umanità,  l'er- 
ronea fede  nella  esistenza  di  un  fato  che  presiedesse 
a  siffatto  concatenamento.  Tutto  par  che  congiurasse, 
neppur  la  cieca  legge  delia  morte  eccettuata,   contro 


mentata  enormemente  dallo  Stato  negli  ultimi  tempi,  j>er  sc<p< 
perire  alle  spese  della  guerra,  l'emissione  della  carta-moneta 
sorpassa  attualmente  i  cento  milioni  di  soUs;  e  la  sua  deprcii 
zazione  è  tale  che  il  sol  di  carta,  il  cui  valore  nominale  è  d| 
cinque  lire  italiane,  oggi  25  luglio  18S1  che  in  Lima  scriviam<i 
queste  linee,  non  vale  che  appena  32  centesimi  di  lira  in  me 
tallic  \ 


IL  PERÙ  217 

quel  cmlismo  che  solo  poteva  e  potrà  un  giorno  strap- 
pare il  Perù  dal  profondo  abisso  della  sua  rovina. 

L' uomo  chiamato  a  succedere  a  Pardo  nella  Presi- 
denza della  Repubblica  era  l'esimio  giureconsulto  José 
Simeon  Tejeda;  e  già  tutto  il  paese,  meno  gli  affiliati 
del  militarismo  e  delP  affarismo,  teneva  gli  occhi  fissi 
in  luì,  quando  la  morte  lo  trasse  .giovane  ancora  alla 
tomba  sul  finire  del  1874.  Robusto  di  mente,  fermo 
nei  propositi,  integerrimo  fino  ad  escludere  il  sospetto 
nell'animo  medesimo  dei  perversi,  tanto  facili  sempre 
a  malignar  di  tutto,  José  Simeon  Tejeda  avrebbe  non 
solo  continuato,  ma  perfezionato  e  completato  in  tutte 
le  sue  parti  il  sistema  iniziato  da  Pardo,  di  rigenera- 
zione politica,  sociale  ed  economica  del  Perù.  Morto 
lui,  il  partito  civilista  rimase  un  po' sconcertato;  e 
prima  ancora  che  esso  designasse  colui  che  doveva 
raccogliere  una  tanta  eredità,  affaristi  e  militari  si 
affirettarono  a  hte  innanzi  il  nome  del  General  Prado; 
nome  che  dovea  costare  tanta  vergogna  e  tante  lacrime 
al  disgraziato  Perù! 

Prado  aveva  due  circostanze  a  suo  favore  :  i  pro- 
speri avvenimenti  del  1866  contro  la  Spagna,  e  l'es- 
ser rimasto  fin  dal  1867  lontano  dal  Perù,  da  cui  fu 
cacciato  con  una  rivoluzione  di  /ischi,  I  fischi  furono 
presto  dimenticati;  e  la  lunga  esulanza  gli  diede  presso 
il  volgo  un  carattere  di  vittima,  che  era  rialzato  dal 
merito  dei  fatti  del  1866;  merito  dei  suoi  consiglieri 
e  dei  marini  del  Perù,  non  suo,  ma  che  ricadeva  ap- 
parentemente su  di  lui  come  capo  dello  Stato.  Queste 
circostanze,  abilmente  sfruttate  dagli  speranzosi  affa- 


21 8  IL  PERÙ 

rìsti  e  militari,  insieme  al  veleno  sparso  nella  popo- 
lazione che  il  cattivo  stato  economico  del  Perù  non  era 
punto  reale,  ma  un  semplice  prodotto  del  civilismo  e 
che  sparirebbe  con  lui,  fecero  si  che  il  nome  di  Prado 
fosse  sollecitamente  accettato  dal  volgo;  facile  preda 
sempre,  in  tutti  i  tempi  e  luoghi,  della  spudorata  ciar- 
lataneria degr  intriganti. 

Nessuno  ignora  come  facilmente  si  riscaldino  i  po- 
poli in  certi  loro  entusiasmi,  il  più  spesso  assurdi,  e 
quanto  sia  difficile  il  contrariarli  od  anche  semplice- 
mente tentare  di  persuaderli  del  loro  errore;  perciò  il 
panito  civilista,  temendo  di  urtar  troppo  di  fronte  colia 
cosidetta  opinione  pubblica,  lasciò  fare. 

11  general  Prado,  e  con  lui  V  antico  militarismo,  as- 
sunse la  Presidenza  nel  luglio  1 876.  Della  sua  gestione 
abbiamo  già  detto  qualche  cosa:  ma  non  è  tutto. 

Abbenchè  il  partito  civilista,  anziché  fargli  la  guerra, 
l'avesse  piuttosto  favorito  nella  sua  elezione,  di  buono 
o  mal  volere  che  fosse,  Prado,  o  meglio  il  circolo  di 
affaristi  che  lo  dirigeva,  sapeva  pur  troppo  che  avrebbe 
trovato  una  seria  opposizione  nel  Congresso  nazionale, 
composto  in  massima  parte  di  civilisti  amici  dell'ex-Pre- 
sidente  Pardo,  tutte  le  volte  che  avesse  tentato  un  r'i> 
tomo  air  antico  sistema  di  sgoverno  e  di  dilapidazione 
del  pubblico  tesoro.  Primo  suo  pensiero  fu  quindi  quello 
di  disfarsi  di  un  Congresso,  che  prevedeva  dovesse  es- 
sergli ostile;  e  poiché  la  Costituzione  dello  Stato  non  gli 
dava  facoltà  di  scioglierlo  da  per  sé,  ricorse  all'idea  di  un 
plebiscito  nazionale  che  sconoscendone  l'autorità,  do- 
mandasse la  convocazione  di  un'Assemblea  costituente. 


IL  PERÙ  219 

Questo  progetto  che  per  se  sólo  necessariamente  im- 
portava una  grande  perturbazione  in  tutta  la  Repub- 
blica, fu  reso  anche  assai  peggiore  dai  mezzi  di  cui  si 
fece  uso  per  menarlo  ad  effetto.  Gli  agenti  del  Governo, 
principiando  da  qualche  Prefetto  dei  diversi  diparti- 
menti della  Repubblica,  cominciarono  a  diffondere  nella 
popolazione  la  pericolosa  idea,  che  bisognava  sollevare 
le  ultime  classi  sociali  dal  loro  stato  di  prostrazione, 
e  che  per  arrivare  a  questo  risultato  era  necessario  ri- 
darre alia  impotenza  la  classe  civile  ed  istruita,  come 
la  sola  nemica  di  quelle  ;  e  perciò  dissolvere  quel  Con- 
gresso nel  quale  essa  classe  civile  era  preponderante,  per 
quindi  convocare  un'Assemblea  costituente  che,  amica 
del  basso  popolo,  mirasse  anzitutto  ai  suoi  interessi. 
Siffiitto  lavorìo  del  Governo  non  rimase  punto  ste- 
rile, e  presto  cominciarono  a  piovere  dai  diversi  Di- 
panimenti  della  Repubblica,  nel  1877  e  78,  le  così 
dene  actas  populares,  ossia  proteste  firmate  da  nume- 
rosi cittadini  delle  classi  inferiori,  nelle  quali  si  doman- 
dava appunto  colla  dissoluzione  del  Congresso  nazio- 
nale legalmente  costituito,  la  pronta  convocazione  di 
un'Assemblea  costituente. 

Il  Governo  infine,  per  menare  innanzi  un  meschino 

intrigo  di  partigianeria  politica  e  d' interessi  personali, 

I  promosse  ed  agitò  una  tremenda  rivoluzione  sociale, 

\  una  lotta  di  classi  che  non  poteva  non  disorganizzare 

completamente  il  paese,  per  quindi  gittarlo  in  una  guerra 

civile  delle  più  terribili  ed  accanite. 

Primo  frutto  di  questa  lotta  fratricida  che  ruggiva  più 
0  meno  sordamente  da  qualche  mese  su  tutta  la  vasta 


220  IL  PERC 

superfìcie  della  Repubblica,  fu  la  morte  dell' ex-Presi- 
dente Manuel  Pardo,  assassinato  nel  novembre  1878  Del 
recinto  medesimo  del  Senato  di  cui  era  Presidente,  e 
dal  medesimo  sergente  dell'  esercito  nazionale,  che  co- 
mandava la  guardia  d'onore  alla  porta. 

L'assassinio  di  Manuel  Pardo,  possiamo  dirlo  con 
piena  sicurezza  d'apporci,  massime  pel  momento  e  le 
circostanze  tutte  nelle  quali  avvenne,  fu  più  che  l'assas- 
sinio di  un  semplice  uomo:  fu  l'assassinio  del  Perù. 

Pardo  vivente  -  che  era  una  gran  forza  per  sé  stesso, 
e  che  concentrava  nella  sua  persona,  pel  momento  al- 
meno, tutta  quella  del  partito  civilista  e  della  grande 
maggioranza  onesta  del  paese  -  o  la  guerra  col  Chili 
non  sarebbe  avvenuta,  o  avrebbe  avuto  un  esito  tut- 
t' affatto  diverso.  Chi  non  sa  l' influenza  che  può  eser- 
citare un  solo  uomo  sui  destini  di  un  paese,  in  date 
circostanze  e  condizioni!  Del  resto,  la  storia  è  là  per 
dirci  che  spesso  s' incarnò  in  un  solo  uomo  tutu  la 
vitalità  di  un  popolo;  e  che  da  un  solo  uomo  dipesero 
più  volte  le  sorti  di  grandi  e  potenti  nazioni. 

Il  sangue  illustre  di  Manuel  Pardo  fini  di  scavare 
l'abisso  che  aveva  cominciato  a  dividere  le  classi  su- 
periori dalle  inferiori;  e  gli  antichi  partiti  politici  che 
esistevano  indipendentemente  dalla  recente  questione 
delle  classi,  trovarono  essi  pure  in  ciò  un  nuovo  e  forte 
elemento  di  odio.  Le  passioni  si  accesero  smisurata- 
mente da  tutte  le  parti  ;  ed  il  Governo  che,  comunque 
senza  volerlo  e  cercando  ben  altro,  era  stato  una  delle 
cause  prime  di  quest'orribile  ordine  di  cose,  non  sa- 
peva esso  stesso  a  che  partito  appigliarsi  né  di    chi 


IL  PERÙ  221 

doveva  maggiormente  temere,  se  degli  amici  o  dei 
nemici. 

Minacciato  dal  cozzo  tremendo  di  due  rivoluzioni 
diverse,  che  lo  avrebbero  preso  in  mezzo  per  combat- 
tersi fra  loro  sulle  sue  rovine,  il  Governo  si  trovava 
senz'autorità  morale  e  senza  una  forza  materiale  sicura 
su  cui  £ar  calcolo  ;  era  nella  misera  condizione  di  quel 
fanciullo  che  dopo  avere  appiccato  il  fuoco  al  letto 
senza  saperne  prevedere  le  conseguenze,  piange  e  si 
dispera  nella  sua  impotenza,  quando  vede  che  le  fiamme 
minacciano  di  divorarlo. 

Furono  queste  tristi  condizioni  del  Perù,  come  di  già 
s'è  detto,  quelle  che  principalmente  decisero  il  Chili 
a  chiamarlo  così  frettolosamente  sui  campi  di  batta- 
glia; e  furono  queste  medesime  condizioni  appunto  che 
lo  trascinarono  di  disastro  in  disastro,  sotto  il  ferreo 
calcagno  di  un  nemico  tanto  più  inesorabile,  quanto 
meglio  sapeva  che  non  era  punto  merito  suo,  se  la 
bandiera  del  coloniale  presidio  di  Valdivia  era  arrivata 
minacciosa  e  oltraggiante  a  piantarsi  sull'antica  ma- 
gione dei  Viceré  (i). 


(*)  «  La  civiltà  peruviana  ebbe  la  sua  origine  nella 
valle  del  Cuzco,  che  è  la  regione  centrale  del  Perù.... 
Il  Cuzco  era  la  residenza  imperiale  ótgV  Inca,  e  con- 
teneva pure  le  grandi  abitazioni  dell'  alta  nobiltà.  Il  suo 


(i)  Valdivia,  città  del  Chili,  era   durante   i   tempi  coloniali  il 
presidio  al  quale  s'inviavano  tutti  i  delinquenti  del  Perù. 


222  IL  PERÙ 


gran  tempio  del  Sole^  al  quale  accorrevano  pellegrini 
dai  più  remoti  limiti  dell'  impero,  era  il  più  splendido 
edificio  del  nuovo  mondo....  I  resti  della  fortezza  del 
Cuzco,  che  faceva  parte  di  un  vasto  sistema  di  forti- 
ficazioni, stabilito  dagr  Inca  su  tutta  l' estensione  dei 
loro  dominii,  eccitano  oggi  ancora  V  ammirazione  del 
viaggiatore  pel  loro  aspetto  colossale;  comunque  senza 
malta  alcuna,  i  grossi  massi  di  granito  stavano  così 
ammirevolmente  disposti  che  era  impossibile  introdurre 
ira  loro  una  lama  di  coltello  ;  ve  n*  erano  di  quelli  che 
avevano  38  piedi  di  lunghezza  per  1 8  di  larghezza  e 
6  di  spessore. 

e  I  palazzi  imperiali  erano  magnifici  edifìci  sparsi  in 
tutte  le  Provincie  dell'impero....  Abbenchè  poco  eie 
ganti  esternamente,  i  principi  peruviani  spiegavano 
pomposamente  nell'interno  di  essi  tutta  la  loro  opu- 
lenza. Ne  coprivano  le  pareti  numerosi  ornamenti  di 
oro  e  di  argento,  insieme  a  ricche  tele  tessute  colla 
delicata  lana  di  vicugna,  e  cosi  belle  che  i  Sovrani  di 
Spagna  non  sdegnavano  di  usarle.... 

a  La  nobiltà  del  Perù  si  componeva  di  due  ordini: 
la  prima  era  quella  degl'/nca,  che  discendendo  dal 
medesimo  tronco  del  Sovrano,  viveva,  per  cosi  dire,  nel 
riflesso  della  luce  della  sua  gloria.  Essendo  i  monarchi 
peruviani  poligami,  e  lasciando  perciò  famiglie  di  cento 
e  duecento  figli,  i  nobili  di  sangue  reale  arrivarono  ad 
essere  col  tempo  assai  numerosi.  U  altr'  ordine  di  no- 
biltà era  quello  dei  Curacas,  ossia  Cacicchi  delle  na* 
zioni  conquistate  e  loro  discendenti....  La  nobiltà  Inca 
era  però  quella  che  costituiva  la  vera  forza  della  mo- 


IL  PERÙ  223 

narchia  peruviana  :  legata  al  Soprano  coi  vincoli  del 
sangue^  aveva  con  lui,  in  gran  parte  almeno,  simpatie 
e  interessi  comuni....  Abbenchè  i  nobili  abitassero  prin- 
cipalmente la  capitale,  molti  di  essi  vivevano  sparsi 
per  tutto  r  impero,  occupando  le  alte  cariche  coi  co- 
maiKii  dei  posti  militari  fortificati....  I  nobili  erano  anche 
dotati  di  una  preminenza  intellettuale,  che  lì  rialzava 
agli  occhi  del  popolo  altrettanto  che  i  loro  titoli.... 

a  Vi  erano  tribunali  di  giustizia  e  magistrati  in  cia- 
scuna città  e  borgata,  con  giudici  superiori  che  erano 
generalmente  i  governatori  dei  distretti....  Si  teneva  un 
registro  di  tutte  le  nascite  e  morti  che  avvenivano  in 
tutto  r  impero,  ed  ogni  anno  si  mandava  al  Governo 
un  censo  della  popolazione  per  mezzo  dei  quipus..,.  Il 
quipus  era  una  corda  composta  di  fili  di  differenti  co- 
lori fortemente  ritorti  ed  intrecciati,  da  cui  usciva  una 
moltitudine  di  fili  più  corti  di  differenti  colori  e  con 
molti  nodi.  I  colori  rappresentavano  oggetti  concreti 
ed  anche  idee  astratte;  i  nodi  equivalevano  ai  nu- 
meri, e  si  potevano  combinare  in  modo  da  rappresen- 
tare qualunque  quantità  ;  si  facevano  per  mezzo  di 
essi  assai  rapidamente  calcoli  esattissimi  ;  ed  i  primi 
spagnuolt  che  visitarono  quel  paese  furono  testimoni 
di  ciò.... 

«  Tutto  il  territorio  era  coltivato  dal  popolo....  tutte 
le  donne  conoscevano  V  arte  di  filare  e  di  tessere.... 
L'ozio  era  considerato  come  un  delitto....  Ogni  anno 
si  faceva  un  inventario  dei  diversi  prodotti  del  paese 
e  dei  punti  di  produzione,  e  si  consegnava  in  appositi 
registri  di  quipus,  che  si  trasmettevano  alPInca. 


224  IL  PERÙ 

€  Tutto  il  territorio  dell'  impero  era  intersecato  di 
strade,  di  cui  le  principali  erano  due  che  partendo  da 
Quito  (oggi  capitale  dell'Equatore)  si  estendevano  fin 
verso  il  Chili,  passando  pel  Cuzco:  una  correva  sulla 
gran  pianura  elevata,  a  l'altra  in  riva  al  mare,  o  quasi.... 
Vi  erano  leghe  intere  di  trincee  aperte  nelle  roccie, 
ponti,  terrapieni....  Una  di  queste  strade,  di  cui  riman- 
gono appena  dei  frammenti,  calcolasi  che  misurasse 
1 5o2  miglia,  e  componevasi  di  grandi  lastre  di  pietra 
coperte  in  alcuni  punti  di  una  mistura  bituminosa  cui 
il  tempo  aveva  dato  una  durezza  superiore  a  quella 
della  pietra  stessa....  Per  tutta  la  lunghezza  di  queste 
strade  vi  erano  case,  tamboSj  costruite  a  distanza  di 
dieci  a  dodici  miglia  Tuna  dall'altra,  destinate  al  ri- 
poso dell' Inca  e  della  sua  comitiva,  e  di  tutti  coloro 
che  viaggiavano  con  un  carattere  ufficiale.  Alcuni  di 
questi  edifìzii  avevano  grandi  dimensioni,  e  formavano 
una  fortezza  con  quartieri  ed  altre  opere  militari.... 

f  La  protezione  del  Governo  per  l'agricoltura   si 
manifestava  nei  modi  più  efficaci....  In  molti  punti  si 
portarono  le  acque  per  mezzo  di  acquedotti  sotterranei 
che  erano  opere  veramente  gigantesche:  si  compone- 
vano di  grosse  lastre  di  pietra  perfettamente  connesse 
senza  malta;  e  per  mezzo  di  ingegnose  porte  lascia- 
vano uscire  l'acqua   sufficiente  per  irrigare   le    terre 
che  attraversavano.  Alcuni  di  questi  acquedotti  erano 
sommamente  lunghi  :  uno  che  passava  pel  distretto  di 
Condesuyu  aveva  più  di  quattrocento  miglia  di  esten- 
sione. Presso  Caxamalca  esiste  ancora  un  tunnel  sca- 
vato nella  montagna  per  dare  uscita  alle  acque  dì  un 


IL  PERÙ  225 

lago.  I  conquistatori  lasciarono  perdere  colia  loro  in- 
curia molte  di  queste  utili  opere  degl'lnca;  ed  in  al- 
cuni siti  corrono  ancora  silenziose  le  acque  coi  loro 
condotti  sotterranei,  senza  che  nessuno  abbia  cercato 
di  esaminarne  il  corso  e  le  origini. 

«  Oltre  i  vestiti  di  proprio  uso,  i  peruviani  manife- 
stavano molta  destrezza  nella  manifattura  di  differenti 
oggetti  pel  Sovrano,  colla  finissima  lana  che  possede- 
vano. Facevano  coltri,  tappeti,  conine  per  i  palazzi 
imperiali  e  pei  templi.  Il  tessuto  era  uguale  per  ambo 
i  Iati,  e  tale  la  sua  delicatezza  che  aveva  lo  splendore 
della  seta  :  la  vivezza  dei  suoi  colorì  eccitò  Tammira- 
zione  e  V  invidia  del  fabbricante  europeo....  Né  era  mi- 
nore in  altri  rami  la  destrezza  degP  indigeni.  Nei  ma- 
gazzini reali  e  nelle  huacas^  0  sepolcri  degl'  Inca,  si  sono 
trovati  esemplari  di  lavori  curiosi  e  complicati  :  fra 
questi,  vi  sono  vasi  di  oro  e  di  argento,  braccialetti, 
collane,  utensili  di  ogni  classe  in  rame  ed  in  creta, 
specchi  bxCi  di  una  pietra  dura  pulimentata  o  di  ar- 
gento lucidato.... 

«  Cosa  veramente  meravigliosa  si  è  come  eseguissero 
tutti  questi  difficilissimi  lavori  con  i  soli  strumenti  che 
possedevano.  Comunque  il  ferro  fosse  abbondante  nel 
paese,  non  ne  conoscevano  Tuso:  i  loro  strumenti  erano 
di  rame  e  di  una  lega  di  rame  con  stagno  (i),  che,  a 
quanto  pare,  riusciva  di  una  durezza  poco  inferiore  a 

(i)  L'  eminente  naturalista  italiano,  Antonio  Raimondi,  che  ha 
largamente  e  dottamente  studiata  tutta  la  mineralogia  del  Perù, 
opina  invece  che  fosse  del  rame  con  silicio^  estratto  dal  silicato 
di  rame. 


226  IL  PERÙ 

quella  dell'acciaio....  Fra  i  resti  del  monumento  di 
Cana^  si  veggono  alcuni  anelli  sciolti,  che  passando 
le  labbra  di  un  animale  si  muovono  in  tutti  i  sensi, 
mentre  anelli  e  testa  si  compongono  di  un  solo  e  me- 
desimo pezzo  di  granito. 

e  Coloro  cui  sembrino  esagerate  queste  relazioni 
sulle  antiche  industrie  peruviane  possono  dissipare  i  loro 
dubbii  visitando  il  paese  in  cui  fiorirono.  Specialmente 
nelle  regioni  centrali  delle  pianure  elevate,  il  viaggia- 
tore trova  ancora  molti  vestigi  di  altra  epoca:  resti  di 
templi,  di  palagi,  di  fortezze,  di  valli  terrapienate,  di 
strade,  di  acquedotti  ecc.  ecc....  » 

G.  H.  Prescott,  Storia  della  conquista  del  Perù,  Li- 
bro I,  cap.  I  a  V. 


FORZE  DI  MARE  E  DI  TERRA 
DEI   TRE  STATI  BELLIGERANTI 


SOHHAKIO 

Li  BoIìtìi  dod  ha  marma.  -  Conuate  ed  allre  navi  da  guerra 
del  Chili.  -  Loro  fona  ed  armamento.  —  Coraziate  ed  altre 
navi  peniTiane  e  loro  (bria.  -  Eieicito  boliviano.-  Eiercito 

peruviano.  —  Esercito  chileno. 


aveado  la  Repubblica  dì  Boliva  posse- 
uto  giammai  neppure  la  più  meschina 
:ialuppa,  unicamente  avremo  a  pre- 
stare ai  nostri  tenori  il  quadro  com- 

arativo  delle  flotte  del  Chili  e  del  Perù  ; 

le  quali,  attenendoci  ai  dati  ufficiali  più  veridici  pub- 
blicati in  anbo  i  paesi  al  rompersi  delle  ostilità,  erano 
tome  appresso  : 


228  FORZE  DI  >IARE  E  DI  TERRA 


FLOTTA     CHILEN A 
Navi  corazsate 

Lord  Cochrane,  con  6  cannoni  da  3oo. 
Blango-Encalaoa,  con  6  cannoni  da  3oo. 

Nayi  in  legno 

(j  Corvfttt) 

Chacabuco,  con  9  cannoni,  2  da  i5o  e  7  da  70  e  4o. 
O'  HiGGiNs,  con  9  cannoni,  2  da  i5o  e  7  da  70  e  4o. 
Esmeralda,  con  12  cannoni  da  68. 

(2  CoHtumierf) 

Magallanes,  con  4  cannoni,  uno  da  ii5  e  3  da  70. 
CovADONGA,  con  2  cannoni  da  i5o. 

Le  due  corazzate  gemelle  Lord  Cochrane  e  Blanco- 
Encalada,  armate  di  6  cannoni  da  3oo  libbre  dei  mi- 
gliori tipi  della  moderna  artiglieria  e  che  fanno  fuoco 
sopra  una  batteria  aperta  a  tutti  i  punti  del  compasso, 
hanno  una  corazza  di  nove  pollici^  la  capacità  di  2o32 
tonnellate,  ed  una  forza  motrice  di  mille  cavalli^  cia- 
scuna, con  una  doppia  elice  che   le   fa  girare  sopra 
se  stesse,  nei  casi  dati,  colla  massima  sveltezza  e  ra- 
pidità. Come  ultimo  ragguaglio,  aggiungeremo  che  fu- 
rono costruite  in  Inghilterra,  sen!(a  risparmio  di  sorta, 
nel  porto  militare  di  HuU,  sotto  T  immediata  direzione 
del  capo  costruttore  della  marina  da  guerra  inglese, 
e  che  furono  varate  l'una  nel  1874  e  l'altra  nel  1875. 


DEI  TRE  STATI  BELLIGERANTI  229 


FLOTTA    PERUVIANA 
Corazzate 

Fregata  Independbncia,  con  i4  cannoni,  2  da  i3o,  e  12 
da  70.  -  2oo4  tonnellate  -  55o  cavalli  di  forza  - 
corazza  di  quattro  pollici.  -  Costruita  T  anno  1 864. 

Monitor  Huascar,  con  2  cannoni  da  3oo  situati  in 
una  torre  giratoria  -  1 1 3o  tonnellate  -  3oo  cavalli 
di  forza  -  corazza  di  pollici  quattro  e  me!(jo  nel 
centro,  e  di  soli  due  e  me\\o  nelle  estremità  -  co- 
razza della  torre  pollici  cinque  e  me^\o,  -  Costruito 
l'anno  i865. 

Navi  in  legno 

Corvetta  Union,  con  12  cannoni  da  70. 
Cannoniera   Pilcomayo,  con  6  cannoni,  2  da  70  e 
4  da  4o(i). 


(i)  li  Perù  possedeva  inoltre  due  monitori  di  /iume,  V  Ata- 
hualpa  ed  il  Manco-Capac,  con  dae  cannoni  da  500  ciascuno, 
più  anni  innanzi  costruiti  negli  Stati-Uniti  per  manovrare  sul 
Missisaipì  :  ma  incapaci  a  correre  sul  mare  altrimenti  che  a  rr- 
morchio,  e  invero  assai  penosamente  furon  tratti  al  Callao 
l'anno  1869,  non  potevano  né  furono  mai  suioprati  che  all'an- 
cora nei  porti,  quali  semplici  batterie  galleggianti,  È  perciò 
che  non  li  abbiamo  annoverati  fra  le  navi  della  flotta,  alle 
cui  evoluzioni  di  guerra  non  si  associarono  mai  ,*•  come  non  ab- 
biamo potuto  far  parola  neanche  delle  tante  altre  navi  e  navet- 
tiue  che  per  limghi  anni  figurarono  nelle  statistiche  della  marina 
militare  del  Perù,  e  clic  fin  da  più  anni  indietro  o  non  esiste- 
vano affatto,  o  erano  appena  semplici  pontoni  a  uso  di  scuole  o 
di  depositi. 


130  FORZE  DI  MARE  E  DI  TERRA 


I 


' 


RIASSUNTO 

Chili.  -  2  forti  corazzate  e  5  navi  in  legno,  con  12 
cannoni  da  3oo,  6  da  i5o  e  3o  di  diversi  calibri  in- 
feriori. 

Però.  -  2  deboli  corazzate  e  2  navi  in  legno,  con 
2  cannoni  da  3oo,  2  da  i5o  e  3o  di  diversi  calibri 
inferiori. 

Delle  navi  da  trasporto^  cosi  del  Chili  come  del 
Perù  non  parliamo,  e  perchè  non  costituiscono  che  senn- 
plici  accessorii,  e  perchè  ciascuno  dei  due  paesi  non 
ebbe  nessuna  difficoltà  a  provvedersene  a  tempo  nella 
misura  dei  proprii  bisogni. 


II 


ESERCITI 


ti  Al  primo  rompersi  delle   ostilità    colla   Repubblica 

i,  della  Bolivia,  febbraio  1879,  questa  non  aveva  che  ap- 

\  pena  un  paio  di  migliaia  di  soldati  disseminati  a  pie- 

,j  coli  distaccamenti  nelle  diverse  sue  provincie,  e,  attese 

1'  le  grandi  difficoltà  topografiche,  nella  quasi   assoluta 

imp>ossibilità  di  arrivare  prima  di  qualche  mese  di  fa- 
ticose marcie,  sul  teatro  della  guerra.  Raccolto,  ed  in- 
grossato colla  massima  celerità  possibile  fino  ai  Sooo  uo- 
mini incirca,  questo  piccolo  esercito,  mal  vestito  e  peggio 
armato,  arrivò  a  Tacna  nel  Perù,  appena  il  2  maggio: 
e  da  Tacna,  ove  si  fermò,  fino  al  deserto  boliviano  di 
Atacama,  occupato  dall'esercito  chileno,  od  anche  fino 


DEI  TRE  STATI  BELLIGERANTI  231 


ad  Iquique,  capitale  del  prossimo  deserto  peruviano  di 
Tarapacày  eravi  ancora  molto  e  molto  cammino  da 
percorrere. 

Dice  lo  storico  semi-ufficiale  del  Chili  :  e  Dai  quadri 
allora  pubblicati  (marzo  1879)  si  seppe  che  la  Bolivia 
aveva  un  esercito  permanente  di  2232  soldati....  La  mo- 
bilizzazione di  quest'  esercito  offrì  le  più  serie  difficoltà 
per  due  cause  diverse  :  la  scarsezza  di  mezzi  dell'erario 
pubblico,  e  gli  ostacoli  del  terreno  che  bisognava  at- 
traversare per  arrivare  ai  luoghi  che  occupavano  i  chi- 
kni  ;  ostacoli  pressoché  invincibili  per  le  grandi  distanze 
e  per  le  asperità  delle  montagne  e  dei  deserti  (i).  > 
Poco  appresso  lo  storico  medesimo  aggiunge  :  e  Frat- 
tanto arrivavano  a  La-Paz  i  contingenti  di  truppa  che 
il  Governo  aveva  domandato  alle  diverse  provìncie:  ar- 
rivavano calzati  con  ajotas,  specie  di  pianella  di  cuoio, 
e  armati  con  armi  di  diverse  classi,  molti  con  un  sem- 
plice fucile  a  pietra....  Questo  primo  esercito  boliviano 
pervenne  a  contare  45oo  uomini  riuniti  con  grande  af- 
fanno in  tutte  le  provincie  della  Repubblica;  ed  il  17  di 
aprile  ruppe  la  marcia  attraverso  le  montagne  (2).  » 

f]  Perù,  grazie  a  qualche  attività  spiegata  dopo  i  fatti 
di  Anto&gasta,  trovossi  al  momento  della  dichiarazione 
di  guerra  con  un  corpo  di  esercito  di  circa  3ooo  uo- 
mini alle  frontiere,  ossia  in  Iquique  e  suoi  dintorni,  e 
con  altri  3ooo  uomini  di  tutte  le  armi  nella  capitale, 
che  aggregati  alle  forze  di  polizia  urbana  e  rurale,  ce- 

(t)  Baxkos-Arama,  //istoria  di  la  Guerra  dil  Pacifico,  p.  67. 
(2)  fd.  Td.  p.  104. 

«5.  •—  Caivano,  Gutrra  dAmtrica* 


232 


FORZE  DI  TERRA  E  DI  MARE,  ECC. 


I 


ladoreSy  ammontanti  a  2000  e  più,  potevano  formare 
al  massimo  un  totale  di  8000  uomini,  5ooo  nella  Ca- 
pitale e  3ooo  in  Iquique. 

Quanto  al  Chili,  il  2  aprile  1879,  ossia  il  giorno  pre- 
cedente a  quello  della  dichiarazione  di  guerra  al  Perù, 
il  suo  esercito  arrivava  a  un  totale  di  i3ooo  uomini 
o  più.  tra  le  forze  esistenti  nella  Repubblica  e  quelle 
agglomeratesi  sulla  costa  boliviana,  invasa  nel  febbraio. 
Ciò  risulta  dalla  dichiarazione  ufficiale  che  in  esso 
2  aprile  il  Ministro  degli  Affari  Esteri  del  Chili  faceva 
al  Senato,  nelle  seguenti  parole  :  a  II  Ministro  degli  Af- 
fari Esteri  rispose  :  a  Che  l' esercito  ammontava  attual- 
mente a  7000  uomini,  e  che  si  era  ordinato  di  elevarlo 
a  9000;  che  le  forze  del  littorale  (ossia  Antofagasta  e 
resto  del  deserto  di  Atacama)  si  erano  notevolmente 
aumentate  col  trasporto  di  molti  chileni  che  risiede- 
vano sulla  costa  del  Perù,  e  che  il  loro  numero  totale 
non  sarebbe  inferiore  a  quello  di  6000  uomini  (i).  » 


(1)  Senato  del  Chitiy  Processo  verbale  della   Sessione    segret 
del  2  aprile   1879. 


VI 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


SOHKARIO 

Il  Chili  disotta  d' impossessarsi  del  deserto  peniviiino  di  'l'ara- 
picì.  -  Iqaique.  —  I  chileni  non  ardiscono  di  occuparla,  seb- 
bene avessero  forze  molto  maggiori.  —  Blocco  alla  lontaaa. 
-  n  Perà  li  prepara,  come  può,  alla  difi»a  :  il  ChiH  Toirebbe 
e  Doo  M  impedirlo  -  Che  fece  la  flotta  cbilena  dal  5  aprile 
alU  meli  di  maggio.  —  Muore  veno  il  Callao.  -  La  flotta 
peruviana  eì  dirìge  ad  Aiica,  quindi  ad  Iquique.  —  Combat- 
timento fra  il  Huattar  e  la  Esmtralda.  -  Vlndtpendeacia 
iniegoe  la  Cnadanga.  -  Naufragio  della  Indepmdauìa  e  bar- 
bane chìIcDa.  —  Danni  ricevuti  dalla  Cmiadonga.  -  La  spa- 
valderia chilena  canta  vittoria.  -  Eroi  di  nnovo  stampo.  - 
II  Huaicar  rimane  solo  contro  le  corazzate  chìkne.  Sue  glo- 
riose gesta.  -  È  temuto  dalle  navi  chilene  che  lo  corteggiano 
a  diitania.  —  Inoperoiiti  dell'  esercito  chileno,  -  Malcontento 
del  popolo  chileno  per  la  lenteua  delle  operaEioni  guerre- 
scbe.  -  La  Aotta  ehilena  abbandona  Iqnique.  -  Iniaflicienza 


J4  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

dei  marini  cbileni.  -  Come  snebberò  potuto  vincere  usui 
piitna,  -  I\ //uasear  dK  nells  rete  della  flotta  chilena.  -  Ul- 
tima lotta  del  Lietu  del  Pacijìie.  ~  Eroismo  di  Miguil  Gran. 
-  Millanterie  cbilene  e  prove  ufficiali  che  il  Huastiir  hph  u 


Chili  mirava  alla  conquista:  verità 
innegabile  che  nei  capitoli  anteriori  ci 
!i  è  presentata  come  una  semplice  con- 
sej;uenza  della  condotta  per  lunghi  anni 
da  esso  tenuta,  fino  al  momento  in  cui 
risolutamente  prese  le  armi  contro  le  Repubbliche  vi- 
cine di  Bolivia  e  del  Perù  ;  e  che  i  fatti  posteriori  pro- 
vano fino  all'evidenza. 

Compiuta  senza  colpo  ferire  la  conquista  del  deseno 
boliviano  di  Atacama  colla  ingiustificabile  invasione 
del  febbraio,  se  il  Chili  avesse  voluto  restarsene  lì  non 
avrebbe  avuto  che  ad  afferrarsi  sempre  più  al  suo  sup- 
posto diritto  di  rivendicazione,  ed  aspettare  tranquilla- 
mente il  corso  degli  eventi  ;  poiché  sapeva  assai  bene 
che  dalla  Bolivia  unicamente  avrebbe  potuto  atten- 
dersi una  guerra  di  parole,  che  sarebbe  finita,  cotne 
sempre,  a  suo  favore  sul  campo  diplomatico;  e  che 
qualora  alla  Bolivia  si  fosse  associato  il  Perù,  com'era 
assai  probabile,  non  gli  sarebbe  stato  punto  difficile  di 
chiamare  gli  avversarli  alla  conciliazione,  dopo  di 
averli  stancati  con  una  guerra  difensiva,  del  buon  esito 
della  quale  non  era  a  dubitare. 

Quasi  inattaccabile  dalla  parte  di  terra  per  la  sua  con 
formazione  topografica,  tanto  nei  suoi  confini  colla  Bo- 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI         235 

livia,  quanto  in  quelli  col  Perù,  sul  Loa,  il  deserto  di 
Atacama  solo  avrebbe  richiesto  una  seria  difesa  contro 
un  attacco  operato  sulla  sua  spiaggia  dalla  parte  del 
mare.  Ma  oltreché  sarebbe  costato  poca  spesa  e  fa- 
tica il  completare  la  fortificazione  naturale  dei  pochi 
punti  di  possibile  approdo  della  medesima,  per  sé  stessi 
diflScilissimi  su  di  una  costa  generalmente  alta  e  ta- 
gliata a  picco  sul  mare,  il  Chili  aveva  tale  una  flotta 
da  bastare  sola,  senza  sforzo  alcuno,  ad  impedire  qual- 
siasi tentativo  di  tal  genere,  anche  nel  non  lontano 
caso  che  il  Perù  avesse  potuto  aumentare  di  uno  o 
due  legni  la  sua  scarsa  e  debole  flotta. 

Ma  il  Chili  non  pensava  affatto  di  rimanersene.  Il 
deserto  di  Atacama  non  sodisfaceva  che  appena  a  una 
parte  delle  sue  antiche  aspirazioni,  le  quali,  come  sap- 
piamo, si  estendevano  principalmente  al  deserto  limi- 
trofo di  Tarapacà,  appartenente  al  Perù:  e,  come  di- 
sopra abbiam  visto,  premeva  al  Chili  di  approfittare 
della  occasione  propizia,  assai  difficile  a  ripresentarsi 
più  tardi,  che  poneva  il  Perù  quasi  a  sua  discrezione 
-  ossia  delle  anormali  condizioni  di  quesf  ultimo,  che 
rendevanlo  in  quel  momento  assai  inferiore  a  lui  in  una 
lotta  -  tanto  per  compiere  interamente  le  sue  aspirazioni 
di  conquista,  quanto  per  fondare  con  un  colpo  decisivo 
la  propria  preponderanza  sugli  Stati  vicini,  e  dare  li- 
bero sfogo  al  torrente  per  tanto  tempo  contenuto  di  odii 
e  di  gelosie  contro  la  Repubblica  regina  del  Pacifico. 

Era  quindi  nei  disegni  del  Chili,  sebbene  mal  si  ad- 
dicesse alla  parte  di  vittima  e  di  provocato  che  pre- 
tendeva assumere  agli  occhi  del  mondo,  di  prendere 


236         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


violentemente  la  iniziativa  delle  ostilità  nella  lotta  col 
Perù,  sì  come  senz'  alcuna  causa  plausibile  l' avea  presa 
nella   dichiarazione  dello  stato  di  guerra,  e  d'impos- 
sessarsi innanzi  tutto  dell'agognato  deserto  di  Tara- 
paca  colla  occupazione  d' Iquique,  che  ne  era  il  centro 
principale.  E  che  questo  e  non  altro  fosse  stato  il  primo 
pensiero  del  Governo  chileno,  lo  attesta  inequivoca- 
mente,  oltre  V  assicurazione  dell'  officioso  storico  Bar- 
ros-Arana,  la   formale   dichiarazione   che  il  Minbtro 
degli  Affari  Esteri  faceva  al  Senato  chileno  quando,  ne) 
domandargli  il  2  aprile  l' autorizzazione  necessaria  per 
dichiarar  la  guerra  al  Perù,  conchiudeva  la  sua  relazione 
sullo  stato  delle  forze  armate  della  Repubblica,  assicu- 
rando che  :  a  II  signor  Saavedra  (Ministro  della  guerra^ 
ritornato  giorni  innanzi  da  Antofagasta)  aveva  detto  al 
suo  ritorno  che  tutto  era  preparato  ptr  un  attacco,  e 
che  questo   non   impedirebbe  neanche  di  fare  uscire 
altre  forze  pei  porti  del  nord,  col  fine  di  tenerle  preme 
a  marciare  pel  teatro  della  guerra  (i).  » 

Effettivamente  il  Chili,  pago  dei  futili  pretesti  lan- 
ciati a  sua  giustificazione  sulla  bilancia  della  coscienza 
pubblica,  poiché  non  si  faceva  scrupolo  alcuno  di  muo- 
vere risolutamente  alla  conquista,  l'immediata  Inva- 
sione di  Iquique  era  quanto  di  più  logico  potesse  fare. 
E  certo,  una  tale  impresa  non  poteva  presentarglisi  più 
facile  e  sicura,  se  il  valore  dei  suoi  guerrieri  fosse  stato 
pari  all'audacia  dei  suoi  diplomatici. 


(i)  Senato  del  Chili  -  Processo  verbale  della  Sessione   segreta 
del  2  aprile  1879. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  237 


Senza  fortt6cazioni  di  sorta,  e  senza  nessuna  proba- 
bilità di  ricevere  pronti  soccorsi  dal  lontano  Governo 
di  Lima,  Iquiquc  non  era  difesa  al  rompersi  delle  osti- 
lità, il  5  aprile,  che  appena  da  una  piccola  divisione 
di  3ooo  soldati  al  massimo. 

Era  questo  il  solo  ostacolo  che  il  Chili  avrebbe  avuto 
a  vincere  per  impadronirsi  del  deserto  di  Tarapacà,  di 
questa  inesauribile  fonte  di  ricchezza,  attorno  a  cui  si 
aggirarono,  si  aggirano  e  si  aggireranno  sempre  le  più 
calde  aspirazioni  chilene;  e  come  si  sa,  per  vincere  un 
si  insignificante  ostacolo,  il  Chili  aveva  a  sua  dispo- 
sizione 6000  soldati  per  lo  meno  nella  prossima  Anto- 
fagasta,  senza  comare  la  grossa  riserva  di  altri  7000  uo- 
mini in  Valparaiso,  e  tutta  una  squadra  composta  di 
due  forti  corazzate  e  di  cinque  navi  in  legno  con 
48  cannoni  di  grosso  e  piccolo  calibro,  già  in  azione 
nella  rada  stessa  di  Antofagasta,  dove  da  più  tempo  stava 
aspettando  gli  ordini  di  attacco. 

Iquique,  abbiam  detto,  non  aveva  nessuna  probabi- 
lità di  ricevere  pronti  soccorsi  dalla  capitale.  Ciò  era 
un  fatto  dei  più  certi,  di  cui  il  Gabinetto  di  Santiago 
era  pienamente  informato  per  telegrammi  del  suo  Rap- 
presentante in  Lima,  il  quale  facevagli  sapere  all'ultima 
ora  che  la  flotta  del  Perù  continuava  nella  medesima 
situazione  dei  giorni  innanzi  nel  porto  del  Callao,  ossia 
riparandosi  alla  meglio,  e  perciò  nella  impossibilità 
di  prendere  il  mare  prima  che  dette  riparazioni  fos- 
sero completate;  impossibilità  che  per  le  due  uniche 
corazzate  Huascar  e  Independencia,  si  protrasse  per 
un  mese  e  mezzo  ancora,  fino  alla  metà  di  maggio. 


238  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

gio.  Solo  poterono  prendere  il  mare  il  7  aprile  le  due 
fragili  navi  in  legno,  Union  e  Pilcomqyo,  che,  non  fa 
bisogno  ricordarlo,  erano  veri  nonnulla  al  paragone  di 
una  sola  delle  forti  corazzate  chilene,  e  quindi  inca- 
paci a  prestare  un  qualsiasi  soccorso  ad  Iquique,  sia 
direttamente,  sìa  indirettamente  scortando  il  trasporto 
di  truppe,  che  in  nessun  modo  avrebbero  potuto  di- 
fendere in  caso  d^  incontro  colla  squadra  nemica.  Al- 
l' invio  di  truppe  per  terra  da  Lima  non  era  affatto  da 
pensare,  per  la  enorme  distanza  e  quindi  pel  molto 
tempo  che  sarebbe  a  ciò  bisognato. 

Iquique,  ripetiamo,  non  poteva  opporre  che  appena 
i  suoi  3ooo  uomini  di  guarnigione  contro  tutto  il  re- 
lativamente formidabile  potere  militare  del  Chili:  e  ciò 
nondimeno  questo  non  tentò  affatto  d' impossessarsene, 
sebbene,  come  abbiam  visto,  non  glie  ne  mancasse  affatto 
il  desiderio,  e  sebbene  avesse  già  tutto  in  pronto,  squadra 
e  truppa,  in  prossimità  d' Iquique,  prim'  ancora  di  di- 
chiarar la  guerra  al  Perù  ;  dichiarazione  che  esso  fece 
non  in  un  momento  reso  obbligatorio  dalla  forza  di 
circostanze  indipendenti  dalla  propria  volontà,  ma  in 
quello  che  più  a  lui  piacque,  e  quando  appunto  si  credè 
sufficientemente  preparato  a  prendere  la  offensiva  nella 
maniera  che  meglio  a  lui  convenisse. 

Più  ancora  :  Iquique  rimase  in  siffatto  stato  di  quasi 
abbandono  fin  oltre  la  metà  di  maggio,  ossia  durante 
tutto  un  mese  e  mezzo  dopo  la  rottura  delle  ostilità, 
mentre  le  due  corazzate  peruviane  completavano  le  loro 
riparazioni  nel  porto  del  Callao;  durante  tutto  uq  mese 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  239 


e  mezzo  nel  quale,  non  altro  avendo  contro  di  sé  che 
le  due  meschine  corvette  peruviane  la  Urrìon  e  la  Pil- 
comayo^  la  squadra  chilena  era  padrona  assoluta  del 
mare;  e  ciò  nonostante  nulla  intentò  contro  Iquique, 
limitandosi  unicamente  a  bloccarla  di  lontano,  sebbene 
l'esercito  chileno  di  Antofagasta  fosse  arrivato  nella 
seconda  metà  di  aprile  fino  alla  rispettabile  cifra  di 
12,000  e  più  uomini,  coi  rinforzi  spediti  da  Valparaiso 
e  con  i  numerosi  incrementi  locali  pel  volontario  ar- 
ruolamento dei  chileni  espulsi  dal  territorio  peruviano. 
Perchè  ciò? 

Ecco  come  si  esprime  a  questo  riguardo  lo  storico 
semi-ufficiale  del  Chili  :  «  Il  Chili  cominciò  la  guerra 
collocando  il  blocco  di  Iquique,  porto  principale  della 
provincia  peruviana  di  Tarapacà,  e  piazza  importante 
per  l'esportazione  del  nitrato  di  soda.  Questa  piazza 
aveva  una  guarnigione  di  oltre  3ooo  soldati  peruviani 
trasportati  prima  della  dichiarazione  di  guerra....  Senza 
dubbio,  il  Chili  avrebbe  potuto  eseguire  allora  con  piena 
fiducia  nelP  esito,  operazioni  più  ardite.  Sbarcando  ri- 
solutamente il  suo  esercito  in  questo  luogo,  e  man- 
dando la  sua  squadra  a  distruggere  quella  del  Perù, 
che  stava  terminando  le  sue  riparazioni  nel  Callao, 
avrebbe  ottenuto  nel  primo  mese  i  risultati  che  rag- 
giunse più  tardi  con  ingenti  sacrifìzii.  Sembra  che  que- 
sto fòsse  il  primo  piano  del  Governo  chileno;  però  si 
diede  credito  alle  bravate  del  Perù,  si  pensò  che  il  de- 
cantato potere  di  questa  Repubblica  fosse  realmente 
formidabile,  e  non  si  volle  avventurare  un  attacco  pe- 


I 


240         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


rìcoloso,  preferendo  camminare  con  prudenza  per  ar- 
rivare ad  un  risultato  pienamente  sicuro  (i).  • 

Il  Chili  ebbe  paura  :  ecco  la  verità.  Ebbe  paura  di 
un  nemico  per  tutti  i  versi  condannato  air  impotenza, 
che  disponeva  di  forze  di  gran  lunga  inferiori  alle  pro- 
prie; e  rese  con  ciò  eccessivamente  lunga,  meschina  e 
disastrosa  per  entrambi,  una  guerra  che   avrebbe  po- 
tuto e  dovuto  finire  con  grande  suo  vantaggio,  in  uno 
o  due  mesi  al  più.  E  se  poi  sì  considera  che  la  favo 
revole  opportunità  di  dare  con  sì  poco  sforzo  un  colpo 
tanto  decisivo,  durò  per  ben  46  giorni  come  termine 
minimo,  ossia  dal  4  aprile  al  20  maggio  in  cui  arri- 
varono ad  Arica  i  primi  rinforzi  di  truppe  ed  i  primi 
elementi  di  guerra  spediti  da  Lima,  bisogna  necessa- 
riamente conchiudere  che  i  capitani  chileni   erano  o 
infinitamente  pusillanimi,  o  infinitamente  inetti  a  con- 
cepire ed  a  menare  a  capo  il  più  semplice  piano  di 
guerra. 

Nondimeno  anche  non  sapendo  o  non  volendo  ap- 
profittare di  SI  favorevole  opportunità,  in  nessun  modo 
doveva  permettere  il  Chili  che  il  Perù  fortificasse  il 
porto  di  Arica  ed  inviasse  ivi  ed  alia  limitrofa    pro- 
vincia di  Tarapacà,  truppe,  armamento,   munizioni  e 
tutto  quanto  concerne  la  organizzazione  di  un  esercito 
in  campagna:  cose  tutte  che  al  rompersi  delle  ostilità, 
eccetto  i  3ooo  uomini  di  Iquique,  difettavano  comple- 
tamente. 

Come  s'è  detto,  oltre  le  due  corvette  la  Union  e  la 


(i)-Barros-Arana,  Historia  de  la  Guerra  dei  Pacifico,  p.   S7 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  241 


Pilcomayo,  contro  le  quali  il  Chili  poteva  opporre  con 
enorme  superiorità  le  sue  cinque  navi  in  legno  come 
quelle,  il  Perù  non  aveva  che  due  deboli  corazzate,  per 
giunta  in  cattivo  stato,  a  dar  ragione  delle  quali  sa- 
rebbe stata  sufficiente,  posta  in  buone  mani,  una  sola 
delle  due  potenti  corazzate  chilene.  Or  bene  -,  lasciando 
la  sua  squadra  in  legno  per  tenere  in  soggezione  le 
due  corvette  peruviane  e  proteggere  la  mobilizzazione 
del  proprio  esercito,  il  Chili  non  aveva  che  a  custo- 
dire colle  due  sue  corazzate  l'imboccatura  del  porto 
del  Callao,  per  ottenere  tutti  gli  anzidetti  risultati  e 
collocare  il  Perù  nella  impossibilità  di  difendere  Ta- 
rapacà  e  tutta  la  estesissima  sua  costa,  che  esso  avrebbe 
potuto  invadere  a  suo  beli'  agio,  quando  e  come  volesse. 
n  Perù,  in  questo  caso,  non  avrebbe  avuto  che  due 
sole  vie:  o-come  effettuò  il  16  maggio,  non  appena 
le  sue  sole  corazzate  Huascar  e  Independencia  pote- 
rono prendere  il  mare  -  avrebbe  fatto  uscire  dal  Cal- 
lao pel  teatro  della  guerra  i  necessarii  rinforzi  di  truppe, 
armamento  ed  altro,  in  appositi  trasporti  scortati  da 
esse  corazzate;  nel  qual  caso,  battute  queste  dalle  due 
superiori  corazzate  chilene  all'uscire  dal  porto,  detti 
trasporti  sarebbero  indubitatamente  caduti  in  loro  po- 
tere, ammenoché  non  si  fossero  prestamente  ricoverati 
sono  la  protezione  dette  batterie  di  terra,  ritornando 
indietro;  o  si  sarebbe  condannato  alla  inazione  nel 
Callao  e  nella  prossima  capitale,  da  dove  e  i  suoi 
eserciti  e  i  suoi  elementi  di  guerra  non  avrebbero 
potuto  uscire  senza  esporli,  come  si  è  detto,  ad  una 
sicura  perdita,  insieme  alle  due  deboli  corazzate  di 


242  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


scorta;  sì  come  non  poterono  uscire,  né  uscirono  in 
appresso  assai  più  tardi,  quando  il  Huascar  e  Vlndt- 
pendencia  vennero  a  mancare.  Sicché  il  Chili  avrebbe 
avuto  partita  vinta  in  ambo  i  casi,  collocando  il  Però 
nella  impossibilità  di  mobilizzare  le  sue  forze,  e  rima- 
nendo senza  contrasto  padrone  fin  dal  primo  momeDto 
di  tutta  r estesa  costa  peruviana  fino  al  Callao,  il  cui 
possesso  gli  costò  più  tardi  tanto  sangue  e  tanti  sa- 
crifizii  di  ogni  genere. 

Nondimeno  nulla  di  tutto  ciò  fece  il  Chili:  e  non 
perché  non  ne  fosse  venuta  l'idea  ai  suoi  uomini  di 
Stato,  i  quali  vi  pensarono  fin  dal  primo  momento, 
prim'ancora  di  lanciare  la  dichiarazione  di  guerra  con- 
tro il  Perù(i);  ma  perchè  ne  mancò  Tanimo  ai  suoi 
capitani  di  mare,  come  mancò  a  quelli  de' suoi  eser- 
citi per  eseguire  uno  sbarco  su  di  una  costa  quasi  del 
tutto  indifesa. 


(i)  Telegrammi  del  Governo  del  Chili. 

«  Ministro  della  guerra  a  Williams  (comandante  della  flotta) 
2  Aprile  -  Dichiarazione  di  guerra  al  Perù.  Godoy  e  Laralle  si 
ritirano  domani.  Procedano  come  in  campagna.  Godoy  mi  dice: 
situazione  squadra  nel  Callao  la  medesima.  Attaccarla  per  sor- 
presa al  far  del  giorno  sarebbe  più  sicuro,  però  preferibile  attac- 
carla fuori  la  portata  delle  batterie.  Esercito  peruviano  seimila 
uomini  di  tutte  le  armi  ;  2500  gendarmi  e  polizia  —  A  FiERRo 
(Ministro  degli  affari  esteri).  > 

«  Saavedra  a  Williams,  3  aprile  -  Si  conosce  già  in  Lima  dichb- 
razione  di  guerra.  >  Ella  procurerà  distruggere  o  rendere  inutile 
la  squadra  peruviana,  impedire  la  fortificazione  d'Iquiqne  0  di- 
struggerla, impadronirsi  trasporti,  bloccare  porti  e  procedere  io 
tatto  con  ampie  facoltà  -  Saavedra  (Ministro  della  guem).  • 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI         243 


Che  cosa  fece  invece  la  flotta  chilena,  a  cominciare 
dal  3  aprile  in  cui  ruppe  le  ostilità,  fino  alla  metà  di 
maggio?  Nuli' altro  che  bloccare  Iquique,  e  portare  la 
strage  su  tutta  la  costa  indifesa  del  Perù,  senza  alcun 
profitto  per  sé,  distruggendo  e  incendiandone  uno  per 
uno  tutti  gli  elementi  d'imbarco  e  tutti  i  suoi  piccoli 
porti.  Pabeiion  de  Pica,  Pisagua,  Moilendoj  Huanillos, 
semplici  porti  commerciali,  sfomiti  assolutamente  di 
qualsiasi  opera  di  difesa,  e  che  privi  onninamente  di 
guarnigioni,  tranne  Pisagua  ove  trovavansi  appena  un 
due  o  trecento  soldati  al  più,  non  potevano  opporre 
nessuna  resistenza,  furono  l'uno  dopo  l'altro  più  o 
meno  distrutti  dalle  bombe  delle  corazzate  chilene;  le 
quali,  sole  sempre  a  tuonare,  non  altri  petti  umani 
avevano  a  ferire  che  quelli  delle  donne,  dei  vecchi  e 
dei  fanciulli  troppo  tardi  a  fuggire  l'ira  nemica,  come 
assai  spesso  avvenne  (r). 

Dopo  4o  giorni  miseramente  passati  in  questo  van- 
dalico ed  inutile  passatempo,  il  grosso  della  flotta  chi- 
lena  composto  delle  due  corazzate  e  di  tre  corvette,  si 
decise  alla  fine  di  andare  a  domandar  notizie  della 
squadra  peruviana  nel  porto  del  Callao,  verso  il  quale 
mosse  da  Iquique  il  16  maggio;  ma  era  già  troppo  tardi. 


(x)  «  Non  paò  non  supporsi  che  T  ammiraglio  W.  Rebolledo,  a 
bordo  della  Blanco-Encalada,  si  ritirasse  pieno  di  vergogna 
d'aver  commesso  l'orrendo  delitto  d'incendiare  un  paese  indi- 
feso, uccidendo  tre  donne,  una  ragazza  ed  un  asiatico...  e  ciò 
che  è  più  orribile,  d'aver  fatto  perir  tra  le  fìamme  due  donne 
ed  un  fianciallo  appena  nato....  > 

Rapporto  ufficiale  deU autorità  peruviana  sulFincettdio  di  Pisagua. 


244         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

In  quello  stesso  i6  maggio  il  Presidente  del  Perù 
usciva  dal  Callao  alla  volta  di  Arica,  ove  giunse  il 
20  senza  esser  affatto  molestato  per  via,  con  tre  navi 
trasporti  piene  di  soldati,  armamenti,  munizioni  e  vi- 
veri, sotto  la  scorta  delle  sue  corazzate  Huascar  e 
Independencia,  ailor  allora  finite  di  riparare  ed  armare 
alla  meglio;  e  che  certo  sarebbero  state  del  tutto  im- 
potenti a  difendere  se  stesse  ed  i  preziosi  trasporti  che 
le  seguivano  contro  un  assalto  della  squadra  chilena, 
se  questa  si  fosse  fatta  trovare  all'uscita  del  porto,  là 
dove  fin  da  un  mese  e  più  avrebbe  dovuto  essere. 

La  guerra  navale  non  cominciò  in  realtà  che  col- 
l'apparizione  delle  due  corazzate  peruviane;  poiché, 
come  s'è  detto,  la  flotta  chilena  non  si  era  occupata 
fin  allora  che  a  bloccare  Iquique,  incendiare  i  piccoli 
porti  commerciali,  dove  ogni  qualunque  attentato  non 
era  che  semplice  questione  di  volontà,  e  distruggere 
i  moli  e  le  barcaccie  per  l'imbarco  delle  merci,  su 
tutta  l'indifesa  costa  sud  del  Perù. 

Lasciati  i  trasporti  in  sicuro  nel  porto  di  Arica,  il 
20  maggio  le  due  corazzate  peruviane  si  portarono 
immediatamente  nella  rada  d'Iquique,  in  cerca  delle  navi 
nemiche  che  ne  tenevano  il  blocco.  Arrivarono  ivi  la 
mattina  seguente,  del  21,  e  scone  le  sole  che  pel  mo- 
mento vi  si  trovavano,  le  corvetta  Esmeralda  e  la  can- 
noniera-Còvoiò/ig'a,  ambe  in  legno,  il  Huascar  si  diresse 
contro  la  prima,  mentre  Vlndependencia  si  pose  ad  in- 
seguire la  seconda,  che  imprendeva  rapidamente  la  fuga. 

Il  combattimento  fra  il  Huascar  e  la  Esmeralda  fu 
breve,  quanto  splendido.  Dopo  un'ora  circa  di  fuoco 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  245 

che  YEsmeralda  sostenne  degnamente^  il  Huascar  la 
colò  a  fondo  investendola  per  tre  volte  consecutive 
col  suo  sperone  d'acciaio.  E  terminava  appena  il  com- 
battìmento,  spariva  sotto  le  acque  il  ponte  della  Esme- 
ralda,  che  già  il  Comandante  del  Huascar  lanciava  in 
mare  tutte  le  sue  scialuppe  in  soccorso  delF  equipaggio 
della  nave  nemica,  che  dibattevasi  invano  contro  il 
furore  delle  onde  agitate.  Salvò  da  certa  morte,  con 
questa  sua  nobile  azione,  ben  sessanu  e  più  individui 
fra  marinai  e  ufficiali,  che  raccolse  benevolmente  a 
bordo  della  sua  corazzata,  per  indi  sbarcarli  in  Iqui- 
que,  in  qualità  di  prigionieri  di  guerra,  dopo  aver  fatto 
loro  distribuire  ogni  genere  di  soccorso  e  principal- 
mente delle  vestij  di  cui  i  più  avevano  maggior  bisogno, 
per  lo  stato  di  completa  nudità  nel  quale  si  trova- 
vano (f  ). 

Ma  mentre  il  generoso  comandante  del  Huascar^ 
Michele  Grau  -  che  il  resto  della  campagna  e  la  glo- 
riosa sua  morte  dovevano  rendere  dipoi  tanto  celebre  - 
si  affaticava  nobilmente  a  salvare  i  naufraghi  della 
Esmeralda,  ben  diversa  era  la  sorte  che  correvano  quei 


(i)  Da  alcune  lettere  familiari  pubblicate  in  quasi  tutti  i  giornali 
cliileni,  di  ufficiali  e  marinai  che  si  trovavano  a  bordo  della  Esme- 
ralda, e  presero  parte  all'azione,  togliamo  i  seguenti  brani: 

«  I  pochi  che  ci  salvammo  fummo  presi  mezzo  affogati  dalle 
scialuppe  del  Huascar^  completamente  nudi  in  gran  parte.  -  Iqui- 
qae  23  maggio   1879.  » 

Lettera  del  Tenente  F.  Sanchez  al  fratello  Carlos  Sanchez. 

«  I  pochi  scampati,  che  fummo  circa  60,  ci  salvammo  a  nuoto. 
Fra  venti  minuti   fummo   raccolti  dalle   scialuppe  del  Huascar* 


246 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAU 


della  Independenciaj  cui  una  roccia  sconosciuta  apriva 
la  chiglia  nel  momento  medesimo  in  cui  era  per  at- 
tingere col  suo  sperone  la  fuggente  Covadonga. 

G)me  s'è  detto  innanzi,  mentre  ìlHuascar  si  dirigeva 
controia  Esmeralda  all'entrare  nella  rada  di  Iquique,la 
Independencia  si  poneva  ad  inseguire  la  Qn^adonga  che 
evitando  la  disuguale  battaglia,  si  dava  a  sollecita 
fuga  (i).  Snella,  leggiera,  veloce,  la  Covadonga  im- 
prese la  sua  fuga  navigando  in  prossimità  della  spiaggia 
di  cui  seguiva  tutte  le  sinuosità  ;  ed  alla  Independencia, 
che  a  causa  della  sua  pesante  mole  era  necessaria- 
mente astretta  a  mantenersi  al  largo  per  le  maggiori 
acque  di  cui  aveva  bisogno,  altra  via  non  rimaneva 
fuori  quella  di  correrle  dietro  in  una  linea  parallela 
alquanto  distante,  e  di  bersagliarla  colla  sua  debole  ar- 
tiglieria, che  la  distanza  rendeva  ancor  meno  efficace. 

Ambe  le  navi  nemiche  eseguivano  a  meraviglia  la 


Dopo  averci  dato  delle  vesìi,  fummo  menati  a  terra  dorè  ci  tra- 
viamo prigionieri.  -  Iquique  23  maggio  1879.  * 

Lettera  dell'ufficiale  di  guarnigioDe  A.  Hurtado  al  padre  M. 
Hurtado. 

Molte  altre  lettere  di  fonte  chilena  dello  stesso  genere,  insieme 
alle  relazioni  ufficiali  del  Huascar,  ed  alle  corrispondenze  de 
giornali  uscite  da  Iquique,  concordano  unanimemente  nel  &tto 
che  i  naufraghi  della  Esmtralda  furono  raccolti  nel  maggior  nn- 
mero  completamente  nudi  dalle  scialuppe  del  Huasear. 

(i)  La  Covadonga  era  un  semplice  Avviso  della  flotta  spagnnola. 
che  fu  catturato  T  anno  1 865  dalla  nave  chilena  Esmeralda  per 
via  d' inganno  ;  ossia  inalberando  la  bandiera  inglese,  per  mexzo 
della  quale  potè  attrarlo  senza  sospetto  fin  sotto  i  fuochi  delle 
sue  batterie. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  347 

propria  parte  ;  e  già  i  due  cannoni  da  1 5o  della  Inde- 
pendendo^  che  soli  potevano  dar  qualche  vantaggio 
per  la  distanza  obbligata  che  correva  fra  te  due 
navi,  aveva  cagionato  dei  danni  considerevoli  alla  Oh 
vaJongay  allorché  più  non  poterono  far  fuoco.  Questi 
due  cannoni,  montati  in  tutta  fretta  nel  Callao  da 
operai  poco  esperti,  che  per  giunta  difettavano  di  gran 
parte  degli  elementi  necessarii  -  poiché,  come  si  sa,  le 
due  corazzate  peruviane  furono  riparate  come  si  potè 
nel  porto  del  Callao,  dove  giacevano  quasi  abbando- 
nate nel  più  deplorabile  stato  al  cominciare  della  guerra  - 
trovavansi  l' uno  a  poppa  e  l'altro  a  prora  della  nave: 
il  primo  si  smontò  al  secondo  colpo  che  fece,  ed  il 
secondo  rimase  immobile  all' undecimo,  senza  poter 
girare  in  nessun  senso,  sicché  più  non  fu  buono  a 
nulla. 

Limitata  l' azione  della  Independencia  ai  suoi  piccoli 
cannoni  da  70,  che  la  lontananza  rendeva  poco  utili, 
il  suo  comandante  Moore,  desideroso  di  finir  presto  - 
comunque  il  progressivo  rallentamento,  succeduto  alla 
pristina  celerità  nella  fuga  della  CovadongUj  gli  prò- 
vasse  che  aveva  sofferto  rilevanti  danni,  e  che  la  sua 
resistenza  non  potrebbe  durare  che  ben  poco  ancora 
-  decise  di  ricorrere  all'  assalto  dello  sperone,  non  ap- 
pena fossegli  possibile  navigare  nelle  medesime  acque 
della  nave  nemica  ;  e,  colto  il  momento  in  cui  questa, 
navigando  in  acque  alquanto  profonde,  era  per  entrare 
in  una  baia  bassa  nella  quale  sarebbe  stato  impossi- 
bile seguirla,  slancia  sollecitamente  contro  di  essa  la  pro- 
pria corazzata.  Pochi  secondi  ancora,  e  lo  sperone  della 

x6    —  Ca IVANO,   Cturra  if  America. 


248 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


Independencìa  avrebbe  diviso  per  metà  la  Covadonga, 
quando  un  ignoto  scoglio  sottomarino  non  segnato 
nelle  carte  marittime,  sul  quale  questa  passò  senza 
avvertirlo,  trattenne  violentemente  la  corsa  della  In- 
dependencia  facendola  naufragare  (i). 

Che  fece  allora  la  Covadonga  ?  A  questo  proposito, 
la  relazione  dell'  ufficiale  dei  segni  della  Independencìa 
dice  :  a  Al  vederci  incagliati,  la  Covadonga  ci  canno- 
neggiò impunemente  per  più  di  4o  minuti,  e  colle  mi- 
tragliatrici delle  sue  coffe  bersagliava  i  nostri  naufraghi 
che  cercavano  salvarsi,  alcuni  nelle  scialuppe,  altri  a 
nuoto,  cessato  che  fu  il  fuoco  dei  nostri  cannoni  già 
coperti  dall'acqua,  d  Quale  differenza  fra  la  condotta 
della  Covadonga  e  quella  del  Huascar!  Mentre  il 
comandante  del  Monitore  peruviano  attendeva  a  tui- 
t' uomo  a  salvare  i  naufraghi  della  Esmeralda^  quello 
della  nave  chilena  incrudeliva  contro  gli  egualmente 
naufraghi  della  Independencìa^  che  una  imprevedibile 
disgrazia,  non  egli,  avea  messi  a  sua  discrezione,  mas- 
sacrandoli barbaramente  quando,  cessata  la  lotta,  solo 
s'affaticavano  a  salvarsi  dal  furore  delle  onde. 

Dopo  aver  fatto  fuoco  per  certo  tempo  sui  naufra- 


(1)  *  ....  Collo  scandaglio  alla  mano,  nel  momento  in  cui 
questo  segnava  nove  òracda»  fondo  più  che  sufficiente  per  17»- 
deptndetuia^  si  diede  l'investita  alla  Covadonga,...  Lo  scoglio 
contro  il  quale  urtò  \  ludtptndtncia  non  è  notato  in  nessuna 
carta  :  la  corazzata  navigava  in  quel  momento  in  nove  braccia 
d'  acqua,  e  anche  dopo  di  essersi  incagliata,  misurava  all'  intorno 
da  sette  a  otto  braccia  di  fondo.  > 

Helatiofit  dell'  ufficiale  dei  segni  dell'  Independencìa^ 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  249 

ghi  della  Independencia  -  fatto  che  non  ammette  alcun 
dubbio  (i)  -  la  Covadonga,  sia  per  timore  di  un  pros- 
simo arrivo  del  Huascar,  sia  per  le  avarìe  cagionatele 
dall'artiglieria  nemica,  riprese  di  bel  nuovo  la  inter- 
rotta fuga,  che  fu  oltremodo  lenta  e  penosa,  e  che  il 
suo  comandante  descrive  nei  seguenti  termini  nel  rap- 
porto ufficiale:  «  ....La  nostra  macchina  lavorava  con 
cinque  libbre  appena  di  pressione,  e  la  nave  faceva 
molt'  acqua  a  causa  dei  colpi  di  palla  ricevuti....  Toc- 
cammo 7ocoj?///j,  dove  coir  aiuto  dei  falegnami  man- 
dati da  terra,  la  nave  ricevè  le  più  urgenti  riparazioni 
colla  chiusura  dei  fori  delle  palle  a  fior  d'acqua,  e 
prosegui  al  sud  nella  mattina  del  24  toccando  Cobija, 
dove  incontrammo  il  vapore  del  nord  (commerciale), 
che  trasportò  i  feriti  ed  il  Commissario  ad  Antofagasta, 
coir  incarico  di  conferire  col  generale  in  capo,  per  do- 
mandargli un  vapore  che  venisse  ad  incontrarci,  per- 
chè la  nave  non  camminava  che  a  ragione  di  due  mi- 
glia e  seguiva  facendo  molt' acqua.  > 

Come  manifestamente  emerge  da  siffatta  relazione 
del  Comandante  della  Covadonga^  questa  nave  poteva 
già  considerarsi  come  perduta  prima  che  il  nemico  pen- 
sasse ad  assalirla  collo  sperone  della  propria  corazzata  ; 
poiché  dopo  siffatto  momento  non   ricevè  più  alcun 


(i)  In  ana  relazione  pubblicala  dal  giornale  £/  Mercurio  di 
Valparaiso,  del  4  giugno  1879,  leggiamo  :  «  Erano  le  12  merid. 
e  tutto  era  finito.  La  Independincia  si  coricava  sul  lato  di  estrìbor, 
la  saa  gente  cadeva  in  mare,  le  sue  scialuppe  si  sommergevano, 
la  fucileria  della  Covadonga  faceva  esterminio.  » 


25© 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


danno.  Bastava  continuare  inseguendola  come  per  lo  in- 
nanzi, accontentandosi  di  bersagliarla  coi  cannoni  da  70 
che  molto  o  poco  non  avrebbero  lasciato  di  peggiorare 
le  sue  condizioni  ;  e  senz*  altra  causa  che  i  danni  già 
sofferti  nella  macchina  e  nei  suoi  fianchi,  pei  quali  en- 
trava liberamente  l' acqua  -  danni  che  la  semplice  pre- 
mura dì  fuggire  la  presenza  del  nemico  avrebbe  aggra- 
vato sempre  più  -  essa  avrebbe  dovuto  necessariamente 
tosto  o  tardi  sommergersi.  Se  poi  il  fortuito  naufragio  della 
Independencia,  avvenuto  per  mera  disgrazia,  per  una 
circostanza  imprevedibile,  né  affatto  addebitabile  al  suo 
Comandante  e  completamente  estranea  all'azione  della 
Covadonga^  permise  che  questa  potesse  a  dura  pena 
salvarsi,  ciò  non  vuol  dire  affatto  che  essa  avesse  vinto. 
Fra  le  altre  cose  è  a  notarsi  che  la  Independencta  non 
aveva  ricevuto  durante  la  corsa  della  Covadonga^  im- 
propriamente chiamata  combattimento,  che  appena  due 
o  tre  proiettili  inoffensivi  ;  e  che  il  suo  numeroso  equi- 
paggio non  contò  che  pochissime  perdite,  avute  in  mas- 
sima parte  dopo  il  naufragio  della  nave.  Prima  di  questo 
momento  solo  si  avevano  a  deplorare  un  morto  e  tre 
feriti,  caduti  sotto  i  colpi  di  fucilerìa  della  Covadonga, 
nell'istante  in  cui  la  Independencìa  essendo  per  attingerla 
col  suo  sperone,  incagliò  nella  roccia  sottomarina.  Que- 
sti particolari  li  abbiamo  avuti  direttamente  da  |:>ersone 
degne  di  fede,  che  si  trovavano  a  bordo  della  Indepen- 
^^nc/a,  sebbene  estranee  all'equipaggio  della  medesima. 
Ciò  nondimeno  il  Chili  celebrò  siffatto  avvenimento 
come  la  più  splendida  vittoria  di  quante  furono  mai 
riportate  sui  mari  da  che  il  mondo  esiste. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  251 


Di  carattere  essenzialmente  spavaldo  e  millantatore, 
il  popolo  chileno  sentiva  il  bisogno  di  celebrare  una 
rumorosa  vittoria,  che  coprisse  innanzi  a  sé  stesso  ed 
innanzi  al  mondo,  la  inettezza  spiegata  dalla  propria 
squadra  nei  43  giorni  decorsi  dalla  sua  entrata  in 
azione,  durante  i  quali  nuli'  altro  seppe  fare  che  infe- 
rocire contro  paeselli  indifesi,  ed  arrivar  tardi,  dopo 
43  giorni,  là  dove  avrebbe  dovuto  e  potuto  arrivare  in 
men  di  una  settimana  -  al  Callao.  Ardeva  del  desiderio 
di  proclamarsi  grande,  di  crearsi  degli  eroi  chileni  ;  e 
festeggiò  con  delirante  esaltazione  come  sua  vittoria 
una  sventura  del  nemico,  di  cui  solo  il  caso  fu  autore, 
e  che  solo  potè  far  rimanere  a  metà  la  inequivoca  di- 
sfatta toccata  alle  sue  armi 

I  Comandanti  della  Esmeralda  e  della  Covadonga 
furono  proclamati  nel  Chili  i  più  grandi  Capitani  del- 
l' universo,  ed  i  marini  chileni  in  generale  i  primi  bat- 
taglieri dei  mari. 

Neil'  ordine  del  giorno,  letto  il  29  maggio,  agli  equi- 
paggi delle  diverse  navi  della  squadra  chilena,si  diceva: 
e  La  Esmeralda  fu  colata  a  fondo  colla  gloria  con  che 
visse  sempre....  (i).  La  Independencia  è  stata  compie- 


(l)  Che  U  Esmeraìda  perisse  gloriosamente,  nessuno  Io  porrà 
in  dubbio:  ma  che  poi  fosse  vissuta  sempre  gloriosamente,  come 
assìcnrava  l'ammiraglio  chileno  Williams,  è  molto  da  questionare. 
Nei  suoi  lunghi  anni  di  vita,  fino  alla  vigilia  della  sua  breve  lotta 
col  Huaseatj  V  Esmeralda  non  compì  che  un  solo  atto  degno  di 
nota;  ossia  la  cattura  àtW Avviso  spagnuolo  Ccvadonga,  caduto 
in  un  tranello;  e  certo  nessuno  dirà  che  ciò  portasse  gloria. 


252  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

tamente  distrutta  (senza  dire  da  chi  e  come)  e  la  Co- 
vadonga  ha  potuto  ritirarsi  in  direzione  di  Antofa- 
gasta.  » 

Il  giornale  La  Patria  di  Valparaiso  chiamava  la  sca- 
ramuccia del  21  maggio  t  il  più.  eroico  combattimento 
navale  che  registra  la  storia  universale,  »  Eguale  lin- 
guaggio, o  quasi,  tenevano  tutti  gli  altri  giornali  chileni. 

Quattordici  Deputati  chileni  presentavano  sollecita- 
mente alla  Camera  il  i°  giugno,  un  progetto  di  legge 
di  ricompensa  ai  combattenti  della  Esmeralda  e  della 
Covadonga^  ove  insieme  a  tant'  altro  si  legge:  a  II  com- 
battimento del  2 1  maggio  delle  navi  Esmeralda  e  Co- 
vadonga  colle  corazzate  peruviane  Huascar  e  Inde- 
pendencia  è  un  fatto  senza  precedenti  nella  nostra 
storia  (!)  per  l'eroismo  di  quelli  che  perirono  come 
martiri  della  patria,  e  la  serenità,  il  coraggio  e  la  pe- 
rizia di  quelli  che  sopravvissero  e  trionfarono  nella 
più  terribile  e  disuguale  delle  lotte.  La  goletta  Cova- 
donga  abilmente  e  intrepidamente  diretta  dai  suoi  co- 
mandanti, lottò  colla  corazzata  Independencia  e  per- 
venne a  farla  incagliare  e  sommergersi  nelle  acque 
della  costa  peruviana.  Atti  tanto  eroici  serviranno  di 
esempio  alle  generazioni  future....  > 

Lo  storico  chileno  Barros-Arana  dice  a  sua  volta-, 
e  II  combattimento  d' Iquique  produsse  una  profonda 
impressione  in  tutto  il  mondo.  La  stampa  di  Europa 
e  di  America  non  trovava  parole  sufficientemente  ar- 
denti per  dipingere  l'eroismo  dei  chileni  (i).  >  Rispon- 


(l)  //istoria  (i€  la  Guerra  dil  Pacifico,  p.  95. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  253 

dano  per  noi  tutti  i  lettori  di  giornali  del  vecchio  e 
del  nuovo  mondo,  se  lessero  mai  altro  intorno  a  ciò, 
air  infuori  di  qualche  ampolloso  articolo  di  fonte  chilena. 
Essendo  avvenuto  nel  secondo  investimento  dato  dal 
Huascar  alla  Esmeralda^  che  il  comandante  ed  un  ser- 
gente di  questa  cadessero  all'  urto  sul  ponte  di  quello 
-  dove  ambo  rimasero  massacrati  dai  marinai  presso  i 
quali  piombarono»  prima  che  il  comandante  del  Hua- 
scar avesse  il  tempo  d' impedirlo  -  i  chileni  pretesero 
che  non  erano  punto  cascati,  ma  saltati  all'abbordo  (i). 
E  non  contenti  di  ciò,  aggiunsero  per  soprappiù  che 
nel  momento  in  cui  V  Esmeralda  affondò,  al  ricevere 
il  terzo  assalto  del  Huascar,  il  suo  equipaggio  trova- 
vasi  preparato  per  correre  anch'  esso  compatto  all'ab- 
bordo dietro  al  suo  estinto  comandante,  e  che  sola^ 
mente  la  pronta  sommersione  della  propria  nave  gli 
impedì  di  compiere  siffatto  proposito.  Per  sapere  quanto 
sia  di  vero  in  ciò,  basta  ricordare  che  i  naufraghi  della 
Esmeraida^  sebbene  raccolti  quasi  istantaneamente  dalle 
scialuppe  del  Huascar^  trovavansi  in  maggior  numero 
completamente  nudi;  ciò  che  prova  che  essi  si  spoglia- 


(i)  Attesa  la  sua  natura  di  monitore  il  Huascar  era  sì  basso 
che,  eccetto  la  torre,  si  elevava  appena  di  pochi  f  cilici  sopra  la  su- 
perficie delle  acque  :  quindi  nuUa  di  più  facile  che,  perduto  l'equi- 
librio per  effetto  della  violenta  scossa  sofferta  dall'  Esmtralda  al- 
l' urto  del  Huascar,  vi  precipitasse  il  comandante  dal  ponte  di 
comando,  dove  si  trovava  col  sergente  che  gli  fu  compagno  di 
sventura.  £  che  realmente  sia  stato  cosi,  lo  sappiamo  anche  da 
distinta  e  ragguardevole  persona  (A.  Y.  de  C.)  che  udillo  dalle 
proprie  labbra  dell'illustre  comandante  del  Huascar,    M.    Grau. 


254 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


rono  prima  di  ricevere  il  terzo  ed  ultimo  investimento 
del  Huascar  ;  e  certo  non  è  in  siffatto  stato  adamitico 
che  si  va  all'abbordo  di  una  nave  nemica.  Tuni 
sanno  invece  che,  in  tali  frangenti,  ciò  vuol  dire  pre- 
pararsi a  scampar  la  vita,  non  già  a  combattere.  Ecco 
degli  eroi  di  nuovo  stampo  ! 

Bastino  al  lettore  questi  pochi  esempi,  per  giudicare 
con  una  tal  quale  approssimazione  della  stravagante 
rodomonteria  e  della  petulanza  chilena. 

Indipendentemente  da  ciò,  la  fortuita  perdita  della 
Independencia  fu  però  un  vero  disastro  pel  Perù,  la  cui 
squadra,  già  tanto  meschina  di  fronte  a  quella  del  ne- 
mico, trovossi  ridotta  dopo  questo  disgraziato  avveni- 
mento a  proporzioni  siffattamente  minime,  che  più  non 
erale  possibile,  nonostante  F  ardimentosa  valentia  dei 
suoi  condottieri,  di  misurarsi  con  quella;  e  sotto  que- 
sto rapporto  avevano  i  chileni  motivo  più  che  baste- 
vole di  rallegrarsi  e  di  suonare  a  festa. 

Rimasto  solo  il  Huascar  contro  le  due  potenti  co- 
razzate chilene  Lord- Cochr arie  e  Bianco- Encaiada 
-  pur  non  facendo  nessun  conto  della  numerosa  squa- 
dra in  legno  del  Chili,  per  contrapporla  col  vantaggio 
di  quattro  contro  due,  alle  due  corvette  in  legno  del 
Perù  -  la  sua  azione  e  la  sua  esistenza  stessa  non  po- 
tevano essere  che  assai  limitate.  Uno  contro  due  in 
numero,  ed  appena  in  ragione  di  uno  contro  tre  in 
potenza,  in  confronto  a  ciascuna  delle  due  corazzate 
nemiche,  il  Huascar^  sia  per  entrambe,  sia  per  ciascuna 
di  esse  isolatamente,  non  poteva  essere  che  un  nemico 
poco  temibile,  un  semplice  giuocattolo  che  per  nulla 


OPERAZIONr  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  255 


doveva  impedire  o  contrastare  la  loro  potente  azione, 
e  di  cui  avrebbero  potuto  sbarazzarsi  sempre  che  il  vo- 
lessero (i). 

Nondimeno  non  fu  cosr. 

A  cominciare  dal  22  maggio,  il  Huascar  non  rimase 
un  solo  momento  inoperoso.  A  volte  in  compagnia 
della  corvetta  Union^  il  più  spesso  solo,  esso  disimpe- 
gnava, mercè  la  sua  ardimentosa  e  ben  diretta  attività, 
tutte  le  funzioni  di  una  numerosa  squadra.  Scortava 
felicemente  i  trasporti  peruviani  carichi  di  soldati,  di 
armi,  di  vettovaglie:  visitava  a  salti,  oggi  Tuno,  do> 
mani  V  altro,  tutti  i  porti  e  rade  del  Chili  fino  a  Val- 
paraiso,  senza  mai  arrecar  danno  alcuno  alle  indifese 
popolazioni  di  cui  nondimeno  avrebbe  potuto  far  ma- 
cello, per  poco  che  avesse  voluto  seguire  il  tristo  esem- 
pio dato  dal  nemico  :  appariva  e  riappariva  continua- 
mente nella  rada  di  Antofagasta,  ove  trovavasi  il  quartier 
generale  dell'esercito  chileno,  ora  per  ritornare  rapida- 


(i)  Fer  la  migliore  intelligenza  di  quanto  s'  è  detto,  ripetiamo 
1  iegnenti  dati  : 

Monitor  Huascar  (peruviano)  due  cannoni  da  300  situati  in 
una  torre  giratoria  -  1130  tonnellate  di  capacità  -  300  cavalli  di 
forza  —  corazza  di  pollici  4  i[2  nel  centro  e  di  soli  2  112  nelle 
estremità  —  corazza  della  torre  pollici  cinque  e  mezzo  -  costruito 
l'aimo  1865. 

Corazzata  Lord-Cochrane  (chilena)  sei  cannoni  da  300  dei  mi- 
gliori tipi  moderni  -  2032  tonnellate  di  capacità  -  rooo  cavalli 
di  forza  -  corazza  di  nove  pollici  -  doppia  elice  -  costruita 
Tanno  1874. 

Coraxzata  Blaneo-Encalada  (chilena)  in  tutto  e  per  tutto  simile 
all'anteriore. 


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256  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENri  NAVALI 


mente  indietro  dopo  averne  diligentemente  osservato  il 
movimento,  ora  per  impegnare  un  breve  combattimento 
colle  batterie  di  terra  o  colle  navi  nemiche  ivi  stazio- 
nate: batteva  incessantemente  il  mare,  ora  in  su,  ora 
in  giù,  dando  la  caccia  ai  trasporti  di  guerra  del  ne- 
mico e  mantenendo  in  una  continua  ansietà  il  suo  com- 
mercio di  cabotaggio. 

Nel  mese  di  luglio  l'attività  del  Huascar  fu  vera- 
mente vertiginosa  quanto  felice. 

Il  dieci  di  detto  mese  entra  come  un  fulmine  nel  porto 
di  Iquique,  di  cui  tenevano  il  blocco  la  corvetta  chi- 
lena  Magallanes  ed  il  trasporto  armato  Matias-Cou- 
siilo;  si  slancia  addosso  a  quest'ultimo,  che  cattura; 
e  nella  impossibilità  di  menarlo  seco  per  la  prossimità 
del  grosso  della  squadra  nemica,  determina  di  colarlo 
a  fondo.  Però  nobile  e  generoso  sempre,  il  Comandante 
del  Huascar  si  trattiene  dallo  spargere  un  sangue  che 
può  risparmiare,  comunque  nemico,  e  ordina  che  si 
salvi  prima  nelle  scialuppe  l'equipaggio  del  condannato 
Matias-Cousino.  Quest'ordine  è  già  eseguito  per  metà, 
quando  appaiono  le  corazzate  chilene,  contro  le  quali 
il  pìccolo  Huascar  non  può  lottare  senza  svantaggio, 
e  lasciando  libero  il  Cousifio  si  ritira  celermente,  non 
senza  tentare,  passando,  un  investimento  sulla  Ma- 
gallaneSy  da  cui  questa  si  salvò  appena  (i);  sicché  fu 


(i)  IO  luglio:  «  l^n  Magailanes  ed  il  trasporto  armato  ìI/«2/miì'- 
Cousifio  sostenevano  il  blocco  di  Iquique,  quando  furono  sorpresi 
dal  Huascar.  Questo  catturò  il  Matias^  che  per  magnanimità  non 
volle  mandar  a  fondo,  preferendo  attendere  che  l' equipaggio  sì 
salvasse  nelle  scialuppe.  Neil'  intervallo  si  presentò  la  Còckroftc^ 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  257 


solo  per  un  atto  di  generosità  che  il  Chili  non  perde 

il  Cousino, 

> 

Passano  undici  giorni,  ed  il  21  luglio  il  Huascar 
penetra  nei  porto  chileno  di  Carrizal,  s' impossessa  di 
tre  bastimenti  chileni  carichi  di  merci  chilene,  metalli 
e  carbone,  e  fornitili  di  equipaggio  peruviano,  li  spe- 
disce al  Callao. 

Passano  due  giorni  ancora,  siamo  al  23,  ed  il  Hua- 
scar cattura  in  aito  mare  il  miglior  trasporto  da  guerra 
chileno,  il  Rimac,  che  portava  tre  compagnie  di  caval- 
lerìa nemica  (3oo  uomini),  con  molte  vettovaglie  ed 
una  forte  somma  di  danaro.  Il  Rimac  era  trasporto 
armato. 

l\  Huascar  divenne  in  poco  tempo  V  incubo  doloroso 
dei  capitani  chiieni. 

Il  terrore  che  circondava  il  suo  nome,  contenne  tutte 
le  superiori  forze  del  nemico,  mentre  procurava  piena 
libertà  di  azione  a  quelle  del  proprio  paese. 

Le  forti  corazzate  chilene  eransi  convertite,  potremmo 
dire,  in  una  semplice  scorta  d'onore  del  piccolo  atleta 
peruviano  :  andando  continuamente  avanti  od  indietro 
a  perder  tempo  e  carbone,  ed  arrivando  sempre  dopo  di 
esso,  soltanto  facevan  sempre  a  tempo  a  vedere  la  sua 
lontana  colonna  di  fumo  sperdersi  a  poco  a  poco  nel- 
r  orizzonte,  e  raccogliere  notizie  delle  sue  ultime  gesta. 


ed  il  //ttascar  dovè  abbandonare  l' impresa  rifugiandosi  in  Arica. 
La  Magallancs  si  salvò  appena  da  un  colpo  di  sperone  del 
Huascar.  s 

El  Perrocarril,  giornale  di  Santiago  del  Chil),  14  febbraio  i88t. 
Rassegna  retrospettiva  della  guerra. 


258         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAU 


Né  migliore  era  per  certo  la  situazione  deiresercito; 
perchè  mentre  la  squadra  chilena  si  struggeva  mise- 
ramente nel  più  sterile  inseguimento  contro  il  Huascar, 
la  più  completa  inoperosità  consumava  d'altra  parte 
il  relativamente  forte  esercito  chileno,  concentrato  in 
Antofagasta  per  effettuare  uno  sbarco  sul  territorio  pe- 
ruviano. Lo  spavento  sparso  dalla  maravìgliosa  attività 
del  Huascary  lo  teneva  immobile  sugi'  inospitali  scogli 
del  deserto  di  Atacama:  da  cui  non  osava  muoversi 
fino  a  che  aveva  a  temere  una  sorpresa,  sia  durante 
il  corto  tragitto  per  mare  fino  ad  arrivare  al  punto  di 
sbarco,  sia  durante  lo  sbarco  medesimo,  sia  dopo  di 
esso  -  più  che  altro  presentandosi  terrìbile  la  probabile 
eventualità  che  potesse  impedire  il  suo  vettovaglia- 
mento od  il  suo  reimbarco,  se  ne  arrivasse  il  moaiento. 

Lo  storico  chileno  Barros-Arana,  che,  come  più  volte 
s'è  detto,  è  bene  al  corrente  di  tutto  quanto  si  opera 
e  si  pensa  nelle  alte  sfere  governative  del  Chifi,  scrìve: 
a  Prima  di  aprire  la  campagna  terrestre  conveniva  an- 
nichilire il  potere  navale  del  Perù,  o  almeno  distrug- 
gere  il  monitore  Huascar  che  gli  dava  vita:  questo 
appunto  era  stato  deciso  in  Santiago,  nei  consigli  di 
Governo  (i).  » 

Per  quanto  appaia  strano  ed  incredibile,  è  un  fattoj 
che  non  ammette  dubbio:  il  ChiFi  aveva  paura  dell 
Huascar. 

Il  Chilt  che,  oltre  la  numerosa  sua  squadra  in  legno, 
aveva  a  sua  disposizione  due  forti  corazzate,  ognuna 

(i)  Historia  de  la  guerra  del  Pacifico,  p.  130. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  259 

delle  quali  era  un  formidabile  colosso  di  fronte  al  de^ 
bole  monitore  peruviano,  si  lasciò  imporre  ed  intimo- 
rire da  questo,  fino  al  punto  di  arrestare  completamente 
Fazione  dei  suoi  eserciti;  di  quegli  eserciti  che  già 
prima  della  dichiarazione  di  guerra  teneva  pronti  per 
lanciarli  come  una  valanga  irresistibile  sui  territorio 
nemico,  e  che  dopo  quattro  mesi  d'inqualificabile  aspet- 
tazione, rimanevano  ancora  immobili  come  colpiti  da 
catalessia,  là  dove  si  trovavano  il  primo  giorno,  dando 
tempo  al  Perù  di  organizzare  la  difesa  del  proprio  ter- 
ritorio, e  quindi  compromettendo  seriamente  l' esito  di 
una  guerra  da  tanto  tempo  e  con  tanto  studio  pre- 
parata. 

Nonostante  il  suo  esagerato  amor  proprio  nazionale 
-  o  caratteristica  presunzione,  per  cui  il  chileno  è  por- 
tato a  credersi  il  primo  bipede  della  creazione,  ed  a 
ritenere  come  ottimissimo  tutto  ciò  che  nasce  da  mano 
o  mente  chilena,  o  che  in  qualunque  modo  porta  il 
patrio  suggello  *  il  popolo  chileno  seppe  comprendere 
quanto  ciò  fosse  disdoro  al  proprio  paese  ;  e  più  volte 
si  levò  a  tumulto,  censurando  la  condotta  del  Governo 
e  della  propria  squadra,  che  tanto  inetta  si  mostrava 
contro  un  nemico  tanto  ad  essa  inferiore  nelle  forze 
materiali. 

Lo  stesso  storico  citato,  che  meglio  potrebbe  chia- 
marsi apologista  del  Chili,  non  può  dispensarsi  -  egli 
tanto  chileno!  -  dal  dire  a  questo  riguardo:  e  Le  cor- 
rerie che  facevano  impunemente  le  navi  peruviane,  la 
inefficacia  dell'azione  delle  navi  chilene,  e  soprattutto 
la  perdita  del  trasporto  Rimacy  avevano  prodotto  certo 


260  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


scontento  nel  Chili...  Accusavasi  il  Governo  di  non 
dare  alle  operazioni  della  guerra  una  direzione  più  ener- 
gica e  più  attiva,  ed  i  capi  della  squadra  di  poco  vi- 
gore o  di  poca  fortuna  nella  lotta  colle  navi  peruviane. 
Questa  situazione  degli  spiriti,  espressa  con  franchezza, 
diede  luogo  a  che  nel  Perù  si  credesse,  e  si  ripetesse 
all'estero,  che  la  tranquillità  incontrastabile  e  tradizio- 
nale del  Chili  era  per  sparire  sotto  il  peso  di  una  tre- 
menda commozione  (i).  » 

Checché  ne  dica  il  signor  Barros-Arana,  il  malcon- 
tento manifestato  dal  popolo  chileno  fu  tale  che  bisognò 
ricorrere  alle  armi  per  sedarlo,  massime  in  Santiago, 
dove  si  sparse  non  poco  sangue  nella  sera  del  3o  lu- 
glio ;  e  certo,  la  tremenda  commozione  di  cui  egli  parla, 
non  si  sarebbe  fatta  aspettare  a  lungo,  se  l'Oligarchia 
chilena  non  fosse  stata  tanto  forte  e  robusta  in  casa 
propria. 

Nonostante  le  esigenze  popolari,  il  Governo  ed  i  di- 
rettori della  guerra  rimasero  però  fermi  nel  proposito 
di  non  muovere  V  esercito  da  Antofagasta,  di  non  av- 
venturarlo in  impresa  alcuna,  fintanto  che  esistesse  il 
Huascar  in  potere  del  Perù  :  e  poiché  un  qualche  sforzo 
bisognava  pur  farlo  per  uscire  da  una  situazione  tanto 
difficile,  per  non  dire  ridicola,  si  prese  la  risoluzione 
di  esonerare  la  squadra  da  ogni  altro  servizio,  e  di  de- 
dicarla esclusivamente  alla  caccia  del  monitore  peru- 
viano. 


(i)  Barros-Arana,  Historia  de  la  Guerra   dei   Pacifico,  ps 
gina  126  e  127. 


OPERAZIONI  E  COMBArriMENTI  NAVALI  261 


Il  5  agosto  fìi  quindi  tolto  il  blocco  di  Iquique, 
unico  servigio  che  fin  allora  avesse  reso  la  squadra 
chilena;  la  quale  si  raccolse  tutta  nel  porto  di  Anto- 
fagasta  per  prepararsi  alla  grande  vittoria  sul  terribile 
e  spaventoso  nemico....  sul  piccolo  Huascar! 

Il  12  dello  stesso  agosto  furono  fatti  anche  dei  no- 
tevoli mutamenti,  si  nel  comando  delle  navi  principali, 
come  nel  comando  in  capo  della  squadra  ;  ed  essendo 
questa  già  pronta,  mosse  compatta  alla  gloriosa  im- 
presa (i). 

Ecco  adunque  tutto  il  relativamente  formidabile  po- 
tere navale  del  Chili  -  due  forti  corazzate  con  12  can- 


(i)  «  Fulironsi  perfettamente  i  fondi  delle  navi,  ripararonsi  le 
loro  macchine,  provvedendosi  alcune  di  esse  di  nuove  e  migliori 
caldaie,  completaronsi  i  loro  equipaggi  ed  il  loro  armamento,  e 
s' iotrodnssero  in  tutti  i  particolari  della  organizzazione  navale  le 
riforme  che  1'  esperienza  di  sei  mesi  d' infruttuosa  campagna  (con- 
tondo  dalla  famosa  occupazione  di  Aniofagasta^  12  febbraio")  sem- 
brava consigliare.  Il  Governo,  inoltre,  aveva  comprato  0  preso  in 
fitto  alcuni  comodi  vapori  per  farli  servire  come  trasporti,  e  tutti 
essi  furono  armati  di  potente  artiglieria....  In  questa  medesima 
epoca  r  ammiraglio  Williams  Rebolledo,  la  cui  salute  erasi  in- 
debolita ed  il  cui  spirito  si  sentiva  fatigato  dal  nessun  esito  delle 
operazioni  navali,  lasciò  il  comando  della  squadra.  Il  suo  posto 
fu  confidato  al  capitano  di  vascello  Don  Garbarino  Riberos,  ma- 
T>no  antico  che  a  causa  delle  sue  malattie  trova  vasi  separato  dal 
servizio,  e  che  ora  vi  litornava  pieno  di  energia  e  di  risoluzione. 
Riberos  doveva  comandare  in  persona  la  corazzata  Bianco-Enea' 
loda:  il  comando  della  Cochrane  fu  dato  al  capitano  Don  José 
I^torre...-  • 

Ba&kos-Arana,  H istoria  de  la    Guerra    del   Pacifico,   p.    129 

c  130. 


262         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAU 


noni  da  3oOy  quattro  navi   in   legno  con  Sg  cannoni 
da  i5o,  70  e  40y  e  cinque  o  sei  trasponi  armati  con 
cannoni  Krupp  di  grosso  calibro  -  spingersi  animoso 
contro  un  nemico  che  non  era  se  non  un  piccolo  mo- 
nitore.... il  Huascar;  il  quale  non  aveva  che  appena 
due  cannoni  da  3oo,  una  firagile  corazza  graduale  dal 
pollici  due  e  mezzo  ai  quattro  e  mezzo,  ed  una  mac- 
china della  forza  di  3oo  cavalli.  Non  facciamo  qui  nes- 
suna menzione  delle  due  corvette  in  legno  del  Perù; 
perchè,  come  s' è  dettò  innanzi,  tutto  questo  apparato 
del  Chili  non  era  che  pel  solo  Huascar  :  le  due  cor> 
vette  anzidette  erano  guardate  col  massimo  disprezzo 
dalle  corazzate  chilene,  le  quali  si  facevano  forti  dì 
misturarsi  con  esse  in  ogni  tempo,  senza  timore  e  senza 
paura,  e  certo  non  senza  ragione ,  poiché  i  piccoli  can- 
noni da  70  e  da  4o  di  quelle  erano  completamente 
inefficaci  contro  le  loro  solide  corazze  di  nove  pollici. 

Questa  esposizione  ha  l'apparenza  di  uno  scherzo, 
di  una  parodia,  di  una  triviale  esagerazione,  figlia  della 
più  passionata  parzialità  ;  e  pur  nondimeno  non  è  che 
pura  e  schietta  verità,  di  cui  non  è  punto  difficile  tro* 
vire  la  spiegazione.  Il  Perù,  quasi  senza  marina,  aveva 
marini  intelligenti  e  valorosi  che  sapevano  trarre  tuno 
il  profitto  possibile  dai  deboli  e  meschini  elementi  messi 
a  loro  disposizione;  mentre  il  Chili,  con  bella  e  buona 
marina  che  in  altre  mani  sarebbe  stata  potentissima,  di* 
fettava  completamente  di  buoni  marini. 

Gli  uomini  di  Governo  del  Chili,  intelligenti,  sagaci, 
ottimi  calcolatori,  rimasero  pienamente  convinti  di  ciò 
fin  dal  bel  principio  della  guerra.  Compresero  a  tempo 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMEN'n  NAVALI  263 


che  non  potevano  fare  grande  assegnamento  su  quelle 
loro  corazzate,  il  cui  acquisto  era  costato  tanti  sacrifizi 
al  paese,  fino  a  che  il  Perù  avesse  nel  mare  un  solo  can- 
none capace  di  perforare  le  loro  corazze  :  compresero 
che  solamente  favoriti  da  una  stragrande  superiorità 
di  forze,  congiunta  al  molto  numero,  avrebbero  potuto 
i  loro  timidi  e  inesperti  marini  impadronirsi  del  debole 
monitore  peruviano,  o  distruggerlo;  e  guidati  dai  saggi 
consigli,  loro  suggeriti  dal  più  accurato  esame  dei  fatti 
e  delle  cause  dei  medesimi,  adottarono  le  prudenti  mi- 
sure da  noi  finora  riferite. 

A  provare  praticamente  la  poca  fiducia  che  il  Go- 
vernò del  Chili  poneva  nella  propria  squadra,  bastano 
due  soli  dei  fatti  già  narrati,  per  poco  che  se  ne  vo- 
glia e  sappia  valutare  tutta  la  importanza.  Essi  sono: 
I*  L'aver  tenuto  per  più  mesi  inoperoso  il  suo  eser- 
cito, già  prima   della  dichiarazione  di  guerra  pronto 
all'  attacco  in  Antofagasta,  fino  a  tanto  che  restava  al 
Perù  il  Huascar  :  mentre  era  tra  i  suoi  più  vitali  in- 
teressi di  accelerare  le  operazioni  della  guerra,  e  di  ope- 
rare al  più  presto  la  progettata  invasione  del  territorio 
nemico,  tanto  per  non  esporsi  ad  esaurire  senza  frutto 
le  scarse  sue  finanze,  che  a  dura  pena  sostenevano  le 
ingenti  spese  della  guerra,  quanto  per  non  dar  tempo 
al  Perù  di  armarsi  e  di  opporgli  più  tardi  una  resi- 
stenza, che  in  principio  si  era  certi  di  non  incontrare; 
circostanza  che,  già  sappiamo,  fu  quella  appunto  che 
determinò  il  Chili  a   rompere   sì  precipitosamente  la 
pace  col  Perù.  2®  L' aver  dovuto  togliere  il  blocco  di 
Iqaique  che  tanta  importanza  aveva  nella  guerra,  sì  per 

T7-   —  CaivamO,  Guerra  d* America, 


204  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

privare  il  Perù  delle  considerevoli  somme  che  avrebbe 
prodotto  la  esportazione  del  salnitro,  come  per  riser- 
barle a  sé  per  quando  si  impadronirebbe  di  detta  lo- 
calità; e  ciò  non  ad  altro  scopo,  che  per  aumentare 
la  forza  ed  il  numero  delle  navi  che  dovevano  dar  la 
caccia  al  Huascar^  contro  di  cui  sarebbe  stata  più  che 
sufficiente  una  sola  delle  corazzate  chilene. 

Che  poi  questa  poca  fìducia  del  Governo  chileno 
nella  propria  squadra  non  fosse  stata  senza  baste- 
vole motivo,  lo  prova  ad  esuberanza  la  inequivoca 
inettezza  ed  insufficienza  mostrata  da  questa  fin  dal 
principio  della  lotta  ;  ossia  per  ben  quattro  mesi  con- 
secutivi, durante  i  quali  nuli' altro  seppe  fare  che  con- 
sumar carbone,  incendiare  i  piccoli  porti  inermi  del 
Perù,  e  perdere  una  nave  in  una  sorpresa  del  nemico 
che  doveva  e  fu  per  essere  una  vera  disfatta  pel  Chifì, 
e  dalla  quale  solo  il  cieco  caso  lo  salvò;  poiché,  com^é 
noto,  il  naufragio  della  corazzata  peruviana  Indepen- 
denda  fu  meramente  accidentale  e  fortuito. 

Da  che  il  Huascar  prese  il  mare,  i6  maggio,  fino 
all'epoca  che  descriviamo,  primi  di  agosto,  e  che  si 
protrasse  dipoi  senza  alterazione  alcuna  fino  all'otto- 
bre, ossia  durante  cinque  mesi,  i  trasporti  di  guerra 
del  Perù  solcarono  liberamente  il  Pacifico,  senza  che 
mai  uno  solo  di  essi  cadesse  in  potere  della  forte  e 
numerosa  squadra  chilena.  Continuamente  viaggiando 
dal  Callao  ad  Arica,  e  da  Arica  a  Pisagua,  e  poi  ad 
Iquique,  sotto  le  scorta  del  Huascar  e  delle  due  pic- 
cole corvette  in  legno  del  Perù,  le  navi  peruviane 
trasportarono  senza  posa  tutto  l'armamento  per  Teser. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  265 

cito  di  Bolivia  e  tutti  i  materiali  di  guerra  necessarii 
per  la  fortificazione  di  Arica,  mobilizzarono  e  vittua- 
gliarono  l' esercito  del  Perù,  e  mai  una  sola,  ripetiamo, 
fu  catturata  dalla  potente  squadra  cbilena,  la  quale 
arrivava  sempre  tardi  dietro  di  loro,  benché  sapesse 
che  uno  solo  fosse  il  porto  di  uscita  di  quelle  ed  uno 
solo  il  porto  principale  d'entrata;  sicché  bastava  che 
essa  avesse  saputo  mantenersi  in  osservazione  innanzi 
a  uno  dei  detti  porti,  Callao  ed  Anca,  per  impedire 
ogni  movimento  delle  medesime,  o  catturarle. 

Né  ciò  le  avrebbe  punto  impedito  di  attendere  ad 
altri  servigi,  non  esclusa  la  caccia  al  Huascar:  il 
numero  e  la  forza  delle  sue  navi  permettendole  divi- 
dersi in  più  sezioni,  ognuna  delle  quali  sarebbe  stata 
indubitatamente  superiore  a  tutta  la  squadra  peruviana, 
massime  le  due  sezioni  principali  composte  dalle  co- 
razzate Blanca-Encalada  e  Lord-Cockrane,  separata- 
mente, contro  ciascuna  delle  quali  tutta  la  squadra 
peruviana  riunita  insieme  non  avrebbe  presentato  che 
un  contingente  assai  inferiore  di  forze. 

n  Governo  chileno  avea  dunque  più  che  motivo, 
aveva  necessità  di  diffidare  della  sua  squadra,  e  di 
adottare  le  prudenti  misure  da  noi  riferite;  le  quali, 
data  la  intrinseca  povertà  delle  forze  navali  del  Perù, 
e  le  tristi  condizioni  nelle  quali  versava  questo  paese, 
non  potevano  non  portare  presto  o  tardi  gli  attesi 
risultati. 

Ma  sarebbe  stato  lo  stesso  se  il  Perù  avesse  avuto 
non  altro  che  una  sola  nave  della  forza  di  una 
delle  due  corazzate  chilene?  Tutto  ci  autorizza  a  sup- 


266         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

porre  che  no.  Più  ancora,  il  logico  apprezzamento  dei 
fatti  ci  dice,  che  senza  il  fortuito  naufragio  della  In- 
dependencia,  forse  non  sarebbe  stato  punto  '  difficile  ai 
Perù  di  uscire,  se  non  vittorioso,  illeso  almeno  dalla 
disuguale  lotta  alla  quale  fu  con  tanto  premeditato 
studio  chiamato,  e  che  assai  probabilmente  non  sarebbe 
andata  al  di  là  di  una  lunga,  faticosa  e  sterile  con- 
tesa navale. 

Comunque  debolissima  nel  suo  genere,  la  corazzata 
Independencia  avrebbe  concorso  potentemente  a  lato 
del  Huascar,  coadiuvando  l'energica  azione  di  questo, 
a  mantenere  forse  indefinitamente  a  scacco  la  squadra 
e  tutto  il  relativamente  enorme  potere  militare  del 
Chili:  giudizio  che  non  è  affatto  avventurato,  una 
volta  che  si  è  visto  che  un  tale  risultato  seppe  otte- 
nerlo il  Huascar  da  se  solo  per  ben  cinque  mesi  in- 
circa. E  supposto  anche^  alla  peggio,  che  solo  avesse 
concorso  a  protrarre  per  qualche  mese  ancora  la 
situazione  creata  dal  Huascar;  situazione  che  mentre 
debilitava  il  Chili  coli' inutile  esaurimento  delle  sue 
limitate  risorse  finanziarie,  e  con  la  stanchezza  pro- 
dotta dalla  inoperosità  delle  sue  forze  con  tanti  sacri- 
fizi e  con  tanta  anticipazione  preparate,  dava  al  Perù 
il  tempo  di  armarsi  e  di  organizzare  convenientemente 
la  difesa  del  suo  territorio;  è  fuori  di  dubbio  che  il 
Perù  avrebbe  migliorato  enormemente  le  proprie  con- 
dizioni, con  notevole  danno  di  quelle  del  Chili;  il 
quale,  perduti  i  vantaggi  coi  quali  e  pei  quali  volle 
e  provocò  la  guerra,  avrebbe  forse  finito  col  tirarsi 
indietro. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  267 

Ben  poco  ci  rimane  a  dire  del  resto  della  campagna 
navale. 

Il  Huascar^  continuando  per  altri  due  mesi  ancora 
a  prestare  al  suo  paese  i  grandi  servigi  resi  fin  allora, 
ed  a  compiere  di  tratto  in  tratto  le  sue  ardite  escur- 
sioni nei  porti  nemici,  fu  sempre  alla  portata  della 
numerosa  squadra  chilena,  che  tutta  unita  come  a 
fargli  la  corte,  batteva  le  onde  innanzi  ed  indietro,  a 
null'altro  intesa  che  a  dargli  la  caccia. 

Ma  venne  alla  fin  fine  anche  per  esso  Fora  del  tra- 
monto: ed  esso  che  il  nome  portava  dell'illustre  figlio 
del  Sole,  che  un  ìisurpatore  fratello  sopraffaceva  in 
Quipaipampa,  cadde  come  quegli  cadea....  grande,  mae- 
stoso, terribile! 

All'albeggiare  del  dì  8  ottobre,  di  ritorno  da  una 
spedizione  lungo  la  costa  chilena  insieme  alla  corvetta 
Unioriy  e  proprio  all'uscire  dal  porto  di  Antofagasta, 
ov'  era  entrato  a  praticare  una  ricognizione,  il  Huascar 
cadde  nella  rete  formata  dalla  squadra  chilena,  che  in 
due  divisioni  incrociava  da  poche  ore  fra  Antofagasta 
e  Mejillones.  La  corazzata  Blanco-Encalada^  la  canno- 
niera Covadonga  e  due  trasporti  armati  componevano 
la  prima  divisione  ;  ed  erano  a  formare  la  seconda  la 
corazzata  Lord-Cochrane^  la  corvetta  O^ Hìggins  ed 
un  trasporto  armato. 

Le  due  navi  peruviane  s'imbatterono  nella  prima 
delle  due  anzidette  divisioni  che  cercarono  di  causare, 
nella  certezza  che  il  resto  della  squadra  doveva  tro- 
varsi non  molto  distante,  e  che,  laddove  avessero  im- 
pegnato battaglia  con  quella,  presto  si  sarebbero  viste 


268         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAU 

circondate  da  tutta  la  numerosa  flotta  nemica.  Ma 
quando  appunto  credevano  esser  Ti  lì  per  uscire  dalla 
cerchia  dell'  imboscata,  trovarono  il  cammino  sbarrato 
dalla  seconda  divisione. 

U  cattivo  stato  della  chiglia  del  Huascar  non  per- 
mettendo affatto  di  ricorrere  alla  fuga(i)»  per  quanto 
le  manovre  fossero  state  abili  ed  ardite,  la  lotta  divenne 
inevitabile:  ed  il  valoroso  comandante  del  Monitore 
peruviano,  onde  prevenire  la  concentrazione  delle  forze 
nemiche,  coli'  arrivo  della  prima  divisione  lasciata  al- 


(i)  È  un  fatto  generalmente  noto,  cosi  nel  Perù  come  nel 
Chili,  che  la  Chiglia  del  Huascar  trovavasi  sommamente  sporca, 
quando  questo  mosse  da  Arica  il  30  settembre  per  la  sua  ultima 
spedizione  ;  spedizione  che  fu  ordinata  dal  Presidente  Prado.  e 
che  il  contrammiraglio  Grau  opinava  di  non  doversi  menare  ad 
effetto,  se  non  dopo  di  aver  pulito  la  chiglia  del  Monitore,  al 
quale  non  poteva  imprimersi  per  tale  circostanza  tutta  la  velo- 
cità, di  cui  era  capace  in  condizioni  normali,  e  di  cui  avrebbe 
avuto  tanto  bisogno  in  caso  d' incontro  colla  squadra  nemica, 
contro  la  immensa  superiorità  numerica  e  materiale  della  quale 
ogni  lotta  era  impossibile.  Ma  il  Presidente  Prado,  colla  stolti 
fiducia  dell'  ignoranza  intorno  a  ciò  che  egli  chiamava  buatta  fcr- 
ttma  del  Huascar,  insistè  nell'  ordine  dato,  a  dispetto  delle  sag- 
gie  osservazioni  del  comandante  Grau  ;  il  quale  si  separò  da  Ini 
dicendogli  :  Obbedisco  percìù  così  mi  impone  il  mio  dovere,  ma  so 
chi  porto  il  Huascar  al  saerijitio.  Era  tanta  la  convinzione  dì 
Grau  a  questo  riguardo,  era  egli  tanto  certo  di  soccombere  pel 
cattivo  stato  della  sua  nave,  nel  probabile  caso  d' incontro  coUa 
squadra  nemica,  che  al  momento  di  partire  d'Arica  spedi  alla 
sua  degna  consorte  in  Lima,  un  pacco  contenente  documenti  e 
ricordi  di  famìglia,  che  desiderava  porre  in  salvo.  Conserviamo 
in  nostra  mano  una  lettera  del  signor  Del  Rio,  a  cui  Gran  affidò 
detto  pacco  nel  porto  di  Arica  a  bordo  dello  ttcaso  tìuatear. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  269 

quanto  indietro,  prese  l' iniziativa,  ed  apiì  immediata- 
mente il  iuoco  contro  la  corazzata  Lord-Cochrane. 

Però  non  isfugg^  punto  all'intrepido  contrammira- 
glio Grau  che  assai  difficile,  se  non  del  tutto  impos- 
sibile sarebbegli  stato  lo  svincolarsi  dal  potente  nemico 
che  avea  di  fronte,  prima  che  sopraggiungesse  la  se- 
conda corazzata  col  resto  della  squadra,  ciò  che  lo 
poneva  in  una  situazione  delle  più  disperate;  e  senza 
paura,  come  senza  speranza,  rivolse  anzitutto  il  pen- 
siero, con  quella  nobile  generosità  di  animo  che  tanto 
lo  distingueva,  alle  difficili  condizioni  del  suo  paese, 
cui  forse  andava  a  mancare  con  lui  il  suo  principale 
sostegno,  e  senza  lasciarsi  adescare  da  nessuna  codarda 
illusione  sulP  aiuto  che  avrebbe  potuto  ricevere  dalla 
fragile  corvetta  Union,  pensò  invece  di  salvarla  da  una 
certa  ed  infruttuosa  rovina,  onde  più  tardi  potesse  pre- 
star più  utili  servigi  al  proprio  paese;  e  impartì,  per 
mezzo  dei  segni  d' uso,  al  comandante  di  quella,  l'or- 
dine seguente  :  Salvi  la  sua  nave:  io  rimango  qui  a 
compiere  il  mio  dovere. 

Tre  navi  leggiere  si  staccarono,  una  dalla  prima  e 
due  dalla  seconda  divisione  della  squadra  chilena,  ad 
inseguire  T  Union;  ma  abilmente  guidata  questa  dal 
suo  intelligente  comandante  Aurelio  Garcia  y  Garcia, 
potè  arrivar  salva  ed  illesa  ad  Arica  nella  susseguente 
mattina  del  nove. 

Che  diremo  del  Huascar?  Per  descrivere  l'ultima 
lotta  di  questo  leone  del  Pacifico  avremmo  bisogno 
della  penna  di  Dante  o  d'Omero.  G)nfessiamo  che  la 
nostra  non  è  da  tanto;  e  vi  rinunciamo. 


270  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

Riferiremo  solamente,   per    debito  di  storici,    che 
dopo  un'ora  di  accanito  combattimento  colla  corazzata 
Cochrane^  entrò  in  azione  anche  Taltra  corazzata  Bianco- 
Encalada^  senza  parlare  delle  navi  minori;  e  che  messo 
fra  due  fuochi,  il  Huascar,  quasi  a  tiro  di  pistola,  si 
battè  ancora  da  forte,  per  un'altra  lunga  ora,  contro 
entrambe  le  forti  corazzate  chilene,  fino  a  che,  mono 
il  valoroso  comandante  Gran,  morti  successivamente, 
dopo  di  lui,  un  secondo  ed  un  terzo  comandante,  rotta 
in  pezzi  la  torre,  guasti  i  cannoni  e  tutte  le  armi  da 
mano,  dimezzato  l'equipaggio,  pieno  di  ardenti  rovine 
da  un  capo  all'  altro,  rimasto  senza  governo  per  la  ri- 
petuta rottura  degli  apparecchi  del  timone,  ridotto  al- 
l' assoluta  impotenza  così  per  l' offesa  come  per  la  di- 
fesa, il  Huascar  apri  le  valvole  di  sommersione,  ed 
attese....  Attendeva  di  seppellirsi  da  un   momento  al- 
l' altro  sotto  quelle  onde  sulle  quali  fu  per  tanto  tempo 
generoso  e  temuto  re;  ed  ebbesi  invece  quel  destino 
che  solo  seppe  paventare:  l'onta  del   pie   nemico, 
che  superbo  profanò  il  suo  ponte,  fatto  cimitero   dì 
prodi! 

Su  questo  avvenimento  tanto  lungamente  atteso  e  di 
tanta  importanza  pel  Chili,  il  comandante  della  squadra 
chilena,  G.  Riberos,  trasmetteva  due  rapporti  al  suo 
Governo  :  l' uno  nel  medesimo  giorno  8  ottobre,  l'altro 
due  giorni  dopo,  il  io. 

Togliamo  da  entrambi  i  seguenti  brani: 

Rapporto  del  giorno  8  :  €  Alle  9  a.  m.  s' impegnò  un 
combattimento  fra  la  Cochrane  ed  il  Huascar.  Alle  10 
entrò  nel  combattimento  la  Bianco.  Alle  10  e  5o  mi- 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  271 

auti  il  Huascar,  fatto  in  pezzi,*  si  arrese.  Il  coman- 
dante Grau  morto:  egualmente  morti  il  2°  ed  il  3«  co- 
mandante. L' equipaggio  del  monitore  peruviano  resistè 
tenacemente  ed  eroicamente.  Per  lo  stato  nel  quale  è 
rimasta  la  nave,  credo  che  non  potrà  servire./..  » 

Secondo  rapporto  del  giorno  10:  <  Il //i/o^cor  dopo 
un  sostenuto  cannoneggiamento  coWdi  Cochraney  diresse 
la  sua  prora  sulla  Bianco,  facendo  su  questa  coraz- 
zata alcuni  spari  ai  quali  fu  immediatamente  risposto. 
Vi  fu  un  momento  in  cui  la  bandiera  del  Huascar  la- 
sciò di  vedersi,  e  si  credè  finito  il  combattimento:  però 
la  bandiera  peruviana  tornò  ad  alzarsi  sulla  nave  ne- 
mica, e  la  lotta  continuò.  Le  distanze  si  accorciarono 
di  tal  modo  che  si  credè  arrivato  il  momento  d' im- 
piegare lo  sperone,  evitando  quello  della  nave  nemica. 
Vi  fu  un  istante  in  cui  il  Huascar  passò  quasi  a  ven- 
ticinque metri  di  distanza  dalla  Bianco^  sparando  i  suoi 
cannoni  e  facendo  un  nutrito  fuoco  colle  mitragliatrici 
delle  sue  coffe.  La  Cochrane^  allontanata  per  alcuni 
moaienti  dal  Huascar  pel  movimento  che  fece  questo 
sulla  Bianco,  tornò  di  nuovo  su  di  esso,  e  manovrando 
con  opportuna  destrezza  collocò  il  nemico  fra  due  fuo- 
chi. In  questi  momenti  il  Huascar,  sotto  una  pioggia  di 
proiettili  delle  nostre  corazzate,  si  vide  obbligato  a  ren- 
dersi.... » 

Rappono  ufficiale  del  tenente  Fedro  Garezon,  quarto 
ed  ultimo  comandante  del  Huascar^  dopo  la  morte 
successiva  dei  primi  tre  :  e  ....In  questo  momento  (quando 
egli  il  quarto  prese  il  comando  del  monitore  peruviano) 
il  Huascar  si  trovava  per  la  terza  volta  senza  governo 


272         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

(manovra  del  timone);  perchè  le  bombe  nemiche  ave- 
vano rotto  tutti  gli  apparecchi  del  timone.  Queste  bombe 
cagionarono  per  tre  volte  T incendio  nelle  camere  del 
comandante  e  degli  ufficiali,  distruggendole  completa- 
mente. Altra  bomba  era  penetrata  nella  sezione  della 
macchina  pei  camerini  dei  macchinisti,  producendo  un 
nuovo  incendio....  Avemmo  anche  due  altri  incendìi, 
uno  sotto  la  torre  del  comandante  e  F  altro  nel  solaio 
di  prora.  In  questo  stato,  ed  essendo  assolutamente  im- 
possibile offendere  il  nemico,  riscdvei  d^  accordo  coi  tre 
ufficiali  che  con  me  rimanevano  in  battaglia,  di  som- 
mergere la  nave  prima  che  fosse  preda  del  nemico;  ed 
a  questo  scopo  comandai  all'  alfiere  di  fregata,  Riccardo 
Herrera,  che  comunicasse  personalmente  al  primo  mac- 
chinista l' ordine  di  aprire  le  valvole  ;  ordine  che  fu 
compiuto  immediatamente,  e  per  la  cui  esecuzione  fu 
necessario  di  fermare  la  macchina,  come  risulta  dal- 
l'annesso  rapporto  del  detto  macchinista.  Erano  le  n 
e  IO  minuti  quando  si  sospesero  i  fuochi  del  nemico. 
Il  Huascar  cominciava  già  a  sommergersi  per  la  poppa; 
ed  avremmo  ottenuto  la  sua  completa  sommersione,  se 
la  circostanza  di  aversi  dovuto  arrestare  il  movimento 
della  macchina,  non  avesse  dato  tempo  al  sopraggiuo- 
gere  delle  scialuppe  nemiche,  i  cui  equipaggi  non  ci 
fu  possibile  di  respingere  per  essere  rimaste  inservibili 
tutte  le  armi  che   avevamo  disponibili.   Una  volta  a 
bordo^  gli  ufficiali  che  li  dirigevano  obbligarono  i  mac- 
chinisti, coi  revolver  alla  mano,  a  chiudere  le  valvole, 
quando  già  avevamo  quattro  piedi  d' acqua  nella  sen- 
tina, e  speravamo  sommergerci  da  un  momento  all*al- 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  273 

tro:  procederoQo  anche  attivamente  ad  estinguere  t 
varii  incendii  che  tuttavia  continuavano,  e  ci  obbliga- 
rono a  passare  a  bordo  delle  loro  corazzate,  insieme  ai 
feriti.  Non  si  può  precisare  il  numero  di  proiettili  che 
il  Huascar  ha  ricevuto,  perchè  appena  è  rimasta  qual- 
che parte  che  non  sia  stata  distrutta....  Debbo  egual- 
mente manifestare  che  quando  gli  ufficiali  ed  equi- 
paggi delle  scialuppe  nemiche  monurono  sul  ponte  del 
Huascar  trovarono  Vasta  caduta,  per  essersi  rotta  la 
catena  che  la  sosteneva,  in  modo  che  la  bandiera  che 
da  essa  pendeva  e  che  era  stata  per  la  seconda  volta  ^ 
issata,  si  trovava  sul  ponte;  circostanza  che  feci  no- 
tare al  primo  tenente  della  Cochrane^  signor  Toro,  ed 
a  varii  altri  ufficiali  i  cui  nomi  non  ricordo.  » 

i  AntofagastOy  io  ottobre  -  A  bordo  del  vapore  Co- 
piapò  -  (ove  il  signor  Garezon  era  ritenuto  prigio- 
niero). 

Fra  le  tante  altre  cose,  che  il  lettore  vedrà  da  sé, 
dai  trascritti  rapporti  appare  che  mentre  il  comandante 
in  capo  della  squadra  chilena  asserisce  che  il  Huascar 
si  arrese^  V  ufficiale  peruviano  che  ultimo  tenne  il  co- 
mando di  questa  nave,  racconta  diversamente  i  fatti,  si 
da  escludere  completamente  ogni  sospetto  di  resa.  Chi 
dei  due  dice  il  vero? 

All'arrivare  i  prigionieri  del  Huascar  al  Chili,  vi 
fu  per  più  giorni  una  continua  ressa  di  gente  attorno 
a  loro.  Tutti  volevano  vederli,  tutti  volevano  conoscere 
da  vicino  i  prodi  difensori  del  leggendario  monitore 
peruviano,  tutti  volevano  ascoltare  dalle  loro  labbra 
qualche  episodio  più  o  meno  commovente  dei  tanti  che 


274  OPERAZIONC  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 

necessariamente  doverono  svolgersi  sul  ponte  e  nei 
fianchi  del  piccolo  atleta  del  Pacifico,  in  quelle  due 
ore  di  lotta  suprema  colle  due  potenti  corazzate  chi- 
lene,  con  un  nemico  sei  volte  almeno  più  forte.  I 
giornalisti,  facile  è  supporlo,  non  furono  gli  ultimi  in 
tanta  ressa;  e  per  più  tempo  i  giornali  di  Santiago 
non  fecero  che  ripetere  conversazioni  più  o  meno  lun- 
ghe ed  interessanti  avute  coi  prigionieri  del  Huascar, 
cogli  ufficiali,  cogli  artiglieri,  coi  marinai,  e  perfino  coi 
semplici  mozzi.  Dalle  tante,  tutte  più  o  meno  unisone 
nel  fondo,  togliamo  i  seguenti  brani: 

«  Air  intraprendere  il  Huascar  la  sua  ultima  spedi- 
zione, tutti  sapevano  che  le  nostre  corazzate  (le  chilene) 
avevano  le  chiglie  pulite  e  perciò  maggior  velocità.  Il 
Presidente  Prado  fu  il  solo  a  dubitare  di  questo  van- 
taggio della  Bianco  e  della  Cochrane  :  Grau,  no. 

«  Dicono  che  non  si  ammainò  la  bandiera  peruviana, 
e  che  non  si  alzò  affatto  quella  di  parlamento.  Confi- 
dano che  il  signor  Riberos  (comandante  della  squadra 
chilena)  dirà  ciò  nel  suo  rapporto  ufficiale  (l) 

e  Le  palle  nemiche  ruppero  due  volte  i  forti  appa- 
recchi che  sostenevano  l' asta  della  bandiera,  e  questa 
cadde.  Quando  cadde  la  prima  volta,  tornarono  a  is- 
sarla il  tenente  Garezon  ed  il  soldato  Julio  Pablo. 

a  II  tenente  Garezon,  quando  vide  che  ogni  resistenza 
era  impossibile,  chiamò  l' alfiere  Herrera,  e  gli  diede 
l'ordine  di  aprire  le  valvole,  onde  sommergere  la  nave. 
Le  nostre  corazzate  (le  chilene)  stavano  a  circa  cin- 
quanta iarde  di  distanza.  L'alfiere  Herrera  comunicò 
l'ordine  al  capo-macchinista,  il  quale  fermò  la  mac- 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAl  .1  275 


china  immediatamente  e  aprì  le  valvole  :  però  ì  chileni 
vedendo  che  il  Huascar  né  sparava  né  si  moveva,  lan- 
ciarono sette  scialuppe  all'abbordo.  L'equipaggio  del 
Huascar  non  fece  resistenza,  perché  le  armi  erano 
tutte  guaste  e  perché  agli  ufficiali  si  diede  voce  dalla 
macchina  che  il  monitore  si  sommergeva.  Lo  stesso 
alfiere  Herrera  vide  nella  sentina  tre  piedi  e  mezzo 
d'acqua.  Assicurano  tutti  che  fra  cinque  minuti  al  più 
il  Huascar  sarebbe  colato  a  fondo  ;  ed  in  prova  di  ciò 
citano  la  testimonianza  degli  ufficiali  della  Bianco  e 
della  Cochrane  che  fecero  chiudere  le  valvole.  » 

Oltre  le  numerose  conversazioni  avute  coi  prigio- 
nieri del  Huascar^  tutte  più  o  meno  del  medesimo  te- 
nore dei  pochi  brani  da  noi  riportati,  i  giornali  chileni 
pubblicarono  anche  non  poche  descrizioni  dell'ultimo 
combattimento  del  monitore  peruviano,  scritte  da  cor- 
rispondenti che  si  trovavano  a  bordo  delle  corazzate 
ed  altre  navi  chilene,  che  ebbero  parte  in  detto  com- 
battimento. Da  una  delle  tante  che  troviamo  nel  gior- 
nale El  Mercurio  di  Valparaiso,  togliamo  le  parole 
seguenti  :  «  Alle  io  a.  m.  sparò  la  Blanco-Encalada  il 
suo  primo  colpo,  e  da  quel  momento  il  combattimento 
fu  sostenuto  dalle  due  corazzate  contro  il  Huascar^ 
che  si  difese  strenuamente.  Una  granata  della  Cochrane 
ruppe  i  guardines  del  timone  del  Huascar,  e  per  po- 
terlo governare,  dovettero  ricorrere  ad  apparecchi  dalla 
camera  del  Comandante.  Una  granata  della  Bianco  fece 
esplosione  in  detta  camera,  terminando  di  rovinarla  ed 
uccidendo  tutti  coloro  che  maneggiavano  gli  apparec- 
chi del  timone   rimanendo  la  nave  senza  governo  al- 


376         OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVAU 

cuno....  Il  tenente  Garezon  che  durante  tutto  il  com- 
battimento si  portò  bravamente,  abbandonò  il  ponte  per 
far  aprire  le  valvole  della  macchina....  Arrivati  i  chileni 
sul  Huascar,  V  ingegnere  Werder  corse  alla  macchina, 
e  col  revolver  alla  mano  fecesi  indicare  il  sito  delle  val- 
vole, per  le  quali  cominciava  ad  empirsi  la  nave  di 
acqua....  » 

Da  queste  diverse  relazioni  e  dalle  tante  consimili 
che  amore  di  brevità  non  ci  permette  di  riprodurre,  tutte 
direttamente  od  indirettamente  di  fonte  chilena,  ciò  che 
esclude  ogni  sospetto  di  parzialità  a  favore  del  Perù, 
risulta  adunque  che  il  Huascar  non  si  arrese  ;  e  che 
il  rapporto  dell'ufficiale  Garezon,  che  in  quarto  ed  ul- 
timo posto  ne  tenne  il  comando,  è  vero  in  tutte  le 
sue  parti. 

In  una  lettera  di  famiglia  (pubblicata  dai  giornali 
peruviani)  del  Guardia-marina  Domingo  Valle-Rie- 
stra,  giovane  sedicenne  che  foceva  le  sue  prime  prove 
sul  Huascar^  leggiamo:  e  Tre  volte  cadde  la  ban- 
diera a  cannonate:  già  senza  gente,  senz'armi,  senza 
nulla,  fummo  presi,  o  E  furono  presi  dal  nemico, 
quando  compiuto  il  proprio  dovere  fin  oltre  il  bisogne- 
vole, aspettavano  imperterriti  la  vicina  sommersione 
del  Huascar:  ecco  la  verità  (i). 


(i)  ci  peruviani  avevano  aperte  le  valvole  del  monitore  per 
«ommergerlo,  e  1'  acqua  entrava  nei  suoi  fianchi  in  grande  quan- 
tità ;  gli  assalitori  le  chiusero  prontamente,  e  così  pervennero  a 
salvarlo.  • 

Bamos-Arana,  ffistoria  de  la  guerra  del  Pacifico,  p.  135. 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI         277 

Un  piccolo  monitore  di  mille  tonnellate  e  3oo  ca- 
valli di  forza,  con  appena  due  cannoni  da  3oo  ed  una 
fragile  corazza  di  quattro  pollici  e  mezzo  nel  centro, 
che  diminuisce  fino  a  soli  due  e  mezzo  nelle  estremità, 
lotta  coraggioso  contro  due  potenti  corazzate  di  due- 
mila tonnellate,  con  mille  cavalli  di  forza,  sei  cannoni 
da  3oo  ed  una  corazza  di  nove  pollici  ciascuna.  Esso, 
quasi  invisibile  al  cospetto  delle  due  solide  moli  cbe 
ha  di  fronte,  si  spinge  animoso  in  mezzo  di  loro,  im- 
perterrito sfidando  i  loro  12  cannoni  che  lo  tempe- 
stano a  bruciapelo  di  grossi  proiettili  da  tutti  i  lati, 
pur  d'avvicinarsi  tanto  da  sperar  di  perforare  la  loro 
spessa  corazza  d' acciaio,  pur  d' investirle  col  suo  spe- 
rone,  che  quelle  pervengono  facilmente  ed  evitare,  mercè 
r  agii  ita  della  doppia  elice  di  cui  sono  provviste.  Esso, 
senza  mai  dare  un  passo  indietro,  sostiene  da  forte  la 
disuguale  battaglia  per  due  lunghe  ore,  fino  a  che  ri- 
dotto all'impotenza,  fatto  inservibile  si  alla  lotta  come 
alla  resistenza,  figge  lo  sguardo  negli  abissi  dell'oceano, 
cercando  l'unica  via  di  sfuggire  alle  ineluttabili  ca- 
tene nemiche....  E  voi  che  lottaste  dieci  contro  uno, 
voi  cbe  vinceste  per  sola  stragrande  superiorità  di  forze 
materiali,  vorreste  togliergli  anche  la  triste  gloria  del 
cercato  suicidio,  vorreste  mostrarcelo  avvilito  ed  umi- 
liato chieder  perdono! 

No,  il  Huascar  non  si  arrese.  Il  Huascar  cadde 
come  visse,  in  un'aureola  di  gloria  imperitura! 

Colla  perdita  del  Huascar  finirono  i  combattimenti 
marittimi.  Al  Perù  non  rimanevano  che  due  deboli  cor- 
vette in  legno,  la  Union  e  la  Pilcomajro,  assolutamente 


278  OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI 


incapaci  d^ogni  lotta  colla  squadra  chilena;  e  questa, 
più  non  avendo  competitori,  restò  padrona  del  mare. 


I  seguenti  brani  di  giornali  diranno  come  fosse  sen- 
tita in  America  e  fuori  la  perdita  del  Huascar: 

«  Il  Huascar  è  una  nave  storica....  Ha  figurato  in 
tutti  i  combattimenti  navali  nel  corso  della  guerra:  ha 
bombardato  città  chilene  (solo  le  fortificate),  ha  cat- 
turato navi  trasporri,  è  stato  per  più  mesi  il  terrore 
delia  costa  chilena.  Al  comando  di  un  abile  e  valente 
Ufficiale  e  servito  da  un  eccellente  equipaggio,  il  Huas 
car  è  stato  sempre  un  formidabile  avversario.  » 

li  TiMKs  di  Londra  del  io  Ottobre  1879. 

a  Non  è  necessario  di  essere  stali  pel  Perù  nella 
disgraziata  guerra  Sud-Americana,  per  lamentare  che  il 
gagliardo  Huascar  sia  stato  catturato  dai  chilenì.  Qual- 
che cosa  che  sembrava  buona  sorte,  ma  che  non  era 
forse  se  non  perizia  nel  suo  maneggio,  ha  collocato 
subitamente  questa  nave  fra  le  più  famose  di  quante 
hanno  solcato  le  acque  americane.  Nessuna  impresa 
era  troppo  grande,  né  troppo  piccola  per  esso....  Che 
mantenga  la  sua  antica  riputazione  ora  che  si  trova 
in  altre  mani,  è  molto  da  dubitare;  perchè  Coman- 
danti così  abili  come  Gran  non  ve  ne  sono  molti;  ed 
Ufficiali  di  secondo  o  terz'  ordine  hanno  quasi  altrettanta 
paura  che  il  nemico  di  una  nave  come  il  Huascar.  » 

L' Herald  di  Nuova  Yorck,  io  Ottobre. 

«  La  notizia  della  cattura  del  Huascar^  annunciata 


OPERAZIONI  E  COMBATTIMENTI  NAVALI  279 

ieri,  10,  da  Londra,  cagionerà  dolore  in  molti  petti, 
anche  tra  quelli  che  simpatizzino  pel  Chili.  La  pic- 
cola e  coraggiosa  nave  sembrava  posseder  vita  incan- 
tata, per  l'arditezza  colla  quale  menava  a  capo  le 
numerose  ed  arrischiate  imprese  cui  la  guidava  il  suo 
valoroso  Comandante....  D'altra  parte,  il  Contrammi- 
raglio Gran  era  per  se  stesso  creditore  alla  generale 
ammirazione,  senza  eccettuare  quella  dei  nemici.  Non 
lasciava  mai  dietro  di  se  paesi  indifesi  incendiati,  non 
distruggeva  né  vite  né  proprietà  senza  necessità:  la 
sua  condotta  è  stata  sempre  quella  di  un  prode  marino 
e  di  un  perfetto  gentiluomo.  Può  dirsi  che  finora  il 
Huascar  é  stato  il  protagonista  della  campagna,  dall'una 
e  dall'altra  parte,  e  l'unico  elemento  di  attività  nella 
storia  della  guerra.  Alle  famose  corazzate  chilene  non 
toccava  altra  gloria,  che  la  molto  triste  di  arrivar 
sempre  tardi.  » 

La   ESTRELLA  DE  PaNAHÀ. 

•  Grau  è  morto:  però  non  é  morto  nella  memoria 
degli  Argentini  il  nome  di  questo  gigante  dei  mari.  Il 
Huascary  l'incubo  della  squadra  chilena;  Grau  l'incubo 
dei  chileni;  nave  e  Comandante  erano  inseparabili. 
La  stella  polare  di  Grau  era  la  vittoria,  ed  anziché  a)rren- 
dersi  preferiva  la  morte.  Balenava  appena  nella  sua 
mente  un'  idea  che  potesse  dare  buoni  resultati,  e  per 
quanto  fosse  pericolosa  la  sua  attuazione,  l'accettava 
senza  titubare.  Ad  Antofagasta!  gridò  un  giorno,  e  si 
dirige  là  dove  erano  le  navi  chilene....  Nell'oscurità 
della  notte  si  fa  vedere  uno  splendore:  era  l'allarme 
che  si  diffondeva.  Il  fulmine  di  guerra  tuonava  tre- 

18.  —  Cai  VA  NO,  Guerra  d'America. 


28o  OPERAZIONI  E  COMBATTiMENTI  NAVALI 

mendo  sulle  navi  chilene,  e  la  corona  della  vittoria 
venne  a  posarsi  sulla  fronte  di  Grau.  Molti  fatti  come 
questo  possono  citarsi  dell'intrepido  marino.  Onore  a 
lui!  Gloria  eterna  ai  vinti  di  MeijUones!  U  popolo 
argentino  che  ba  seguito  con  entusiastica  simpatia  le 
gloriose  gesta  di  Grau,  vuol  dedicare  un  ultimo  tributo 
alla  sua  memoria.  Il  Club  Patrioiìco  ha  risoluto  di 
celebrare  un  funerale  ed  una  processione  di  lutto,  in- 
vitando tutte  le  società  straniere,  i  rappresentanti  delle 
campagne,  gli  studenti....  d  (Funerali  e  processione 
ebbero  luogo  qualche  giorno  dopo  e  furono  splendidis- 
simi, massime  pel  gran  concorso  di  gente  di  ogni  classe). 

La  Tribuna  di  Buenos- Ayres,  i6  ottobre. 

e  La  stampa  della  Repubblica  del  Chifì  si  strugge  in 
lodi  e  cantilene  di  gloria  pe'suoi  valorosi  marini.  Il 
capo  della  squadra  chilena  è  un  Nelson,  ed  il  giorno  se- 
guente a  quello  della  presa  del  Huascar  si  pubblicò  la 
sua  biografìa  nel  Chili.  Senza  dubbio  essa  sorprenderà 
il  mondo  intero.  E  perchè  no?  Tutta  la  squadra  chi- 
lena  composta  di  otto  navi  batte  il  Huascar,  che  era  un 
piccolo  monitore  di  fronte  a  qualunque  delle  corazzate 
chilene!  Il  Huascar  non  presentava  altro  vantaggio  che 
quello  di  esser  comandato  da  un  marino  esperto  e 
coraggioso,  che  pose  in  riga  tutta  la  squadra  chilena,  fa- 
cendola fuggire  e  tenendola  a  scacco  durante  sei  mesi.  ^ 

La  Republica  di  Buenos- Ayres,  ii  ottobre  1879. 


SBARCO   Dì  PISACUA 


SOHMARIO 

L4  fiotta  chilcDa  da  Aalofagasta  muove  a  Pitagua  per  invadere 
il  deserto  di  Tarapacà.  -  Pixagua  e  »ue  difése.  -  Disposi- 
lìoDÌ  delle  lune  chileae,  e  bombardamento  di  Pisigua.  — 
Sbarco  contiaslato  da  pochi  uomini  perù-boliviani. -Incendio 
di  lalnitro  e  di  carbone.  -  Lotta  corpo  a  corpo.  -  Arnesi 
di  gi]«Tia  abbandonati  imprevidentemeote  ag-li  invasori.  — Per- 
nii fu  bella  la  resistenza  della  guaroigione  e  bruita  la  riti- 
rata. •-  Eccellenti  qualità  del  soldato  peruviano.  •-  L'ufficiale 
peraviano.  -  Saa  natura  e  suoi  difetti.  -  Ecceriooi. 

ITO  col  //iuiuciir  l'unico  elemento  dì 
rza  che  il  Perù  aveva  sul  mare,  ri- 
asia  onnipotente  la  squadra  chìleoa 
ir  l'assoluta  mancanza  di  avversarii 
le  potessero  disputarle  l' impero  del- 
l'oceano lungo  l'estesa  spiaggia  nemica,  il  Chili  vide 
arrivato  il  momento  da  tanto  tempo  atteso,  di  procedere 


282  SBARCO  DI  PISAGUA 

alla  invasione  dell'ambito  deserto  peruviano  di  Tarapacà. 
Né  più  indugiò  a  menarla  ad  effetto  che  il  tempo  stret- 
tamente necessario  al  concentramento  del  suo  naviglio 
nel  porto  di  Antofagasta,  ed  all'imbarco  dell'esercito  e  dei 
tanti  arnesi  di  guerra  ivi  radunati  difrante  nove  mesi. 

Effettivamente,  partita  la  sera  del  28  ottobre  dal  porto 
di  Antofagasta,  ed  ingrossatasi  per  via  di  nuovi  con- 
tingenti usciti  da  Mejillones  e  da  TocoplUa,  arrivava 
in  suir  albeggiare  del  2  novembre  nella  rada  di  Pisagua 
una  flotta  chilena  di  diciannove  navi  (i).  Erano  queste: 
la  corazzata  Cochrane,  la  corvetta  O'Higgins^  le  can- 
noniere Covadonga  e  Magallanes,  gV  incrociatori  Loa 
e  Am(V(onaSy  e  tredici  trasporti  tutti  più  o  meno  ar- 
mati con  cannoni  di  grosso  calibro,  sui  cui  ponti  viag- 
giava un  esercito  di  10,000  e  più  uomini,  con  caval- 
leria, artiglieria,  ambulanza,  vettovaglie  ecc.  ecc.  Un 
secondo  esercito  di  riserva,  dagli  otto  ai  novemila  uo- 
mini, rimaneva  in  Antofagasta  pronto  ad  entrare  in 
campagna  alla  prima  chiamata. 

Pisagua  -  piccola  borgata  di  un  migliaio  di  abitanti, 
situata  a  ridosso  di  un'arida  montagna  rocciosa  dai  i5o 
ai  200  metri  di  elevazione,  che  si  delinea  sul  mare  in 
forma  di  C  -  non  era  difesa  che  da  due  cannoni  da  100, 
montati  alla  lesta  alle  due  estremità  della  baia,  e  da 


(i)  La  distanza  marittima  fra  Antofagasta  e  Pisagua  è  di  mi- 
glia 274,  che  un  buon  vapore  percorre  ordinariamente  in  un  solo 
giorno;  se  la  squadra  chilena  impiegò  invece  cinque  giorni,  fa 
perchè  parecchi  dei  suoi  vapori  si  perderono  di  vista  durante  le 
notti,  or  r  uno  or  l' altro,  e  fu  mestieri  più  volte  aspettare  e  farsi 
alla  ricerca  dei  di;:persi. 


SBARCO  DI  PISAGUA  283 

novecento  soldati,  per  due  terzi  boliviani  ed  un  terzo 
peruviani. 

Apparsa  appena  la  luce  del  giorno,  la  fiotta  chilena 
prese  comodamente  le  sue  posizioni  di  battaglia  :  mentre 
i  trasporti  rimanevano  alquanto  indietro  preparando  le 
scialuppe  e  le  barcaccie,  tratte  a  rimorchio  per  operare 
Io  sbarco  delle  truppe,  le  quattro  navi  principali  •  Co- 
chranCy  O^Higgins,  Covadonga  e  Magallanes  -  si  col- 
locavano in  due  sezioni,  di  fronte  ai  due  cannoni  di 
Pisagua,  pomposamente  chiamati  batterie  dai  chileni. 
L' incrociatore  i4ma:[o/ia^  sul  quale,  insieme  al  Coman- 
dante della  squadra,  trovavansi  il  Generale  in  capo  del- 
l'esercito  ed  il  Ministro  della  Guerra  in  campagna, 
prese  posto  nel  centro  della  baia,  di  fronte  a  ciò  che 
potremmo  chiamare  i  resti  di  Pisagua,  già  incendiata 
dalla  squadra  chilena  il  18  aprile. 

Alle  7  a.  m.  le  quattro  navi  ruppero  il  fuoco  contro 
i  due  cannoni  di  terra,  mentre  VAma:[onas  s'intratteneva 
a  lanciar  granate  sulla  guarnigione  che,  sprovvista  di 
ogni  mezzo  di  offesa  come  di  difesa,  aspettava  impa- 
ziente ed  impassibile  fra  le  scabrosità  delle  roccie,  il 
momento  di  entrare  in  azione  contro  le  truppe  nemiche 
che  si  preparavano  allo  sbarco.  Queste  però,  comunque 
di  buon'  ora  discese  nelle  scialuppe,  non  si  mossero  dal 
fianco  delle  loro  rispettive  navi  che  alle  io  a.  m.  un'ora 
dopo  che  ebbe  cessato  il  fuoco  dei  due  cannoni  peru- 
viani, i  quali,  funzionando  sopra  piattaforme  scoperte 
sotto  il  nutrito  fuoco  di  quattro  navi,  i  cui  numerosi 
cannoni  erano  tutti  di  miglior  qualità  e  calibro  -  da  i5o 
e  da  3oo  -  rimasero  alla  fine  smontati  dopo  due  ore  di 


284  SBARCO  DI  PISAGUA 

combattimento,  durante  le  quali  non  lasciarono  mai  di 
tuonare,  nonostante  i  tanti  artiglieri  massacrati  gli  uni 
dopo  gli  altri  dalia  non  interrotta  pioggia  delle  palle 
e  delle  granate  nemiche. 

Smontati  i  due  soli  cannoni  che  difendevano  Pisagua, 
se  difesa  poteva  chiamarsi  la  loro  meschina  azione 
contro  quella  della  forte  e  numerosa  artiglieria  nemica, 
quasi  nulla  più  si  opponeva  allo  sbarco  dell'esercito 
chileno,  che  forte  di  diecimila  uomini  e  protetto  dal- 
l'artiglieria  della  squadra,  solo  aveva  di   fronte  a  sé 
novecento  uomini  già  decimati  dalla  mitraglia.  Nondi- 
meno esitò,  e  poco  mancò  che  non  si  tirasse  indietro 
per  andar  a  cercare  un  diverso  punto  di  sbarco,  ove 
si  fosse  sicuri  di  non  incontrare  resistenza  alcuna.  Ar- 
rivato a  questo  punto  della  narrazione,  l'elegante  sto- 
rico chileno  Vicuna  Mackenna  dice  :  «  Che  cosa  avve- 
niva infrattanto  a  bordo  delle  navi  chileoe?  Si  vacil- 
lava. Conseguentemente,  andavano  e  venivano  ordini 
confusi  e  contradittori,  che  dovevano  imbarazzare  se- 
riamente le  operazioni  dello  sbarco.  Dagli  uni  si  vo- 
leva andare  a  Junin  per  eseguire  sulle  alture  un  mo- 
vimento di  circonvallazione....  Altri  parlavano  della  valle 
di  Pisagua  vecchio,.,.  Altri  infine,  in  mezzo  alla  naturale 
confusione  di  ogni  piano  cbe  si  altera  nel  momento  di 
menarlo  ad  effetto,  discorrevano  di  portare  T  esercito 
ad  llOy  che  era  il  secondo  punto  di  sbarco,  dando  per 
fallito  il  primo  (i).  » 


(i)  B.  V.  Mackenna,  Hìstoria  de  la  Campana  iU   Tlzrafafù, 
t  n,  p.  717. 


SBARCO  DI  PISAGUA  285 

Air  avanzarsi  delle  scialuppe  e  delie  barcaccie  che 
trasportavano  i  primi  contingenti  delle  truppe  di  sbarco, 
la  piccola  guarnigione  perù-bolivìana,  riparandosi  alla 
meglio  dietro  la  stazione  ferroviaria  e  i  ruderi  di  Pi- 
sagua,  nonché  fra  le  grandi  masse  di  carbone  e  di  sac- 
chi di  salnitro  esistenti  sulla  spiaggia,  sostenne  per 
qualche  ora  contro  gli  assalitori  un  micidiale  fuoco  di 
fucileria,  che  impediva  loro  di  sbarcare.  <  In  quest^ora, 
dice  lo  storico  chileno,  la  disfatta  dei  chileni  sembrava 
inevitabile,  tanto  più  che  si  trovavano  già  esaurite  le 
munizioni  della  prima  colonna  che  sbarcò  (ancora  non 
era  pervenuta  a  sbarcare)^  la  quale  aspettava  un  rin- 
forzo che  tardava  ad  arrivare  (i).  > 

Due  volte  respinti,  furono  obbligati  i  chileni  a  ritor- 
nare al  fianco  delle  loro  navi  per  lasciare  i  morti  ed 
i  feriti,  e  rafforzairsi  di  nuova  gente.  Lo  sbarco  si  ten- 
tava, e  si  effettuò  dipoi,  in  quarantatre  scialuppe  e 
barcaccie. 

Tutta  la  fiotta  chilena,  navi  da  guerra  e  trasporti, 
scaricarono  allora  una  vera  grandinata  di  granate  e  di 
bombe.  Le  grandi  masse  di  carbone  e  circa  cinquanta- 
mila quintali  di  salnitro  arsero  di  un  subito  incendio, 
insieme  a  quanto  altro  era  air  intorno;  i  difensori  della 
piazza,  assaliti  dalle  fiamme,  furono  obbligati  a  farsi 
indietro  :  protetti  dal  fumo  che  li  nascondeva  agli  oc- 
chi dei  nemico,  i  chileni  poterono  prender  terra  (2). 


(i)  Barros-Arana,  ffist0na  de  la  Guerra  dei  Pacifico,  p.  148. 

(2)  e  ....  La  Cochrane  cominciò  a  dirigere  i  suoi  fuochi  verso 

qnella  parte  della  piana,  e  minuti  più  tardi  cominciava  questa 


286  SBARCO  DI  PISAGUA 

Cominciò  allora  una  lotta  corpo  a  corpo  fra  le  toc- 
eie  che  sovrastanno  a  Pisagua.  Stretti  ed  incalzati  da 
nemici  sempre  più  numerosi  pei  continui  rinforzi  che 
loro  arrivavano  dal  mare,  e  che  la  sicurezza  di  vin- 
cere rendeva  pronti  ed  audaci  all'attacco;  e  mitragliati 
senza  posa  dalla  squadra  che  faceva  fuoco  su  di  essi 
quasi  a  tiro  di  carabina;  mentre   palmo  a  palmo  ce- 
devano terreno  al  grosso  torrente  degli  assalitori  su 
per  l'erta  montagna,  che  elevavasi  a  guisa  di  bersa- 
glio ai  colpi  di  quella,  i  pochi  soldati  dell'  alleanza  si 
batterono  come  leoni  durante  cinque  ore,  senza  con- 
tare le  tre  ore  precedenti  allo  sbarco,  fino  alle  3  p.  m.; 
quando,  arrivati  al  vertice  della  roccia,  e  prossimi  ad 
esser  colti  alle  spalle  da  una  forte  divisione  nemica  che 
avanzavasi  dalle  sommità  della  vicina  rada  di  Junin^ 
ove  senza  opposizione  alcuna  era  sbarcata,  ogni  resi- 
stenza diveniva  altrettanto  impossibile  quanto  inutile, 
e  fu  necessario  ai  pochi  che  rimanevano  di  battere  in 
ritirata  (i). 


ad  ardere  da  cinque  parti  diverse.  Il  salnitro  s'infiammò  rapida- 
mente lanciando  dense  e  soffocanti  colonne  di  fumo  :  le  masse 
di  carbone  situate  sulla  spiaggia,  vicino  alla  stazione  ferroviaria, 
unirono  subito  il  loro  fumo  nero  a  quello  rossiccio  del  salni- 
tro.... il  nemico  riparato  dietro  quelle  difese,  si  vide  obbli^to 
ad  abbandonare  i  ruderi  e  la  borgata,  dove  piovevano  i  proiet- 
tili della  Cochrane  e  della  CXIiiggms..,.  » 

Hclazionc  del  corrispondente  del  giornale  El  Mtreuriù  di  V^il- 
paraiso  -  5  novembre. 

(i)  «  Alle  IO  e  35  minuti  a.  m.  vedendo  che  sollecitamente 
scendeva  molta  truppa  di  quella  che  si  trovava  accampata  nelU 
parte  superiore  delle  colline,  contro  la  quale  VAmoÈonas  avevi 


SBARCO  DI  PISAGUA  287 

La  difesa  di  Pisagua  sostenuta  per  oltre  otto  ore  da 
appena  un  pugno  di  uomini  contro  tutto  un  esercito 
ed  una  potente  squadra,  fu  più  che  un  atto  di  valore  ; 
fu  quasi  eroismo  :  poiché  ai  difensori  della  piazza  bastò 
vedere  il  grande  apparato  di  forze  spiegato  dal  nemico, 
per  comprendere  che  ogni  resistenza  rimarrebbe  in- 
fruttuosa, che  era  impossibile  il  vincere;  e  tutti  sap- 
piamo quanto  sia  difficile  il  dedicare  i  proprii  sforzi 
ad  una  impresa  anticipatamente  condannata,  nella  piena 
convinzione  del  suo  cattivo  esito  e  della  inutilità  di 
ogni  conato,  per  grande  e  straordinario  eh'  esso  possa 
essere. 

Nondimeno,  quella  stessa  guarn  igione  che  nella  impos- 
sibile difesa  di  Pisagua  seppe  arrivare  fino  all'eroismo, 


diretto  i  suoi  fuochi,  e  che  arrivava  a  ripararsi  nella  borgata,  fa- 
ceodosi  difficile  slog^arnela  quando  s'  operasse  lo  sbarco,  con- 
saltai  il  signor  Generale  in  capo  ed  il  Ministro  della  guerra  sull» 
convenienza  dì  bombardarla;  e  dietro  loro  approvazione  posi  i 
fuochi  sulla  cUtà,  ciò  che  fu  fatto  immediatamente....  Gli  equi- 
paggi delle  navi  della  squadra  si  portarono  bravamente  e  sono 
alquanto  diminuiti  per  le  morti  avute  ;  poiché  ripetute  volte  si 
vide  partire  una  scialuppa  dal  fianco  di  una  nave  col  suo  equi- 
pa^io  completo,  e  ritornar  solo  la  metà,  dovendosi  scaricarla 
dei  morti  e  feriti,  e  fornirla  di  nuovo  equipaggio  per  continuare 
a  trasportare  la  gente  di  sbarco.  » 

Rapporto  ufficiale  del  Comandante  della  squadra  chilena. 
<  Le  perdite  del  nemico  (Perù-Bolivia)  nel  combattimento  di 
Pisa^^oa,  non  si  sono  contate....  Il  maggior  danno  nelle  sue  file 
fu  causato  dalle  bombe  delle  navi,  che  caddero  sulle  teste  dei  di- 
fensori, durante  quattro  ore  consecutive  in  numero  di  600,  senza 
contar  la  mitraglia....  » 

V.  Mackenna,  Op,  cit.^  t.  II,  p.  741. 


288  SBARCO  DI  PISAGUA 

non  seppe  poi  impedire  nella  sua  ritirata  che  cadessero 
in  mano  del  nemico  i  tanti  elementi  di  vita  e  di  forza 
che  doveva  o  non  abbandonare  o  distruggere. 

Pisagua,  come,  tranne  qualche  rara  eccezione,  tutto 
l' immenso  deserto  di  Tarapacà,  manca  assolutamente 
d^ acqua  potabile;  sicché  fassi  necessario  di  ricorrere 
a  quella  del  mare,  e  di  sottoporla  agli  speciali  processi 
della  distillazione.  A  tal  uopo  erano  in  Pisagua  grandi 
macchine  distillatrici  con  tutta  una  serie  di  conserve 
e  di  apparati,  per  trasportare  T  acqua  già  resa  potabile 
sulle  sue  alture  ed  altrove.  Macchine,  conserve  ed  ap- 
parati  di  trasporto,  che  sarebbe  costato  ben  poco  la- 
voro il  distruggere,  e  che  tanto  difetto  avrebbero 
fatto  air  esercito  invasore,  furono  lasciati  intatti  come 
si  trovavano  ;  si  come  fu  abbandonata  con  tutto  il  suo 
materiale  di  locomozione,  la  via  ferrea  che  da  Pisagua 
menava  per  cinquanta  miglia  airinterno,  fino  ad  Agua- 
santa:  via  ferrea  che  bisognava  non  abbandonare  od 
almeno  rendere  inservibile,  distruggendone  le  macchine 
ed  i  carri^  onde  non  servisse  di  potente  ausiliario  al 
nemico,  come  effettivamente  servì,  per  muovere  il  suo 
esercito  e  trasportare  i  pesanti  materiali  di  guerra. 

Le  maggiori  contrarietà,  colle  quali  T  esercito  chileno 
avrebbe  avuto  a  lottare  nell'  arido  ed  impraticabile  de- 
serto di  Tarapacà,  erano  precisamente  quelle  della  man- 
canza d'acqua  e  della  difficile  locomozione;  e  furono 
appunto  questi  due  grandi  elementi  di  vita  e  di  guerra 
-  acqua  e  ferrovia  -  che  la  guarnigione  perù-boliviana 
regalava  improvvidamente  al  nemico,  al  momento  dì 
ritirarsi  da  Pisagua. 


SBARCO  DI  PISAGUA  289 

Come  spiegare  questa  grande  contradizione  fra  Feroi- 
smo  della  resistenza  e  la  stolidaggine  della  ritirata? 

Nell'esercito  del  Perù,  e  dicasi  lo  stesso  di  quello 
di  Bolivia,  scuola  e  abitudini  essendo  le  medesime, 
bisogna  fare  una  grande  distinzione  fra  soldato  ed 
ufficiale.  Il  soldato  è  più  che  buono,  e  lascia  poco  o 
nulla  a  desiderare  ;  mentre  l'ufficiale,  come  regola  ge- 
nerale» è  men  che  mediocre  e  punto  degno  del  sol- 
dato cui  comanda. 

Eccoci  sulla  via  della  spiegazione  di  cui  andavamo 
in  cerca.  La  resistenza,  opera  principalmente  del  sol- 
dato, fu  gloriosa,  eroica.  La  ritirata  e  tutto  ciò  che 
riguarda  la  direzione,  opera  esclusiva  dell'  ufficiale,  fu 
insipiente,  balorda. 

Il  soldato  peruviano  ha  poche  pretensioni  :  eminen- 
temente sobrio  in  tempi  ordinarli,  sopporta  facilmente 
ogni  sorta  di  privazioni  nei  casi  eccezionali  senza  punto 
muover  lamento,  o  almeno  senza  troppo  farlo  sentire  ; 
ed  è  capace  al  bisogno,  per  semplice  passività  di  ob- 
bedienza ed  abito  alla  sofferenza,  massime  quello  delle 
Provincie  interne,  ossia  il  c/io/o,  V indio,  delle  più 
aspre  e  faticose  marcie.  E  obbediente  alla  disciplina, 
fedele  alla  consegna;  e  sebbene  manchi  di  slancio  e 
dMniziativa^  si  batte,  se  non  per  vero  e  proprio  co- 
raggio, con  quella  imperturbabile  serenità  e  costanza 
che  gli  danno  la  naturale  sua  disposizione  alla  più 
passiva  obbedienza  e  la  massima  indifferenza  nel  pe- 
ricolo. 

Vista  bene,  la  indifferenza  nel  perìcolo  in  lui  è  una 
qualità  puramente  secondaria;  ossia   piuttosto  figlia 


290  SBARCO  DI  PISAGUA 


della  soggezione  alla  disciplina,  anziché  della  propria 
maniera  di  sentire;  poiché  sparisce  quasi  sempre noa 
appena  viene  quella  a  mancare.  Ma  il  certo  si  è,  come 
la  lunga  guerra  di  cui  parliamo  è  venuta  a  provarlo, 
o  meglio  a  confermarlo,  sapendosi  già  fino  dalle  lon- 
tane guerre  della  indipendenza  (i),  che  essa  non  lo 
abbandona  neppure  un  solo  istante  fino  a  che  dura  in 
lui  r obbedienza  al  proprio  superiore;  e  che  questa 
solo  viene  a  mancare  coir  abbandono  deirautorità  per 
parte  di  quest^  ultimo,  giammai  per  fatto  proprio. 

In  altri  termini,  il  soldato  peruviano  si  batte  sereno 
e  impassibile  senza  punto  curarsi  del  pericolo,  quasi 
non  se  ne  avvedesse,  fino  a  che  é  sostenuto  dalla  pre- 
senza e  dalla  voce  dell'ufficiale;  mentre  poi  diventa 


(i)  Basta  ricordare  a  questo  proposito  le  famose  battaglie  di 
Pichmcha^  di  Junm  e  di  Ayacucko,  che  decisero  della  ÌDdipen- 
denza  della  Colombia  e  del  Perù,  e  che  furono  priacipalmeote 
dovute  al  valore  dei  regg;imenti  peruviani.  • 

Dopo  la  battaglia  di  Pichincha,  alle  porte  di  Quito,  il  gran 
Bolivar  decretava  una  medaglia  commemorativa  per  tutti  i  sol- 
dati della  divisione  peruviana,  colla  seguente  iscrizione  :  Ubet- 
tador  de  Qui/o  en  Pichincha  -  Gratitud  de  Colombia  a  la  dhi- 
Sion  dei  Perù, 

La  battaglia  di  Junin,  già  perduta,  fu  salvata  dal  valore  della 
cavalleria  peruviana,  la  quale  iceveva  in  premio  da  Bolivar  il 
tìtolo  di   C/ssari  di  Junin. 

Nel  proclama  diretto  all'  esercito  liberatore,  dopo  la  grande 
battaglia  di  Ayacucìio^  che  decise  delle  sorti  del  Perù,  e  pose 
termine  alle  guerre  della  Indipendenza  americana,  diceva  Boli- 
var alla  divisione  peruviana:  Soldati  peruviani  I  la  vostra  fatt  ut 
vi  conterà  sempre  fra  i  primi  salvatori  del  Perù, 

Vedi:  Lorsnte.  Historia  del  Perù.  T.  I,  pag.  73,  260  e  2SC. 


SBARCO  DI  nSAGUA  291 

pusillanime,  né  ad  altro  più  obbedisce  che  al  senti- 
mento della  propria  conservazione,  non  appena  si  vede 
abbandonato  a  se  stesso  dalla  diserzione  od  insufficienza 
del  suo  superiore.  Se  questo  cade  morto  o  ferito,  ri- 
mane fermo  al  suo  posto  fino  a  che  vi  sia  un  solo 
ufficiale  che  lo  guidi  e  lo  animi  coli'  esempio  al  com- 
pimento del  proprio  dovere  ;  ma  se  esso  abbandona  il 
campo  di  battaglia  o  si  fa  indietro,  il  soldato  prende 
immediatamente  la  fuga  con  lui  o  senza  di  lui,  e  nes- 
suno più  lo  trattiene. 

Infine,  con  una  buona  ufficialità,  il  soldato  peruviano, 
se  non  è  un  leone,  è  una  potente  macchina  che  non 
viene  mai  meno  :  con  una  cattiva  ufficialità  è  un  zero, 
un  nulla. 

Quanto  all'  ufficiale  peruviano,  già  lo  abbiamo  detto, 
come  regola  generale  è  meno  che  mediocre.  Da  che 
nasce  questo  ?  £  facile  trovar  la  rbposta  :  dal  non  es- 
sere un  vero  militare. 

Come  lungamente  abbiamo  discorso  altrove,  nato  e 
formato  firammezzo  alle  intestine  rivoluzioni,  l'uffi- 
ciale peruviano  non  è  che  un  semplice  militare  d' oc- 
casione. Entrato  nella  milizia,  non  per  batterne  tran- 
quillamente la  carriera  in  servizio  del  proprio  paese, 
ma  unicamente  per  servire  alle  sue  aspirazioni  del  mo- 
mento o  dell'  avvenire  -  esso  porta  seco  e  conserva  tutti 
i  difetti  del  cittadino  più  o  meno  fazioso  e  turbolento. 
Senza  educazione  militare  al  momento  d'indossare 
per  la  prima  volta  l'assisa  dell'ufficiale,  e  senza  pos- 
sibilità di  riceverla  dipoi  in  una  vita  di  quartiere,  che 
trovasi  assai  spesso  interrotta  dalle  frequenti  separazioni 


292  SBARCO  DI  PISAGUA 


dal  servizio;  giornalmente  viziato  sempre  più  da  una 
permanente  atmosfera  rivoluzionaria,  tanto  nemica  della 
disciplina  e  di  ogni  virtù  militare,  V  ufficiale  peruviatx) 
non  ha  né  potrà  mai  avere  le  doti  di  un  buon  mili- 
tare, fino  a  che  dura  nel  suo  paese  il  tristo  flagello 
della  rivoluzione  endemica. 

Qua  e  là  frammezzo  a  si  brutto  quadro  sono,  è  vero, 
dei  punti  luminosi.  Lodevoli  eccezioni,  buoni  e  va- 
lenti ufficiali  ve  n'  ha  pure  :  ma  che  può  la  loro  azione, 
che  rimane  il  più  sovente  isolata  o  contrariata  dalla 
diversa  attitudine  del  forte  e  preponderante  numero 
degli  altri? 

Il  difetto  d'istruzione  e  di  disciplina  nella  maggio- 
ranza della  ufficialità,  danneggiò  quindi,  al  principio 
della  guerra  soprattutto,  la  lodevole  opera  dei  pochi 
buoni  e  degni  ufficiali,  al  tempo  istesso  che  rendeva 
infruttuose  le  eccellenti  qualità  del  soldato  che  aveva 
ai  suoi  ordini,  e  che  non  sempre  seppe  dirigere,  mise- 
ramente sperdendo  e  consumando  quelle  sue  forze  che, 
sapute  mettere  a  profitto,  avrebbero  indubitatamente 
portato  i  migliori  risultati. 

Nondimeno  non  fu  questa  la  sola  né  la  principale 
causa  delle  varie  sconfitte  toccate  alle  armi  del  Perù 
nel  corso  della  presente  guerra  :  essa  non  fu  che  una 
appena  delle  tante  cause  che  concorsero  a  produrre 
tali  effetti,  come  man  mano  andremo  vedendo  per  via. 


battagua  di  s.  fkamuscu  o  di  dolokes 


SOMHAniO 

Esercito  pern-bolivmoo,  -  PercW  il  desetto  di  Tarapacì  eia  desi- 
gnato come  il  veto  luogo  della  guerra.  —  looperosltJi  di  Prado 
e  di  Daia.  —  L' esercito  era  sparso.  -  E>oppia  mira  dell'esercito 
chilcDo  pei  lo  sbarco  a  Pisagua.  —  L'esercito  chileoo  si  con- 
(^Dtra  ia  Dolores.  -  Cattiva  situazione  dell'esercito  peiuviaDo 
in  Iqoique.  -  Piano  di  operazioni  e  tnossa  degli  eserciti.  - 
Daza  giniige  a  Camarsntt.  -  Retrocede.  -  Voci  di  tradimento. 
-  L'esercito  boliriano  si  rivolta  e  rovescia  Daza  dalla  Pre- 
cidenxa.  -  Altra  rivoluiione  io  Bolivia.  -~  Ken^  Moreno,  in- 
temediaiio  per  le  trattatiTc  fra  Daza  e  Ìl  nemico.  -  I  cbileni 
temevano  del  generale  Daza.  —  Prove.  ■-  L'esercito  pemvÌBDO 
di  Iquiqae  si  appressa,  e  i  chileai  decìdono  di  atlenderlu  in 
Santa  Catalina.  -  I  peruviani  avevano  ritardato  per  aver  de- 
viato. -  I  chìleni  cambiano  proposito.  —  SI  dispoogono  alla 
difesa  in   Dolores.   -   Collina   di  S.   Francisco.   -  Arrivo   e 


J4  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCtSCO 

dlsposiiioae  dell'  esercito  perù-baliviano.  -  Discordie.  -  L' ala 
desba  comincia  U  fuoco  e  l' assalto.  -  Rapporti  del  coloniiclb 
Suaiez  e  di  altri  sulla  battaglia.  -  Fuga  dei  boliviani  e  ic- 
coglimento  Tatto  loro  in  Bolivia.  -  Il  fatto  d'  armi  dì  5.  Frao- 
dico  b«  poca  impoctania  militare.  -  Invidie  e  rivaliti  fn  li 
ufficiali.  -  Conseguenze  di  qnesta  battaglia  vantaggiose  ai 
chilenl. 


i  sette  mesi  delle  operazioni  na- 
e   Repubbliche  alleate,  Perù  e 
a,  erano  pervenute  ad  organizzare 
ipartimento  o   deserto  dì  Tara- 
un  esercito   di   circa   diecimila 
uomini,  7000  dei  quali  erano  peruviani  e  3ooo  boli- 
viani. Un  altro  esercito  di  ottomila  uomini,  5ooo  pe- 
ruviani e  3ooo  boliviani,  trovavasi  nella  limitrofa  pro- 
vincia  di   Tacna.   Il   generale  Prado,  presidente  del 
Perii  e  supremo  direttore  della  guerra,  stancava  in 
Arica  coi  suoi  5ooo  peruviani,  mentre  il  general  Daza, 
presidente  di  Eolivia  e  capitano-generale  dell'esercito 
boliviano,  occupava  la  prossima  capitale  della  provin- 
cia, Tacna. 

Che  il  primo  e  vero  teatro  della  guerra  sarebbe 
stato  il  deserto  di  Tarapacà,  era  cosa  tanto  certa  e 
sicura  che  nessuno  sapeva  porla  in  dubbio.  Questo 
dicevano  fin  dal  primo  giorno  della  guerra  e  it  natu- 
rale andamento  di  essa,  come  territorio  limitrofo  al 
deserto  boliviano  di  Aiacama  già  occupato  dall'eser- 
cito chileno,  e  le  noie  ed  evidenti  aspirazioni  chilene 
d'impossessarsi  anzitutto  di  silfaito  territorio,  la  cui 


O  DI  DOLORES  295 


conquista  era  la  mira  e  lo  scopo  vero  della  guerra,  e 
il  tanto  parlare  dei  giornali  chileni,  che  svelando  e  com- 
mentando fin  da  sette  mesi  innanzi  i  disegni  di  quel 
Governo,  ripetevano  giornalmenie  che  l'esercito  chi- 
lenoy  non  appena  potesse   muoversi   da  Antofagasta, 
opererebbe  immediatamente  uno  sbarco  lungo  la  costa 
di  Tarapacà,  onde  impossessarsi  innanzi  tutto  di  Iqui- 
que  e  delle  grandi  risorse  finanziarie  che  offriva  il 
salnitro  ed  il  guano  di  cui  il  deserto  era  ricco.  Con 
quella  abituale  leggerezza  colla  quale  i  giornali  chileni 
rivelavano  sempre  le  più  segrete  cose  di  governo,  quelle 
non  escluse  che  il  decoro  nazionale  imponeva  rima- 
nessero in  ogni  tempo  celate,  arrivarono  finanche  a 
indicare  quali  sarebbero  i  probabili  punti  di  sbarco 
deiresercito,  segnalando  appunto  Pisagua  come  il  prin- 
cipale. Ciò  nondimeno  Prado  e  Daza,  i  Presidenti  delle 
due  repubbliche  alleate  e  supremi  generali  dei  loro 
eserciti,  se  ne  rimasero  tranquillamente  in  Tacna  ed 
Arica  ove  a  nulla  giovava  la  loro  presenza;  ed  affi- 
darono il  comando  dell'esercito  di  Tarapacà  al  generale 
Buendia,  cui,  per  quanto  buon  soldato,  mancava  la  ne- 
cessaria energia  ed  autorità  per  imporre  silenzio  alla 
indisciplinatezza  ed  alle  rivalità  degli  ufficiali  che  aveva 
I  sotto  i   suoi  ordini,  le  quali,  come  vedremo,    furono 
causa  non  ultima  di  sommi  disastri. 

In  previsione  di  uno  sbarco  dell'esercito  nemico 
lungo  le  estesa  spiaggia  del  deserto  di  Tarapacà,  l'eser- 
cito dell'alleanza,  a  cui  era  affidata  la  difesa  di  questo 
territorio,  trovavasi  disseminato  qua  e  là  per  piccole 
frazioni  nei  diversi  punti  di  possibile  accesso  al  mede- 

19.  —  Cai  VASCO,  Guerra  eT America, 


296  BATTAGLIA  DI  S.  FRANaSCO 

simo  per  mare,  nonché  in  interne  località  di  dove 
sarebbe  stato  facile  Io  accorrere  sollecitamente  là  dove 
si  verificasse  un  attacco,  in  Mejillones,  Molle,  Pisagua, 
Patillos,  San  Juan,  La  Noria,  Monte  de  la  Soledad, 
Huatacondo  ed  Iquique,  ove  aveva  stabilito  il  suoquar- 
tier  generale,  ed  ove  frettolosamente  si  concentrò  dopo 
lo  sbarco  dell'esercito  chileno  a  Pisagua. 

Sbarcando  a  Pisagua,  punto  intermedio  fra   Anca 
ed  Iquique,  l'esercito  chileno  aveva  una  doppia  mira: 
i^  di  tagliare  ogni  comunicazione  fra  i  due  eserciti 
dell'alleanza  stanziati  in  quella  località;  di   isolarli 
l'uno  dall'altro  e  collocarli  cosi  nella  impossibilità  di 
operare  insieme  e  sostenersi  vicendevolmente;  2®  di 
marciare  sopra  Iquique  per  terra,  lungo  il  deserto, 
ed  impadronirsi  di  questa  città  che,  come  si  sa,  co- 
stituiva il  centro  principale  del  commercio  salnitriero 
dell'ambito  deserto  di  Tarapacà  (i).  Per  poter  riuscire 
in  questo  suo  doppio  intento,  bisognava  anzitutto  che 
esso  s'internasse  celermente  nel  deserto  per  circa  3o 
miglia,  fino  a  Dolores  -  località  eminentemente  strate- 
gica, posta  su  quella  via  fra  Arica  ed  Iquique,  che  si 
voleva  tagliare  al  nemico  e  che  era  necessario  battere 
per  proprio  conto  onde  portarsi  ad  Iquique;  -  ed  in 
ciò  veniva  meravigliosamente  favorito  dalla    ferrovia 


(i)  Ciò   che   determinava  i  chileni   ad  investire  Iquiqae    pet 
terra,  dopo  una  lunga  corsa  nel  deserto,  anziché  imme<liataxneDte 
per  mare,  erano  le  scarse  fortificazioni,  o  meglio  i  quattro  cac> 
noni  collocati  dai  peruviani  sulla  spiaggia.  Insignificante  cosa  al 
certo,  contro  la  forte  e  numerosa  artiglieria  della  squa<ira  chiIfMìr^ 


O  DI  DOLORES  •  297 


che  correva  da  Pisagua  ed  Agua- Santa,  la  quale  pas* 
sava  appunto  per  Dolores,  ove  aveva  una  stazione  delle 
più  importanti.  Oltre  ai  tanti  altri  vantaggi,  la  stazione 
di  Dolores  offriva  quello  ancora  di  trovarsi  accanto 
airunica  sorgente  d*  acqua  esistente  in  tutta  quella 
zona  del  deserto;  vero  fiume  di  buon'acqua  potabile 
che  correva  a  corta  profondità  in  un  canale  sotterraneo, 
da  cui  si  estraeva  assai  facilmente  per  mezzo  di  grandi 
e  solidi  apparati. 

Padrone  della  ferrovia,  di  questo  grande  elemento 
di  locomozione  che  tanto  e  cosi  direttamente  aiutava 
i  suoi  progetti,  l'esercito  chileno  si  slanciò  immedia- 
tamente su  di  essa;  ed  i  suoi  primi  battaglioni  pote- 
rono impadronirsi  della  stazione  di  Dolores  e  piantarvi 
le  loro  tende,  senza  venir  da  alcuno  molestati,  e  quindi 
senza  colpo  ferire,  come  in  casa  propria. 

Intanto  l'esercito  Perù-boliviano  che,  come  s'è  detto, 
erasi  concentrato  in  Iquique  dopo  la  presa  di  Pisagua, 
si  trovò  fin  dal  primo  momento  in  una  poco  lieta  si- 
tuazione. Bloccato  per  mare  dalla  squadra  chilena,  chiuso 
in  mezzo  ad  un  deserto  privo  di  ogni  risorsa,  tagliata 
dall'  esercito  nemico  l' unica  via,  quella  d'Arica,  da  cui 
poteva  ricevere  soccorsi,  lasciato  senza  provvigioni  di 
riserva  dalla  incuria  del  Governo  e  del  supremo  di- 
rettore della  guerra  che  a  nulla  seppero  provvedere, 
P  esercito  Perù-boliviano  premurosamente  raccoltosi 
in  Iquique,  mancava  quasi  di  tutto  e  principalmente 
di  viveri:  i  pochi  sui  quali  poteva  contare  con  qual- 
che sicurezza  erano  appena  bastevoli  per  i5  o  20  giorni 
al  più. 


298  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

Per  uscire  da  una  situazione  tanto  difficile,  per  non 
dire  disperata,  all'esercito  delle  Repubbliche  alleate  noa 
rimaneva  che  una  sola  via  :  quella  di  muovere  contro  il 
nemico,  sia  per  scacciarlo  dal  paese  obbligandolo  a  ri- 
prendere il  mare,  sia,  in  ultimo  caso,  per  forzare  il 
passo  su  di  esso,  ed  andare  a  cercare  in  Anca  i  mezzi 
di  vita,  le  vittuaglie,  di  cui  era  prossimo  a  difettare. 
E  presi  telegraficamente  i    necessari!   accordi  col  su- 
premo direttore  della  guerra,  general  Prado,  che  tro- 
vavasi  in  Arica,  onde  combinare  alla  meglio  un  piano 
di  attacco  contro  T  esercito  invasore,  mosse  alla  volta 
di  quello  da  Iquique  nel  più  deplorabile  stato  nel  quale 
possa  mai  trovarsi  un  esercito.  Nel  rapporto  del  capo 
dello  stato-maggiore  al  generale  in  capo  Buendia,  si 
legge:  e  Come  ella  sa,  uscì  T esercito  (da  Iquique)  quasi 
nudo,  molto  vicino  a  rimanere  scalzo,  mal  coperto  ed 
affamato,  a  lottare,  più  che  col  nemico,  colla   intem- 
perie e  la  stanchezza  durante  la  notte,  ed  in  una  pa- 
rola colle  stesse  vesti  già  inadatte  che  aveva  al  prin- 
cipio della  campagna;  perchè  nessuna  delle  domande 
che  V.  S.  e  lo  scrivente  fecero  più  volte  (al  Governo) 
fu  mai  soddisfatta  nei  sette  lunghi  mesi  di  stazione  in 
Iquique.  »  Tutto  ciò  è  ancor  meno  del  vero:  altre  pia- 
ghe rodevano  in  pari  tempo  l'esercito  dell' alleanza;  e 
prima  fra  tutte  era  forse  la  rivalità  e  conseguente  in- 
disciplinatezza che  regnava  più  o  meno  mascherata  in 
tutto  il  corpo  della  ufficialità,  massime  fra  i  capi. 

Il  piano  delle  operazioni,  combinato  d*  accordo  col 
general  Prado,  era  che  l'esercito  chileno  dovesse  es- 
sere simultaneamente  attaccato,  prendendolo  in  mezzo, 


O  DI  DOLORES  299 


dair esercito  dMquique  e  dal  corpo  di  3ooo  e  più  bo- 
liviani che  stanziava  in  Tacna,  al  comando  del  gene- 
rale Hilarìon  Daza,  presidente  della  Bolivia. 

Effettivamente,  il  di  8  novembre  il  generale  Daza 
mosse  da  Tacna  per  Arica  alla  testa  del  suo  piccolo 
esercito;  e  dopo  avere  lungamente  conferito  col  ge- 
neral Prado,  riprese  il  giorno  11,  animato  insieme  ai 
suoi  dal  più  vivo  entusiasmo,  il  solitario  cammino 
del  deserto  di   Tarapacà.  Ben  provvisto  di  tutto  il 
bisognevole^  e  marciando  sempre  nel  più  perfètto  or* 
d/oe,  arrivò  il  i4  nella  valle  di   Camarones^  piccola 
e  deliziosa  oasi  di  verdura  posta  nel  bel  mezzo  del 
deserto.    Ma  una  volta   arrivato  lì,  invece  di  conti- 
nuare la  sua  marcia  verso  il  nemico,  giusta  l'itine- 
rario precedentemente  tracciato  in  combinazione  con 
quello  dell'esercito  d'Iquique,  e  mentre  le  sue  truppe, 
di  buon'ora  avvezze  alle  fatiche  delie  lunghe  marcie, 
altro  non  desideravano  che  di  correre  innanzi  al  più 
presto,  egli  fece  alto,  e  si  fermò.  A  che?  Per  poi  ritor- 
nare indietro  dopo  due  giorni,  e  dopo  essersi  spinto 
per  ben   due  volte  egli  solo,  insieme  a  pochi  intimi 
amici,  o  inutilmente  o  con  qualche  iSne  misterioso  ri- 
masto a  tutti  ignorato,  fino  a  Tana^  ossia  a  poche  le* 
gbe  al  di  là  di  Camarones. 

Ecco  come  parla  a  questo  proposito  uno  dei  colonnelli 
del  piccolo  esercito  che  Daza  aveva  seco  : 

<  Assai  triste  in  effetti  fu  quel  pomeriggio  del  16  no* 
vembre,  in  cui  mesti  e  pensierosi  cominciarono  i  bat- 
taglioni a  sfilare  in  lenta  ascensione  la  falda  di  Cama- 
rotKcs  verso  Arica»  Il  cielo  stesso  sembrava  arrossire  di 


300  BATTAGLU  DI  S.  FRANaSCO 

un  atto  tanto  vergognoso,  coprendo  il  sole  all'occaso 
una  sinistra  tinta  porporina  che  infondeva  fatidici  pre- 
sagi, più  facili  a  sentire  che  a  manifestare....  L'unico  re* 
sponsabile  di  essa  (della  ritirata)  è  il  general  Daza,  co- 
munque egli  assicuri  che  fu  consigliato  da  molti  ufficiali 
superiori  del  suo  circolo.  D'altra  parte,  quando  ci  persua- 
demmo della  risoluzione  del  general  Daza  di  non  fare 
avanzare  l'esercito,  fummo  d'avviso  io  e  molti  ufficiali 
superiori,  dal  principio  alla  fine  del  consiglio  di  guerra 
che  ebbe  luogo  il  i5:  che  P ordine  di  avan:[amento o 
di  contromarcia  deW esercito  da  CamaroneSj  il  Generale 
in  capo  doveva  darlo  da  Pozo-Almonte,  dove  egli  an- 
drebbe  con  me  e  due  aiutanti.  Nondimeno,  né  in  quella 
sera  ne  nella  mattina  si  pose  in  marcia  il  generale 
Daza.  Alle  9  a.  m.  del  16  mi  chiamò  nell'officio  te- 
legrafico, dove  mi  presentò  un  telegramma  del  general 
Prado  nel  quale  gli  diceva  più  o  meno  queste  parole: 
<x  Vedendo  che  ella  non  può  passare  avanti  col  suo 
esercito,  il  consiglio  di  guerra  che  convocai  iersera,  ha 
disposto  che  il  general  Buendia  attacchi  domani  il  ne- 
mico, essendo  per  ciò  non  solo  pericolosa  quanto  inu- 
tile la  marcia  di  V.  S.  al  sud.  »  Seppi  allora  che  invece 
di  dire  ad  Arica  il  giorno  innanzi  ciò  che  si  era  risoluto, 
il  general  Daza  si  era  scusato  unicamente  colla  impos- 
sibilità di  passare  avanti.  Così  si  spiega  la  risposta  del 
general  Prado.  L' esser  poi  andato  fin  vicino  a   Tana 
per  indi  ritornare  a  Chi!(aj  perchè  gli  avevano  assicurato 
che  si  trovava  là  il  nemico;  l'esser  ritornato  di  nuovo  a 
Tana^  sapendo  che  là  non  esisteva  neppure  un  solo  ne- 
mico, per  venire  in  seguito  colla  notizia  della  disfatta  di 


O  DI  DOLORES  301 


San  Francisco,  sono  andate  e  venute  di  tristissima  inde- 
cisione, che  non  si  tollerano  neppure  in  un  imberbe  ca- 
detto di  guardia  nazionale,  e  molto  meno  nel  capitano 
generale  di  un  esercito  e  Presidente  incaricato  della  di- 
fesa nazionale  »  (i). 

Quale  il  motivo  di  questo  strano  e  colpevole  pro- 
cedere del  general  Daza?  DalPuno  all'altro  estremo 
delle  due  Repubbliche  alleate,  Perù  e  Bolivia,  non  corse 
che  una  sola  voce:  Dcu{a  ha  tradito,  I  suoi  amici  tne- 
desimi,  anche  i  più  intimi,  non  seppero  mai  difenderlo 
contro  una  sì  terribile  accusa. 

Quanto  a  noi,  senza  ergerci  per  nulla  a  giudici  in  tanta 
causa,  dichiariamo  francamente  che  non  sappiamo  tro- 
vare nessuna  parola  in  sua  difesa,  come  non  seppe 
trovarne  egli  stesso  nel  suo  scritto  di  giustificazione 
che  pubblicò  in  Parigi  il  i3  giugno  1 881,  e  che  quasi 
tutti  i  giornali  del  Perù,  Chili  e  Bolivia  riprodussero. 
Tutto  invece  s'accorda  a  condannarlo. 

Il  fatto  per  sé  stesso  ingiustificabile  ed  eminente- 
mente grave  della  sua  fuga  alla  presenza  quasi  del 
neoiico  ed  alla  vigilia  della  battaglia,  e  quando  il  suo 
piccolo  esercito,  fresco,  nel  migliore  stato  desiderabile 
e  ben  provveduto  di  tutto,  ardeva  del  desiderio  di  en- 
trare in  azione,  non  può  spiegarsi  che  in  due  soli  modi: 
o  per  somma  viltà,  o  pel  determinato  proposito  di 
abbandonare  la  propria  causa. 

Daza  però  non  fu  mai  ritenuto  per  un  vigliacco: 
avea    fama  invece   di  esperto   e   valoroso   generale; 


(i)  Manifesto  del  colonnello  boliviano  Camacho, 


302  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

fama  più  volte  guadagnata  e  confermata  nel  proprio 
paese  sui  campi  di  battaglia  delle  guerre  civili;  ed  i 
tremila  uomini  ch'egli  conduceva  seco,  il  fior  fiore 
dell'esercito  boliviano,  era  tutta  gente  scelta,  specie  di 
guardia  pretoriana  ch'egli  affezionò  a  se,  disciplinò  ed 
agguerrì  durante  un  lungo  periodo  di  rivoluzione  e  di 
governo,  e  che  era  il  terrore  di  tutto  il  paese. 

La  fuga  di  Daza  quindi  non  poteva  essere  e  non 
fu  effetto  di  viltà;  e'ciò  escluso,  altra  spiegazione  logica 
non  rimarrebbe  fuor  quella  che  agisse  in  conseguenza 
di  segreti  accordi  col  Chili;  spiegazione  che  tante  e 
tante  altre  circostanze  e  considerazioni  concorrerebbero 
d'accordo  a  convalidare,  come  già  dicemmo.  A  questo 
scopo  basterebbe  unicamente  ricordare  e  i  tanti  ten- 
tativi fatti  continuamente   dagli   uomini  polìtici  del 
Chili  su  quelli  di  Bolivia,  prima  e  dopo,  per  indurli 
a  tradire  la  causa  del  Perù,  associandosi  al  Chili,  e  la 
universalità  e  sicurezza  della  voce  pubblica  che  accu- 
sava il  Daza  di  tradimento:  voce  pubblica  che  arrivava 
fino   a  designare   gl'individui  che   avevano   fatto  da 
intermediarli  fra  Daza  ed  il  Governo  chileno,  e  che 
ebbe  anche  una  solenne  manifestazione  ed  una  irrefu- 
tabile prova  di  fatto. 

Solenne  manifestazione  fu  quella  data  dal  medesimo 
suo  esercito  di  favoriti  che  avea  seco,  più  che  altro, 
a  sua  personale  difesa  in  Tacna,  dai  così  detti  Colo- 
radoSy  che  il  27  dicembre  dello  stesso  anno  lo  deposero 
dalla  presidenza  delia  Repubblica;  atto  che  fu  accompa* 
guato  da  altro  simile  successo  in  Bolivia;  sicché  il  Daza 
dovè  fuggire  esule  a  Parigi^  dove  tuttavia  ritrovasi. 


O  DI  DOLORES  303 


Il  28  dello  Stesso  dicembre  scoppiava  nella  lontana 
capitale  di  Bolivia  una  incruenta  rivoluzione  popolare, 
che  terminava  con  una  solenne  deliberazione  nella 
quale  si  diceva: 

e  La  popolazione  della  Pace,  riunita  in  comizio  po- 
polare, considerando  :  i<>Che  la  inattesa  viltà  e  slealtà 
del  generale  in  capo  dell'esercito  boliviano  sono  arri- 
vate a  danneggiare  i  vincoli  di  alleanza  colla  Repubblica 
sorella  del  Perù;  alleanza  che  la  Bolivia  è  risoluta  a 
sostenere,   senza  omettere  sacrifizio  alcuno.   2^  Che 
il  funesto  sistema  di  errori  della  odiosa  amministra- 
zione del  generale  Hilarion  Daza  ha  portato  la  rovina 
del  paese  nell'interno,  il  discredito  all'estero,  ed  il  diso- 
nore nazionale  nella  guerra  che  la  Bolivia  sostiene 
colla  repubblica  del  Chili....  dichiara:  i<>Che  la  popo- 
lazione della  Pace  ratifica  e  sostiene  l'alleanza  perù- 
boliviana,   per  far  la  guerra   al   Chili,  e  protesta  di 
seguire  la  sorte  comune  fino  a  vincere  0  soccombere 
nell'attuale  lotta.  2^  Che  destituisce  il  generale  Hila- 
rion Daza  dalla  presidenza  della  Repubblica  e  dal  co- 
mando  dell'esercito  boliviano,  e  nomina  generale  in 
capo  di  questo  il  generale  Narciso  Camperò,  pregando 
il  contr' ammiraglio  generale  Lizardo  Monterò  (peru- 
viano)  di  assumere  il  comando  dell'esercito  boliviano 
(quello  di  Daja  che  era  in  Tacna)  fino  a  che  il  ge- 
neral   Camperò  si  costituisce  nel  teatro  della  guerra. 
4^  Che  nomina  una  giunta  di  governo  composta  ecc. 
ecc....  La  Paz,  28  dicembre  1879.  9  (Seguono  le  nu- 
merose firme).  » 
E    irrefutabile    prova  di  fatto  fu  poi  quella   data 


304  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

nell'agosto  1880  da  certo  boliviano  a  nome  Rene-Mo- 
reno, il  quale,  stanco  di  sentirsi  accusare  dalla  pubblica 
opinione  come  uno  dei  tanti  mediatori  di  cui  Daza  ed 
il  Governo  chileno  si  servirono  per  intendersi  fra  loro, 
costituì  un  bel  giorno  un  giurì  d'onore,  perchè  giudi- 
casse se  la  sua  condotta  in  quella  mediazione,  che  non 
negava,  e  di  cui  invece  provava  la  verità  con  lettere 
e  dichiarazioni  testimoniali,  vista  dal  lato  del  patriot- 
tismo, era  o  no  censurabile.  Detto  giurì  si  compose 
dei  giudici  della  Corte  Suprema  di  Bolivia,  sotto  la 
presidenza  dell'Arcivescovo  di  Sucre;  e  perchè  i  nostri 
lettori  possano  valutare  tutta  l'importanza  di  questo 
fatto,  riporteremo  in  nota  alcuni  brani  delle  ultime  con- 
clusioni presentate  dal  René-Moreno  innanzi  al  giurìy 
insieme  ad  una  parte  della  sentenza  emessa  da  que- 
st' ultimo  (i). 


(i)  €  ConclasioDi  di  René-Moreno  -  Signori  del  Tribunale  : 
E  arrivato  il  momento  di  proporre  la  questione  :  perchè  fui  poi^ 
tatore  delle  proposizioni  chilene  favorevoli  alla  Bolivia  e  contrarie 
alla  sua  alleanza  col  Perù?...  L'invio  di  Salinas  Vega  a  Santiago, 
come  agente  segreto  commissionato  dal  Presidente  Data  presso 
il  Governo  cbileno  e  presso  di  me,  consta  in  tutti  i  documenti 
esibiti....  L'oggetto  dell'invio  fa  quello  di  strapparmi  dal  mio 
ritiro,  onde,  colla  mira  della  salvazione  del  paese,  mi  prestassi 
ad  ascoltare  il  sig.  Santa-Maria  (Ministro  degli  esteri  del  Chili) 
facendogli  formulare  autenticamente  le  sue  basi  di  accomodamento 
colla  Bolivia;  e  per  indurmi  a  portargli  io  i  documenti  dei  caso, 
ed  a  rispondere  della  loro  sincerità....  Ignoro  gli  altri  affari  che 
trattò  l'agente  col  Ministro  degli  affari  esteri  del  Chili.  Detto 
agente  ha  conservato  un  segreto  impenetrabile  sopra  i  suoi  possi 
in  Santiago  e  sopra  le  sue  conferenze  segrete  col  Presidente  Dosa 


O  DI  DOLORES  305 


Già  dicemmo,  Daza  godeva  fama  di  esperto  e  va- 
loroso generale,  come  la  sua  gente  di  coraggiosa  ed 
agguerrita;  e  questo  fece  sì  che  l'esercito  chilcoo  si 
sentisse  preso  da  un  vero  panico,  non  appena  ebbe  una 
prima  notizia,  per  altro  falsa,  del  suo  prossimo  arrivo. 
Ciò  avveniva  il  17  novembre,  quando  le  colonne  bo- 
liviane  del  general  Daza,  voltando  le  spalle  al  nemico, 
ri&cevano  tristemente  il  cammino  di  Arica  e  Tacna  ; 
e  come  ciò  avvenisse  lo  sapremo  dagli  stessi  chileni, 
ai  quali  lascieremo  assai  spesso  la  parola  nel  corso  di 
questo  capitolo,  onde  il  nostro  racconto  non  avesse  a 
tacciarsi  di  parzialità,  o  se  non  altro,  di  esagerazione. 


in  Tacna.,,.  Di  accordo  in  quanto  ai  vantaggi  territoriali,  salva* 
tori  a  mio  gindizìo  della  nazione  boliviana,  che  riportavano  le 
basi,  e  sicuro  d' altra  parte  della  sincerità  colla  quale  le  proda*' 
mava  l'opinione  chilena,  non  per  aftetto  alla  Bolivia,  ma  a  ìm- 
pulfi  di  un  odio  terriòiU  contro  il  Pcròi  non  trovai  mai  altra 
obbiezione  da  opporre  al  piano  del  Chili,  che  la  ingiustizia  e 
perfìdia  prescritte  in  detto  piano  alla  condotta  della  Bolivia....  *^ 
Sentenza:  Nella  capitale  di  Sucre,  agli  8  di  agosto  1880,  noi 
sottoscritti,  riuniti  privatamente  nella  sala  della  Corte  Suprema 
allo  scopo  richiesto  dal  sig.  Rene-Moreno,  procedemmo  alla  lettura 
di  varie  lettere  e  documenti  originali  ed  in  copia  che  ci  furono 
presentati  come  comprovanti.  Dopo  un  attento  esame  del  loro 
contenato,  riconosciamo  che  essi  provano  sufficientemente  che  il 
sig.  Moreno  si  prestò  ad  essere  il  portatore  delle  proposizioni  del 
Ministero  degli  afifari  esteri  del  Chili  al  Presidente  di  Bolivia 
allora  in  campagna,  generali  Hilarioti  Daza^  solo  in  obbedienza 
al  mandato  confidenziale  di  questi,  che  gli  fu  trasmesso  in  San* 
tiago  da  un  agente  segreto,  sig.  Luigi  Salinas  Vega.... 

Dal  g^iomale  La  Actualidad  del  17  marzo    1881,  organo  del' 
l'esercito  chileno  in  Lima. 


3o6  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


€  Non  avrà  dimenticato  il  lettore  che  Fesercito  (chi- 
lenó)  era  diviso  in  due  corpi  :  seimila  uomini  in  Do- 
lores al  comando  del  colonnello  Sotomayor,  e  quattro- 
mila in  Pìsagua  agli  ordini   immediati  del  generale 
Escala....  Presentossi  alle  ore  3  p.  m.  del  17  nel  campo 
di  Dolores  un  chileno  residente  in  Tana,  che  patriot- 
ticamente o  per  astuzia,  come  alcuni  credono,  aveva 
fatto  una  trottata  per  comunicare  al  colonnello  Soto- 
mayor  l'arrivo   in  quel   sito  nella  notte  innanzi  dei 
corpi  avanzati  di  Daza.  Era  la  prima  notizia  ricevuta 
nel  quartier  generale  del  Chili  che  aveva  luogo  quella 
spedizione:  tanto  assoluta  era  la  mancanza  di  comu- 
nicazioni del  deserto  nel  deserto!...  Tale  notizia  sve- 
gliò viva  apprensione  nel  petto  del  valente,  però  im- 
pressionabile colonnello  Sotomayor,  il  quale  fece  montare 
immediatamente  la  cavalleria  e  spedilla  verso  Jazpampa 
in  direzione  di  Tilìviche  e  Tana.  Nel  medesimo  tempo 
telegrafava  con  vivacità  e  perfino  con  accelerazione 
all'  accampamento  di  Pisagua,  annunziando  la  presenza 
di  Daza  con  fors[e  considerevoli,  alla  vista  delle  nostre 
avanguardie.  Contribuì  non  poco  a  questa  esagerazione 
delle  notizie  un  effetto  di  miraggio  prodottosi  finanche 
sugli  ufficiali  più  tranquilli  dello  stato-maggiore,  che 
posti  su  di  un'  altura,  di  fronte  a  Jazpampa,  assicura- 
vano de  cuerpo  presente  di  star  vedendo  coi  loro  ca- 
nocchiali le  cariche  e  controcariche  dei  Cacciatori,  e 
perfino  il  lampeggiare  delle  loro  carabine  nel  piano. 
In  vista  di  questo  stato  di  cose,   il  generale  in  capo 
mandò....  (spedì  truppe  da  Pisagua  nei  luoghi  indu- 
cati, prossimi  a  Dolores,  e  dove  già  si  trovavano  altre 


O  DI  DOLORES  307 


for^c  chiiené).,,.  Già  di  notte  arrivarono  il  comandante 
Vergara  ed  il  capitano  Villagran  colla  loro  piccola  co- 
lonna a  Jazpampa,  ed  annunziarono  per  telegrafo  a 
Dolores  ed  all'Hospicio  (campo  chìleno  di  Pisagua)  che 
non  eransi  visti  nemici,  ma  che  assai  per  tempo  nel 
seguente  giorno,  18,  opererebbero  una  ricognizione  pel 
Iato  di  Tana....  Così  fecero  in  effetti....  erano  le  undici 
di  una  calda  mattina,  quando  videro  un  denso  polve- 
rìo che  avanzava  per  la  pianura  verso  oriente.  Giudi- 
cando che  poteva  essere  T  avanguardia  dell'  esercito  di 
Bolivia,  annunziata  la  vigilia,  o  V  esercito  stesso,  per* 
che  eranvi  canocchiali  che  distinguevano  perfino  i  can- 
noni ed  i  carri  delP  artiglieria,  retrocedè  Vergara  a 
Tiliviche,  ed  in  seguito  si  diresse  preoccupato  a  Ja- 
zpampa.... Cosa  strana  1  Tutta  quella  moltitudine  di  vi- 
sioni fantastiche,  figlie  del  riverbero  del  sole(l)  che 
faceva  nello  spirito  l' effetto  della  lanterna  magica  sul 
vetro  e  sulla  tela,  riflettevansi  nell'ora  medesima  nello 
stato-maggiore  e  nel  quartier  generale,  mediante  la  se- 
rie di  telegrammi  che  copiamo  in  appresso  dai  loro 
originali  non  ancora  pubblicati  :  e  Stazione  di  Dolores, 
novembre  17  del  1879.  Signor  Generale  in  capo -Pi- 
sagua. -  In  questo  momento  si  crede  che  le  nostre 
truppe  si  siano  incontrate  col  nemico,  perchè  si  è  visto 
caricare  i  cacciatori^  facendo  fuoco  di  fucileria  poste- 
riormente. Mando  truppe  in  loro  protezione  -  Sotoma- 
yor.  9  —  €  Novembre  17.  -  Si  scorge  fuoco  intenso  a 
cinque    chilometri  più  o  meno,  direzione  di  Camilla. 
È  partita  una  sezione  di  artiglieria  di  montagna  e  tre 
compagnie  d^  infanteria,  la  qual  forza  arrivò  al  luogo 


3o8  BATTAGLIA  DI  S.  SANCISCO 

del  combattimento  in  mezz'ora  -  Sotomayor.  »  «•  t  In 
quell'ora  stessa,  sera  del  17,  (continua  la  narrazione) 
ritornavano  i  cacciatori  che  si  erano  spinti  fino  alle 
porte  di  Tana....  Era  questa  truppa  di  cavalleria  il 
polverio  che  aveva  scorto  la  colonna  di  Vergara  nella 
mattina,  ed  entrambe  erano  fuggite  l'una  dall'altra, 
equivocandose  (prendendosi  scambievolmente  per  ne- 
mici) e  lasciando  così  scappare  Albarracin  {piccolo 
squadrone  di  cavalleria  peruviana)  posto  di  fatto  fra 
due  fuochi.  I  supposti  cannoni  erano  semplicemente 
barili  d'acqua  che  sul  dorso  dei  muli  conducevano  i 
cacciatori  (i).  • 

Ciò  che  lo  scrittore  chileno,  per  carità  di  patria  si- 
curamente, chiama  effetto  del  miraggio,  il  lettore  lo 
comprenderà  da  sé,  non  era  che  effetto  del  pànico  da 
cui  era  stato  preso  l'esercito  chileno,  uffiziali  e  soldati, 
al  semplice  annunzio  dell'  approssimarsi  di  Daza  :  d'al- 
tra parte,  lo  scrittore  chileno  ed  i  telegrammi  ufficiali 
da  lui  riportati  parlano  anche  di  scariche  di  fucileria  ; 
e  tutti  sappiamo  che  il  miraggio,  semplice  e  rara  illu- 
sione ottica,  non  ha  nulla  che  fare  col  senso  dell'udito. 
Come  al  fanciullo  atterrito  dai  racconti  della  balia  fa 
vedere  il  diavolo  in  camera  e  financo  sentirne  t  passi, 
l'immaginazione,  fatta  ardente  dalla  paura,  non  feceva 
vedere  e  sentire  ai  chileni  che  Daza  ed  i  suoi  Colora- 
dos,  colle  loro  famose  scariche  di  moschetteria,  in  ogni 
grano  di  polvere  che  il  vento  sollevava  nel  deserto,  ed 


(i)  V.  Mackennà,  Sf&fia  dilla  Campagna  di  Tarapach.  V.  2, 
p.  832  a  842. 


O  DI  DOLORES  309 


ia  Ogni  più  leggiero  rumore  che  rompeva  il  sepolcrale 
silenzio  delle  monotone  e  sterminate  solitudini.  Non  si 
pensava  che  a  Daza,  non  si  temeva  che  di  lui  e  dei 
suoi  fimosi  battaglioni  di  ColoradoSy  e  pareva  di  ve- 
derli e  sentirli  continuamente  li  presso  (i).  Forse  ciò 
che  rendeva  Daza  ancor  più  temibile  in  quei  momenti 
era  il  sospetto  che  veramente  intendesse  di  misurarsi 
con  essi,  e  che  perciò  avessero  a  battersi  con  un  ne- 
mico di  più  col  quale  omai  non  si  contava,  dato  per 
vero,  come  generalmente  si  crede,  che  i  chileni  fos- 
sero pienamente  sicuri  di  una  ritirata  di  Daza  fino 
da  molto  tempo  innanzi  di  operare  il  loro  sbarco  a 
Pisagua  (2). 

Sia  come  si  voglia,  Daza,  tanto  pel  prestigio  di  cui 
godeva,  quanto  per  le  truppe  che  aveva  ai  suoi  ordini, 
era  una  gran  forza  ;  e  la  sua  ritirata  doveva  essere  e 
fu  un  vero  disastro  per  le  due  Repubbliche  alleate. 

Ma  ecco  che  nella  notte  tra  il  17  ed  il  18,  mentre 
da  una  parte  cessava  ogni  timore  di  vedersi  assaliti  da 
Daza,  forse  per  notìzie  opportunamente  ricevute^  giun- 
geva dair  altra  ai  chileni  la  nuova  dell'  approssimarsi 
dell'esercito  Perù-boliviano  di  Iquique;  ed  essi  decisero 


(i)  «  La  dinsione  di  Tacna  {ossia  il  piccolo  esercito  di  Daza) 
era  quella  che  più  intensamente  preoccupava  i  chileni.  » 

V.    MACKKNNA,    Op.  cii,^   V.  2",   p.  817. 

(2)  Che  Daza  partì  da  Arica  per  Camarones,  col  piano  già 
prestabilito  di  ritornarsene  indietro,  senza  battersi  col  nemico,  lo 
proserebbe  anche  il  rifiato  fatto  da  lui  di  una  sezione  di  arti- 
glierìa peruviana  offertagli  dal  generale  Prado  in  Arica. 

Vedi  V.  M.,  Op.  cit,,  v.  2®,  p.  820. 


310  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

di  attenderlo  e  dargli  battaglia  in  Santa- Catalina  -lo- 
calità posta  ad  una  lega  circa  dal  quartier  generale  di 
Dolores  -  come  dicono  i  seguenti  telegrammi  del  capo 
dello  stato-maggiore  chileno,  Sotomayor: 

a  Dolores,  novembre  i8,  ore  7  p.  m.  -  Al  generate  in 
capo,  Hospicio  -  Il  capitano  Barahona  che  stava  di  avan- 
guardia in  Agua- Santa  annunzia  la  presenza  del  nemico 
in  quella  località.  Questa  notte  fo  partire  il  4^  di  linea  a 
Santa- Catalina^  luogo  conveniente  per  aspettarlo,  ese- 
guirò attendendo  le  truppe  per  condurvele!  -  Soto- 
mayor, » 

tt  Al  Generale  in  capo,  Hospicio  -  18  novembre  ore  12 
e  4o  di  notte-  Abbiamo  il  nemico  addosso.  Marcio  colle 
mie  truppe  a  Santa- Catalina^  Sotomayor.  9  -  E  così 
altri  molti  (i). 

Questo  piano  però  era  sommamente  sbagliato  per  parte 
dei  chileni.  Oltreché  la  posizione  di  Santa-Catalina,  in 
aperta  pianura,  non  offriva  per  se  stessa  nessun  vantag- 
gio di  resistenza,  air  esercito  chileno  precedentemente 
disperso  dall'altro  lato  di  Dolores,. fino  a  Ja^pampa^  sa- 
rebbe mancato  il  tempo  di  potervisi  comodamente  c<»> 


(i)  «  Quando  il  colonnello  Sotomayor  impartiva  l'ordine  ter- 
minante di  avanzare  verso  Santa  Caia/ina  un  tordo  mormorio  di 
riprovazione  corse  fra  i  capi  che  circondavano  l'uomo  che  in 
quel  momento  aveva  nelle  sue  mani  i  destini  del  Chili,.,.  AnJa- 
vamo  ad  attaccare  facendo  un  movimento  aggressivp  dnlocato  e 
profondamente  debilitato  dalla  marcia  e  dispersione  deH^  ^ppe. 
nelle  cinque  leghe  completamente  aperte  che  corrono  da  JmpoMmf^ 
a  Santa  Catalina,  • 

V.  Mackenna,  voi.  2®,  pag.  859  a  877. 


O  DI  DOLORES  311 


centrare;  ed  il  nemico  lo  avrebbe  trovato  frazionato^ 
in  marcia,  in  una  estensione  di  più  miglia. 

Ma  ecco  che  appena  un'  ora  dopo  l' ultimo  dei  tele- 
grammi da  noi  riportati,  in  cui  il  capo  di  stato  mag* 
giore  dell' esercito  chileno  annunziava  la  sua  partenza 
per  Santa-Caialinaj  ossia  verso  le  2  delopattino  del  19, 
un  pelottone  di  cavalleria  chilena  conduce  innanzi  al 
capo  di  stato  maggiore,  tuttavia  in  Dolores  colle  sue 
truppe,  dieci  mulattieri  un'ora  prima  capitati  in  Santo- 
Catalina  con  una  lunga  fila  di  muli  carichi  di  otri  pieni 
d'acqua.  Erano  mulattieri  dell' esercito  perù-boliviano, 
i  quali  riferirono:  che,  perduto  di  vista  il  loro  esercito 
nella  oscurità  della  notte,  avevano  tranquillamente  con- 
tinuato il  loro  viaggio  per  Santa- Catalina,  ove  quello 
doveva  portarsi,  ed  ove  lo  credevano  già,  allorché  essi 
stessi  vi  giunsero;  sicché  non  fu  se  non  colla  maggiore 
loro  sorpresa  eh'  essi  si  accorsero,  all'  entrare  nell'  offi- 
cina di  Santa-Catalina^  di  trovarsi  fra  i  chileni  anziché 
fra  i  proprii,  come  prima  ritenevano  (i). 

Lo  stato  maggiore  chileno  comprese  allora  la  stol- 
tezza del  suo  piano,  di  presentar  battaglia  in  Santa- 
Catalina^  e  quel  eh'  é  più,  la  impossibilità  di  menarlo 
a  capo.  L'esercito  degli  alleati  poteva,  doveva  anzi  giun- 
gere da  un  momento  all'altro  2l\V officina  di  Santa- Ca- 
talina^ e  dopo  avere  battuta  la  divisione  chilena  di 


(i)  e  In  realtà,  solo  per  questi  miracolosi  mulattieri  yenne  a 
sapersi  che  il  nemico  stava  a  tiro  di  fucile  delle  nostre  avan- 
gnardie,   a  due  chilometri  da  Santa-Catalina^  » 

V.  Macksnna,  voi.  2°,  p.  882. 

90.  -"  Caivano,  Guerra  etAmerUa, 


312  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


2000  uomini  che  già  si  trovava  là,  avrebbe  fatto  lo 
stesso  con  tutte  le  altre  che  man  mano  vi  si  fossero 
portate  V  una  dopo  l' altra.  Stando  al  riferito  dai  mu- 
lattieri, r  esercito  degli  alleati  avrebbe  dovuto  arrivare 
prima  o  contemporaneamente  con  loro  a  Santa- Cata- 
lina; sicché  essi  arguivano  che  quello  avesse  sbagliata 
la  strada  durante  la  notte,  ciò  che  poi  fu  trovato  pie- 
namente vero,  e  che  solo  questa  circostanza  avesse  po- 
tuto trattenerlo  per  via. 

La  divisione  chilena  di  2000  uomini  che  si  trovava 
in  Santa  Catalina,  aveva  adunque  corso  il  grave  peri- 
colo di  trovarsi  attaccata,  quando  meno  il  pensava,  da 
tutto  l'esercito  perù-boliviano,  forte  di  85oo  uomini; 
pericolo  da  cui  solo  aveala  salvata  la  mera  accidentalità 
di  aver  quello  smarrito  due  volte  la  via  durante  V  oscu- 
rità della  notte,  come  poi  fu  circostanziatamente  asso- 
dato; e  certo  senza  siffatta  combinazione,  altrettanto 
fatale  per  la  causa  delle  Repubbliche  alleate,  quanto  sal- 
vatrice pel  ChiFi,  r  esercito  di  quest'ultimo  sarebbe  stato 
inevitabilmente  tagliato  a  pezzi,  man  mano  che  fosse 
andato  arrivando,  dopo  la  sicura  disfatta  della  divisione 
che  già  vi  si  trovava.  Ciò  del  resto  sarebbe  successo 
egualmente  nella  mattina  del  ig,  nonostante  Pavvenuto 
smarrimento  del  cammino,  se  l' esercito  chileno  avesse 
mantenuto  inalterato  il  suo  piano  per  poche  altre  ore 
ancora,  fino  al  sorgere  del  sole,  quando  l' esèrcito  ne- 
mico giunse  a  Santa- Catalina;  e  così  e  non  altrimenti 
sarebbe  avvenuto  senza  dubbio  alcuno,  senza  il  for- 
tuito arrivo  dei  mulattieri  che  colla  loro  presenza  e  ie 
loro  rivelazioni  fecero  comprendere  allo  stato  mag- 


O  DI  DOLORES  313 


giore  chileno  il  grave  perìcolo  corso  e  che  tuttavia 
correva,  se  prontamente  non  si  mutava  il  piano  della 
battaglia. 

Così  fu  &tto  in  effetti.  Anziché  seguire  il  primo  piano 
di  correre  incontro  all'  esercito  alleato  in  Santa  Cata- 
lina, lo  Stato  Maggiore  chileno  risolvette  alla  lesta  di 
iimanersene  sulla  difesa  là  dove  si  trovava  col  suo 
quartier  generale,  ossia  in  Dolores;  e  dato  l'ordine  alle 
truppe  che  eransi  mosse  da  Jazpampa  ed  altri  punti 
per  recarsi  a  Santa- Catalina^  nonché  alla  divisione  che 
trovavasi  già  in  quest'ultimo  posto,  di  concentrarsi 
presumente  nel  quartier  generale  di  Dolores,  fece  su- 
bito avvertito  il  generale  in  capo  del  mutamento  av- 
venuto nel  piano  della  campagna,  col  seguente  tele- 
gramma : 

e  Campo  di  Dolores,  novembre  19,  ore  2,25  a.  m.  - 
Al  Generale  in  Capo  -  Ho  risoluto  di  formare  la  nostra 
linea  sulle  alture  di  Dolores,  e  di  difendere  questo  punto. 
-  Sotomqyor,  » 

<  A  quest'ora,  dice  lo  storico  chileno  Vicufìa  Ma- 
ckenna,  l'esercito  del  Chili,  già  perduto  a  mezzanotte, 
si  trovava  salvato  dalla  rapidità  del  concentramento.... 
La  metà  dell'  esercito  invasore  riconcentrato  sulla  col- 
lina di  San  Francisco  il  mattino  del  19  novembre,  forte 
di  seimila  uomini  con  irentadue  pe^s^i  di  artiglieria,  si 
preparava  più  che  a  sanguinosa  battaglia,  ad  animata 
e  lieta  festa  di  vittoria  (i).  » 
La  collina  di  San  Francisco^  di  cui  parla  lo  storico 


(I)  V-   M.,  op.  cit.y  voi.  2®,  p.  885  e  886. 


314  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


chileno,  non  era  altro  che  il  centro  delle  alture  di  Dolo- 
resj  cui  riferivasi  il  capo  dello  stato-maggiore  nel  suo 
telegramma  al  Generale  in  capo.  E  per  sapere  poi  la 
struttura  di  questa  collina  di  San  Francisco,  e  tuua  la 
importanza  che  poteva  e  doveva  avere  per  un  esercito 
che  se  ne  stava  su  di  essa  alla  difesa,  non  abbiamo  che 
a  ricorrere  alla  medesima  elegante  penna  dello  storico 
chileno  più  volte  citato  (i). 

a  Vicino  a  Dolores,  inalzasi  sulla  pianura  in  modo 
più  che  pittoresco,  brusco,  un  gruppo  di  colline.... 
La  sua  elevazione  massima  è  di  800  piedi  ;  però  il  suo 
accesso  è  facile  in  tutte  le  direzioni,  e  presenta  alla  sua 
sommità  una  dolce  pianura  di  oltre  200  metri  di  lar- 
ghezza, in  parte,  su  circa  una  lega  di  lunghezza....  Era 
quella  conseguentemente  un'eccellente  posizione  stra- 
tegica, perchè  dominava  la  strada  di  Jazpampa  e  difen- 
deva insiememente  la  via  ferrea,  l' acqua,  la  pianura  e 
sopra  tutto  la  ritirata.  Sulla  vetta  del  poggio  di  San 
Francisco^  che  questo  nome  porta  più  comunemente, 
poteva  manovrare  comodamente  un  esercito  di  diecimila 
uomini  ed  estendersi  in  linea,  coronando  le  sue  falde  sia 
al  sud  sia  al  nord,  in  ogni  circostanza.  Tutta  la  falda  di 
quell'aspra  collina  solitaria  ed  isolata  ha  una  vera  fran- 
gia di  salnitriere  sfruttate,  che  sono  pozzi  a  modo  di  mi- 
niere, con  gallerie  e  fenditure  che  rendono  intransitabili 


(i)  Poiché  gli  storici  chileni  pongono  ogni  studio  a  magnìò 
care  olh-e  il  vero  certi  fatti  d'arme  militarmente  poco  importanti, 
ci  gioviamo  a  beila  posta  della  ingenuità  del  loro  racconto  per  re^ 
stituire  le  cose  alla  verità.  ->  Che  ciò  non  sfugga  airattento  lettore 


O  DI  DOLORES  315 


la  maggior  parte  dei  cammini  che  menano  alla  cima. 
Sono  queste,  per  ciò  stesso,  baonissime  posizioni  per 
aggruppare  nelle  loro  cavità  delle  guerriglie  e  dei  destri 
tiratori  che  si  battono  come  fra  invisibili  trincee....  Di 
fronte  a  questa  posizione,  per  se  stessa  inespugnabile, 
estendesi  una  leggiera  pianura....  La  occupazione  mi- 
litare di  quel  poggio  equivaleva  dunque,  come  difesa, 
a  una  vera  fortezza  cui  non  mancavano  né  i  bastioni, 
né  i  fossi,  né  le  merlature  (i).  > 

Adunque  su  di  questa  formidabile  fortezza  natu- 
rale l'esercito  chileno  si  trincerò  all'ultima  ora, 
quando  la  necessità  lo  costrinse  ad  abbandonare  un 
primo  piano  che  sarebbe  stato  la  sua  rovina.  E  in 
pari  tempo  contro  siffatta  fortezza,  difesa  da  seimila 
uomini  e  da  una  potente  artiglieria  composta  di  32  can- 
noni e  mitragliatrici  di  ultima  e  migliore  invenzione, 
venne  a  cozzare  l'esercito  alleato  perù-boliviano,  ben 
può  dirsi  quasi  a  solo  ed  unico  scopo  di  trovare 
un  pretesto  per  rompere  l' unità  di  corpo^  a  dura  pena 
mantenuta  in  mezzo  alle  fatiche  di  una  marcia  disa- 
strosa, alla  costante  scarsezza  di  acqua  e  di  viveri,  ed 
alla  discordia  punto  dissimulata  che  da  più  tempo  re- 
gnava fra  i  diversi  capi  di  esso,  e  che  una  fatale  no- 
tizia doveva  iare  scoppiar  d'un  subito. 

Diamo  la  parola  allo  scrittore  chileno. 

a  L'esercito  degli  alleati  smarrì  due  volte  la  strada 
nella  notte  dal  18  al  19....  Alla  fine  la  luce  del  giorno 
portò  un  po' di  coesione  fra  le  disseminate  colonne,  ed 


(i)  V.  Macksnna.  Op.  «/.,  V.  2^  p.  870  a  877. 


3i6  BATTAGUA  DI  S.  FRANaSCO 

al  salire  queste  in   pittoreschi  gruppi  le  collinette  di 
Chinquinquiray, situate  a  poco  più  di  una  lega  dal  pog- 
gio di  San  Francisco,  scorsero  la  vetta  di  questo  se- 
minata di  baionette,  ed  i  soldati  proruppero  in  allegri 
evviva,  perchè  per  essi  la  battaglia  era  il  riposo,  tanto 
stanchi  venivano  i...  Quando  gli  alleati  ebbero  in  vista 
il  forte  campo  dei  chileni  sulP  alto  poggio  di  San  Fran- 
cisco,  si  fermarono  come  per  dare  l'assalto.  Però  ve- 
nivano sopraffatti   dal  sonno,  dalla  fame  e  dalla  sete, 
tre  alleati  della  disfatta  ;  ed  i  capi  risolverono  di  dar  ad 
ogni  costo  da  bere  ai  soldati  prima  di  combattere.  Tosto, 
e  colla  prima  luce  del  giorno  occuparono  Santa  Cata- 
lina, il  cui  suolo  era  tuttavia  caldo  del  sonno  dei  no- 
stri.... Alle  7  del  mattino,  dopo  saziata  la  sete,  comin- 
ciarono gli  alleati  a  stendere  la  loro  linea  di  battaglia 
come  se  stessero  in  una  rivista....  Era  evidente  che 
tentavano  prendersi  a  viva  forza  l'acqua  di  Dolores, 
onde  assediare  quei  del  poggio  per  sete....  Con  questo 
fine  aggrupparono  le  loro  migliori  truppe  nella  estrema 
dritta,  e  collocarono  dieci  pezzi  da  montagna,  la  metà 
della  loro  artiglierìa,  vicino  alle  scorie  della  salnitriera 
già  nominata.  Di  li  dominavano  la  ferrovia,  che  era  il 
nervo  del  combattimento....  Ed  è  qui  da  notare  una 
circostanza  morale  di  grande  importanza,  destinata  a 
esercitare  nella  battaglia  una  parte  decisiva,  superiore 
a  quella  del  cannone  :  quella  cioè  che  il  destino  aveva 
riunito  in   quell'  ala  dell'esercito  alleato,  tutti  i  mai- 
contenti  e  perturbatori  che  portavano  ascoso  nel  petto 
acre  e  mascherato   astio   contro  il  colonnello  Suarez 
(capo  dello  stato-maggiore)  anima  e  occhio  dell'  eser- 


O  DI  DOLORES  317 


cito....  La  laboriosa  e  ben  disposta  linea  degli  alleati 
rimase  totalmente  formata  verso  le  9  del  mattino,  ed 
allora,  come  i  chileni  sull'altura,  iloro  19  battaglioni 
(in  tutto  83oo  uomini)  formarono  fascio  d' armi....  Un 
silenzio  profondo  regnò  fin  da  quel  momento....  Però 
se  in  cosi  supremo  istante  fosse  stato  possibile  solle- 
vare lo  strato  di  carne  dei  cuori,  si  sarebbe  notato  che 
r  esercito  alleato  era  di  fatto  vinto  prima  di  lottare.... 
Era  una  fatale  notizia  circolata  a  voce  bassa  di  fila  in 
fila,  quella  che  terminava  di  prostrare  gli  animi  e  faceva 
cader  le  braccia  a  quella  gente.  Alcuno  aveva  portato 
{chi?  come  ?)  in  quell'  ora  della  formazione  in  linea  di 
ripK)so,  la  notizia  della  fuga  di  Daza  da  Camarones  tre 
giorni  prima....  Da  quel  momento,  esclama  il  dottore 
Cabrerà  {boliviano)^  ebbi  la  convinzione  che  l'esercito 
degli  alleati  era  perduto....  In  questa  attitudine  e  sotto 
cosi  cattivi  augurii  conferirono  nel  quartiere  generale 
alle  2  p.  m.,  Buendia  e  Suarez,  e  decisero  risolutamente 
e  definitivamente  di  rimettere  la  battaglia  all'aurora  del 
seguente  giorno.  Era  tardi:  la  truppa  era  stanca....  (i)  » 

Durante  tutto  questo  tempo  l'esercito  chileno  se  ne 
stette  immobile  sulla  vetta  dell'alto  e  quasi  inacces- 
sibile poggio  di  San  Francisco^  che  signoreggiava  gi- 
gante, a  semplice  tiro  di  carabina,  il  campo  degli  al- 
leati posto  ai  suoi  piedi  nella  pianura. 

L.*  esercito  chileno,  che  fin  dal  primo  apparire  del 
nemico  nelle  prime  ore  del  mattino,  avrebbe  potuto 
impegnare  la  battaglia  nelle  migliori  condizioni  imma- 


(i)   V.  Mackenna,  Op.  cit,,  V.  2^  p.  890  a  911. 


3i8  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


ginabili,  se  ne  stette  invece  nella  più  stretta  difensiva, 
ma  non  già  per  ragioni  di  strategica,  poiché,  senza 
abbandonare  per  nulla  il  sao  piano  difensivo,  anzi  per 
tenersi  appunto  fedelmente  ad  esso,  avrebbe  dovuto 
molestare  il  nemico  almeno  colla  sua  potente  arti- 
glierìa, quando  quello  stendeva  tranquillamente  la 
propria  linea  di  battaglia,  appena  a  tiro  di  carabina  da 
lui,  e  prendeva  senza  contrasto  così  T  acqua  come  un 
posto  importante  sulla  strada  ferrata,  che  era  la  sola 
via  di  ritirata  pei  chileni  in  caso  di  una  disfatta. 

I  chileni  assistettero  pazientemente  a  tutte  le  ma- 
novre deir  esercito  nemico,  e  non  impegnarono  una 
battaglia  che,  attese  le  loro  vantaggiose  posizioni,  non 
poteva  non  riuscire  a  loro  favore,  perchè  credevano 
non  essere  in  numero  sufficiente  per  battersi  contro 
di  esso,  e  perchè  temevano  che  quello,  soprafifacen- 
doli,  avrebbe  potuto  spingersi  fino  a  Pisagua  ed   im- 
padronirsene. Il  loro  piano  era  quindi  di  temporeggiare 
il  più  che  si  fosse  potuto,  onde  attendere  i  rinforzi  che 
si  erano  domandati  al  quartier  generale  di  Pisagua,  ossia 
dell' a/fó  deir  Hospìcio;  rinforzi  che,  partiti  il  mattino 
dall' a/ifo  delV  Hospicio^  erano  già  arrivati  in  numero 
di  35oo  uomini  sotto  il  comando  del  generale  in  capo, 
a  Jazpampa,  fino  dalle  2  pom.  Tutto  ciò  rimane  suffi- 
cientemente provato  dal  seguente  telegramma,  che  alle 
3  e  25  pom.  spediva  il  capo  dello   stato  maggiore  al 
generale  in  capo  che  trovavasi  già,  come  si  è  detto,  in 
Jazpampa. 

€  Ore  3  e  25  pom.  -  Al  nemico  bisogna  dar  batta- 
glia con  forze  superiori,  e  siccome  credo  che  non   le 


O  DI  DOLORES  319 


ceniamo,  mi  sembra  indispensabile  che  vengano  qui 
quelli  che  ho  detto,  onde  evitare  che  ci  burlino  {che 
ci  sopraffacciano)  e  ci  prendano  V  alto  delPHospicio.  • 
Questo  telegramma  non  finisce  qui.  Mentre  il  filo  te- 
legrafico riferiva  a  Jazpampa  l'ultima  delle  anzidette 
parole,  il  capo  dello  stato  maggiore  chìleno  che  trova- 
vasi  nella  stazione  telegrafica  di  Dolores,  intese  ripetuti 
spari  di  cannone  e  di  fucileria  ;  e  terminò  il  suo  tele- 
gramma in  questi  termini  :  «  In  questo  momento  si 
battono,  e  vado  a  vedere  il  fuoco.  -  Sotomayor.  (i)  » 
Effettivamente  la  battaglia  cominciava  appunto  in 
quel  momento,  ore  3  e  25  pom.,  nonostante  l'assenza 
del  capo  di  stato  maggiore,  e  comandante  in  capo  del- 
l' esercito  chileno  di  Dolores,  Sotomayor,  il  quale,  nel 
rermo  convincimento  che  non  ci  sarebbe  stata  batta- 
glia in  quel  giorno  già  prossimo  a  cadere,  stavasene 
senza  alcun  sospetto  a  questo  riguardo  nella  stazione 
telegrafica  di  Dolores,  posta  alla  base  del  poggio  di 
San  Francisco. 

Ora,  se  l'esercito  Perù-boliviano,  come  s'è  visto, 
aveva  deciso  di  non  dar  battaglia  fino  all'alba  del 
giorno  appresso,  e  quello  chileno  di  non  prendere  in 
nessun  modo  l' iniziativa  fino  a  che  non  fossero  giunti 
i  chiesti  rinforzi,  come,  in  che  modo  avvenne  che  si 
rompessero  tanto  inaspettatamente  i  fuochi  in  sul  finire 
del  giorno  19? 

Il  primo  movimento  offensivo  pani  dall'esercito  perù- 
boliviano  ;  ed  a  questo  riguardo  dice  lo  scrittore  chi- 


(i)   Vedi:  V.  Macksnna,  oJ>.  ci/.,  ▼.  2*^,  p.  915. 


320  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


leno  cui  siamo  ricorsi  e  ricorreremo  tante  volte  :  a  Che 
cosa  era  successo  nel  campo  degli  alleati?  Ecco  un 
mistero  il  cui  velo  nessuno  ha  scoperto  abbastanza 
finora,  onde  la  luce  di  eterna  verità  illumini  i  successi 
e  li  esplichi.  Secondo  alcuni,  fu  un  piano  dei  boliviani 
ostili  a  Daza,  onde  compromettere  intempestivamente 
la  battaglia  ed  aver  così  un  pretesto  per  disgregarsi  e 
ritornare  dispersi  all'altopiano  (in  Bolivia)....  Secondo  al- 
tri, furono  gli  uffiziali  superiori  avversi  al  colonnello 
Suare\  quelli  che  senza  sua  notizia,  quando  egli  era 
trattenuto  nella  estrema  sinistra  della  linea  (P  attacco 
mosse  dall'  ala  diritta)  Scendo  ritirare  i  corpi,  coman- 
darono d'impegnare  il  combattimento.  In  ogni  modo 
è  certo  che  nell'  ala  diritta  trova vansi  aggruppati,  come 
dicemmo  innanzi,  i  più  implacabili  nemici  di  Suarez 
e  di  Daza(i).  » 

Ascoltiamo  ora  ciò  che  dice  il  colonnello  Suarej, 
capo  di  stato  maggiore  dell'esercito  perù*boliviano, 
nel  suo  rapporto  ufficiale  sulla  battaglia  del  19  novem- 
bre, al  generale  in  capo  Buendia  : 

a  All'  alba  del  giorno  19  avemmo  in  vista  i  para- 
petti di  San  Francisco,  muniti  di  artiglieria  e  difesi 
dal  meglio,  senza  dubbio,  delle  truppe  contrarie,  che 
avevano  fatto  di  essi  il  centro  delle  loro  operazioni 
sulle  officine  (salnitriere)  e  la  linea  ferroviaria.  Con- 
sultando con  V.  S.  le  condizioni  della  nostra  forza, 
convenimmo  di  studiare  l' intenzione  e  la  posizione  del 
nemico,  facendo  avanzare  alcune  divisioni  e  stabilendo 


(i)  V.  Mackknna,  cp,  cit,,  V.  2^,  pag.  919. 


O  DI  DOLORES  321 


la  nostra  linea  fino  a  chiudere  l' acqua  dentro  di  essa, 
ciò  che  ottenemmo  facilmente,  e  collocandoci  conve- 
nientemente in  situazione  di  prendere  con  calma  e  si- 
curezza le  misure  più  appropriate,  a  seconda  che  si 
sviluppassero  gli  avvenimenti.  Questo  movimento,  ese- 
guito con  ammirevole  ordine  e  precisione,  pose  dalla 
nostra  parte  tutti  i  vantaggi,  perchè  avevamo  ottenuto 
di  scegliere  il  nostro  campo,  e  la  libertà  di  azione  che 
permette  di  adottare  e  seguire  un  piano.  In  questo 
stato  ordinò  V.  S.  che  gli  s'inviassero  una  divisione 
d'infanteria,  un  reggimento  di  cavalleria  e  sei  pezzi 
d' artiglieria  da  unire  alla  divisione  di  esploras(ione  ed 
alla  prima  brigata  della  prima  divisione  deir  esercito 
alleato  (di  Bolivia),  e  che  il  sottoscritto  attaccasse  la 
posizione  pel  fianco  sinistro,  col  corpo  di  esercito  che 
rimaneva  a'  suoi  ordini,  mentre  V.  S.  faceva  lo  stesso 
sulla  diritta.  Posteriormente,  ed  a  mia  istanza,  si  de- 
cise di  impiegare  ciò  che  rimaneva  della  giornata  in 
dare  alla  truppa  P  alimento  ed  il  riposo  necessarii  per 
imprendere  un  attacco  con  tutte  le  probabilità  di  esito 
(in  faticosa  e  contìnua  marcia  da  piii  giorni^  i  sol- 
dati erano  digiuni  fino  dal  giorno  innan!{i,  nel  quale 
ebbero  appena  una  cattìva  ed  insufficiente  ras[ione)\ 
ed  il  sottoscritto  comunicò  questa   determinazione   ai 
capi  superiori  ed  alla  truppa  che  stava  ai  suoi  ordini 
immediati.  Le  operazioni  eran  finite  per  quel  giorno, 
e   mi    ritirava  a   dirigere  e  vigilare  la  distribuzione 
delle  razioni,  quando  i  primi  spari  del  cannone  nemico 
ed  un  vivissimo  fuoco  di  fucileria  mi  obbligarono  a 
ritornare  alle  posizioni  avanzate,  nelle  quali,  senza  al- 


322  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


cun  ordiqe,  si  era  impegnato  un  vero  combattimento. 
Le  colonne  leggiere  di  avanguardia  organizzate  nei 
giorni  innanzi  (due  compagnie  peruviane  e  due  boli- 
viane)  scalarono  il  poggio  fortificato,  e  non  tardarono 
a  seguirle  i  corpi  della  divisione  avanguardia^  il  bat- 
taglione Ayacucho  e  alcune  altre  forze  della  prima 
divisione.  Questo  attacco,  visto  solo  come  uno  sforzo 
di  valore,  come  un  frutto  della  più  decisa  ed  eroica 
risoluzione,  onora  ed  illustra  le  armi  nazionali.  Tre 
volte  i  nostri  valorosi  guadagnarono  la  vetta  e  slog- 
giarono gli  artiglieri  nemici,  impossessandosi  dei  can- 
noni {di  alcuni)  sotto  il  fuoco  dei  Krupps,  delle  mi- 
tragliatrici e  di  una  scelta  infanteria  difesa  da  fossi  e 
parapetti  (i).  Però  le  forze  dell' esercito  alleato  (^/ Bo- 

(l)  «  L' intrepido  Salvo  {comandante  di  una  batteria  chilend)  in 
mezzo  ad  un  vero  diluvio  di  palle,  aveva  fatto  143  tiri  contro  le 
colonne  d'  assalto  :  però  mancando  alfine  di  campo  di   tiro  per 
r  angolo  del  monte,  vedeva  avanzarsi  a  passo  di  trotto  i  guerri* 
glieri  del  Zepita  {peruviano)  e  dell'  Illimani  {boliviano)    che  ri- 
valeggiavano in  ardore.  Conducevali  Espinar  {colonnello  pemvianQ) 
che  marciava  intrepidamente  a  cavallo  segnalando  ai  soldati  colla 
spada  i  siti,  e  perfino  le  persone  su  cui  dovevano   far    fuoco.... 
Cadde  in  questo  momento  il  cavallo  del    coraggioso   peruviano 
{Espinar)  trapassato  da  una  palla  di  carabina  ;   però    asciugane 
dosi  il  sudore  del  volto,  continuò  egli  1'  ascensione  a  piedi,  gri- 
dando a  quei  che  lo  seguivano  :  Ai  cannoni  /  ai  cannoni  l   rod 
che  nel  fragore  della  battaglia   udivansi   distintamente.    Il    me- 
mento era  supremo,  perchè  Salvo  aveva  perduto  la  metà  dei  su<» 
artiglieri....  faceva  fuoco  col  suo  revolver,  e  domandava  a  grifi 
che  venissero  a  sostenere  i  suoi  cannoni  coli*  infanterìa.  tJdivansi 
in  questo  solenne  istante  della  lotta,  con  perfetta    chiarezza,   le 
voci  e  gli  evviva  dei  guerriglieri  che  avanzavano   sopra    x    tao* 


O  DI  t)OLORES  323 


livià)  in  completa  dispersione,  senza  ordine,  senza  che 
nulla  autorizzasse  tal  procedere,  ruppero  un  fuoco  mi- 
cidiale pei  nostri  soldati  ed  inutile  contro  il  nemico. 
Il  campo  si  coprì  di  questi  soldati  fuori  fila  che  spa- 
ravano a  larga  distanza,  avanzavano  a  capriccio,  o  sce- 
glievano un  luogo  per  continuare  bruciando  le  loro 
munizioni  senza  direzione  né  oggetto,  producendo  un 
rumore  che  stordiva  ed  una  confusione  che  non  tardò 
a  sconvolger  tutto....  Frattanto,  sordi  alla  tromba,  alla 
preghiera,  alla  minaccia  ed  a  tutto,  i  soldati  boliviani 
senza  capi  continuavano  la  loro  opera  colla  precipi- 
tazione e  la  frenesia  propria  di  chi  non  ha  altro  scopo 
che  quello  di  fare  incontenibile  il  disordine.  La  con- 
dotta delle  divisioni  boliviane  che  fecero  irreparabile 
la  prima  imprudenza  (Paver  rotto  i  fuochi  sen^a  co- 
mando :  ciò  che,  tutto  sembra  dirlo,  fu  non  una  sem- 
plice impruden^a^  ma  un  fatto  intenzionale  per  com- 
promettere Pesito  della  battaglia);  che  c'improvvisarono 
un  campo  di  battaglia  insperato  e  più  degno  di  atten- 
zione che  quello  del  nemico,  piano  iniquo,  preparato 
fino  dalla  introduzione  nelle  nostre  truppe  di  certi  uo- 
mini che  hanno  avuto  bisogno  d' infamare  il  loro  paese 
per  far  sorgere  le  loro  aspirazioni  personali....  E  triste 
il  dover  manifestare  così  deplorevole  eccesso;  però  deve 


noni  (i  quali  furono  presh  perduti  e  ripresi  due  altre  volte)  quando 
ana  palla  di  revolver  colpi  l'ampia  fronte  del  bravo  {Espinar) 
che  li  guidava  su  per  1'  erta  {era  da  più  tempo  già  coi  suoi  stilla 
piattaforma  della  vetta)  e  rimase  istantaneamente  cadavere.... 
Morto  questo,  era  vinta  la  battaglia.  » 

V.  Mackenna,  op.  cit.,  V.  2®,  pag.  928  e  929. 


324  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


sapersi  che  non  abbiamo  impreso  una  ritirata  dinanzi 
alle  forze  chilene,  incapaci  di  abbandonare  i  loro  pa- 
rapetti e  ridotte  all'attitudine  più  strettamente  difen- 
siva, ma  che  vedemmo  sorgere  la  demoralizzazione  nelle 
nostre  file,  e  siamo  stati  vittime  del  colpo  preparato 
dalla  perfìdia  contro  due  Nazioni....  > 

Nel  rapporto  del  comandante  del  battaglione  Pano, 
no  6,  si  legge:   t  Erano  le  ore  3  e  20  pomeridiane 
quando  si  fece  il  primo  sparo  di  cannone  sulla  nostra 
forza,  presentandosi  in  pari  tempo  una  divisione  boli- 
viana  alla  nostra  retroguardia  rompendo  i  suoi  fuochi 
su  di  noi....  Trascorsi  i5  minuti  ricevemmo  ordine  di 
attaccare  e  prendere  le  p>osizioni  per  quel  fianco.... 
L'attacco  fu  così  impetuoso  come  esigevano  le  circo- 
stanze; e  grazie  a  ciò  potemmo  avanzare  fino  a  far 
tacere  i  fuochi  del  nemico  per  quella  parte  e  respin- 
gerlo fino  alla  sua  seconda  trincea:  ma  avendo  i  ne- 
mici sul  piano  circa  6000  uomini,  più  o  meno,  rin- 
novarono la  loro  difesa  cagionandoci  molte  morti.  Il 
fuoco  nemico  da  una  parte,  quello  dell'esercito  boli- 
viano alla  retroguardia,  e  quello  delle  guerriglie  della 
prima  divisione  del  Perù  le  quali  convergevano  nel  sito 
che  occupavamo,  diede  luogo  a  nuove  perdite,  e  tummo 
respinti.  Inoltre  ci  trovavamo  senza  munizioni  e  senza 
protezione  di  forze  :  ciò  nondimeno  avevamo  ottenuto 
di  prendere  un  pezzo  d'artiglieria....  » 

Nel  rapporto  del  comandante  del  battaglione  Lima, 
Morales  Bermudez,  troviamo  :  e  ....  II  nemico  ruppe  i 
suoi  fuochi  di  artiglieria,  ed  il  battaglione  continuò 


O  DI  DOLORES  325 


la  sua  marcia  in  battaglia  fino  a  che  passando  la  falda 
del  colle,  principiò  la  sua  ascensione  sfidando  le  com- 
pagnie pel  fianco  e  ricevendo  il  fuoco  nemico  senza 
rispondere....  A  quest'altezza  si  ruppe  il  fuoco,  gua- 
dagnando sempre  terreno  con  rapidità,  fino  a  collocarci 
al  livello  della  colonna  leggera  di  avanguardia,  com- 
posta di  una  compagnia  del  battaglione   Zepita  ed 
un'altra  dell'Illimani:  con  questa  forza  ed  in  unione 
del  battaglione  Puno  si  ottenne  in  poco  tempo  di  slog- 
giarli (t  nemici)  dai  loro  parapetti,  e  che  abbandonas- 
sero i  due  cannoni  che  ci  offendevano  da  quel  lato, 
e  che  nonostante  l' essersi  tentato  da  alcuni  soldati  di 
farli  girare  per  nostra  difesa,  fu  impossibile  il  farlo, 
perchè  trovavansi  fermamente  assicurati  in  terra....  Tre 
volte  consecutive  tentò  il  nemico  di  disputarci  il  ter- 
reno, ed  altrettante  volte  fu  respinto,  fino  a  che  termi- 
nate le  munizioni,  stanca  e  decimata  la  truppa,  senza 
speranza  di  ricevere  rinforzo  alcuno  dal  resto  dell'eser- 
cito che  rimaneva  semplice  spettatore  della  battaglia, 
e  finalmente  sofirendo  il  fuoco  incessante  che  ci  faceva 
r  esercito  boliviano,  causandoci  maggior   numero  di 
perdite  che  il  nemico,  lo  scoraggiamento  ed  il  disor- 
dine  invase   le  nostre  file,  che   si   vedevano   assas- 
sinate a  mansalva  dai  fuochi  degli  amici   e  dei   ne- 
mici.... » 

Dice  lo  scrittore  chileno  VicuHa  Mackenna:  e  II 
Puno  e  nilimani  {doveva  dire  il  Lima)  in  colonna 
serrata,  spazzati  dalla  mitraglia  e  fucilati  alle  spalle, 
a  causa  della  indescrivibile  confusione  in  cui  entra- 


328  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 


più  vitali  interessi  del  paese,  e  li  accolse  con  quel  pro- 
fondo disprezzo  di  cui  erano  meritevoli. 

Da  quanto  precede,  il  lettore  avrà  compreso  gii  che 
la  giornata  di  San  Francisco,  o  di  Dolores,  come  la 
chiamarono  i  chileni,  terminò  a  favore  di  questi  ul- 
timi. Nondimeno  fassi  necessaria  una  spiegazione  :  bi- 
sogna distinguere  il  fatto  d'armi  in  se  stesso,  dagli 
avvenimenti  che  lo  seguirono, 

Come  fatto  d' armi  merita  appena  che  se  ne  parli. 
Impegnata  la  battaglia  in  un  estremo  della  linea  degli 
alleati,  da  una  sola  divisione,  mentre  erasi  risoluto  di 
non  entrare  in  azione  che  all'  alba  del  giorno  appresso, 
e  perciò  senza  piano,  senza  precedente  distribuzione  di 
parti  e  senza  che  nessuno  sapesse  quello  che  dovesse 
fare,   la   divisione  che  prima   mosse  all'attacco,  un 
i4oo  uomini  all'  incirca,  fu  la  sola  che  si  battè.  Certo, 
con  un  buon  comando  ed  una  buona  ufizialità,  non 
sarebbe  stato  punto  difficile  di  generalizzare  l'azione; 
tanto  più  che,  come  è  detto  nel  rapporto  del  Capo 
dello  stato-maggiore,  erasi  già  concertato  un  piano  di 
battaglia  che  volevasi  mettere  in  opera  un'  ora  innanzi, 
e  che  poi  s' era  risoluto  di  lasciare  per  l' indomanL  II 
nemico  era  lì  davanti  a  loro,  un  nemico  che  non  si 
moveva,  che  se  ne  stava  sulla  più   stretta   difensiva 
sparando  i  suoi  cannoni   come  dalle  feritoie  di  una 
torre  ;  e  nulla  sarebbe  stato  più  facile,  era  anzi  la  cosa 
più  semplice  e  naturale  quella  di  riportarsi  al  piano 
già  prestabilito  e  poi  sospeso,  e  menarlo  ad  esecuzione. 
Ma  se  da  una  parte  abbiamo  già  visto  quello  che  fa- 
cessero le  divisioni  boliviane,  che  in  numero  di  3ooo  uo- 


O  DI  DOLORES  329 


mini  rappresentavano  oltre  il  terzo  delPesercito,  la  con- 
dotta delle  divisioni  peruviane,  all'  infuori  di  quella  che 
entrò  in  azione,  non  fu  al  certo  d*  assai  migliore  (1). 
Sotto  pretesto  che  l' azione  era  stata  malamente  impe- 
gnata,  che  non  avevano  ricevuto  a  tempo  gli  ordini 
opportuni,  o  che  li  avevano  ricevuti  dall'  uno  anziché 
dall'  altro,  i  diversi  capi  di  battaglioni,  delle  brigate  e 
delle  divisioni  fecero  tutti  del  loro  meglio  per  restare 
estranei  al  combattimento;  ad  un  combattimento  nel 
quale  si  giocavano  le  sorti  del  paese,  e  che  fu  ridotto 
alle  semplici  proporzioni  di  una  meschina  ed  insignifi- 
cante scaramuccia.  Chi  obbligò  le  sue  truppe  a  rima- 
nersene inoperose  colle  armi  al  braccio,  nella  lusinga 
d' aspettare  un  momento  propizio  che  non  venne  mai, 
per  spingersi  in  soccorso  dei  proprii  fratelli  eh'  erano 
alle  prese  col  nemico;  chi  fecele  girare  inutilmente  di 
qua  e  di  là  in  immaginarie  manovre  che  tendevano 
unicamente  a  tenerle  lontane  dal  campo  di  operazione  ; 
chi  prese  addirittura  la  fuga  con  esse  o  senza  dì  esse, 
per  andare  a  spargere  delle  menzogne  in  Tacna  ed  Arica, 
sia  ccmtro  il  generale  in  capo,  sia  contro  il  suo  capo  di 
stato-maggiore,  dei  quali  erano  tutti  più  o  meno  nemici 
o  rivali. 

Abituati  questi  ufficiali  nelle  continue  lotte  rivoluzio- 
narie del  proprio  paese  a  battersi  non  a  favore  o  contro  di 

(i)  Che  non  faccia  nessuna  meraviglia  al  lettore  europeo  il 
sentir  parlare  di  tante  divisiamo  trattandosi  di  un  così  piccolo  eser- 
cito; poiché  spesso  una  divisione  oltrepassa  difficilmente  i  mille 
Qomini.  Dicasi  lo  stesso  delle  brigate  e  dei  battaglioni.  Le  divi- 
sioni chilene  però  sono  assai  più  numerose. 


330  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

una  causa,  ma  di  uno  o  più  individui;  a  farsi  guidare  non 
dalla  legge  del  proprio  dovere,  ma  da  quella  unicamente 
delle  proprie  passioni  ;  a  vedere  a  fianco  a  sé  o  contro 
di  sé  non  altro  che  l'amico  od  il  nemico,  il  compagno 
od  il  rivale,  -  da  cui  i  tanti  pronunciamientos^  le  tante 
defezioni,  i  tanti  voltafaccia  istantanei  e  repentini  -  essi 
dimenticarono  il  nemico  del  paese,  lo  straniero  che  ave- 
vano di  fronte,  e  si  ricordarono  solamente  del  per- 
sonali loro  pettegolezzi  coi  propri!  compagni  d^armit 
delle  proprie  inimicizie  e  delle  proprie  rivalità.  La  vit- 
toria suU'  esercito  nemico  avrebbe  anzitutto  coperto  di 
gloria  Buendia  e  Suarez  -  questo  più  di  quello  ancora - 
mentre  la  disfatta  li  avrebbe  gittati  nella  polvere,  com- 
promessi e  perduti  per  sempre  innanzi  al  paese:  e  tuuo 
il  mal  volere,  tutto  Podio  a  poco  a  poco  accumula- 
tosi nei  loro  animi  contro  questi  due  individui,  nei 
sette  mesi  che  furono  loro  superiori,  si  alzò  gigante  in 
essi  in  quel  supremo  momento,  in  cui  il  proprio  fatto  po- 
teva e  doveva  concorrere  potentemente  a  collocare  sulle 
odiate  fronti  di  quelli  sia  la  corona  di  alloro  sia  quella 
di  spine  (i). 


(i)  Nel  descrivere  la    marcia    dell'esercito  perù-boliviano  da 
Iquique  a  San    Francisco,  lo  scrittore  chileno  Vicuaa  MaeìUnna 
parla  difitisamente  di  queste  rivalità  e  dei  tristi  loro  effetti,  come 
dicono  i  brani  che  qui  riproduciamo:  «  La  discordia    era    scop- 
piata nel    campo    nemico....  Scene   di   rimproveri  e  di  violenza 
avevano  luogo   ad  ogni  istante  sotto  la  tenda  dello  stato-mag- 
giore.   Alle  3  p.   m.  del  i8  si  diede  l'ordine  di  avanzare  ;   ma 
la  discrepanza  delle  volontà  ed  il  calore  degli  odii  toccava.  g\a 
nella  rivolta;  ed  alcuni  dei    comandanti    delle   divisioni  diedcru 


O  DI  DOLORES  331 


Ciò  è  un  effetto  necessario  di  quella  vecchia  scuola 
rivoluzionaria  di  cui  più  volte  abbiamo  discorso,  e  di 
cui  qui  occorre  ancora  dire  qualche  parola. 

Nel  Perù  come  in  Bolivia,  l'uficiale  non  deve  le  sue 
spalline  e  le  successive  promozioni,  fino  a  Colonnello 
almeno,  che  al  favore  di  uno  o  più  CaudilloSj  capitani 
rìvoluzionarii,  cui  favorì  esso  stesso  colla  propria  opera, 
sia  direttamente  servendo  nelle  loro  file,  sia  indiret- 
tamente  mal   servendo  i  loro  nemici  e  competitori. 
Nel  Perù  come  in  Bolivia,  arrivato  a  Colonnello  l'ufi- 
ziale  si  crede  già  non  solo  nella   possibilità,  ma  nel 
diritto  dì  farsi  Presidente  o  Dittatóre  del  suo  paese.  Ma 
SI  nel   Perù  come  in  Bolivia  di  colonnelli   ve  n'ha 
molti;  tanti  forse  quanti  quelle  Repubbliche  dovreb- 
bero averne  se  tutto  il  loro  rispettivo  territorio  fosse  po- 
polato: e  poiché  a  Presidente  o  Dittatore  solo  possono 
arrivare  uno  per  volta,  sicché  la  concorrenza  è  troppo 
grande,  hanno  tutti  fretta  di  passare  innanzi  agli  altri, 
onde  non  correre  il  pericolo  di  rimaner  troppo  indietro 
nella  folla  e  non  arrivar  mai.  Ognuno  di  essi  vede 
perciò  in  tutti  gli  altri  altrettanti  rivali  e  nemici,  che 
s*  interpongono  fra  lui  ed  il  supremo  potere  dello  Stato^ 
altrettanti  ostacoli  da  vincere  per  arrivare  ad   impos- 


ia  ambo  i  campi  (peruviano  e  boliviano)  il  funesto  esempio  di 
negarsi  ad  ubbidire  alla  vista  del  nemico....  La  discordia  (già 
sotto  i  parapetti  di  San  Francisco)  si  estendeva  invece  di  placarsi, 
e  la  tenda  di  campagna  del  generale  Buendia  era  divenuta  il 
campo  di  Agramante.  » 

Of.   cit.,  v.  2^  p.  847,  886  e  889. 


332  BATTAGUA  DI  S.  FRANCISCX) 


sessarsi  dell^  agognato  potere,  verso  il  quale  sono  di- 
retti tutti  i  suoi  sforzi  e  tutti  i  suoi  pensieri  ;  e  nasce 
da    ciò  che  ognuno  di  essi  si  creda  nel  diritto,  nel 
dovere  anzi  di  combattere  tutti  gli  altri  in  ogni  cir- 
costanza, e  dì  fare  quanto  sta  in  lui  per  perderli  nella 
pubblica  opinione.  Quanto  poi  a  concorrere  col  pro- 
prio fatto  a  che  uno  o  più  dei   suoi   odiati  rivali 
guadagni  terreno  su  di  lui  nella  pubblica  conside- 
razione, ciò  sarebbe  considerato  in  faccia  e  se  stesso 
ed  alle  proprie  aspirazioni  come  la  maggiore  delle 
stoltezze,  se   non  come  il  più  assurdo  dei  delitti.  È 
semplice  questione  di  spostamento  del  senso  morale: 
e  fino  a  che  non  cesserà  col  militarismo  la  trista  e 
dissolvente  scuola  rivoluzionaria,  quei  paesi,  per  tanti 
versi  destinati   ad   essere  grandi  e  potenti   nazioni, 
mentre  non  sapranno  mai  che  sia  la  intema  prosp)e- 
rità,  saranno  sempre  facil  preda  del  primo  pugno  di 
avventurieri  armati,  che  metta  il  piede  sui  loro  terri- 
torii. 

La  battaglia  di  San  Francisco  adunque,  come  fatto 
d'arme,  non  fu  che  una  semplice  scaramuccia,  un  sem- 
plice tentativo  isolato  di  una  sola  divisione  dell'eser- 
cito perù-boliviano  contro  quello  del  Chili;  il  quale, 
senza  prendere  affatto  l'offensiva,  ciò  che  sarebbe  stato 
tanto  facile  e  tanto  fecondo  d'effetti,  altro  non   fece 
che  difendere   colla   sua   potente   artiglieria  le  quasi 
inespugnabili  sue  posizioni;  sicché  quando  terminò  il 
breve  e  meschino  combattimento,  credè  che  quello 
fosse  stato  non  altro  che  una  preliminare  ricognizione 
eseguita  dal  nemico.  Ciò  è  tanto  vero  che  esso   ri- 


O  DI  DOLORES  333 


teneva  che  la  vera  battaglia  avrebbe  dovuto  cotn- 
battersi  all'indomani;  al  qual  uopo  si  mantenne  senza 
muoversi  nelle  sue  posizioni^  e  domandò  pronti  rin* 
forzi  e  munizioni  al  generale  in  capo  che  trovavasi 
in  Jazpampa,  e  che  arrivò  nel  corso  della  notte.  A 
questo  proposito  dice  il  chileno  Vicufla  Mackemia: 
a  Quella  di  San  Francisco  non  fu  propriamente  una 
banaglia....  Era  universale  nel  campo  chileno  il  con- 
vincimento che  la  vera  battaglia  si  darebbe  all'alba 
del  giorno  20;  e  passarono  tutti  i  corpi  quella  fredda 
notte  senza  fuoco,  quasi  senz'alimento....  Si  sollecita- 
rono anche  per  telegrafo  urgenti  soccorsi  di  rinforzi, 
munizioni  e  viveri  (i).  » 

Solo  col  sorgere  della  luce  del  seguente  giorno  20, 
i  chileni  compresero,  per  la  completa  assenza  del  ne- 
micOy  che  erano  rimasti  assoluti  padroni  del  campo; 
come  solo  da  qualche  ferito  peruviano,  raccolto  nei 
pressi  di  San  Francisco,  nel  corso  di  esso  giorno  20, 
intesero  la  diserzione  in  massa  delle  divisioni  boli- 
viane.  Dai  medesimi  feriti  seppero  anche  che  l'eser- 
cito peruviano  si  ritirava  in  completo  disordine  verso 
Tarapacà:  fatto  di  cui  ebbero  la  più  sicura  prova  nei 
cannoni  che  quello  abbandonò  per  via  per  mancanza 
di  animali,  e  che  essi  raccolsero;  sicché  ebbero  a  go- 
dere inaspettatamente  tutti  t  vantaggi  di  una  gran  vit- 
toria, senza  aver  fatto  nulla  o  quasi  nulla  almeno  per 
ottenerla,  e  solamente  per  opera  di  quei  medesimi  che 
avevano  il  dovere  di  contrastarla. 


(i)   Op^a  citata,  v.  2,  p.  943,  94^  e  947. 


334  BATTAGLIA  DI  S.  FRANCISCO 

Ciò  nondimeno,  sia  per  timore,  sia  per  inerzia  od 
imperizia,  l'esercito  chileno  che  sapeva  di  avere  a 
poche  miglia  dinanzi  a  sé  non  più  un  esercito,  ma 
appena  tre  o  quattromila  soldati  che  marciavano  alla 
sbandata,  senza  viveri,  senz'  acqua,  e  pieno  V  animo  di 
amarezza  ed  abbattimento,  non  fece  neppure  un  solo 
passo  in  loro  inseguimento,  e  li  lasciò  tranquillamente 
ritirare  a  Tarapacà  e  ricostituirsi  (i). 

Ma  se  come  fatto  d'armi  la  giornata  di  San  Fran- 
cisco fu  poco  men  che  nulla,  ebbe  però  pei  chileai,  a 
causa  dell'intrìnseco  malessere  che  viziava  l'esercito 
perù-boliviano,  e  che  ivi  trovò  la  sciagurata  soluzione 
che  abbiam  visto,  tutta  l'importanza  di  una  grande  e 
colossale    vittoria;   quella   cioè  di   farli   padroni  del- 


(i)  «  L'esercito   del  generale  Baendia,  sconfitto  stmza  essersi 
battuto,  riposò  in  Curana  la  notte  del  20  è  la  mattina  del  21. 
Tutto  il  suo  refrigerio  consistè  in  due  o  tre  capre  distribuite  a 
ciascun  battaglione.  Però  nella  notte  del  primo  giorno,  Tin&ti- 
cabtle  colonnello   Snarez  si  spinse   fino  a  Tarapacà,  e  ponendo 
ivi  a  requisizione  il  patriottismo  ed  il  terrore,    raccolse   vireri, 
capre,  pecore,  Llamas  e  perfino    asini,  per  saziare  la   fame  dei 
suoi  infelici   soldati.  Rimase  in  sua  assenza  a  capo  del  campo 
il  prudente  colonnello  Bolognesi,   il  quale   fece   imprendere   la 
marcia  verso   Tarapacà   alle  2  pomeridiane  del  21....   Il  nostro 
esercito  (il  chileno)^  addormentato  nei  terreni  salnitrìeri  (caUchaUs) 
non  moveva  ancora  neppure  una  sola  pattuglia  in  cerca  del  nemico 
che  si  rifìiceva  in  sua  presenza.  Così  passarono  i  mortali  giorni  20. 
21,  22  e  23  di    novembre,  lasciando    scappare  un    esercito  che 
fuggiva  a  piedi,  mentre  avevamo  alla  porta  del  quartier  generale 
cinquecento  uomini  a  cavallo.  > 

V.  Mackbnna,  Opera  citata,  v.  2,  p.  986  a  988. 


O  DI  DOLORES  335 


r  ambito  deserto  di  Tarapacà  e  di  quella  stessa  Iqui* 
que  che  essi  desideravano  tanto  ed  alla  quale  temevano 
tanto  d'avvicinarsi. 

Alla  difesa  di  Iquique,  dopo  esserne  uscito  l'esercito 
perù-boliviano,  che  poi  si  sciolse  da  sé  alle  falde  del 
poggio  San  Francisco,  non  era  rimasta  che  appena 
una  divisione  di  i3oo  uomini,  la  quale  fu  poi  dal  ge- 
nerale Baendia  chiamata  a  Tarapacà,  alla  cui  volta 
mosse  il  giorno  22.  Uscito  quest'  ultimo  resto  di  forza 
da  Iquique,  che  rimase  senza  guarnigione  e  senza  una 
sola  guardia  di  Polizia,  completamente  in  balìa  di  se 
stessa,  il  Prefetto  credè  bene  di  fare  anch' egli  fagotto, 
e  consegnò  la  città  al  corpo  consolare  straniero;  il 
quale,  non  sappiamo  se  per  incarico  dello  stesso  Pre- 
fetto o  di  moto  proprio,  per  salvarla  del  furore  del- 
l'esercito chileno,  che  certo  l'avrebbe  presa  da  se  e 
senza  fatica  quando  volesse,  la  consegnò  a  sua  volta 
al  comandante  della  corazzata  chilena  Cochrane^  che 
ne  bloccava  il  porto,  e  che  ne  prese  possesso  in  nome 
del  Chili  facendovi  sbarcare  una  sessantina  di  mari- 
nai appartenenti  all'equipaggio  della  propria  nave. 

Il  Perù  si  suicidava;  ed  il  Chili  foceva  la  parte  del 
becchino,  raccogliendo  il  cadavere  I 


IX 


Battaglia  di  tarapacA 


Dopo  quattro  giorni  dalla  battaglia  dì  S.  Francisco,  1  cbUeai 
raggiangono  l' esercito  peruviano  a  Taiapacà.  -  Aspettano 
rìnfoTEi.  —  Namero  rispettivo  degli  eserciti.  -  L'esercito  pe- 
raviano  eia  disorganiizato.  -  Tarapacà.  -  Sorpresa  e  valo- 
rosa difesa  dei  peruviani.  -  Lo  storico  Maclcenna  vuole  atte- 
□ture  la  disfatta  dei  chileni.  -  Sebbene  ai  peruviBDÌ  difettassero 
le  mimmoni,  essi  riportarono  aaa  splendida  vittoria.  -  Perchi 
non  fii  di  alcun  profitto  al  Perù.  -  I  peruviani  si  dirìgono 
ad  Aiica.  ->  Millanterie  chilene.  -  U  deserto  di  Tarapacà  ri- 
mane io  potere  dei  chileni. 

[HASTo  inoperoso  per  ben  quattro  giorni 
dopo  il  simulacro  di  batuglia  di  San 
Francisco,  mentre  tutto  voleva  che  si 
fosse  posto  la  sera  stessa  del  19  all'in- 
seguimento dì  un  nemico,  la  cui  trista 
situazione  era  tale  che,  raggiunto  appena,  non  poteva 


33S  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 

non  finire  per  arrendersi,  lo  stato-maggiore  chileoo 
scossesi  alla  fine  dal  suo  torpore  nella  mattina  del  24, 
e  spedì  una  piccola  forza  di  cavallerìa  e  &nteria  sulla 
via  battuta  quattro  giorni  innanzi  dalle  truppe  peru- 
viane. 

Arrivò  essa  fin  presso  Tarapacà;  e  saputo  che  tro- 
vavasi  provvisoriamente  accampato  ivi  F  esercito  pe- 
ruviano, in  così  deplorevoli  condizioni  da  far  supporre 
ad  ognuno  che,  incapace  di  battersi;  si  sarebbe  neces- 
sariamente arreso  alla  prima  intimazione  che  gli  fosse 
stata  fatta  dalla  più  meschina  forza  nemica,   fu  sua 
prima  idea  di  farglisi  immediatamente  innanzi  ed  in- 
timargli di  arrendersi.  Indi,  dandosi  a  più  prudente 
consiglio,  decise  di  attendere,  prima  di  tentare  Pini- 
presa,  i  necessari!  rinforzi  che   celermente  domandò 
ed  ottenne  dal  quartier  generale  ;  sicché  fu  solo  all'al- 
beggiare del  27  che,  nella  sicura  fiducia  di  far  prigio- 
niero il  nemico  senza  colpo  ferire,  si  presentarono  i  chi- 
leni  sulle  alture  che  dominano  il  piccolo  villaggio  di 
Tarapacà.  Le  loro  forze  si  fanno  da  essi  ascendere  a 
25oo  uomini  in   tutto,   fra  cavalleria  e  fanteria,  con 
dieci  cannoni  :  dai  contrarli  si  dice  invece  che  fossero 
3ooo  e  più.  A  nostro  giudizio,  entrambe  queste  cifre 
sono  erronee  :  è  un  fatto  che  il  combattimento  di  Ta- 
rapacà  fii  sostenuto  dalla  divisione  ArteagOy  che  il 
19  menò  seco  da  Pisagua  il  generale  in  capo  e  che 
rimase  in  Ja^patnpa^  quando  la  ritirata  e  dispersione 
dell'esercito  degli  alleati  rese  inutile  la  sua  presenza 
in  San  Francisco  :  e  poiché   risulta  dai  documenti    e 
rapporti  ufficiali  chileni  che  detta  divisione  compone- 


BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ  339 

vasi  allora  di  35oo  uomini  (i),  tutto  dice  e  fa  credere 
che  questo  appunto,  colla  sola  aggiunzione  dei  4oo  uo- 
mini che  erano  partiti  prima  da  Dolores,  fosse  il  nu- 
mero dei  cbileni  che  presero  parte  alla  lotta  di  Tara- 
paca,  ossia  un  3900  in  tutto. 

Quanto  ai  peruviani,  essi  non  oltrepassavano  i  Sooo, 
dei  quaU,  36oo  incirca  trovavansi  nello  stesso  villaggio 
di  Tarapacà,  e  i4oo  in  Pachica  a  poche  miglia  di  di- 
stanza, già  in  marcia  per  Arica;  sicché  durante  le 
prime  sei  ore,  a  comincire  dalle  9  a.  m.,  là  battaglia 
non  fu  sostenuta  che  dai  soli  3ooo  uomini  di  Tara- 
pacà«  I  i4oo  di  Pachica,  che  ebbero  notizia  dell'arrivo 
dei  chileni  a  Tarapacà  nel  momento  istesso  in  cui  co- 
minciava la  lotta,  e  mentre  preparavansi  a  continuare 
la  loro  marcia  verso  Arica,  non  poterono  trovarsi  sul 
campo  di  battaglia  che  appena  alle  3  p.  m.;  e  come 
facilmente  si  comprende,  furon  quelli  che  decisero  della 
giornata  (2). 

Stando  ai  precedenti  di  San  Francisco  ed  al  lamen- 


(i)  Vedi  V.  Mackenna,  O^,  ciL,  v.  2",  p.  912. 

(2)  «  Il  general  Buendia  arrivò  a  contare  in  Tarapacà  più  di 
5ocx>  nomini....  Cosi  lontani  stavano  dal  pensare  che  sarebbero 
per5^[Ottiiti,  che  lo  stesso  giorno  26  ordinò  il  generale  Buendia 
che  marciassero  avanti  (sul  cammino  di  Arica)  due  distaccamenti 
con  circa  1400  uomini,  ed  egli  si  rimase  in  Tarapacà  con  al- 
tri 3600  che  abbisognavano  ancora  di  una  notte  di  più  di  riposo. 
Dormirono  ivi  come  nei  giorni  di  più  perfetta  pace,  senza  nean- 
che collocare  sentinelle  avanzate  nei  dintorni,  e  senza  sospettare 
che  il  nemico  si  trovasse  nelle  vicinanze.  » 

Bakro»-Ailana,  ff istoria  de  la  guerra  del  Paàftco,  p.  171. 


340  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 

tevole  stato  nel  quale  trovavansi  i  battaglióni  peruviani 
in  Tarapacà,  la  fiducia  che  animava  i  cbileni  di  farli 
prigionieri  con  poca  o  nessuna  fatica,  non  era  del  tutto 
senza  fondamento. 

In  viaggio  per  Arica  ove  principalmente  spingevali 
la  mancanza  di  vittuaglie,  la  fome  che  lentamente  an- 
davali  struggendo  da  più  giorni,  i  peruviani  eransì 
fermati  in  Tarapacà  a  solo  scopo  di  trovare  un  po' di 
riposo  dopo  tanti  giorni  di  lunghe  e  faticose  marcie, 
e  di  attendervi  la  quinta  divisione  che  ultima  era  par- 
tita da  Iquique,  onde  rientrare  insieme  ad  Arica.  Que- 
sta divisione,  camminando  a  marcie  più  che  sforzate 
in  un  deserto  impraticabile  per  sei  giorni  continuati, 
era  arrivata  a  Tarapacà,  stanca  ed  affaticata  nel  mat- 
tino del  giorno  innanzi,  26;  e  tuttoché  le  quasi  esauste 
risorse  che  potè  offrire  il  piccolo  villaggio  di  Tarapacà 
rendessero  già  necessaria  la  partenza  da  esso,  pure, 
per  dare  un  giorno  almeno  di  riposo  a  siffatta  divi- 
sione, che  letteralmente  mal  reggevasi  sulle  gambe, 
fatta  partire  innanzi  una  divisione  di  i4oo  uomini 
-  quella  che  poi  ritornò  da  Pachica  -  fu  rimandata  la 
partenza  del  resto  dell'esercito  per  le  ultime  ore  del 
vegnente  giorno  27. 

La  mattina  del  27  adunque,  quasi  al  momento 
di  riprendere  la  disastrosa  marcia,  che  aveva  tutto 
r  aspetto  e  V  importanza  di  una  fuga  -  giacche  se  non 
il  nemico,  fuggivano  il  deserto  e  le  sue  privazioni  ~  il 
piccolo  esercito  del  Perù,  così  la  parte  rimasta  in  Ta- 
rapacà come  quella  avanzatasi  fino  a  Pachica,  era  tut- 
tavia quale  lo  abbiamo  visto  all'  allontanarsi  dalle  falde 


BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ  341 

di  San  Francisco,  in  completa  disorganizzazione.  Salvo 
poche  eccezioni,  può  dirsi  che  più  non  v'erano  ufi- 
zìali  :  quelli  che  non  avevano  disertato  dopo  i  fatti  di 
San  Francisco,  avevano  perduto  ogni  loro  prestigio  di 
fronte  ai  proprii  soldati,  i  quali  non  potevano  non  ri- 
provare la  detestabile  condotta  da  essi  tenuta  il  19,  di- 
nanzi al  nemico.  I  pochi  ufiziali  che,  per  sé  stessi 
degni  di  stima,  tuttavia  conservavano  la  propria  auto- 
rità, come  il  Buendia,  il  Suarez,  il  Càceres,  il  Bolo- 
gnesi, il  Rios  che  comandava  la  divisione  arrivata  da 
Iquique,  ed  altri  di  egual  merito,  se  erano  buoni  a 
mantenere  unita  tutta  quella  gente  -  ciò  che  non  era 
poco  in  quelle  circostanze,  e  che  sarebbe  stato  impos  • 
sibile  di  ottenere  con  soldati  meno  buoni  -  non  erano 
punto  bastevoli  ad  attendere  a  tutto,  ed  a  rialzare  il 
morale  di  uomini  che  dopo  essersi  visti  così  mal  di- 
retti e  guidati,  e  fino  ad  un  certo  punto  traditi  da 
molti  dei  loro  capi  più  immediati,  si  vedevano  circon- 
dati da  difficoltà  e  privazioni  di  ogni  genere^  colla  tre- 
menda prospettiva  più  o  meno  prossima  di  avere  a 
patire  la  grossa  fame  chi  sa  per  quanti  giorni.  Di  di- 
sciplina quindi  ve  n'era  poco  o  nulla;  ed  eccetto  il 
semplice  fatto  di  rimanere  tutti  insieme,  di  non  diser- 
tare, ciascuno  avea  tacita  facoltà  di  regolarsi  a  pro- 
prio modo. 

Prova  sia  di  ciò  che  nulla  più  si  faceva  di  quello 
che  è  proprio  di  un  esercito  in  campagna,  e  che  dalla 
stessa  loro  personale  sicurezza  era  indispensabilmente 
voluto.  Al  nemico  che  avevano  alle  spalle  e  che  do- 
vevano supporre  sulle  loro  traccie,  nessuno  più  pen- 


342  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 

sava;  sicché  vivevano  nei  maggiore  oblìo  di  esso,  senza 
posti  avanzati,  senza  pattuglie  in  giro  e  senz'avere 
neanche  la  più  semplice  sentinella  che  potesse  farli 
avvertiti  del  suo  arrivo,  nel  non  improbabile  caso  in 
cui  ciò  avvenisse.  E  qui  è  da  avvertire  che  posto  il 
piccolo  villaggio  di  Tarapacà  nel  fondo  di  una  stretta 
valle,  la  cui  massima  larghezza  misura  app>ena  un 
chilometro,  fra  due  catene  di  aspri  ed  erti  colli,  la  loro 
situazione  doveva  necessariamente  farsi  delle  più  criti- 
che e  difficili,  laddove  avessero  ricevuto  una  visita  del 
nemico  ;  il  quale  poteva  occupare  a  loro  insaputa  la 
sommità  dei  colli,  come  effettivamente  avvenne  il  mat- 
tino del  27,  e  di  là  fucilarli  a  mansalva,  prima  che  aves- 
sero avuto  il  tempo  di  uscire  da  quella  specie  di  pro- 
fondo canale  nel  quale  si  trovavano  (1). 
Questa  circostanza  era  appunto  una  di  quelle  che 


(i)  «  Nel  momento  in  cui  il  comandante  Santa-Cniz  (capo  di 
un  battaglione  chileno)  arrivava  di  fronte  al  villaggio  di  Tara- 
paca,  r  esercito  peruvianoi  salvato  unicamente  dalla  colpevole 
inerzia  dei  nostri  capi,  trovavasi  occupato  nelle  pacifiche  biso- 
gne di  quartiere,  le  armi  in  fascio  nelle  strade,  nei  cortili,  sotto 
i  corridoi  e  gli  alberi,  bollendo  nelle  caldaie  di  ferro  dei  corpi 
lo  scarso  riso  e  la  più  scarsa  carne  del  suo  rancio,  senza  un 
posto  avanzato,  senza  una  sentinella  a  cavallo  od  a  piedi  per 
dare  avviso.  Nessuno  in  quelle  ore  pensava  ad  altro,  liiorchè  a 
seguire  pacificamente  il  cammino  delle  montagne,  volgendo  le 
spalle  all'ardito,  invasore....  La  divisione  Rios  venne  in  queDo 
stesso  giorno  {quella  et  Iquiqut  arrivata  invece  il  giorno  mnansi^ 
portando,  se  non  viveri,  un  prezioso  soccorso  di  monizioni,  die 
era  il  gran  difetto  del  momento.  » 

V.  Mackenna,  Op.  cit.,  V.  2*,  p.  1039. 


BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ  343 


maggiorinente  davano  fiducia  all'esercito  chileno  di 
farU  a  poco  costo  prigionieri,  parendo,  e  non  senza 
ragione,  quasi  impossibile  qualunque  tentativo  di  re- 
sistenza una  volta  che  si  fossero  lasciati  sorprendere 
in  Tarapacày  anche  indipendentemente  da  quant'altro 
sappiamo. 

Ora  come  la  sorpresa  avvenisse,  e  come  i  peruviani 
trovassero  modo  di  uscire  dalla  difficile  e  quasi  dispe- 
rata loro  situazione,  lo  apprenderemo  dal  solito  scrit- 
tore  cfaileno. 

«  Trovavasi  il  colonnello  Suarez  sotto  un  corridoio, 
firmando  l'ordine  per  distribuire  poche  libbre  di  carne 
di  Uama  al  battaglione  Iquique  -  35  libbre  per  batta- 
glione -  quando  smontando  dai  loro  muli  tre  mulat- 
tieri che  erano  andati  nel  mattino  alle  proprie  bisogne 
pei  colli  di  oriente,  corsero  a  dirgli  che  il  nemico  co* 
priva  la  sommità  dal  lato  opposto.  E  non  avevano 
quelli  terminato  di  parlare,  quando  altro  mulattiere 
ritornava  dalla  strada  di  Iquique  colla  stessa  terribile 
notizia....  Erano  le  nove  e  mezzo  antim.  del.  27  no- 
vembre.... quando  udissi  in  tutte  le  caserme  del  bas- 
sofondo il  sordo  romore  dei  tamburi  di  guerra  che 
battevano  la  generala*..,  Prepararonsi  tutti  senza  previo 
accordo  per  uscire  dalla  trappola  nella  quale  si  tro- 
vavano, e  per  occupare  tosto  le  sommità  del  sud- 
est e  del  nord-est,  che  muravano  la  yalle  come  un 
profondo  cimitero....  Non  v'erano  sentieri  praticabili; 
però  i  soldati,  gagliardamente  incoraggiati  dai  loro 
ufìziali  si  arrampicavano  su  per  le  asperità  dei  colli 
a  modo  di  daini,  appoggiandosi  sui  loro  fucili....  Il  co- 

«2.  —  Caivako,  Cturra  tT America. 


344  BATTAGUA  DI  TARAPACA 

lonnello  Suarez,  capo  di  stato  maggiore,  questa  Yclta 
come  tutte  le  precedenti,  andava  innanzi,  ed  il  suo 
agile  cavallo  bianco,  inarcandosi  per  V  erta  onde  assi- 
curare le  sue  ugna  e  guadagnar  terreno,  era  il  punto 
di  mira  di  tutto  l'esercito  incitato  dall* esempio.  Erano 
le  dieci  della  mattina,  e  la  terribile  battaglia  di  Ta- 
rapacà,  che  fu  propriamente  una  serie  di  battaglie  in 
un  medesimo  camposanto,  era  per  cominciare. (?)  » 

U  soldato  peruviano  provò  ancora  una  volta  nella 
sanguinosa  lotta  di  Tarapacà,  come  ai  tempi  delle 
guerre  della  indipendenza,  e  le  eccellenti  sue  qualità 
personali  e  tutto  quello  che  si  potrebbe  ottenere  da 
lui  quando  avesse  una  buona  ufizialità.  Sorpreso  dal 
nemico  quando  meno  se  lo  aspettava,  quasi  in  un  fosso 
senza  uscita,  e  quando  per  le  materiali  e  morali  sue 
condizioni  del  momento  doveva  necessariamente  tro- 
varsi assai  debole  così  di  corpo  come  di  spirito,  seppe, 
nonché  uscire  dal  fosso  per  mettersi  di  fronte  ad  un 
nemico  che  gli  stava  sul  capo  e  lo  fucilava  a  discre- 
zione,  loxtar  da  forte  contro  di  esso  per  lunghe  e  lunghe 
ore,  e  riportare  la  più  inaspet^  ita  e  splendida  vittoria. 
Per  ottenere  tutto  ciò  non  ebbe  a  contare  che  sul  solo 
suo  valore  personale,  appena  sostenuto  dall'esempio 
e  dalla  voce  di  un  piccol  numero  di  buoni  ufiziali. 
Senza  artiglieria  e  senza  cavalleria,  cose  tutte  di  cui 
era  bene  ed  i^bbondantemente  provvisto  il  nemico, 
senza  piano  di  battaglia  e  senza  trovarsi  confortato  da 
buoni  e  sufficienti  alimenti  (colio  come  fu  alla  sprov- 


(i)  V.  Mackensa,  0^.  cit.,  V.  2^  pag.  1042.  a  1044. 


BATTAGLIA  DI  TARAPACA  345 

vista  mentre  stavasi  preparando  lo  scarso  rancio  cui 
da  più  giorni  era  condannato)  il  soldato  peruviano  si 
spinse  intrepido  e  risoluto  contro  il  nemico,  andandolo 
a  cercare  fin  dentro  le  sue  posizioni  difese  da  dieci 
onimi  cannoni  e  dalle  asperità  del  suolo  di  cui  ben 
profittava,  e  battendosi  con  lui  corpo  a  corpo,  in 
accanito  combattimento  più  volte  sospeso  per  pren- 
der fiato,  e  poi  ripreso  con  maggior  forza  di  prima, 
gli  tolse  i  suoi  cannoni  e  le  sue  bandiere,  e  slog- 
giandolo dalle  sue  posizioni,  lo  ricacciò  indietro  per 
più  miglia  in  così  incontenibile  rotta,  che  doveva 
finire  e  sarebbe  certamente  finita  colla  perdita  com- 
pleta di  tutta  la  grossa  divisione  chilena,  se  esso,  il 
soldato  peruviano,  avesse  avuto  tuttavia  tante  cartuccie 
a  sua  disposizione  da  poter  continuare  a  far  fuoco  per 
soli  dieci  altri  minuti  ancora  (i). 


(i)  •  ....Al  prÌDCÌpio  del  combattimento  eravamo  appena  3000 
uomini  di  fanterìa,  battendoci  contro  una  forza  di  5000,  dotata 
delle  tre  armi  e  provvista  di  tutti  gli  alimenti  di  guerra;  e  non 
solamente  eravamo  inferiori  in  numero  e  mancavamo  di  cavai* 
leria  ed  artiglieria,  ma  di  pia  gli  stessi  nostri  soldati  si  trova" 
rono  in  un  momento  dtUo  senta  munizioni^  essendo  obbligati  a 
raccogliere  i  fucili  e  le  capsule  dei  nemici  morti,  dei  feriti  e  dei 
dispersi In  dieci  ore  di  accanito  combattimento,  tutti  quei  po- 
tenti elementi  {del  nemico)  furono  sconquassati  dalla  intrepidezza 
e  dal  valore  dei  nostri  soldati:  la  fanteria  e  la  cavalleria  fug- 
girono in  dispersione,  1'  artiglieria  rimase  in  nostro  potere  insieme 
ad  una  bandiera  e  varie  bandendole....  > 

Dal  Rapporto  del  generale  in  capo  Buendia. 

«  ...  La  sola  ascensione  fino  al  livello  dei  baluardi  è  per  se 
s.essa  un  trionfo,  perchè  la  borgata    che   ci   serviva  di  quartier 


346  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 


Tuttoché,  mosso  da  scusabile  amor  di  patria,  cer- 
chi il  Mackenna  di  attenuare  per  quanto  più  sa  e  può 
la  innegabile  disfatta  dei  suoi,  la  verità  non  lascia 
di  farsi  strada  talvolta,  sebbene  più  o  meno  stroz- 
zata nella  foga  della  sua  passionata  narrazione:  egli 
esclama  :  e  La  perdita  che  più  profondamente  afflìg- 
gesse il  cuore  della  Repubblica  in  quella  luttuosa  gior- 
nata, in  cui  per  la  prima  volta  in  lunga  istoria  (un 
paese  che  nacque  ieri  !)  lasciò  il  Chili  i  suoi  cannoni 
e  la  sua  bandiera  in  mano  nemica,  fu  quella  dei  due 
capi  ecc.  ecc., ....  La  disfatta  tanto  temuta  dal  cbileno 
è  per  consumarsi....  Ma,  oh  fortuna  !  le  file  peruviane 
vacillano  e  si  fermano  nel  mezzo  della  pianura.  Che 
succede?  Qual  ordine,  qual  causa  le  trattiene  miste- 
riosamente nel  cammino  della  loro  imminente  vitto- 
ria ?  »  Indi,  enumerate  colla  solita  sua  prolissità  le 
varie  cause,  compresa  quella  della  mancanza  di  car- 
tuccie,  che  a  suo  credere  trattennero  nel  bel  meglio 
le  truppe  peruviane,  continua  :  •  Non  è  possibile  chia- 
rire un  dubbio  cosi  arduo;  perchè  forse  il  più  certo 
fu  che  tutte  queste  cause  influissero  insieme  nella 
mente  dei  capi  peruviani  per  contenere  la  spinta  finale 


generale  è  per  ogni  lato  dominata....  Prima  di  combattere  ab- 
biamo dovuto  porci  in  condizioni  di  poterlo  fare,  esponendoci 
indifesi  ai  colpi  dei  nemici....  Al  principiare  dell*  azione  il  ce* 
mico  occupava  un  campo  di  quasi  una  lega,  fra  Volto  dilla  ecsta 
di  Arica  e  quello  di  Vwa^^ras,  ed  a]  finire  aveva  retroceduto 
fino  al  colle  di  Minta,  due  leghe  più  in  là  dei  suoi  trincera- 
menti.... » 

Dal  Rapporto  del  capo  di  stato  maggiore,  B.  Suarez. 


BATTAGLIA  DI  TARAPACA  347 


che  era  per  portare  alle  loro  bandiere  un  segnalato  e 
storico  trionfo  (i).  » 

In  piena  disfatta  già,  i  chileni  non  facevano  più  che 
correre  alla  disperata  sulla  vìa  del  loro  quartier  gene- 
rale di  Dolores,  da  dove  attendevano  numerosi  rin- 
forzi, quando  i  peruviani  che  da  più  tempo  solo  fa- 
cevano fuoco  colle  armi  e  le  cartuccie  dei  morti  e  dei 
feriti   chileni,  visto  che  non  avevano  più  una  sola 
cartuccia  da  bruciare,  furono  obbligati  a  por  termine 
al  già  prolungato  inseguimento  :  ed  è  indubitato  che 
se  essi  avessero  avuto  un  po'  di  cavalleria  o  poche  al- 
tre cartuccie  ancora,  V  esercito  chileno  avrebbe  dovuto 
o  darsi  prigioniero  o  lasciarsi  impunemente  massacrare, 
poiché  era  già  qualche  tempo  che  più  non  opponeva 
nessqna  resistenza,  se.  si  eccettua  solamente  qualche 
caso  speciale  di  individui  isolati  che  di  tratto  in  tratto 
scaricavano  ancora  le  loro  armf.  Ma  se  per  questa 
estranea  eventualità  che  favorì  Tesercico  chileno,  potè 
esso  trovarsi  inopinatamente  salvo  dalla  più  certa  e 
completa  rovina,  non  per  questo  la  giornata  di  Tara- 
paca  fu  meno  splendida  vittoria  per  l'esercito  peru- 
viano ;  vittoria  che  sarà  tanto  più  bella  e  significativa 
innanzi  alla  storia,  per  quanto  più  si  faccia  giusto  cal- 
colo delle  diverse  condizioni  nelle  quali  si  trovavano 
i  due  eserciti  combattenti.  Le  perdite  furono  :  morti  e 
feriti  chileni  758,  prigionieri  56;  morti  e  feriti  peru- 
viani 497. 
Nondimeno,  questa,  la  sola  vittoria  che  vanti  il  Perù 


(i)  Op.  cit.^  ▼.  2®  pag.  IZ2I  e  II 78. 


348  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 


in  tutto  il  corso  della  guerra,  vittoria  tanto  e  cosi  bene 
guadagnata,  come  s' è  visto,  non  potè  in  nessun  modo 
migliorare  le  sorti  della  lotta  nella  quale  era  impegnato, 
attesa  la  eccezionale  e  stranissima  condizione,  già  nota 
al  lettore,  nella  quale  si  trovava  V  esercito  vincitore,  e 
che  la  vittoria  non  mutò  né  poteva  in  modo  alcuno 
mutare.  Aveva  bisogno  di  viveri,  di  pane;  e  la  vittoria 
riportata  sui  nemico  non  poteva  punto  dargliene,  per- 
chè non  era  esso  che  lo  aveva  privato  fino  allora  e  lo 
privava  di  tali  cose  :  ma  il  deserto  che  lo  circondava 
da  ogni  lato,  e  V  inettezza  del  Presidente  della  Repub- 
blica e  supremo  direttore  della  guerra  che  indolente- 
mente oziando  in  Arica,  nulla  aveva  fatto  e  nulla  fece 
mai  per  soccorrerlo.  Aveva  bisogno  di  munizioni  di 
guerra,  di  cartuccie;  e  la  vittoria,  anziché  dargliene, 
gli  aveva  tolta  fin  V  ultima  delle  poche  che  aveva.  La 
sua  condizione  dopo  la  vittoria  era  quindi  ancor  più 
disperata  di  prima:  a  prescindere  dalla  impossibilità 
di  mantenersi  in  Tarapacà  senza  viveri,  se  il  nemico 
ritornava  ali*  attacco,  ciò  che  non  era  da  dubitare,  sa- 
pendosi che  aveva  circa  settemila  uomini  ancora,  ol- 
tre gli  sconfitti  della  giornata,  nel  prossimo  accampa- 
mento di  Dolores,  non  avrebbe  potuto  rispondere  al  suo 
fuoco  neanche  con  un  colpo  di  fucile. 

Ciò  posto,  r  esercito  vincitore  fu  obbligato  a  ripren- 
dere senza  indugio  la  sua  marcia  verso  Arica,  già  fis- 
sata per  quel  giorno  27.  La  vittoria  non  aveva  potuto 
far  altro  che  ritardarla  di  poche  ore;  ed  alla  mezza- 
notte tra  il  27  ed  il  28,  mentre  i  disfatti  battaglioni  chi- 


BATTAGUA  DI  TARAPACÀ         349 


lenì,  nel  timore  di  essere  assaliti  allo  spuntar  del  giorno, 
si  allcxitanavano  a  tutta  fretta  dall'  ultimo  campo  di 
battaglia,  il  vittorioso  esercito  peruviano,  dopo  aver 
nascosti  sotto  la  sabbia  i  cannoni  tolti  al  nemico  e  che 
per  difetto  di  cavalli  non  potè  condur  seco,  si  poneva 
lentamente  in  marcia,  triste  ed  affamato,  alla  volta 
di  Arica. 

Grazie  a  ciò  l'esercito  chileno  rimase  unico  signore  e 
padrone  del  deserto  di  Tarapacà  ;  e  presero  da  ciò  argo- 
mento i  politicanti  e  gli  scrittori  chileni  per  negare  la 
disfatta  toccata  alle  armi  del  loro  paese  nella  battaglia 
di  Tarapacà,  la  sola  che  fino  a  quel  momento  fossesi 
veramente  combattuta  ;  poiché,  come  il  lettore  sa,  non 
possono  meritare  tal  nome,  né  il  disuguale  combatti- 
mento di  Pisagua,  ove  i  900  boliviani  e  peruviani  fu- 
rono assaliti  da  diecimila  chileni,  né  la  insignificante 
scaramuccia  di  San  Francisco,  che  unicamente  si  ri- 
dusse all'  isolato  ed  intempestivo  tentativo  di  una  sola 
divisione  peruviana  contro  le  forti  posizioni  chilene; 
tentativo  che  il  medesimo  esercito  chileno  considerò 
come  una  semplice  ricogni:{ione  preliminare  fatta  dal 
nemico,  sì  che  si  preparò  alla  battaglia  che  aspettava 
pel  seguente  giorno,  e  che  la  diserzione  delle  divisioni 
boliviane  e  la  fellonìa  di  alcuni  capi  ed  ufiziali  peru- 
viani rese  impossibile. 

Dice  il  Mackenna  :  «  I  due  eserciti  allontanavansi 
per  opposti  cammini  {più  ore  dopo  il  combattimento) 
tristi  e  silenziosi....  Il  nemico  che  si  credeva  transito- 
riamente vincitore  per  i  momentanei  vantaggi  dell'as- 


3  so  BATTAGLIA  DI  TAR APACA 

salto,  cominciava  la  snsi/uga  per  Anca,  abbandonando 
nel  campo  di  battaglia  i  suoi  feriti  (i),  i  cannoni  che 
ci  aveva  strappati  per  caso^  ed  il  paese  che  noi  era- 
vamo  venuti  a  togliergli  per  la  ragione  o  la  for^a. 
Di  chi  era  allora  e  definitivamente  la  vittoria  mili- 
tare?... In   verità,  se  nella   valle  di  Tarapacà   fosse 
stata  la  vittoria  pei  nemici  e  provocatori  ingiusti  del 
Chili  (la  solita/avola  del  lupo  e  deir^agneilo),  essa  sa- 
rebbe stata  interina,  se  così  potesse  chiamarsi,  mentre 
l'esito  delle  operazioni  che  ivi  terminarono,  fu  per  le 
armi  del  Chili  un  esito  maraviglioso  e  completo  (2).  « 
V  esito  delle  operazioni  cui  si  riferisce  lo  storico  cbì- 
leno,  fu  il  possesso  del  deserto  di  Tarapacà.  Ma  come 
s' è  visto  già,  questo  possesso  non  fu  punto  guadagnato 
dall'esercito  chileno  colla  forza  delle  sue  armi;  poiché 
riesci  invece  gravemente  decimato  e  sconfìtto  nella  sola 
vera  battaglia  che  in  esso  deserto  ebbe  a  sostenere  col 
nemico.  Quel  possesso  non  lo  ebbe  invece   che  per 
semplice  conseguenza  dell'  abbandono  fattone  dall^eser- 
cito  nemico;  abbandono  che  a  sua  volta  fu  conseguenza 
di  varie  cause,  tutte  indipendenti  ed  estranee  alF azione 
dell'esercito  chileno,  ossia:  della  slealtà  o  ritirata  come 
vuoisi  chiamare,  del  boliviano  Daza;  dei  cattivi  abiti  ri- 
voluzionarii  del  maggior  numero  dei  capi  ed  ufìziali  del- 


(i)  I  feriti,  che  per  manco  di  ambulanza  non  poterono  esser 
condotti  con  loro,  furono  lasciati  dai  peruviani  nel  piccolo  yillag' 
gio  di  Tarapacà  alla  cura  di  quei  cittadini. 

(2)  Op.  r/V.,  V.  2°,  p.  1180  e  II 85. 


BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ  351 

l'esercito  alleato  perù-boliviano,  e  più  di  tutto  ciò,  della 
inettezza  dei  Governo  peruviano,  che  lasciò  il  suo  eser- 
cito abbandonato  a  se  stesso  nel  mezzo  del  vasto  de- 
serto, senza  viveri  e  senza  munizioni  di  guerra  ;  sicché 
questo  dovè  fuggir  per  fame  non  il  nemico,  ma  quel 
deserto  stesso  che  doveva  difendere  e  che  l'uccideva 
d' inedia.  Se  il  general  Prado  che  stavasene  inutilmente 
in  Arica  con  circa  5ooo  uomini  dei  più  scelti  e  di- 
sciplinati, fossesi  mosso  con  buona  provvista  di  vi- 
veri e  di  munizioni  alla  volta  di  Tarapacà,  come 
era  suo  dovere,  non  appena  fu  informato  del  ritorno 
di  Daza,  certo  le  cose  avrebbero  preso  un  tutt' altro 
aspetto. 

11  possesso  del  deserto  di  Tarapacà  non  fu  dunque, 
come  pretende  lo  storico  chileno,  l'esito  delle  opera- 
zioni dell'  esercito  del  Chili,  le  quali  non  potevano  es- 
sere più  meschine  ed  infelici,  nonostante  il  gran  fa- 
vore della  cieca  fortuna  ed  i  grandi  mezzi  di  cui 
disponeva.  Fu  invece  quello  del  sommo  malessere  in- 
trinseco che  rodeva  per  tanti  versi  le  due  Repubbliche 
alleate  Perù  e  Bolivia;  le  quali,  per  mare  come  per 
terra,  nella  battaglia  di  Tarapacà  come  in  quelle  po- 
steriori di  Tacna  e  di  Lima,  non  furono  punto  vinte 
dai  nemico,  ma  si  gittarono  da  loro  stesse  ai  suoi  piedi, 
vinte  e  debellate  dalle  loro  interne  fazioni  politiche  e  da 
tutti  quei  vizi,  che  erano  legittima  conseguenza  dei  loro 
tanti  anni  di  rivoluzioni  e  sgoverno. 

Rimasto  padrone  di  quel  deserto  di  Tarapacà,  il  pos- 
sesso delle  cui  favolose  ricchezze  era  da  tanto  tempo 
addietro  il  suo  sogno  dorato,  il  Chili  slanciossi  sudi  esse 


352  BATTAGLIA  DI  TARAPACÀ 

con  tutta  r  ansia  di  un  vecchio  desiderio,  prodigiosa- 
mente cresciuto  per  via  e  dal  lungo  aspettare  e  dal  bi- 
sogno che  man  mano  si  sentiva  più  grande  di  ristorare 
col  loro  prodotto  le  sempre  più  esauste  finanze  dello 
Stato.  S'installò  in  quel  territorio  come  ia  casa  propria: 
ed  insieme  ai  prodotti  della  dogana,  fece  suoi  tutti  quelli 
ancora  del  salnitro  e  del  guano. 


RIVOLUZIONE  E  DITTATURA  DI  PIEROLA 


SOMMARIO 


Il  general  Prado  da  Arica  torna  a  Lima,  e  di  nascosto  parte 
dal  Perù.  —  Proclama  che  lascia.  -  La  sua  partenza  si  pre- 
senta al  paese  con  tutti  i  caratteri  di  una  fuga.  -  Sue  fatali 
conseguenze.  -  Pronuneiamitnto  e  rivoluzione  del  21  dicem- 
bre a  favore  di  D.  Nicolas  de  Fierola.  -  Pierola  s' impossessa 
del  Callao.  —  Deliberazione  dei  Comandanti  dei  corpi.  —  Per 
le  gravi  circostanze  della  guerra  Pierola  è  accettato  dalle  po- 
polazioni di  Lima  e  del  Callao.  -  Ritiro  del  Vice-Presidente 
La-Puerta.  —  Comizio  popolare  e  deliberazione  del  Consiglio 
Municipale  che  eleva  il  Pierola  alla  prima  magistratura  dello 
Stato.  «-  Entra  in  Lima:  proclama  al  popolo.  —  Precedenti  del 
Dittatore.-  Come  avrebbe  potuto  fare  un  gran  partito  nazionale 
e  salvare  il  paese.  -  L' ambizione  lo  travia.  -  Per  assicurarsi  il 
potere  cerca  distruggere  i  nemici  personali   e  sfoga  gli   an- 


RIVOLUZIONE 


tichi  odii  dei  cospiratore.  -  Si  circorda  di  ci erìcal t.  —  Stimo 
decceto  con  cui  Domina  se  slesso  Protettore  della   razw  ìl- 


General  Prado,  supremo  direttore  della 
guerra  e  Presidente  del  Perù,  che,  come 
s'è  detto,  erasene  rimasto  fin  dal  mag- 
gio in  Arica,  a  pura  perdita  di  tempo, 
aspettando  che  gli  altri  si  battessero 
}  a  loro  modo  nelle  lonune  solitudini  del 
deserto  di  Tarapacà,  informato  appena  dello  scontro 
di  San  Francisco  e  dei  tristi  aweoìmenti  fra  le  file 
dell'  esercito  dell'alleanza  alle  falde  di  quel  colle,  noD 
ebbe  che  un  solo  pensiero:  quello  di  allontanarsi  da 
un  posto  che,  nessuno  ignorava,  era  destinato  ad  es- 
sere il  secondo  teatro  della  guerra,  dopo  quello  di  Ta- 
rapacà. E  senza  nulla  intraprendere  per  soccorrere  e 
rinforzare  l'esercito  peruviano,  onde  porlo  in  grado  di 
mantenersi  nel  deserto  e  disputarne  il  possesso  al  ne- 
mico, prese  frettolosamente  la  via  di  IJma  il  26  di  no- 
vembre. 

Partiva  da  Arica,  diceva  egli,  allo  scopo  di  provveder 
meglio  dalla  capitale  alle  cose  della  guerra,  riassumendo 
nelle  sue  mani  le  redini  dello  Stato  ;  ed  efTettivamente, 
ritornato  a  Lima,  riprendeva  il  2  dicembre  le  funzioni 
della  Presidenza  della  Repubblica,  che  durante  la  sua 
assenza  erano  state  esercitate  dal  primo  Vice-Presidente, 
generale  I.«-Puerta.  Ma  fu  questo  però  tutto  quello 
che  fece  fino  al  t8  dello  stesso  mese,  io  cui  dande- 


E  DITTATURA  DI  PIEROLA  355 


stinatnente  si  assentava  dal  paese.  Recatosi  al  Callao 
senza  manifestare  ad  alcuno  i  suoi  segreti  disegni,  - 
eccetto  ai  suoi  Ministri  che  di  tutto  erano  a  parte  - 
SE  che  ognuno  credè  vi  andasse  alio  scopo  di  visitare 
quella  guarnigione  o  qualcuno  dei  legni  da  guerra 
stranieri  ch^erano  nel  porto,  si  diresse  a  bordo  di  un 
vapore  commerciale,  che  moveva  per  Panama  con 
passeggieri  e  merci,  nel  momento  istesso  in  cui  quello 
era  per  levar  le  ancore,  e  partì. 

Il  pubblico  non  ne  fu  informato  che  appena  nelle 
ore  tarde  della  sera,  quando  Prado  era  già  lontano  dal 
Callao;  e  poteva  leggersi  in  tutte  le  cantonate  della 
città,  insieme  al  decreto  col  quale  delegava  novella- 
mente i  suoi  poteri  al  primo  Vice-Presidente,  un  suo  pro- 
clama alla  nazione  ed  air  esercito,  nel  quale  diceva: 
e  Concittadini!  -  I  grandi  interessi  della  patria  esigono 
che  parta  oggi  per  Testerò,  separandomi  temporanea- 
mente da  voi  nel  momento  in  cui  considerazioni  di 
alti'o  genere  mi  consigliavano  di  rimanere  a  lato  a 
voi.  Molto  grandi  e  forti  sono  in  effetto  i  motivi  che 
m*  inducono  a  prendere  questa  risoluzione.  Rispetta- 
tela, perchè  ha  pure  alcun  diritto  di  esigere  ciò  l'uomo 
che  come  me  serve  il  paese  con  buona  volontà  e  com- 
pleta annegazione....  Al  licenziarmi,  vi  lascio  la  sicu* 
rezza  che  sarò  opportunamente  in  mezzo  a  voi.  i 

Ma  la  partenza  di  Prado  in  momenti  cosi  solenni 
e  calamitosi  pel  paese,  fu  generalmente  ritenuta  fin 
dal  primo  istante  come  una  semplice  fuga.  Ne  valse 
in  appresso  a  modificare  il  primo  giudizio  portato  dalla 
pubblica  opinione,  la  cagione  addotta  da  lui,  e  prima 


3S6  RIVOLUZIONE 


di  lui  dai  suoi  amici,  che  andava  air  estero  ad  acqui- 
stare navi  corazzate  (i);  poiché  tutti  sapevano  quanto 
egli  fosse  inadatto  a  ciò,  e  quanto  poca  fiducia  f)oteva 
0  doveva  egli  medesimo  avere  nel  buon  esito  della  sua 
intrapresa,  supposto  ancora  che  T  avesse  di  buona  fede 
concepita  in  un  primo  momento  dMllusoria  confidenza 
nella  importanza  delle  proprie  forze. 

Ognuno  pensava  che  i  disgraziati  avvenimenti  della 
battaglia  di  Tarapacà,  nei  quali  ebbe  non  poca  colpa 
sebbene  indirettamente,  e  la  poca  fiducia  che  aveva  in 
sé  stésso  per  provvedere  seriamente  alla  difesa  del 
paese,  avessero  abbattuto  d^un  subito  il  già  pusillanime 
suo  animo;  e  che  col  pretesto  di  andare  alla  ricerca 
di  qualche  nave  da  guerra,  non  altro  cercasse  in 
realtà  che  di  sfuggire  alle  recriminazioni  che  minac- 
ciose vedeva  venirsi  incontro  da  tutti  gli  angoli  della 
Repubblica.  Del  resto,  ciò  stava  in  perfetta  armonia  colle 
poche  attitudini  da  lui  mai  sempre  addimostrate  (2). 

Nondimeno,  abbenchè  insufficente  a  pensare  od  a 
fare  checchessia,  Prado  fu  causa  prima  col  suo  allon- 
tanamento, di  nuove  e  grandi  sventure  per  la  nazione. 


(i)  Più  tardi,  il  22  dicembre,  lo  stesso  Prado  scriveva  da  Gnaya- 
quil  una  lettera  che  fu  pubblicata  dai  giornali,  nella  quale  sve- 
lando i  motivi  che  lo  avevano  indotto  ad  assentarsi  dal  Fttxi, 
diceva  che  andava  in  Europa  e  negli  Stati-Uniti  per  &re  acquisto 
di  navi  corazzate,  e  ritornare  con  esse  in  soccorso  della  patria. 

(2)  «  11  viagg'o  del  general  Prado  non  s'gnifìca  altro  che  ana 
vergognosa  diserzione,  »  Cosi  scriveva  il  19  dicembre  il  giornale 
AV  Comercio  dì  Lima;  linguaggio  che  non  era  punto  div.rso  da 
quello  che  tenevano  tutti  gli  altri  giornali  della  capitale. 


E  DITTATURA  DI  PEEROLA  357 


Egli  presente  in  Lima,  mentre  avrebbe  potuto  ri- 
mediare alla  propria  incapacità  col  circondarsi  di 
buoni  ministri  e  consiglieri,  sarebbe  stato  più  che  altro 
utile  a  mantenere  l'ordine  pubblico  intemo,  che  in 
momenti  tanto  difficili  pel  paese  nessuno  si  sarebbe 
forse  permesso  di  scuotere;  ciò  che  non  avvenne  affatto 
dopo  la  sua  vera  o  apparente  fuga.  Il  pubblico  intero 
della  capitale  e  del  Callao  ne  rimase  più  che  com- 
mosso, irritato,  ed  i  sediziosi  di  mestiere,  che  la  ne- 
cessità dei  tempi  teneva  a  dura  pena  quieti,  crederono 
arrivato  per  essi  il  momento  di  operare. 

Effettivamente  il  21  dicembre  scoppiò  in  Lima  una 
delle  solite  rivoluzioni  di  quartiere,  col  pronunciamiento 
di  un  battaglione  a  favore  di  D.  Nicolas  de  Pierola; 
e  terminava  appena,  senza  alcun  risultato  decisivo,  il 
breve  combattimento  impegnato  contro  di  esso  da  al« 
cune  forze  che  seguivano  il  ministro  della  guerra, 
quando  presentossi  minaccioso  innanzi  al  palazzo  del 
Governo  altro  battaglione  comandato  dallo  stesso  Pie- 
rola in  persona.  Vi  fu  anche  qui  una  seconda  lotta 
che  terminò  anch'essa,  senza  risultato  decisivo,  comun- 
que non  senza  molto  spargimento  di  sangue  (i);  e 
verso  la  mezzanotte,  seguito  dal  battaglione  al  suo 
comando  e  da  quello  che  primo  si  pronunciò  a  suo  fa- 
vore, nonché  da  altre  frazioni  di  truppa  datesi  a  lui, 
si  diresse  Pierola  al  Callao;  dove  entrato  senza  troppa 
difficoltà,  dopo  avere  scambiato  alcuni  pochi  spari  con 
una  compagnia  di  guardie  civiiiy  s'impossessò  pacifì- 


(i)  Vi  farono  oltre  200  tra  morti  e  feriti. 


35»  RIVOLUZIONE 


catnente  dell'arsenale,  mercè  il  pronunziamento  a  suo 
favore  del  battaglione  che  l'occupava.  Rimaneva  però 
il  castello  colle  numerose  forze  che  in  esso  erano 
acquartierate;  e  tutto  faceva  presumere  che  Pieroia 
non  sarebbe  pervenuto  ad  impossessarsene,  se  non 
dopo  aspra  e  lunga  lotta;  ma  non  appena  fatta  da  lui 
la  prima  intimazione  di  resa,  raccoltisi  in  consiglio  di 
guerra  i  capi  dei  diversi  corpi,  deliberarono  a  mag- 
gioranza di  voti:  «  Di  cedere  alla  intimazione  del 
signor  Pieroia,  prendendo  innanzi  tutto  in  considera- 
zione il  desiderio  che  li  anima  di  evitare  lo  spaigi- 
mento  di  sangue  in  lotta  fratricida,  quando  il  paese 
ha  bisogno  di  tutte  le  sue  forze  ed  elementi  per  sal- 
vare la  sua  integrità  ed  il  suo  onore.  » 

Padrone  del  Callao  e  della  sua  importante  guarni- 
gione, Pieroia  rappresentava  già  una  forza  che  poteva, 
se  non  imporre  la  sua  legge  alla  capitale,  lottare  con 
qualche  probabilità  di  esito  contro  di  essa  e  le  truppe 
rimaste  fedeli  al  Governo.  La  sua  rivoluzione  aveva 
guadagnato  in  poche  ore,  grazie  alla  tristezza  dei  tempi, 
un  tal  carattere  di  serietà  da  far  prevedere  ad  ognuno 
che  non  sarebbe  stato  punto  facile  il  soffocarla  senza 
molto  spreco  di  tempo  e  di  sangue,  quando  appunto 
urgeva  di  aggruppare  prontamente  in  un  sol  Sascio 
tutte  le  forze  del  paese  per  difendere  il  territorio  na- 
zionale dalla  progredente  invasione  chilena.  Urgeva 
perciò  di  porre  immediatamente  termine  alla  incipiente 
guerra  civile^  che  non  poteva  venire  più  male  a  pro- 
posito. E  poiché  il  Governo,  divenuto  acefalo  colla 
fuga  di  Prado  -  il  vice-Presidente  rimasto  in  sua  vece 


E  DITTATURA  DI  PIEROLA  359 


essendo,  per  quanto  degnissima  persona,  un  vecchio 
decrepito  sul  quale  non  poteva  farsi  grande  assegna- 
mento -  non  godeva,  ne  poteva  godere  la  fiducia  di 
alcuno,  al  pubblico  di  Lima  parve  che  la  miglior  cosa 
fosse  quella  di  cedere  alle  pretensioni  di  Pierola,  e  la- 
sciare che  egli,  come  prometteva,  salvasse  il  paese  nella 
terrìbile  lotta  contro  il  Chili. 

D' altra  parte,  Pierola  -  i  fatti  dimostrarono  dipoi  che 
era  un  ignoto  -  aveva  in  quei  momenti  tutta  l' appa- 
renza di  una  grande  personalità.  Egli  non  era  cono- 
sciuto che  pel  famoso  contratto  sul  guano  fatto  colla 
casa  DreifuSy  quando  fu  ministro  delle  finanze,  e  pei 
tanti  tentativi  di  rivolta  cui  pose  mano  con  costanza 
e  len^  sempre  crescente  durante  sette  anni  continuati, 
onde  impossessarsi  del  supremo  potere  dello  Stato,  senza 
mai  lasciarsi  abbattere  o  stancare  dai  suoi  passati  insuc- 
cessi; e  questi  suoi  precedenti  eran  tali  da  farlo  cre- 
dere, se  non  di  grande  levatura,  uomo  ardimentoso  e 
di  fermi  propositi,  energico  ed  attivo  come  pochi  ;  os- 
sia, dotato  di  tutte  quelle  qualità  che  più  erano  indi- 
spensabili in  quei  momenti  nel  capo  dello  Stato,  onde 
poter   raccogliere  con   mano  ferma  e  sicura  tutti  gli 
sparsi  elementi  di  forza  di  cui  abbondantemente  era 
provvisto  il  paese,  e  dirigerli  contro  un  nemico  che 
solo  era  forte  per  le  tante  scissure  e  rivalità  che  inde* 
bolivano  e  snervavano  il  Perù. 

Oltre  la  necessità  di  dar  partita  vinta  a  Pierola,  per 
porre  termine  ad  una  guerra  civile  che  in  quei  supremi 
istanti  pel  Perù  non  poteva  non  riuscire  fatalissima, 
egli  si  presentava  anche  come  Tuomo  del  momento; 

aj.   — ~  Ca IVANO,  Guerra  «C America. 


36o  RIVOLUZIONE 


e  quasiché  una  stessa  corrente  elettrica  serpeggiasse 
rapidamente  in  tutti  gli  animi  -  corrente  che  non  era 
altro  se  non  il  desiderio  di  trionfare  ad  ogni  costo 
nella  guerra  contro  il  Chili  -  tutti  i  più  ragguardevoli 
personaggi  del  paese,  senza  distinzione  di  partiti,  si  mi- 
sero in  movimento  il  22  per  ottenere  che  il  vice-Presi- 
dente, general  La  Puerta,  si  ritirasse  dalla  scena  politica 
senza  Iona  e  senza  effusione  di  sangue;  cosa  che  il  vec- 
chio e  nobile  uomo  fece  prontamente  e  quasi  con  gioia, 
senza  lasciarsi  troppo  pregare,  non  appena  gli  fu  detto 
che  in  beneficio  ed  a  nome  della  patria  in  pericolo  gli 
si  domandava  siffatto  sacrifizio  dei  suoi  diritti. 

A  ciò  tennero  dietro  nella  mattina  del  23  :  i^  rac- 
cordo preso  ad  unanimità  da  tutti  i  comandanti  delle 
divisioni  e  corpi  di  truppa  residenti  in  Lima,  di  non 
opporre  nessuna  resistenza  a  D.  N.  de  Pierola,  dichia- 
randosi solamente  pronti  a  battersi  contro  il  comune 
nemico  della  patria;  2®  un  comizio  popolare  presieduto 
dal  Consiglio  municipale,  che  deliberava  quanto  ap- 
presso : 

«  La  popolazione  di  Lima,  presieduta  dalla  sua  Mu- 
nicipalità e  riunita  nella  casa  comunale  oggi  23  di- 
cembre 1879  -  Considerando:  i^  la  fuga  clandestina  del 
generale  D.  Mariano  Ignazio  Prado  in  momenti  in  cui 
il  paese  ha  bisogno  di  tutto  il  valore  dei  suoi  figli,  e 
la  inettezza  che  finora  ha  manifestato  nella  direzione 
della  guerra;  causa  unica  di  tutti  i  disastri  che  ha 
sofferto  la  Repubblica;  2°  l'impossibilità  di  menare  in- 
nanzi r  ordine  costituzionale  per  la  decrepitezza  ed  in- 
validità del  primo  vice-presidente  della  Repubblica,  Tas- 


E  DITTATURA  DI  PIEROLA  361 

senza  del  secondo  e  la  mancanza  di  leggi  per  questi 
casi  anormali  ;  3^  V  aspirazione   nazionale  che  riposa 
esclusivamente  nel  trionfo  rapido  e  completo  sul  ne- 
mico straniero,   ed  esìge  la  chiamata  alla  testa  della 
Repubblica  del   cittadino  che  meglio  possa  salvarla; 
4*^  la  fiducia  che  D.  Nicolas  de  Pierola  ispira  ai  popoli 
pel  suo  provato  patriottismo  e  capacità,  (sic!)  che  ga- 
rentbcono  la  buona  direzione  della  cosa  pubblica  ed  il 
felice  risultato  della  guerra  -  Risolve  -  Di  elevare  alla 
prima  magistratura  della  nazione,  con  facoltà  onnimode, 
il  cittadino   dottor  D.  Nicolas  de  Pierola.  In   fede  di 
che  firmarono....  »  (Firma  deir Alcalde  ossia  Sindaco,  dei 
Consiglieri  municipali  e  di  gran  numero  di  cittadini). 
Già  capo  dello  Stato,  Pierola  rientrava  in  Lima  nella 
stessa  sera  del  23;  e  tutto   faceva   sperare  che  fosse 
animato  da  quei  medesimi  sentimenti  di  concordia  e 
di  abnegato  patriottismo,  che   tanto  avevano  influito 
nella  popolazione  della  capitale  ad  elevarlo,  da   sem- 
plice rivoltoso,  all'  eminente  posto  che  occupò,  e  Per 
noi  -  diceva  egli  in  un  proclama  al  popolo  ed  all'eser- 
cito -  non  v'  è  né  vi  può  essere  che  una  sola  aspira- 
zione :  il  trionfo  rapido  e  completo  sul  nemico  stra- 
niero. Per  questa  opera  non  vi  sono  che  fratelli,  senza 
neanche  la  memoria  delle  passate  divisioni,  e  stretti 
dai  vincolo  indissolubile  dell'amore  al  Perù.  Tutto  ciò 
che  ritardi  l'istante  della  completa  unità  nazionale  é 
un  delitto  di  lesa  patria.  Essa  è  la  condizione  del  po- 
tere e  del  trionfo  del  Perù.  > 

Ma  questo  spirito  di  concordia  e  di  santo  amor  patrio 
non  lo  ebbe,  o  non  simulò  averlo  almeno,  che  per 


362  RIVOLUZIONE 


pochi  giorni  appena;  ossia  fino  a  che  non  fu  fatto 
certo  deir  adesione  al  nuovo  ordine  di  cose  di  tutti  i 
più  importanti  punti  della  Repubblica^  e  più  che  altro 
del  capo  dell'esercito  di  Tacna  ed  Arica,  Contram- 
miraglio Monterò^  di  cui  principalmente  diffidava  e 
temeva. 

Venuto  al  potere  -  ad  un  potere  dittatoriale,  colle 
più  ampie  ed  illimitate  facoltà  -  nel  miglior  momento 
e  nelle  migliori  condizioni  per  lui,  abbenchè  per  una 
via  ch'egli  si  apri  col  sangue  de' suoi  concittadini  in 
uno  dei  più  angosciosi  istanti  pel  paese,  Pierola  era 
chiamato  alle  più  grandi  cose;  e  tale  era  la  generale 
aspettazione. 

Abbenchè  instancabile  cospiratore  e  rivoluzionario 
fino  dall'anno  1872,  Pierola  non  fece  mai  parte  né 
fu  a  capo  mai  di  un  vero  partito  politico.  Egli  non 
aveva  che  pochi  amici  personali  a  lui  devoti  per  fa- 
vori ricevuti;  e  può  dirsi  che  lottò  sempre  solo,  col 
semplice  aiuto  dei  suoi  grandi  mezzi  pecuniari!,  che 
gli  permisero  più  volte  di  circondarsi  temporaneamente 
dei  diversi  elementi  di  cui  ebbe  bisogno  pei  ripetuti 
suoi  tentativi  rivoluzionari.  Era  amico  dei  preti  e  dei 
frati,  è  vero,  da  cui  fu  sempre  protetto  pel  passato; 
ma  poiché  quelli  non  ebbero  mai  la  forza  di  elevarsi 
a  partito  politico  nel  Perù,  -  rimanendo  sempre  sem- 
plici mestatori  di  second' ordine,  non  ad  altro  intesi 
che  ai  loro  piccoli  benefici  personali  o  di  bottega  - 
non  era  totalmente  difficile  l'accontentarli,  senza  la- 
sciarsi affatto  trascinare,  non  volendo,  nei  tristi  con- 
ciliaboli di  sagrestia. 


E  DITTATURA  DI  PIEROLA  363 

Egli  quindi  non  aveva   nessuno  di  quei   meschini 
obblighi  e  legami  partigiani,  che  tanto  potentemente 
concorrono  in  certi  casi  ad   intralciare  od  a  sviare 
l'azione  di  un  uomo  di  stato:  era  franco  da  ogni  pa>^ 
stoia  politica;  poteva  muoversi  liberamente  in  quel 
senso  e  modo   che  meglio  gli  talentasse;  e  ciò  era 
naturalmente  destinato  ad  essere  il  principale  suo  ele- 
mento di  forza,  per  poco  che  avesse  saputo  approfit- 
tarne, in  un  momento  supremo  come  quello,  in  cui, 
colpiti  dalla  cattiva  piega  presa  dalla  guerra,  tutti  i 
diversi  partiti  politici  del  Perù  si   piegavano  innanzi 
a  lui  dandogli  di  buona  fede  il  concorso  delle  proprie 
forze,  onde  salvasse  il  paese  dalla  invasione  straniera. 
Giovandosi  egualmente,  senza  predilezione  e  senza 
odio  per  nessuno,  di  tutte  le  singole  forze  dei  varii 
partiti   che  insieme  militavano  sotto  la  sua  bandiera, 
per  così  dire  neutrale  per  essi,  oltre  ad  arrivare  si- 
curamente  alla  vittoria  contro    il   Chili,   sarebbe  ar- 
rivato pure  a  due  altri  resultati  di  non  lieve  impor- 
tanza per  sé  e  pel  paese:  ad  occupare  egli  il  posto 
più  eminente  nella  universale  stima  e  gratitudine  della 
nazione,  che  avrebbe  visto  in  lui  il  suo  salvatore,  e 
ad  affezionarsi  egualmente  tutti  i  partiti  da  lui  portati 
insieme  e  senza  rivalità  alla  vittoria;  i  quali,  perduto 
il  loro  speciale  obiettivo  di   arrivare  al  potere,  che 
nessuno  più  poteva  strappargli  di  mano,   avrebbero 
finito  poco  a  poco  collo  sparire  e  fondersi  in  un  gran 
partito  nazionale,  alla  cui  testa  si  sarebbe  egli  trovato 
xaturalmente,  senza  nulla  mettervi  del  suo,  per  la  sola 
*orza  del  tempo  e  degli  avvenimenti. 


364  RIVOLUZIONE 


Sventuratamente  pel  Perù,  Pierola  si  tracciò  un 
tutt' altro  programma.  Unificando  la  propria  causa  con 
quella  del  paese,  non  pensò  a  questo  che  attraverso  il 
prisma  delle  proprie  aspirazioni^  e  tanto  insanamente 
da  procurare  la  rovina  e  di  sé  e  del  paese»  il  qaale 
soltanto  dopo  molti  anni,  nonostante  la  grande  vita- 
lità di  cui  è  dotato,  potrà  riaversi  dai  gravi  malanni 
ch'ei  gli  procacciò,  così  materiali  come  morali,  mas- 
simamente da  questi  ultimi,  per  la  loro  natura  e  per 
la  loro  gravità  assai  più  tristi  e  più  difficili  ad  estirpare. 

G>ntrariamente  a  quanto  dichiarava  nel  suo  proclama 
da  noi  riportato  più  in  su,  Pierola  portò  seco  alla  testa 
dello  stato  tutte  le  velleità,  tutte  le  difiìdenze  e  tuni 
gli  odii  del  vecchio  cospiratore;  cose  tutte  che  si  eres- 
sero, insieme  ad  una  vanità  senza  pari,  a  norma  e  guida 
principale  di  ogni  sua  azione. 

L'animo  pieno  di  mal  dissimulato  rancore  contro 
tutti  coloro  che  servirono  altra  bandiera  diversa  dalla 
sua,  diffidente  in  sommo  grado  di  chiunque  pei  suoi 
meriti  apparenti  o  reali  potesse  aver  diritto  ad  una 
qualsiasi  aspirazione,  fosse  o  no  nata  questa  in  lui»  Pie- 
rola cercò  di  porsi  in  guardia  contro  di  essi  tutti.  E 
prima  di  pensare  alla  guerra,  allo  straniero  divenuto 
padrone  già  della  più  ricca  parte  del  territorio  nazio- 
nale, intese  a  combattere  i  veri  o  supposti  suoi  nemici 
personali,  così  dell*  ieri  come  del  domani,  ed  a  crearsi 
un  partito  proprio  che  fosse  base  e  sostegno  della  sua 
dittatura^  che  aspirava  a  non  lasciarsi  mai  più  sfuggire. 

Invece  di  raccogliere   nelle  sue  mani  tutte  le  forze 
del  paese,  si  aSaticò  adunque  a  sperderle  ed  a  distrug- 


E  DrrTATURA  DI  PIEROLA  365 


gerle>  onde  sostituirle  con  fòrze  proprie  che,  tanto  per 
la  mancanza  di  attitudine  in  lui,  quanto  per  la  man- 
canza di  elementi  da  cui  prenderle,  era  impossibile  lo 
improvvisare  da  un  momento  alF  altro. 

Una  delle  cose  più  difficili  nel  Perù,  in  un  paese 
che  viveva  da  oltre  mezzo  secolo  in  una  continua  lotta 
di  partiti,  era  forse  quella  di  trovare  un  solo  uomo  di 
qualche  vaglia,  per  requisiti  personali  o  per  posizione 
sociale,  che  non  appartenesse  più  o  meno  attivamente 
ad  uno  dei  tanti  partiti  politici  esistenti.  Nasceva  da  ciò 
che  il  pensiero  di  Pierola,  di  crearsi  un  partito  esclusiva- 
mente suo  nel  quale  nou  trovasse  posto  nessun  uomo  che 
avesse  militato  già  sotto  altra  bandiera,  doveva  urtare 
anzitutto  colla  grave  difficoltà  della  mancanza  di  buoni 
elementi,  ossia  di  uomini  atti  a  costituirlo;  e  così  fu. 
Nondimeno  ciò  non  valse  affatto  a  trarlo  indietro  da 
una  via  cotanto  trista  e  pericolosa,  e  si  accontentò 
della  sola  gente  che  trovò  disponibile. 

Tratto  dalle  sue  antiche  simpatie  pei  preti  e  pei  frati, 
chiamò  a  sé,  dopo  i  suoi  pochi  amici  personali,  tutta 
quella  gentaglia  di  sagrestia,  collitorti  e  baciapile^  che 
godevano  come  lui  deir amicizia  di  quelli;  i  quali,  ap- 
profittando della  propizia  occasione  che  loro  si  presen- 
tava per  estendere  il  proprio  campo  di  azione,  batterono 
a  raccolta.  E  tutta  la  marmaglia,  che  sola  poteva  rispon- 
dere al  loro  appello,  non  ebbe  che  a  passare  per  le  chiese 
e  le  sagrestie,  per  guadagnarsi  le  buone  grazie  del  dit- 
tatore; il  quale,  affidandole  man  mano  quasi  tutte  le  ca- 
riche pubbliche  così  civili  come  militari,  cercò  di  affe« 
zianarla  sempre  più  a  sé  coi  grossi  emolumenti  pagati 


366  RIVOLUZIONE 


di  una  moneta  che  a  lui  costava  assai  poco  -  la  car- 
tacea (i). 

Ecco  lo  strano  partito  cui  il  dittatore  Pierola  affi- 
dava le  sorti  del  paese  e  le  proprie  ! 

E  come  se  tutto  ciò  non  fosse  bastevole  a  precipi- 
tare  il  Perù  nel  più  orrendo  abisso,  Pierola  emanava, 
dopo  cinque  mesi  di  assurdo,  sgoverno  un  decreto  che 
doveva  esso  solo  produrre  la  più  grande  commozione. 
Mosso  dalPidea  di  dare  a  se  ed  al  suo  informe  par- 
tito una  solida  ed  ampia  base,  cercoUa  nella  differenza 
delle  razze,  una  delle  quali,  cui  concesse  odiosi  privi* 
legi,  mise  sotto  la  speciale  sua  protezione. 

Questo  decreto,  la  cui  tipica  stranezza  ed  assurdità 
basta  da  se  sola  a  caratterizzare  l' uomo  che  lo  diede, 
dice  così  : 

a  Nicolas  de  Pierola,  capo  supremo  della  Repub- 
blica -  Considerando:  i®  Che  la  razza  indìgena  è  stata 
ed  è  ancora  nel  paese  oggetto  di  ingiustizie  ed  esa- 
zioni contrarie  alla  giustizia,  che  reclamano  eflScace 
riparazione;  2°  Che,  sebbene  la  situazione  di  guerra  in 
cui  ci  troviamo  non  permetta  accordare  tutta  Tatten- 


(i)  Il  lusso  degli  stipendi!  arrivò  a  tanto,  che  non  bastando 
le  provviste  di  carta-moneta  esistenti  nelle  casse  dello  Stato,  e 
non  volendosi  dar  la  noia  di  attendere  i  nuovi  invìi  deUa  casa 
litografica  proweditrlce  di  Nuova-Yorck,  si  ricorse  ad  una  naova 
carta  fabbricata  in  Lima  col  nome  di  Ima;  la  quale,  onde  tatto 
fosse  nuovo  e  portasse  la  propria  impronta,  corrispondeva  pare 
ad  un  nuovo  sistema  monetario  inventato  dal  Dittatore.  Di  tutto 
il  male  che  da  questo  lato  ancora  è  venuto  al  paese,  parleremo 
nella  seconda  parte  del  presente  lavoro. 


E  DITTATURA  DI  PIEROLA  367 


zione  che  questo  affare  domanda,  Don  è  possibile  nean- 
che trascurarlo  per  maggior  tempo.  -  Usando  delle  ec- 
cezionali facoltà  di  cui  sono  investito,  e  col  voto  una- 
nime del  Consiglio  dei  Segretari  di  Stato  -  Decreto: 
Art.  i^.  Dichiaro  unito  al  mio  carattere  di  Capo  su- 
premo della  Repubblica,  quello  di  Protettore  della 
razza  indigena,  titolo  e  funzione  che  porterò  ed  eser- 
citerò in  avvenire.  -  Art  2?.  GÌ'  individui  e  le  corpo- 
razioni appartenenti  a  questa  razza,  hanno  il  diritto  di 
appellare  direttamente  a  me,  oralmente  o  per  iscritto, 
contro  ogni  abuso,  ingiustizia  o  denegazione  di  questa, 
che  soffrissero  per  parte  di  qualunque  autorità,  quale 
che  sia  la  sua  denominazione  e  gerarchia,  rimanendo 
eccettuati  dalle  leggi  comuni  a  questo  riguardo.  - 
Art.  3^  In  caso  di  gastigo  per  danno  inferito  ad  un 
abitante  del  paese,  la  circostanza  di  appartenere  esso 
alla  razza  indigena,  sarà  considerata  come  aggravante 
per  l'applicazione  della  pena.  -  Art  4^^.  Ogni  servitù 
o  contribuzbne  esatta  all'  indio  e  non  imposta  agli  altri, 
sarà  considerata  come  di  danno  pubblico  ecc.  ecc....  - 
Lima,  22  maggio  1880. 

Questo  decreto  per  sua  natura  destinato  a  dividere 
ancor  più  la  popolazione  peruviana,  ed  a  gittarla  in 
una  mostruosa  guerra  di  razze,  che  veniva  a  sovrap- 
porsi a  quella  già  esistente  delle  classi,  colla  quale  do« 
veva  fare  fino  ad  un  certo  punto  causa  comune,  come 
effettivamente  la  fece  con  grave  inasprimento  degli 
animi,  usci  a  luce  quattro  giorni  prima  della  battaglia 
di  Tacna;  di  una  battaglia  che  doveva  avere  una  grande 
importanza  sulle  sorti  della  guerra  col  Chili,  e  che 


368  RIVOLUZIONE 


fu  perduta  sol  perchè  Pierola  nulla  fece  per  essa,  o 
meglio,  perchè  a  Pierola  riusciva  forse  assai  piò  grato 
che  finisse  colia  disfatta^  anziché  col  trionfo  delle  armi 
peruviane. 

Del  resto,  vedremo  ancor  meglio  un  po^più  innanzi 
fin  dove  si  lasciasse  egli  trasportare  dalla  sua  insipiente 
ambizione,  divenuta  dalla  prima  ora  sua  unica  ispi- 
ratrice. 


XI 


TACNA    ED   ARICA 


\.  Il  coatrammìniglio  Monlero.  -  Poteva  i 
dillitara  di  Pinola.  —  11  dittatore  teme  di  lai.  —  Lo  priva  del 
comaodo  politico  e  militare  delle  provÌDcie  del  Sud.  -  Elser- 
dto  di  Monterò.  -  Rioforii  che  si  prepararouo  dal  Goremo 
di  Prado  in  Lima  e  in  Arequipa  per  l'esercito  di  Monlero.  — 
Perche  Monterò  non  poli  occupare  le  ilretle  di  Sama. -De- 
creto dittatoriale  per  disorganluare  L'  «eicilo  di  Monterò.  — 
Nota  di  esio  che  disapprova  quella  dispoùiione.  -  Soccorii 
deriiorii  nuuidkti  da  Pierola  all'  eiercito  di  Tacna.  -  Ardita 
impreia  della  VitioH  per  portarli,  deludendo  il  blocco  di  Arìca. 

-  Cattivo  sialo  e  numero  dell'  esercito  di  Tacna.  -  Si  di- 
spone, lotlo  il  comando  del  generale  Camperò,  sul  campo 
itir  ailtoHta.  -  Battaglio,  e  disfana  degli  alleali.  -  Relazione 
del  geoerale  Camperò.  -  Relaiione  che  ne  diede  El  Mircurio. 

—  Rapporto  di  Monterò.  —  L'  esercito  d'Areqaipa   s'attardò  a 


70  TACNA  ED  ARICA 

bella  poiln  per  via,  -  Parole  di  Vicuna-Maclienna.  -  Dopo  que- 
sta battaglia  il  Perù  fu  in  balla  dei  chileoi.  —I  soldati  pan- 
boliviani  sgombrano  Tacna.  -  È  occupata  dai  cbilenì  :  itro- 
citi  che  vi  commettono.  -  Nota-protesta  del  Corpo  Conlolaie 
di  Tacna  al  generale  in  capo.  -  Saccheggio  delle  ftilfrtU 
degli  italiani,  e  uccisioni  di  essi.  -  Offesa  alla  bandien  ai- 
lionale  italiana.  •  Dichiarazione  dei  testimoni  al  fatto.  - 
§  3.  Arìca  non  poteva  (ar  reiistenia,  —  Le  posiiioni  del 
Marre  e  del  Ctrre  Cordo.  —  Generosa  risposta  del  colon- 
nello Bolognesi  all'  intimazione  di  resa.  -  Morie  del  eoloo- 
nello  e  dei  suoi  pochi.  -  D.  Roqne  Sienz-Pena.  -  Saccheg- 
gio ed  uccisioni,  specialmente  d'  italiani,  in  Anca. 


BATTAGUA  DI  TACNA 

s' è  detto,  Pierola  diffidava  del  con- 
mm  irag)  io  Li  z  ardo  Monterò,  che  l'ex- 
bidente  Prado  avea  lasciato  in  Arici 
carattere  dì  capo  superiore  politico 
niliiare  delle  provincie  del  sud,  al 
comando  dell'esercito  stanziato  in  Anca,  Tacna,  e  Are- 
quipa(i);  temeva  che  quegli  si  negasse  a  riconoscerlo 


(i)  Arica,  35  novembre  1879.  -  Al  signor  cootramaiivglio  Li- 
lardo  Monterò. 

<  Dovendo  partire  In  giornata  per  ta  Capitale  delU  repubblica, 
S.  E.  il  Presidente  e  direttore  della  guerra  ha  nominato  la  S.  V., 
con  Decreto  d'  oggi,  Cafio  suptHert  felilice  t  mililart  dei  dìpu- 
timenti  di  Tarapacà,  Tacna,  Moqnegua  Arequipa,  Puno  e  Ciuco. 

Mariano  Alvarei,  sigrclarh  giiurali. 


TACNA  ED  ARICA  371 


qual  dittatore  del  Perù,  e  che  si  valesse  dell'esercito  che 
aveva  ai  suoi  ordini  per  combatterlo  ;  e  non  è  a  dubi- 
tare che,  se  il  contrammiraglio  Monterò  fosse  stato 
meno  patriotta  di  quello  che  era  ed  è,  questa  appunto 
sarebbe  stata  la  sua  condotta. 

Uno  dei  capi  più  eminenti  dopo  la  morte  di  Pardo, 
di  quel  partito  civilista  contro  del  quale  tanto  fece  e 
disse  Pierola  durante  otto  lunghi  anni;  nemico  per- 
sonale di  Pierola,  che  combattè  e  vinse  sui  campi  di 
Torata  nella  rivoluzione  che  esso  fece  contro  il  Go- 
verno di  Pardo  Tanno  1874,  Monterò  doveva  neces- 
sariamente vederlo  di  mal  occhio  in  una  dittatura 
cui  tutto  era  permesso  ;  e  certo  sarebbe  rimasto  nella 
forma  più  strettamente  legale,  se,  in  vista  della  inco- 
stituzionalità della  elevazione  di  Pierola  al  potere, 
si  fosse  negato  a  prestargli  obbedienza,  per  non  rico- 
noscere altra  autorità  suprema  fuor  di  quella  costitu- 
zionalmente costituita  che  era  stata  abbattuta  da  una 
rivoluzione  di  48  ore,  localizzata  a  due  sole  città  della 
Repubblica. 

Sorretto  dal  suo  prestigio  di  esperto  e  valoroso  mi- 
litare, SI  come  marino  che  come  generale  di  esercito, 
e  dalla  grande  popolarità  che  a  giusto  titolo  godeva 
in  tutta  la  Repubblica,  Monterò  avrebbe  potuto  facil- 
mente promuovere  una  salutare  reazione  in  Lima  ed 
in  tutto  il  resto  del  paese  contro  Pierola;  senza  con- 
tare che,  investito  come  si  trovava  del  comando  po- 
litico e  militare  delle  provincie  del  sud,  non  gli  sa- 
rebbe stato  punto  difficile  di  sostenere  e  rafforzare  il 
suo  esercito,  tanto  da  poter  tener  fermo  contro  i  chi- 


372  TACNA  ED  ARICA 


leni  anche  senza  il  concorso  del  Governo  della  capi- 
tale; sicché  a  sostegno  della  sua  personale  inimicizia 
contro  Pierola,  per  non  riconoscerlo,  poteva  anche  in- 
vocare la  lusinga  più  o  meno  fondata  di  non  arrecar 
col  suo  fatto  nessun  danno  al  paese.  E  quanto  di- 
versa sarebbe  stata  la  sorte  del  Perù,  se  così  egli  si 
fosse  consigliato  ! 

Contrariamente  a  tutto  ciò,  il  contrammiraglio  Mon- 
terò solo  mirò  alla  patria  in  pericolo  ;  e  volentieri  sa- 
crificando suir  altare  di  questa  ogni  suo  personale  ri- 
sentimento e  ogni  sua  legittima  aspirazione,  non  tardò 
neppure  un  solo  momento,  onde  non  dividere  e  smem- 
brare le  forze  del  paese  in  così  supremo  frangente,  a 
riconoscere  pienamente  la  dittatura  di  Pierola  e  pre- 
starle la  sua  obbedienza. 

Uomo  franco  e  sincero  che  non  nascose  mai  doppio 
proposito,  Monterò  procedeva  colla  masima  buona  fede, 
di  che  diede  in  appresso  molte  e  non  dubbie  prove. 
Nondimeno  Pierola,  che  eccetto  di  se  stesso  e  del  pre- 
tumé  amico,  dubitava  di  tutto  e  di  tutti,  dubitò  di  lui; 
9  ciò  fu  somma  sventura  pel  Perù  Temeva  che  una 
volta  riuscito  vincitore  contro  i  chileni  nella  inevitabile 
battaglia  di  Tacna,  Monterò  si  ribellasse  contro  diluì; 
e  chje  valendosi  del  prestigio  e  del  maggiore  ascen- 
dente sul  popolo,  che  sarebbegli  venuto  dalla  vittoria, 
riuscirebbe  facilmente  a  gettarlo  giù  dal  suo  soglio 
dittatoriale  per  occuparne  il  posto:  e  non  di  altro 
preoccupandosi  fuorché  di  se  stesso,  concentrò  tutti  i 
suoi  sforzi  in  una  tenace  e  mal  mascherata  guerra 
contro  Monterò  e  l'esercito  che  questi  comandava. 


TACNA  ED  ARICA  373 

Non  potendo  separar  Monterò  dal  comando  dell'eser- 
cito del  sud  -  perchè  convinto  che  la  nazione  tutta 
intera  e  l'esercito  stesso  avrebbero  visto  ciò  con  di- 
spiacere, e  che  assai  probabilmente  vi  si  sarebbero  op* 
posti  con  una  ribellione  -  fece  Pierola  quanto  stava 
in  lui,  ferendolo  vivamente  nel  suo  amor  proprio,  onde 
obbligarlo  a  dimettersi.  Lo  privò  primamente  del  co- 
mando politico  e  militare  delle  provincie  del  sud,  che 
serviva  a  mantenere  nelle  sue  mani  quella  unità  di 
azione  tanto  necessaria  in  sì  scabrosi  momenti,  uni- 
camente riducendolo  al  comando  in  capo  dell'esercito 
di  Tacna  e  di  Arica  ;  e  non  contento  di  ciò,  cercò  di  stan- 
carlo giorno  per  giorno  con  mille  miserie  e  piccolezze, 
facendogli  continuamente  questione  e  pettegolezzo  di 
ogni  suo  atto  o  parola,  per  irreprensibili  che  fossero. 

Ma  visto  che  pieno  di  patriottica  rassegnazione  - 
onde  non  abbandonare  un  posto  nel  quale  sapeva  di 
poter  essere  utile  al  suo  paese  -  si  sottometteva  Mon* 
tero,  senza  muovere  un  solo  lamento,  a  tutti  i  suoi 
odiosi  capricci,  Pierola  andò  più  innanzi  ancora,  e 
giudicando  dai  fatti,  pare  che  dicesse  a  sé  stesso  :  poi- 
ché non  posso  far  sì  che  Monterò  non  si  batta  contro 
i  cbileni,  farò  che  non  vinca;  ed  in  tal  modo  egli  ed 
il  suo  esercito  disfatto  non  potranno  giammai  più 
essere  un  pericolo  per  me. 

All'uscire  da  Arica  nel  novembre  1879,  il  generale 
Prado  vi  lasciava  circa  5ooo  uomini  di  truppa,  che 
uniti  ai  4ooo  venuti  da  Tarapacà,  formarono  all' in- 
circa un  esercito  di  9000  uomini,  il  cui  quartier  gene* 
rale  fu  posto  in  Tacna. 


374  TACNA  ED  ARICA 


Era  questo  adunque  queir  esercito  del  sud  che  il 
contr' ammiraglio  Monterò  aveva  sotto  i  suoi  ordini, 
insieme  ai  3ooo  boliviani  che  una  volta  furono  di 
Daza,  e  che  allora  stavano  sotto  l'immediato  comando 
del  degno  colonnello  Camacho.  Ed  erano  queste  tutte 
le  forze  che  l'alleanza  perù-boliviana  poteva  opporre 
al  Chili  nelle  importanti  posizioni  di  Tacna  ed  Arìcaf 
fra  cui  necessariamente  doveva  dividerle. 

Un  esercito  di  12000  uomini,  e  per  giunta  diviso  in 
due  sezioni,  non  era  certo  quello  che  ci  voleva  per 
tener  fronte  all'esercito  chileno  che  si  preparava  ad 
operare  sopra  Tacna,  mentre  la  squadra  teneva  con- 
tinuamente in  iscacco  Arica,  di  cui  bloccava  il  porto. 
Ognuno  prevedeva  che  il  Chili,  ammaestrato  dallo 
scontro  o  battaglia  di  Tarapacà,  non  si  sarebbe  av- 
venturato nei  campi  di  Tacna  se  non  con  un  forte  e 
numeroso  esercito;  e  quindi  ognuno  vedeva  la  neces- 
sità di  rafforzare,  per  quanto  più  fosse  possibile,  l'eser- 
cito dell'alleanza  che  comandava  il  contrammiraglk) 
Monterò. 

A  questo  scopo  stavano  già  preparandosi  in  dicembre, 
prima  della  partenza  di  Prado,  due  forti  divisioni  di  rin- 
forzo che  dovevano  muovere  l'una  da  Lima  e  l'altra 
da  Arequipa.  L'attivo  ministro  della  guerra,  generale 
Lacotera,  che  era  arrivato  a  raccogliere  e  disciplinare 
in  Lima  un  esercito  da  i5  a  16000  uomini,  aveva 
prese  già  le  sue  misure  per  far  partire  alla  volta  di 
Tacna  una  divisione  di  8000  soldati;  alla  quale  do- 
veva aggregarsi  una  seconda  divisione  di  4  o  Sooo 
uomini  che  stava   organizzandosi  in   Arequipa,  ove 


TACNA  ED  ARICA  375 


aveva  spedito  già  il  corrispocidente  armamento.  Com- 
pletamente  chiusa  la  via    marittima,  che   trovavasi 
dominata  dalla  forte  e  numerosa  squadra  chilena,  uni- 
camente rimaneva  disponibile  quella  per  l'interno  deUa 
Repubblica  ;  via  molto  lunga  e  difficile,  se  non  per  la 
divisione  di  Arequipa,  per  quella  di  Lima   almeno 
che  passando  per  Jauja,  Cuzco,  Ayacucho,  doveva 
attraversare  enormi  distanze;  sicché  a  far  presto  aveva 
bisogno  di  un  mese  e  più  di  continue  marcie.  Ma  par- 
tendo essa  da  Lima  nei  primi  giorni  del  gennaio  1880, 
come  era  stato  stabilito  dal  generale  Lacotera  d'ac- 
cordo con  tutto  il  Ministero  di  Prado,  avrebbe  avuto 
più  che  il  tempo  necessario  per  arrivare  a  Tacna  qual- 
che mese  prima  della  battaglia,  la  quale  ebbe  luogo 
appena  il  26  maggio.  Quanto  alla  divisione  di  Are- 
quipa,  come  abbiamo  accennato,  le  difficoltà   erano 
molto  minori;  ed  entrambe,   stando   a  quanto  erasi 
disposto  dal  ministero  di  Prado  prima  che  sopravve- 
nisse la  rivoluzione  di  Pierola,   avrebbero  potuto  e 
dovuto  trovarsi  in  Tacna  fra  il  febbraio  od  il  marzo 
al  più  tardi:  sicché  l'esercito  dell'alleanza,  portato  al 
doppio,  si  sarebbe  trovato  forte  abbastanza,  tanto  per 
respingere  nel  maggio  l'attacco  dell'esercito  nemico, 
quanto  per  operare  contro  di  esso  prima  di  arrivare 
a  Tacna:  cosa  che  il  contrammiraglio  Monterò,  attesa 
la  piccolezza  del  suo  esercito,  non  potè  mai  praticare. 
Effettivamente   era  nei  piani  del   contrammiraglio 
Monterò,  ed  era  insiememente  il  meglio,  di  muovere 
incontro  all'esercito  chileno  ed  andare  ad  aspettarlo 
nelle  forti  posizioni  di  Sama,  ove  probabilmente  sa- 

34.  —  Caivano,  Guerra  tf  America. 


376  TACNA  ED  ARICA 

rebbe  riuscito  a  debellarlo  con  poca  fatica.  Sbarcato 
senza  resistenza  a  Pacocha  sul  finire  del  febbraio^ 
l'esercito  chileno  non. poteva  portarsi  a  Tacna  se  non 
passando  per  la  stretta  gola  di  Sama,  ove  arrivò  nel- 
r  aprile  per  frazioni  che  era  facile  sconfiggere  alla 
spicciolata,  ed  anche  tutte  insieme,  una  volta  che  si 
fossero  convenevolmente  occupate  con  certa  anticipa- 
zione le  alture  che  dominano  il  passaggio.  Ma  per 
poter  eseguire  siffatto  movimento  bisognava  che  Mon- 
terò avesse  potuto  disporre  di  tal  numero  di  forze,  che 
gli  permettesse  nellMstesso  tempo  di  lasciare  ben  guar- 
date le  importanti  posizioni  di  Tacna  e  di  Arica, 
che  potevano  essere  attaccate  e  prese  alle  spalle,  per 
mare;  e  fu  ciò  appunto  che  gli  mancò. 

Il  dittatore  Pierola,  non  contento  di  non  far  partire 
mai  gli  8000  soldati  che  dovevano  uscire  da  Lima^ 
fece  anche  in  modo  che  neppure  la  vicina  divisione 
di  Arequipa  arrivasse  mai  a  Tacna;  e  come  se  ciò 
non  bastasse  a  porre  Monterò  nelle  più  dure  strette, 
lasciò  sempre  il  suo  piccolo  esercito  nel  più  completo 
abbandono,  senza  mandargli  mai  -  lui  che  tante  somme 
ingenti  spendeva  e  spandeva  senza  profìtto  alcuno  del 
paese  -  né  un  solo  quattrino  né  il  più  meschino  cen- 
cio di  lana.  Dell'esercito  del  sud  unicamente  si  occu- 
pava per  mandarlo  in  rovina,  come  dopo  e  prima  di 
tante  altre,  ne  diede  una  prova  evidentissima  in  un 
decreto  del  3i  gennaio  1880,  col  quale,  sotto  prete- 
sto di  dare  a  detto  esercito  una  nuova  organizzazione, 
cercava  di  siffattamente  disordinarlo  da  renderlo  com- 
pletamante  inservibile.  Perché  il  lettore  possa  rendersi 


TACNA  ED  ARICA  377 

esatta  ragione  di  questo  fatto,  trascriviamo  in  nota 
alcuni  paragrafi  dell'officio,  per  tanti  versi  lodevole, 
col  quale  Monterò  domandava  la  ritrattazione  di  un 
tale  decreto  (i). 


(i)  «  Comando  in  Capo  del  primo  esercito  del  sud.  Arica  24 
febbraio  1880 -Signor  Segretario  di  Stato  pel  ramo  della  guerra - 
Ieri  soltanto   mi   pervenne  il  pregiato  ufficio   della  S.  V.  del  31 
p.  p.  col  qnale  mi  si  trascrive  la  suprema  risoluzione  della  stessa 
data,  di  organizzazione  del  primo  esercito  del  sud,  il  cui  comando 
mi  è  affidato.  Senza  che  sia  mio  animo  di   negarmi  a  compiere 
le  supreme  disposizioni,  alle  quali  anzi  tutto  debbo  attribuire  il 
più  attento  e  coscienzioso  studio,  voglio  nondimeno  manifestare 
alla  S.  V.  la  mia  opinione  sulla  natura  della  riforma  che  si  cerca 
di  portare  a  capo,   compromettendo  gravemente  la  stabilità  del 
primo  esercito  del  sud  e  l'avvenire  di  una  situazione  tanto  più 
eccezionale,  per  quanto  maggiori  sono  state   le  vicissitudini  per 
le  quali  va  passando  la  Repubblica,  e  gli  ostacoli  quasi  insupe- 
rabili che   abbiamo   dovuto   vincere   per  costrurre  questo  primo 
baluardo  della  difesa  nazionale.... 

«  n  decreto  di  organizzazione  che  la  S.  V.  mi  trascrive  è  così 
fonestameate  pericoloso  a  menarlo  oggi  ad  effetto,  che  in  verità 
sarei  grato  a  S.  E.  il  Capo    supremo  se,  in   considerazione  del 
mio  disinteresse  militare,  del  patriottico   affetto  che  mi   domina 
e  dei  servigi  che  vengo  prestando  con  non  scarsa  rassegnazione 
da  che  si  dichiarò  la   guerra,  mi  si   liberasse    da   una  cosi   im- 
mensa responsabilità  innanzi  al  paese  ed  alla  posterità;  perchè 
non  sarebbero  bastevoli  le  posteriori  glorie  e  la  vita  immacolata 
dell'uomo  che   le   conquistasse,  per  riparare  i  mali  che   soprav- 
verrebbero  alla    Repubblica  ed  all'  Alleanza,  se  si  riorganizzasse 
r  esercito  di  avanguardia  alterando  il  suo  personale  in  momenti 
in  cui  g^à  si  trova  di  fronte  al  nemico. 

«  Molti  dei  capi  che  comandano  corpi  e  divisioni,  o   che   si 
trovano  in  altre  collocazioni  di  maggiore  o  minore   importanzai 


37»  TACNA  ED  ARICA 

Onde  non  urtar  troppo  di  fronte  col  pubblico  della 
capitale,  che  vedeva  con  dolore  sempre  crescente  il 
colpevole  abbandono  nel  quale  si  lasciava  l'esercito 
di  Tacna,  Pierola  fece  vista  nel  marzo  di  mandargli. 


hanno  acquistato  legittimamente  questi  posti,  gli  uni  nei  campi 
di  battaglie,  gli  altri  in  mezzo  ai  dolori  ed  alle  privazioni  del 
servizio  di  campagna.  Sarebbe  giusto  premio  per  questi  degni 
servitori  della  nazione,  sarebbe  nobile  esempio  per  l'esercito,  che 
ora  fossero  tolti  dai  loro  comandi?... 

«  Può  esser  legittimamente  ammissibile  che  battaglioni  che  ha&DO 
conquistato  il  loro  nome  in  gloriosi  fatti  d' armi,  e  nei  quali  o 
come  premio  o  come  stimolo  si  h  perpetuato  il  ricordo  della 
vittoria,  dando  loro  il  nome  del  luogo  dove  la  ottennero,  pas* 
sino  ad  esser  confusi  in  corpi  nuovamente  creati  e  senza  tradi- 
zioni ?  Or  bene,  signor  Segretario,  questo  appunto  succederà  col 
nuovo  piano  di  organizzazione,  perche  molti  dei  corpi  esisteoti 
perderanno  i  loro  nomi  nel  rimpasto  che  si   tenta  di  efiettuare. 

e  E  se  a  questo  cumolo  di  circostanze  si  aggiunge  la  confusione 
che  sta  per  produrre  la  varietà  di  armamenti  che  risulterà  nei  naovi 
corpi,  al  formarne  uno  di  due  o  tre  che  hanno  distinto  sistema 
di  fucile,  ed  il  loro  peculiare  insegnamento;  se  a  tutto  questo, 
per  ultimo,  si  aggiungono  le  conseguenti  difficoltà  nelle  quali 
indubitatamente  si  urterà,  affinchè  il  soldato  conosca  i  suoi  nuovi 
capi,  e  questi  i  nuovi  loro  subordinati  ;  o,  ciò  che  è  lo  stesso. 
per  armonizzare  le  abitudini,  i  caratteri  ed  i  lacci  di  unione  e 
la  rispettosa  confidenza  che  debbono  regnare  fra  gli  uni  e  gli  altri; 
allora,  signor  Segretario,  lo  squilibrio  generale  dell'  esercito  non 
potrà  evitarlo  nessun  potere  od  influenza,  per  più  che  i  vantaggi 
della  riorganizzazione  abbiano  lusingate  le  speranze  del  supremo 
Governo. 

e  In  guardia  dell'avvenire,  adunque,  della  situazione  dell'eser- 
cito e  della  mia  responsabilità  innanzi  al  paese  ed  al  sapremo 
Governo,  reitero  alla  S.  V.  il  convincimento  di  quanto  ho  esposto, 


TACNA  ED  ARICA  379 

se  non  altro,  i  nece^arii  ed  urgenti  soccorsi  di  danaro 
e  vestiari!.  A  tal  uopo  fece  uscire  dal  porto  del  Callao 
con  un  carico  segreto,  che  si  fece  credere  abbondante 
di  tutto  il  bisognevole,  l'unico  legno  da  guerra  che  an- 
cor rimanesse  al  Perù,  la  corvetta  Union;  onde,  for- 
zando il  blocco  di  Anca,  vi  scaricasse  le  misteriose  casse 
che  con  molto  apparato  erano  state  imbarcate. 

Il  comandante  della  Union^  Manuel  A.  Villavicencio, 
credendo  fermamente  di  portare  nelle  viscere  della  sua 
nave,  tutto  quanto  occorreva  alla  salvezza  di  quell'eser- 
cito del  sud,  sul  quale  la  Repubblica  fondava  tante 
speranze,  fece  veri  prodigi  di  abilità  e  di  valore,  affine 
di  compiere  felicemente  la  difficile  inripresa  affidatagli. 
Forzare  il  blocco  di  Arica,  rigorosamente  vigilato  dalla 
corazzata  Huascar  in  compagnia  di  due  altre  navi 
chilene,  non  era  afifatto  facile.  Nondimeno  l'intrepido 
comandante  della  Union,  fatto  ardito  fino  alla  temerità 
dalla  imperiosità  del  frangente,  passa  rapidamente  fra 
due  navi  chilene,  e  s' introduce  nella  baia  di  Arica  al- 
l'albeggiare  del  19  marzo.  Inseguita  da  quelle,  e  senza 
mai  cessare  di  rispondere  al  loro  fuoco,  insieme  ai  can- 
noni del  porto,  la  Union  depone  tranquillamente  tutto 


sperando  che  nelle  mie  osservazioni  non  si  vegga  altro  che  la 
giusta  dimanda  della  rìconsiderazione  di  un  decreto,  che  porta 
seco  la  più  tremenda  responsabilità,  cosi  per  chi  lo  detta  come 
per  colui  che  per  disgrazia  arrivasse  ad  eseguirlo. 

(firmato)  L.  Monterò  » 

Questa  nota  fu  pubblicata  insieme  ad  altre  molte  dai  chileni, 
allorché,  arrivati  a  Lima,  s' impossessarono  di  tutti  gli  archivi  dei 
^i'&isteri. 


38o  TACNA  ED  ARICA 


il  SUO  carico ,  ed  alle  6  p.  m.  veloce  come  una  frec- 
cia, passa  una  seconda  volta  fra  le  navi  nemiche,  spa- 
rando qua  e  là  qualche  cannonata,  e  si  restituisce 
sana  e  salva  al  Callao. 

Questa  ardita  impresa  del  Villavicencio,  che  pro- 
mosse la  giusta  ammirazione  di  amici,  nemici  e  neu- 
trali, a  nulla  giovò.  Il  prezioso  carico  che  con  tanto 
pericolo  suo  e  della  sua  nave  egli  lasciava  sulla  spiag- 
gia di  Arica,  non  conteneva  che  due  mitragliatrici,  una 
delle  quali  in  cattivo  stato,  4oo  paia  di  scarpe,  ed  una 
gran  quantità  di  inutile  tela  bianca.  Invece  degli  attesi 
soccorsi,  Pierola  non  aveva   mandato   all'esercito  di 
Monterò,  con  una  brutta  e  spietata  burla,  che  una  prova 
inequivoca  del  profondo  odio  suo.  Dice  a  questo  pro- 
posito lo  storico  semi-ufficiale  del  Chili  :  «  Gli  ufiziali 
peruviani  di  Tacna  e  di  Arica,  che  vedevano  i  loro 
soldati  quasi  nudi  e  che  conoscevano  tutte  le  necessità 
deir  esercito,  si  convinsero  che  le  meschine  rivalità  de- 
gli uomini  pubblici  del  Perù,  non  avevano  taciuto  in 
mezzo  ai  conflitti  della  guerra  esterna.  A  loro  giudi- 
zio, il  dittatore  Pierola  era  risoluto  a  sacrificarli,  per 
evitare  un  trionfo  che  doveva  ingrandire  Monterò  e  che 
poteva  essere  una  minaccia  pel  Governo  della  dittatura. 
Cosi  dunque   il  viaggio  della    Unione  senza  arrecare 
un  soccorso  neanche  di  mediocre  importanza  all'eser- 
cito  di  Tacna  ed  Arica,  venne  a  fomentare  la  sfiducia 
degli  ufiziali,  ed  a  produrre  anche  un  certo  abbattimento 
negli  spiriti  (i).  » 


(i)  Barro&-Arana,  /Ustoria  di  la  guerra  del  Pacifico,  p.  243. 


TACNA  ED  ARICA  381 

Abbandonato  a  se  stesso,  dopo  essere  stato  spogliato 
del  comando  politico  e  militare  delle  provincie  del  sud, 
che  solo  avrebbe  potuto  procacciargli  delle  risorse,  Mon- 
terò si  trovò  necessariamente  condannato  all'impotenza. 
Tuttoché  non  fosse  punto  prudente  di  sguarnire  Tacna 
ed  Arica,  lasciandole  per  così  dire  in  balìa  del  nemico 
postosi  in  agguato  sul  mare,  il  contrammiraglio  Mon- 
terò, convinto  che  più  non  riceverebbe  nessun  rinforzo, 
erasi  già  deciso  negli  ultimi  giorni  di  marzo  a  portarsi  a 
Sama  con  quasi  tutto  il  piccolo  esercito  dell'  alleanza, 
onde  attendervi  il  chileno,  solo  lasciando  in  Arica  una 
guarnigione  di  2000  a  25oo  uomini  :  ma  gli  bastò  pas- 
sare una  rivista  al  suo  esercito,  e  quindi  fare  una  pic- 
cola corsa  per  gli   ospedali,  per  convincersi  della  im- 
possibilità di  menare  a  capo  l'ottimo  suo  disegno,  che 
fu  costretto  ad  abbandonare   definitivamente.  Mal  nu- 
triti e  peggio  vestiti  com'  erano  i  suoi  soldati  da  qual- 
che mese,  erano  stati  presi  in  gran   parte  dalla  tisi 
che    faceva   giornalmente   man   bassa   su   di  essi;  e 
cercar  di  portarli  a  Sama,  e  quindi  esporli  in  tali  con- 
dizioni ai  pungenti  freddi  delle  notti  nel  vasto  arenai^ 
o  deserto,  che  si  estende  da  Tacna  a  Sama,  senza  po- 
ter loro  offrire  neppure  il  più  miserabile  cappotto,  e 
nella  sicurezza  di  doverli  assoggettare  ad  una  maggior 
fame  ancora  di  quella  che  soffrivano  in  Tacna,  era  lo 
stesso  che  portarli  a  certa  e  sicura  perdita,  prima  an- 
cora che  avessero  potuto  scambiare  un  sol  colpo  di 
fucile  col  nemico. 

Tutto  quello  che  l'esercito  perù-boliviano  potè  fare, 
fu  di  uscire  dalla  città  alcuni  giorni  prima  dell'arrivo 


382  TACNA  ED  AKICA 

del  nemico,  e  di  prendere  le  sue  posizioni,  che  furono 
battezzate  col  nome  di  campo  delP  alleanza,  a  due  le- 
ghe da  Tacna,  sul!'  altopiano  pel  quale  s' inoltravano 
i  chileni. 

Come  s'è  detto  più  su,  l'esercito  perù-boliviano  di 
Tacna  ed  Arica  ascendeva  nel  dicembre  1 879  a  1 2000  uo- 
mini, dei  quali  9000  peruviani  e  3ooo  boliviani.  Ma  se 
nel  maggio  1880  la  divisione  boliviana  poteva  contare 
ancora  lo  stesso  numero  di  soldati,  con  forse  qualche 
centinaio  di  più,  grazie  alle  poche  compagnie  di  rin- 
forzo che  il  generale  Camperò,  nuovo  Presidente  della 
Bolivia,  aveva  tratte  seco,  non  avveniva  però  lo  stesso 
a  riguardo  dell'  esercito  peruviano.  Senza  ricevere  mai 
neppure  il  più  meschino  rinforzo,  ed  assottigliato  tutti 
i  giorni  per  le  vittime  che  in  esso  faceva  la  tisi,  l'eser- 
cito peruviano  contava  nel  maggio  oltre  mille  uomini 
di  meno,  rimanendo  al  disotto  degli  8000.  Di  questi 
un  2000  incirca  custodivano  Arica,  ove  era  sempre  a 
temersi  una  sorpresa  da  parte  della  flotta  nemica  che 
ne  bloccava  il  porto. 

L'esercito  perù-boliviano  di  Tacna  adunque,  che 
sotto  il  comando  in  capo  del  generale  Camperò  (i), 


(l)  Era  nel  Trattato  d'  alleanza  pera-boliviano  che  il  comando 
in  capo  dell'  esercito  riunito  delle  due  repubbliche,  toccasse  a 
quello  dei  presidenti  delle  medesime  che  si  trovasse  presente  ; 
od  a  quello  dei  due,  trovandovi  si  entrambi,  nel  cai  territorio 
si  guerreggiava.  Perciò  il  comando  in  capo  fu  tenuto  prima- 
mente dal  presidente  del  Perù,  generale  Prado;  poi  da  quello 
di  Bolivia,  Daza,  nei  pochi  giorni  che  passarono  fra  la  par- 
tenza di  Prado  per  Lima,  nel  novembre  1879,  e  la  rivolusione 


TACNA  ED  ARICA  383 

Presidente  di  Bolivia,  attendeva  il  nemico  nel  Campo 
deir  alleanza,  arrivava  appena,  e  se  pure,  ai  9000  uo- 
mini; dei  quali,  6000  peruviani  incirca  sotto  il  co- 
mando immediato  del  contrammiraglio  Monterò,  e 
3ooo  boliviani  sotto  quello  del  colonnello  Camacho. 
Cavalleria  non  ne  aveva  che  poca  e  cattiva,  mal  nu- 
triti com'  erano  stati  i  cavalli,  per  la  mancanza  di  fondi 
durante  più  mesi;  e  la  sua  artiglieria  insufficiente  ed 
in  cattivo  stato  come  tutto  il  resto,  componevasi  ap- 
pena di  23  cannoncini,  nel  loro  maggior  numero  di  vec- 
chio sistema. 

L'esercito  chileno  invece,  forte  di  iSooo  uomini 
bene  equipaggiati  e  meglio  armati,  con  numerosa  ca- 
vallerìa ed  una  forte  artiglieria  di  cinquanta  e  più 
cannoni  e  mitragliatrici,  quasi  tutti  sistema  Krupp, 
era  di  gran  lunga  superiore  a  quello  delPalleanza  perù- 
boliviana,  anticipatamente  condannato  alla  disfatta  dalla 
incuria  o  mal  volere  del  dittatore  del  Perù,  e  doveva 
necessariamente  riportare  splendida  e  completa  vittoria. 

Il  cozzo  fra  i  due  eserciti  nemici  avvenne  il  26  mag- 
gio. Aspra  e  terrìbile  fu  la  lotta  per  ben  quattro  ore 
continuate,  dalle  11  ant.  alle  3  pom.;  ora  nella  quale, 
sopraffatto  dal  numero  e  quasi  dimezzato  dalla  po- 
tente artiglieria  nemica  -  che  scelti  artiglieri,  in  mag- 
gior parte  inglesi  ed  alemanni,  manovravano  assai  bene, 

che  destituì  esso  Daza  nel  dicembre  ;  indi  dal  contrammiraglio 
MonterOf  durante  V  assenza  di  ambo  i  presidenti  ;  ed  in  ultimo 
dal  ouovo  presidente  di  Bolivia,  Camperò,  in  quello  stesso  mese 
di  maggio  1 880  in  cui  avvenne  la  battaglia  detta  di  Tacna,  o  del 
Camfo  d{lt  alUanza. 


384  TACNA  ED  ARICA 

V  esercito  dell'  alleanza  fu  costretto  a  battere  in  riti- 
rata, lasciando  sul  campo  di  battaglia  circa  3ooo  dei       J 
suoi  tra  morti  e  feriti  ;  a  lode  ed  onore  della  ufficia- 
lità peruviana,  che  mostrò   in  questa   battaglia  tutto 
ciò  di  cui  in  migliori  condizioni  politiche  del  paese 
sarebbe  essa  capace,  è  a  notare  che  morirono  valoro- 
samente nei  loro  posti  sei  primi  comandanti  di  batta- 
glione, un  comandante  generale  di  divisione  (i)  e  gran 
numero  di  ufìziali  inferiori  :  dicasi  lo  stesso  della  ufi- 
zialità  boliviana,  il  cui  comandante  generale,  colonnello 
Camacho,  rimase  orribilmente  ferito  insieme  al  capo 
di  stato  maggiore,  generale  Perez,  che  miseramente  vi 
lasciava  la  vita  due  giorni  dopo,  mentre  T  altro  a  dura 
pena  scampava. 

Nella  relazione  che  più  tardi  (3i   giugno)  leggeva 
innanzi  al  Congresso  nazionale  di  Bolivia  il  Presidente 
di  quella  Repubblica,  general  Camperò,  che,  come  s'è 
detto  già,  aveva  il  comando  in  capo  dell'esercito  perù- 
boliviano,  troviamo  :  «  Come  si  vede,  signori,  il   no- 
stro disastro  non  può  attribuirsi....  che  unicamente  alla 
superiorità  del  nemico  in  numero,  in  elementi  e  mezzi 
di  ogni  genere.  Effettivamente,  in  quanto  al  numero,  si 
può  assicurare  che  era  quasi  il  doppio  del  nostro;  pol- 
che aveva  un  esercito  che  poteva  calcolarsi  dai  quat- 
tordici ai  sedicimila  uomini,  mentre  che  il  nostro  era 
appena  di  9000,  compresi  i  malati,   come  dianzi   ho 


(1)  Erano  questi  i  colonnelli  J.  Meodoza,  Barriga,  Fajardo  e 
Luna,  ed  i  tenenti-colonnelli  Llosa,  Mac-Klean  e  Aléazar.  Che 
il  Perù  ricordi  con  venerazioDe  i  loro  gloriosi  nomi. 


TACNA  ED  ARICA  385 


detto.  La  sua  artiglierìa,  che  si  componeva  da  5o  a  60 
pezzi,  era  di  maggior  calibro  e  di  maggior  forza  che 
la  nostra,  che  solamente  si  componeva  di  23  pezzi  non 
tutti  di  buona  qualità  :  i  Krupp  di  quella  erano  di  ca- 
libro nove,  oltre  otto  pezzi  di  maggior  potenza,  mentre 
i  nostri  erano  di  calibro  sei  ;  poi  quella  era  infinita- 
mente meglio  provvista  e  servita  della  nostra.  La  sua 
cavalleria  era  potente,  poiché  contava  mille  cavalieri 
perfettamente  equipaggiati  e  provvisti  di  armi  bianche 
e  da  fuoco,  laddove  noi  mancavamo  di  un  cosi  neces- 
sario elemento,  poiché  non  è  da  aversi  in  considera- 
zione il  piccolo  corpo  peruviano,  Husares  de  Junin^ 
che  non  aveva  se  non  cento  e  tanti  uomini,  ben  mon- 
tati, è  vero,  ma  forniti  solamente  di  armi  da  fuoco, 
ciò  che  lo  faceva  in  certo  modo  inutile  pei  servigi  a 
che  si  destina  la  cavalleria  in  una  battaglia.  * 

L'esercito  chileno  adunque  passò  a  tamburo  battente 
su  quello  degli  alleati? 

No:  come  già  abbiamo  detto  innanzi,  la  lotta  fu 
aspra  ed  accanita  per  ben  quattro  ore  di  seguito;  e 
la  vittoria  costò  ali'  esercito  chileno  molta  fatica  e 
molto  sangue.  Esso,  è  vero,  si  trovò  di  fronte  ad  un 
nemico  assai  inferiore  e  per  numero  e  per  armamento, 
ma,  deciso  com'  era  questo  a  vender  cara  la  vittoria, 
ebbe  bisogno  di  ricorrere  a  tutti  i  suoi  mezzi  per  vin- 
cerlo, e  vi  fu  un  lungo  momento  in  cui  cominciando 
egli  stesso  a  farsi  indietro,  si  vide  in  grave  pericolo 
di  sconfitta. 

Raggranellando  qua  e  là  nella  lunga  relazione  del 
proprio  corrispondente  in  campagna,  che  pubblicò   il 


386  TACNA  ED  ARICA 


giornale  El  Mercurio  dì  Valparaiso  nei  suoi  numeri 
15974  e  13975,  -  fonte  aflFatto  non  sospetta  di  favo- 
ritismo per  r  esercito  dell'  alleanza,  -  rinveniamo  i  se- 
guenti dati  di  fatto:  e  II  nostro  esercito  ha  dato  un 
nuovo  giorno  di  gloria   alla  Repubblica....   nella  più 
grande  ed  accanita  battaglia  che  registrano  gli  annali 
della  presente  guerra.  La  prima  compagnia  che  corse 
in  aiuto  della  seconda,  fu  anche  involta  in  compatte 
masse  nemiche,   e  vedendosi  in  estremo  pericolo  di 
cadere  tutta  sul   campo  o  di  esser  fatta  prigioniera, 
ebbe  a  battersi  in  ritirata  perdendo  molta  gente.  Quasi 
la  stessa  sorte  corse  la  terza....  1^  tre  compagnie  si 
ripiegarono  allora  sulle  restanti,  il  nemico  occupò  vit- 
torioso le  posizioni  che  prima  avevano  le  avanzate  del- 
VAtacama  (nome  di  un  battaglione  chileno).  Ben  è  vero 
che  il  Valparaiso  (altro  battaglione  chileno)  si  batteva 
in  ritirata  passo  a  passo  e  con  tanto  ordine  come    se 
facesse  un  esercizio;  però  quella  disciplina   del  vete- 
rano battaglione,  che  manteneva  in  soggezione  il    ne- 
mico, non  era  sufficiente  per  impedire  1'  avanzarsi  di 
questo  nel  sito  che  prima  occupava  l' Esmeralda  (al- 
tro battaglione  chileno).  Il  nemico  continuava  frattanto 
il  suo  movimento  in  avanti,  e  presto  finirebbe  di  in- 
volgere i  coraggiosi  Navales.  In  questo  momento   i 
granatieri  che  vedevano  avanzare  rapidamente  il    ne- 
mico da  quel  lato,  con  grande  pericolo  d'involgere 
r  Esmeralda  ed  il  Chillan,  e  che  avevano  ordine    di 
caricare,  per  le  ripetute  istanze  del  colonnello  Vergara 
e  del  comandante  dell'  Esmeralda,  principiarono     ad 
inoltrarsi  per  quel  lato,  onde  preparare  una  delle  loro 


TACNA-  ED  ARICA  387 


temute  cariche.  In  effetto  pochi  minuti  più  tardi  si 
collocavano  gli  squadroni  in  linea  di  battaglia,  e  avan- 
zavano risolutamente  a  passo  di  trotto  sul  nemico,  che 
li  riceveva  con  una  grandinata  di  palle.  A  riguardo  del 
Valparaiso,  la  grafica  relazione  di  un  soldato  di  que- 
sto corpo  darà  ai  nostri  lettori  una  perfetta  idea  della 
sua  parte  durante  l' azione  :  Il  mio  battaglione  cam- 
mina ad  avanguardia  di  tutta  la  prima  divisione,  se- 
guito dai  Navales,  Esmeralda  e  Chillan.  Arrivati  al- 
l' ultima  collina,  vedo  i  famosi  Colorados  (battaglione 
boliviano).  Soffrimmo  varie  perdite....  Nella  battaglia 
fummo  disfatti  per  esser  venuta  una  grande  riserva 
ai  Colorados {i).  Già  le  nostre  file  si  trovavano  deci- 


(i)  Rapporto  del  contrammiraglio  Monterò: 

«  Per  disposizioDe  dell'  Eccel.  signor  Direttore  della  guerra,  mi 
toccò  di  comandare  l'ala  diritta  dell'  esercito  alleato;  l'ala  sinistra 
al  signor  colonnello  D.  Eleodoro  Camacho....  i  fuochi  del  nemico 
si  svilupparono  per  l'ala  sinistra,  motivo  pel  quale  il  signor  Di- 
rettore della  gnerra  mi  domandò  rinforzi  che  immediatamente 
mandai,  facendo  avanzare  i  battaglioni  Aiiafiza  ed  Aroma  del- 
l' esercito  boliviano  che  erano  sotto  i  miei  ordini.  Poco  tempo 
dopo  d'  avere  inviato  questo  rinforzo,  si  impegnò  il  combatti- 
mento su  tutta  la  linea  di  battaglia.  Il  Direttore  della  guerra  do- 
mandò nuovi  rinforzi  per  1'  ala  sinistra,  e  senza  vacillare  feci 
marciare  immediatamente  il  battaglione  N.®  2  Prcvisional  de 
/.ima...,  I  rinforzi  inviati  all'ala  sinistra  mi  privarono  comple- 
tamente di  forze  di  riserva.  Senz'  altre  truppe  che  quelle  schie- 
rate in  prima  linea,  abbiamo  resistito  al  doppio  attacco  delle 
forze  nemiche  pel  fianco  e  per  la  retroguardia  ;  fino  a  che  la 
immensità  del  numero  obbligò  i  nostri  bravi  soldati  a  impren- 
dere la  ritirata  sopra  Tacna,  col  proposito  di  rinnovare  ivi  la 
battaglia.  Persuaso  infine  della  inutilità  dei   miei   propositi,    ab- 


388  TACNA  ED-ARICA 

mate,  e  quasi  finite  le  munizioni.  Vaiparaiso  e  Navales 
andavamo  tutti  riuniti  dopo  la  ritirata;  però  guidati 
dal  valore  inimitabile  del  bravo  colonnello  Urriola,  po- 
temmo riorganizzarci  ed  attaccare  con  nuovo  impe- 
gno. -  Mentre  la  prima  divisione  si  ritirava  accasciata  per 
quel  lunghissimo  sforzo,  pel  gran  numero  di  nemici, 
e  per  la  mancanza  di  un  rinforzo  che  si  era  doman- 
dato con  istanza,  la  seconda  divisione  cedeva  essa  pure 
per  la  stessa  causa,  ed  andava  a  poco  a  poco  cedendo 
terreno  al  nemico.  La  sorte  del  Chili  stava  allorapen- 
dente  da  un  filo  ;  perchè  se  quelle  due  divisioni  si 
sconcertavano,  dichiarandosi  in  rotta,  avrebbero  forse 
introdotto  il  pànico  ed  il  disordine  nelle  restanti.  • 

L'esercito  chileno  adunque,  nonostante  la  sua  grande 
superiorità  numerica,  combattendo  due  contro  uno,  e 
nonostante  la  non  meno  grande  superiorità  del  suoi 
elementi  bellici,  non  ebbe  la  vittoria  che  a  stento;  sic- 
ché è  a  supporre  con  quasi  piena  sicurezza  di  apporsi, 
chiamando  anche  in  appoggio  il  risultato  della  batta- 
glia di  Tarapacà,  che  sarebbegli  essa  completamente 
sfuggita  di  mano,  per  convertirsi,  come  in  Tarapacà, 
in  sanguinosa  disfatta,  se  avesse  avuto  di  fronte  a  se 
un  nemico  alquanto  più  numeroso  ;  ossia  se  non  avesse 
avuto  a  potentissimo  suo  alleato  l'inqualificabile  pro- 


bandoDai  la  città,  avanzando  sempre  colla  lentezza  che  era  indi- 
spensabile per  infondere  nuovo  valore  alle  nostre  truppe,  e 
trovarmi  in  attitudine  di  combattere  nuovamente  se  le  forze  ne> 
miche  tentavano  un  inseguimento.  Siccome  l'esercito  alleato  aveva 
truppe  delle  due  Repubbliche,  quelle  di  Bolivia  presero  la  via  di 
San  Francisco. 


TACNA  ED  ARICA  389 

cedere  del  Dittatore  peruviano,  che   lasciò  l'esercito 
senza  gli  attesi  rinforzi. 

Senza  parlar  d' altro,  sarebbe  forse  bastato  che  non 
si  fosse  impedita  la  riunione  a  quello  di  Tacna  del  pic- 
colo esercito  d*Arequipa,  perchè  la  sorte  delle  armi 
fosse  stata  favorevole  alle  Repubbliche  alleate. 

Dopo  tanti  sotterfugi  messi  in  giuoco  dalle  autorità 
politiche  e  militari   di  Arequipa,  per  ritardare  indefi- 
nitamente la  partenza  di  quell'esercito,   detto   il  se- 
condo esercito  del  sudy  alla  fin  fine  dovette  esso  ne- 
cessariamente, nell'aprile,   porsi   in  marcia  verso  di 
Tacna,    a   incitamento    della  grossa    popolazione   di 
quella   città,    che   entrata  in   sospetto  di   una  parte 
della  verità,  minacciava  sollevarsi  in  rivolta  senza  di 
ciò.  Nondimeno,  il  comandante  di  detto   esercito  che 
avrebbe   potuto  comodamente  arrivare   a   Tacna  nei 
primi  di  maggio,   camminò  tanto  lentamente  da  tro- 
varsi appena  in  Locumba,  a   18  leghe   da  Tacna,  il 
giorno  26  di  detto  mese  in  cui  avvenne  la  battaglia  (i); 
e  saputo  l'esito  di  questa,  senza  punto  curarsi  di  nulla, 
rirornossene  celermente  ad  Arequipa.  Questo  coman- 
dante, la  cui  condotta  fu  certamente  delle  più  ripro- 
vevoli, non  ebbe  dal  dittatore  Pierola  neanche  la  più 
lieve  censura,  e  continuò  a  godere,  come  per  lo  in- 
nanzi, dì  tutta  la  sua  fiducia. 
Caduto  più  tardi  in  potere  dell'  esercito  chileno  tutto 


(i)  Per  andare  da  Torata  a  Ilabaya,  non  più  che  13  leghe 
di  cammino,  ossia  appena  la  marcia  regolare  di  una  giornata, 
rmpì^lò   sei  giorni.  Basti  ciò  come  esem^  io. 


390  TACNA  ED  ARICA 

l'archivio  del  dittatore  Pierola,  lo  scrittore  Vicufìa' 
Mackenna  scriveva  sui  dati  forniti  da  esso,  nell'aprile 
1881,   un  articolo  pubblicato  dai  giornali  chileoi,  col 
titolo  :  Monterò  e  Pierola,  che  conchiude  cosi  :  a  In 
diversi  articoli  pubblicati  molto  prima  che  gli  archivi 
di  Lima  cadessero,  insieme  ai  loro  segreti,  nelle  nostre 
mani,  abbiamo  sostenuto,  guidati  più  che  altro  dalla 
intuizione  del  cuore  umano  e  delle  situazioni  che  crea 
l'ambizione  ai  capitani  di  ventura  (caudìllos),  che  vi 
fu  un  uomo  nella  capitale  del  Perù,  per  la  seconda 
volta  vinto,  che  provò  segretamente  viva  gioia  nel  suo 
animo  al  sapere  la  disfatta  di  Monterò,  e  che  questo 
uomo  fu  D.  Nicolas  de  Pierola,  Questa  nostra  convin- 
zione emanava  da  una  serie  di  frammenti  di  fatti,  di 
confidenze  e  di  misure  subalterne,  e  specialmente  dalla 
studiata  tardanza  dei  movimenti  ausiliari  del  secondo 
esercito  del  sud^  che  comandava  il  colonnello  Leiva  in 
Arequipa.  Però  oggi,  quei  che  hanno  letto  con  animo 
tranquillo  e  perspicace  spirito  i  documenti  che  abbiamo 
pubblicato,  potranno  dire  se  allora  ci  ingannavamo  0 
no  nei  nostri  vaticini  e  nel  nostro  giudizio  sul  secondo 
Tupac  Amaru  dell'infelice  Perù  »  (0- 

Ozioso  sarebbe  l' insistere  maggiormente  su  questo 
tema:  per  sacrificare  ai  suoi  puerili  timori  di  tiran- 
nello  medioevale  quel  contrammiraglio  Monterò^  il 
cui  sperimentato  patriottismo  e  lealtà  doveva  essergli 


(x  )  Tupac  Amaru  fìi  un  rivoluzionano  del  secolo  passato,  che 
per  servire  alla  propria  ambizione  promosse  una  feroce  guerra 
di  razze,  sollevando  la  indigena  contro  le  altre,  e  cagionando 
per  tal  modo  una  serie  iufinita  di  gravissimi  mali  al  Perù. 


TACNA  ED  ARICA  391 

più  che  bastevole  a  farlo  pienamente  tranquillo,  Pie* 
rola,  a  quanto  pare,  sacrificò  irreparabilmente  il  suo 
paese  e  se  stesso  (iX  regalando  all'  esercito  chileno  una 
importante  e  decisiva  vittoria. 

Disfiaino  in  Tacna,  l' esercito  chileno  avrebbe  avuto 
necessariamente  a  perdersi  nella  sua  totalità,  sia  fa« 
cendosi  ammazzare,  sia  dandosi  prigioniero^  per  la 
impossibilità  nella  quale  si  sarebbero  trovati  i  suoi  re- 
sti -  chiusi  da  tutti  i  Iati  nell'  interno  di  un  paese  ne- 
mico e  senza  poter  esser  soccorsi  dalla  loro  squadra  - 
di  trovare  mezzo  alcuno  di  scampo  e  salvazione.  E 
poiché  non  sarebbe  stato  punto  facile  al  Chili  di  ri- 
mettere prontamente  in  piedi  un  nuovo  esercito,  sa- 
rebbe costata  assai  poca  fatica  sloggiarlo  anche  dal 
dipartimento  e  deserto  di  Tarapacà,  e  la  guerra  avrebbe 
mutato  completamente  d'aspetto.  Vincitore  in  Tacna 
invece,  il  Chili  divenne  padrone  di  quasi  tutto  il  Perù, 
che  rimasto  senza   mezzi  di  difesa,   eccetto  la  capi- 


ci) «  n  Dittatore  sacrificò  alla  sua  ambisione  quel  pugno  di 
eroi  (r  esercito  di  Monterò)  danneggiandolo  per  quanto  gli  fti 
possibile  e  n^aodogli  ogni  rinforzo  od  aiuto.  La  notizia  del  di- 
lastro  (della  disfatta  di  Tacna)  si  ricevè  da  tutti  con  profondo 
More  ;  però  Pieroìa  ed  i  suoi  non  seppero  neanche  nascondere  la 

E'o  allegria.  Non  esisteva  più  neppnr  1'  ombra  di  una  opposizione 
regime  dittatoriale^  che  dominava  senza  rivale  in  un  vasto  ci- 
terò 1  La  Patria^  organo  di  PUrolOt  con  un  cinismo  che  dava 
demenza,  chiamò  burlescamente  la  disfatta  di  Tacna  ;  la  dv^ 
ziotu  dilt  unicù  eUmtfUo  chi  rimaneva  deit  anteriori  putn- 
io  regime:  si  riferiva  al  costituzionale.  » 
^Ianifesto  dell'  ex-Ministro  di  finanze  /.  Af.  Quimper  alla  Na- 
D-,  p.   107. 

25.  —  C41VANO,  durra  tt America, 


392  TACNA  ED  ARICA 

tale,  non  fu  in  grado  di  opporre  nessuna  resistenza 
all'esercito  vittorioso;  il  quale  potè  darsi  liberamente 
a  lunghe  e  profittevoli  correrie  sul  vasto  suo  territo- 
rio, aumentando  sempre  più  il  terrore  e  lo  spavento 
che  dopo  la  battaglia  del  Campo  deWAllean^a^  ossia 
di  Tacna,  seppe  infondere  nelle  inermi  popolazioni. 

Già  in  Pisagua  l'esercito  chileno  aveva  dato  non 
poche  prove  di  ferocia  e  di  crudeltà,  sì  contro  i  ne- 
mici rimasti  feriti  sul  campo  di  battaglia,  che  contro 
gì'  inoffensivi  abitanti  di  Pisagua,  non  esclusi  i  non  pe- 
ruviani appartenenti  a  nazioni  neutrali  ed  amiche  del 
Chili.  Ma  in  Tacna  oltrepassò  ogni  misura;  e  ciò 
oscurò  completamente  il  poco  lustro  che  avrebbe  potuto 
venirgli  dalla  vittoria. 

Costretto  alle  3  p.  m.  ad  abbandonare  il  campo  di 
battaglia,  l'esercito  alleato  prese  a  ritirarsi  sopra  Tacna 
seguendo  un  mutilato  battaglione  che  primo  si  diresse 
colà  in  disordinata  fuga  (i).  Ma  collocata  la  città  in  una 
stretta  valle  che  rimane  completamente  dominata  dal- 
l'ultimo  limite  dell'altopiano  su  cui  era  avvenuta  la  bat- 


(i)  Il  battaglione  che  prese  la  fuga  qualche  momento  prìx 
di  pronunziarsi   la  disfatta,   era  boliviano:  ci  è  stato   unanini 
mente  assicurato  da  molti  europei   residenti   in  Tacna,    i    qi 
al  veder  passare  i  dispersi  soldati  per  le  strade  della  città,  li 
conobbero    immediatamente   dal  colore  verde  dei  loro  pantal^ 
di  bay  età  ;  colore  proprio  di  un  determinato  battaglione  del  p  d 
colo  esercito  di   Bolivia.  Ciò  però  non  vnol  dire  affatto    che{ 
boliviani  non  si  fossero  battuti  ;  perchè   vi   furono  battagli! 
come  i  famosi  cohrados,  che  si  fecero  in  massima  parte  ami 
zare  nel  posto  d' onore  insieme  ai  migliori  battaglioni  penivid 


« 


TACNA  ED  ARICA  393 


taglia,  l'esercito  vincitore  non  avrebbe  avuto  che  a  tra- 
sportare un  po'  più  innanzi  i  suoi  cannoni,  per  distrug- 
gerla in  brev'ora;  e  perciò  il  contrammiraglio  Monterò, 
con  quella  serenità  di  animo  che  gli  è  propria  e  che  non 
perde  mai  durante  la  lotta,  fece  immediatamente  uscire 
da  essa  i  resti  dei  battaglioni  peruviani,  conducendoli 
su  per  le  alture  di  Pocollay  al  nord-est  di  Tacna,  men- 
tre quei  di  Bolivia  prendevano  per  proprio  conto  il  cam- 
mino del  paese  natale. 

Padroni  alle  tre  del  campo  di  battaglia,  i  chileni 
erano  anche  padroni  due  ore  dopo  di  recarsi,  quando 
e  come  volessero,  a  Tacna,  pacifica  e  inoffensiva  città 
in  buona  parte  abitata  da  stranieri,  ove  tranne  qualche 
ferito  raccomandato  alla  carità  dei  cittadini,  più  non 
rimaneva  neanche  un  solo  soldato  dell'esercito  alleato. 
E  qui  sarebbe  il  caso  di  dire  col  sommo  Alighieri: 
Ora  incomincian  le  dolenti  note.... 

Mentre  la  maggior  parte  dell'esercito  chileno  rima- 
neva sul  campo  di  battaglia  -  più  che  altro  occupato 
a  sgozzare  i  feriti  dell'esercito  nemico  ed  a  imposses- 
sarsi di  quanto  essi  ed  i  morti  avessero  di  prezioso 
sulla  persona  (i)  -  una  delle  sue  divisioni  si  poneva 


(i)  Il  dottor  Pietro  Bertonellì,  distinto  medico  italiano  che  per 
semplice  filantropia  aveva  accettato  il  posto  di  Chirurgo  mag- 
giore neir  esercito  peruviano,  ci  ha  raccontato  che  stava  egli 
oelfa  tenda  dell'ambulanza  curando  alcuni  feriti,  dopo  la  batta- 
glia quando  si  vide  preso  di  mira  da  un  soldato  chileno  che 
fortunatamente  lo  sbagliò,  per  aver  fatto  a  tempo  a  gittarsi  da 
in  lato;  che  più  volte  dovè  lottare  con  altri  soldati  per  difen- 
fere  la  propria  vita  e  quella  dei  feriti  cui  prestava  le  sae  cure  ;  e  che 


394  TACNA  ED  ARICA 


in  marcia  alla  volta  di  Tacna,  ove  fece  la  sua  entrata 
fra  le  5  e  le  6,  dopo  averle  lanciato  a  metà  di  cam- 
mino sette  colpi  di  cannone  che  non  produssero  alcun 
danno. 

Certi  che  in  Tacna  essi  non  correvano  alcun  peri- 
colo -  tanto  perchè  avevano  già  visto  la  sortita  del 
disfatto  esercito  nemico,  quanto  per  la  notificazione 
inviata  loro  dal  Corpo  consolare  straniero,  dopo  le 
prime  cannonate  scagliate  contro  la  città,  che  questa 
non  era  aSatto  difesa  e  che  potevano  liberamente  oc- 
cuparla -  i  chileni  entrarono*  in  città,  non  in  corpo 
ma  alla  sbandata,  dandosi  immediatamente  per  tutti 
i  versi  a  sfondar  le  porte  delle  case  ed  a  saccheg- 
giarle, crudelmente  abusando  delle  donne  e  massa- 
crando tutti  coloro  che  cercassero  difenderle,  o  che 
si  negassero  di  svelare  ove  fossero  le  somme  e  gli 
oggetti  preziosi  che  si  supponeva  tenessero  nascosti. 

Tutto  questo  forse  non  sarebbe  succeduto  senza 
la  subitanea  morte  del  Ministro  della  guerra  del  Chili, 
D.  Rafael  Sotomayor,  avvenuta  il  20  maggio  in  Bel- 
lavista. Questo  distinto  personaggio  che  esercitava  in 
campagna,  a  lato  dell'esercito,  tutte  le  sue  funzioni  mi- 
nisteriali, avrebbe  difficilmente  tollerato,  e  quindi  assai 
probabilmente  impedito  tanti  e  così  barbari   eccessi. 


più  volte  ancora  invocò  ed  ottenne  da  qualche  nfiziale  chileno, 
a  custodia  sua  e  della  sua  tenda,  una  sentineUa  che  si  davm  im- 
mediatamente a  far  lo  sciacallo  insieme  ai  suoi  compagni,  non 
appena  si  fosse  allontanato  l' ufiziale  che  lo  arerà  messo  in  fa- 
sione. 


TACNA  ED  ARICA  395 


Morto  lui,  invece  le  soldatesche  furono  lasciate  a  se 
stesse,  in  bafìa  delle  poco  lodevoli  loro  tendenze;  se 
pur  non  sia  da  prestar  piena  fede  ad  una  pubblica 
voce,  la  quale  vorrebbe  che  il  tristo  comportamento 
dei  soldati  chileni  in  Tacna  fosse  stato  loro  espres- 
samente permesso  dai  propri  superiori.  Ciò  d'altronde 
si  troverebbe  in  perfetta  armonia  colle  promesse  di 
saccheggio  che,  pare  certo,  furono  fatte  sempre  all'eser- 
cito chileno,  e  prima  e  dopo,  per  spingerlo  ardimen- 
toso sul  territorio  peruviano. 

Né  i  Peruviani  erano  soli  a  sofirire  un  tanto  scem- 
pio: insieme  a  loro  ne  erano  vittima  anche  i  nume- 
rosi stranieri  di  ogni  parte  e  nazione  che  risiedevano 
in  Tacna.  E  poiché  questo  orribile  vandalisnìo,  che 
senza  tregua  di  sorta  .durava  così  nella  notte  come  nel 
giorno,  sembrava  non  volesse  più  mai  finire,  il  corpo 
consolare  di  Tacna  si  vide  nella  necessità,  quattro  giorni 
dopo,  il  3o,  di  dirigere  al  Generale  in  capo  dell'  eser- 
cito una  nota  collettiva  che  per  la  sua  importanza  ci 
sentiamo  astretti  a  riprodurre.  Essa  diceva: 

«  Tacna,  30  maggio  1880. 

e  A  S.  E.  il  Generale  in  capo  del  Chili. 

«t  Signore.  Noi  infrascritti  Consoli  ed  Agenti  conso- 
lari residenti  in  questa  città,  giustamente  impauriti 
dai  fatti  che  i  soldati  dispersi  dell'esercito  chileno 
hanno  praticato  e  continuano  a  praticare  fin  ora,  nono- 
stante sian  uascorsi  già  più  di  tre  giorni  dalla  bat- 
taglia, tempo  sufficiente  perchè  questi  eccessi  avessero 
potuto  essere  repressi,  se  le  autorità  costituite  aves* 


396  TACNA  ED  ARICA 

sero  dettato  e  poste  in  effetto  le  misure  di  repressione 
e  vigilanza  che  esigono  le  circostanze,  esponiamo  alia 
S.  V.  che  è  nostro  dovere,  in  garanzia  degl'interessi 
dei  nostri  rispettivi  nazionali,  di  far  presente  alla  S.  V. 
i  danni   che  questi  vengono  esperimentando  e  che 
forse  potrebbero  ancora  evitarsi  in  parte,  protestando 
egualmente  in  nome  della  civiltà,  -  come  non  dubi- 
tiamo sarà  fatto  dalla  stessa  nazione  chilena,  nonché 
dalla  S.  V.  e  capi  superiori  dell'esercito  di  suo  co- 
mando -  contro  gli  eccessi   che  i  detti  soldati  com- 
mettono sui  cittadini   peruviani,  e  più  specialmente 
sulle  donne  di  questa  disgraziata  città.  E  perchè  la 
S.  V.   si  convinca  della  necessità  di  dettare  misure 
più  severe  che  pongano  termine  a  tali  eccessi,  ci  per- 
mettiamo di  riferire  alla  S.  V.  alcuno  di  questi  cri- 
mini che  solo  possono  discolparsi  nei  primi  momenii 
di  esaltazione  come  conseguenza  dell'abuso  del  liquore, 
e  che  sono  di  pubblica  notorietà. 
.  «  Il  giorno  27  fu  uccisa  una  donna  a  colpi  di  ba- 
ionetta e  di  fucile  neìVAlameda  (pubblico  passeggio); 
e  giusta  le  indicazioni  dello  stato  in  cui  si  è  trovato 
il  cadavere,  fu  violata  dai  tristi  assassìni.  Ieri  si  è  com- 
messo lo  stesso  crimine  con  altra  donna  di  naziona- 
lità  asiatica;  e  fu  assassinato  nel   medesimo   tempo 
anche  il  marito.  In  generale  le  donne  sono  persegui- 
tate e  minacciate;  ed  a  tutte  le  persone  che  abitano 
fuori  del  centro  della  città  si  impongono  multe  in  da- 
naro, dopo  averle  spogliate  delle  loro  gioie  ed  oggetti 
di  valore:  questi  stessi   fatti  si  sono  ripetuti  anche 
nelle  strade  più  centrali  della  città,  essendo  arrivati 


TACNA  ED  ARICA  397 


gli  attentati  fino  all'estremo  di  strappare  a  vari!  stra* 
nieri  gli  orologi  dalle  tasche. 

f  In  casa  di  un  vecchio  straniero,  dove  trovasi  al- 
loggiata una  signora  di  oltre  ottant'anni  di  età,  pure 
straniera,  sono  penetrati  nella  notte  del  26  tre  soldati 
cfaileni,  ed  hanno  commesso  eccessi  di  intimidazione 
e  furto.  Varie  case  di  campagna  di  stranieri  sono 
state  maltrattate,  e  rotti  i  loro  mobili  in  presenza  dei 
proprietari  od  inquilini.  Case  particolari  e  stabilimenti 
commerciali  sono  stati  incendiati  e  distrutti,  potendo 
citare  fra  gli  altri  la  casa  della  signora  vedova  di 
Brunham. 

«  Ultimamente,  per  non  fare  troppo  estesa  la  enu- 
merazione dei  fatti  di  questa  natura  che  hanno  avuto 
luogo  in  questi  giorni,  finiremo  asseverando  alla  S.  V., 
senza  poter  esser  tacciati  di  esagerati,  che  in  tutta  la 
città  non  esiste  in  questo  momento  una  sola  del  con- 
siderevole numero  di  botteghe  in  che  si  vendevano 
liquori  e  vini,  e  che  appartenevano  in  generale  a  cit- 
tadini italiani,  varii  dei  quali  sono  stati  assassinati, 
avendo  altri  ricevuto  gravi  ferite. 

e  Facendo  presenti  alla  S.  V.  i  fatti  riferiti,  della  cui 
autenticità  non  può  dubitarsi,  siamo  sicuri  che  la  S.  V. 
si  degnerà  di  prendere  le  adeguate  misure  per  evitare 
la  loro  ripetizione,  ritornando  così  a  questa  città  la 
tranquillità  alla  quale  ha  così  perfetto  diritto.  —  Dio 
conservi  la  S.  V. 

Firmati  -  «  G.  Hellman,  console  d'Austria  Ungheria  - 
Giovanni  Raffo,  agente  consolare  d'Italia  -I.  Bohiing, 
console  del  Brasile  -  G.  Brochman,  console  dell'  Impero 


39»  TACNA  ED  ARICA 

germanico  -  E.  Wichtendal,  console  del  Belgio  -  Zapata 
y  Espejo,  console  della  Repubblica  Argentina.  » 

Ma  ecco  che  lo  storico  semi-ufficiale  del  Chili  dice 
invece: 

«  A  Tacna,  dove  i  fuggiaschi  peruviani  avevano  fatto 
fuoco  sopra  un  araldo  chileno  ed  avevano  cominciato 
il  saccheggio  dei  magazzini,  il  Corpo  Consolare  stra- 
niero si  era  presentato  innanzi  a  uno  dei  Capi  del- 
l'esercito  vincitore,  per  domandare  l'occupazione  im- 
mediata della  città  e  la  repressione  dei  furti  e  degli 
eccessi  di  una  soldatesca  demoralizzata  dalla  disfatta; 
ed  in  effetti  una  divisione  chilena  ristabiliva  l'ordine 
il  giorno  stesso  »  (i). 

L'anteriore  documento  ufficiale  del  Corpo  Conso- 
lare, di  cui  garentiamo  l'autenticità,  ci  ha  detto  già 
come  e  perchè  sì  rispettabile  Corpo  si  dirigesse  al  Capo 
dell'esercito  chileno;  e  più  addietro  abbiamo  detto  pure 
che  lo  stesso  Corpo  Consolare  aveva  fiitto  notificare 
ai  chileni,  dopo  la  battaglia,  che  la  città  non  era  di- 
fesa e  che  perciò  potevano  liberamente  occuparla. 
Completando  quest'ultima  notizia  aggiungeremo  che 
il  Corpo  Consolare  si  decise  a  dò  per  cagione  delle 
cannonate  che  i  chilenì  lanciavano  contro  la  città  -  ne 
avevano  sparate  sei  o  sette  già  -  e  solamente  perchè 
cessassero  il  cominciato  bombardamento,  e  non  la  di- 
struggessero. 

Quanto  agli  spari  che,  dice  lo  storico  citato,  furooo 


(i)  Barros-Arana,  Storia  della  guerra   dtl  Ptuifico^  seconda 
parte,  p.  8.  Edisione  in  iraacese. 


TACNA  ED  ARICA  399 


fanì  sull'  Araldo  chileoo,  la  cosa  fu  cosi  :  la  prima  di- 
visione chtlena  che  si  avanzava  sopra  Tacna,  dopo  la 
battaglia,  spedì  innanzi  un  Araldo  per  domandare  la 
resa  della  città,  il  quale,  saputo  che  non  vi  era  auto- 
rità alcuna  né  politica  né  militare  cui  potesse  diri- 
gersi, essendoché  erano  tutte  andate  via,  fece  chia- 
mare i  membri  del  Corpo  Consolare  per  intendersi  con 
essi  ;  e  stava  appunto  conversando  con  alcuni  di  questi 
in  una  strada,  quando  trovossi  a  passare  di  lì  un  bor- 
ghese ubriaco  insieme  ad  altro  borghese  armato  di  fu- 
cile che  usciva  dì  città,  l' ultimo  forse.  L' ubriaco  di- 
resse in  passando  alcune  sconcie  parole  a  tutto  il 
grappo  che  formavano  a  poca  distanza  i  Consoli  e 
r  Araldo,  e  mentre  voleva  obbligare  il  suo  compagno 
a  iar  fuoco  su  detto  gruppo,  il  colpo  partì  :  ma  andò 
io  aria  e  non  ferì  nessuno.  L'Araldo  allora,  interrom- 
pendo la  sua  conversazione  con  i  Consoli,  partì  in  furia 
minacciando  di  far  bombardare  la  città;  bombarda- 
mento che  cominciò  poco  appresso,  e  che  fu  sospeso 
dalla  notificazione  già  riferita  del  Corpo  Consolare,  che 
cioè  trovandosi  la  città  indifesa  potevano  i  chileni  oc- 
cuparla quando  volessero,  senza  che  vi  fosse  bisogno 
di  distruggerla.  Ce  ne  appelliamo,  per  la  verità,  al- 
l'onorevole  Corpo  Consolare  di  Tacna. 

Come  dunque  spiegare  le  succitate  parole  del  signor 
Barros  Arana? 

I  soldati  peruviani  uscircelo  da  Tacna  quasi  imme- 
diatamente dopo  il  loro  ari  ivo  in  seguito  alla  disfatta 
del  Campo  dell'Alleanza;  ed  é  assolutamente  falso  che 
commettessero  ivi  furti  od  eccessi  di  qualsiasi  ^ecie, 


400  TACNA  ED  ARICA 


e  che  il  Corpo  Consolare  si  presentasse  innanzi  a  uno 
dei  Capi  chileni  per  domandare  la  repressione  dì  tali 
eccessi.  Furti  ed  eccessi  di  ogni  genere  furon  com- 
messi in  Tacna,  e  molti:  ma  furono  opera  esclusiva 
dei  soldati  chileni,  come  è  detto  nella  Protesta  uffi- 
ciale del  Corpo  Consolare  straniero  residente  a  Tacna. 
Cosicché,  secondo  lo  storico  chileno,  i  ladri  e  gli  as- 
sassini furono  i  peruviani,  i  chileni  poi,  i  salvatori  :  le 
colpe  degli  uni  cioè  sono  date  agli  altri,  snaturando  e 
capovolgendo  completamente  i  fatti.  Ma  tuttociò  non 
è  permesso  alla  storia.  Siffatti  maneggi,  buoni  solamente 
ad  alimentare  meschini  pettegolezzi  di  gente  che  si 
stima  poco,  per  preparare  alla  bugiarda  loro  ombra 
assurde  pretensioni  che  non  si  ha  il  coraggio  di  esporre 
francamente,  non  possono,  non  debbono  in  modo  al- 
cuno trovar  posto  in  un  libro  che  è  destinato  a  tutti 
i  popoli,  a  tutta  quanta  l' umanità.  La  storia  deve  dire 
la  verità  ;  e  quando  non  sa  o  non  vuol  dirla,  che  si 
taccia.  E  quando  essa  neppur  tacere  sa  e  si  £a  senza 
ritegno  partigiana,  tocca  alla  storia  veritiera  e  impar- 
ziale di  riporre  i  fatti  nel  loro  vero  posto. 

Sappiamo  quanto  sia  difficile  il  riferire  fatti  contem- 
poranei, dei  quali  gli  autori,  amici  o  nemici,  vivono 
tuttora  :  ma  quando  lo  scrittore  non  è  sicuro  di  sapersi 
mantenere  calmo  e  sereno  nelle  regioni  della  verità, 
deponga  la  penna,  o  scriva  altra  cosa  che  non  si  chiami 
Storia.  Si  possono  avere  simpatie,  e  forse  neppur  noi 
ne  andremo  del  tutto  esenti,  perchè  siamo  uomini  an- 
che noi,  e  perchè  la  violenza  e  V  ingiustizia  manifesta 
di  una  causa  producono  quasi  sempre  una  certa  simpatia 


r 
r 


TACNA  ED  ARICA  401 

per  la  causa  avversa;  ma  i  fatti  bisogna  dirli  come 
sono  :  e  di  ciò,  per  nostro  conto,  ci  facciamo  garanti. 

Come  è  detto  in  quella  Nota-protesta  del  Corpo  con- 
solare, il  3o  maggio  non  esisteva  più  quasi  nessuna 
delle  tante  botteghe  di  vini  e  liquori,  dette  pulperie, 
ove  oltre  i  liquori  si  rinviene  d^  ordinario  ogni  genere 
di  commestibili,  nonché  artìcoli  di  merceria,  di  chin- 
caglieria e  finanche  di  oreficeria.  Queste  botteghe  sui 
generisy  dove  il  popolino  trova  tutto  quanto  gli  può 
abbisognare,  e  che  in  tutto  il  Perà  sono  tenute  quasi 
esclusivamente  da  italiani,  furono  dalla  prima  all'ul- 
tima tutte  più  o  meno  saccheggiate  e  distrutte  dai  sol- 
dati chileni,  i  quali,  cominciando  dai  liquori,  facevano 
man  bassa  su  tutto,  e  finivano  col  darsi  ad  ogni  sorta 
di  violenza  contro  il  proprietario,  facesse  o  no  resi- 
stenza, e  collo  sconquassare  i  mobili  e  quanto  vi  fosse 
nella  bottega  e  nella  casa  ;  sicché  oltre  la  morte  del- 
l' italiano  Raffaele  Rossi,  a  sangue  freddo  trucidato  nella 
propria  bottega,  ed  al  ferimento  di  altri  molti,  parec- 
chi dei  quali  versarono  in  grave  perìcolo  di  vita,  la  tran- 
quilla e  laboriosa  colonia  italiana  residente  in  Tacna, 
ebbe  a  soffrire  anche  molti  e  positivi  danni  nelle  sostanze. 

Né  a  questo  solo,  che  pur  non  é  poco,  si  limitarono 
gli  eccessi  deir  esercito  chileno.  La  crociata  contro  gli 
italiani,  che  furono  trattati  forse  peggio  che  i  medesimi 
peruviani,  cominciò  con  una  prima  e  grave  offesa  con- 
tro la  stessa  bandiera  della  Nazione,  che  ufficialmente 
copriva  e  proteggeva  la  persona  e  la  casa  delF  Agente 
Consolare  d' Italia,  fatte  ambe  bersaglio  di  immeritato 
oltraggio. 


402  TACNA  ED  ARICA 

Nel  Perù,   paese   continuamente   travagliato  dalle 
guerre  civili,  è  vecchia  usanza,  per  il  grande  rispetto 
portato  mai  sempre  alla  bandiera  straniera,  fosse  an- 
che del  più  meschino  staterello,  di  riconoscere  tacita- 
mente a  favore  delle  case  degli  Agenti  esteri,  sia  di- 
plomatici che  consolari,  un  diritto  di  asilo  che  rimase 
sempre   inviolato  e  di  cui  goderono  in  ogni  incontro 
i  veri  o  supposti  delinquenti  politici  che  in  esse  rico- 
vrarono.  Stando  quindi  nella  coscienza  pubblica  l'in- 
violabilità della  casa  sulla  quale  sventolasse  la  bandiera 
di  un  Ministro  o  di  un  Console  straniero,  non  appena 
si  ebbe  notizia  in  Tacna  della  disfatta  delF  esercito  al- 
leato, gì'  indifesi  abitanti  della  città,  e  stranieri  e  na- 
zionali, onde  sfuggire  ai  prevedibili  eccessi  dell'eser- 
cito vincitore,   si  rifugiarono  in   folla  nelle  case  dei 
diversi  agenti  consolari  stranieri.  E  si  come  tutte  le 
altre,  la  casa  dell'Agente  Consolare  d'Italia,  signor  Gio- 
vanni RafFo,  si  trovò  in  meno  di  un'ora  letteralmente 
piena  di  gente  che  andava  a  porsi  in  sicuro  sotto  la 
protezione  della  bandiera  italiana:  erano  italiani,  erano 
individui  di  altre  nazionalità,  ed  erano  anche  non  po- 
chi peruviani,  in  massima  parte  vecchi,  donne  e  fan- 
ciulli (i). 


(i)  Tutta  questa  gente,  in  numero  di  500  e  più,  rimase  per 
più  giorni  nella  casa  del  signor  Rafib,  il  quale,  coadiuvato  dalla 
sua  degna  consorte,  l'ottima  gentildonna  Clelia  Marcone,  fu 
generosamente  largo  verso  di  essa,  nonché  di  alloggio,  di  vitto 
e  di  tutte  le  più  delicate  cure.  Visitammo  Tacna  nell'ottobre 
del  1881,  e  trovammo  ancor  vivo  in  quella  popolazione  il  grato 
ricordo  di  tanta  munificenza. 


TACNA  ED  ARICA  403 


Ma  entravano  appena  in  Tacna  i  primi  gruppi  di 
soldati  chileni,  quando  un  Colonnello  comandante  di 
divisione,  accompagnato  da  più  ufìziali  e  soldati,  si 
porta  direttamente  innanzi  alla  casa  dell'Agente  con- 
solare d'Italia.  A  che  farvi?  lo  sapremo  dal  docu- 
mento che  qui  letteralmente  riproduciamo,  tradotto 
dallo  spagnuolo.  -  e  Dichiarazione  -  Il  giorno  26  mag- 
gio 1880,  in  cui  a  due  leghe  da  Tacna  ebbe  luogo  la 
battaglia  delYAito  de  la  Alian^a  fra  gli  eserciti  del 
Chili  e  delle  Repubbliche  alleate  Perù  e  Bolivia,  noi 
infrascritti  ci  trovavamo  rifugiati  nella  casa  di  abita- 
zione del  signor  Agente  consolare  d'Italia,  D.  Gio- 
vanni Raffo  ;  e  per  questa  circostanza  potemmo  essere 
e  fummo  testimoni  del  fatto  seguente  : 

ff  Quando,  poche  ore  dopo  la  battaglia,  le  truppe 
chilene  occuparono  la  indifesa  città  di  Tacna  -  ciò  che 
fecero  senza  che  nessuno  opponesse  ne  tentasse  nem- 
meno di  opporre  resistenza  alcuna  -  il  comandante 
generale  della  prima  divisione  dell'esercito  del  Chili, 
signor  Colonnello  Amengual  (oggi  generale)  si  presentò 
innanzi  la  casa  del  signor  Agente  consolare  d'Italia, 
seguito  da  varii  uffiziali  del  suo  stato  maggiore  e  da 
un  picchetto  di  Carabineros  de  Yungaij  esigendo  che 
gli  si  aprisse  la  porta,  e  minacciando  di  forzarla  se 
tale  ordine  non  fosse  immediatamente  compiuto.  Aperta 
la  porta  in  nostra  presenza  dal  signor  RafTo  in  persona, 
il  signor  colonnello  Amengual  gli  disse  che  voleva 
percorrere  tutta  la  casa  per  vedere  se  vi  si  trovassero 
soldati  peruviani  nascosti.  Al  che  il  signor  Raffo  ri- 
spose, che  egli  era  l'Agente  consolare  del  regno  dita- 


404  TACNA  ED  ARICA 


Ha,  e  che  la  sua  casa,  nella  quale  non  era  soldato  al- 
cuno, ma  unicamente  pacifici  ed  indifesi  cittadini  ita- 
liani e  di  altre  nazionalità,  che  si  erano  ricovrati  sotto 
la  protezione  della  bandiera  neutrale  <P  Italia,  non  pò* 
teva  in  nessun  modo  esser  perquisita  per  fòrza,  come 
si  proponeva  di  fare  il  signor  Colonnello,  per  essere  nel 
medesimo  tempo  la  sua  casa  di  abitazione,  e  l' Uffizio 
dell'Agenzia  consolare,  come  dicevano  lo  Scudo  d'Italia 
che  era  molto  visibile  sulla  porta,  e  la  bandiera  della 
Nazione  che  sventolava  sul  tetto.  A  questo  il  signor 
Colonnello  Amengual  rispose  ponendo   in  arresto  il 
riferito  signor  Agente  consolare  d'Italia  nello  stesso  cor- 
ridoio di  entrata  ove  si  trovava,  e  con  sentinella  a  vista, 
cui  diede  l'ordine  che,  in  caso  sentisse  sparare  un  sol 
colpo  nell'interno  della  casa,  lo  fucilasse  immediata- 
mente. Il  signor  RafTo  protestò  allora  un'  altra  volta  in 
nome  della  Nazione  italiana,  per  questa  nuova  e  mag- 
gior fellonia  che  si  commetteva  contro  di  lui  :  però  il 
detto  signor  colonnello  Amengual  non  fece  caso  al- 
cuno delle  sue  parole,  ntiantenhe  fermo  l' ordine  dato, 
e  lasciandolo  in  cosi  umiliante  e  pericolosa  situazione, 
in  cui  la  sua  vita  correva  tanto  e  tanto  grave  pericolo, 
procede  con  alcuni  ufiziali  a  rovistar  la  casa  in  tutti 
i  sensi. 

tt  L'Agente  consolare  signor  RafTo  rimase  in  arresto  e 
sotto  la  minaccia  di  esser  fucilato  al  primo  sparo  che  si 
udisse  nella  casa  -  cosa  assai  facile  a  succedere  anche 
per  semplice  casualità  fra  tanta  gente  piena  di  paura  e 
di  terrore  che  si  trovava  in  essa  raccolta  -  circa  venti 
minuti,  ossia  durante  tutto  il  tempo  che  impiegò   il  si* 


TACNA  ED  ARICA  405 


gnor  Colonnello  Amengual  nella  perquisizione  intra- 
presa; la  quale  fu  assolutamente  infruttuosa,  perchè 
non  era  nella  casa  neppure  un  solo  soldato  od  ufiziale 
dell'esercito  alleato.  Testimoni  presenti  al  fatto,  dichia- 
riamo sul  nostro  onore  che  quanto  abbiamo  detto  è  la 
pura  verità  in  tutte  le  sue  parti,  e  che  siamo  pronti  in 
ogni  tempo  a  confermarlo  con  giuramento.  > 

Seguono  le  firme  di  sette  testimoni,  dei  quali  due 
francesi  e  cinque  italiani.  Indi  continua: 

a  Noi  sottoscritti,  da  più  tempo  residenti  in  Tacna, 
dichiariamo:  che  i  fatti  ai  quali  si  riferisce  la  prece- 
dente relazione,  ossia  la  violazione  del  domicilio  del 
signor  Agente  Q>nsolare  d'Italia,  D.  Giovanni  Raffo, 
operata  il  26  maggio  1880  dal   Colonnello  dell'eser- 
cito chileno  signor  Amengual,  insieme  agli  altri  arbitrj 
contro  la  persona  stessa  del  signor  RafTo,  sono  pub- 
blici e  notori  in  Tacna  fin  dal  giorno  stesso  in  cui 
ebbero  luogo,  per  essere  stati  concordemente  riferiti 
da  tutte  le  persone,  più  di   cinquecento,  che  si  tro- 
vavano rifugiate  sotto  la  protezione  della  bandiera  ita- 
liana in  casa  del  riferito  signor  Agente  Consolare  d^  Ita- 
lia ;  e  che  la  divulgazione  di  questi  fatti  contribuì  non 
poco  ad  aumentare  il  pànico  generale,  per  i  molti  ec- 
cessi cui  si  sarebbe  dato  l'esercito  chileno,  come  ef- 
fettivamente avvenne.  -Tacna,  26  ottobre  1881.  1  Se- 
guono numerose  firme  di  testimonii(i). 


(i)  In  un  ricorso  elevato  il  6  settembre  1881  a  tutto  il  corpo 
Diplomatico  esistente  in  Lima,  da  quaranta  e  più  cittadini  itar 
lianiy  inglesi,  francesi  e  spagnuoli  residenti  in  Tacna,   si   legge 


4o6  TACNA  ED  ARICA 


Ignoriamo  se  e  quale  riparazione  fosse  data  dal  Go- 
verno chileno  a  questa  grave  offesa,  portata  da  un  ufi- 
ziale  superiore  del  suo  esercito  contro  la  bandiera  ita- 
liana. 


PRESA  DI  ARICA 

Disfatto  r  esercito  perù-boliviano  di  Tacna,  e  caduta 
questa  città  in  mano  dei  chileni,  Arica  non  poteva  più 
sostenersi.  Circondata  per  mare  e  per  terra  dai  chileni, 
non  le  rimaneva  via  alcuna  di  scampo;  ed  essa  do- 
veva necessariamente  cadere,  sia  più  o  meno  tardi  per 
fame,  quando  fossero  esaurite  le  poche  provviste  che 


anche  :  «  Pochi  momenti  erano  trascorsi   da  quello   del   trionfo 
delle  armi  chilene,  quando  principiarono  a  sentirsi   io    tutta    la 
loro  crudezza  gli  effetti  delle  estorsioni  praticate  contro  di   noi. 
L'Agenzia  Consolare  d'Italia   fu  designata  per  servire  di  prixa& 
vittima.  Presentatosi  in  essa  il  comandante  generale  della  i^  di- 
visione dell'  esercito  del  Chili,  colonnello  Amengual,  oggi    inal- 
zato air  alto  posto  di  generale,  volle,  protetto  dal  suo  stato  mag- 
giore e  dai  carabinieri  di  Yangai,   che   si   aprisse    la   porta  del 
Consolato,  che  minacciò  di  rompere,  e  pose  in  arresto,  eoa  sen- 
tinella a  vista,  il  signor  Vice-Console,  mentre  egli  si  permise  ^ 
penetrare  nell'  interno  della  casa.  Questo  fatto  di  gravissinui    si« 
gnificazione  sembra  che  servisse  di  norma  a  quelli  che,  montenti 
dopo,  ci  fecero  espiare  la  fede  che  sempre  avemmo  circa    al  ri- 
spetto che  in  ogni  occasione  meritano  i  neutrali.  > 


TACNA  ED  ARICA  407 

si  trovava  di  avere,  sia  nel  primo  momento  in  cui 
all'esercito  chileno  che  occupava  Tacna  piacesse  di 
operare  su  di  essa.  Né  in  quest'ultimo  caso  poteva 
essa  opporre  una  forte  e  lunga   resistenza,  poiché  la 
sua  guarnigione  che  arrivava  appena  a  1800  uomini, 
doveva  necessariamente  venir  sopraffatta  da  un  nemico 
cinque  o  sei  volte  più  numeroso  senza  contare  Fazione 
della  squadra  che  ne  bloccava  il  porto  ;  e  perché,  seb- 
bene si  fosse  lavorato  fin  dal  principio  della  guerra  a 
fortificarla,  le  sue  opere  di  difesa,  in  se  stesse  meschine, 
costruite  come  furono  in  previsione  di  uno  sbarco  di 
truppe  nemiche,  guardavano  principalmente  il   mare, 
e  poco  o  nulla  la  via  di  Tacna,  dal  cui  lato  si  pre- 
sentava facile  e  spianato  V  attacco.  Il  famoso  colle, 
detto  il  Morrò j  che  dalla  parte  del  mare,  su  cui  é 
tagliato  a  picco  per  un'altezza  di  5oo  piedi,  poteva 
considerarsi  come  inespugnabile,  perdeva  tutta  la  sua 
forza  e  diveniva  invece  una  posizione  delle  più  peri- 
colose ed  insostenibili,  se  fosse  attaccato  alle  spalle  da  un 
esercito  che  venisse  giù  dall'interno  del  paese,  da  Asapa. 
Da  questa  parte  trovasi  legato  ad  altro  lungo  colle, 
detto   Cerro  Cordo,  che  viene  giù  in  dolce  declivio  e 
che    gli  rimane  alquanto  sovrapposto.  Attaccati  per 
questa  via  da  forze  maggiori,  i  difensori  del  Morrò 
$i  trovano  irrimediabilmente  perduti;  e  se  si  ostinano 
i  non  darsi  prigionieri,  non  rimane  loro  che  lasciarsi 
immazzare  sul  posto  a  guisa  di  gregge  nella  rete,  senza 
potersi  muovere  in  nessun  senso,  ammenoché  non  pre- 
sriscaxio  di  esporsi  ad  ogni  passo  a  precipitar  giù  a 
icura  morte  alla  base  del  Morrò. 

j5,   —  Caivano,  Qufrr^  tFAmfrÌ€q% 


4o8  TACNA  ED  ARICA 


Arica  dista  appena  i4  leghe  da  Tacna,  cui  è  unita 
per.  mezzo  di  una  via  ferrea  ;  ed  il  grosso  dell'esercito 
chileno,  senza  afirettarsi  punto  (i).  cominciò  il  primo 
giugno  a  concentrarsi  in  Chacalluta^  a  tre  leghe  da 
Arica,  dove  momentaneamente  terminava  la  ferrovia 
per  essere  stato  rotto  un  ponte  dai  peruviani. 

Indi  il  giorno  5,  dopo  aver  prese  le  sue  posizioni, 
il  generale  Baquedano,  comandante  in  capo  delfeser- 
cito  chileno,  spedi  un  araldo  al  comandante  della  guar- 
nigione di  Arica,  intimandogli  la  resa  della  piazza, 
onde  evitare  un  inutile  spargimento  di  sangue,  in  vista 
della  impossibilità  della  resistenza  contro  un  nemico 
quattro  o  cinque  volte  più  numeroso.  A  tale  intima- 
zione il  comandante  della  guarnigione,  Colonnello  Bo- 
lognesi, rispondeva  invece  che  avrebbe  resistito  fino 
a  che  avesse  bruciato  Vu'tima  cartuccia.  E  P  artiglierìa 
di  ambo  i  combattenti  cominciò  in  quello  istesso  giorno 

(i)  I  chìleni  temevano  un  assalto  da  parte  dell'esercito  oe* 
mico  ripforzato  dalla  grossa  divisioDe  dì  Areqttipa  che,  come  s'è 
detto,  trovavasi  in  Locumba  nel  giorno  della  battaglia  ;  e  perciò 
primo  loro  pensiero  era  quello  di  non  smembrare  menomamente 
le  proprie  forze,  tenendosi  uniti  e  compatti  in  Tacna.  Ma  quando 
seppero  che  i  boliviani  erano  tutti  sulla  via  del  proprio  paese, 
e  che  r  esercito  di  Arequipa  erasene  tranquillamente  rìtomato 
indietro,  cessò  ogni  loro  timore.  Monterò,  di  cui  princ:palnente 
temevano,  rimasto  solo  col  suo  piccolo  e  dimezzato  esercito, 
nulla  piti  potava  tentare  contro  di  essi,  né  in  Tacna  né  in  Anca, 
dove,  senza  portare  un  competente  contingente  di  forze,  non 
avrebbe  fatto  altro  che  accrescere  le  difficoltà  provenienti  dalla 
scarsezza  delle  vittuaglie.  In  vista  di  questi  fatti  e  considera- 
zioni, mossero  liberamente  il  primo. giugno  alla  volta  di  Aric^. 


TACNA  ED  ARICA  409 

a  tuonare.  Senza  risultati  positivi  per  nessuno  dei  due, 
il  fuoco  di  artiglieria  continuò  anche  durante  tutto  il 
gìoroo  6,  nel  quale  i  cannoni  peruviani  ebbero  da  fare 
non  solo  con  quelli  delP  esercito,  ma  con  quelli  assai 
più  potenti  ancora  della  fòrte  squadra  cbilena  ;  ed  il 
sette,  al  far  del  giorno,  l'esercito  chileno  diviso  in 
più  colonne,  ognuna  delle  quali  era  più  numerosa  di 
tutta  la  guarnigione  di  Arica,  imprese  contro  la  piazza 
un  generale  assalto. 

L'esito  della  lotta  non  poteva  esser  dubbioso.  Il  Chili 
fu  vincitore.  Ma  la  guarnigione  d'Arica  però  tenne 
rigorosamente  la  parola  del  suo  coraggioso  comandante, 
perendo  insieme  a  lui  quasi  totalmente. 

Fra  i  difensori  di  Arica  non  era  alcun  boliviano. 
Tutti  erano  peruviani,  meno  uno  solo;  e  questi  era 
Z>.  Roque  Saen^-Pefìa,  distinto  ed  egregio  {)ersonaggio 
della  Repubblica  Argentina,  che  per  sola  simpatia 
alla  causa  del  Perù  era  andato  da  semplice  soldato 
a  combattere  sui  campi  di  battaglia,  ove  spiegò  co- 
raggio e  sapienza  militare  non  poca.  Nel  più  forte 
della  mischia  in  Tarapacà,  il  Generale  Buendia,  del 
quale  era  ivi  aiutante,  gli  affidò  il  comando  di  un  batta- 
glione, che  valorosamente  diresse  e  portò  alla  vittoria; 
e  ciò  servì  perchè  Bolognesi  gli  affidasse  ancora  in 
Arica,  col  grado  di  Colonnello,  il  comando  di  altro 
battaglióne  che  si  fece  tagliare  a  pezzi  sotto  i  suoi 
ordini,  insieme  ai  pochi  resti  del  quale  egli  fu  fatto 
prigioniero. 

Otto  ore  dopo  terminata  la  battaglia  di  Arica  su 
quel  suo  famoso  Morro^  che  rimase  letteralmente  ce- 


4IO  TACNA  ED  ARICA 


petto  di  cadaveri  sulla  cima  ad  alla  base,  l'esercito 
vincitore  entrò  pacificamente  in  città.  Ma  questa  pace 
non  durò  che  pochi  minuti.  Preso  alla  lesta  il  loro 
rancio,  i  soldati  chileni  si  sbandarono  per  la  città; 
ed  ancor  più  feroci  che  in  Tacna,  la  misero  per  più 
giorni  consecutivi  a  sacco  e  ruba,  ammazzando  quasi 
tutti  quelli  in  cui  s'imbattevano,  ed  incendiando  qua 
e  là  tutte  le  migliori  case.  Noi  che  visitammo  Arica 
un  anno  dopo  -  dopo  un  anno  <;he  fu  tutto  speso  dai 
suoi  abitanti,  massime  stranieri,  a  riparare  i  gravi  danni 
sofierti  -  vedemmo  ancora  per  ogni  dove  non  poche 
macerie  e  rovine. 

In  Arica  come  in  Tacna,  gli  stranieri  in  generale 
e  particolarmente  gì'  italiani,  non  furono  punto  rispet- 
tati (i).  Oltre  al  saccheggio  di  tutte  le  case  di  commercio 
e  proprietà  italiane  -  saccheggio  in  massima  parte  ac- 
compagnato da  incendio  -  fu  anche  barbaramente  truci- 
dato nella  sua  stessa  bottega  l'italiano  G.  Camiglia. 


(i)  Come  risalta  dai  reclami  avanzati  e  debitamente  compro- 
vati innanzi  all'egregio  Agente  consolare  d'Italia, signor  Giovantii 
Raffo,  i  danni  sofferti  dagl'Italiani  in  Tacna  ed  Arica,  in  con- 
seguenza degli  eccessi  e  delle  pre^raricazioni  dell'  esercito  chileoo, 
ammontano  alla  non  lieve  cifra  di  539,681  so/es  argeutc^  pari  a 
lire  italiane  2,698,405.  Sappiamo  che  in  risposta  alle  relative  pra- 
tiche del  Governo  italiano,  quello  del  Chili  ha  già  riconosciuto. 
in  massima,  il  dovere  di  risarcire  tali  danni;  e  non  dubitiamo 
che,  come  impone  il  decoro  di  ambo  i  Governi  e  Nazioni  rispet- 
tive, ciò  sari  presto  un  fatto  compiuto.  Ma  come  riparare  al!a 
morte  del  Rossi  e  del  Carniglia,  all'onta  ed  alle  sofferenze  pa- 
tite in  Tacna  dai  percossi  e  dal  feriti?... 


TACNA  ED  ARICA  411 

E  se  in  mezzo  a  tanto  scempio  fu  questa  la  sola 
vittima  ctie  ebbero  a  deplorare  i  pacifici  e  laboriosi 
italiani  residenti  in  Anca,  unicamente  devesi  ciò  at- 
tribuire all'essersi  tutti  gli  altri,  ammaestrati  dai  fatti 
di  Tacna,  anticipatamente  rifugiati  a  bordo  delie  navi 
straniere  che  trovavansi  in  rada. 


ESTORSIONI  CIllLENE  E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE 


SOMIIARIO 

Il  Chili  s' impoucBSB  [Ielle  rendite  e  delle  fonti  di  ricchezia  del 
Perù.  -  Otdiaa  U  esazione  di  balzelli  di  guerra  nelle  città 
e  tene  dell' indifeso  litloralc  peniviano.  -  DucumeLti  che 
lireriscoDO  !■  specie  e  la  quantità  del  bottino.  -  Relazione 
itegli  oggetti  contenuti  in  casse  spedile  al  Chili.  -  Contri- 
buEÌoni  pagate  in  denaro.  -  Fatti  di  Moquegua,  -  Gli  Stati 
Uniti  offrano  la  loro  mediaiione.  -  I  PlenìpoteniiBri  ai  riuni- 
scono a  bordo  della  Laikaioana,  —  Condizioaì  che  il  Chili 
pose  per  la  pace.  -  Conferenze.  —  Il  Chili  non  accetta  la 
proposta  dell'  arbitrato.  —  Il  Perù  dichiara  inacceltabili  la 
esigenze  del  Chili, 

QMB  già  in  Antofagasta,  Cobija,  Iquique, 
Pisagua  ed  altrove,  i  chileni  aprirono 
a  loro  benefìcio  ti  pono  e  la  dogana  di 
Arica  non  appena  la  ebbero  occupata. 
I  Ma,  a  quanto  pare,  le  grosse  entrate 

di  tune  queste  dogane,  in  pane  bolivìane  ed  in  pane 


414  ESTORSIONI  CHILENE 


peruviane,  con  quelle  assai  più  considerevoli  del  guano 
e  del  salnitro  di  Tarapacà,  non  furono  trovate  bastevoli 
a  sodisfare  i  desiderii  od  i  bisogni  veri  e  positivi  del 
Chili;  il  quale  trovò  anche  la  via  di  impinguar  me- 
glio il  proprio  tesoro  a  spese  delle  sventurate  popola- 
zioni peruviane  che  vivevano  lontane  dal  teatro  della 
guerra.  Eccettochè  nellti  Capitale  ed  in  Arequipa,  in 
tutto  il  resto  del  Perù  non  era  neppur  V  ombra  di  forza 
armata.  Onninamente  indifeso,  salvo  solamente  quei 
due  punti,  il  Perù  si  presentava  qual  facil  preda  anche 
pel  più  meschino  pugno  di  avventurieri  cui  venisse  in 
mente  di  fare  una  correria  sulle  sue  ricche  terre. 

Fu  quindi  deciso  che  una  piccola  divisione  dell'eser- 
cito chileno,  viaggiando  senza  posa  e  per  mare  e  per 
terra  lungo  l'esteso  littorale  peruviano,  senza  molto  in- 
ternarsi nel  paese,  si  desse  ad  imporre  e  riscuotere  grossi 
balzelli  di  guerra  da  tutte  le  popolazioni  e  dalle  ricche 
fattorie  che  si  trovassero  sul  suo  cammino  (i). 


(i)  e  Trasse  (il  Chili)  la  devastazione  e  la  rovina  nei  dipar- 
timenti indifesi  del  nostro  littorale  del  nord,  distruggendo  in  un 
istante  monumenti  d' inestimabile  valore  inalzati  dalla  moderna 
industria....  Nulla  ha  potato  trattenere  la  mano  dei  nostri  ne- 
mici :  né  lo  stato  inerme  delle  popolazioni,  né  la  innocenza  delle 
vittime,  né  il  pudore  delle  donne,  né  la  debolezza  della  in&n- 
zia,  né  la  venerazione  della  decrepitezza,  né  il  valore  sfortunato, 
né  il  carattere  sacro  della  neutralità,  né  il  più  sacro  ancora  delle 
ambulanze  nel  cui  recinto  sono  stati  assassinati  senza  pietà  i  no- 
stri feriti  :  insomma,  nessun  rispetto  é  stato  tanto  potente  da  far 
ritornare  il  Chili  nel  seno  della  civiltà,  durante  l' attuale  guem 
del  Pacifico....  »  Circolare,  5  novembre  1880,  del  Ministro  degli 
Esteri  del  Perù  agli  Agenti  diplomatici  del  Perù  ali*  estero. 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  415 

Questa  divisione  cui  fu  dato  il  nome  di  Division  de 
operaciones  del  norte,  percorse  effettivamente  tutti  i 
punti  più  importanti  del  littorale  peruviano  da  Arica  a 
Paita,  solo  tralasciando  di  farsi  vedere  in  quei  pochi 
siti  dove  avrebbe  potuto  trovar  resistenza.  E  poiché 
suo  unico  scopOf  che  si  sappia  almeno,  era  quello  di  le- 
var grosse  contribuzioni  dagl'inermi  abitanti  del  Perù, 
spesso  ricorse  alle  più  spietate  minacele,  rese  ancor 
più  potenti  dal  terrore  che  già  circondava  il  nome  chi- 
leooy  per  astringere  le  misere  popolazioni  all'imposto 
pagamento,  che  non  sempre  furono  in  possibilità  di  ef- 
fettuare. Il  più  delle  volte  si  dovè  supplire  alla  man- 
canza di  metallico  colle  piccole  gioie  tolte  dalle  orec- 
chie e  dalle  dita  delle  donne,  e  con  tutte  le  specie  di 
valori  che  si  avevano;  e  quando  tutto  mancava,  fu 
giuocoforza  assistere  alla  distruzione  delle  proprietà 
sia  urbane  che  rurali,  sia  di  case  di  abitazione  che  di 
oflBcine  e  stabilimenti  industriali,  essendo  massima  del- 
l' esercito  scorridore  di  distruggere  quanto  incontrava, 
per  il  doppio  almeno  del  valore  della  imposta  0  balzello 
rimasto  insodisfatto  (1). 


(i)  e  ....Alla  testa  4i  400  uomiaL  penetrò  (Lynch)  fino  alle 
fattorie  del  Ptunit  e  di  Palo  Sico^  magnifiche  proprietà  destinate 
alla  coltura  della  canna  di  zucchero  ed  alla  fabbricazione  di 
questo  prodotto....  Lynch  impose  su  queste  proprietà  una  contri- 
bnzione  di  100,000  piastre,  dando  all'  amministratore  di  esse  tre 
giorni  di  tempo  per  procurarsi  il  danaro....  Spirato  il  termine 
fissato  da  Lynch  pel  pagamento  della  primd  contribuzione,  ricevè 
daU'  amministratore,  che  era  uno  dei  figli  del  proprietario,  una 
lettera  di  rifiuto. ..  Lo  stesso  giorno»  13  settembre,  rispose:  -Visto 


41 6  ESTORSIONI  CHILENE 


Onde  possano  in  qualche  modo  comprendere  i  nostri 
lettori  la  specie  di  bottino  raccolto  in  questa  correria 
dall'  esercito  chileno,  riportiamo  qui  alcuni  documenti 
in  proposito  che  i  giornali  chileni,  quasi  cosa  somma- 
mente degna  ed  onorevole,  con  ogni  pompa  pubblica- 
rono, e  che  noi  togliamo  del  giornale  Im  Patria  di 
Lima,  N.^  2916,  che  li  riprodusse. 

((  Comando  in  capo  della  Division  de  operacicnes 
del  iior/e -Vapor Itata  in  Mollendo,  ottobre  27  dei  1880 
-  Con  questa  data  ho  decretato  quanto  segue  :  -  Do- 
vendo darsi  minuzioso  conto  al  Supremo  Governo  dei 
risultati  ottenuti  dalla  spedizione  che  ho  avuto  1^  onore 
di  comandare.  -  Decreto  :  Nominasi  una  commissione 
composta  da....  perchè  formi  un  inventario  particola- 
reggiato delle  specie  e  danari  che  si  sono  imbarcati 
sui  trasporti  Itata  e  Copiapò,  qual  prodotto  dei  balzelli 
e  contribuzioni  imposte  alle  fattorie  e  paesi  percorsi 
dalle  forze  della  divisione....  P.  Lynch.  > 

«  Relazione  del  contenuto  delle  casse  con  oggetti 
presi  al  nemico,  che  sono  state  consegnate  al  commis- 
sario (contador)  del  trasporto  nazionale  Itata: 


la  vostra  lettera  ho  già  dato  gli  ordini  necessarii  perchè  si  pro- 
ceda alla  distruzione  della  proprietà  di  vostro  padre. ..  -  L'  or- 
dine di  distruzione  fu  inesorabilmente  eseguito.  La  truppa  tolse 
una  quantità  considerevole  di  succherò,  di  riso  e  di  altre  derrate, 
ed  in  seguito  fece  saltare  le  fabbriche  con  polvere  di  cannone  e 
dinamite.  • 

Barros  Arana,  S feria  della  Guerra  del  Pacifiro,  2*  parte,  pa- 
gine 77  a  80,  Edizione  francese. 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  417 


e  Cassa  N.^  i  contiene:  i^  una  cassetta  suggellata 
con  84  decagrammi  di  oro  vecchio  con  pietre  di 
diversi  colori,  e  due  chilogrammi,  78  decagrammi  di 
oro  vecchio;  2^ una  cassetta  anche. chiusa  con  6  oro- 
logi di  oro  e  2  di  argento,  43  decagrammi  di  gioie  di 
oro,  2  chilogrammi  e  36  decagrammi  di  catene  di  oro, 
e  179  anelli  di  oro,  del  peso  lordo  di  83  decagrammi, 
fra  i  quali  6  con  brillanti,  23  con  diamanti  e  1 1  con 
pietre  diverse;  3®  un  involto  con  4  chilogrammi  e  36  de^ 
cagrammi  di  oro  lavorato;  4^  una  borsa  con  5  orologi 
di  oro  e  5  di  argento,  tre  diamanti  per  tagliar  vetri, 
un  uovo  di  legno  con  entro  alcune  pietre  preziose  il 
cui  valore  s'ignora,  ed  una  cassettina  di  oro  conte- 
nente pietre  di  valore  sconosciuto;  5^  una  cassetta 
suggellata  con  So  grammi  di  perle  fini  ;  6^  altra  cas- 
setta con  62  grammi  di  perle  fini;  'f  un  pacco  con 
un  finimento  per  signora,  in  oro  e  cammei,  ed  un  fini- 
mento per  uomo  in  oro,  cammei  e  rubini.  Tutto  que- 
sto fu  consegnato  dalla  città  dì  Chiclayo  al  Coman- 
dante in  capo  del  reggimento.... 

e  Cassa  N."^  2  contiene:  21  chilogrammi  e  3o  deca- 
grammi di  argento  vecchio,  parte  preso  dagli  ufiziali 
del  reggimento  Buin  primo  di  linea,  e  parte  dagli  aiu- 
tanti del  comandante  in  capo,  e  per  suo  ordine,  nella 
città  di  Chiclayo. 

«  Cassa  N.**  3  contiene  :  4o34  fesos^  60  cent,  in  mo- 
neta chilena  e  peruviana. 

«  Cassa  N.^  4  contiene:  3391  pezzi,  90  cent,  in  mo- 
neta chilena,  peruviana  e  bollviana. 

9  Cassa  N.^  5  contiene:  4  chilogrammi  e  37  deca» 


41 8  ESTORSIONI  CHILENE 

grammi  di  argento  vecchio  della  città  di  Monsfù,  con- 
segnata dal  sottotenente  dei  granatieri  a  cavallo,  Don.... 

a  Cassa  N.^  6  contiene  :  3262  pezzi  in  moneta  pe- 
ruviana e  boliviana. 

«Cassa  N.^  7  contiene:  38  chilogrammi  e  21  deca- 
grammi di  argento  vecchio,  consegnato  nella  città  di 
San  Fedro  dalP aiutante.... 

e  Cassa  N.^  8  contiene:  1794  pezzi  in  moneta  di 
argento,  una  tortera  d'argento  del  peso  di  22  marchi 
e  6  oncie,  e  3o  marchi  6  oncie  di  argento  vecchio.... 

e  Oltre  le  casse,  si  consegnarono  al  commissario  del- 
Vitata  8  barre  di  argento  del  peso  totale  di  917  mar- 
chi e  3  oncie  e  mezza. 

e  Vapor  Itata,  nel  mare,  ottobre  3o  del  1880,  £>.  Cor- 
roseo  Albano^  segretario  generale.  -  V.  B.  Lynch,  • 

Contribuzioni  pagate  in  denaro,  lire  sterline:  Ferro- 
via di  Eten  325o;  Fattoria  Cayalti  1000;  Molino  di 
Pacasnugo  35o;  Casale  di  Chepen  100;  Città  di  San 
Fedro  1000;  Ferrovia  di  Pacasmayo  4ooo;  Fattorie 
Laredo  e  Panache  1000;  Fattoria  Chiquitoi  1000; 
id.  Chiclin  1000;  id.  Chicamita  1000;  id.  Pampas  1000; 
id.  Facalà  1000;  id.  Tulape  1000;  id.  S.  Antonio  1000; 
id.  Mocan  1 5oo;  id.  Santa  Clara  e  Licape  1000;  id.  Tra- 
pichito  5oo;  id.  Arriba  5oo;  id.  Gazflape  5oo;  id.JFarias 
e  Tutuman  3oo;'id.  Bazan  5oo;  id.  Vifiita  5oo;  id.  La 
ViJìa  5oo;  id.  Santa  Elena  e  Carmelo  5oo;  id.  Naza- 
reno no;  id.  Salamanca  no;  id.  San  Domingo  no; 
Città  di  Trujillo  3ooo;  Fattoria  Menocucho  i  io;  id.  Ma- 
collope  no.  Totale,  lire  sterline  29050.  -  Città  di  Chi- 
clayo,   scudi    1923;  Fattoria  Combo   5oo;  Casale  di 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  419 

Ascope  4ooo;  Città  di  Lambayeque  4ooo;  Città  di 
Ferrefiafe  1000.  Totale,  scudi  11 42 3  (i). 

Basti  ciò  a  dare  qualche  idea  e  del  bottino  stesso 
e  del  terrore  che  doveva  ispirare  l'esercito  che  lo  rac- 
coglieva!... 

Disseminati  come  trovansi  gli  stranieri  per  ragioni 
di  commercio  su  tutto  il  territorio  peruviano,  toma 
inutile  l'avvertire  che  di  tali  vessazioni  essi  furono 
vittime,  colà  dove  si  trovavano,  non  diversamente  che 
i  peruviani  stessi;  e  non  mancano  a  questo  riguardo 
i  giusti  reclami  sporti  innanzi  i  proprii  Governi  da 
cittadini  italiani  e  di  altre  nazionalità  (2). 


(i)  «  Come  prodotto  finanziario  della  spedizione,  e  come  pro- 
dotto delle  contrìbnzioni  di  guerra  si  ebbero  29050  lire  sterline, 
11428  scadi  in  argento,  5000  scudi  in  carta-moneta  del  Perù, 
un  poco  d'  oro  e  d'  argento  in  verga,  un  carico  considerevole  di 
merci  e  di  prodotti  di  quelle  provincie,  fra  cui  figuravano  oltre 
2500  sacchi  di  zucchero,  600  sacchi  di  rìso,  molte  balle  di  co- 
tone e  di  tabacco.  > 

Barros  Arana,  op,  €it,  pag.  95. 

(2)  Nel  rapporto  ufficiale  che  V  aatorità  municipale  di  Mo- 
qaegua  dirigeva  alle  autorità  superiori  il  18  ottobre  1880,  e  che 
troviamo  nel  giornale  La  Patria  di  Lima  del  16  novembre  1880, 
sui  fatti  consumati  in  Moquegua  dalle  forze  .chilene,  si  legge  : 
«  Il  comandante  impose  su  questa  città,  in  nome  del  Governo 
cfajleno,  la  contribu:BÌoìie  di  11:^,000  scudi  pagabili  in  Argento 
monetato  o  lavorato,  in .  giòie  e  metalli  in  pasta  ;  pia  50  ani- 
mali vaccini,  20  quintali  di  riso,  30  di  farina,  io  di  zucchero  e 
5  di  caffè,  o  il  loro  valore  in  danaro,  nel  termine  di  24  ore  pel 
danaro,  e  di  48  pei  viverì....  Indi  il  comandante  chileno  ridusse 
a  60,000  scudi  il  balzello  in  metallico,  senza  alterare  quello  dei 
TÌTeri,  e  conchiuse  minacciando  il  popolo  coli' uso  della  forza, 


420  ESTORSIONI  CHILENE 

Lo  Stesso  Barros  Arana,  cui  la  bruttezza  di  questi 
fatti  non  poteva  sfuggire  del  tutto,  si  affatica  non  poco 
nella  sua  Storia  della  Guerra  del  Pacifico^  ad  attenuarne 


senzm  rispoDdere  delle  conseguenze  che  sopravverrebbero,  se  non 
si  pagava  il  balzello.  Alcuni  cittadini  assicurano  che  il  coman- 
dante disse  che  se  non  si  pagava  il  balzello  avrebbe  abbando- 
nata la  popolazione  alle  truppe  ;  e  debbo  anche  manifestare  che 
la  colonia  italiana  sollecitò  più  volte  verbalmente  e  per  iscritto 
garanzie  per  le  sue  persone  ed  interessi  perchè  neutrali,  e  non 
le  ottenne....  Compiute  le  24  ore  le  forze  chilene  occuparono  la 
città,  e  molte  signore  si  presentarono  al  comandante  domandando 
la  diminuzione  del  balzello  ed  una  proroga  per  pagarlo,  ovvero 
che  si  segnalasse  loro  un  luogo  di  asilo  per  porre  a  salvo  le 
loro  persone  ed  il  loro  onore  ;  ciò  che  non  ottennero,  nonostante 
le  suppliche  e  le  lagrime  loro.  Le  forze  chilene  si  portarono 
immediatamente  i  27,420  scudi  che  in  argento  monetato  e  la- 
vorato ed  in  gioie  eransi  riuniti  ;  ed  il  loro  capo  intimò  che  se 
il  giorno  seguente  non  si  completasse  il  balzello,  effettuerebbe 
la  sua  minaccia  come  se  nulla  si  fosse  dato.  Lo  stesso  proce- 
dimento si  osservò  nei  giorni  seguenti,  essendo  da  avvertire  clie 
alle  II  ant.  la  forza  chilena  si  sparpagliò  per  la  città,  e  fece 
una  minuziosa  perquisizione  in  tntte  le  case,  incluse  quelle  degli 
italiani,  facendo  aprire  ed  aprendo  perfino  i  bauli  che  in  esse 
trovavano,  prendendosi  rivoltelle,  fucili,  vacche,  pecore,  Liamas^ 
cavalli,  muli,  asini  ed  altri  molti  animali  che  trovarono....  Nella 
maniera  indicata,  e  cooperando  la  colonia  italiana  e  la  chinese 
con  oltre  4000  scudi,  come  mi  si  assicura,  arrivò  a  coprirsi  il 
balzello  fino  alla  somma  di  62,788  scudi,  come  è  provato 
dalla  liquidazione  e  dalle  ricevute  'che  rimetto  in  copia....  Nono- 
stante r  assicurazione  fatta  più  volte  dal  comandante  chtleno  che, 
soddisfatto  il  balzello,  garantiva  che  le  forze  di  sua  dipendenza 
si  ritirerebbero  in  buon  ordine,  senza  arrecar  danno  alle  persone 
né  alle  proprietà,  al  ritirarsi  dal  paese  hanno  incendiato  l'abita* 
zione  di  un  povero  fittaiuolo,  la  cantina  della  fattorìa  che  con- 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  421 

la  gravità,  nonché  a  cercare  scuse  e  pretesti  di  giustifica- 
zione. Ma  pur  raccontando  le  cose  a  suo  modo,  qualche 
sozzura  scappa  sempre  ed  apparisce  qua  e  là  ;  e  le  scuse 
ed  i  pretesti  addotti  da  lui  sono  poi  del  tutto  inefficaci  a 
soddisfare  i  suoi  desideri!.  «  La  facoltà  che  si  attribuisce 
il  capo  di  un  esercito  di  occupazione,  dice  il  Barros 
Arana,  d*  imporre  contribuzioni  di  guerra  agli  abitanti 
di  un  territorio  invaso,  e  di  esigerne  il  pagamento  con 
tutta  la  severità  possibile  in  caso  di  resistenza,  è  au- 
torizzato dal  diritto  internazionale  moderno.  »  Ma,  senza 
dimenticare  che  questo  principio  non  è  poi  tanto  as- 
soluto, come  pretenderebbe  lo  scrittore  chileno,  e  che 
ha  anch^esso  certi  limiti  oltre  i  quali  i  popoli  civili 
si  guardano  assai  bene  di  arrivare,  domandiamo:  era 
forse  per  necessità  o  semplice  ragione  di  guerra  al- 
meno che  la  divisione  Lynch  invadeva  quelle  provin- 
cia del  Però?  In  quelle  provincie  non  erano  eserciti 
nemici  da  combattere;  non  eravi  da  compiere  e  non 
fu  compiuta  nessuna  operazione  di  guerra,  propria- 
mente detta:  lontane  di  più  centinaia  di  miglia  dal 
teatro  della  guerra,  non  pjossi  dire  neanche  che  i 
soldati  chileni  vi  entrassero  come  a  semplice  allarga- 
mento delle  zone  da  essi  militarmente  occupate  :  vi 
andarono  apposta  e  per  mare,  ciò  che  importa  dise- 


dace O.  Zaniga,  le  case  e  officine  delle  fattorìe  di  P.  Flores, 
B.  Vargas  de  Zavalaga,  D.  Barrios  e  G.  Zapata,  oltre  i  liquori 
che  hanno  asportato  e  lasciato  disperdere  in  varie  cantine,  rom- 
pendo le  porte,  e  i  seminati  che  hanno  devastato  in  molte  pro- 
prietà, durante  la  occupazione....  » 


422  ESTORSIONI  CHILENE 

gno  e  premeditazione  ;  e  non  le  invasero  né  per  appro- 
priarsele a  titolo  di  conquista,  né  per  occuparle  per  uo 
tempo  più  o  meno  lungo  durante  il  corso  della  guerra. 
Senza  trovar  mai  resistenza  alcuna,  neanche  la  più 
insignificante,  vi  entrarono  come  si  entra  in  una  casa 
aperta  ;  e  non  vi  rimasero  che  appena  il  tempo  neces- 
sario per  correrle  di  fuga  e  raccogliere  prestamente 
balzelli  e  contribuzioni  di  ogni  genere.  Questi  balzelli 
e  queste  contribuzioni  non  furono  adunque  effetto,  ma 
causa  della  invasione  ;  e  diciamo  della  invasione^  non 
già  della  occupazione,  perchè  non  può  chiamarsi  tale 
il  semplice  passaggio  a  passo  di  lupo,  o  la  scorreria 
di  una  forza  armata  sulle  terre  indifese  del  nemico. 
Da  cui  nasce  che,  anche  ammesso  in  tutto  il  suo  ri- 
gore il  poco  civile  ed  umanitario  principio  invocato 
dallo  storico  chileno,  neppur  basterebbe,  non  già  a 
giustificare,  ma  neanche  a  scusare  od  a  semplicemente 
attenuare  le  enormezze  commesse  dall'esercito  del  suo 
paese.  E  se  poi  si  considera  che  quei  balzelli  e  queste 
contribuzioni  furono  in  maggior  parte  tolte  in  derrate, 
zucchero,  riso,  tabacco,  cotone,  ed  in  meschine  gioie 
di  uso,  che  il  terrore  strappava  dalle  dita  e  dalle  orec- 
chie delle  donne;   e  che  senza  vantaggio  per  alcuno 
si  distrussero,  come  neppure  gli  Unni  avrebbero  fiotto, 
grandiosi  e  colossali  laboratorii  industriali,  non  si  può 
non  convenire  che  il  ricordo  di  questi  fatti  rimarrà 
sempre  nella  coscienza  dei  popoli  civili,  a  indelebile 
onta  e  vergogna  di  chi  ne  fu  autore. 

Mentre  T esercito  chileno  si  dava  a  questa  tanto  pro- 
ficua quanto  vituperevole  scorreria  sulle  indifese  terre 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  423 


lerre  dello  sventurato  Perù,  gli  Stati-Uniti  dell'America 
del  Nord  offrivano  la  loro  mediazione  ai  Governi  delle 
tre  Repubbliche  belligeranti,  onde  arrivare  ad  una  giu- 
sta ed  equa  pace  che  ponesse  termine  a  tanto  eccidio 
ed  a  tanta  rovina. 

Dopo  lunghe  pratiche  e  quisquiglie  sul  modo  e  luogo 
ove  si  avessero  a  tenere  le  relative  conferenze  fra  i 
Plenipotenziarii  delle  tre  potenze  belligeranti  e  della 
Gran  Repubblica  mediatrice,  fu  in  fine  stabilito  che 
csst  avrebbero  luogo  a  bordo  della  nave  nord-ameri- 
cana Lackawana^  nel  modo  e  forma  che  appariscono 
dai  relativi  Protocolli  delle  medesime,  di  cui  trascri- 
viamo qui  le  parti  più  essenziali. 

e  A  bordo  della  corvetta  nord-americana  Lackawana^ 
nella  rada  di  Arica,  il  22  ottobre  1880,  riuniti  i  Pleni- 
potenziarii seguenti: 

a  Per  la  Repubblica  del  Perù,  i  Signori  Antonio  Are- 
nas  e  Aurelio  Garcia  y  Garcia  -  Per  la  Repubblica  di 
Bolivia,  i  Signori  Mariano  Baptista  e  Juan  Crisostomo 
Carrillo  -  Per  la  Repubblica  del  Chili,  i  Signori  Eulojio 
Altamirano,  Eusebio  Lillo  e  colonnello  José  Francisco 
Vergara,  segretario  di  Stato  pei  dicasteri  di  Guerra  e 
Marina.  -  In  presenza  degli  Ecc.  Rappresentanti  della 
Repubblica  degli  Stati-Uniti  di  Nord-America,  Signori 
Thomas  O.  Osborn,  accreditato  presso  il  governo  del 
Cfailì,  Isaac  P.  Christiancy,  accreditato  presso  il  Go- 
verno del   Perù,  e  generale  Carlo  Adams,  accreditato 
presso  il  Governo  della  Bolivia. 

«  JL'Ecc.  signor  Osborn,  decano  dei  Rappresentanti 
degli  Stati-Uniti,  espose....  Conchiuse  colle  parole;  Vi 

27.  —  Caivano,  Guèrra  tf  America, 


424  ESTORSIONI  CHILENE 

prego,  Signori,  vi  supplico  di  lavorare  con  impegno 
per  ottenere  la  pace,  e  spero,  in  nome  del  mio  Go- 
verno, che  i  vostri  sforzi  vi  porteranno  a  questo  risul- 
tato. »  Indi  dichiarò  aperta  la  conferenza. 

e  L'Ecc.  signor  Altamirano  espose  allora....  Venendo 
alla  grave  questione  del  momento,  manifestò  che  le 
circostanze  imponevano  come  dovere  indeclinabile 
quello  di  procurare  una  soluzione  immediata;  e  che 
cercando  il  procedimento  più  adeguato  per  raggiun- 
gere questo  fine,  aveva  creduto  necessario  di  aggrup- 
pare in  una  minuta  le  proposizioni  che,  secondo  le  sue 
istruzioni,  dovevano  formare  la  base  del  trattato,  affin- 
ché considerandole  tutte  insieme  potessero  gli  Ecc.  Rap- 
presentanti del  Perù  e  della  Bolivia  indicare  se  potreb- 
bero aprirsi  le  discussioni  su  quelle  basi. 

e  Minuta  delle  condizioni  essenziali  che  il  Chili  esìge 
per  arrivare  alla  pace,  presentata  dai  Pieni potenziarii 
chileni  ai  Plenipotenziari  peruviani  e  boliviani,  nelk 
conferenza  tenuta  a  bordo  della  nave  americana  La- 
ckawana,  il  22  ottobre  1880: 

€  Prima  -  Cessione  al  Chili  dei  territorii  del  Perù  e 
della  Bolivia  che  si  estendono  al  sud  della  valle  di  Ca- 
m^irone^  ed  air  ovest  della  linea,  che  nella  Cordigliere 
delle  Ande  separa  il  Perù  e  la  Bolivia  fino  alla  valle  di 
Chacarillay  ed  all'ovest  anche  di  una  linea  che  da  questo 
punto  si  prolungherebbe  fino  a  toccare  colla  frontiera 
argentina  passando  pel  centro  del  lago  di  Ascotan. 

«  Seconda  -  Pagamento  al  Chili  dal  Perù  e  Bolivia,  in 
solido,  della  somma  di  venti  milioni  di  scudi  (pesos] 
quattro  dei  quali  saranno  pagati  in  contante. 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  425 

€  Terza  -  Restituzione  delle  proprietà  di  cui  sono 
stati  spogliati  i  cittadini  chileni  e  le  loro  imprese  nel 
Perù  e  nella  Bolivia. 
€  Quarta  -  Restituzione  del  trasporto  Rimac. 
€  Quinta  -  Abrogazione  del  trattato  segreto  conchiuso 
fra  il  Perù  e  la  Bolivia  Tanno  1873,  lasciando  nel- 
l'istesso  tempo  senza  effetto  e  valore  alcuno  le  pratiche 
avute  per  conchiudere  una  G)nfederazione  fra  le  due 
nazioni  (1). 

e. Sesta  -  Ritenzione  per  parte  del  Chili  dei  territorii 
di  MoqueguUf  Tacna  ed  Arica  che  occupano  le  armi  chi- 
lene,  fino  a  che  si  sia  dato  compimento  alle  obbligazioni 
cui  si  riferiscono  le  precedenti  condizioni. 

€  Settima  -  Obbligo  da  parte  del  Perù  di  non  fortifi- 
care il  porto  di  Arica  quando  gli  sia  consegnato,  né  in 
alcun  tempo;  e  compromesso  che  in  avvenire  sarà 
porto  esclusivamente  commerciale.  » 
Seconda  conferenza  del  25  ottobre, 
a  Manifesta  l'Ecc.  signore  Antonio  Arenas,  che  le 
basi  presentate  dall' Ecc.  Plenipotenziario  del  Chili  gli 
hanno  prodotto  una  penosa  impressione,  perchè  chiu- 
dono le  porte  a  ogni  discussione  ragionata  e  tranquilla  ; 
che  la  prima  di  esse  specialmente,  è  un  ostacolo  tanto 
insuperabile  nel  cammino  delle  pacifiche  negoziazioni, 
da  equivalere  ad  una  intimazione  di  non  passare  in- 


(1}  Sempre  la  stessa  politica  del  1837.  Con  qual  diritto,  ec- 
cetto quello  di  una  oltraggiante  prepotenza,  può  una  Nazione 
vietare  che  altre  Nazioni  indipendenti  si  confederino  fra  loro, 
o  si   uniscano  con  trattati  d'alleanza? 


426  ESTORSIONI  CHILENE 


nanzi  ;  che  il  Chili  ha  ottenuto  vantaggi  nella  presente 
guerra,  occupando  militarmente  alcuni  territorii  del 
Perù  e  della  Bolivia,  sui  quali  non  pretese  giammai  di- 
ritto alcuno,  e  che  avendoli  occupati  in  seguito  a  var'n 
combattimenti,  crede  oggi  di  essere  divenuto  padrone 
di  essi,  e  che  la  sua  occupazione  militare  sia  un  titolo 
di  dominio;  che  questa  dottrina  fu  certamente  sostenuta 
in  altri  tempi  ed  in  lontane  regioni  ;  ma  che  neir  Ame- 
rica spagnuola  non  è  stata  mai  invocata  dai  tempi  della 
sua  indipendenza  fino  ad  oggi,  perchè  creduta  incom- 
patibile colle  basi  tutelari  delle  istituzioni  repubblicane, 
perchè  decadde  sotto  la  potente  azione  dell'attuale  si- 
stema politico,  e  perchè  sommamente  pericolosa  per 
tutte  le  Repubbliche  sud-americane....  Che  perciò  crede 
che,  date  le  attuali  condizioni  dei  belligeranti,  una  pace 
che  avesse  per  base  lo  smembramento  territoriale  ed  il 
ritorno  del  caduto  diritto  di  conquista,  sarebbe  una  pace 
impossibile;  che  quand'anche  i  Plenipotenziari!  peru- 
viani l'accettassero  e  la  ratificasse  il  loro  Governo,  il 
sentimento  nazionale  la  respingerebbe,  e  la  continua- 
zione della  guerra  sarebbe  inevitabile;  che  se  si  insiste 
nella  prima  base,  presentandola  come  condizione  inde- 
clinabile per  arrivare  ad  un  accomodamento,  la  speranza 
della  pace  deve  perdersi  completamente.... 

«  L' Eccel.  signor  Altamxrano  espone  :  ....  Accettando 
la  guerra  come  una  dolorosa  necessità,  il  Chili  vi  si 
slanciò  senza  pensare  ai  sacrifizi  che  le  imponeva  ;  € 
per  difendere  il  suo  diritto  e  l'  onore  della  sua  ban- 
diera ha  sacrificato  i  suoi  migliori  figli  e  speso  sen2t 
misura  i  suoi  tesori....  In  questa  situazione,  il  suo  Gc- 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  427 

verno  ha  accettato  con  sincerità  V  idea  di  porre  ter- 
mine alla  guerra,  sempre  che  fosse  possibile  arrivare 
ad  una  pace  solida,  riparatrice  dei  sacrifici  fatti,  e  che 
permettesse  al  Chili  di  ritornare  tranquillo  al  lavoro 
che  è  la  sua  vita.  Il  suo  Governo  crede  che  per  dare 
alla  pace  queste  condizioni,  sia  indispensabile  di  avan- 
zare la  linea  di  frontiera.  Così  procura  di  compensare 
in  parte  i  grandi  sacrifìci  che  il  paese  ha  fatto,  e  di 
assicurare  la  pace  delP  avvenire.  Questa  esigenza  è  per 
il  Governo  del  Chili,  pel  paese  e  per  i  Plenipotenziari i 
che  parlano  in  questo  momento  in  loro  nome,  inde- 
clinabile, perchè  giusta.  I  territorii  che   si  estendono 
al  sud  di  CamaroneSj  debbono  nella  loro  totalità  lo 
sviluppo  ed  il  progresso  attuale,  al  lavoro  chileno  ed 
al  capitale  chileno.  Il  deserto  era  stato  fecondato  dal 
sudore  degli  uomini  di  lavoro  prima  di  essere  irrigato 
dai  sangue  dei  suoi  eroi.  Ritirare  da   Camarones  la 
bandiera  ed  il  potere  del  Chili,  sarebbe  un  vile  abban- 
dono di  migliaia  di  concittadini,  ed  un  rinnovare,  ag- 
gravandola, l'antica  e  insostenibile  situazione....  (i). 


(^1)  Sappiamo  già  quanto  sia  di  vero  in  tutto  ciò. 

Scoperti  i  grandi  depositi  di  salnitro  neUa  provincia  peruviana 
di  Xarapacà,  il  Perù  apri  generosamente  le  porte  del  suo  ricco  ter- 
'i  torio  a  tutti  coloro  che  cercassero  nel  lavoro  una  fonte  di  be- 
tessere  e  di  prosperità,  senza  guardare  se  fossero  nazionali  o 
LO.  Xnsieme  ai  tanti  altri  stranieri,  accorsero  ivi  in  folla  i  chileni, 
lie  Ijl  povertà  e  la  mancanza  di  lavoro  condannava  alle  più  dure 
ri  vsLzIoni  in  casa  loro;  e  già  abbiamo  visto  altrove  quali  e  quanto 
rancli  benefici  ne  ritraesse  l' intero  Chili.  Ed  ecco  che  questo  fatto, 
t^  ^^o  avrebbe  potuto  e  dovuto  servire  a  infondere  nei  chileni  la 


428  ESTORSIONI  CHILENE 

«  L'Eccel.  signor  Baptista  disse:  Le  categoriche  di- 
chiarazioni dell'  Eccel.  signor  Altamirano  seoibrano 
chiudere  il  cammino  della  discussione....  Noi  Plenipo- 
tenziarii  di  Bolivia  ci  troviamo  in  perfetto  accordo 
colle  esplicite  dichiarazioni  dell' Eccel.  signor  Arenas, 
nel  punto  fondamentale  dell'  acquisto  di  territorio,  chia- 
misi avanzamento,  cessione,  compensazione  o  conquista, 
e  pensiamo  così,  ispirandoci  nell'origine  e  nello  svol- 
gimento della  vita  politica   della  nostra  America 

Non  deponiamo  nel  suo  seno  una  perpetua  causa  di 
malesserel  Non  fissiamo  nelle  frontiere  delle  sue  Repub- 
bliche poteri  gelosi  che  si  stiano  reciprocamente  spiando, 
assorbendo  coi  loro  eserciti  ed  armate,  continuamente 
in  aumento,  le  forze  dei  popoli....  Vinti  e  vincitori  sof- 
friremmo egualmente  per  uno  stato  anormale  che  la- 
sciasse per  gli  uni  il  sordo  lavorìo  della  rivincita,  e 
per  gli  altri  il  lavoro  estenuante  e  costoso  d'impedirlo.... 
Dichiaro  francamente  che  debbono  riconoscersi  ed  ac-* 
cettarsi  gli  effetti  naturali  dell'esito.  Nel  corso  di  questa 
campagna  i  vantaggi  sono  pel  Chili.  Potrebbe  dunque 
dirsi  che  vi  è  luogo  ad  una  indennità  a  favore  del 
Chili.  Ritenga  come  pegno  il  territorio  occupato,  e  si 
cerchino  i  mezzi  equi  che  soddisfacciano  coi  prodotti 


più  sincera  gratitudine  verso  il  Perù,  viene  invece  invocato  dal 
Chili  come  argomento  per  strappare  al  Perù  quel  ricco  suo  ter- 
ritorio, e  farlo  proprio.  Questa  strana  pretenzione  del  Chili,  espressa 
dalla  bocca  ufficiale  di  un  suo  Flenipotenziario  in  tanto  grave  e 
solenne  occasione,  non  può  che  darci  una  prova  di  più  della  prò- 
fonda  perturbazione  del  senso  morale,  in  cui  la  violenza  delle 
passioni  ha  trascinato  certi  animi  in  quel  paese. 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  429 


fiscali  di  questo  stesso  territorio  gli  obblighi  che  ci  si 
potessero  imporre.... 

€  L'Eccel.  signor  Altamirano  espone:  ....E  ben  triste, 
dice  al  concbiudere,  l' avere  a  resistere  ad  esortazioni 
come  quelle  che  ci  hanno  fatto  gli  Eccel.  signori  Are- 
nas  e  Baptista,  ma  se  l' avanzamento  della  frontiera  è 
ostacolo  insuperabile  per  la  pace,  il  Chili  non  può, 
non  deve  eliminare  quest' ostacolo  (1). 

€  L' Eccel.  signor  Garcia  y  Garcia  dice  : ....  Non  può 
trascurare  una  delle  ragioni  che  V  Eccel.  signor  Alta- 
mirano invoca  come  specioso  titolo  pel  dominio  che 
il  Chili  pretende  di  ottenere  sui  territori  di  Tarapacà. 
Ricorda  che  T  Eccel.  Plenipotenziario  del  Chili  sostenne 
che  essendo  chilena  la  totalità  della  popolazione  di 
quella  provincia,  e  chileni  ancora  i  capitali  e  le  braccia 
che  formarono  quelle  industrie,  si  perviene  ad  essi  il 
possesso  dì  quel  territorio.  Prescinde  dalla  estensione 
di  totalità  che  l' Eccel.  signor  Altamirano  ha  dato  alle 
sue  parole,  perchè  essendo  totalmente  contraria  ai 
fattiy  non  crede  che  pretenda  di  sostenerla  né  che  ab- 
bia avuto  tal  intenzione.  Non  tacerà  nondimeno  la 
espressione  della  naturale  sorpresa  che  gli  ha  causato 
V  udire  così  strano  ragionamento  da  una  persona,  la 
cui  istruzione  ed  elevata  importanza  politica  la  rendono 
una  figura  americana....  Aggiunge  che  applaude  alla 


(i)  Il  Chili  aveva  voluto  e  fatto  la  guerra  collo  scopo  deter- 
iDJnato  di  conquistare  i  territori  di  Atacama  e  Tarapacà  ;  e  certo, 
non  poteva  egli  accondisccDdere  a  ritirarsi  dalla  guerra  senza  la 
desiderata  ébnquista. 


430  ESTORSIONI  CHILENE 


rettitudine  di  proposito,  di  che,  come  non  poteva  non  suc- 
cedere, abbonda  i'Eccel.  signor  Baptista;  ma  giudicando 
indispensabile  di  dare  a  queste  idee  una  forma,  per 
cos)  dire,  tangibile,  che  porti  agli  uomini  spassionati 
il  convincimento  della  nostra  buona  fede,  che  soddi- 
sfaccia il  comune  decoro  e  faccia  tacere  le  esagera- 
zioni che  sorgono  nei  rispettivi  paesi,  propone  :  che 
tutti  i  punti  di  queste  divergenze,  cui  ha  fatto  allu- 
sione TEccel.  signor  Baptista  e  che  si  specificheranno 
in  altre  discussioni,  siano  sottoposte  all'  arbitrato  inap- 
pellabile del  Governo  degli  Stati-Uniti  delP  America 
del  Nord,  chiamato  com'è  ad  esercitare  questa  gran 
funzione  dalla  sua  alta  moralità,  dalla  sua  posizione 
nel  Continente,  e  dallo  spirito  di  concordia  che  rivela 
egualmente  in  favore  di  tutti  i  paesi  belligeranti  qui 
rappresentati. 

a  L'Eccel.  signor  Vergara  espone....  Che  unicamente 
si  occuperà  della  proposta  deir  arbitrato,  presentata  dal 
signor  Garcia  y  Garcia,  per  dichiarare  perentoriamente, 
in  nome  del  suo  Governo  e  dei  suoi  Colleghi,  che  non 
V  accetta  in  nessun  modo....  Il  Chili  cerca  una  pace 
duratura  che  sia  fatta  in  vista  (que  consulte)  dei  suol 
interessi  presenti  e  futuri,  che  stia  nella  misura  degli 
elementi  e  del  potere  di  cui  dispone  per  ottenerla,  del 
lavori  fatti  e  delle  fondate  aspirazioni  nazionali.  Questa 
pace  la  negozierà  direttamente  coi  suoi  avversarli, 
quando  questi  accettino  le  condizioni  che  esso  stima 
necessarie  alla  sua  sicurezza,  e  non  vi  è  motivo  alcuno 
che  lo  obblighi  a  deporre  in  altre  mani,  per  molto 
onorevoli  e  sicure  che  fossero,  la  decisione  dei  suoi 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  431 


destini.  Per  queste  ragioni  dichiara  che  respinge  l' ar- 
bitrato proposto  (1). 

e  L' Eccel.  signor  Carrillo,  dice  : ....  La  proposizione 
dell'Eccel.  mio  collega  signor  Baptista  è  stata  espressa 
come  opinione  particolare;  da  mia  parte  F appoggio.... 
e  la  rinnovo  in  questa  forma  :  Statu  quo  del  territorio 
occupato  dalle  forze  del  Chili,  fino  alla  decisione  del- 
l' arbitrato  proposto.  Per  conchiudere,  credo  opportuno 
di  manifestare  che  quando  si  offri  in  Bolivia  la  rispet- 
tabile mediazione  del  Governo  degli  Stati-Uniti,  il  mio 
Governo  e  l'opinione  nazionale  si  persuasero  che  la 
pace  fosse  un  fatto  già,  poiché  questa  mediazione  era 
accompagnata  da  altra  parola,  l'arbitrato,  che  signi- 
fica giustizia  e  onore  per  tutti  senza  umiliazione  per 
nessuno. 

a  All'Eccel.  signor  Osbora  sembra  opportuno,  egual- 
mente che  ai  suoi  Colleghi,  di  far  constare  qui  che  il 
Governo  degli  Stati-Uniti  non  cerca  i  mezzi  di  farsi 
arbitro  in  questa  questione.  Lo  stretto  adempimento 
dei  suoi  doveri  inerenti  a  questo  incarico,  occasione- 
rebbe molto  lavoro;  e  comunque  non  dubiti  che  il  suo 
Governo  acconsentirebbe  ad  assumere  un  siffatto  inca- 
rico,  nel  caso  in  cui  fossegli  debitamente  offerto,  con- 


(  I  )  A  nessuno  sfuggirà  l'aceiba  durezza  di  queste  parole.  Senza 
tener  calcolo  dell'offesa  che  direttamente  si  faceva  agli  Stati-Uniti, 
respingendo  con  tanta  apprezza  la  proposta  di  arbitrato,  le  parole 
del  Plenipotenziario  chileno  possono  così  tradursi:  ho  la  forza 
con  me,  e  intendo  e  voglio  approfittare  di  tutti  i  vantaggi  che 
la  forza  puu  darmi,  senza  permettere  che  altri  s'intrometta  nei 
latti   miei. 


432  ESTORSIONI  CHILENE 

viene  nondimeno  che  si  sappia  che  i  suoi  rappresen- 
tanti non  sollecitano  questo  onore. 

«  L' Eccel.  signor  Altamirano  espone  : ....  Che  pensa 
come  S.  E.  (Carrillo),  trattandosi  di  inalzare  V  arbi- 
trato a  mezzo  unico  e  obbligatorio  per  dirimere  le 
questioni  fra  le  nazioni  :  ma  se  nel  caso  attuale  fosse 
accettato  dai  Plenipotenziarii  del  Chili,  sarebbero  essi 
giustamente  accusati  e  condannati  nel  loro  paese  sic- 
come rei  di  abbandono  dei  loro  doveri,  e  quasi  di  tra- 
dimento dei  più  manifesti  diritti  e  interessi  della  loro 
patria. 

Terza  conferenza  del  27  ottobre. 

e  Gli  Eccel.  Plenipotenziarii  del  Perù  dichiarano  che 
insistendo  il  Chili  nel  mantenimento  della  prima  con- 
dizione, e  non  avendo  accettato  l'arbitrato  proposto 
da  essi,  non  era  loro  lecito  di  proseguire  nelF  esame 
delle  altre  basi;  che  erano  state  loro  chiuse  tutte  le 
porte,  facendo  necessaria  la  continuazione  della  guerra, 
e  che  la  responsabilità  delle  sue  conseguenze  non  gra- 
vera  sul  Perù,  avendo  esso  indicato  un  mezzo  deco- 
roso  di  arrivare  alla  pace.  »  (Dicesi  lo  stesso  a  nome 
della  Bolivia). 

e  L'Eccel.  signor  Osborn  dichiara  che  egli  ed  i  suoi 
colleghi  lamentano  profondamente  che  la  conferenza 
non  abbia  dato  i  resultati  pacifici  e  concilianti  che  si 
ebbero  in  vista.... 

e  Indi  si  dichiarò  chiusa  la  Conferenza.  i>  -  Seguono 
le  firme. 

Ozioso  sarebbe  ogni  commento  da  parte  nostra.  Le 
esigenze  così  chiaramente  e  duramente  manifestate  dai 


E  NEGOZIATI  PER  LA  PACE  433 


Plenipotenzìarìi  chileni  di  non  accettare  nessuna  di- 
scussione che  non  cominciasse  dalla  cessione  al  Chili 
dei  deserti  di  Atacama  e  di  Tarapacà,  sono  la  più 
evidente  e  sicura  prova  di  quanto  dicemmo  nel  par- 
lare delle  cause  della  guerra.  II  Chili  aveva  pensato 
di  fare,  e  faceva  niente  più  che  una  semplice  guerra 
di  conquista  ;  e  poiché  la  sorte  degli  eventi  si  era  de- 
cisa a  suo  favore,  si  teneva  sempre  più  fermo  nei  primi 
proj)osili. 


BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 
E  DISTRUZIONE  DI   CHORRILLOS 


SOMMARIO 

l  Chili  iatende  ad  approfittare  lempre  più  delU  debolezia  del 
Peiù.  -  Riascite  vane  le  conTeienze  per  la  pace,  muove  con- 
tro Lima.  -  Sbarco  di  Pitto.  -  TentatJTO  di  bombardamento 
del  Collao,  —  Perdila  di  £1  Lea.  della  Ccvadenga  e  della 
Fretta.  -  La  Bolivi»,  di  fallo,  non  partecipa  più  alla  guerra.  - 
Il  IDillalotc  Pierola  :  l'ambiiinDe  e  la  vanilà  lo  ingolfano  in 
nuovi  eiTori.  ~  Gli  ufiicMli,  lasciate  le  ffm  partigiane,  solo 
(te*ideraDO  battersi  contro  lo  slianiero.  -  Fìerola  diffida  di 
tutti:  guasta  l'esercito,  scioglie  la  guardia 'nazionale  e  crea 
l'esercito  di  liserva,  gli  ufficiali  ttmpersmii  e  il  Batla^lione 
dtfoiitt.  —  W  nuovo  esercito  di  Pierola  fu  un' accoiiaglia  d'ar- 
mati. —  Egli  volle  essere  il  generate  in  capo  :  ambiva  ad  una 
vittoria  tutta  sua.  — Aspetta  il  nemico  alle  patte  di  Lima.  — 
Fortifica  San  Cristobal  e  San  Barlolemé.  -  Contraria  il  sen- 
timento pubblico  che  voleva  nuove  forie  navali.  -  Il  tuo 
piatto.  -  Il  pubblico  peruviano  era  malcontento;  perchè  tol- 
lerò Herola.  —  Lo  sbarco  di  Fisco  indicava  che  si  attacche- 
rebbe Lima  dalia  parte  di  Lurin.  -  Tùilada  e  Valle  di  Lurio. 


BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


-  Linee  di  difesa.  —  I  rìdolti.  -  Le  siini  aulemalicii.  -  I 
preti  e  ti  Vicario  Caslrtitii.  -  Sbarco  di  Curayato.  -  L'esti- 
cito  chileno  poteva  esser  disfatto  io  Lurin.  -  Come  Pìerola  di' 
spose  gli  eserciti.  —  Rimostranie  e  consigli  dei  generali  mn 
ascoltati.  —  Gli  AtUi  e  la  Cttardùi  Urbana.  —  DisposìiioDt 
dell'  eiercito  cUleno,  e  attacco  del  13  gennaio  iSSi.  - 
Valorosa  resistenza  dell'  ala  diritta  :  Igletias  è  fatto  jk:- 
gioaiero.  -  La  riserva  :  nn  battaglione  tagliato  a  peni.  - 
L'  ala  ainistta  non  prese  parie  alla  lotta.  -  La  attiri 
collocazione  dell'  esercito  e  1'  ìncapacilì  di  Pieiola  (bnm 
causa  della  disfatta.  —  Suo  scoraggiamento  durante  la  Intu- 
gli*. —  I  fuggitivi  peruviani  si  riducono  a  Mirafloies.  - 1  th.:- 
leni  a  ChorrillBs.  -  Saccheggio,  deraslazione  e  joceodio.  - 
Orgia,  ubriachezza  e  sangue.  —  I  comaodanti  non  posni 
freno  agli  eccessi  dei  soldati.  -  La  distruzione  di  ChoniUoi 
nonidovuta  tutta  alla  ifrenateiii  della  soldatesca:  aembripn;' 
meditata  e  consentita.  -  Nota  diplomatica  e  sua  risposta.  - 
Perchi  non  arsero  i  ranckoi  degli  aderenti  chileni  ?  -  Sac- 
cheggi ed  iDcendi  al  Barrane^.  -  Né  a  Chorrìllos  ni  al  Bii- 
ranco  si  rispettaron  gli  Etranieri  nentrali.  —  Danni  patiti  dilli 
colonia  italiana.  —  Atiocitì  chilene  :  uccisione  di   13  italiac^- 

-  Che  fece  il  Governo  italiano  ì  -  La  debolezza  dei  ItEri 
italiani  offri  argomento  di  scberao  e  di  baldanza  al  chilei'i. - 
La  favola  del  Baltagtioni  italiano.  -  Perdite  del  Chili  e  it. 
Perii  Della  battaglia  di  San  Juan.  -  FercbÈ  i  fileni  si  osti- 
nano a  chiamare  Battaglia  di  OierrUht  un  semplice  &1I0 
d'  orme  alla  stazione  fèrrorìaria. 


lA  nei  progetti  del  Chili,  prima  ancora 
di  arrivare  a  Tacna  ed  Arica,  di  avatt- 
zarsi  celermente  contro  la  capitale  del 
Perù.  A  ciò  lo  spingevano  l' aniirt 
odio  divenuto  oramai  segno  dì  patrìot 
tismo  e  articolo  di  fede  nazionale,  e  il  bisogno  di  A 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  437 

Struggere  un  nemico  che  sapeva  di  aversi  reso  irrecon- 
ciliabile, o  di  talmente  lacerarlo  almeno,  da  ridurlo  per 
lunghi  anni  nella  più  assoluta  impotenza:  e  questo,  nel 
doppio  scopo  di  non  averlo  a  temere  più  tardi,  e  di 
potergli  senza  contrasto  dettare  la  sua  legge,  onde  ob- 
bligarlo con  un  imposto  trattato  di  pace  a  confermargli 
la  conquista  di  Tarapacà. 

Già  dal  giorno  8  aprile  1880  la  sua  squadra  aveva 
messo  il  blocco  al  Callao  ;  e  a  cominciare  dai  primi 
di  giugno,  imprese  con  tutte  le  sue  forze  ad  aumen- 
tare il  proprio  esercito,  ed  a  sollecitare  tutti  gli  altri 
preparativi  del    caso.  Il  fatto  gli  aveva  addimostrato 
che  non  si  era  ingannato  allorché,  facendo  assegna- 
mento suir  accidentale  debolezza  in  cui  l' anno  innanzi 
trovavasi  il  Perù,   lo  trasse  per  forza  ad  una  guerra 
alla  quale  questo  neppur  lontanamente  pensava.  Il  fatto 
stesso  gli  aveva  provato  del  pari  che,  atteso  il  cattivo 
stato  sempre  crescente  delle  interne  condizioni  politi- 
che di  quel  paese,  la  sua  prima  debolezza  anziché  spa- 
rirCy  era  andata  facendosi  sempre  più  grande;  e  tutto 
gli  consigliava  di  approfittare  quanto  potesse,  e  presto, 
di  sì  favorevole  occasione,   prima   che   un  probabile 
mutamento  di  siffatto  stato  di  cose,  V  obbligasse  a  ri- 
manersene  a  metà  del  cammino,  e  forse  a  tornar  in- 
dietro in  casa  propria  senza  gli  sperati  guadagni. 

I  preliminari  delle  conferenze  per  la  pace,  e  le  con- 
ferenze stesse  che  sapeva  non  potevano  appagare  i  suoi 
voti,  non  avevano  arrestato  né  i  suoi  preparativi,  né 
i  suoi  atti  di  ostilità  contro  le  imbelli  popolazioni  ne- 
miche  che  opprimeva  sotto  il  peso  di  enormi  balzelli; 


438  BAITAGLIA  DI  SAN  JUAN 


e  appena  si  chiusero  quelle,  come  abbiamo  visto,  senza 
alcun  risultato  pratico,  si  accinse  sollecitamente  a  muo- 
vere contro  l'antica  regina  del  Pacifico. 

Effettivamente  una  prima  divisione  dell'  esercito  chi- 
leno  che  doveva  operare  su  Lima  sbarcò  il  19  novem- 
bre nella  baia  di  Paracas,  pròssima  al  piccolo  porto 
di  Pisco,  lasciato  senza  guarnigione  dal  nemico  insieme 
a  tutto  il  resto  della  sua  estesa  spiaggia,  eccetto  il  Cai- 
lao:  a  questa  prima  divisione  di  85oo  uomini,  tenne 
dietro  pochi  giorni  appresso  altra  di  34oo;  ed  il  22  del 
seguente  dicembre  sbarcavano  infine  tutte  le  rimanenti, 
anch'esse  senza  ostacolo  veruno,  sull'abbandonata 
spiaggia  di  Curaj^aco,  E  queste  e  quelle  formavano 
un  tutto  di  26,300  uomini,  con  80  cannoni  e  8  mitra- 
gliatrici che  il  Chili  spingeva  contro  la  capitale  peru- 
viana (i). 

Dal  maggio  al  dicembre,  le  corazzate  chilene  che 
bloccavano  il  porto  del  Callao  tentarono  più  volte  di 
bombardare  la  città  ed  il  forte  :  ma  collocandosi  sem- 
pre nella  baia  ad  enorme  distanza  da  quello,  i  loro 
tentativi  riuscirono  sempre  infruttuosi,  senza  mai  pro- 
durre danno  alcuno  al  nemico.  La  flotta  chilena  per-| 
deva  invece  nel  settembre  il  trasporto  armato  El  LoaJ^ 
fatto  saltare  in  aria  dai  peruviani  per  mezzo  dì  u.n|| 
torpedine. 

Altra  nave  chilena,  la  corvetta  Covadonga  che  bl 


(i)  Vedi  Barros-Arana,  Op.  cit.,  parte  2*,  p.  141.  Come  c\ 
leno  e  come  storico  semi-ufficiale  del  suo  paese,  il  B.  Araoa 
veva  conoscere  esattamente  il  vero  ammontare  di  quelle  cifji 


E  DISTRUZIONE  DI  CUORRILLOS  439 

cava  il  porto  di  Chancay^  andò  anch'  essa  in  frantumi 
nello  stesso  settembre,  sotto  r  azione  di  un'altra  torpe- 
dine lanciata  dai  peruviani. 

n  5  dicembre  infine  avveniva  nella  rada  del  Callao 
un  singoiar  combattimento  fra  una  barca  torpediniera 
cbilena,  la  Fresia^  ed  altra  peruviana  di  egual  natura. 
Detto  combattimento  succedeva  a  metà  cammino  fra 
le  fortificazioni  del  Callao  e  la  squadra  chilena,  che 
non  vi  presero  parte  alcuna,  e  finì  colla  perdita  della 
barca  torpediniera  chilena,  colata  a  fondo  dalla  pe- 
ruviana. 

Vediamo  ora  ciò  che  facesse  in  quel  frattempo  il 
Dittatore  peruviano,  e  come  si  preparasse  alla  lotta 
che  il  nemico  veniva  ad  impegnare  sotto  le  mura 
ìstesse  della  capitale. 

Della  Repubblica   alleata,  la  Bolivia,  a  causa  della 

quale,  apparentemente  almeno,  il  Perù  fu  trascinato 

alla  guerra,  non  è  più  a  discorrere:  dopo  la  battaglia 

dell'-A/to  deir Alleanza  nei  pressi  di  Tacna,  nella  quale, 

come  si  sa,  concorse  con  appena  un  meschinissimo 

corpo  di   truppe,   si  ritirò  completamente  dalla  lotta. 

Rinchiusasi  dietro  i  suoi   monti,  ove  era  sicura  che 

nessuno  sarebbe  andato  a  cercarla,  dimenticò  e  amici 

e  nemici,  e  la  guerra  istessa,  come  se  questa  in  nulla 

la  interessasse. 

Come  s'è  detto  altrove,  il  dittatore  Pierola  aveva 
a  scopo  principale  di  tutte  le  sue  mire  l'idea  d' im- 
porsi definitivamente  al  paese,  e  di  assicurare  forse 
per  sempre  nelle  sue  mani  il  supremo  potere  dello 
Stato,    in   cosi  mal  ora   e   per  così  brutta  via  car- 

jS.    —  Cai  VANO,  Gnerra  tt ^nerica. 


440  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

pito  (i).  Diffidente  di  tutto  e  di  tutti,  eccettochè  della 
propria  ambizione  e  della  propria  incapacità,  cominciò 
fin  dal  primo  momento  ad  allontanare  dalla  dirjeziooe 
delle  pubbliche  faccende  e  da  tutte  le  amministrazioni 
dello  Stato,  che  in  maggior  parte  disfece  e  rifece  a 
nuovo  a  suo  modo,  tutti  coloro  che  non  erano  o  che 
supponeva  non  potessero  essere  partigiani  suoi.  Volle 
avere  un  partito  politico  tutto  suo,  di  creazione   sua 


(  I  )  A  provare  quanto  ciò  sia  vero,  concorre  anche  il  seguente 
decreto  del  22  maggio  1880: 

e  Nicolas  de  Pierola....  Considerando  :  1^  Che  menin  la  Re- 
pubblica  si  dà  le  istituzioni  che  definitivamente  debbono  reggerla, 
e  potendo  occorrere  che  per  diverse  cause  io  mi  trovi  impedito 
temporaneamente  od  assolutamente  ad  attendere  alla  ammini* 
strazione  e  governo  dello  Stato,  è  indispensabile  di  provvedere  a 
tale  situazione  ;  2*  ....  Decreto  :  Art.  i^  Se  a  causa  delle  esigenze 
dell'  attuale  guerra,  o  per  qualunque  altro  motivo,  mi  trovassi 
temporaneamente  impedito,  si  incaricherà  del  Potere  esecntÌTO 
nazionale,  e  con  questa  denominazione,  il  cittadino  che  io  de- 
signerò.... • 

Si  noti  che  il  Perù  aveva  già  fino  da  60  anni  indietro  le  sue 
istituzioni  repubblicane,  transitoriamente  sospese  dal  Dittatore; 
e  che  non  era  punto  il  caso  di  doversi  dare  le  istituzioni  difisù- 
tive  di  cui  parla  Pierola,  perchè  già  esistevano.  Era  egli  adunque 
che  pensava  di  modificare  tali  istituzioni,  divenute  incompatìbili 
colla  sua  dittatura  nel  solo  caso  in  cui  questa  dovesse  essere, 
non  già  transitoria;  com'  era,  ma  stabile  e  dnratara.  E  si  noti 
pure  che  questo  decreto,  dato  non  per  un  caso  dei  momento, 
ma  in  previsione  del  futuro,  e  per  casi  che  potrebbero  avvenire, 
era  in  altri  termini  una  specie  di  legge  generale  colla  quale  con- 
fermava per  sempre  la  sua  dittatura,  e  si  dava  la  facoltà  di  no> 
minare  il  successore.  Cosi  almeno  esso  fu  interpretato  nel  Perù. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  441 

e  di  idee  sue;  e  già  sappiamo  da   dove  e  come  Io 
prese,  e  con  quali  mezzi  cercò  di  affezionarselo. 

Desiderò,  come  s'è  visto,  e  indirettamente  contribuì 
alla  disfatta  di  Tacna,   unicamente  perchè  temeva  di 
trovare  nel  contrammiraglio  Monterò   e   nell'esercito 
che  questi  comandava,  forze   morali   e  materiali   che 
più  tardi  potessero  agire  contro  di  lui.  Disfatto  Mon- 
terò, e  ridotti  i  gloriosi  resti  del  suo  esercito  a  disper- 
dersi od  incorporarsi  per  frazioni  a  quello  di  Arequipa, 
che  rimase  inutile  in  un  posto  lontano  dal  teatro  della 
guerra,  Pierola  si   senti  sgravato  di  un  gran  peso,  si 
senti  più  libero.  Ma  rimaneva   tuttavia   dell'anteriore 
vita  politica  della  Repubblica,  l'esercito  già  esistente 
in  Lima  e  nel  Callao  quando  egli  iniziò  la  rivolta  che 
lo  portò  alla  dittatura  ;  rimaneva  parimente  la  nume- 
rosa ufficialità  peruviana  quasi  tutta  chiamata  in  atti- 
vità dì  servizio;  e  ciò  ancora  eragli  di  molestia  e  noia. 
Nondimeno  una  frazione  di  questo  esercito,  la  più 
piccola  è  vero,  era  stata  quella  appunto  che,  pronun- 
ciandosi a  suo  favore,  fu  il  primo  strumento  della  sua 
rivolta  ;  e  l' altra,  sebbene  non  per  affezione  a  lui,  ma 
solo  per  la  grave  situazione  in  cui    versava  il  paese 
nonché  astenersi  dal  combatterlo,  avealo  di  buona  fede 
accettato  a  capo  dello  Stato,  di  buona  fede  dichiaran- 
dosi pronta  a  combattere  sotto  i  suoi  ordini  contro  il 
nemico  straniero.  Questo  esercito  adunque  non  poteva, 
non  doveva  ispirare  sfiducia  al  Dittatore:  e  lo  stesso 
dicasi  pure  della  ufizialità. 

Dopo  le  disastrose  conseguenze  dei  fatti  di  San  Fran- 
cisco, e  più  ancora  poi  dopo  la  disfatta  di  Tacna,   i 


442  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

numerosi  ufiziali  peruviani,  in  attività  di  servizio  o  no 
-  i  cui  vizi!  rivoluzionari  e  partigiani,  cause  di  tutti  gli 
altri,  abbiamo  con  qualche  ampiezza  discusso  altrove 
e  messo  in  evidenza,  —  mutato  pensiero,  non  erano  ani- 
mati, dal  primo  all'ultimo,  che  da  un  solo  e  verace 
sentimento  :  quello  di  battersi  contro  i  chileni,  e  dare 
al  paese  splendide  e  profittevoli  giornate  di  gloria. 
Pieni  di  sì  nobili  e  generosi  sentimenti,  essi  avevano 
deposto  ogni  antico  odio  o  rancore,  ogni  ruggine  pò- 
litica,  ogni  aspirazione  di  personale  ambizione.  Essi 
non  volevano  che  il  trionfo  del  Perù  nella  tremenda 
lotta  contro  il  Chili  ;  erano  sinceramente  risoluti  a  bat- 
tersi, a  sacrificarsi  per  la  patria  in  pericolo,  sotto  qua- 
lunque bandiera  fossero  chiamati  a  farlo,  e  ne  diedero 
coi  fatti  le  più  sicure  prove;  erano  perciò  una  gran 
forza  di  cui  bisognava  ed  era  necessità  approfittare. 

Ma  a  dispetto  di  tuttociò,  V  inquieto  animo  del  Dit- 
tatore temeva  sempre,  e  nulla  valeva  a  tranquilliz- 
zarlo. Temeva  di  tuttociò  che  aveva  radice  nell^ante* 
riore  vita  politica  della  Repubblica;  temeva  di  tutti 
coloro  nei  quali,  a  ragione  o  senza,  parevagli  vedere 
un  futuro  nemico,  un  futuro  candidato  alla  prima  ma- 
gistratura dello  Stato,  temeva  di  chiunque  non  fosse 
esclusivamente  suo  e  fattura  sua.  E  non  per  altro  che 
per  obbedire  a  questi  suoi  timorosi  sospetti  privò  il 
paese,  e  quindi  sé  medesimo,  di  quasi  tutti  i  suoi  mi- 
gliori elementi  di  forza. 

Sciolse  il  maggior  numero  dei  corpi  o  battaglioni 
deir  esercito  di  Lima  e  del  Callao,  per  depurarli  a  suo 
modo  e  rimescolarli  fra  loro  medesimi  o  con  nuova 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  443 

gente  non  sospetta.  Sciolse  l'antica  guardia  nazionale, 
composta  di  volontari!  già  esercitati  al  maneggio  delle 
armi,. insieme  ai  proprii  ufìziali  cui  già  erano  avvezzi 
ad  ubbidire,  per  creare  in  sua  vece  un  esercito  di  ri* 
serva  nel  quale  erano  obbligati  a  prendere  parte  tutti 
i  cittadini  capaci  di  portar  le  armi,  e  che  cionondi- 
meno portò  appena  a  6000  uomini.  Sciolse  ed  abolì 
la  vecchia  scuola  militare  per  la  formazione  dei  ca- 
porali e  sergenti,  che  tante  belle  prove  aveva  date 
sempre  di  se.  E  messa  su  una  nuova  legge,  colla  quale 
si  dava  la  facoltà  di  nominare  a  suo  capriccio,  da  sot- 
totenente a  colonnello,  ufìziali  cosi  detti  temporanei  e 
provvisorii,  fossero  o  no  militari,  prese  e  creò  dal  seno 
di  tutte  le  classi  sociali,  massime  dalle  più  ìnfime,  una 
lunga  fila  di  ufìziali  dì  occasione  o  del  momento  che 
di  tutto  sapevano  fuorché  di  milizia,  e  li  prepose  al 
comando  dell'esercito  attivo  e  di  quello  di  riserva. 

In  cambio  di  ciò,  i  vecchi  ufìziali  dell'esercito  e 
della  guardia  nazionale,  salvo  rare  eccezioni,  furono 
in  parte  mandati  alle  loro  case  ed  in  parte  raccolti, 
per  tenerli  sempre  'inattivi  sotto  la  sua  vigilanza^  in 
un  mostruoso  battaglione  di  ufìziali,  detto  Battaglione  , 
Deposito,  il  cui  incarico  principale  era  quello  di  star 
rinchiuso  in  quartiere;  sicché  per  poter  prestare  i  loro 
servigi  al  proprio  paese,  i  più  fra  di  essi  furono  obbli- 
gati ad  accettare  posti  ed  ufìSci  inferiori  al  proprio 
grado,  ovvero  a  battersi  da  semplici  soldati.  Basti  il 
dire,  a  mo' d'esempio,  che  il  contrammiraglio  Monterò 
ed  il  generale  Buendia,  poterono  appena  ottenere  il 
posto  di  aiutanti  del  Dittatore  nelle  tremende  giornate 


444  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

di  San  Juan  e  di  Mira/lores,  mentre  altro  generale  si 
batteva  col  fucile  alla  mano,  da  semplice  soldato. 

Il  Dittatore  adunque  invece  di  raccogliere  ed  utiliz- 
zare tutte  le  forze  del  paese,  solo  attese  a  disperderle 
ed  a  lasciarle  in  disparte,  per  surrogarfe  con  un  grande 
apparato  di  forze  effimere,  buone  unicamente  ad  in- 
gannare se  stesso  e  la  cieca  credulità  del  volgo  igno- 
rante. 

Nonostante  i  numerosi  contingenti  di  truppa   con 
grande  e  chiassoso  apparato  fatti  venire  dai  più  remoti 
angoli  della  Repubblica,  onde  dar  prova  di  energia  ed 
operosità,  l'esercito  attivo  di  Lima  e  del  Callao  con- 
tava nel  dicembre  1880  appena  qualche  migliaio  di 
uomini  di  più  che  nel  dicembre  1879,  ossia  19,000  uo- 
mini circa;  e  per  di  più  invece  di   esercito,  meglio 
poteva   chiamarsi  semplice   accozzaglia  di  gente    ar- 
mata. Le  pretese  riforme  del  Dittatore,  che  nei  primi 
mesi  di  governo   lo   ridussero  di  oltre  un  terzo,   ne 
mandarono  via  quasi  tutti  i  vecchi  soldati  e  le   cosi 
dette  classi^  ossia  sergenti  e  caporali  che,  come  tutti 
sanno,  sono  la  base  principale  di  un  buon  esercito;  e 
la  nuova  gente  colla  quale  egli  colmava  dipoi  questi 
vuoti,  non  era  punto  adatta  agli  urgenti   bisogni   del 
momento.  Indigeni,  ossia  Indii^  raccolti  nelle  più  misere 
ed  appariate  popolazioni  agricole  dell'  interno  del  paese, 
i  nuovi  venuti  non  parlavano  e  non  comprendevano 
che  il  loro  nativo  dialetto,  ossìa  il  checciua,  e  quindi, 
prima  di  apprendere  il  maneggio  delle  armi  e  tutto 
ciò  che  forma  la  scuola  militare  del  soldato,  bisognava 
che  imparassero  a  intendendere  ed  a  parlare  T  idioma 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  445 

nazionale  (i):  e  trattaDdosi  di  genti  per  sé  stesse  molto 
rozze  da  cui  si  pretendeva  che  apprendessero  tali 
cose  per  sola  forza  di  pratica,  senza  sottoporle  per  nulla 
a  speciale  insegnamento,  occorrevano  a  ciò  solo  più  e 
più  mesi. 

La  metà,  o  presso  a  poco,  dell'  esercito  di  Pierola 
nel  dicembre  1880,  era  adunque  composta  di  gente  che 
non  ancora  aveva  imparato  a  comprendere,  o  difficil- 
mente appena,  T idioma  nazionale;  e  che  perciò  poco 
o  nulla  poteva  sapere  del  maneggio  delle  armi,  e  di 
tutte  le  altre  cose  necessarie  a  sapersi  da  un  soldato 
anche  dei  più  mediocri.  E  se  si  aggiunga  a  tutto  ciò 
che,  eccetto  pochi  buoni  ed  esperti  ufiziali  dei  già  esi- 
stenti, gli  altri  erano  tutti  ufiziali  di  recente  creazione, 
che  poco  o  nulla  conoscevano  dell'  arte  militare,  si 
comprenderà  facilmente  con  quanta  ragione  dicevamo 
innanzi  che  P  esercito  preparato  e  messo  su  da  Pierola, 
anziché  tale,  poteva  appena  chiamarsi  una  semplice 
accozzaglia  di  gente  armata. 

Nondimeno,  anche  così  com'era,  i  fatti  provarono 
dipoi  che  quest^  esercito  sarebbe  stato  forse  più  che 
capace,  insieme  a  quello  di  riserva,  a  respingere  il  ne- 
mico, se  nuovi  errori  del  Dittatore,  provenienti  sempre 
dalle  medesime  cause,  non  fossero  venuti  e  prima  e  du- 
rante V  azione  a  condannarlo  stolidamente  alla  disfatta. 


(i)  Il  quechua^  checciua,  che  era  l'idioma  dell' antico  impero 
peruviano  degl'  Inca^  quando  avvenne  la  conquista  spagnuola,  è 
og^  ancora  la  sola  favella  degl'  indigeni  che  abitano  le  regioni 
più  interne  della  Repubblica. 


446  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


Fra  le  tante  scempiaggini  che  T  ambizione  e  la  va- 
nità dettavano  a  Pierola,  era  quella  di  non  permettere 
che  altri  all' infuori  di  lui  riportasse  una  qualunque 
vittoria  sopra  i  chileni.  Dire  che  egli  non  lavorasse  a 
suo  modo  ad  ottenere  una  completa  vittoria  sul  nemico, 
non  sarebbe  esatto.  Questa  vittoria  egli  la  desiderava 
e  la  voleva  con  tutte  le  sue  forze:  ma  a  patto  però 
che  fosse  tutta  opera  sua  e  merito  suo,  onde  ergersi 
gigante  al  disopra  di  tutti  i  suoi  concittadini,  ed  im- 
porsi irremovibilmente  al  paese  con  la  sembianza  del- 
l' unico  suo  salvatore.  Fidente  all'eccesso  nelle  proprie 
forze  e  nei  proprii  talenti  militari  e  di  ogni  genere, 
come  è  proprio  dell'ignoranza  ambiziosa,  egli  si  cre- 
deva di  buona  fede  capace  di  strappare  la  vittoria  ai 
nemico:  era  pienamente  certo  di  vincere,  e  di  saper 
fare  tutto  bene  e  meglio  che  chiunque  altri.  Era  un 
allucinato;  e  nacque  da  tutto  ciò  in  lui  la  ferma  ri- 
soluzione di  voler  essere  egli  stesso  -  egli  non  mili- 
tare -  il  supremo  ed  unico  direttore  della  guerra,  ed  il 
generale  in  capo  degli  eserciti. 

Contro  siffatta  risoluzione  sorgeva  però  una  grande 
difficoltà:  per  porsi  alla  testa  dell'esercito  e  coman- 
dare personalmente  le  battaglie  contro  i  chileni,  biso- 
gnava abbandonare  la  capitale,  e  con  essa  quella  su- 
prema e  dispotica  direzione  delle  pubbliche  faccende, 
alla  quale  sacrificava  ogni  altro  suo  pensiero,  e  che  lo 
faceva  tanto  fiero  e  superbo  di  sé.  Ma  ciò  non  entrava 
affatto  nelle  sue  viste:  lasciare,  fosse  anche  per  un 
solo  momento,  di  comandare  a  tutto  ed  a  tutti,  per- 
mettere che  altri  dividessero  con  lui  l' attesa  e  sicura 


r 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  447 

corona  del  trionfo,  erano  cose  a  cui  non  poteva  nep- 
pur  pensare. 

Era  certo  della  vittoria  ;  e  non  voleva  che  una  parte 
del  merino  di  essa,  fosse  anche  la  più  piccola,  rica- 
desse in  altri  che  in  lui.  Aveva  sete  di  comando,  e 
sete  forse  anche  più  grande  di  far  bella  mostra  di  se 
e  del  suo  potere  in  quella  capitale  dove  si  trovavano 
tutti  i  suoi  veri  o  supposti  nemici,  girando  e  rigirando 
a  cavallo  per  le  strade  coi  suoi  grossi  stivaloni  e  Telmo 
alla  prussiana,  alla  testa  di  gallonata  e  numerosa  scorta 
di  aiutanti  e  di  guardie;  ed  a  nessuna  di  queste  cose 
intendeva  di  rinunziare. 

Per  conciliare  insieme  tutte   queste  esigenze  della 
sua  ambizione  e  della  sua  vanità,  non  si  offriva  che 
un  solo  mezzo:  quello  di  aspettare  il  nemico  alle  porte 
istesse  della  capitale,  onde  potersi  trovare  contempora- 
neamente sì  alla  testa   dell'esercito   come   in  palazzo 
di  Governo;  e  fu  questo  appunto  ciò  che  egli  decise 
di  fare.  Come  primo  provvedimento,  in  vista  di   ciò, 
sprecò  inutilmente  tempo,  danaro  e  cannoni  nella  for- 
tificazione dei  colli  di  San  Cristobal  e  di  San  Sarto- 
loméy  che  situati,  il  primo  massimamente,  in  posti  per 
i  quali  non  era  affatto  possibile  l' aspettare  che  si  avven- 
turasse il  nemico,  a  poco  o  nulla  potevano  giovare. 
Questa  manìa  di   Pierola,   di  voler  cioè  riserbare 
tutta  per  sé  la  gloria  di  sconfiggere  i  chileni,  non  fu 
tutta  nuova,  o  degli  ultimi  momenti.  L' aveva  fin  dal 
primo  giorno  in  cui  assunse  la  dittatura,  e  ne  diede 
la  più  sicura  prova,  quando,  contrariando  la  univer- 
sale aspettazione,  manifestò  che  non  sentiva  il  bisogno 


44»  BATTAGUA  DI  SAN  JUAT? 

di  fare  acquisto  di  navi  corazzate,  e  che  avrebbe  vinto 
e  debellato  il  nemico  senza  ricorrere  a  nuove  lotte 
sul  mare. 

Freschi  ancora  i  ricordi  delle  gloriose  gesta  del  Hua- 
scar^  convinti  tutti  che  il  Perù  avrebbe  trovalo  la  sua 
salvezza  in  due  o  tre  navi  corazzate,  dall' un  canto 
air  altro  della  Repubblica  non  si  viveva  che  nella  spe- 
ranza di  un  prossimo  acquisto  di  esse.  Pronte  già  le 
somme  a  ciò  bisognevoli,  numerosi  emissari!  correvano 
per  tutta  l'Europa  e  per  gli  Stati-Uniti,  in  cerca  di 
navi  da  comperare  o  da  far  costruire:  lo  stesso  ex- 
presidente Prado  era  uscito  da  Lima  a  questo  scopo, 
com'egli  scriveva  da  Guayaquil;  e  crediamo  non  an- 
dar punto  errati  asserendo  che  uno  dei  principali  mo- 
tivi pei  quali  il  pubblico  di  Lima  e  del  Callao  si  ar- 
rese ad  accettare  la  dittatura  di  Pierola,  fu  appunto 
la  speranza  che  valendosi  egli  del  concorso  della 
forte  casa  commerciale,  a  lui  molto  devota,  colla 
quale  negoziò  il  guano  quando  fu  ministro,  sarebbe 
riuscito  con  maggior  prontezza  e  facilità  ad  acquistare 
dette  navi. 

La  universale  aspettazione  dei  peruviani  era  adun- 
que quella  di  veder  arrivare  da  un  momento  all'altro 
le  desiderate  corazzate;  e  s'immagini  ognuno  qual 
fosse  il  generale  stupore,  o  meglio,  l' amarezza  colla 
quale  si  venne  a  sapere  che  il  Dittatore  rinunziava  al- 
l' acquisto  di  dette  navi,  e  che  era  deciso  a  continuare 
la  guerra  senza  di  esse.  Molti  si  fecero  allora  intorno 
a  lui  per  scongiurarlo  a  mutar  pensiero  ;  ed  egli,  at- 
teggiando le  sue   labbra   ad   un   leggiero  sorriso  di 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  449 

sprezzo  per  T  altrui  affannarsi,   rispondeva  sibillina- 
mente :  io  ho  a  mio  piano. 

Più  tardi,  per  le  pubblicazioni  fatte  dai  chileni  di 
una  gran  parte  della  corrispondenza  diPierola,  s'ebbe 
a  conoscere  che  gli  sarebbe  stato  assai  facile  l'acqui- 
stare una  o  due  buone  corazzate,  se  avesse  voluto;  e 
che  anzi,  se  è  vero  tutto  quanto  si  dice,  rifiutò  più 
volte  le  offerte  che  gli  si  facevano  di  esse,  disponendo 
diversamente  dei  fondi  già  esistenti  in  Europa  a  questo 
scopo  (i).  Ed  oggi  tutti  sanno  già  che  il  fsunoso  piano 
dì  Pierola  non  in  altro  consisteva  che  nella  pretensione 
di  non  permettere  che  altri  all'  infuori  di  lui  ottenesse 
un  qualunque  vantaggio  sui  chileni,  ed  acquistasse 
così  qualche  diritto  alla  stima  e  alla  considerazione 
dei  suoi  concittadini. 

Se  Pierola  avesse  potuto  comandare  personalmente 
una  nave  da  guerra  -  non  diciamo  se  avesse  saputo, 
poiché  egli  si  credeva  buono  a  tutto  -  e  conservare 
nello  stesso  tempo  il  supremo  potere  dello  Stato,  fa- 
cendo della  sua  nave  la  capitale  della  Repubblica,  è 
fuori  di  dubbio  che  egli  avrebbe  &tto  del  suo  meglio 
per  acquistare  una  o  più  corazzate.  Ma  ciò  era  im- 
possibile ;  ed  egli,  anziché  esporsi  a  dover  assistere  un 


(i^  Dal  Manifesto  alla  Naziont  dell' ex-mÌDÌstro  delle  finanze, 
Quimper,  si  rikra  che  quando  Pierola  assunse  la  dittatura  tro- 
varansi  depositate  presso  diverse  case  dì  commercio  in  Europa, 
allo  scopo  di  comperare  dette  navi  ed  altri  occorrenti  oggetti 
di  guerra,  312,900  lire  sterline;  e  si  rileva  del  pari  che  tale 
sommA  fu  spesa  diversamente  da  Pierola  con  poco  o  nessun  pro- 
fìtto pel  paese. 


450  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


giorno  ai  trionfi  di  un  altro,  fece  a  meno  delle  navi, 
e  condannò  il  paese  alla  inazione,  lasciando  che  le  in- 
difese sue  spiaggie  fossero  incontrastata  preda  delUau- 
dace  e  sempre  progredente  invasione  nemica. 

Tutto  doveva  piegare  innanzi  alle  assurde  esigenze 
dell'ambizione  e  della  vanità  del  Dittatore:  e  furono 
questi  i  principali  e  veri  fattori  delle  facili  vittorie  del 
Chili,  da  Tarapacà  in  poi  ;  come  altre  non  molto  dis- 
simili cause  provenienti  sempre  da  fatti  estranei  al 
Chili,  erano  state  quelle  che  sole  lo  avevano  fin  allora 
favorito. 

Eccetto  il  volgo,  facile  sempre  a  lasciarsi  ingannare 
dalle  apparenze,  e  più  che  altro  illuso  dai  fasci  di  carta 
monetata  che  a  larga  mano  disseminava  il  Dittatore, 
il  pubblico  sensato  di  Lima  e  del  Callao  vedeva  assai 
chiaro  disegnarsi  nell'orizzonte,  fino  dai  primi  mesi 
della  dittatura,  il  profondo  abisso  nel  quale  gli  errori 
di  Pierola  andavano  man  mano  precipitando  il  paese. 
Ma  che  fare  ?  Per  impedire  che  quegli  completasse  la 
sua  stolida  opera  di  rovina  e  dissoluzione,  non  vi  era 
che  una  sola  via:  quella  di  rovesciarlo  dal  suo  soglio 
dittatoriale  per  mezzo  di  una  rivoluzione;  e  nondimeno 
la  stessa  gravità  della  situazione  consigliava  imperio- 
samente di  fuggire  da  essa. 

La  conseguente  guerra  civile  non  avrebbe  fatto  altro 
che  aprire  ancor  più  sollecitamente  al  nemico  le  porte 
della  capitale.  Meglio  valeva  il  tentar  la  sorte  sotto  la 
bandiera  del  Dittatore,  prestandogli  con  completa  ab- 
negazione tutto   il   proprio  appoggio,  e  cercando   in 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  451 


questo  modo  di  riparare  alla  meglio,  se  era  possibile, 
tutti  i  suoi  ripetuti  e  gravi  errori. 

Il  geloso  Dittatore  unicamente  permetteva  ai  suoi 
supposti  rivali  e  nemici,  al  fior  fiore  della  cittadinanza 
della  capitale  e  del  resto  della  repubblica,  di  lottare 
contro  i  cbileni  col  fucile  alla  mano.  Ed  essi  tutti  - 
magistrati,  generali,  marini,  avvocati,  studenti,  grossi 
proprietarii,  grandi  commercianti  ecc. -si  rassegnarono 
patriotticamente  ad  esporre  i  loro  petti  alle  palle  ne- 
miche da  semplici  ed  oscuri  soldati  dell'esercito  di 
riserva. 

Era  quasi  più  che  sicuro,  per  la  speciale  posizione 
topografica  di  Lima,  che  Tesercito  chileno  tenterebbe 
di  avvicinarsi  ad  essa  ed  assaltarla  dalla  parte  di  Lurin; 
e  se  un  qualche  dubbio  poteva  mai  aversi  a  questo 
riguardo,  sparì  esso  completamente  il  19  novembre  collo 
sbarco  in  Fisco  della  prima  divisione  dell'  esercito  in- 
vasore. Questa  prima  divisione  di  85oo  uomini,  e  la 
seconda  di  34oo  che  le  tenne  dietro  a  pochi  giorni, 
certo  non  si  sarebbero  data  la  pena  di  sbarcare  a  Fìsco 
con  tutto  il  loro  enorme  materiale  di  guerra,  per  poi 
rimbarcarsi  di  nuovo,  ed  andare  nuovamente  a  sbar- 
care altrove.  Se  esse  erano  sbarcate  là  e  non  in  altra 
parte,  era  perchè  pensavano  inoltrarsi  di  là  sulla  ca- 
pitale peruviana:  al  che  bisogna  aggiungere  che  era 
quello  appunto  il  lato   più   favorevole,  per   non  dire 
unico,  di  operare  su  di  questa. 

A  cominciare  adunque  dalla  fine  del  novembre   per 
lo  meno,  era  già  pienamente  fuori  di  dubbio  che  il 


452  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


nemico  si  avanzerebbe  per  la  via  di  Lurìn,  vasta  esten- 
sione arida  ed  arenosa,  specie  di  deserto  che  comin- 
ciando a  breve  distanza  dalla  capitale,  in  prossimità 
di  Chorrillos,  si  dilunga  per  più  leghe  al  sud,  e  che  è 
diviso  in  due  parti  disuguali  da  un  fìumicello  che 
scendendo  giù  dalle  Ande  si  scarica  nell'oceano,  dando 
vita  lungo  il  suo  corso  ad  una  stretta  fascia  di  vege- 
tazlone  chiamata  vaile  di  Lurin.  E  questa  la  sola  cor- 
rente d'acqua  che  esiste  su  tutta  quella  ampia  zona 
arenosa,  la  quale,  come  s' è  detto,  rimane  da  essa  di- 
visa in  due  parti  :  una  di  sole  poche  miglia  verso  Lima, 
e  che  prende  il  nome  speciale  di  tablada  di  Lurìn;  e 
V  altra  molto  più  grande  al  sud,  verso  Cafiete  e  Fisco, 
di  dove  avrebbe  dovuto  e  minacciava  inoltrarsi  l'eser- 
cito chileno. 

Tutto  consigliava  quindi  che  1'  esercito  peruviano 
avesse  stabilita  la  sua  prima  linea  di  difesa  sull'orlo 
medesimo  della  tabiada  che  sovrasta  al  fiume  e  valle 
di  Lurin;  posizione  per  se  stessa  assai  forte,  pressoché 
inespugnabile,  e  che  domina  per  soprappiù  la  sola  cor- 
rente d'acqua  di  tutta  quella  regione;  sicché  sembra 
posta  là  quasi  espressamente  per  tagliare  la  strada  ad  un 
esercito  invasore.  Stava  ciò  nella  coscienza  di  ogni  pe- 
ruviano, e  non  poteva  non  stare  anche  in  quella  del 
Dittatore  (i):  nondimeno  questi,  lasciando  completa- 
mente abbandonate  quelle  forti  e  strategiche  posizioni. 


(i)  Fino  dal  dicembre  1879  ^^  stampa  di  Lima  indiava  ìd 
tutti  i  modi  il  Governo  a  stabilire  in  Lurin  una  linea  di  difesa. 
Vedi:  Il  giornale  El  Comercio  di  Lima,  del  12  dicembre    1S79. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  453 

ove  tutti  i  vantaggi  sarebbero  stati  pel  proprio  eser- 
cito, spese  tutta  la  sua  apparente  attività  a  disporre 
e  fortificare  due  linee  di  difesa,  una  a  meno  di  tre 
leghe  dalla  capitale,  tra  Villa  e  Monterrico  Chico,  sopra 
una  estensione  di  oltre  dodici  chilometri,  e  l'altra  tra 
Miraflores  e  Vasque^  nella  valle  di  Ate,  quasi  alle 
porte  stesse  di  Lima. 

Ma  ignorante  di  cose  militari,  e  sordo  sempre  ai  con- 
sigli di  coloro  che  sapevano,  non  fece,  anche  in  que- 
sto, che  accavallare  errori  sopra  errori.  Oltre  la  enorme 
lunghezza  delle  sue  linee  di  difesa,  relativamente  allo 
scarso  numero  delle  forze  che  dovevano  sostenerle,  le 
stesse  fortificazioni  ideate  da  lui,  ed  a  mezzo  appena 
eseguite,  erano  la  più  miserabil  cosa  che  immaginar 
si  possa.  Queste  famose  fortificazioni,  delle  quali  da  lui 
e  dai  suoi  partigiani  si  menava  tanto  scalpore,  come 
lo  menarono  dipoi  a  loro  volta  i  chileni,  per  rialzare 
strepitosamente  la  propria  vittoria,  dovevano  consistere 
in  lunghi  fossati  pomposamente  chiamati  ridotti^  pro- 
tetti da  spaldi  in  pietra  e  da  muraglie  di  sacchi  pieni 
di  terra.  Ma  neanche  ciò  fu  saputo  menare  a  termine; 
e  nei  giorni  delle  battaglie  eranvi  solamente  qua  e  là 
alcuni  grossi  e  staccati  canali,  con   alcuni  meschini 
rialzi  di  terra,  che  non  seguivan  alcun  buon  sistema 
dì   collegamento  fra  loro.  Noi  che  li  vedemmo  qual- 
che mese  dopo,  durammo  fatica  a  comprendere  come 
pK>tesse  entrare  in  mente  ad  alcuno  di  dare  a  tali  mi- 
serie il  nome  di  fortificazioni:  e  quando  più  tardi  leg- 
g^einmo  nei  giornali  chileni  e  nella  Storia  della  guerra 
4Ìel  Pacifico  del  chileno  Barros  Arana,  le  pompose  de- 


454  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

scrizioni  che,  per  magnificare  1^  opera  dei  loro  eserciti 
vincitori,  fecero  e  fanno  di  quelle  supposte  fortifica- 
zioni, la  nostra  ammirazione  per  la  potente  forza  in- 
ventiva degli  scrittori  chileni,  fu  veramente  colossale. 
Ad  ascoltare  il  Barros  Arana  (i),  le  nostre  fortiGca- 
zioni  del  Quadrilatero  sarebbero  più  che  meschinissima 
cosa  a  fronte  di  quelle  che  il  Dittatore  peruviano  pre- 
parò in  San  Juan  e  Miraflores,  e  che  in  men  di  un 
baleno  gli  eroici  soldati  chileni  vinsero  e  conquista* 
rono.  Fortuna  che  sieno  così  distanti  dalla  nostra  vec- 
chia Europa! 

Altro  sistema  di  fortificazioni  su  cui  Pierola  faceva 
grande  assegnamento,  e  da  cui  forse  principalmente  si 
riprometteva  la  vittoria,  consisteva  in  una  specie  di 
seminagione  di  cosi  dette  mine  automatiche  ;  ossia  di 
bombe  esplosive  poste  sotterra  nei  siti  pei  quali  si  sup- 
poneva che  dovesse  passare  Tesercito  nemico,  e  che 
dovevano  scoppiare  al  semplice  urto  del  piede  del 
soldato. 

Con .  ciò  Pierola  era  sicuro  della  vittoria  ;  ed  aspet- 
tava sereno  e  tranquillo  il  giorno  della  battaglia,  il 
quale,  com'  era  ben  naturale,  venne  a  provargli  la  fal- 
lacia di  tutti  i  suoi  assurdi  calcoli.  Mentre  non  fecero 
nessun  danno,  o  appena  insignificante,  ai  chileni,  le  fa- 
mose mine  automatiche  servirono  unicamente  a  spa* 
ventare  lo  stesso  esercitcyperuviano  che,  informato  della 
loro  esistenza,  non  sapeva  però  con  sicurezza  dove 
precisamente  esse  fossero. 


(i)  Vedi:   0/>,  cit.  2*  parte,  p.   162  e  seg. 


1 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  455 

Altro  provvedimento  del  Dittatore  per  assicurarsi  la 
vittoria,  fu  quello  di  ammorbare  l'esercito  con  una 
sterminata  falange  di  preti  e  frati,  che  sotto  gli  ordini 
di  un  Vicario  Castrense  o  Cappellano  maggiore,  in- 
signito dei  distintivi  di  generale  (i),  andavano  predi- 
cando ai  soldati  che  per  guadagnarsi  il  cielo  bisognava 
credere  in  Dio  ed  in  Pierola,  e  che  combattendo  con 
coraggio  contro  i  cbileni  avrebbero  ottenuto  in  premio 
di  morire  sul  campo  di  battaglia  da  buoni  e  fedeli  cri- 
stiani. Questi  forsennati,  che  solo  così  possono  chia- 
marsi, arrivarono,  nel  momento  della  battaglia,  fino  a 
confessare  ed  assolvere  i  soldati  per  compagnie  e  per 
battaglioni,  a  voce  alta  e  stridente,  onde  la  morte  non 
avesse  a  coglierli  in  peccato.  Com'è  natarale,  ciò  non 
poteva  far  altro  che  avvilire  e  scoraggiare  i  soldati, 


(i)  «  Lima,  21  agosto  1880.  -  Essendo  conveniente  che  il  Vi- 
cario Generale  degli  eserciti  della  Repubblica  si  distingua  pel  suo 
abito  dai  semplici  cappellani,  e  sia  riconosciuto  a  prima  vista 
ovunque  si  presenti,  perchè  non  trovi  difficoltà  nell'  esercizio  delle 
sue  funzioni  ecc....  si  dispone  che  il  riferito  Vicario  usi  il  se- 
guente uniforme:  Cappello  rotondo,  secondo  modello,  con  fioc- 
chi azzurri  ;  sottana  nera  chiusa,  con  occhielli  e  bottonatura  dello 
stesso  colore  dei  fiocchi  del  cappello;  collo  e  manopola  di  Ge- 
nerale di  Brigata;  una  croce  di  argento  a  maniera  di  pettorali^ 
pendente  da  un  cordone  di  seta  di  colore  celeste  ;  schiavina  nera 
coQ  bottonatura  ed  occhielli  celesti,  ecc.  ecc....  (Seguono  la  se* 
gnatura  del  Dittatore  e  la  6rma  del  Ministro). 

Ecco  una  prova  della  serietà  del  dittatore  Pierola,  e  della  mi- 
serabile maniera  colla  quale  egli  sciupava  il  suo  tempo,  quando 
invece  sarebbevi  stato  tanto  da  fare  per  strappare  il  paese  dalla 
tristissima  sua  situazione. 

39.  —  CaivanO,  Guerra  <P America, 


l 


456  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


massime  i  novizii,  in  un  momento  in  cui  aveano  bi- 
sogno di  fare  appello  a  tutto  il  loro  coraggio  ed  a  tutta 
la  energia  dei  loro  animi. 

Gli  anzidetti  piani  strategici  del  Dittatore  non  pote- 
vano non  incontrare  una  generale  disapprovazione;  e 
più  voci  si  alzarono  unanimemente  per  indicare  che 
la  prima  linea  di  difesa,  detta  di  San  Juan,  fosse  tra- 
sportata nelle  forti  posizioni  di  Lurin.  Ma  egli  che  per 
le  esposte  ragioni  non  intendeva  in  nessun  modo  di  al- 
lontanare il  teatro  della  guerra  dalla  capitale,  rimase 
fermo  nel  suo  proposito:  come  fermo  vi  rimase  del 
pari  quando,  saputosi  che  il  grosso  dell'esercito  chi- 
leno  sbarcava  difficilmente  nel  quasi  impraticabile  seno 
di  Curayaco,  molti  fra  i  più  esperti  generali  e  colon- 
nelli peruviani,  lo  consigliavano  a  prendere  PotTensiva, 
ed  attaccare  risolutamente  il  nemico.  Trovandosi  que- 
sto a  poche  miglia  da  San  Juan,  seriamente  impic- 
ciato nelle  penose  operazioni  dello  sbarco,  che  durò 
più  giorni  consecutivi  (i),  l'esercito  peruviano,  che 
avrebbe  potuto  cadérgli  addosso  in  brev'  ora  con  una 
celerità  che  non  dava  tempo  a  prendere  provvedimeato 


(i)  e  Come  si  effettuò  lo  sbarco  (a  Curayaco)  non  posso  dirlo. 
perchè  non  lo  vidi  :  ma  i  dati  che  ho  ricevuto  da  molte  persone 
manifestano  chiaramente  che  il  disordine  fa  completo....  Io  arn> 
vai  a  Curayaco  la  sera  del  28,  ed  ancora  vi  erano  truppe  a  bordo.  » 
(Come  si  sa,  lo  sbarco  cominciò  il  22). 

Lettera  Politica  di  Manuel  José  Vìcuna  a  D.  Adolfo  Ibafier, 
p.  87  -  30  aprile  1881. 

Il  Vienna  era  aggregato  allo  Stato  Maggiore  chileno  e  sopra* 
intendeva  alla  provvista  del  pane  per  l' esercito.  Egli  quioifi 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  457 

alcuno,  lo  avrebbe  sicuramente  disfatto  :  e  ciò  senza 
dubbio  sarebbe  stato  di  un  gran  peso  nelle  sorti  fu- 
ture della  guerra. 

Grazie  quindi  alla  insipienza  ed  ostinazione  del  Dit- 
tatore peruviano,  il  grosso  dell' esercito  chileno  sbarcò 
tranquillamente,  come  in  casa  sua,  a  Curayaco,  sulla 
^pi^SS^^  ^^  Lurin,  senza  trovare  neanche  la  più  leg- 
giera resistenza,  mentre,  attese  le  tante  e  tanto  impo- 
nenti difficoltà  topografiche  del  sito,  sarebbero  bastate 
appena  poche  compagnie  dì  soldati  a  respingerlo.  E 
grazie  alle  medesime  cause,  trovò  anche  mute,  de- 
serte, quelle  importanti  posizioni  di  Lurin  che,  insieme 
air  acqua,  avrebbe  dovuto  conquistare  a  forza  di  molto 
e  molto  sangue  se  voleva  passare  innanzi,  e  che  forse 
gli  avrebbero  tagliata  per  sempre  la  via  della  capitale 
del  Pacifico  (i). 

Nondimeno  anche  aLiora  il  Dittatore  peruviano  sa- 
rebbe stato  in  tempo  per  rimediare,  in  parte  almeno, 

tera  e  domerà  essere  bene  istruito  delle  cose  dell'esercito  chi- 
leno; e  come  fonte  non  sospetta  per  quest'ultimo,  ricorreremo 
spesso,  per  alcuni  dati  di  fatto,  alla  importantissima  sua  Lettera 
Poliiica, 

(1)  Ciò  che  più  temevano  i  chileni  era  appunto  che  l'esercito 
peniriano  cercasse  di  difendere  e  privarli  dell'  unica  corrente  di 
acqua  di  Lurin. 

«  Indicibili  furono  le  agitazioni  che  sperimentammo  tutti  noi 
*Iie  restammo  in  Fisco»  aspettando  da  un  momento  all'  altro  la 
ìotizia  dello  sbarco,  con  i  suoi  combattimenti  e  le  posizioni  che 
>ccuperebbero  le  nostre  truppe,  a  fronte  forse  di  numeroso  ne- 
nico  elle  difenderebbe  1'  acqua  in  Lurin,  cercando  di  tagliarci 
i^dì  risorsa.  »  Letttra  Politica  cit.  p.  86. 


458  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

ai  suoi  tanti  errori.  L'esercito  chileno  che,  prima  di 
dirigersi  contro  il  nemico,  sentiva  il  bisogno  di  rior- 
dinarsi e  prepararsi  alla  lotta,  corse  direttamente  alla 
valle  di  Lurin  e  si  accampò,  senza  discernimento  al- 
cuno, sulle  strette  sponde  verdeggianti  del  fiumicello; 
ossia  senza  convenientemente  occupare  e  difendere  la 
cresta  della  tablada  che  signoreggiava  il  suo  accam- 
pamento ;  sicché,  a  sbaragliarlo  e  forse  a  distruggerlo 
del  tutto,  sarebbe  bastato  che  T  esercito  peruviano, 
distante  appena  sette  miglia,  Io  avesse  sorpreso  di  là, 
nel  corso  di  una  notte  oscura,  o  protetto  dalla  nebbia 
del  mattino  che  giammai  difetta  in  quei  luoghi  (i). 


(i)  «  Pel  lato  nord  il  fiume  (di  Lnrin)  forma  una  gran  frana 
sulla  cui  cima  comincia  la  pianura,  o  tablada  di  Lurìn.  La  frani 
è  tagliata  a  picco  solo  in  alcuni  punti,  in  ano  dei  quali  poggia 
il  ponte  che  sale  come  un    piano    inclinato  dall'  altro  lato   del 
fiume.  Air  est  del  ponte  sono  varii  siti  pei  quali  si  può  scendere 
con  molta  facilità  dalla  tablada  al  fiume,  senza  poter  fare  lo  stesso 
dal  fiume  alla  tablada  :  ciò  dipende  da  alcuni  colli  di  arena  pei 
quali  si  può  scivolare  facilmente,  scendendo)  senza  poter  fare  k 
stesso  per  risalire....  Se    qualche   notte    fosse   occorso    ai  pera- 
viani  di  spingersi  per  la  pianura  e  trovarsi  disposti   al    fiw    del 
giorno  sul  ciglio  della  frana,  saremmo  stati  fucilati  a  mansalta. 
Dal  ciglio  della  frana  erano  dominati  tutti  gli  accampamenti,  di- 
spersi in  piccoli  prati  chiusi,  potreros^  e  senza  uscita  in  un  m^ 
mento  dato,  sia  per  formar  linea  di  difesa  che  di  attacco,  ed  t^ 
sendo    questa  quasi  impossibile....  Come  unica  precauzione  pa 
porsi  al  coperto  da   sorprese,  si  erano  avanzate  due  brigate  al 
r  altro  lato  del  ponte  ;  ma  in  tale  distanza  1'  nna  dall'  altra  d 
pel  centro  avrebbe  potuto  passare  l' esercito  di  Strse  senza 
visto  né  inteso  da  nessuna  delle  due.  » 

Lettera  Politica  di  Manuel  J.  Vienna,  p.  loo. 


'^ 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  459 

Ma  no;  il  capriccio  del  Dittatore,  cui  non  mancò 
chi  dicesse  il  da  farsi,  doveva  venire  in  soccorso  an- 
che degli  errori  strategici  del  nemico;  il  quale  potè  così 
rimanersene  tranquillo  fino  alla  sera  del  12  gennaio, 
neir  orlo  stesso  di  quel  precipizio  al  quale  la  propria 
imperizia  lo  avea  condotto. 

Tutto  doveva  favorire  e  tutto  favor)  il  Chili  in  que* 
sta  lunga  e  disastrosa  guerra.    * 

Operando  sempre  di  moto  proprio,  il  Dittatore  si  li- 
mitò invece  a  precipitare  i  lavori  delle  fortificazioni, 
che,  come  si  è  detto,  rimasero  incompiuti,  delle  due 
linee  di  difesa  da  lui  escogitate  ;  ed  a  disporre  su  di 
queste  i  suoi  eserciti  in  quella  maniera  che  a  lui 
parve  più  conveniente  per  attendere  e  respingere  il  ne- 
mico, dopo  aver  fatto  solennemente  benedire  dal  suo 
Vicario  castrense,  insieme  all'  inutile  forte  di  San  Cri- 
stobaly  la  ancora  più  inutile  spada  ch'egli  stesso  do- 
veva brandire  nelle  vicine  battaglie  (i). 

Lasciato  tutto  V  esercito  di  riserva  -  6000  uomini  - 
a  guardia  della  seconda  linea  di  Miraflores,  e  rimasti 
nei  forti  del  Callao  circa  3ooo  uomini  dell'  esercito  at- 
tivo, distribuì  tutto  il  resto  di  questo,  ossia  16,000  uo* 
mini  in  tutto,  sulla  prima  linea  di  San  Juan,  nel  modo 
seguente  :  un  corpo  di  4ooo  uomini  formava  l'ala  si- 
nistra in  Montèrrìco-Chico;  un  secondo  di  45oo  oc- 
cupava il  centro  sui  piccoli  colli  di  San  Juan;  altro 


(i)  Questa  cerimoiiia  della  betiedizione  della  spada  di  iPierola 
e  del  forte,  che  fu  battezzato  col  nome  òì /orienta  PUrola^  ebbe 
luogo  colla  più  solenne  pompa  il  9  dicembre. 


46o  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

anche  dì  43oo,  sosteneva  l' ala  diritta  in  Villa  ed  alle 
falde  dei  colli  che  fanno  da  sperone  al  Morrò  Solar; 
ed  un  ultimo  corpo  di  3ooo  fanti  infine,  destinato  a 
far  da  riserva,  fu  collocato  nel  quartiere  e  adiacenze  di 
Chorrillos,  a  retroguardia  dell'ala  diritta. 

Il  Perù,  paese  pieno  di  risorse,  poteva  e  voleva  pre- 
pararsi assai  meglio  :  e  certo,  se  si  fosse  trovato  a  capo 
del  suo  Governo  un  uomo  appena  mezzanamente  for- 
nito di  buon  senso,  se  le  sue  sorti  non  fossero  fatal- 
mente cadute,  come  caddero,  in  mano  di  un  allucinato, 
avrebbelo  fatto  in  modo  da  opporre  un  argine  sotto  ogni 
rapporto  insuperabile  all'audace  invasione  di  un  ne- 
mico per  ogni  verso  inferiore,  che  si  giovava  delle  di- 
sgrazie di  quello  per  andarlo  a  sfidare  ed  a  vincere 
fin  sotto  le  mura  della  sua  capitale. 

Abbenchè  non  ascoltati  mai,  abbenchè  tenuti  com- 
pletamente in  disparte  o  relegati  al  secondario  ed  inu- 
tile posto  di  aiutanti,  non  pochi  fra  generali  e  colon- 
nelli generalmente  molto  stimati,  si  fecero  anche  questa 
volta  innanzi  per  far  comprendere  al  Dittatore  i  gravi 
e  sostanziali  errori  del  suo  piano  di  difesa.  Insieme  a 
tanto  e  tant' altro,  facevangli  principalmente  notare  U 
relativamente  sterminata  lunghezza  della  linea  di  di- 
fesa, di  oltre  dodici  chilometri;  e  quindi  la  nessuna 
convenienza  di  tenere  così  disseminati  i  piccoli  quattro 
corpi  dell' esercito^  ed  a  tanta  distanza  l'uno  dall'altro 
da  potersi  male  e  difHcilmente  sostenere  a  vicenda: 
cosa  tanto  più  grave,  in  quanto  si  sapeva  che  il  ne- 
mico disponeva  di  forze  molto  maggiori^  e  che  poteva 
facilmente  dirigersi  con  gran  numero  sopra  uno  o  due 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  461 

di  essi,  i  quali  sarebbero  stati  necessariamente  schiac- 
ciati prima  che  avesse  potuto  arrivar  loro  il  necessario 
soccorso.  Facevangli  notare  del  pari  che,  accantonato 
nel  quartiere  di  Cborrillos  ad  una  estrema  coda  della 
lunga  linea  di  difesa,  il  piccolo  corpo  di  riserva  si 
trovava  pressoché  condannato  a  far  da  semplice  spet- 
tatore della  lotta,  ossia  nella  impossibilità  di  dirigersi 
in  un  momento  dato  su  quel  punto  della  linea  dove 
fosse  maggior  bisogno,  attesa  la  grande  distanza  che 
lo  separava  da  essa;  e  che  perciò  a  lasciarlo  là,  altro 
non  si  faceva  che  diminuire  senza  alcun  profitto  le  già 
scarse  forze  di  cui  si  disponeva;  e  così  tante  e  tante 
altre  cose  non  meno  gravi  ed  importanti. 

Ma  tutto  era  inutile.  Il  Dittatore  non  ascoltava  con- 
sigli: credeva  saperne  più  che  tutti  gli  altri  insieme, 
e  si  contentava  di  rispondere  a  tutti  col  suo  cesareo 
motto:  io  ho  il  mio  piano;  motto  col  quale  voleva  al- 
ludere alla  sua  grande  sapienza  militare,  ed  ai  suoi 
famosi  sistemi  di  fortificazioni,  quello  delle  mine  au- 
tomatiche principalmente,  ma  che  in  realtà  non  altro  ri- 
velava fuorché  la  sua  insipienza,  e  la  fatua  sua  cre- 
dulità in  quella  vittoria,  che  i  suoi  tanti  errori  avevano 
reso  e  rendevano  sempre  più  impossibile. 

In  vista  di  tutto  ciò,  ognuno,  eccetto  il  Dittatore  ed 
i  suoi  più  intimi  partigiani,  i  quali  non  erano  che  sem** 
plici  allucinati  come  lui,  prevedeva  più  o  meno  sicura 
la  facile  disfatta  dell'esercito  peruviano.  E,  noti  pur 
troppo  gli  eccessi  commessi  dalle  truppe  chilene  nei 
paesi  da  esse  occupati,  ognuno  pensava  con  terrore 
alla  non  difficile  e  forse  non  lonuna  eventualità  in 


402  BAT FAGLIA  DI  SAN  JUAN 


cui  Lima  avesse  a  cadere  in  loro  mani.  Tutti  più  o 
meno  cercavano  di.  prepararsi  un  rifugio  per  queli'  ora 
tremenda;  e  chi  mandava  la  propria  famiglia  nelle 
Provincie  interne,  chi  sollecitava  un  posto,  per  quando 
ne  fosse  il  caso,  nelle  navi  da  guerra  neutrali  che 
erano  nelle  acque  del  Callao,  chi  si  dirigeva  a  qual- 
cuno dei  tanti  stranieri  residenti  a  Lima,  per  trovare 
un  ricovero  nella  sua  casa.  Ma  il  fatto  si  è  che  neanche 
gli  stranieri  medesimi,  e  perciò  neutrali  alla  guerra, 
edotti  quali  erano  dei  lamentevoli  fatti  di  Tacna  ed 
Arica,  si  credevano  sicuri  nelle  loro  case,  comunque 
fossero  queste  protette  dalle  bandiere  e  da  apposite 
placche  coi  colori  nazionali,  che  ciascuno  di  essi  aveva 
ricevuto  dalla  Legazione  del  proprio  paese. 

Molti  stranieri  quindi  si  allontanarono  colle  loro  ia« 
miglie  da  Lima;  e  quelli  che  non  poterono  seguire  sì 
prudente  esempio,  formarono  dei  Comitati,  i  quali,  di 
concerto  coi  Rappresentanti  delle  loro  nazioni,  tolsero 
in  fitto  grandi  case,  che  misero  sotto  la  speciale  prote- 
zione delle  Legazioni,  e  le  destinarono  a  luoghi  di  Asilo 
per  tutti  gli  individui  della  propria  colonia. 

Altro  provvedimento  preso  dagli  stranieri  d' accordo 
coli*  autorità  municipale  di  Lima,  fu  quello  della  crea* 
zione  fra  loro  di  un  corpo  di  Guardia  Urbana^  onde 
mantenere  il  buon  ordine  nella  capitale,  e  tutelare  le 
vite  e  le  proprietà  così  di  essi  medesimi  come  dei  na- 
zionali, dalle  insidie  dei  ladruncoli  e  malviventi;  misura 
che  fu  resa  necessaria .  dall' assoluta  mancanza  nella 
città  di  ogni  forza  pubblica  armata,  essendo  uscita  ad 
accamparsi  nelle  linee  di  San  Juan  e  di  Miraflores, 


E  DISTRUZ[ONE  DI  CHORRILLOS  463 

insieme  agli  eserciti,  anche  la  forza  di  polizìa,  o  ce- 
ladores.  In  Lima  quasi  tutte  le  Colonie  estere  avevano 
organizzate  da  più  anni,  ciascuna  separatamente,  una 
o  più  compagnie  di  Pompieri,  che  resero  sempre  grandi 
servigi  a  tutta  la  cittadinanza,  accorrendo  sollecite  a 
spegnere  gì'  incendi  ovunque  si  manifestassero;  e  ap- 
punto tra  queste  diverse  compagnie  estere  di  Pom- 
pieri fu  organizzato  sollecitamente  e  bene  un  discreto 
corpo  di  Guardia  Urbana,  sotto  la  cui  tutela,  finché 
esistè,  la  città  visse  sicura  e  tranquilla. 

Nella  già  descritta  disposizione  adunque  l'esercito  pe* 
ruviano  ricevè  nella  mattina  dei  i3  gennaio  1881  l'urto 
delle  forze  nemiche.  Inferiore  a  queste  di  oltre  un 
terzo;  composto  di  gente  in  gran  parte  non  ancora 
ammaestrata  al  maneggio  delle  armi  ;  sparpagliato  per 
soprappiù  sopra  una  immensa  linea,  alla  difesa  della 
quale  sarebbe  occorso  un  esercito  assai  volte  più 
numeroso,  trovavasi  anticipatamente  condannato  alla 
disfatta  :  e  fu  questo  il  solo  premio  che  doveva  e  po- 
teva coronare  la  dissolvente  opera  del  Dittatore  peru- 
viano. 

L'esercito  chileno  s'avanzò  in  quattro  divisioni.  Una 
di  8000  uomini  era  destinata  ad  attaccare  l'ala  diritta 
dei  peruviani,  mentre  due  altre,  di  7000  l'una  e  di 
6000  l'altra,  dovevano  dirigersi  contro  il  centro,  as- 
salendolo la  prima  di  fironte  e  la  seconda  di  fianco. 
Un'  ultima  divisione  di  3ooo  uomini  doveva  fare  uf- 
ficio di  riserva  ;  ed  era  nelle  disposizioni  del  comando 
in  capo,  che  le  tre  divisioni  destinate  all'  attacco  si 
trovassero  ad  una  medesima  ora  ai  loro  posti,  alle  cìn- 


464  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


que  del  mattino  del  1 3  gennaio,  e  che  rompessero  con- 
temporaneamente i  loro  fuochi  sai  nemico.  Il  perso- 
nale delle  ambulanze,  i  malati,  e  quelli  specialmente 
addeni  al  trasporto  degli  equipaggi,  e  dei  viveri,  ecc. 
non  sono  compresi  in  queste  cifre. 

Partita  ciascuna  alla  sua  ora  dal  quartier  generale 
secondo  le  distanze,  per  trovarsi  al  proprio  posto  nel 
momento  stabilito,  sola  obbedì  alla  consegna  la  divi- 
sione che  doveva  operare  contro  V  ala  diritta  dei  pe- 
ruviani ;  ed  air  ora  determinata,  alle  cinque  del  mat- 
tino, iniziò  r  attacco.  Ma  lasciamola  fi,  cbè  avremo 
tempo  a  ritornarvi. 

Le  altre  due  che  dovevano  operare  di  conserva  contro 
il  centro,  arrivarono  un  po'  più  tardi  :  quella  di  7000 
poco  prima,  e  quella  di  6000  poco  dopo  le  sei.  Nondi- 
meno furono  le  prime  a  raggiungere  il  proprio  scopo  ; 
e  la  ragione  non  è  molto  difficile  a  trovarsi:  erano 
i3ooo  contro  43ool  II  bravo  colonnello  Càceres  che 
comandava  le  posizioni  peruviane,  lamentava  anzitutto 
che  un  buon  terzo  almeno  della  sua  piccola  divisione 
era  gente  talmente  novizia  all'arte  della  guerra,  che 
neanche  la  voce  del  comando  comprendeva  bene;  e 
vedeva  con  dolore  che  se  non  gli  arrivava  un  solle- 
cito rinforzo,  non  saprebbe  più  come  &re  a  manteneiia 
nelle  file,  caduti  che  fossero  sotto  i  nembi  di  palle 
nemiche  i  pochi  veri  soldati  che  aveva  ai  suoi  ordini. 
Efifettivamente  dopo  un'  ora  e  mezza  di  combattimento, 
più  non  gli  rimaneva  che  la  sola  inutile  ciurma  dei 
novizi  ;  questa  si  pose  presto  in  rotta,  e  incontrata  per 
via  la  divisione  dell'ala  sinistra  che  veniva  troppo 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  465 

tardi  e  per  frazioni  in  suo  soccorso  -  a  causa  dei  lungo 
e  non  eguale  cammino  che  gli  sparpagliati  suoi  bat- 
taglioni doverono  percorrere  -  la  travolse  irresistibil- 
mente nella  sua  fuga,  senza  permetterle  di  sparare  un 
sol  colpo. 

Sono  appena  le  otto  del  mattino,  e  la  battaglia  è 
perduta.  Nondimeno  si  ode  ancora  cupo  e  sinistro  il 
fragore  della  guerra  :  è  V  ala  diritta  che  avendo  comin- 
ciato a  battersi  un'ora  prima  delle  altre,  alle  cinque, 
è  ancora  ferma  al  suo  posto,  perdendo  e  riconquistando 
alternativamente  le  proprie  posizioni,  senza  mai  cedere 
definitivamente.  Lynch  e  Iglesias,  il  comandante  chi- 
leno  e  il  comandante, peruviano,  si  battono  con  eguale 
destrezza,  con  eguale  ardore,  quasi  con  egual  valore: 
ma  la  gloria  non  sarà  eguale,  la  gloria  sarà  del  vinto. 
Egli  non  ha  che  appena  45oo  uomini  da  opporre  agli 
8000  dell'avversario,  già  divenuti  11 000  pel  soprag- 
giunto rinforzo  del  corpo  chileno  di  riserva  ;  e  nondi- 
meno è  sereno  e  tranquillo,  è  sicuro  di  vincere  :  sono 
quasi  tutti  vecchi  soldati  che  ha  sotto  di  sé,  e  sa  che 
con  quelli  difficilmente  si  perde.  Ma  eccolo  sostare  un 
momento.  Che  succede  ?  Vede  venir  di  lontano  grosse 
colonne  di  soldati,  e  per  un  momento  sta  in  forse  se 
sieno  amici  o  nemici  :  però  la  triste  verità  non  tarda 
ad  appalesarsi  ;  sono  nemici  :  sono  le  divisioni  chilene 
yincitrici  del  centro  che  si  dirigono  contro  di  lui  in 
soccorso  ancora  della  divisione  Lynch  (i).  Girando  lo 


(i)  «  Verso  le  undici  ant.  si  ricevè  un  dispaccio  di  Lynch  di- 
cendo che  non  poteva  avanzare,  perchè  la  sua  truppa  era  deci- 


466  BATTAGUA  DI  SAN  JUAN 


Sguardo  per  ogai  parte  non  vede  forza  alcuna  accor- 
rere in  suo  aiuto  :  solo  scorge  in  lontananza  il  Ditta- 
tore che  cavalca  verso  il  mare  ;  e  presto  lo  fa  raggiun- 
gere da  un  suo  aiutante  per  domandargli  un  pronto 
soccorso.  Inutile  tentativo  !  U  aiutante  ritorna^  e  gli 
comunica  che  il  Dittatore,  inebetito,  gli  fa  sapere  che 
tutto  è  perduto,  e  che  vai  meglio  ritirarsi.  -  Ebbene! 
io  non  mi  ritirerò,  esclama  il  valoroso  Iglesias,  io  lot- 
terò fin  che  potrò.  -  E  lotta  da  forte  contro  tutto  l'eser- 
cito chileno  che  ormai  si  è  riunito  alla  divisione  Lynch: 
lotta  indietreggiando  coi  suoi  decimati  soldati  fino  alla 
sommità  del  Morrò  Solar;  ed  una  volta  là,  lotta  sem- 
pre senza  tregua  e  senza  riposo,  fino  alle  due  pom^ 
ora  nella  quale  è  preso  in  mezzo  da  tutto  T  esercito 
nemico  e  fatto  prigioniero,  insieme  a  tutto  il  suo  stato 
maggiore  ed  a  tutti  i  soldati  che  gli  rimangono.  Non 
sono  che  1 800  in  tutto  ;  gli  altri  2700  sono  morti  : 
sono  morti  battendosi  per  nove  ore  contro  tutto  Teser* 
cito  chileno,  contro  20,000  e  più  uomini.  Iglesias  vinto, 
prigioniero,  fu  l'eroe  della  giornata. 

Il  corpo  di  riserva  posto  da  Pierola  nel  quartiere  e 
nelle  adiacenze  di  Chorrillos  non  entrò  in  battaglia. 
Aveva  la  consegna  di  non  muoversi  senz'ordine  del  co- 


matai  abbattuta  dalla  stanchezza,  e  che  gU  mandassero  rinforzi 
per  continuare  I*  attacco.  • 

LeUera  poliiUa  del  chileno  M.  J.  VicuFSa,  pag.  ili. 

Ed  è  da  avvertire  che  Lynch  aveva  gW  ricevuto  qualche  ofà 
prima  il  rinforzo  della  divisione  di  riserva,  come  è  detto  nella 
stessa  Uttera  politica^  a  pag.  xo6,  e  come  si  rileva  anche  dal 
rapporto  ufficiale  del  Generale  in  capo  dell'  esercito  chileno. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  467 

mando  in  capo;  e  Punico  ordine  che  ricevè  dopo  la  di- 
sfatta del  centro,  fu  quello  di  ritirarsi  sopra  Miraflores. 
Saputa  la  disfatta  del  centro,  ed  avuto  l'ordine  di  ritirarsi, 
il  suo  capo,  colonnello  Suarez,  risponde  che  sarebbe 
assai  più  opportuno  di  correre  in  soccorso  dell'ala  di- 
ritta, e  domanda  la  modificazione  del  comando  in  que- 
sto senso.  No;  gli  si  comunica  per  una  seconda  volta 
V  ordine  di  farsi  indietro  -  unica  disposizione  emanata 
dal  comando  in  capo  del  Dittatore  durante  tutta  la 
battaglia  ;  *  e  bisogna  che  ubbidisca.  Solo  un  piccolo 
battaglione  di  questo  corpo  si  spinge  di  moto  proprio, 
a  dispetto  dell'ordine  contrario,  in  soccorso  dell'ala 
diritta  che  valorosamente  si  batte  ancora;  ma  uscito 
appena  da  Chorrillos  s' imbatte  nella  grossa  divisione 
chilena  vincitrice  in  San  Juan^  che  fiancheggiando  il 
Morrò  Solar  alle  spalle  di  Chorrillos,  sì  dirige  contro 
quella  medesima  ala  diritta  in  soccorso  della  quale 
esso  andava,  ed  è  tagliato  a  pezzi:  solo  sfuggirono  alla 
generale  distruzione  di  detto  battaglione  alcuni  pochi 
soldati  che,  durante  la  disfatta  o  ritirata,  pervennero 
a  rifugiarsi  nella  stazione  della  ferrovia,  posta  alle 
porte  di  Chorrillos,  di  dove  tentarono  resistere  al- 
r  onda  del  nemico,  e  dove,  circondati  da  ogni  parte, 
in  breve  tempo  furono  fatti  prigionieri. 

Già  abbiamo  detto  che  l'altro  corpo  di  4ooo  uomini 
che  formava  V  ala  sinistra  fra  San  Juan  e  Monterrico- 
OiicOy  neppur  prese  parte  alla  lotta.  Quando  potè  ac- 
corgersi che  esso  veniva  lasciato  in  disparte,  e  che  il 
nemicò  si  agglomerava  tutto  contro  alle  altre  posizioni 
della  linea  di  difesa,  decise  alla  lesta  e  da  sé,  in  man- 


468  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

canza  di  ordini  del  comando  in  capo,  di  correre  in 
aiuto  del  centro.  Ma  disseminato  come  trovavasi  so- 
pra una  lunga  zona,  e  animato  dal  desiderio  di  arri- 
var presto  in  soccorso  di  esso  centro  da  cui  lo  divi- 
deva una  grande  distanza,  non  si  raccolse  in  un  sol 
corpo  per  marciare  unito  e  compatto  contro  il  nemico  : 
supponeva  che  la  propria  linea  di  difesa  fosse  tutta  li- 
bera ancora,  che  non  sarebbe  entrato  in  azione  se  non 
quando  fessesi  già  incorporato  alla  divisione  del  cen- 
tro nelle  posizioni  di  San  Juan;  e  mosse  a  quella 
volta  per  frazioni,  nell'ordine  in  cui  trovasi  sulle  estese 
sue  posizioni.  Ma  era  già  tardi;  i  colli  di  San  Juan 
erano  già  in  potere  del  nemico,  che,  sloggiati  di  li  i 
resti  della  divisione  peruviana  che  li  difendeva,  cor- 
reva forte  e  numeroso  nelF  inseguimento  di  quelli.  La 
divisione  dell'  ala  sinistra  s' incontrò  adunque  a  piccole 
frazioni  in  questa  gran  massa  di  gente  che  fuggiva, 
tra  assaliti  ed  assalitori;  e  impotente  ciascuna  fra- 
zione da  sé  sola,  a  resistere  ad  un  urto  sì  fòrte,  ri- 
masero tutte  necessariamente  travolte  a  misura  che 
succedeva  l'incontro,  nella  generale  e  confusa  corsa 
dei  vinti  e  dei  vincitori,  senza  che  fosse  possibile  di 
opporre  resistenza  alcuna,  o  di  sparare  un  sol  colpo 
almeno. 

Dei  16,000  uomini  che  formavano  l'esercito  peru- 
viano, adunque,  solo  entrarono  in  azione  i  9000  del 
centro  e  dell'ala  diritta,  da  cui  certo  non  era  possi- 
bile lo  sperare  che  sostenessero  definitivamente  l'im- 
petuoso urto  dei  24,ooo  chileni,  che  marciavano  con- 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  469 

tro  di  essa  in  forti  e  compatte  schiere  (i).  Ciò  fu  dovuto 
principalmente  alla  cattiva  collocazione  data  all'eser- 
cito dal  Dittatore  peruviano,  nonché  alla  completa  in- 
capacità manifestata  da  lui,  come  del  resto  era  da 
prevedersi,  nel  momento  della  lotta.  Credeva  che  per 
far  da  Generale  in  capo  e  unico  direttore  di  una  bat- 
taglia, bastasse  il  semplice  volerlo,  e  s'ingannò.  Ve- 
duta dall'effetto  la  insignificante  nullità  delle  sue  for- 
tificazioni ;  veduto  che  l'esercito  nemico  passava  illeso 
al  disopra  od  a  fianco  delle  sue  famose  mine  automa- 
fiche,  sparirono  tutte  le  illusioni,  perde  tutta  la  cieca 
confidenza  che  aveva  in  sé  stesso.  Forse  un  momento 
di  lucido  intervallo  gli  fece  intravedere  allora  l'enor- 
mità dei  suoi  errori,  insieme  alla  sua  grande  respon- 
sabilità di  fronte  a  quella  sua  povera  patria,  da  lui 
stolidamente  portata  al  sacrifizio;  e  provò  forse  un 
lungo  e  terribile  momento  di  rimorso  che  Io  prostrò. 
Incapace  a  prendere  qualunque  provvedimento,  giron- 
zava  taciturno  ed  abbattuto  dietro  la  rumorosa  linea 
di  battaglia  fra  San  Juan  e  Villaj  senza  neppur  sov- 
venirsi che  era  il  Generale  in  capo  del  suo  esercito, 
senza  mai  pensare  a  dare  un  ordine  qualsiasi.  La 
disfatta  della  divisione  del  centro,  venne  a  riscuoterlo 


(1)  Da  ambe  le  partì,  Perù  e  Chili,  si  è  cercato  sempre  nei 
loro  diversi  racconti  di  aumentare  enormemente  le  forze  deirav- 
versario:  noi  però,  guidati  dalle  notizie  più  certe  e  sicure,  pos- 
siamo guarentire  l' esattezza  delle  cifre  da  noi  assegniate  al  rispet- 
tivi eserciti. 


470  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

repentinamente  dalF  inerte  suo  abbandono  :  pensò  che 
tutto  fosse  perduto»  e  prese  sollecitamente  là  via  della 
spiaggia  per  rientrare  a  Lima.  In  questo  momento 
ed  in  questo  stato  del  suo  animo  incontrò  T aiutante 
che  gli  domandava  un  rinforzo  per  la  divisione  di 
Iglesias;  e  gli  rispose  ciò  che  egli  pensava,  gli  ri- 
spose che  tutto  era  perduto,  e  continuò  per  la  sua  via. 
Indi  la  vista  del  corpo  di  riserva  che  stava  al  di  là  di 
Chorrillos,  diede  un  altro  giro  alle  sue  idee  ;  gli  fece 
ricordare  che  rimanevagli  ancora  la  seconda  linea  di 
difesa  di  Miraflores;  e  ripresa  la  sua  prima  confidenza, 
disse  a  sé  stesso  :  se  ho  perduto  oggi  a  San  Juan,  vin- 
cerò domani  a  Miraflores,  E  pensò  di  riserbare  per 
la  seconda  battaglia  la  divisione  di  riserva  che  vedeva 
innanzi  a  sé:  da  ciò  l'ordine  mandato  a  Suarez,  e  poi 
rigorosamente  ripetuto,  di  ripiegarsi  sopra  Miraflores. 
Alle  II  a.  m.  tutto  era  finito  nella  pianura  tra  Monter- 
rico-Chico  e  Chorrillos.  I  disfatti  fuggitivi  di  San  Juan 
erano  già  dietro  la  seconda  linea  di  Miraflores,  insieme 
a  quelli  dell'ala  sinistra,  ed  insieme  alla  divisione 
di  riserva  che  il  Dittatore  faceva  ritirare:  solo  ardeva 
ancora  la  pugna  localizzata  sull'  alta  vetta  del  Morrò- 
Solar.  Chorrillos  era  deserto;  più  non  vi  era  un  solo 
soldato  peruviano  ;  più  non  vi  era  nessuno,  quasi  tutti 
i  suoi  abitanti  erano  ftiggiti  :  soli  alcuni  stranieri,  com- 
pletamente neutrali  alla  lotta,  e  che  avevano  in  Chor- 
rillos i  loro  stabilimenti  di  commercio,  rimanevano 
paurosi  nelle  loro  case  o  andavano  più  paurosi  ancora 
a  rifugiarsi  in  riva  del  mare.  Sapevano  che  i  chileni 
avrebbero  da  un  momento  all'  altro  occupato  quel  vii- 


-"k 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  471 

hgffOy  terminata  che  fosse  sul  Morrò  la  insostenibile 
resistenza  di  Iglesias;  ricordavano  i  tristi  avvenimenti 
di  Tacna  ed  Arica,  ed  avevano  paura  :  però  non  vo- 
levano, non  potevano  abbandonare  completamente 
quelle  loro  case  di  commercio,  quelle  loro  proprietà 
che  rappresentavano  il  frutto  di  tanti  e  tanti  anni  di 
lavoro,  di  economie  e  di  privazioni;  e  rimanevano  lì, 
speranzosi  che  le  truppe  chilene  saprebbero  rispettare 
la.  loro  qualità  di  stranieri  neutrali. 

Alle  due  p.  m.,  s' è  detto  già,  tutto  era  finito  anche  sul 
Morra.  Iglesias  era  caduto  prigioniero  insieme  ai  scarsi 
resti  della  sua  divisione  ;  e  meno  di  mezz*  ora  dopo, 
le  prime  colonne  delle  truppe  chilene  che  a  passo  ac- 
celerato scendevano  per  le  aride  falde  del  Morrò,  in- 
vadevano le  deserte  strade  del  sottoposto  Chorrillos, 
mentre  altre  ne  occupavano  il  quartiere  posto  a  breve 
distanza,  e  già  da  più  ore  innanzi  abbandonato  dalla 
divisione  di  riserva  del  disfatto  esercitò  peruviano.  Alle 
2  e  mezza,  il  generale  in  capo  Baquedano  ed  il  Mi- 
nistro della  guerra,  Vergara,  che  rappresentava  il  Go- 
verao  chileno,  erano  anch'essi  in  Chorrillos,  ammi- 
rando estasiati  insieme  ai  loro  aiutanti  e  seguaci  i  bei 
palazzi,  i  ranchos^  dalle  eleganti  terrazze  moresche, 
che  coi  fioriti  giardinetti  chiusi  da  grosse  cancellate 
di  ferro  dorato,  davano  all'insieme  quel  certo  che 
di  fkntastico,  di  vago,  di  grandioso,  di  cui  tanto  ave- 
vano udito  parlare  nel  Chili,  e  che  si  bene  annunzia- 
vano la  decantata  ricchezza  delle  ^ppellettili  e  di  tutte 
le  eleganti  ricercatezze  degli  appartamenti.  La  na- 
tura e  l'arte  rivaleggiavano  di  bellezza  e  di  magnifi- 
co. —  Cai  VANO,  Guerra  eCAmirica, 


472  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


cenza  agli  occhi  attoniti  della  grossa  comitiva,  che 
camminava  signora  di  quella  immensa  aUtambra  del- 
l' aristocrazia  peruviana  ;  che  sentiva  ribollire  nel 
cuore  tutte  le  passioni  della  patria  lontana  contro  gli 
invisi  possessori  di  tanta  delizia  ;  che  sentiva  rigurgi- 
tare nell'animo  tutta  la  gioia  del  fortunato  vincitore, 
arrivato  alfine  a  porre  il  ferreo  piede  sul  tremulo  collo 
dell'odiato  fratello  e  rivale.  Ma  il  tempo  stringeva: 
r  ora  della  collera  vendicatrice  era  prossima  :  e  prima 
che  quella  suonasse,  era  mestieri  rifarsi  della  stanchezza 
e  delle  fatiche  della  giornata. 

La  grossa  cavalcata  dei  conquistatori  si  separò  verso 
le  tre  ;  e  mentre  il  Generale  in  capo  cercava  un  po'di 
riposo,  insieme  al  Ministro  ed  alPex-Plenipotenziarìo 
Godoy  nel  rancho  di  un  congiunto  della  distinta  con- 
sorte di  costui  (peruviana),  altri  invadevano  quello  del- 
l'ex-comandante  della  Union,  Garcia  y  Garcia. 

Breve  però  fu  il  loro  riposo:  frastuono  di  schiop- 
pettate, vortici  di  fiamme,  e  grossi  nugoli  di  fumo  li 
fecero  presto  avvertici  che  la  vendetta  chilena  comin- 
ciava, e  che  era  tempo  di  lasciar  libero  il  campo  ai 
tremendi  ministri  di  essa  (i). 


(l)  «  Più  non  vi  erano  nemici   da  combattere....   Era  neces- 
sario sollazzarsi,  aver  momenti  di  espansione  e  di  riposo  prima  | 
di  tornar  di  nuovo  a  soffrire  le  rigide   prescrizioni  della   disci-  | 
plina....  L'esercito  del  Chili  si  era  coperto  un'altra  volta  d'un. 
peritura  gloria  (I);  era  molto  giusto  donqae  di  celebrar  degna- 
mente così  grato  avvenimento.  Sembra  che  questo  fosse  anche  lo 
spirito  che  animò  il  Generale  in  capo;  perchè  invece  di  far  bat-j 
tere  riunione  agi'  innumerevoli  e  disordinati  gruppi  di  soldati  di 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  473 


Alle  5  il  Ministro  della  guerra  abbandonò  Chorril- 
los,  mentre  il  Generale  in  capo  passava  ad  occupare 
il  gran  palazzo  di  Pezet,  di  dove  lo  sloggiarono  nuo- 
vamente le  fiamme  alle  io  di  sera,  sicché  andò  a  pas- 
sar la  notte  nel  quartiere,  convertito  in  ospedale. 

A  cominciare  dalle  5  p.  m.  circa,  Chorrillos  era  di- 
venuto tutto  d^un  tratto  orrendo  teatro  di  rapina,  di 
orgia,  di  sangue  e  mine  ;  una  vera  bolgia  d' inferno. 

Grosse  e  piccole  bande  dì  soldati  in  disordine  ed 
armati  si  disseminarono  in  un  momento  per  tutta  la 
piccola  città.  Mentre  alcune  correvano  alle  pulpene, 
alle  botteghe,  ai  magazzini,  altre  forzavano  a  schiop- 
pettate le  serrature  delle  porte,  ed  entrando  nelle  case 
le  percorrevano  rapidamente  da  cima  a  fondo;  se  in- 
contravano qualcuno,  lo  uccidevano  ;  e  se  P  aspetto 
generale  degli  appartamenti  era  povero  e  meschino,  vi 
appiccavano  il  fuoco,  e  via  (i).  Se  poi  annunziava  ric- 


diversi  corpi  che  andavano  disseminati  per  la  città»  si  diede  fran- 
chigia tanto  a  quelli  che  stavano  nella  città,  quanto  a  qaelli  che 
seguitavano  ad  entrare  in  essa,  e  si  portò  la  imprudenza  fino 
air  estremo  di  non  ordinar  loro  di  lasciare  le  armi  nei  loro  quar- 
tieri od  accampamenti.  Le  conseguenze,  com'  era  naturale,  furono 
fatali.  La  maggior  parte  delle  case  di  Chorrillos,  vere  dimore  di 
piacere,  avevano  abbondanti  e  ben  fornite  dispense.  Le  botteghe 
di  dove  si  era  estratto  il  petrolio  e  V  acquaragia  contenevano 
anche  centinaia  di  bottiglie  di  ogni  specie  di  liquore.  Presto  prin- 
cipiò la  ripartizione....  > 

Dal  giornale  El  Mercurio  di  Valparaiso,  del  22  marzo  1881. 
Relazione  del  suo  corrispondente  in  campagna. 

(i)  Testimoni  oculari  ci  riferirono  che  ad  appiccare  il  fuoco 
i  soldati  chileni  adoprassero  certe  piccole  bombe  di  materie  in- 


474  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


chezza  ed  opulenza,  era  tutf  altra  cosa:  frugando  in 
tutti  gli  angoli,  scassinando  tutti  i  mobili,  ponendo  tutto 
in  orrendo  soqquadro,  s'imposs'essavano  di  tutti  i  pic- 
coli oggetti  preziosi,  e  di  tutte  le  più  ricche  stoffe  che 
incontravano,  di  cui  faceva  ciascuno  aUa  lesta  il  pro- 
prio fagotto.  Indi  alla  dispensa  ed  alla  cantina;  e  carichi 
i  soldati  di  commestibili,  di  vini,  di  liquori,  correvano 
tutti  nei  dorati  saloni,  dove  cominciava  immediata- 
mente la  più  infernale  baraonda  che  mai  si  possa  im- 
maginare. Chi  sdraiato  sulle  poltrone  o  sui  soffici  divani 
del  più  fino  damasco,  chi  seduto  o  disteso  sui  morbidi 
tappeti  di  Persia;  si  mangiava,  si  beveva,  si  cantava, 
mentre  altri  si  divertivano  a  battere  pazzamente  le  ta- 
stiere dei  pianoforti,  a  rompere  i  quadri,  a  sconquas- 
sare i  mobili,  ad  appiccare  il  fuoco  in  una  o  più  estre- 
mità della  casa,  onde  avesse  il  tempo  di  crescere  e 
prender  forza  mentre  si  stava  nei  saloni  a  far  baldo- 
ria. Frattanto  gli  scelti  vini,  i  prelibati  liquori  di  cui 
le  ricche  cantine  erano  ben  fornite,  £Eicevano  il  loro 
effetto;  e  cresceva  il  chiasso,  cresceva  l'orgia  ed  il 
baccanale.  Il  soldato  chileno,  il  roto,  cui  più  non  fre- 
nava la  disciplina  militare,  dava  sempre  più  libero  sfogo 
alla  stupida  brutalità  e  alla  ferocia  del  suo  carattere; 


fiammAbili  di  cui  erano  muniti,  e  che  lanciate  con  fona  scop- 
piavano, prodncendo  istantaneamente  l'incendio.  Se  fosse  vera- 
mente così,  ciò  proverebbe  una  volte  di  più,  come  diremo  ap- 
presso, che  r  incendio  di  Chorrillos  fii  cosa  lungamente  studiata 
e  preparata;  poiché  solo  in  questo  modo  potrebbe  spiegarsi  come 
i  soldati  chileni  si  trovassero  provvisti  di  tali  bombe,  a  nnU'al> 
tro  buone. 


E  DISTRUZIÓNE  DI  CHORRILLOS  475 

e  cominciavano  le  dispute,  le  querele,  le  lotte:  indi 
mano  al  corvo  o  al  fucile;  ed  a  scannarsi,  ad  ucci- 
dersi fra  loro,  fino  a  che  le  prime  vampe  dell'incen- 
dio, penetrando  nei  saloni,  ne  li  scacciassero  (i).  I  morti, 
i  feriti,  quelli  completamente  vinti  dalP  ubriachezza, 
erano  preda  delle  fiamme,  mentre  gli  altri  uscivano  a 
continuar  le  loro  dispute  nelle  strade,  ove  tuonavano 
numerose  le  schioppettate  come  in  una  battaglia,  od 
a  sfondare  altre  porte  ed  a  ricominciar  da  capo  in  altre 
case. 

E  ciò  durò  senza  interruzione  tutta  la  sera,  tutta 
la  notte,  mtta  la  prima  metà  del  giorno  appresso; 
dalle  S  p.  m.  del  1 3,  fino  al  mezzogiorno  del  i4,  ora 
nella  quale  lo  sbandato  esercito  iii  chiamato  alle  file; 
ed  a  cominciare  dalla  quale,  senza  mai  cessare  del 
tutto  per  più  giorni  successivi,  la  nefanda  opera  di 
distruzione  fu  continuata  solamente  da  semplici  drap- 
pelli più  o  meno  numerosi  di  soldati  sbandati,  fino  a 
che  in  Chorrillos  e'  nei  dintorni  più  non  rimase  pietra 
sopra  pietra. 

E  tutto  ciò  sotto  gli  occhi  del  Generale  in  capo,  del 
Ministro  della  guerra,  e  di  tutti  i  capi  ed  ufiziali  su- 
periori ed  inferiori  dell'  esercito  chileno  (2).  Essi  sta- 


(i)  Il  comspondente  in  campagna  del  giornale  £1  Mercurio 
di  Valparaiso  fa  ascendere  dai  trecento  ai  quattrocento^  il  nnmero 
dei  soldati  chileni  che  si  uccisero  fra  loro  in  Chorrillos  nella  notte 
del  13- gennaio,  ira  il  furore  dell'orgia  e  del  saccheggio. 

Vedi:  El  Mercurio  del  22  marzo  1881. 

(2)  «  Alle  due  e  mezza  p.  m.  eravamo  nelle  strade  della  ele- 
gante e  graziosa  Chorrillos....  Aspettavamo  il  Ministro  della  guerra 


476  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

vano  lì,  chi  dentro  e  chi  alle  porte  di  Chorrìllos,  ve- 
dendo ed  ascoltando  tutto,  e  non  facendo  mai  nulla 
per  richiamare  all'ordine  i  proprii  soldati;  e  se  al  mez- 
zogiorno del  i4  si  occuparono  di  raccogliere  e  rior- 
dinare i  disciolti  battaglioni,  fu  solamente  pel  timore 


che  non  tardò  ad  arrivare.  Era  passata  un'ora  appena  quando 
cominciammo  a  sentire  un  gran  disordine:  rottura  di  porte,  sac- 
cheggio di  botteghe,  ed  alcune  case  ardevano  già....  Era  il  prin- 
cipio di  un  gravissimo  male,  le  cui  conseguenze  potevano  finire 
in  una  catastrofe  nazionale.  Facile,  molto  facile  sarebbe  stato  con- 
tenerlo nel  principio.  Nondimeno  uh  il  Generale  in  capo,  né  i 
Generali  di  divisione,  né  i  Comandanti  di  brigata  prendevano  mi- 
sura alcuna....  Il  disordine  di  Chorrillos  era  arrivato  al  massimo 
dell'  eccesso  e  della  demoralizzazione.  Il  saccheggio  e  Y  ubria- 
chezza, r  incendio  ed  il  sangue,  formavano  il  quadro  di  queir  or- 
ribile dramma.  » 

Lettera  politica  del  chileno   Manuel  J.  Vicuxla,  p.  117  e  seg. 

«  Cadeva  la  notte,  e  le  strade  di  Chorrillos  illuminate  dal  ful- 
gore di  cento  incendii,  somigliavano  ad  un  fantastico  quadro  di 
scene  d'inferno....  Presto  si  sentirono  alcuni  spari:  erano  i  sol- 
dati chileni  che  disputavano  fra  loro....  Il  sinistro  splendore  de- 
gl'incendii  illuminava  solamente  scene  di  orgia  e  di  esterminio... 
Il  giorno  seguente  continuarono  i  disordini....  Però  il  Generale 
in  capo  non  prendeva  nessuna  seria  determinazione  a  fine  di  far 
cessare  quei  ripugnanti  disordini.  Sembrava  che  pensasse  di  la- 
nciar camminare  le  cose,  e  permettere  che  nella  notte  del  14  si 
rinnovassero  le  scene  di  quella  del  13.  ti  Ministro  della  guerra 
gì'  indicò  allora  che  sarebbe  conveniente  di  riorganizzare  l'eser- 
cito, onde  marciare  immediatamente  sopra  Lima,  e  che  era  ne- 
cessario di  raccogliere  con  qualunque  mezzo  quella  gente  sban- 
data. > 

Giornale  El  Mercurio  di  Valparaiso,  del  22  marzo  1881.  Re- 
lazione del  suo  Corrispondente. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHOftklLLOS  47? 

di  una  sorpresa  del  nemico  e  per  prepararsi  alla  nuova 
battaglia  dell'indomani,  non  per  porre  un  freno  ai 
barbarici  eccessi  dell'  esercito,  non  per  far  cessare 
il  saccheggio  e  la  distruzione,  che,  come  s'è  detto, 
continuarono  a  compiersi  senza  interruzione  da  piccoli 
drappelli  di  soldati,  cosidetti  dispersi,  senza  che  mai 
fossero  a  ciò  impediti,  pur  quando  tal  cosa  succedeva 
alla  presenza  di  qualche  ufìziale  superiore,  anche  dei 
più  rinomati,  che  si  trovava  di  lì  a  passare  per  caso, 
e  la  cui  protezione  veniva  invano  invocata  dalle  po- 
vere vittime  di  tanta  nefandezza  ;  fatto  di  cui  si  ebbero 
non  pochi  esempi  nel  piccolo  borgo  del  Barranco. 

Se  altre  prove  mancassero,  basterebbe  ciò  solo  a  di- 
mostrare che  la  distruzione  di  Chorrillos  e  suoi  din- 
torni, il  saccheggio  ed  il  fuoco  così  ampiamente  ap- 
plicati, non  furono  per  nulla  l'effetto  di  semplici  eccessi 
di  una  soldatesca  ubriaca  ed  indisciplinata. 

Del  resto,  basta  sapere  che  nulla  giustificava  nean- 
che il  più  leggiero  atto  di  violenza  contro  un  villag- 
gio che  l'esercito  chileno  occupò  senza  resistenza, quando 
già  era  terminata  la  battaglia  combattuta  nelle  sue  vi- 
cinanze, e  che  trovò  completamente  deserto,  se  si  ec- 
cettuano solamente  alcuni  pochi  stranieri,  neutrali  nella 
guerra,  ed  appena  qualche  attardato  abitante  che  non 
fece  troppo  presto  a  fuggire;  basta  ricordare  gli  odii 
e    le  rivalità  chilene  contro  la  aristocrazia  peruviana, 
e   l'invidia  che  la  dimora  favorita  di  questa  suscitò 
seospre  nel  Chili;  cose  di  cui  ci  occupammo  nel  ca- 
pitolo terzo  :  e  basta  infine  prestar  orecchio,  per  poco 
che   sia,  a  quella  voce  pubblica  da  cui  si  vuole  che  il 


478  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

saccheggio  di  Cborrillos  e  di  Lima  fosse  offerto  ai  sol- 
dato cliileno  in  premio  dei  suoi  sforzi,  fin  da  qaando 
cominciava  la  guerra  nel  1879,. perchè  non  si  abbia 
a  durar  fatica  alcuna  per  sospettare  che  Chorrìllos 
fosse  saccheggiata  e  distrutta  volontariamente  e  pre- 
meditatamente, e  solo  perchè  così  e  non  altrimenti  si 
volle  (i). 

A  provare  poi  quanto  l'anzidetta  voce  pubblica  me- 
riti di  essere  ascoltata,  basti  avvertire  che  essa  richiamò 
seriamente  l'attenzione  del  Corpo  Diplomatico  stra- 
niero residente  a  Lima  ;  ed  a  segno  tale  da  far  sì  che 
il  suo  Decano,  prima  ancora  della  battaglia  di  San 
Juan  e  dei  fatti  di  Chorrìllos^  ne .  focesse  oggetto  di 
speciale  comunicazione  al  Generale  in  capo  dell^  eser- 
cito chileno  accampato  in  Lurin,  come  appare  dalla 
Nota  di  rispósta  che  in  data  del  sei  gennaio  riceveva 
egli  dal  detto  Generale  chileno,  e  che  dice  :  «  Sig.  Mi- 
nistro :  Ho  testé  ricevuto  la  Nota  di  V.  E.  in  dató 
primo  corrente,  nella  quale  Ella  mi  domanda  se,  dato 
il  caso  che  la  città  di  Lima  non  opponga  resistenza 


(i)  «  Mi  dicono  che  a  tutti  coloro  che  andarano  a  raccoD- 
targU  (al  Generale  in  capo  chileno)  la  maniera  come  andava  cre- 
scendo il  disordine  (in  Chorrillos)  rispondeva  con  molta  indiffe- 
renza, stringendosi  nelle  spalle  :  Che  posso  fare  io  ?  » 

Lettera  politica  citata,  pa^.  1 19. 

La  risposta  del  Generale  in  capo  chileno,  Baquedano,  che  sap- 
piamo essere  un  gentiluomo  e  d'animo  non  cattivo,  non  vorrebbe 
forse  alludere  a  ordini  superiori  che  lo  collocavano  nella  impos- 
sibilità di  impedire  i  disordini,  il  saccheggio  e  l' incendio  di  Chor- 
rillos ? 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  479 

alle  forze  da  me  dipendenti,  io  sarei  per  occuparla  sol- 
tanto con  le  forze  scelte,  e  aggiunge  che,  nel  caso 
contrario,  ossia  quello  della  resistenza,  V.  E.  e  i  suoi 
onorevoli  colleghi  del  Corpo  Diplomatico  condannano 
il  saccheggio,  e  desiderano  sieno  loro  affidate  le  mi- 
sure di  sicurezza,  di  cui  le  mie  truppe  non  saranno 
per  prendere  cura.  In  risposta  a  questa  comunicazione 
mi  basta  soltanto  di  dichiarare  a  V.  E.  che  l'avviso 
del  mio  Governo  e  il  mio  proprio  furono  chiaramente 
determinati  nella  mia  Nota  del  3o  dicembre  ultimo. 
V.  E.  comprenderà  che  le  declamazioni  appassionate 
della  stampa  di  ambo  i  paesi  belligeranti  non  possono 
essere  materia  di  discussione  ufficiale.  In  conseguenza 
deve  permettermi  che  non  tenga  conto  delVallusione 
che  trovo  nella  Nota  di  V.  E.  quanto  alP  istigazione 
al  saccheggio^  che  Ella  crede  aver  rintracciato  nella 
stampa  del  mio  paese.  Per  altro  V.  E.  può  esser  si' 
cura  che  il  mio  fermo  proposito  si  è  di  umanizzare 
la  guerra,  e  risparmiare  ai  privati  mali  non  necessari], 
in  accordo  col  progresso  della  civiltà  del  secolo.  Ma 
le  mie  promesse  devono  a  ciò  solo  limitarsi,  poiché  le 
misure  ulteriori  che  sarò  per  adottare,  dipendono  da 
circostante  che  non  posso  prevedere..,,  (firmato)  Ma- 
nuel Baquedano.  » 

Noi  conoscemmo  Chorrillos  in  altri  tempi,  e  vi  pas* 
sammo  parecchie  stagioni  estive;  la  visitammo  qual- 
che mese  dopo  ì  fotti  che  narriamo,  e  più  non  tro- 
vammo che  macerie,  da  non  riconoscere  neanche  i  siti 
delle  strade  e  della  casa  che  in  altra  epoca  abitammo. 
Vedemmo  però  qua  e  là,  in  mezzo  a  tanta  •  rovina, 


48o  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

alcuni  pochi  ranchos  o  case,  in  pieno  stato  di  con- 
servazione, contro  di  cui  non  fu  portato  danno  alcuno. 
Sorpresi  di  ciò,  cercammo  di  sapere  come  avvenbse; 
e  ci  fu  risposto  che  quei  pochi  ranchos  appartenevano 
a  persone  legate  in  parentela  od  amicizia  con  alcuni 
alti  personaggi  chileni  ;  e  che  in  grazia  di  ciò  furono 
rispettati.  Ciò  adunque  vuol  dire  che  il  soldato  non 
procede  alla  cieca  nella  sua  opera  di  distruzione  ;  che 
vi  fu  una  mente  che  diresse  la  sua  mano;  e  ciò  an- 
cora sarebbe  nuova  e  non  lieve  prova  di  quanto  di- 
cemmo innanzi. 

Più  su  abbiamo  accennato  anche  ai  danni  del  Bar- 
ranco  ;  ed  è  bene  dirne  qualche  parola.  Nel  Barranco, 
piccola  ed  anch'essa  deliziosa  borgata  di  villeggiatura^ 
posta  fra  Chorrillos  e  Mirailores,  discosta  dalle  linee 
di  difesa  stabilite  dal  Dittatore,  ed  abitata  per  oltre  due 
terzi  da  stranieri  completamente  neutrali  nella  lotta 
fratricida  delle  tre  Repubbliche,  si  era  sicuri  di  tro- 
varsi al  coperto  da  ogni  diretta  contingenza  di  guerra. 

Ma  ecco  che  nel  pomeriggio  del  i3  appaiono  ivi 
alcuni  drappelli  di  soldati  chileni,  venuti  espressamente 
da  Chorrillos  in  cerca  di  bottino  e  di  case  da  incen- 
diare. I  suoi  abitanti  sono  presi  dal  terrore;  e  i  più 
fuggono  precipitosamente  verso  Lima.  Altri  invece  si 
rinchiudono  paurosi  e  tremanti  nelle  loro  case  o  bot- 
teghe, che  copre  una  bandiera  straniera  amica  del  Chili, 
e  che  non  vogliono,  non  possono  abbandonare,  poiché 
là  si  rinserra  ogni  loro  avere  e  sostanza;  e,  miseri' 
assaporano  in  quelle,  un  lungo  e  straziante  tormento 
d'indicibili  ansietà  ed  amarezze. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  481 

In  mezzo  al  firastuono  di  mille  disordini,  odono  bus- 
sare alle  loro  porte;  sono  ufiziali  :  aprono  immediata- 
mente, lì  ricevono  pieni  di  riguardo,  li  complimentano 
di  vino,  di  liquori,  di  quanto  v'  ha  di  meglio  nelle  loro 
case  ;  ed  invocando  la  loro  protezione,  li  scongiurano 
di  salvarli  insieme  alle  loro  proprietà  dal  fìirore  della 
terribile  soldatesca.  Indi,  partiti  questi,  ne  vengono  altri, 
e  poi  altri,  che  accolgono  tutti  in  egual  modo  ed  a 
tutti  rivolgono  sempre  le  istesse  preghiere.  Ma  gli  av- 
vinazzati soldati  infuriano  sempre  di  più  al  di  fuori, 
e  già  qualcuno  comincia  ad  avvicinarsi  alle  loro  pro- 
prietà, a  scassinar  qualche  cancello  o  porta  ;  e  sempre 
più  atterriti  chiamano  essi  medesimi  qualche  altro  ufi- 
ziale  che  vedono  passare  per  le  strade,  invocando  da 
lui  aiuto  e  protezione. 

Tutto  è  inutile  :  traquillizzati  per  un  moniento  dalla 
voce  di  qualcuno  di  quegli  ufiziali,  da  cui  sono  assi- 
curati che  nulla  avranno  a  soffrire,  rimangono  atter- 
riti un  istante  più  tardi  dalle  parole  di  qualche  altro 
che  fa  loro  intendere  di  non  saper  che  fare  per  pro- 
teggerli, perchè  le  tstru\icnì  ricevute  comandano  dì 
mettere  tutto  a  ferro  e  fuoco^  Chorriilos,  Barranco, 
Miraflores  e  Lima  (i).  Altro  invece  crede  dì  confor- 
tarli colle  parole:  Noi  bruciamo^  ed  il  Perù  pagherà  (2). 
E  agitati  così  da  una  continua  vicenda  di  terrore  e  di 


(i)  Parole  prese  dai  reclami  di  alcuni  cittadini  italiani  per 
danni  sofferti  nel  Barranco,  e  che  abbiamo  udito  riferire  anche 
personalmente  da  alcuno  di  essi. 

(2)  Idem. 


482  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

-—     - ■ —   mtm^^^^    ■   I     ■    I  !__■ I u I      ■■    ^  I 

speranza,  passano  essi  la  orribile  notte  del  i3,  e  poi 
tutta  la  giornata  e  la  notte  del  i4,  mirando  il  sac- 
cheggio e  l' incendio  delle  case  circostanti  ;  finche  noD 
rimangono  più  che  le  loro,  e  forza  è  che  fuggano  dove 
possono  e  come  possono,  onde  non  trovarsi  involti  fra 
gli  orrori  del  saccheggio  e  dell' incendio  di  esse,  che 
non  tarda  ad  arrivare  (i). 

Come  abbiamo  detto,  gli  abitanti  del  Barranco  erano 
in  maggior  parte  stranieri;  e  straniere  erano  pure  la  mag- 
gior pane  delle  proprietà  o  ranchos,  di  quella  una  volta 
ridente  borgau,  che  i  soldati  chileni  saccheggiarono 
ed  incendiarono.  Molte  proprietà  straniere  erano  anche 
in  Chorrillos,  e  nessuna  di  esse  sfuggì  alla  mano  rapace 
del  saccheggio,  ed  all'ira  distruggitrice  del  chileno. 

Come  si  sa,  fra  le  varie  colonie  europee  che  risie- 
dono sulP  ospitale  terra  del  Perù,  V  italiana  è  una  delle 
più  ricche  e  numerose;  e  quindi  la  maggior  pane 
forse  delle  tante  proprietà  straniere  saccheggiate  e  di- 
strutte dalla  soldatesca  chilena,  appanenevano  a  nostri 
connazionali,  a  pacifici  ed  inoffensivi  italiani  che,  neu- 
trali nella  guerra,  unicamente  cercarono  e  cercano 
sempre  le  fonti  del  proprio  benessere,  come  tutta  la 
colonia  italiana  nel  Perù  e  come  tutti  i  figli  d'Italia 
all'estero,  ovunque  essi  sieno,  nel  più  onesto  ed  inde- 
fesso lavoro. 


(i)  Dal  nostro  c;gregio  amico  e  letterato  Conte  Carlo  Carcozi- 
Galesi,  che  trovavasi  in  villeggiatura  al  Barranco  e  fu  non  poco 
danneggiato,  adimmo  di  tutti  questi  fotti  il  più  veridico  ed  inte- 
ressante racconto. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  483 

Le  perdite  sofferte  dai  nostri  connazionali  in  Qior- 
rillos  e  nel  Barranco,  ascendono  a  più  e  più  milioni 
di  lire  :  molti  di  essi  perderono  tutto  quanto  avevano, 
tutto  il  prodotto  di  lunghi  e  penosi  anni  di  lavoro; 
qualcuno  di  essi  già  divenuto,  dopo  quasi  tutta  una 
vita  spesa  nella  più  costante  e  intelligente  operosità, 
nonché  agiato,  ricco,  dovè  ricorrere  dipoi  ai  più  mo- 
desti uffici  per  ridomandare  al  lavoro  di  che  sostentar 
se  stesso  ed  i  suoi.  E  non  si  dica  che  ciò  sia  vana 
rettorica,  no:  é  pura  e  schietta  verità;  ed  all'occor- 
renza po^mmo  e  citar  nomi  e  addurre  prove. 

Né  questo  è  il  peggio.  Fra  la  tanta  povera  gente,  a 
sangue  freddo  o  nel  bollore  dell'orgia  trucidata  in 
Chorrillos  e  nel  Barranco,  si  contano  anche  non  pochi 
stranieri,  i  più  dei  quali  erano  italiani  :  e  qui,  al  con- 
siderare la  rea  maniera  come  fu  tolta  la  vita  a  quei 
miseri,  P  uomo,  lo  storico,  V  italiano  non  sa  soffocare 
un  grido  d' indignazione,  che  spontaneo  erompe  contro 
gr  inqualificabili  autori  di  tanta  nequizia  1 

L'inglese  Mac  Lean,  vecchio  medico  ottuagenario, 
fu  barbaramente  ucciso  nel  proprio  letto,  e  nella  stessa 
residenza  del  Ministro  inglese,  ove  sicuro  riposava  sotto 
l'egida  della  bandiera  britannica,  che  sventolava  sul  tetto 
della  casa,  e  che  nondimeno  fu  impotente  a  proteggerlo. 

Tre  italiani,  un  francese  ed  un  portoghese,  presi  in 
riva  al  mare  il  i3  gennaio  e  tenuti  prigionieri  sènza 
saper  perchè,  furono  barbaramente  fucilati  la  sera 
del  i4;  mentre  altro  francese  che  era  con  essi,  com- 
prava a  stento  col  denaro  quella  vita  che  il  terrore 
gli  tolse  qualche  giorno  appresso. 


484  BATrAGLIA  DI  SAN  JUAN 


L'italiano  Borgna,  fatto  prigioniero  mentre  fuggiva 
verso  Lima,  e  messo  in  una  camera  dell^  ospedale  di 
Chorrillos,  era  ucciso  con  una  fucilata  nel  mattino 
del  14,  da  quel  medesimo  soldato  che  facea  da  senti- 
nella air  improvvisato  suo  carcere. 

Gritaliani  Ogno,  Cipollina  e  Nerini  erano  massacrati 
nelle  stesse  loro  pulperie,  dipoi  saccheggiate  e  distrutte. 

Altri  tre  italiani  trovavano  la  morte  nelle  strade, 
mentre  cercavano  di  porsi  in  salvo  da  tanta  ira  sel- 
vaggia e  feroce. 

L'italiano  Leonardi  da  Montecrestese  infine,  era  fano 
cadavere  a  fucilate  nella  propria  sua  abitazione,  men- 
tre era  inteso  a  soccorrere  la  povera  consorte,  di  firesco 
puerpera  (i). 

E  qui  ci  crediamo  nel  dovere  di  domandare  al  Go- 

(i)  Nel  giornale  El  Mercurio  di  Valparaiso,  del  18  mano  1S81, 
troviamo  :  «  Roma  e  Chorrillos  -  Per  lettera  ricevuta  da  Rom2 
in  data  del  26  gennaio,  si  sa  che  nello  stesso  giorno  13  di  quel 
mese  in  cui  ebbe  luogo  la  battaglia  di  Chorrillos  (di  San  Jmart. 
in  Chorillos  non  vi  fu  battaglia,  solo  vi  fu  saccheggio  e  inoendkv 
molto  dopo  che  fosse  terminata  la  battaglia  sul  Morrò)  i  chileni 
residenti  in  Roma  avevano  ottenuto  udienza  nel  Vaticano  dal 
Papa  Leone  XIII....  Le  signore  chilene  domandarono  a  S.  S.  che 
benedicesse  V  esercito  del  Chili,  e  questi  lo  fece  immediatamente 
con  molta  devozione.  É  un  fatto  molto  singolare  che  il  Papa 
stesse  benedicendo  in  Roma  quello  stesso  esercito  che  in  quel 
giorno  ed  in  quelle  ore  combatteva  alla  base  del  Morrp  Solar.  > 

£  noi  diciamo:  il  Papa  benediceva  l'esercito  chileno  dal  sue 
seggio  infaUibiU  (I)  del  Vaticano,  nel  giorno  e  nel  momento 
istesso  in  cui  quello  compiva  colla  strage  e  coli'  incendio  di 
Chorrillos,  uno  dei  fatti  piiì  iniqui  ed  atroci  che  abbia  da  reg^ 
strare  la  storia. 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  485 


verno  italiano  :  che  avete  voi  fatto  a  tutela  delle  tante 
proprietà  italiane  cosi  ingiustamente  distrutte?  per  il 
tanto  sangue  italiano  così  iniquamente  versato  ?  Quelle 
proprietà  erano  coperte  dalla  bandiera  italiana,  che  per 
soprappiù  fu  schernita  e  dileggiata  dal  soldato  chileno 
nei  più  villani  modi;  quel  sangue  fu  versato  mentre 
le  povere  vittime,  fiere  di  chiamarsi  italiani,  invoca- 
vano appunto  la  protezione  della  patria  lontana  e  vi- 
lipesa. Ripetiamo:  che  avete  voi  fatto  per  tutto  ciò? 
che  avete  voi  fatto  per  riparare  le  tante  offese  portate 
a  quel  glorioso  vessillo  d' Italia,  che  avete  il  dovere  e 
la  forza  di  far  rispettare? 

Durante  la  lunga  e  funesta  guerra  del  Pacifico  -  fu- 
nesta principalmente  agl'interessi  stranieri,  che  sono 
molti  e  gravi  -  l' Italia,  che  ha  le  più  forti  corazzate 
del  mondo,  non  ebbe  in  quei  paraggi  che  appena  tre 
meschini  legni  da  guerra,  gli  ultimi  forse  della  sua 
marina,  e  del  tutto  incapaci  a  dare  una  mostra  visi- 
bile e  patente  del  potere  navale  italiano:  ed  il  roto 
chileno,  che  si  pregia  di  fare  il  gradasso  innanzi  al 
debole,  credè  nella  sua  crassa  ignoranza  delle  cose 
del  mondo,  che  quei  tre  legnucoli  costituissero  da  sé 
soli  tutta  o  la  miglior  parte  almeno   dell'armata  ita- 
liana; credè  l'Italia  impotente  a  proteggere  l'onore 
della  sua  bandiera,  insieme  alla  vita  ed  alla  proprietà 
dei   suoi  figli;  e  perciò,  sicuro  dell'impunità,  disprezzò 
r  Italia  e  la  sua  bandiera,  e  fece  strage  sempre  che 
potè  delle  vite  e  delle  proprietà  italiane. 

Dopo  la  battaglia  di  San  Juan  del   i3  gennaio,  i 
corrispondenti  dei  giornali  chileni,  tanto  per  giustificare 


486  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

a  loro  modo  la  uccisione  degli  anzidetti  italiani,  quanto 
per  dare  le  più  gigantesctie  proporzioni  alla  loro  vit- 
toria, inventarono  e  riferirono  la  bugiarda  notizia  che 
insieme  ai  peruviani  aveva  combattuto  un  battaglione 
di  700  e  più  italiani,  e  che  tutti  questi  erano  stati 
massacrati  e  tagliati  a  pezzi,  senza  che  se  ne  salvasse 
neppur  uno.  Questa  menzogna  produsse  nel  ChiTi  la 
più  feroce  ed  ignobile  animosità  contro  V  Italia  e  gP  ita- 
liani. 

Per  le  strade  e  pei  giornali  in  mtto  il  Chili  non  si 
faceva  che  dilettarsi  nel  racconto  del  supposto  alas- 
sero del  battaglione  italiano,  che  compiacersi  di  un  sì 
fausto  avvenimento,  e  dirigere  contro  V  Italia  e  gV  ita* 
liani  le  più  triviali  e  vigliacche  ingiurie:  e  ciò  durò 
per  un  buon  pezzo,  anche  quando  la  insulsa  Savoia 
dell'esistenza  e  del  massacro  del  supposto  battaglione 
italiano  fu  in  tutti  i  modi  smentita,  così  uflBcialmente 
come  estraufficialmente  (i). 

Per  chi  conosce  il  carattere  dei  chileni,  è  iuori  di 
dubbio  che  essi  non  avrebbero  affatto  ardito  <fi  fare  e 


(i)  In  tutto  l'esercito  del  Perù  non  si  trovava  che  nn  solo 
italiano,  che  per  giunta  non  prese  parte  a  nessun  combattimefito 
perchè  apparteneva  alla  guarnigione  del  forte  del  Callao.  E  s'egU 
entrò  neU'  esercitò  non  fu  già  per  spontanea  determinaiione,  ma 
perchè  fa  quello  1'  nnico  modo  di  sftiggire  alla  ostinata  perse- 
cuzione che  per  una  voluta  offesa  ai/a  religione  cattolica  feccgli 
per  più  mesi  il  Governo  Dittatoriale.  Per  il  contrailo  l' esercito 
chileno  contava  non  pochi  stranieri,  massime  fra  gli  orGgtìeri^ 
che  furono  sempre  quanto  ebbe  di  meglio  queir  esercito  :  questa 
è  un  fatto  assai  noto  nel  Perù  e  nel  Chili 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  487 


dire  tutto  quello  che  fecero  e  dissero  contro  P  Italia 
e  gr  italiani,  se  fosse  comparso  nelle  acque  del  Pa- 
cifico un  paio,  non  più,  di  buone  corazzate  italiane. 
Oh  come  allora  sarebbero  stati  docili  e  melliflui! 

Come  ultimo  ragguaglio  della  battaglia  di  San  Juariy 
aggiungeremo  che  essa  costò  3ooo  e  più  uomini  al 
Chili,  tra  morti  e  feriti,  senza  contare  i  3oo  e  più  che 
si  ammazzarono  tra  loro  nelle  luride  orgie  della  or* 
renda  notte  della  distruzione  di  Chorrillos. 

Il  Perù  dal  suo  canto  ne  perde  4ooo  e  più  :  quasi 
la  metà  di  quelli  che  entrarono  in  battagliai 

Riferiremo  pure  che,  allo  scopo  di  scusare  innanzi 
al  mondo  gli  eccessi  e  V  incendio  di  Chorrillos,  i  chi- 
leni  presero  a  sostenere  e  a  spargere  ai  quattro  venti 
che  in  Chorrillos  trovarono  una  forte  resistenza,  che 
vi  fu  anzi  una  vera  e  sanguinosa  battaglia;  e  non  man- 
cano neanche  nei  giornali  e  nelle  Storie  chilene  le  più 
immaginarie  e  prolisse  descrizioni  di  essa  :  distinsero 
cioè  le  operazioni  del  i3  gennaio  in  due  diverse  bat- 
taglie, che  chiamano  di  San  Juan  e  di  Chorrillos,  Ma, 
non  senza  lasciare  la  sua  parte  alla  naturale  ampol- 
losità del  carattere  chileno,  ripetiamo,  ciò  è  detto  prin- 
cipalmente col  fine  di  cercare  un  pretesco,  via  non 
nuova  per  gli  uomini  di  quel  paese,  che  valesse,  se 
non  a  legittimare,  a  scusare  almeno  la  inqualificabile 
condotta  dell'  esercito  chileno.  In  Chorrillos  non  vi  fu 
resistenza,  e  molto  meno  battaglia  (i). 


(i)  Abbiamo  letto  e  riletto  più  volte  la  descrizione  della  bat- 
taglia di  San  Juan  e  di  tatte  le  operazioni  del  13  gennaio  che 

31.  —  Caivano,  Guerra  «T America, 


488  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 


La  battaglia,  cominciata  nelle  posizioni  di  San  Juan 
e  Fi7/a,  si  terminò  sulla  vetta  del  Morrò  Solar;  alla 
base  di  uno  dei  cui  lati  è  Chorrillos;  e  tranne  il  breve 
scontro  nelle  vicinanze  e  nella  stazione  ferroviaria  dì 
Chorrillos,  fra  il  battaglione  peruviano  di  riserva  che 
andava  in  soccorso  di  Iglesias  sul  Morrò  Solar,  e  le 
forti  divisioni  chilene  che  andavano  sul  Morrò  stesso 
in  aiuto  di  Lynch,  com'è  detto  altrove,  non  si  ebbe 
altro  fatto  d'armi  in  quel  giorno  i3.  Come  ricorde- 
ranno i  nostri  lettori,  un  piccol  numero  di  soldati  di 
quel  battaglione  peruviano  pervenne,  nella  sua  ritirata, 
a  rifugiarsi  nella  stazione  ferroviaria  di  Chorrillos. 
dove  fu  fatto  prigioniero;  e  certo  la  insignificante  re* 
sistenza  di  appena  qualche  minuto  fatta  dalle  mura 
*  di  detta  stazione,  che  un'ampia  strada  separava  dalle 
prime  e  più  prossime  case  di  Chorrillos,  non  può  in 
nessun  modo  chiamarsi  resistenza  di  Chorrillos,  e  molto 
meno  poi  battaglia. 

Nondimeno  è  appunto  a  questo  meschino  episodio 
dell'  unica  battaglia  del  1 3,  cui  essi  danno  il  nome  e 
l'importanza  di  seconda  e  speciale  battaglia:  e  non 
contenti  di  ciò,  ne  trasportano  1'  azione  nelle  mura 
stesse  di  Chorrillos,  che  convertono  in  aspro  e  terrìbile 


fa  lo  scrittore  chileoo  Barros  Arana  nel  capitolo  IX  della  2^  pane 
della  sua  Scoria  della  guerra  del  Pacifico;  e  dichiariamo  franca- 
mente che  non  vi  abbiamo  trovato  quasi  nulla  che  ci    ricordi 
fatti    di    cui    parliamo;    fatti   che    siamo    convinti   dì    conoscer 
appieno,    e    di    riferire    fedelmente.    Curiosa    Storia    eh'  è    ras 
(}uclla  I 


E  DISTRUZIONE  DI  CHORRILLOS  489 


campo  di  accanito  combattimento,  mentre  le  più  ir- 
refragabili prove  di  fatto  e  le  assicurazioni  di  nume- 
rosi  testimoni  oculari  dicono  che  essa  fu  limitata  uni- 
camente alla  stazione  ferroviaria  che,  come  s' è  detto, 
era  tanto  discosta  dall'  abitato,  da  potersi  appena  con- 
siderare  come  la  prima  sua  casa  da  quel  lato. 

Comunque  sia,  questo  stesso  insignificantissimo  epi- 
sodio della  stazione  ferroviaria,  che  al  massimo  potè 
risolversi  in  qualche  centinaio  di  fucilate,  cominciò  e 
fìni  assai  prima  del  mezzogiorno:  e  quando  l' esercito 
cbileno  occupò  Chorrillos  al  termine  della  battaglia  sul 
Morrò  Solar,  dopo  le  2  p.  m.,  più  non  era  neppur  ve- 
stigio di  soldati  peruviani,  tranne  i  prigionieri,  né  in 
Chorrillos  né  nei  suoi  dintorni.  I  soli  soldati  che  tro- 
vavansi  in  quei  luoghi  fin  dal  mezzogiorno,  erano  del 
medesimo  esercito  chileno:  quelli  cioè  che  dopo  Pepi- 
sodio  della  stazione  ferroviaria,  preferirono  scorrazzare 
per  Chorrillos  e  sue  vicinanze,  anziché  andarsi  a  bat- 
tere sul  Morrò  Solar;  ed  è  infine  pienamente  provato 
dalle  medesime  relazioni  chilene,  che  alle  2  p.  m.  del  i3 
ogni  combattimento  era  terminato,  è  che  solamente 
dalle  4  alle  5  p.  m.,  ossia  più  di  due  ore  dopo,  co- 
minciò il  saccheggio  e  l' incendio  di  Chorrillos.  Nulla 
dicasi  poi  del  Barranco,  ove  nulla  giustificava  la  pre- 
senza dell'esercito  chileno,  e  dove  si  recarono  sola- 
mente a  bella  posta  le  bande  dei  saccheggiatori  e  degli 
incendiarii. 

Basta  infine  avvertire  che  la  distruzione  di  Chorrillos 
e  del  Barranco,  cominciata  ed  in  massima  parte  ese- 
guita nella  notte  dal  i3  al  i4  gennaio,  non  rimase  com- 


490  BATTAGLIA  DI  SAN  JUAN 

piuta  se  non  dopo  molti  e  molti  giorni,  quando  più 
non  v'  era  che  appena  il  ricordo  delle  passate  bat- 
taglie. Testimoni  oculari  c^  informarono  che  il  Maiecm 
di  ChorrilloS)  elegante  passeggio  a  guisa  di  terrazza  sul 
mare,  fu  distrutto  nei  primi  giorni  di  febbraio,  e  che 
pur  durante  quei  giorni  .furono  arse  le  ultime  case! 


^' 


XIV 


BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES  E  RESA  DJ  LIMA 


SOMMARIO 


Seconda  lìnea  di  difesa.  ~  Le  trincee  :  distribuzione  dell'esercito 
pemviano.  -  Opportunità  di  rivincita  non  saputa  cogliere  dal 
Dittatore.  —  Il  generale  chileno  manda  un  araldo  per  trattare 
di  pace.  —  Il  terrore  in  Lima  :  gli  abitanti  fuggono  negli  AiUi 
o  in  Ancon.  —  Il  Corpo  Diplomatico  di  Lima  chiede  garanzie 
pei  neutrali.  —  Tregua   e   sua  improvvisa  rottura.  -    Di    chi 
fìi  la  colpa?  —  Considerazioni  che  inducono  a   conoscere  la 
verità.  -  Battaglia.  -  I  Chileni  sono   respinti  due    volte.  - 
Disfatta  dei  Peruviani.  -  I  Battaglioni  di   riserva.  -  Sbalor- 
dimento .  e    incapacità   del   Dittatore.    -   Lascia  la   maggior 
parte  delle  forze   peruviane  senza  prender  parte  alla  batta- 
glia :  ordina  a  queste  di  disperdersi.  —  Abbandona  tutto  e  si 
ritira  fra  i  monti.  —  Nel  campo  chileno  si  pensava  a  nuove 
battaglie.  -  Spavento  degli  abitanti  di  Lima.  -  Il  Corpo  Di- 
plomatico si  interpone  nuovamente  :    Risposta  del   Generale 


9a  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

chileno.  -  Voci  di  miDaccie  falle  dal  Corpo  Diplomatka.  - 
Il  Corpo  Diplomalico  salva  Lima.  —  Alto  di  resa.  —  Kur- 
diai  in  Lima  contro  i  chinui.  —  Ingreuo  d«i  chilcbi  in  Lima. 
-  CoDclasioDC. 


k  la  disfatta  di  San  Juan,  il  i3. 
èva  ancora,  ad  una  lega  dalla 
le  peruviana,  La  seconda  linea 
^riamente  detu  fbniiìcata,  a  di- 
ella  quale  trovavasi  il  pìccola 
esercito  di  riserva  di  6000  uomini. 

Era  questa  una  lunga  linea  curva  da  un^ià  a  do- 
dici chilometri  che,  cominciando  in  prossimità  del  mare 
e  passando  poco  at  disopra  di  Miraiìores,  andava  a  finire 
al  di  là  della  fattoria  di  Vasquez,  nella  Valle  di  Ate, 
e  le  sue  fortificazioni,  rimaste  in  massima  parte  in- 
compiute, come  s'è  accennato  altrove,  consistevano 
appena  in  pochi  pezzi  di  artiglieria  collocati  su  per  le 
colline  senz' alcuna  opera  speciale  di  difesa,  ed  in  cin- 
que cosideltì  ridotti,  che  in  realtà  erano  solamente  me- 
schine trincee  o  fossati,  con  uno  scarso  riparo  di  terra 
sul  davanti. 

Queste  cinque  trincee  però,  semplice  parte  di  quelle 
tante  che  dovevano  essere  secondo  il  progetto,  e  che 
non  si  fece  in  tempo  a  costruire,  erano  tutte  da  ur. 
solo  lato,  ossia  dal  centro  della  linea  fino  alla  sua 
estrema  diritta,  sul  mare  ;  e  per  supplire  alla  loro  raan- 
canza  dal  centro  alla  estrema  sinistra,  il  Dittatore 
aveva  disposto  su  questo  lato  della  estesa  linea,  la  mag- 
gior parte  delle  fòrze  ad  essa  tutta   destinate  ;   sicché 


E  RESA  DI  LIMA  493 


dei  18  scemi  battaglioni  dell'esercito  di  riserva,  undici 
furono  distribuiti  sullo  spazio  mancante  di  trincee  del- 
l'ala  sinistra,  e  sette  nelle  trincee  dell'ala  diritta. 

Disposto  così,  prim^  ancora   della    battaglia  di  San 
Juan,  l'esercito  di  riserva  fu  lasciato  dipoi  come  si 
trovava:  unica  innovazione  fu  quella  di  aggiungere 
ad  esso  due  battaglioni  di  linea  della  guarnigione  del 
Callao  ed  i  resti  dell'esercito   attivo  disfatto  in  San 
Juan.  Detti  resti  avrebbero  potuto  formare  da  se  soli 
un  corpo  di  9  o  loooo  uomini  ;  ma  il  Dittatore  che, 
mentre  voleva  far  tutto  da  sé,  finiva  sempre  col  far 
poco  e  male,  lasciò  che  buona  parte  di  quei  soldati  si 
disperdesse  a  suo  talento  nella  vicina  capitale.  Com- 
preso il  corpo  che  doveva  far  da  riserva  il  i3  e  che, 
meno  un  solo  battaglione,  non  entrò  in  azione,  riunì 
appena  dai  cinque  ai  seimila   uomini,   che,  insieme 
ai  due  battaglioni  venuti  dal  Callao,  collocò  parte  ne- 
gli spazii  liberi  di  800  metri  ognuno,  che  rimanevano 
fra  una  trincea  e  l'altra,  e  parte  nell'ala  sinistra  sfor- 
nita di  trincee. 

Durante  la  funesta  notte  del  1 3  e  la  prima  metà  del 
dì  i4  si  presentava  però  al  Dittatore,  senza  ch'egli 
sapesse  approfittarne,  la  più  opportuna  occasione  di 
riparare,  in  gran  parte  almeno,  i  suoi  tanti  torti  verso 
il  proprio  paese. 

A  poco  più  di  una  lega  da  lui  e  dal  suo  quartier 
generale  ardeva  Chorrillos,  ardeva  il  Barranco;  e  là, 
fra  i  vortici  di  fumo  e  di  fiamme  e  nei  dintorni  di 
quei  due  villaggi^  brulicavano  in  pieno  disordine  i  sol- 
dati chileni,  alcuni  intenti  al  saccheggio,  altri  all'in- 


494  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 


cendio,  altri  a  disputare  ed  ammazzarsi  fra  loro,  quasi 
tutti,  chi  in  principio,  chi  in  fine  di  lurida  e  barbarica 
orgia,  vacillanti  e  cadenti  per  effetto  dei  liquori,  della 
stanchezza,  del  sonno  e  dell'esaltamento  delle  più  scom- 
poste passioni 

Bastavano  poche  migliaia  di  uomini  per  aver  ra- 
gione di  tutta  queir  orda  ubriaca  ed  abbrutita  :  bastava 
che  Pierola  l' avesse  sorpresa  in  quei  momenti  colla 
metà  appena  delle  sue  truppe,  che  erano  là  a  due  passi 
da  essa,  e  tutto  l'esercito  chileno  sarebbe  rimasto  in 
brev'ora  sconfitto  e  disperso.  Ciò  appunto  temevano 
da  momento  a  momento  nel  campo  chileno  i  pochi 
che  avevano  conservato  colla  propria  dignità  di  uo- 
mini tutta  la  lucidezza  della  propria  ragione;  e  come 
ne  stessero  impensieriti  non  è  a  dirlo  (i). 

Nondimeno  Pierola,  fermo  sempre  nel  suo  famoso 
piano  della  più  stretta  difensiva,  nulla  fece.  Forse  non 
sorse  attorno  a  lui  nessuna  voce  che  accennasse  ad 
una  tale  impresa  ?  Tutto  il  contrario  :  se  ne  disse  «  se 
ne  parlò  molto  e  moltissimo;  e  non  mancarono  Gene- 
rali e  Colonnelli  che  instassero  caldamente  perchè  si 
affidasse  loro  siffatta  impresa,  dichiarandosi  sicuri   e 


(i)  <  Ricordo  che  col  Ministro  della  guerra  facevamo  qaesta 
riflessione:  Come  ci  andsebbe  questa  notte  (dal  13  al  14)  se  ì 
peruviani  venissero  con  un  poco  di  audacia  ad  attaccarci  in  nii> 
mero  di  quattromila  uomini^  non  più  !  Tutto  questo  se  lo  porte- 
rebbe il  demonio,  mi  diceva  il  Ministro;  e  l'opera  del  Chil\ 
colla  sua  tremenda  campagna  e  le  sue  innumerevoli  vittorie^  si 
perderebbe  miserevolmente  in  un'  ora.  • 

Carta  Politica  del  chileno  M,  /.  Vicuna^  p.  124. 


E  RESA  DI  LIMA  495 


responsabili  dell'esito.  La  prova  di  ciò   la  troviamo 
nei  medesimi  giornali  e  scrìtti  chileni. 

Unica  cura  del  Governo  dittatoriale  era  invece  quella 
di  far  circolare  in  Lima  le  più  assurde  notizie  sugli 
avvenimenti  della  giornata,  per  far  credere  vittoria,  e 
splendida,  la  cruenta  disfatta  di  San  Juan. 

La  mattina  del  i4,  il  Generale  in  capo  dell' esercito 
chileno,  sia  per  approfittare  della  vittoria  del  giorno 
innanzi  e  porre  vantaggiosamente  termine  alla  guerra, 
senza  esporsi  ai  rìschi  di  nuove  battaglie  sotto  le  mura 
di  Lima,  sia  per  trovar  nuovi  pretesti,  in  caso  di  ne- 
gativa, agli  eccessi  della  sua  soldatesca,  o  sia  infine 
per  procurarsi  qualche   notizia  sulle  vantate  fortifica- 
zioni nemiche  della  linea  di  Miraflores,  spedì  un  araldo 
al  Dittatore  peruviano,  col  fine  d' invitarlo  a  trattative 
di  pace.  Ma  avendo  quest'  ultimo  fatto  rispondere  con 
alterigia,  che   avrebbe   ascoltato  volentieri  gì' invelati 
chileni  che  muniti  di  pieni  poteri  si  fossero  presentati 
a  lui  nel  proprio  campo  per  negoziare  la  pace,  quello 
cominciò  a  raccogliere  ed  a  riorganizzare  il  suo  esercito 
per  impegnare  la  seconda  battaglia  detta  di  Miraflores. 
In  Lima  però,  vista  l' insuflScienza  mostrata  dal  Dit- 
tatore il  giorno  innanzi,  e  saputisi  i  tanti  eccessi  com- 
messi dalle  soldatesche  chilene  in  Chorrillos  e  nel  Bar- 
ranco,  le  cui  fiamme   erano  visibili   dall'alto  delle 
terrazze,  crebbe  smisuratamente  il  terrore.  Le  famiglie 
degli  stranieri   corsero  in  folla  nelle  Legazioni  e  nei 
Consolati  delle  loro  rispettive  Nazioni,  nonché  negli 
Asili  precedentediente  preparati  a  ciò;  ed  insieme  ad 
esse  vi  corsero  in  maggior  numero,  tremanti  e-  sbi- 


496  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

gottite,  le  donne  peruviane,  pur  troppo  consapevoli 
della  miseranda  sorte  che  sarebbe  loro  toccata  nel- 
l'ora tremenda  in  cui  cadesse  la  Capitale  in  potere 
del  nemico.  Ma  gli  Asili,  le  Legazioni,  i  Consolati  e  le 
case  stesse  dei  Ministri  e  Consoli  esteri,  non  potevano 
contenere  tanta  gente;  più  non  v'era  posto  per  nessuno: 
le  camere,  i  cortili,  le  scale,  tutto,  tutto  era  pieno  dì 
gente,  di  donne  principalmente  ;  e  la  calca  che  ingros- 
sava sempre  alle  porte,  prese  una  nuova  via,  quella 
di  Ancon,  da  più  giorni  collocato  sotto  la  speciale  pro- 
tezione del  Corpo  diplomatico  estero,  dove  già  eransi 
rifugiati  nei  giorni  innanzi  i  più  timidi  ed  i  più  facol- 
tosi, ed  alla  cui  volta  partivano  continuamente  lunghi 
treni,  pieni  zeppi  di  vecchi  cadenti,  di  donne,  di  fan- 
ciulli. E  neppur  nei  treni  v'era  posto  per  tutti:  la  lo- 
comotrice è  per  partire  già,  e  nondimeno  mille  brac- 
cia, mille  voci  si  alzano  insieme  per  dire  che  as[>etti 
ancora  un  momento,  per  invocare  un  posticino,  fosse 
anche  sulle  staffe  delle  carrozze.  Le  belle  donne,  le 
vezzose  fanciulle  sono  le  più  timorose,  le  più  interes- 
sate a  partire,  ad  allontanarsi  dal  futuro  teatro  delle 
orgie  araucane;  e  dirigendosi  a  qualche  vecchio  che 
veggono  qua  e  là  agli  sportelli  delle  carrozze,  «  eh  ! 
gridano  loro,  voi  siete  uomini,  voi  non  avete  a  temere 
che  della  vita;  ma  noi  siamo  donne,  siamo  beile,  e  per 
noi  e'  è  il  disonore,  e' è  la  vergogna  :  per  carità,  cede- 
teci i  vostri  posti....  »  a  Ah  si,  rispondono  mestamente 
gli  apostrofati,  avete  ragione,  voi  avete  più  da  perdere, 
siete  donne  e  siete  belle,  sventurate!...  »  E  scendono 
dalle  carrozze,  perchè  quelle  occupino  i  loro  posti! 


E  RESA  DI  LIMA  497 


La  desolazione  in  Lima  era  somma,  infinita;  ed  il 
Corpo  Diplomatico  estero  che  era  rimasto  inoperoso  in- 
nanzi all'orrendo  spettacolo  di  Chorrillos  e  del  Bar- 
rancoy  fu  tocco  da  tanta  sventura,  dall'angoscia  di 
cinquantamila  donne  che  tremavano  pel  loro  onore. 
Comprese  alla  fine  che  una  grande  responsabilità  pe- 
sava su  di  esso,  e  che  aveva  il  dovere  di  fronte  alla 
umanità  ed  alle  proprie  nazioni  di  salvar  Lima  dal 
furore  dell'esercito  chileno;  quella  Lima  ove  erano 
tanti  interessi  e  tante  vite  di  esteri  neutrali  alla  guerra, 
ed  ove  di  peruviani  più  non  si  vedevano  che  donne, 
vecchi  e  fenciuUi. 

Raccoltosi  il  Corpo  Diplomatico  -  sulla  proposta  del 
Ministro  d' Italia,  come  risulta  da  qualche  documento 
ufficiale- deliberò:  i^  di  offrire  i  suoi  buoni  ufficii  al 
Dittatore  del  Perù  ed  al  Generale  in  capo  dell'eser- 
cito chileno,  onde  promuovere  un  armistizio  durante 
il  quale  si  potesse  addivenire  ad  un  trattato  di  pace; 
2^  nel  caso  in  cui  i  suoi  buoni  uffici  per  la  pace  riu- 
scissero infruttuosi,  di  adoprarsi  in  ogni  modo  per 
salvar  Lima,  in  garenzia  delle  vite  e  degli  averi  dei 
numerosi  neutrali.  Indi  senza  perdita  di  tempo,  ed  ac- 
compagnata dai  comandanti  delle  squadre  estere  che 
erano  nelle  acque  del  Callao  e  di  Chorrillos,  la  inglese, 
la  francese  e  V  italiana,  una  Deputazione  di  esso  Corpo 
Diplomatico  si  recava  successivamente  dal  Dittatore 
peruviano  e  dal  Generale  chileno,  e  poi  da  questo  a 
quello,  nei  rispettivi  campi,  spiegando  energia  ed  at- 
tività non  poca. 

Una  volta  alla  presenza  del  Generale  in  capo  del- 


498  BATTAGLIA  DI  MlRAFLORES 

r  esercito  chileno,  Baquedano,  detta  Deputazione  co- 
minciò col  domandargli  le  necessarie  garenzie  per  i 
molti  stranieri  stanziati  in  Lima,  e  quindi  per  Lima 
stessa  dove  questi  avevano  le  loro  proprietà.  Le  te- 
stuali parole  colle  quali  il  Ministro  d'Italia  in  Lima 
informava  di  ciò  il  proprio  Governo,  dicono:  e  Con- 
vinti che  quand'anco  P  esercito  chileno  fosse  entrato  in 
Lima  senza  combattere,  ma  solo  nell'immediata  eb- 
brezza della  vittoria,  questa  Capitale  sarebbe  stata  vit- 
tima di  gravissimi  eccessi,  i  Ministri  di  Francia  e  di 
Inghilterra  dichiararono  chiaro  ed  aperto  che  essi  ed  i 
loro  Colleghi  avevano  dai  proprii  Governi  istruzione 
di  provvedere  alla  salvezza  dei  neutrali  con  tutti  i 
mezzi  di  che  potessero  disporre.  Queste  formali  dichia- 
razioni indussero  il  generale  Baquedano  a  promettere 
che,  qualora  i  suoi  soldati  fossero  riusciti  pienamente 
vittoriósi  a  Miraflores,  l' ingresso  a  Lima  sarebbe  dif- 
ferito (i).  >  Venuto  dipoi  a  parlare  dei  buoni  uffici  of- 
ferti dal  Corpo  diplomatico,  la  citata  Deputazione  ot- 
tenne che  Baquedano  concedesse  al  nemico  una  tregua 
che  doveva  finire  alla  mezzanotte  del  i5,  durante  la 
quale  si  sarebbe  trattato  delle  condizioni  di  un  anni- 
stizio,  e,  se  possibile,  della  pace.  Ascoltò  le  condizioni 
che  il  Generale  chileno  dettava  tanto  per  la  conclu- 
sione dell'armistizio  come  per  quella  della  pace,  e  dopo 
aver  riferite  queste  al  Dittatore  peruviano,  ed  appreso 
da  lui  che  accettava  la  tregua  concessa  da  Baque- 
dano,  si  restituì  a  Lima,  onde  porsi  d'accordo   coi 


(i)  Nota  del  28  gennaio  i88r« 


E  RESA  DI  LIMA  499 


colleghi.  Tutte  queste  pratiche  avvenivano  nella  notte 
del  i4  e  nella  prima  metà  del  i5,  alla  cui  mezza- 
notte spirava  la  tregua. 

Il  tempo  stringeva.  Udito  quindi  il  rapporto  della 
Deputazione,  e  saputo  che  Pierola  si  manifestava  di- 
sposto a  trattare  sulle  condizioni  dejl' armistizio  pro- 
poste dall'avversario,  nonché  a  negoziar  la  pace,  il 
Corpo  Diplomatico  decise  di  portarsi  nella  sua  inte- 
grità presso  il  Dittatore,  in  Miraflores,  per  quindi  tra« 
sferirsi  colla  risposta  di  lui  al  campo  chileno,  onde 
menare  a  termine' P  opera  cosi  bene  incominciata  dei 
suoi  buoni  ufficii. 

Alle  2  e  1 5  p.  m.  il  Còrpo  Diplomatico  giungeva  al 
quartier  generale  dell'  esercito  peruviano,  e  facevasi 
annunziare  al  Dittatore,  il  quale,  trovandosi  a  cola- 
zione insieme  a  varii  capi  del  suo  esercito  ed  ai  co- 
man  ianti  delle  squadre  straniere  da  cui  esso  Corpo 
Diplomatico  erasi  fatto  precedere,  uscì,  immediata- 
mente a  riceverlo.  Ma  mentre  i  signori  diplomatici  ed 
il  Dittatore  scambiavano  fra  loro  i  primi  saluti  di  uso, 
furono  istantaneamente  sorpresi  da  un  assordante  fuoco 
dì  moschetteria  e  di  cannoni,  che  aveva  tutto  l'as- 
petto ed  era  in  realtà  il  principio  di  una  battaglia; 
di  quella  che  poi  fu  chiamata  battaglia  di  Mira- 
flores. 

Colti  tutti  air  improvviso  da  questo  insperato  prin- 
cipio della  battaglia,  mentre  si  viveva  sicuri  sotto  la 
fede  della  pattuita  tregua^  che  doveva  durare  fino  alla 
mezzanotte  di  quel  giorno,  nacque  d' un  subito  un  gran 
parapiglia;  e  premurosamente  chiamato  dai  suoi  aiu- 


500  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

tanti  e  dai  capi  delF  esercito  che  avevano  fatto  coa- 
zione con  lui,  il  Dittatore  fece  appena  un  saluto  gene^ 
rale  al  Corpo  Diplomatico,  corse  al  suo  cavallo  e  sparì 
con  quelli. 

Però  il  fragore  della  battaglia  continuava  sempre  più 
vivo  ed  intenso:  i  proiettili  delle  mitragliatrici  e  dei 
cannoni  descrivevano  in  tutti  i  sensi  numerose  e  ter- 
ribili parabole;  ed  i  signori  Diplomatici  rimasti  soli, 
confusi  e  sbalorditi,  nella  casetta  che  dianzi  occupava 
il  Dittatore,  si  videro  in  grave  ed  imminente  perìcolo. 
Bisognava  fuggir  di  lì:  e  senza  cavalli,  senza  nessun 
mezzo  di  locomozione,  ripresero  a  piedi  il  cammino 
di  Lima,  sotto  una  grandine  di  palle  che  fischiavano 
intorno  a  loro  da  tutti  i  lati.  Certo  fii  quello  un  tristo 
scioglimento  della  loro  missione,  ed  a  cui  la  Diploma- 
zia è  poco  avvezzai 

Difficile  sarebbe  precisare  nettamente  e  con  sicu- 
rezza a  chi  dei  due  toccasse  la  colpa  della  improvvisa 
rottura  della  tregua,  se  al  Perù  od  al  Chili.  Mentre  i 
peruviani  sostengono  che  primi  a  rompere  i  fuochi 
fossero  i  chileni,  questi  dicono  altrettanto  dei  l(»o  av- 
versari!. Riferiremo  i  fatti  come  stanno. 

Nel  suo  rapporto  ufficiale  sulla  battaglia  di  Mìra- 
flores,  il  Generale  in  capo  dell'esercito  chileno,  dopo 
di  aver  parlato  della  tregua  da  lui  concessa  nelle  prime 
ore  del  mattino  del  i5,  dice:  e  Comunque  in  virtù  di 
questo  patto  (la  tregua)  io  potessi  disporre  dell'  intera 
giornata  per  collocare  le  mie  truppe,  volli  fare  questa 
operazione  com^  se  la  battaglia  non  fosse  differita. 
La  terza  divisione   che  accampò  il   i4  al  sud    del 


E  RKSA  DI  LIMA 


501 


Barranco  con  ordine  di  stendere  la  sua  linea  nella  mat- 
tina del  i5  al  nord  di  quel  villaggio  ed  in  molta  vi- 
cinanza delle  posizioni  nemiche,  principiò  a  collocarsi 
aUe  8  del  mattino.  Alle  due  p.  m.  si  trovavano  al  loro 
posto  tutti  i  corpi  che  la  componevano,  eccetto  il  reg- 
gimento Aconcagua  che  stava  arrivando,  ed  il  batta- 
glione Bulnes  che  era  di  servizio  in  Chorrillos.  Alle 
undici  principiai  a  percorrere  il  campo  dopo  di  aver 
dato  alla  prima  divisione  f  ordine  di  collocarsi  sulla 
dritta  della  terifa.  Mentre  praticava  questa  recogni- 
zione, potei  vedere  che  regnava  grande  attività  nel 
campo  nemico.  I  suoi  battaglioni  si  movevano  in  tutti 
i  sensi,  arrivavano  treni  da  Lima  con  truppe  fresche  ; 
tutto,  in  una  parola,  annunziava  che  là  si  preparavano 
per  un  prossimo  combattimento  (i).  I  capi  dei  corpi  che 


(i)  Eccetto  i  pochi  soldati  di  custodia  dell'arsenale  di  San^a 
Catalina^  in  Lima  non  rimaneva  più   neanche  la   più  meschina 
compagnia  di  truppa,  fin  da  quando  nel  dicembre    usci    Pierola 
con  ì  due  cosidetti  eserciti,  quello  attivo  e  quello  di  riserva,  ad 
occupar  le  due  linee  di  difesa  di  San  Juan  e  di  Miraflons,  In- 
sieme alla  truppa  usci  anche  da  Lima   tutta  la  forza  di  polizia, 
Ccladorts;  tanto  che  per  non  lasciare  la  città  in  balia  dei  ladri 
e  malviventi,  il  servizio  di  polizia  fu  fatto  dalla  Guardia  Urbana, 
espressamente  organizzatasi  fra  le  compagnie   di  pompieri  delle 
colonie  straniere.  Era  quindi  assolutamente  impossibile  che  il  15 
arrivassero  trmi  da  Urna  con  truppt  fresche,  come  dice  Baquedano. 
«  Il  Sindaco  di  Lima,  cui  venne  conferita   una  specie  di  det- 
tatura, provvede  al  mantenimento  dell'  ordine  pubblico  per  mezzo 
delle  compagnie  di  pompieri  volontari!  stranieri,  unica  forza  esi- 
stente  in  questa  capitale.  •  Nota  2  gennaio  1881,  del  Ministro 
d' Italia  in  Lima  al  Ministro  degli  Affari  Esteri  d' Italia. 


502  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

avevano  ricevuto  ordine  di  non  far  fuoco,  mi  doman- 
davano se  non  sarebbe  conveniente  dMmpedire  quelle 
manovre.  11  Comandante  generale  dell'  artiglieria,  che 
aveva  i  suoi  cannoni  in  direzione  delle  strade  per  le 
quali  arrivavano  grosse  colonne  d'infonteria,  mi  pro- 
metteva farle  a  pezzi  in  un  istante  se  gli  permetteva 
di  far  fuoco.  Il  permesso,  com'era  naturale,  gli  fìi  ne^ 
gato;  e  tutto  ciò  che  mi  permisi  di  iare,  in  previdenza 
di  qualunque  eventualità,  fu  di  ripetere  i  miei  ordini 
perchè  le  truppe  che  venivano  da  Chorrillos  affrettas- 
sero la  loro  marcia.  Seguendo  la  mia  recognizione, 
accompagnato  dal  capo  dello  Stato  Maggiore  e  dai 
nostri  rispettivi  aiutanti,  mi  avanzai  sul  fronte  della 
nostra  linea  ejin  molto  vicino  a  quella  nemica.  Quando 
ebbi  studiato  il  campo  come  desiderava^  mi  posi  io 
marcia  per  ritornare.  Immediatamente  si  fece  su  di  noi 
ed  a  cortissima  distan^a^  da  truppe  imboscate,  una 
scarica  di  fucileria.  E  come  se  questo  fosse  stato  un 
segno  convenuto,  tutta  la  linea  ruppe  i  suoi  fuochi....  i» 
Fra  le  tante  altre  cose,  risulta  quindi  da  questo 
brsxuo  del  rapporto  del  Generalissimo  chileno:  i<^che 
dopo  di  aver  conceduta  la  tregua  dispose  il  suo  eser- 
cito in  linea  di  battaglia,  come  se  questa  non  fosse 
stata  dififerita,  e  fosse  imminente  ;  2^  che  alle  2  p.  m. 
la  terza  divisione  del  suo  esercito,  meno  una  piccola 
frazione,  era  già  al  proprio  posto  in  linea  di  battaglia; 
3^  che  alle  11  a.  m.  aveva  già  impartito  1'  ordine  di 
collocamento,  anche  alla  prima  divisione;  la  quale, 
per  la  prossimità  in  cui  era,  non  poteva  non  avere 
eseguito  quest'  ordine  prima  delle  2  p.  m.,  dopo  3  ore; 


£  RESA  DI  UMA  503 


4^  che  neir  eseguire  una  recognizione  del  suo  campo 
si  appressò  fin  molto  vicino  alla  linea  nemica,  e  che 
quando  ebbe  studiato  il  campo  come  desiderava^  im- 
prese a  retrocedere,  avvenendo  allora  che  gli  si  facesse 
dal  nemico  una  scarica  di  fucileria. 

Nella  Nota  che  in  data  del  20  gennaio  dirigeva  al 
Decano  del  Corpo  Diplomatico  in  Lima  il  Segretario 
Generale  del  Dittatore,  si  legge:  e  Nonostante  questo 
solenne  impegno  {la  tregua),  la  squadra  chilena,  in 
numero  di  i4  legni,  si  dispose  in  linea  di  attacco  di 
fronte  a  Mirafiores  fino  daUe  prime  ore  del  i5^  e  l'eser- 
cito dal  suo  lato  avanzò  in  linea  di  battaglia  sul  nostro 
campo,  raccorciando  la  distanza  fino  a  1800  metri  (i), 
situando  convenientemente  la  sua  artiglieria  e  prendendo 
vantaggiosissime  posizioni  che  non  avrebbe  potuto  gua- 


(i)  Per  notizie  raccolte  sopra  luogo  da  distinti   gentiluomini 
peraviaoi  che  dicevano  parte  dell'  esercito   di   rìsenra,  sappiamo 
inreoe  che  nna  parte  dell*  esercito  chileAO  avanzò  dorante  la  tregua 
lino  a  700  metri  appena  dalle   trincee   peravianef  ove  prese  le 
sue  posizioni  dietro  i  tanti  muri  divisionarii  delle  proprietà,   di 
cui  latta  quella  zona  era  piena,  mentre  500  metri  più  indietro, 
ossia  a  1200  dalle  trincee,  collocava  tranquillamente  la  sua  ar- 
tiglieria ;  sicché  quando  cominciò  la  battaglia  si  trovò  già  in  posi- 
zioni fiivorevoli,  che  sensa  la  tregua  gli  sarebbero  state  fortemente 
contrastate,  e  che  solamente   avrebbe  potuto  conquistare  come 
primo  risultato  di  una  vittoria.  Le  surriferite  notizie  suUe  distanze, 
dipoi   esattamente   misurate  dopo  la  battaglia,   sono  certamente 
più  sicure  di  quelle  del  Dittatore  istesso   che  dopo  la  battaglia 
non   rivide  più  quei   luoghi,  e  che  mentre  i  chileni  prendevano 
le  loro  posizioni  stavasene  comodamente  a  far  colazione  nel  prov- 
visorio suo  aUoggio  in  Miraflores. 

3«.  — >  Cai  VANO,  Guerra  tCAmerUiiy 


504  BATTAGLIA  DI  MIRAFLOREb 

dagnare  senza  grandi  sacrifizi.  Di  questi  preparativi  e 
movimenti,  che  erano  in  opposizione  al  convenuto,  ri- 
ceveva continui  avvisi  il  Capò  Supremo,  in  presenza 
dei  signori  Ammiragli  delle  flotte  di  Inghilterra  e  di 
Francia  e  del  signor  Comandante  della  stazione  ita- 
liana (chCy  come  si  sa,  avevano  preceduto  il  Corpo  Di- 
plomatico presso  il  Dittattore):  però  coincidendo  questi 
avvisi  colla  riunione,  nella  residenza  del  Capo  Supremo 
in  Miraflores,  di  tutti  i  membri  del  Corpo  Diplomatico, 
gli  fu  impossibile  lo  ammettere  che  in  così   eccezio- 
nali circostanze  si  pretendesse  consumare  un  atto    di 
perfidia,  difficile  a  supporsi  anche  fra  le  tribù  selvag- 
gie dell'Africa  e  dell' Araucania.  Nondimeno  così  fu, 
ricevendo  come  primo  annunzio  le  nutrite  scariche  che 
lanciarono   simultaneamente   sulla   nostra  ala  diritta 
l'esercito  e  la  squadra  del  Chili,  dando  principio  alla 
battaglia  del  i5,  della  cui  origine  traditrice  sono  stati 
testimoni,  con  imminente  pericolo  della  loro  vita,  V. E-,  i 
suoi  onorevoli   colleghi,  gli  Ammiragli  e  Comandanti 
già  nominati,  e  gli  Uffiziali  dì  marina  degli  Stati-Uniti, 
di  Francia,  d'Inghilterra  e  d'Italia,  che  erano  aggre- 
gati al  nostro  Stato  Maggiore,  (i)  i» 

Onde  completare  la  relazione  di  questi  £sitti,  che  a 
bello  studio  abbiamo  voluto  ricavare  dalle  fonti  uffì- 


(i)  Cosi  nello  Stato  Maggiore  dell'esercito  peruviano  come  in 
quello  dell'esercito  chileno,  trova vansi  riuniti  fin  da  più  gìonù 
varii  Ufficiali  esteri  appartenenti  agli  equipaggi  delle  navi  stra- 
niere che  erano  nel  Pacifico,  ossia  della  Gran  Brettagna,  della 
Francia,  dell'Italia  e  degli  Stati-Uniti. 


E  RESA  DI  LIMA  505 


cialì  di  ambo  i  belligeranti,  ricorreremo  infine  ad  una 
terza  Voce  ufficiale,  completamente  estranea  e  neutrale 
nella  lotta  del  Pacifico,  e  per  ogni  verso  certa  ed  inat- 
taccabile; a  quella  cioè  del  Decano  del  Corpo  Diploma- 
tico, che  dice  :  a  Al  nostro  arrivo  (di  tutti  i  signori  Di- 
plomatici nella  casa  abitata  dal  Dittatore  peruviano  in 
Miraflores)  alle  2  e  un  quarto  p.  m.  del  i5,  il  signor 
Pierola  pranzava  tranquillamente  con  varii  capi  del 
suo  esercito.  Avvertito  della  presenza  di  tutto  il  G)rp)o 
Diplomatico  in  sua  casa,  uscì  dalla  sala  da  pranzo  a 
riceverci,  e  nel  momento  stesso  in  cui  scambiavamo 
in  piedi  ancora  il  primo  saluto,  ruppe  un  fuoco  ge- 
nerale nella  linea  degli  eserciti  e  nei  legni  della  squa- 
dra chilena,  trovandoci  noi  tempestati  dal  diluvio 
di  palle,  bombe  e  granate  che  venivano  dall'  esercito 
e  dalle  navi  del  Chili  nel  luogo  ove  ci  trovavamo, 
a  retroguardia  della  linea  peruviana.  Per  questo  grave 
ed  inatteso  motivo  il  signor  Pierola,  che  vide  istanta- 
neamente compromessa  la  battaglia,  senza  tempo  nean- 
che di  finire  il  cominciato  saluto  al  Corpo  Diploma- 
tico, si  diresse  rapidamente  al  suo  esercito;  e  noi, 
presi  dalla  meraviglia  e  dall'  indignazione  che  è  facile 
immaginare,  ritornammo  a  Lima  a  piedi  sotto  la  stessa 
pioggia  di  paUe  del  primo  istante,  che  soffrimmo  senza 
interruzione  per  quasi  due  ore  (i).  > 
Determinare  con  certezza  chi  veramente  sparasse  il 


(i)  Nota  26  gennaio  18S1,  del  Ministro  di  San  Salvador, 
residente  a  Lima,  al  Ministro  degli  Afbrì  Esteri  del  proprio  Go- 
verno. • 


5q6  battaglia  di  ìoraflores 

primo  colpo  di  fucile  o  di  canoone,  e  come  ciò  avvenisse, 
sarebbe  cosa  oltremodo  dìfEcile,  per  non  dire  impos- 
sibile, perchè,  ripetiamo,  il  Ghiri  ed  il  Perù  si  adde- 
bitano reciprocamente  l'uno  all'altro  la  nefandezza  di 
tanta  slealtà;  e  perchè,  come  semplice  dato  di  fatto, 
sviluppatosi  dopo  che  1'  esercito  chileno  aveva  preso 
le  sue  posizioni  di  fronte  al  nemico^  e  quando  entrami» 
gli  eserciti  potevano  far  fuoco  V  uno  sull'  altro  dal  posto 
dove  si  trovavano  senza  muoversi^  solo  i  testimoni  locali, 
che  sono  essi  medesimi^potrebbero  dare  una  tale  certezza. 

Nondimeno,  sottoponendo  a  minuzioso  e  particola- 
reggiato esame  i  fatti  pienamente  comprovati,  che  ri- 
sultano dagli  anzi  decritti  brani  di  documenti  officiali, 
non  riuscirà  affatto  difficile  al  lettore  di  portare  su  tutto 
ciò  un  giudizio  quasi  certo  e  sicuro» 

Dal  nostro  canto,  e  solamente  per  rendere  più  age- 
vole un  siffatto  esame,  domanderemo  :  il  fotto  confes- 
sato dallo  stesso  generale  chileno,  dì  aver  mosso  e  di- 
sposto il  suo  esercito  in  linea  di  battaglia  durame  k 
tregua,  non  era  già  per  sé  stesso  una  infrazione  alla 
pattuita  tregua,  abusando  del  Savore  di  questa  per 
prendere  (x>sizioni  che  fuor  di  essa  non  avrebbe  po- 
tuto occupare  senza  lotta?  (i)  È  egli  supponibile  che 


(i)  Nell'ansi  citato  Rapporto  del  Generale  cklleno  m  dice  an- 
che che  ]a  pattuita  tregua  non  vietava  agli  eserciti  belligeranti 
di  muoversi  e  prendere  le  loro  posi^Oi^i  di  battaglia  come  voles- 
sero: ma  né  ciò  è  provato,  né  sembra  possibile;  perchè  in  tsj 
caso  la  tregua  avrebbe  servito  unicamente  a  dare  ali*  esercito  as- 
salitore, ossia  al  chileno,  l'opportunità  di  prendere    bcoml   con- 


£  RESA  DI  liMA  507 


l'esercito  peruviano  il  quale  sopportò  che  il  nemico 
si  schierasse  tranquillamente  in  battaglia  alla  sua  pre- 
senza, operando  movimenti  a  suo  danno,  che  poteva 
impedire,  aspettasse  dipoi  che  questi  movimenti  fossero 
compiuti  per  rompere  la  tregua,  senza  alcun  prò  per 
esso,  ossia  quando  già  il  danno  era  avvenuto  e  nulla 
^nrrebbe  avuto  a  guadagnare  coli' accelerare  la  rottura 
delle  ostilità  ì  E  supponibile  che  Pierola,  l' uomo  che 
non  volle  mai  prendere  l'offensiva  quando  poteva  e 
doveva  farlo,  quando  era  quasi  certo  che  gli  avrebbe 
portato  la  vittoria,  andasse  poi  ad  assumerla  nel  solo 
momento  in  cui,  oltreché  era  un  delitto,  non  poteva 
promettergli  nessun  vantarlo  ?  £  mai  supponibile  che 
un  generale  qualunque,  sia  pure  un  Pierola,  prepari 
e  consuim  la  violazione  di  una  tregua  standosene  tran- 
quillamente a  pranzare  insieme  ai  suoi  aiutanti  ed  ai 
Comandami  dei  corpi  del  suo  esercito  ?  Come  si  spiega 
che  i  primi  proiettili,  al  romper  della  tregua,  vadano 
a  ci»care  alla  retroguardia  della  linea  peruviana,  dove 
trova  vasi  il  Corpo  Diplomatico?  Come  si  spiega  che 
la  squadra  chilena  cominciasse  i  suoi  fuochi  contempo- 
raneamente all'  esercito  di  terra,  mentre  pel  fatto  della 
tregua  non  doveva  trovarsi  affatto  preparata  a  ciò  ? 


Irasto  le  posùdoni  oftensive  di  cai  aveva  bisogno  ;  giacché  quello 
<lel  Peiù  che  se  ne  stava  sulla  difensiva  io  posizioni  da  piii  tempo 
scelte  e  pieparate,  non  aveva,  come  non  ebbe  nessuna  nuova  po- 
sizione da  prendere.  In  tal  caso  la  concessione  della  tregua  sa- 
rebbe «tata  manifestamente  capziosa,  e  non  altro  che  mi  semplice 
-fcTanelIo. 


5o8  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

* 

Come  si  spiega  che  detta  squadra  si  dispose  in  linea 
di  combattimento  per  l'appunto  nelle  prime  ore  del 
i5,  di  un  giorno  in  cui  non  doveva  esservi  battaglia? 
Tutto  il  Corpo  Diplomatico  infine  è  lì  ad  attestare 
che  il  Dittatore  peruviano  desiderava  e  voleva  conchiu- 
dere un  vero  armistizio,  nonché  la  pace  (i);  ciò  che 
proverebbe  quanto  fosse  nel  suo  interesse  di  mante- 
nere quella  piccola  tregua  di  venti  ore,  durante  la 
quale  esso  Corpo  Diplomatico  doveva  porre  a  profitto 
a  quest'uopo  l'opera  benefica  dei  suoi  buoni  uffici. 
E  mentre  ciò  escluderebbe  finanche  il  sospetto  che  Pie- 
rola  potesse  pensare  a  rompere  la  tregua,  chi  non  sa 
che  il  Chili,  sempre  assalitore  durante  tutta  la  guerra, 
eccetto  in  San  Francisco,  agognava  più  che  tutto  di 
arrivare  a  Lima,  per  il  doppio  scopo  di  annichilire  il 
Perù  e  d' imporgli  colla  forza  uno  spogliatore  trattato 
di  pace  che  sapeva  non  avrebbe  giammai  firmato  in  altre 
condizioni  ? 

Alle  due  e  mezza  pom.  adunque,  rotta  la  tregua, 
cominciò  la  battaglia  che,  mantenutasi  con  sorte  vana 
e  indecisa  fino  alle  quattro,  momento  da  cui  si  volse 
manifestamente  contro  al  Chili,  fino  alle  5  e  minuti. 


(i)  e  Trasferitasi  a  ^Hraflores  la  delegazione  (dei  Corpo  Diplo- 
ntatico)  si  presentò  a  S.  E.  il  signor  PieroU,  il  quale  accettò  la 
tregua  convenuta,  e  parve  disposto  a  cedere  il  Callao  {wka 
conditiont  imposta  da  Baquedano  per  conchiudere  un  vero  armi' 
stizio)  e  ad  entrare  in  negoziati  di  pace.  » 

Nota  del  Ministro  d'Italia  in  Lima,  28  gennaio  1881,  al 
Ministro  degli  AiEari  Esteri  d' Italia, 


E  RESA  DI  LIMA  509 


termiaò  in  sair  approssimarsi  delle  6  colla  repentina 
e  completa  vittoria  di  quest'ultimo. 

Come  più  volte  s' è  detto,  la  linea  di  difesa  dei  pe- 
ruviani si  estendeva  per  oltre  1 1  chilometri  dal  mare  a 
Vazquez.  Ma  certo  non  poteva  ragionevolmente  atten- 
dersi che  {Generali  chileni,  seguendo  l'inconsulto  piano 
di  Pierola,  sparpagliassero  come  lui  le  proprie  forze  su 
cosi  lunga  linea,  per  attaccarla  contemporaneamente 
su  tutti  i  punti. 

Da  quel  profondo  conoscitore  eh'  egli  era  del  carat- 
tere del  soldato  chileno,  che  solamente  sa  farsi  forte 
ed  ardito  quando  è  in  grandi  e  compatte  moltitudini, 
il  general  Baquedano  concentrò  tutte  le  sue  forze  in 
un  punto  solo;  e  per  approfittare  della  potente  coo- 
perazione della  squadra,  diresse  il  suo  attacco  unica- 
mente contro  l' ala  diritta  dei  peruviani  che,  terminando 
quasi  sul  mare,  poteva  essere  e  fu  efficacemente  ber- 
sagliata dai  grossi  cannoni  di  quella. 

Limitato  l'attacco,  e  quindi  la  battaglia,  ad  un  estremo 
appena  della  lunga  linea  dei  peruviani,  assai  facile  sa- 
rebbe stato  per  questi  di  concentrare  i  loro  sparsi  bat- 
taglioni del  centro  e  dell'ala  sinistra,  tanto  per  ope- 
rare un  movimento  di  conversione  contro  il  nemico, 
attaccandolo  di  fianco,  quanto  e  sopratutto  per  rinfor- 
zare i  pochi  battaglioni  dell'ala  destra,  che  soli  tro- 
va vansi  alle  prese  contro  tutte  le  forze  riunite  dell'av- 
versario. Ma  qui,  come  in  San  Juan^  oltre  la  cattiva 
disposizione  delle  forze,  doveva  principalmente  farsi 
sentire  la  mancanza  del  comando,  di  una  mente  che 
sapesse  dirigere  l'azione  ed  approfittare  di  ogni  ri- 


5 IO  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 


sorsa.  Qai,  come  in  San  Juan,  il  Dittatore  peraviano 
che  pretendeva  far  da  Generale  in  calpo,  andava  innanzi 
ed  indietro  senza  mai  comprender  nulla,  e  senza  «ai 
dare  ordine  alcuno,  eccetto  uno  solo  che  non  poteva 
essere  più  stolido  e  fatale,  di  cui  parleremo  a  suo  tempo; 
sicché  i  pochi  battaglioni  delT  ala  diritta  doverono  bat- 
tersi soli  da  principio  a  fine,  'mentre  tutti  gli  altri  bat- 
taglioni, 1 1  della  riserva  e  la  metà  di  quelH  di  liiiea^ 
rimanevano  e  rimasero  fino  air  ultimo  inoperosi  nei 
proprii  posti,  dove  nessuno  andò  a  cercarli  e  dove  a 
nulla  servirono. 

Circa  3ooo  uòmini  dell'  esercito  attivo,  qaelK  che  si 
trovavano  negi'  intervalli  delle  cinque  trincee  dell'ala 
diritta,  e  circa  25oo  uomini  dell'esercito  di  riserva  che 
occupavano  queste  stesse  trincee,  furono  i  soli  che  si 
batterono,  e  quindi  i  soli  Che  sostennero  Furto  di  tutto 
l'esercito  cbileno,  ossia  di  i6  a  17,000  uomini(i)  tut- 
tora baldanzosi  della  vittoria  di  due  giorni  inmum,  e 
che  erano  anche  mirabilmente  sostentiti  e  secondati 
dalla  forte  e  numerosa  artiglieria  della  squadra. 

Cionondimeno  la  grossa  divisione  chilena,  comandata 
dal  valoroso  colonnello  Lagos, che  prima  si  sp^e  al- 
l' attacco,  era  stata  già  respinta  una  prima  volta  alle  4, 
con  numerose  perdite;  e  poi  una  seconda  volta  un 
po' più  tardi,  insieme  alla  divisione  Lynch  corsa  in 


(i)  Il  resto  dell' esercito  chileno  rimaneva  parte  a  custodia 
dei  prigionieri  del  giorno  13  nel  quartiere  di  Chorrìllos,  e  parte 
tuttora  disperso  fra  Chorrillos  ed  il  Bamnco,  in  segidto  ai  bac- 
canali del  13  e  del  r4,  sicché  non  prese  parte  alla  battaglia. 


E  RESA  DI  LIMA  511 


SUO  aìQto.  E  se  in  quei  momenti,  nella  lunga  ora  de- 
corsa dalle  4  alle  5,  i  freschi  Inittaglioni  peruviani 
che  stavano  inoperosi  nelle  posizioni  del  centro  e  della 
sinistra,  avessero  impreso  un  qualunque  movimento 
offensivo  contro  di  esse,  è  indubitato  che,  compiuta  la 
disorganìfiszazione  di  quelle  due  divisioni,  e  travolta  in 
essa  anche  la  divisione  di  riserva  che  ne  custodiva  i 
fianchi,  la  disfatta  dell'esercito  chileno  sarebbe  stata 
inevitabile,  completa. 

Se  invece  di  Pierola,  che  mai  fu  militare,  fossesi 
trovato  a  capo  dell'  esercito  peruviano  quel  contram- 
miraglio Monterò,  cui  rodeva  segreta  la  rabbia  della 
impotenza  neiF  inutile  posto  di  aiutante,  o  qualunque 
altro  generale  o  colonnello  condannato  alP  inerzia  dal 
Dittatore,  o  se  almeno  avesse  questi  ascohato  uno  solo 
dei  loro  consigli,  certo,  il  sole  avrebbe  illuminato  nel 
suo  tramonto  una  splendida  vittoria  delle  armi  peru- 
viane. Ma  no;  Pierola  che  per  riserbarsi  tutta  intera 
la  gloria  del  trionfo,  voleva  attendere  a  tutto  e  coman- 
dare da  sé  a  tutto  ed  a  tutti,  fino  a  lasciare  i  batta- 
glioni dell'esercito  di  riserva  e  quelli  dell' esercito  at- 
tivo, che  reciprocamente  si  tramezzavano  fra  loro,  senza 
assoggettarli  a  nessun' altra  unità  di  comando  all' in- 
fuori della  sua,  girava  sbalordito  fra  i  nembi  di  palle 
senza  veder  nulla,  senza  ascoltar«nulla  e  senza  coman- 
dar nulla. 

Alle  5,  le  divisioni  chilene,  che  protette  e  contenute 
nella  loro  fuga  dalla  divisione  di  riserva  poterono  rian- 
nodarsi alla  meglio,  ritornarono  una  terza  volta  all'  as- 
salto insieme  a  quella  ;  e  quando  forse  erano  li  lì  per 


512  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

retrocedere  una  terza  volta  ancora,   quando  era  già 
iin  pezzo  che  gli  ufficiali  potevano  solamente  ottenere 
dì  far  avanzare  i  loro  soldati  spingendoli  innanzi  cdla 
punta  delle  proprie  spade  (i),  tre  dei  quattro  batta- 
glioni peruviani   dell'esercito  attivo,  che  difendevano 
gP intervalli  da  una  trincea  all'altra,  rallentarono  re- 
pentinamente  il  fuoco,  per  poi  voltar  faccia  a  capo  di 
qualche  minuto  e  sbandarsi  all'impazzata.  Comedo? 
Cominciato  da  qualche  tempo  a  sentirsi  il  bisogno  di 
nuove  munizioni,  a  chi  non  si  fece  in  tempo  a  por- 
tarle, a  chi  furono  portate  inadatte,  scambiando  quelle 
dei  peabody  con  quelle  dei  remington  o  chassepots  (2) 
e  viceversa.  Le  prime  compagnie  che  si  trovarono  senza 
capsule,  o  con  capsule  che  non  andavano  al  proprio 
fucile,  si  fecero  presto  indietro;  e  le  altre,  già  .stanche 
da  un  continuato  combattimento  di  circa  tre  ore  senza 
mai  ricevere  neanche  il  più  leggiero  rinforzo,  crede- 
rono che  quelle  fuggissero  in  rotta,  e  vinte  dal  conta- 
gio seguirono  l'esempio. 


(i)  Fatto  che  abbiamo  udito  raccontare  da  non  pochi  chileoi, 
e  che  si  desume  anche  (per  chi  conosce  la  tattica  e  la  disciplina 
propria  deU' esercito  chileno)  dal  piccolo  brano  della  relazione 
chilena  del  giornale  la  Actualidad^  che  riportiamo  più  innanzi. 

(2)  L'esercito  del  Peià  era  armato  con  tre  specie  di  facili, 
Peaiody,  Jiemington  e  Chassepots»  Ciò  proveniva  dal  non  avere 
il  Perù  un  sufficiente  armamento  all'  iniziarsi  della  gnerra,  alla 
quale  non  era  affatto  preparato;  sicché  fa  poi  obbligato  ad  ac- 
cettare senza  facoltà  di  scelta,  i  fucili  che  poterono  esser  com- 
prati sollecitamente  in  Europa  e  negli  Stati-Uniti  dai  snoi  di- 
versi agenti  incaricati  di  ciò. 


E  RESA  DI  tJMA  513 


Da  quel  momento,  più  non  rimanevano  di  fronte  ai 
nemico,  naturalmente  fattosi  più  ardimentoso,  che  ap- 
pena un  battaglione  dell'  esercito  attivo,  quello  di  Ma- 
rina, ed  i  pochi  battaglioni  di  riserva  che  difendevano 
le  trincee;  le  quali,  distanti  800  metri  l'una  dall'al- 
tra sopra  terreni  pieni  di  sinuosità  e  d'innumerevoli 
pareti  divisorie  di  fondi,  tapiaSy  che  non  si  ebbe  la 
preveggenza  di  demolire  a  tempo,  e  dietro  le  quali 
nascondevasi  facilmente  il  nemico,  mal  potevano  so- 
stenersi vicendevolmente  onde  impedire  di  venir  fian- 
cheggiate e  prese  alle  spalle. 

Nondimeno,  tuttoché  rimasti  soli,  questi  pochi  bat- 
taglioni di  riserva,  che  in  principio  contavano  25oo  uo- 
mini e  che  la  mitraglia  della  squadra  ed  i  ripetuti 
assalti  del  nemico  avevano  ridotto  di  quasi  un  terzo, 
difesero  strenuamente  le  loro  posizioni  per  circa  un'ora 
ancora,  durante  la  quale  ebbero  a  lottare  contro  (utto 
l' esercito  chileno  riunito  in  un  supremo  ed  ultimo 
sforzo  ;  fino  a  che,  forzato  da  questo  il  passo  fra  l'una 
trincea  e  l' altra,  ed  attaccati  alle  spalle,  ogni  resistenza 
diveniva  impossibile,  e  doverono  battere  in  ritirata. 
Questi  battaglioni,  nei  quali  combatteva  tutta  la  parte 
più  eletta  della  cittadinanza  della  capitale,  diedero 
prova,  per  più  di  3  ore  della  più  gagliarda  resistenza, 
di    abnegazione  e   di   valore  non   comune,  massime 
quelli  della  seconda  e  terza  trincea,  ove,  per  la  loro 
posizione  sulla  via    ferrea   e  sulla  carreggiabile,  si 
svolse  l'azione  principale  della  battaglia,  e  che  erano 
composti  quasi  nella  loro  totalità  di  avvocati,  di  ma- 
gistrati, di  grossi  proprietarii,  di  banchieri^  di  ex-mi- 


514  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

nistri,  «xHleipotati,  ex*senatori  ecc.  I  Comandanti  in 
primo  ed  in  secondo  del  battaglione  N^  6  che  difen- 
deva la  terza  trincea,  Narciso  Colina  e  Natalio  San- 
chez,  ex-deputato,  morivano  valorosamente  nei  loro 
posti  ;  e  se  la  sorte  risparmiava  la  vita  all'  egregio  av- 
vocato ed  ex-vice-Presidente  della  Camera  dei  Depu- 
tati, Ramon  Ribeyro,  che  comandava  il  battaglione  N*  2 
cui  era  affidata  la  seconda  trincea,  non  gli  risparmiava 
però  il  dolore  di  vedersi  l' un  dopo  1*  altro  cad^e  ai 
fianco  i  isuoi  più  cari  amici,  i  più  distinti  personaggi 
di  Lima  e  della  Repubblica  che  militavano  soao  i 
sucM  ordini.  L' abnegazione  colla  quale  tutti  questi 
generosi  sacrificarono  la  loro  vita  in  difesa  della  patria, 
fu  la  miglior  risposta  ch'essi  potevano  dare  al  diffi- 
dente ed  ambizioso  acciecamento  del  Dittatore;  e  la 
loro  patria,  di  cui  quegli  compì  la  rovina  già  incomin- 
ciata dalla  inettezza  del  suo  predecessore,  ne  serberà 
cara  ed  imperitura  memoria. 

Pierola,  abbiamo  d^o  innanzi,  non  diede  che  un 
solo  ordine  durante  la  battaglia,  per  quanto  se  ne  sappia 
almeno  ;  e  quest'  unico  ordine  consistè  nel  comandare 
agli  undici  battaglioni  della  riserva  ed  alle  fone  di 
linea  dell'ala  sinistra,  che  non  avevano  preso  parte 
alcuna  alla  battaglia,  di  disperdersi  e  ritirarsi  ciascuno 
alla  propria  casa. 

Ed  è  da  avvertire  che  quest'ordine  in  dato  appunto 
fra  le  5  e  le  5  ed  un  quarto,  quando  i  battaglioni 
delle  trincee,  rimasti  soli,  opponevano  tuttavia  la  più 
tenace  resistenza  al  nemico,  e  quando  questo  dispe- 
rando di  prendere  dette  trincee,  dall'  incessante  Areco 


£  R£SA  m  LIBIA  515 


delle  quali  era  stato  respìnto  due  volte,  bastava  che 
avesse  visto  comparire  il  più  leggiero  rinforzo  di  truppe 
fresche  ai  peruviani,  per  abbandonare  il  campo  e  re- 
trocedere: a  ciò  lo  avrebbe  spinto  anche  il  prossimo 
cadere  della  notte,  ed  il  timore  di  farsi  sorprendere 
da  essa  in  lotta,  su  di  un  terreno  che  non  conosceva 
e  che  si  supponeva  tutto  pieno  di  mine.  Intorno  a 
queste  cose  generalmente  note,  siamo  stati  pienamente 
raggMagliati  da  persone  degne  della  maggior  fede(iX 
Il  Dittatore  invece,  cui  la  propria  imperizia  ed  U 


(i)  t  Alle  4  e  30  pom.  la  nostra  diritta  sì  trovava  molto  an- 
gustiata. Non  si  temè  una  disfatta,  ma  si  credeva  che  la  notte* 
porrebbe  termine  al-  combattimento  senza  ottenere  la  vittoria  sul 
nemico.  I  nostri  avevano  quasi  terminate  le  loro  munizioni,  e 
questP  produsse  in  parte  nelle  nostre  file  un  disordine  che  ar- 
rivò a  tradursi  in  un'  allarmante  sbandamento....  Nel  campo  di  bat- 
taglia i  nostri  Capi  principali  e  fra  essi  il  generale  Maturana 
{capo  dello  stato  maggiore  chileno)  facevano  ogni  genere  di  sfòrzo 
per  riorganizzare  le  truppe  perturbate  dair  esaurimento  delle  mu- 
nizioni ed  in  gran  parte  sbandate,  comunque  le  munizioni  co- 
minciassero già  ad  arrivare  :  e  fu  allora  senza  dubbio  quando 
molti  di  essi  caddero  morti  o  feriti,  nello  spiegare  tutta  l' attività 
possibile.  Gli  ufiziali  secondarono  con  eroico  entusiasmo  l'opera 
dei  loro  superiori,  ed  in  questo  modo  la  lotta  riacquistò  in  po- 
chi momenti  il  suo  vigore  primitivo,  rinforzato  dal  nostro  lato 
col  soccorso  dei  corpi  di  riserva.  » 

Palla  Aciualidad  del  12  febbsaio  1881,  giornale  organo  del- 
l' esercito  chileno  in  Lima.  Relazione  della  battaglia  di  Mi- 
raflores. 

Tolta  da  questa  relazione  la  parte  che  prende  la  solita  rodo- 
moAteria  chilena,  resta  la  nuda  verità  dei  fatti  come  à  stata  rac- 
contata da  noi. 


516  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 


proprio  sbalordimento  fecero  credere  che  tutto  fòsse 
perduto  già,  dato  alle  forze  dell'ala  sinistra  l'ordine 
di  lasciare  le  armi  e  ritirarsi  alle  proprie  case,  abban- 
donò  il  campo  di  battaglia  con  alcuni  pochi  seguaci; 
e  senza  neppure  entrare  a  Lima,  prese  il  cammino  delle 
montagne  nell'interno  della  Repubblica* 

La  condotta  di  Pierola  in  quel  momento  sarebbe  del 
tutto  inesplicabile  senza  ammettere  in  lui  una  grave 
alterazione  di  mente  ;  ammenoché  non  lo  si  ritenga,  come 
giudicando  dai  precedenti  ci  parrebbe  più  esatto,  to- 
talmente sfornito  d' ogni  capacità,  e  si  da  collocarlo  al 
disotto  anche  delle  più  volgari  intelligenze. 
•  Ammesso  anche  che  giudicasse  irrimediabilmente 
perduta  la  battaglia,  perchè  ordinava  egli  la  disper- 
sione e  lo  scioglimento  dei  battaglioni  dell'ala  sini- 
stra ?  Perchè  si  privava  egli  volontariamente  di  quelle 
forze,  da  6  a  7000  uomini  bene  armati  che,  congiunti 
ai  iSoo  o  2000  della  guarnigione  del  Callao  ed  a  tuiti 
1  dispersi  che  era  facile  raccogliere  in  Lima,  potevano 
ancora  presentare  un'  ultima  resistenza  al  nemico,  per 
chiamarlo,  se  non  altro,  ad  una  capitolazione?  Perchè 
non  li  conduceva  seco  in  quelle  montagne  fira  coi  se 
ne  andò  quasi  solo,  per  porre  in  salvo  almeno  le  loro 
armi? 

Che  il  nemico  entrasse  in  Lima  immediatamente 
dopo  la  battaglia,  di  notte,  non  era  neanche  da  so- 
spettare: il  fatto  di  trovarsi  quella  sotto  i  fuochi  dei 
forti  di  San  Cristóbal  e  di  San  Bartolomei  il  timore 
assai  giustificato  di  un  ultimo  sforzo  di  resistenza  alle 
sue  porte,  ed  i  tanti   pericoli  a  cui  poteva  dar  luogo 


E  RESA  DI  LIMA  517 


il  semplice  fatto  di  entrare  di  notte  in  una  città  ne- 
mica di  centocinquantamila  abitanti,  erano  più  che  suf- 
ficienti per   impedire  ai  chileni  di  muovere  un  solo 
passo  innanzi,  fino  allo  spuntar  del  giorno  almeno. 
Pierola  aveva  dunque  tutta  la  notte  a  sua  disposizione 
per  risolvere  il  da  farsi  e  prendere  le  opportune  mi- 
sure :  tutta  una  notte  durante  la  quale  avrebbe  potuto, 
se  non  altro,  raccogliere  la  parte  più  importante  degli 
archivi  dei  Ministeri,  che  a  eterno  disdoro  e  vergogna 
lasciò  in  balìa  del  vincitore,  nonché  la  grande  quan- 
tità di  scelte  armi  e  munizioni  che  racchiudeva  l'ar- 
senale di  Santa  Catalina^  e  le  non  poche  migliaia  di 
soldati  dispersi  dell'esercito  attivo  che  vagavano  per 
Lima,  aspettando  chi  si  desse  la  pena  di  pensare  a  loro, 
di  riordinarli  in  battaglioni  e  far  di  essi  qualche  cosa  (i). 
Del  solo  esercito  attivo,  ponendo  insieme  i  dispersi,  i 
battaglioni  del  Callao  e  quelli  rimasti  senza  battersi 
sull'ala   sinistra  in  Vazquez,  avrebbe  potuto  formare 
un  corpo  di  otto  o  novemila  uomini,  con  i  quali,  se 
non  voleva  fare  altro,  avrebbe  potuto  prendere  il  16  il 
cammino  delle  montagne,  dopo  aver  fatto  partire  sulla 
ferrovia  della  OroyOj  che  era  la  stessa  via  sua,  ar- 
chivi, armi,  munizioni  e  qyant'  altro  volesse.  Con  quel 
primo  nucleo  di  forza  e  con  i  materiali  di  guerra  tratti 


(i)  Ci  consta  per  le  molte  e  sicure  informazioni  avute,  che 
durante  la  notte  dal  15  al  16  le  piazze  e  le  strade  principali  di 
Lima  erano  letteralmente  ingombre  di  soldati,  i  più  armati,  che 
facerano  grande  schiamazzo  dontandando  di  esser  condotti  con- 
tro il  nemico. 


5i8  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

dall'Arsenale,  anche  dopo  l'abbandono  di  Lima  oon 
sarebbe  mancato  modo  a  Pkrola^  o  meglio  a  qualche 
altro  più  capace  di  lui^  di  far  rispettare  gl'interessi  e 
la  dignità  del  proprio  paese  e  di  ottenere  dal  nemico 
condizioni  di  pace  meno  tiranniche  e  spietate  di  quelle 
che  furono  offerte  da  esso,  quando  vide  che  le  sue  po- 
che baionette  potevano  dettar  la  legge  senza  nessun 
contrasto.  Ma  di  ciò  parleremo  meglio  e  più  diffusa- 
mente nella  seconda  parte  del  presente  lavoro. 

La  battaglia  dì  Miraflores,  s'è  detto,  terminò  io 
sulle  6  p.  m.,  col  primo  crepuscolo  della  sera.  Però 
l'esercito  vincitore  non  sapeva  nulla  di  quanto  era 
avvenuto  nel  campo  nemico.  Sapeva  che  la  maggior 
parte  delle  forze  di  questo  non  aveva  preso  parte  alla 
battaglia,  poiché  non  le  aveva  viste  venire  contro  di 
sé  dalle  loro  non  molestate  posizioni  dell'  ala  sinistra  ; 
ma  ignorando  completamente,  né  d'altronde  potendo 
giammai  immaginarsi  lo  strano  ordine  di  dispersione 
di  quelle  dato  dal  Dittatore  peruviano,  suppose  che 
dette  forze  intendessero  di  disputargli  l' ingresso  della 
Capitale  alle  porte  di  questa  o  nelle  medesime  mura. 

Nel  campo  chileno  erano  tutti  più  o  meno  ferma- 
mente convinti  che  bisogni^va  combattere  ancora.,  che 
Lima  non  si  renderebbe  senza  prima  tentare  un  ultimo 
e  supremo  sforzo  di  resistenza  alle  sue  porte  (i);  e  le 


(i)  «  La  notte  sopraweiiiie  immediatameate  dopo  leniùnat& 
r  azione,  e  non  potè  sapersi  se  il  nemico  si  en.  ritirato  sopn 
Lima,  né  se  bisognerebbe  andarlo  a  cercare  ancora  il  gìor&f* 
appresso    nelle  sue  ultime  fortificazioni.,..  Penserebbe  U  nemico 


E  RESA  DI  LIMA  519 


parole  che  qui  appresso  riproduciamo,  ci  diranno  quel 
che  ne  pensasse  lo  stesso  Ministro  della  guerra  del 
Chili  che,  come  si  sa,  accompagnava  l'esercito,  e  La 
notte  del  i5,  dopo  la  vittoria  di  Miraflores,  il  Ministro 
della  guerra  mi  diceva  :  l' operazione  più  importante 
ed  opportuna  sarebbe  quella  di  riorganizzare  una  di- 
visione in  questa  notte  stessa  ed  attaccar  Lima  allo 
spuntar  del  giorno,  sorprendendola  in  mezzo  alla  con- 
fusione ed  allo  spavento  che  deve  averle  prodotto  la 
disfatta  di  oggi;  ma  è  impossibile  farlo  per  lo  stato 
in  cui  si  trova  F  esercito....  ci  vedremo  obbligati  ad 
assediarla,  ed  aspettare  che  si  arrenda  da-  sé  »  (i). 

Ma  intanto  che  nel  cam(x>  chileno  si  pensava  a  nuove 
battaglie,  a  lunghi  e  penosi  assedii  ed  a  chi  sa  quante 
altre  cose  per  impadronirsi  di  Lima,  questa  sventurata 
città  era  invece  in  preda  al  più  disperato  terrore. 

Saputasi  la  intempestiva  fuga  del  Dittatore  e  la  dis- 
soluzione delle  sole  forze  che  avrebbero  potuto  op- 
porre ancora  un'ultima  resistenza  al  nemico,  che  ac- 
campava ad  una  lega  appena  dalla  Capitale,  ognuno 
temè  che  questo  entrasse  da  un  momento  all'  altro, 
per  ripetere  in  assai  più  grande  proporzione  le  orribili 
scene  di  Chorrillos  e  del  Barranco.  Miraflores  ardeva 
gik;  ardevano  pure  i  riaccesi  avanzi  di  Chorrillos  e 


di  presentare  una  nuova  resistenza  nel  suo  ultimo  angolo,  in 
Linm?  Era  questa  la  questione  che  tutti  preoccupava.  » 

La  Actualidad  del  12  febbraio  188I;  giornale  organo  dell'eser- 
cito chileno  in  Lima. 

(i)  Carta  Politica  del  chileno  M.  Jose  Vienna^  pag.  147 
e    148. 

33.  —  CaivamO,  Guerra  t^ America» 


S20  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 


delBarranco;  e  non  è  da  stupire  se  insiemeinente  ardes- 
sero di  terrore  le  immaginazioni  dei  derelitti  abitanti 
della  Capitale.  Per  le  vie,  nei  ricolmi  asili  degli  stra- 
nieri, nelle  Legazioni  e  Consolati  esteri,  e  nelle  resi- 
denze medesime  dei  Ministri  e  dei  Consoli,  tutte,  tutte 
piene  di  gente  da  cima  a  fondo,  non  si  sentivano  che 
guaiti,  singhiozzi,  sospiri.  Ricordando  l'attentato  con- 
sumato  in  Tacna  contro  l'Agenzia  consolare  d'Italia, 
e  quello  dì  due  giorni  prima  appena  contro  T abita- 
zione  del  Ministro  inglese  in  Chorrìllos,  neanche  la 
bandiera  neutrale  offriva  sufficienti  garanzie,  e  nessuno 
si  sentiva  sicuro  in  nessuna  parte.  Tutti  fuggivano  dalle 
loro  case;  tutti  avrebbero  voluto  fuggir  da  Lima,  e 
nessuno  sapeva  né  dove  né  come  fuggire.  Nessuno  pen- 
sava alle  proprietà  che  abbandonava,  alle  sostanze  che 
andrebbero  saccheggiate  e  perdute;  non  si  temeva  che 
per  la  vita,  e  più  che  per  la  vita  stessa,  per  1*  onore 
delle  donne....  e  ve  n'era  ben  donde! 

L'accesa  immaginazione  presentava  il  temuto  arrivo 
dei  chileni  come  imminente,  come  successo  già,  ad 
ogni  lontano  rumore  che  si  sentiva:  il  t^rore,  la  di- 
sperazione degli  animi  era  somma.  Alle  avvenenti 
limegne,  impazzite  dallo  spavento,  pareva  già  di  sen- 
tirsi profanare  le  delicate  carni  dal  brutale  amplesso 
del  soldato  ebbro  di  vino  e  di  lussuria;  e  più  volte 
bisognò  trattenerle  qua  e  là  dall' attentare  alla  propria 
vita  od  alla  propria  bellezza,  che  preferivano  distrug- 
gere da  sé,  anziché  lasciare  esposte  a  tanta  ignominia* 

Il  Corpo  Diplomatico  si  mise  allora  un'  altra  volta 
in  moto.  Credè  che  forse  non  aveva  fatto  ancora  ab- 


E  RESA  DI  LIMA  521 


bastanza  per  salvar  Lima  dai  temuti  eccessi  della  sol- 
datesca chilena;  e  spedì  in  quella  sera  stessa  due  in- 
viati a  Baquedano  -  un  Ufiziale  dell'  annata  inglese  ed 
un  altro  dell'armata  italiana  -  onde  domandargli  a  nome 
e  per  parte  di  esso  Corpo  Diplomatico  un  abbocca- 
mento diretto  ad  impedire  la  rovina  della  città.  L' Ufi- 
ziale italiano,  conte  Roych,  ritornò  nella  stessa  notte 
con  una  prima  risposta  verbale,  che  all'indomani  sa- 
rebbe stata  portata  dal  suo  compagno  di  commissione 
l'attesa  risposta  del  Generale  in  capo  dell'esercito  chi- 
leno.  E  P indomani,  16,  arrivava  a  Lima  l'altro  Ufì- 
ziale,  l' inglese  Carey-Brenton^con  una  Nota  del  Gene- 
rale Baquedano  pel  Decano  del  Corpo  Dipomatico;  Nota 
nella  quale,  tolta  a  pretesto  la  slealtà  addebitata  ai  pe- 
ruviani della  rottura  della  tregua,  Baquedano  conchiu- 
deva comunicando  la  sua  risoluzione  di  :  a  bombardare 
fino  da  oggi  stesso  la  città  di  Lima,  se  lo  credo  op- 
portuno, fino  ad  ottenere  la  sua  resa  incondizionata.  » 
Questa  Nota  portava  la  data  del  i5  gennaio^  ore  1 1  p.  m. 
Prima  di  prendere  una  qualsiasi  determinazione,  il 
Corpo  Diplomatico  mise  detta  Nota  a  cognizicxie  del 
Sindaco  di  Lima^  unica  autorità  peruviana  ivi  esistente, 
che  volle  a  sua  volta  informarne  il  Consiglio  Muni- 
cipale da  lui  premurosamente  convocato.  E  poiché  Lima, 
abbandonata  dal  Dittatore  che  aveva  nelle  mani  tutta 
la  somma  del  potere,  e  rimasta  senza  esercito,  non  era 
in  grado  di  opporre  neppure  la  più  leggiera  resistenza, 
il  Consiglio  Municipale  deliberò  di  fame  la  resa,  ed 
autorizzò  il  Sindaco,  Rufino  Torrico,  ad  intendersi  su 
ciò  col  Generale  in  capo  dell'esercito  chileno. 


522  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

Ma  bastava  che  Lima  non  fosse  stata  presa  per  forza, 
bastava  la  sua  resa  a  discrezione,  per  salvarla  dalle 
ire  e  dagli  eccessi  della  soldatesca  chìiena  ?  A  rispon- 
dere a  questa  domanda  erano  là  vivi  ancora  gì- in- 
cendi di  Chorrillos,  del  Barranco,  di  Miraflores,  e  un 
po' più  lontano  i  tristi  ricordi  di  Tacna  e  di  Anca! 

Ma  era  anche  là  il  Corpo  Diplomatico  estero  che 
nel  suo  insieme  aveva  ai  suoi  ordini  nell'acque  del 
Callao  e  di  Miraflores  accosto  alla  flotta  cbilena,  una 
flotta  propria  assai  più  forte  e  numerosa  -  le  flotte  riu- 
nite cioè  dell'Inghilterra,  della  Francia,  dell' Italia  ecc^ 
le  prime  due  delle  quali  avevano  grandi  e  forti  coraz- 
zate;  -  ed  esso,  come  s'è  visto,  aveva  già  dichiarato  a 
Baquedano  nel  mattino  del  giorno  innanzi,  prima  della 
battaglia,  che  era  risoluto  ad  impiegar  tutti  i  me^f  x  dì 
che  poteva  disporre  per  salvare  gP  interessi  e  le  vite 
dei  neutrali  residenti  in  LinuL,  e  perciò  Lima  stessa. 

Il  Sindaco  di  Lima  fu  quindi  accompagnato  al  campo 
chileno  dai  medesimi  Ministri  esteri  che  formavano  la 
Deputazione  Diplomatica  del  precedente  giorno,  la 
quale  era  a  sua  volta  accompagnata,  come  prima,  dai 
tre  Comandanti  delle  squadre  estere. 

Il  Generale  in  capo  dell'  esercito  chileno  volle  che 
la  città  si  arrendesse  a  discrezione^  ed  il  Sindaco  di 
Lima,  che  non  avrebbe  avuto  come  sostenere  una  ne- 
gativa, accondiscese. 

Toccava  allora  alla  Deputazione  Diplomatica  di 
prendere  la  parola  ;  ed  i  Ministri  d' Inghilterra  e  di 
Francia  esigettero  in  nome  di  tutto  il  Corpo  Diplc^ 
maticó  da  essi  rappresentato,  ed  in  garanzia  dei  dirìtt; 


E  RESA  DI  LIMA  523 


dei  neutrali  dimoranti  in  Lima,  che  non  fosse  portato 
nessun  danno  od  offesa  alla  Città.  Non  abbiamo  fra 
mani  e  forse  non  esisterà  documento  alcuno  ufficiale 
che  riferisca  genuinamente  quelle  trattative:  ma  era  voce 
quasi  pubblica  in  Lima,  quando  noi  fummo  colà  nel 
luglio  1881,  e  ci  fu  confermato  anche  da  persone  che 
potevano  esseme  informate,  che  ai  succitati  Diploma- 
tici  fessesi  dapprima  risposto  che  comunque  si  sarebbe 
fatto  ogni  sforzo  per  tenere  l'esercito  a  freno,  era  quasi 
impossibile  di  prevedere  ed  impedire  ì  piccoli  disordini 
delle  immancabili  bande  di  soldati  dispersi;  e  che  a 
ciò  fosse  stato  a  sua  volta  risposto  da  quello  dei  tre 
comandanti  delle  squadre  estere  che  fiiceva  da  capo 
di  tutta  la  flotta  riunita,  che  laddove  i  soldati  chileni 
avessero  intrapreso  a  rinnovare  in  Lima  gli  eccessi  di 
Cborrillos  e  del  Barranco,  la  flotta  straniera  avrebbe 
immediatamente  fatto  fuoco  su  quella  del  Chili;  e  che 
solamente  dopo  questa  formale  e  franca  minaccia  si 
avesse  la  recisa  assicurazione  che  l'esercito  chileno  sa- 
rebbe entrato  in  Lima  in  buon  ordine,  senza  commet- 
tere neanche  il  più  leggiero  eccesso.  Com'  è  di  ragione, 
senza  garentire  siffatta  notizia,  noi  la  riferiamo  per 
quei  che  è,  come  una  semplice  voce  corsa  nel  pub- 
blico, da  cui  la  raccogliemmo  senza  esitare,  per  i  molti 
caratteri. di  verità  che  ci  parve  di  scorgere  in  essa,  e 
perchè  consuona  mirabilmente  colle  significantissime 
parole  colle  quali  il  Ministro  d'Italia  in  Lima  chiu- 
deva la  Nota  ufficiale  colla  quale  informava  il  suo  Go- 
verno di  tali  fatti.  Esse  sono:  e  Risulta  da  questa  suc- 
cinta relazione  che  la  salvezza  di  questa  Capitale  è 


524  BATTAGUA  DI  MIRAFLORES 

unicamente  dovuta  alla  interposizione  del  Corpo  Di- 
plomatico (i).  »  Per  dare  al  Sindaco  il  tempo  neces- 
sario di  disarmare  i  resti  del  disperso  esercito  peruviano 
che  vagavano  per  la  Capitale,  e  preparare  la  consegna 
dell'  arsenale  e  dei  foni  di  San  Cristobal  e  di  San  Bar- 
tolomé,  fu  deciso  che  le  prime  truppe  chilene  occu- 
perebbero Lima  nel  pomeriggio  del  vegnente  giorno  17. 
E  dopo  ciò  fu  scritto  e  firmato  il  relativo  atto  di  resa, 
che  riproduciamo  nella  sua  integrità: 

e  Nel  quartier  generale  dell'  esercito  chileno  in  Chor- 
rìllos,  alle  2  p.  m.  del  16  gennaio  1881,  si  presenta- 
rono ;  Don  Rufino  Torrico,  sindaco  di  Lima;  S.  E.  de 
Vorges,  invialo  straordinario  e  Ministro  Plenipoten- 
ziario di  Francia;  S.  E.  Spencer  St.   John,  Ministro 
residente  di  S.  M.  Britannica;  il  signor  Stierling,  ammi- 
raglio britannico;  il  signor  Petit-Thouars,  ammira- 
glio francese;  ed  il  signor  Labrano,  comandante  delle 
forze  navali   italiane.  Il  signor  Torrico  espose  che  la 
popolazione  di  Lima,  convinta  della  inutilità  della  re* 
sistenza  della  piazza,  lo  aveva  incaricato  di  intendersi 
col  signor  Generale  in  capo  dell'  esercito  chileno  circa 
alla  sua  resa.  Il  signor  generale  Baquedano  manifestò 
che  detta  resa  doveva  essere  incondizionata  nel  termine 
di  24  ore,  domandato  dal  signor  Torrico  per  disar- 
mare le  forze  che  tuttavia  rimanevano  ancora  orga- 
nizzate. Aggiunse   che  la  città  sarebbe  occupata  da 
forze  scelte  per  conservare  l' ordine.  (Firmati)  Manuel 
Baquedano,  R.  Torrico,  E.  de  Vorges,  J.  F.  Vergara 


(i)  Nota  del  2S  gennaio  1881. 


E  RESA  DI  LIMA  525 


(Ministro  della  guerra  del  Chili),  B.  du  Petit-Thouars, 
Spencer  St.  John,  E.  Altamirano  (agente  diplomatico 
chileno),  G.  Labrano,  J.  H.  Stierling,  M.  R.  Lira,  se- 
gretario. » 

La  resa  di  Lima  era  una  necessità,  e  fu  la  sua  sal- 
vazione. Riuscì  però  assai  mal  gradita  alle  grosse  bande 
di  soldati'  dispersi  del  disfatto  esercito  peruviano,  che, 
come  s' è  detto  innanzi,  avevano  passata  tutta  la  notte 
precedente,  ingombrando  le  piazze  e  le  strade  principali 
della  città,  in  attesa  di  qualche  capo  che  curasse  di 
riorganizzarli  e  guidarli  contro  il  nemico;  e  mentre 
esse  vagavano  furibonde  per  le  strade,  manifestando 
il  lofx>  malcontento  per  la  conchiusa  capitolazione,  ar- 
rivarono a  'Lima  oltre  1 5oo  soldati  armati  della  guar- 
nigione del  Callao,  malcontenti  anch'essi  dell'avve- 
nuta capitolazione,  col  proposito  di  opporsi  alla  sua 
esecuzione  :  marciavano  questi  agli  ordini  del  Prefetto 
del  Callao,  il  quale  erasi  mosso  a  bella  posta  di  là, 
dopo  aver  fatto  distruggere  le  batterie  della  piazza  ed 
i  bastimenti  e  i  pontoni  da  guerra  peruviani  che  erano 
nel  porto,  onde  non  farli  cadere  in  mano  al  nemico. 
Ma  una  vera  e  profittevole  resistenza  contro  l'eser- 
cito chileno  non  era  possibile  più,  con  si  poche  e  di- 
sorganizzate forze;  e  quindi  l' opporsi  alla  esecuzione 
della  capitolazione  non  sarebbe  stato  altro  che  una  ro- 
vinosa foiba.  Negli  accesi  e  furiosi  animi  di  tutti  quei 
soldati  in  disordine  e  senza  capi,  quelli  che  già  erano 
in  Lima  ed  i  naovi  venuti  del  Callao  che  incontanente 
si  mischiarono  e  confusero  fra  essi,  si  fece  strada  al- 
lora una  nuova  e  terribile  idea.  Poiché  non  possiamo 


5*6  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

far  nulla  contro  i  chileni,  dissero,  castigbiatno  e  ven- 
dichiamoci dei  loro  amici,  i  chinesi,  da  cui  sono 
stati  tanto  favoriti  e  protetti  contro  di  noi. 

E  qui,  per  migliore  intelligenza  dei  nostri  lettori,  è 
necessario  farci  un  poco  indietro,  e  narrare  un  (latto 
che  per  la  sua  poca  importanza  avevamo  trascurato. 
Sono  già  lunghi  anni  che  il  Perù  è  letteralmente  in- 
vaso da  una  grossa  colonia  di  chinesi,  fatti  venire 
espressamente  dal  Celeste  Impero  per  addirli  princi- 
palmente al  lavoro  dei  campi,  al  servizio  delle  grosse 
haciendas  o  fattorie  di  canne  di  zucchero  ed  altro. 
Questi  chinesi,  soggetti  per  molto  tempo  ad  una  specie 
di  tratta  poco  dissimile  da  quella  dei  negri,  venivano 
dai  loro  paesi  con  un  contratto  irrescindibile  di  loca- 
zione d'opera  per  otto  anni;  e  poiché  spirato  questo 
termine  rimanevano  liberi  di  fare  di  se  medesimi  ciò 
che  volessero,  preferivano  quasi  sempre  allora  di  ab- 
bandonare le  haciendas  per  correre  a   Lima  e  nelle 
altre  città  peruviane,  ove  si  davano  a  servizi  domestici, 
od  a  piccole  industrie  libere.  Mentre  quindi  le  città,  e 
specialmente  Lima,  si  sopraccaricavano  di  chinesi  liberi, 
molti  dei  quali  erano  divenuti  più  o  meno  ricchi  col 
tempo,  massime  col  commercio  di  oggetti  chinesi,  le 
haciendas  erano  sempre  gremite  di  chinesi  nuovi  ve- 
nuti, fino  a  due  e  trecento  per  ognuna,  che  desiderosi 
di  correre  ai   loro  connazionali  liberi  nelle   città,  vi 
stavano  mal  volentieri  ;  sicché  bisognava  costringerveli 
colla  forza.  Molti  di  questi  chinesi,  durante  la  guerra, 
cercarono  di  sfuggire  ai  loro  contratti  di  locazione  dì 
opera,  e  quindi  al  lavoro  delle  haciendas^  rifugiandosi 


E  RESA  DI  LIMA  527 


presso  l'esercito  chileno  cui  furono  di  grande  aiuto: 
mentre  alcuni  facevangli  da  spie,  altri  attendevano  al- 
l'ammannimento  del  rancio,  al  trasporto  degli  equi- 
paggi, e,  quel  che  è  più,  alla  conduzione  delle  munizioni 
nelle  battaglie  ;  sicché  si  procacciarono  Y  avversione  e 
r  odio  dei  soldati  peruviani  contro  i  quali  tanto  si  af- 
faticavano (i). 

Non  è  quindi  molto  da  meravigliare  se  in  quei  mo- 
menti di  suprema  confusione  ed  esaltamento,  i  soldati 
peruviani  lasciati  a  sé  stessi  ricordassero  i  gravi  torti 
dei  cbinesi,  e  pensassero  a  trarne  aspra  e  feroce  ven- 
detta sui  confratelli  e  connazionali  di  quelli,  che  abita- 
vano la  Capitale.  Come  facilmente  avviene  in  tutte  le  riu- 
nioni tumultuose  di  gente  del  popolo,  appena  manife- 
stata siffatta  idea  da  uno  o  più,  corse  e  si  generalizzò 
all'  istante  ;  e  pochi  minuti  appresso  tutta  quella  turba 
di  soldati  indispettiti  e  furenti  si  recava  al  quartiere 
della  città  che  occupavano  i  chinesi,  per  far  tremendo 
macello  di  loro  e  delle  loro  proprietà  ;  sicché  cadevano 
appena  le  prime  ombre  della  notte  del  16,  quando  comin- 
ciarono a  sentirsi  ripetuti  spari  di  fucile,  ed  a  vedersi 


(i)  «  n  comandante  Lynch  era  partito  da  Fisco  il  13  dicem- 
bre alla  testa  di  5000  uomini  (parte  delle  due  divisioni  sbarcate 
ivi  nel  novembre)....  accolse  nelle  sne  file  (strada  facendo)  tutti 
i  laroratorì  chinesi  che  si  rivoltavano  contro  i  loro  oppressori....  il 
25  dicembre  arrivò  a  Curayaco....  menava  seco  200  bovi,  qual- 
che cavallo,  600  asini  e  più  di  mille  chhusi^  che  resero  i  più 
grandi  servigi  durante  il  resto  della  campagna.  > 

BaRROS  à&ana,  Storia  della  guerra  del  Pacifico^  parte  2*,  p.  140 
e  141.  -"  Ediz.  francese. 


528  BATTAGLIA  DI  MIRAFLORES 

ergere  nell'aria  grossi   nugoloni  di   fumo,  cui  tenne 
dietro  ben  presto  la  sinistra  luce  degl' incendi!. 

Erano  gli  spari  che  si  facevano  contro  i  chinest: 
erano  le  abitazioni  ed  i  magazzini  dei  chinesi  che  ar- 
devano !  Né  il  disordine  si  fermò  lì.  Attorno  e  frammezzo 
ai  soldati  sì  aggirava  la  più  bassa  plebaglia  della  Ca- 
pitale, che  fatta  ardita  dalla  sicurezza  della  impunità* 
cercava  di  trar  profitto  da  siffatta  congiuntura,  unendo 
all'  incendio  il  flirto,  il  saccheggio.  Fu  quella  una  notte 
assai  triste  ed  angosciosa  per  la  sventurata  città! 

GÌ'  incendi  si  moltiplicavano,  il  disordine  minacciava 
di  estendersi  anche  al  di  fiiori  del  quartiere  chinese, 
in  tutte  quelle  strade  cioè  dove  si  trovasse  una  sola 
casa,  un  solo  magazzino  di  chinesi;  e  non  v'era  au- 
torità, non  v'era  forza  pubblica  che  potesse  porre  un 
freno  a  tanto  eccesso. 

La  Guardia  Urbana  che,  come  si  sa,  era  stata  or- 
ganizzata nel  dicembre  per  mantenere  1'  ordine  pub- 
blico in  Lima,  più  non  esisteva  :  era  stata  da  qualche 
giorno  appena  disciolta  dal  Dittatore,  perchè  una  none 
aveva  messo  la  mano  su  di  un  suo  fido,  sorpreso  da 
essa  in  istato  poco  conveniente  a  persona  altolocata*. 

Ma  le  Pompe  straniere,  prima  l' Italiana  e  poi  Tln- 
glese  e  la  Francese,  non  si  fecero  aspettare  a  lango. 
Sfidando  ogni  pericolo,  esse  corsero  veloci  dove  più 
tremendo  ardeva  il  tumulto  e  l'incendio,  a  compiere 
con  abnegazione  la  loro  tanto  generosa  e  benefica  mis- 
sione. Respinti  più  volte  a  colpi  di  fucile  dai  forsen- 
nati che  avevano  promossi  gì'  incendi!  e  che  non  vo- 
levano vederli  estinti,  i  coraggiosi  Pompieri  italiani. 


J 


E  RESA  DI  LINfA  529 


francesi  ed  inglesi,  tutti  insieme  e  concordi  nella  santa 
opera  loro,  non  indietreggiarono  mai,  neppur  quando 
qualcuno  di  essi  cadeva  morto  o  ferito.  Armati  sola- 
mente della  loro  scure,  lottarono  tutta  la  notte  contro 
gì'  incendii  e  gP  incendiarli;  e  quando  in  sul  mattino 
dei  17  ebbero  dal  Sindaco  alcune  poche  armi  da  fuoco, 
non  fìi  più  per  essi  che  semplice  questione  di  un  momento 
il  far  ritornare  la  calma  e  l'ordine  più  complèto  nella 
derelitta  città.  Mentre  alcuni  attendevano  ad  estinguere 
gì'  incendii,  altri  si  misero  all'  inseguimento  dei  soldati 
e  della  marmaglia,  che  presto  disarmarono  e  disper- 
sero. Onore  a  loro  1  In  quella  occasione,  come  sempre, 
i  Pompieri  italiani,  francesi  ed  inglesi,  col  loro  corag- 
gio e  col  loro  zelo  onorarono  sommamente  se  stessi 
e  i  loro  paesi  (i). 


(i)  Dal  rapporto  che  il  Comandante  della  Pom